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Studenti esclusi da Medicina, riammessi dal Consiglio di Stato

Aula esame

Studenti che avevano superato i test sono stati ammessi alle facoltà di Medicina e Odontoiatria dal Consiglio di Stato, ribaltando la decisione del Tar del Lazio.

Oggi torniamo a parlare di Medicina e Odontoiatria, dopo i grandi dibattiti sollevati lo scorso luglio in riferimento alle specializzazioni e alle borse di studio.

Questa volta, a far parlare di sé sono circa un centinaio di studenti campani, principalmente della provincia di Napoli e Caserta, che sono riusciti ad ottenere la possibilità di immatricolarsi presso le facoltà di Medicina e Odontoiatria.

Cosa è successo?

Sebbene avessero superato il test ed ottenuto l’idoneità, un centinaio di studenti campani sono stati esclusi dall’immatricolazione ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria, in seguito all’esaurimento dei posti nei diversi atenei. Gli studenti in questione hanno, quindi, preso parte ad un ricorso, sotto la guida dell’avvocato Pasquale Marotta, denunciando che i posti messi a disposizione per il concorso fossero inferiori rispetto all’effettivo fabbisogno. Questa incongruenza sarebbe stata successivamente confermata dall’aumento di 1600 posti, disponibili per il prossimo anno accademico per le suddette facoltà.

Tuttavia, lo scorso maggio il Tar del Lazio ha respinto la loro richiesta. Decisione, questa, ribaltata dal Consiglio di Stato, che ha accolto con un’ordinanza cautelare l’istanza presentata dagli studenti campani, i quali potranno ora immatricolarsi.

La sentenza

I giudici si sono espressi a favore degli studenti, dichiarando che dovrà essere garantita loro, in via cautelare, l’immatricolazione ai rispettivi corsi di laurea. La decisione accoglie, di fatto, la principale argomentazione del ricorso, e riconosce che la richiesta si incentra sulla “legittimità del procedimento relativo alla programmazione complessiva dei posti effettivamente disponibili”. Questi sarebbero stati, infatti, sottostimati dall’inizio. Sarebbe questa consapevolezza, quindi, alla base della disposizione del Consiglio di Stato, ma non si può escludere che un ruolo importante abbia giocato anche la carenza di personale medico nel (relativamente) breve periodo, di cui si sta spesso parlando.

Nei primi mesi del 2020 dovrebbe tenersi il giudizio di merito al Tar del Lazio. Entro questo termine, molti studenti ricorrenti si saranno già immatricolati e avranno già iniziato a frequentare i corsi, sostenendo probabilmente anche i primi esami. Anche nell’eventualità di un giudizio sfavorevole, i loro diritti acquisiti, come l’immatricolazione, non dovrebbero essere più a rischio.

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Scuola: al via l’immissione in ruolo per i docenti

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Pubblicato il decreto ministeriale che autorizza l’immissione in ruolo del personale docente a scuola per l’a.s. 2019/2020

È del 31 luglio scorso la pubblicazione del Decreto Ministeriale che autorizza l’immissione in ruolo del personale docente per l’anno scolastico 2019/2020, con un contingente totale pari a 53.627 unità, distribuite su scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado. Di queste, 2.904 sono previste per la regione Campania, come viene reso noto dagli allegati al decreto forniti dal Ministero dell’Istruzione.

Insieme al decreto, il MIUR ha pubblicato anche le istruzioni operative relative alla procedura di assunzione, insieme alle tabelle che indicano la categorizzazione dei posti disponibili, suddivisi per regione, ma anche per classe di concorso, tipologia e provincia.

In Campania

In Campania le assunzioni a tempo indeterminato saranno 2.904 e le graduatorie e le convocazioni sono state già pubblicate dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania. Ciò significa che a partire da settembre 2019, 2.904 docenti potranno salire in cattedra con un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Le operazioni di immissione in ruolo per l’anno scolastico 2019/2020 dalle graduatorie di merito dei concorsi 2016 e 2018 sono iniziate ieri 2 agosto per alcune classi di concorso e continueranno lunedì 5 agosto. Qui è possibile consultare il documento pubblicato dall’Ufficio Scolastico Regionale inerente ai dettagli delle convocazioni. In aggiunta, come su scala nazionale, sono state pubblicate dallo stesso ufficio anche le disponibilità regionali per ordine di scuola, provincia, tipologia.

Tutti i documenti sono consultabili e scaricabili sul sito dell’Ufficio Scolastico per la Campania. Vi consigliamo di tenere sott’occhio e monitorare costantemente, dunque, questo sito, per essere sempre aggiornati sulle ultime novità e sulle convocazioni.

Le procedure

Come viene reso noto dalle istruzioni operative pubblicate dal Ministero, per l’assunzione dei docenti si dovrà attingere personale per un cinquanta percento dalle graduatorie ad esaurimento e per il restante cinquanta percento dalle graduatorie di merito inerenti alle procedure concorsuali attualmente vigenti, ovvero afferenti ai concorsi del 2016, del 2018 e a quello straordinario per la primaria e per l’infanzia. Nell’eventualità dell’impossibilità di assegnazione alle GAE, causa esaurimento delle stesse, i posti si aggiungeranno a quelli messi a disposizione per i concorsi. Per quanto riguarda i concorsi, priorità verrà data alle graduatorie del 2016, mentre i posti residui per esaurimento delle stesse saranno assegnati ai docenti in graduatoria per i concorsi successivi, seguendo un ordine cronologico.

Scuola e tagli

Secondo i sindacati, questa notizia ha del dolceamaro, poiché arriva in seguito alla decisione, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di autorizzare il taglio di 5.000 unità rispetto ai 58.627 posti precedentemente annunciati dal Ministero dell’Istruzione. Questi provvedimenti, ancora piuttosto insoddisfacenti per rispondere ai bisogni concreti delle scuole, sono contestati dalle organizzazioni sindacali. In particolare, la FLC CGIL ha evidenziato come questa modalità di assunzione dei docenti desti interrogativi, risultando ancora insufficiente per colmare le necessità delle scuole che, a settembre, potrebbero trovarsi ancora a dover fare i conti con la mancanza del personale docente.

Il motivo della riduzione del contingente autorizzato risiederebbe nel calo demografico riscontrato nei diversi ordini scolastici, nonché nell’attenta valutazione della disponibilità dei posti di diritto al termine della mobilità dei docenti e nell’effettiva capacità delle graduatorie ad esaurimento e di quelle di merito concorsuali. A questo proposito, la CGIL sottolinea che “il problema della decrescita demografica è un problema che interessa l’intero Paese e del quale non può farsi carico la sola Scuola”.

Personale ATA

Per il momento le assunzioni riguardano esclusivamente il personale docente, ma le assegnazioni per la stabilizzazione del personale ATA (8.408 posti), anch’esse attese ma subordinate all’autorizzazione del contingente da parte del MEF, potrebbero arrivare nel breve periodo.

 

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Eutanasia: la prima tesi sull’argomento è di una ragazza napoletana

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«Disciplina penale in materia di trapianto di organi ed eutanasia»: la prima tesi in Italia che tratta esplicitamente del tema dell’eutanasia è tutta napoletana.

Angelica De Vito, diplomata al liceo classico G.B. Vico di Napoli e neolaureata con lode in giurisprudenza alla Federico II, ha firmato e discusso la prima tesi italiana sul tema dell’eutanasia. Il suo relatore è il professore di diritto penale Vincenzo Maiello.

Oltre ad avere una formazione giuridica in Italia (sistema di civil law), Angelica ha conseguito anche una formazione su common law a New York (triennale alla Columbia University e magistrale alla Fordham University).

Angelica spiega:

«È una sorta di double degree, infatti da quando mi sono diplomata nel 2014 vado ogni estate a studiare in America. Tutte le estati tranne la precedente, perché sono andata in Cile per studiare diritto internazionale, con un progetto di internazionalizzazione con la Federico II».

Angelica De Vito e la sua tesi sull'eutanasia
Angelica De Vito e la sua tesi sull’eutanasia

Parlare di eutanasia vuol dire affrontare un argomento molto delicato e prendere posizione in merito vuol dire anche rischiare di ricevere offese gratuite dagli sconosciuti sui social. Eppure, secondo Angelica, a prescindere dall’opinione che si può avere sull’argomento, basterebbe solo essere più informati.

Eutanasia è una parola che deriva dal greco (εὖ «bene» e ϑάνατος «morte») e letteralmente vuol dire “morire bene”. Morire bene non solo in maniera felice e serena, ma in maniera dignitosa.

Angelica aggiunge infatti:

«Quel “bene” ha un significato duplice. Il primo per il paziente, il secondo per la famiglia del paziente, che vive lentamente la morte del soggetto. Per esempio credo che Mina Welby sia una grande donna perché ha capito come stare vicino al marito malato e come dargli dignità».

La neo dottoressa ha conosciuto Mina Welby, moglie di Pier Giorgio Welby e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, quasi 3 anni fa all’inagugurazione di una nuova casa editrice di Scampia, la Marotta e Cafiero.

«Lei era lì perché hanno venduto tantissime copie dei suoi libri, ma io ero già interessata a lei perchè avevo studiato il caso di Pier Giorgio per l’esame di procedura civile. Le ho proposto quindi di presentare il suo libro nella bottega Bovo, dove dipingo. Il mio sogno sarebbe però quello di invitarla addirittura alla facoltà di medicina della Federico II dove ci sono professori ancora poco propensi al dialogo in materia di eutanasia. Oltre la materia processuale, credo infatti che debba essere riformata quella medica. Alcuni medici sono infatti molto contrari all’eutanasia, quasi come se andassero contro la loro morale

Come tutelare i medici?

Uno dei punti fondamentali da cui parte la tesi di Angelica è proprio la mancanza di tutela del medico. Egli infatti, davanti l’irreversibilità della malattia di un paziente e in mancanza di cure, per non incorrere in penalità, non fa nulla.

L’Associazione Luca Coscioni, che promuove la libertà di ricerca scientifica e ha lottato a favore del caso di Pier Giorgio Welby, è infatti sotto processo per omicidio e per istigazione al suicidio.

In tal caso si applicano gli articoli 579 e 580 del codice penale, secondo cui l’associazione e alcuni medici che la aiutano, devono essere processati per omicidio (articolo 579) o per istigazione al suicidio (articolo 580).

Angelica poi aggiunge:

«Addirittura la Lega sta pensando di togliere anche i centri di cure palliative. In effetti il confine tra eutanasia e cura palliativa è labile. Basta una dose di morfina leggermente superiore che il medico rischia di incorrere in un processo per istigazione al suicidio o per omicidio. Se si eliminano le cure palliative però, si elimina anche la possibilità per i malati terminali di non provare dolore

Il diritto alla vita e alla salute

Altro tema della tesi di Angelica è quello dei diritti fondamentali:

«Se si parla di eutanasia non è che si ha un nuovo diritto. Si guarda a quelli che sono i principi fondamentali della Costituzione, dove vi è il diritto alla vita e alla salute. Bisogna dare una nuova lettura, orientata a quelli che sono i nuovi bisogni della società. Ci sono casi infatti in cui purtroppo una persona non può essere miracolata. Non si può all’improvviso riprendere a respirare dal naso o riprendere a deglutire. Questa non è vita. Parliamo di danni cerebrali così ingenti che una persona non può neanche di fare movimenti semplici. Si parla di mancanza totale di autonomia. Si dovrebbe quindi incorrere in domande ancor più profonde come “cos’è la vita?”».

Insomma il problema per cui ancora in Italia non si è arrivati ad un punto di svolta è la mancanza di informazione sulla questione eutanasia.

«Quando si parla di eutanasia si pensa di dover fare una legge che permetta di morire su richiesta della parte. In realtà non è così perché per avvalersi di eutanasia è necessario che ci siano delle condizioni ben determinate. Può avvalersi di eutanasia un malato terminale, in condizioni irreversibili, che devono durare in un tempo abbastanza prolungato. È richiesto inoltre più di un prospetto medico che dichiari l’irreversibilità della condizione del malato. Quindi in realtà credo ci sia molta confusione»

La causa di questa confusione secondo Angelica è il fatto che troppe voci si pronunciano su un tema così delicato, in maniera però molto superficiale e continua:

«L’unica voce che dovrebbe essere rispettata è quella della Corte Costituzionale, che ha funzione nomofilattica, che garantisce cioè l’osservanza della legge. La Corte ha decretato che bisognerebbe decidere sulla materia entro il 24 settembre, ma ci sono continui rinvii sulla scelta della data della discussione. È necessario invece che vi sia un disegno di legge che si vada poi a discutere, vista la profondità del tema. Per adesso ancora non si vede assolutamente nulla».

La situazione in Italia sulla questione dell’eutanasia

Il primo passo verso la risoluzione della questione sembrava essere stato fatto nel dicembre 2017, quando il biotestamento è diventato legge.

dicembre 2017, il biotestamento è legge: Emma Bonino e Mina Welby commosse
dicembre 2017, il biotestamento è legge: Emma Bonino e Mina Welby commosse

Mostrando la foto di Emma Bonino e Mina Welby commosse, Angelica dice:

«Solo il 14 dicembre 2017, dopo anni di battaglie che hanno visto Mina Welby in primo piano, il Parlamento ha approvato la legge sul testamento biologico, ciò che voleva Piergiorgio Welby».

Il testamento biologico è un documento legale da parte di una persona, per specificare in anticipo i trattamenti sanitari da intraprendere nel caso di una propria eventuale impossibilità a comunicare direttamente a causa di malattia o incapacità. Si apre quindi un’altra parentesi:

«Scrivere un biotestamento è una cosa a cui uno, soprattutto da giovane, non pensa. Secondo la pronuncia sul caso Englaro, si deve ricostruire il percorso di vita del soggetto insieme alle persone care. Bisogna però rendere le persone più consapevoli. Già è importante per esempio inserire sulle nuove carte dì identità la dicitura “donatore di organi”. Ripeto, credo che l’informazione abbia un ruolo fondamentale. Condizione necessaria per la donazione di certi organi, come ad esempio il cuore, è che la persona o sia ancora viva, oppure sia morta da pochissimo. Per cui è importante conoscere le volontà ultime delle persone, riguardo il proprio corpo».

Angelica aggiunge poi sorridendo:

«E comunque una persona può scegliere di scrivere il testamento biologico anche in maniera scaramantica, perché ovviamente nessuno si augura la morte o il dolore di qualcuno».

La posizione della Chiesa

La Chiesa si esprime ancora in maniera sfavorevole riguardo la legalizzazione dell’eutanasia. Angelica a tal proposito afferma:

«Posso anche comprendere il punto di vista della Chiesa o di chi in generale è a sfavore. Nel momento in cui l’eutanasia diventa legge inizieranno anche le trasgressioni. Ad esempio la depressione è una malattia e il depresso ritiene magari di potersi avvalere di eutanasia. Quella sarebbe allora istigazione al suicidio. Torniamo sempre là, basta essere più informati. Per avvalersi dell’eutanasia bisogna essere in condizioni ben determinate: irreversibilità, annosità, mancanza di cure previste anche nel lungo periodo. Magari su 100 malati, solo 2 possono avvalersi del diritto all’eutanasia. La condizione di irreversibilità non è infatti una condizione della psiche, ma deve essere una condizione del corpo. La scientificità è l’unico parametro per dettare l’irreversibilità della malattia».

Insomma con una posizione così netta riguardo la questione eutanasia, si sentirà ancora parlare della giovane napoletana Angelica De Vito, che dopo la laurea frequenterà un master alla Queen Mary University of London, dove sicuramente porterà alto anche il nome della nostra città.

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Pet therapy: cani premiati dalla Federico II e dal Comune di Napoli

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Napoli, 23 luglio. Presso l’Aula Magna dell’Orto Botanico di Napoli, l’assessore comunale alle Politiche Sociali, Roberta Gaeta, ed il Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Gaetano Manfredi hanno premiato i cani “terapeuti” in aiuto a pazienti in dialisi.

Il cane è il miglior amico dell’uomo? Sì, talvolta anche il miglior terapeuta! L’Università di Napoli Federico II ha infatti molto investito sulla Pet therapy e ci ha visto giusto.

Nell’ambito della giornata di discussione della tesi degli allievi del Master universitario in “Zooantropologia sanitaria per gli interventi assistiti dagli animali”, la Federico II e il Comune di Napoli hanno premiato anche i cani, per la cura che hanno avuto nei confronti dei pazienti in dialisi.

Le dichiarazioni da parte della Federico II

Il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, ha dichiarato:

«Abbiamo molto investito sulla Pet therapy che rappresenta un modo per affrontare i bisogni delle persone in una maniera innovativa, mettendo insieme le competenze veterinarie con quelle cliniche. La professoressa Menna ha sostenuto questi percorsi, guidandoli in maniera molto qualificata e mi fa piacere che la Federico II sia un riferimento a livello nazionale in questo ambito».

La professoressa Francesca Menna è infatti la curatrice del Master ed è anche titolare della cattedra di Zooterapia nella Sanità Pubblica alla Federico II, referente e delegata CRUI al Ministero per gli interventi assistiti dagli animali.

La curatrice del Master punta in alto e spiega:

«Oggi i cani sono in grado di leggere il linguaggio non verbale dell’uomo. Dopo un anno e mezzo di percorso, distinguono perfettamente le persone più fragili ed in molti casi sono stati loro ad indicarcele, diventando così dei ponti relazionali. (…) La nostra missione è adesso quella di arrivare ad un processo di umanizzazione della medicina in maniera capillare. Puntiamo alla creazione di un decalogo sul processo di Pet therapy e a far diventare il nostro Ateneo un riferimento nazionale per il settore di zooantropologia sanitaria. E poi puntiamo ad incrementare il lavoro qualificato in questo ambito e allargare il progetto su tutto il territorio, già quest’anno abbiamo avuto la partecipazione di veterinari dalla Puglia e psicologi dal Friuli».

Le dichiarazioni dell’assessore comunale

A patrocinare la cerimonia dell’Orto Botanico di Napoli c’era anche l’assessore comunale alle Politiche Sociali, Roberta Gaeta, che, riferendosi ai cani premiati con una medaglia del Comune, dice:

«Siamo orgogliosi di premiare questi terapeuti-professionisti che attraverso la relazione e una vera preparazione riescono ad essere molto efficaci nella relazione con persone in difficoltà. Già di per sé la relazione uomo-animale offre grandi opportunità di recupero: in questo caso premiamo piccoli eroi che vivono quotidianamente nelle nostre case».

Ricordiamo inoltre che la Pet therapy non rappresenta una terapia a sé, ma si identifica come un intervento che aiuta e arricchisce le tradizionali terapie, con lo scopo di migliorare la qualità di vita del paziente.

Se dunque bisogna sottoporsi a trattamenti medici, è bello quindi pensare che,  oltre a poter contare sui medici, ci si può far “tirare su” dall’amore dei nostri amici animali.

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AmbienteScuola e dintorni

Sono napoletani i primi laureati italiani in Green Economy

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Oggi, martedì 23 Luglio, alle ore 16.30 nella Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa quattro napoletani taglieranno il traguardo del loro percorso triennale alla prima sessione utile del terzo anno del primo corso di laurea italiano in Economia aziendale specificamente dedicato alla Green Economy.

Si tratta di un corso che nei suoi primi tre anni ha attirato a Napoli molti studenti provenienti anche da diverse regioni italiane (dal Piemonte alla Calabria, dalle Marche alla Puglia).

Economia e gestione delle imprese green, la responsabilità sociale delle aziende, gli accordi internazionali sul clima e l’analisi costi-benefici degli interventi pubblici in tema di infrastrutture saranno tra i temi oggetto delle tesi di laurea alle quali gli studenti hanno lavorato con Marcello D’Amato, presidente del corso di laurea in Economia Aziendale e Green Economy del Suor Orsola, Massimo Marelli, già Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e docente di Economia pubblica al Suor Orsola e Alessandra Storlazzi, docente di Strategia e comunicazione d’impresa e responsabile dei rapporti dell’Ateneo con le aziende.

Dalla Tav Torino-Lione ai grandi problemi climatici del pianeta: i temi delle prime tesi in Green Economy

Di grande attualità il lavoro di tesi di Angelo Pettrone che in tema di investimenti pubblici sulle infrastrutture ha analizzato anni di studi sul rapporto costi-benefici della realizzazione della TAV Torino-Lione. Un’analisi ad ampio raggio che dimostra “quanto potrebbe essere controproducente non realizzare l’opera, dal momento che si presenta come un progetto che può comportare enormi benefici sia sul piano commerciale che sul piano del turismo, ma soprattutto in termini occupazionali”.

Nel lavoro di tesi di Ludovica Famularo si analizza la responsabilità sociale delle aziende ma anche quella delle istituzioni universitarie e si evidenzia come anche e soprattutto “gli Atenei, quali enti di formazione posti in essere per volontà ed interesse collettivi, che coinvolgono un numero sempre maggiore di stakeholder (studenti con le rispettive famiglie, personale dipendente, imprese, enti della pubblica amministrazione, enti non profit, mass media), hanno la necessità di introdurre lo strumento del bilancio sociale come documento di legittimazione sociale che accentri la loro figura come fautori di miglioramento del tessuto locale in termini economico-sociali grazie al potere attrattivo di cui potenzialmente godono”.

Roberto Di Ruocco, grazie ad una selezione dell’ARU, l’Agenzia regionale per le Universiadi, indirizzata ai migliori laureandi e laureati dell’Università Suor Orsola Benincasa, è reduce dal lavoro svolto per le Universiadi 2019 proprio sui temi della valutazione dell’impatto economico-ambientale della manifestazione sportiva sul territorio campano. Il suo lavoro di tesi illustra l’EU ETS (Emission Trading System) il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE che è alla base della politica europea per contrastare i cambiamenti climatici ed è essenziale per ridurre in maniera economicamente efficiente le emissioni di gas a effetto serra. È il primo e più grande mercato mondiale della CO2, attivo in 31 Paesi e limita le emissioni prodotte da oltre 11mila impianti ad alto consumo di energia (centrali energetiche e impianti industriali, tra cui 1200 imprese che appartengono al settore manifatturiero italiano) e dalle compagnie aeree che collegano tali Paesi.

Rosita Puca, 21 anni appena compiuti è la più giovane del gruppo. Durante il corso di studi ha lavorato nel Centro di Biotecnologie dell’Azienda Ospedaliera Cardarelli e nel suo lavoro di tesi ha declinato in diversi settori il tema dei grandi problemi ambientali globali con un focus speciale sulle emissioni inquinanti delle automobili nelle grandi città italiane.

Il futuro occupazionale dei ‘neo dottori green’ del Suor Orsola 

Al termine della loro sessione di laurea i ‘neo dottori green’ avranno già la possibilità di incontrare, insieme con il presidente dell’Unione Industriali di Napoli, Vito Grassialcune delle aziende italiane più importanti del settore ‘green’ (Ambiente S.p.A., Deloitte & Touche S.p.A., RDR S.r.l. e Tecno S.r.l.) che prenderanno parte alla presentazione del nuovo corso di laurea magistrale in Economia, Management e Sostenibilità, il primo in Campania specificamente dedicato alla sostenibilità economica, sociale ed ambientale delle imprese.

Dall’ecobrand manager al comunicatore del settore green, dall’esperto nella commercializzazione dei prodotti di riciclo all’esperto in green marketing. Ecco alcune delle professioni del futuro per le quali vengono preparati i laureati del comparto accademico ‘green’ dell’Università Suor Orsola Benincasa.

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Scuola e dintorni

Specializzazione in medicina: l’aumento delle borse non basta

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#RaddoppiareLeBorseDiSpecializzazione: migliaia di medici italiani rischiano di restare fuori dalla specializzazione

Mentre i principali siti specializzati sono in aggiornamento per fornire informazioni utili sulla pubblicazione dei risultati, il concorso per l’accesso alla specializzazione in medicina e odontoiatria fa ancora discutere. Svoltosi il 2 luglio, è stato, ed è tuttora, al centro di numerose polemiche, per due motivi principali: il ritardo, a dir poco paradossale, della comunicazione del decreto per i posti disponibili rispetto alla data del concorso e la disponibilità reale di borse di studio per i partecipanti alla selezione.

Il decreto del Ministero

Una delle grandi incertezze è stata proprio la disponibilità di posti. In pratica, l’elemento in base al quale, a volte, si sceglie in primo luogo se partecipare o meno ad una selezione di qualsiasi sorta. Sembra irragionevole che migliaia di laureati possano trovarsi a concorrere per un posto che, paradossalmente, potrebbe anche non esistere. Fantascienza? No, a grandi linee la condizione di migliaia di laureati in medicina che hanno partecipato, lo scorso 2 luglio, al concorso per l’accesso alle scuole di specialità. Infatti, il decreto su disponibilità e distribuzione delle borse di studio per l’accesso alle scuole di specializzazione, finanziate dallo Stato, dalle regioni e da altri enti pubblici e/o privati, è stato pubblicato soltanto lo scorso 8 luglio. In pratica una settimana dopo lo svolgimento della prova.

Come se non bastasse, due giorni dopo, questa prima pubblicazione è stata integrata con un secondo decreto che ha definito il numero reale delle borse a disposizione. Le borse di specializzazione sono in totale 8.905. Di questi posti, 8.000 sono statali, 741 regionali e 164 relativi a risorse di altri enti pubblici o privati.

Borse in aumento

Se procediamo al confronto con lo scorso anno accademico, quando erano state destinate 6.934 borse, la situazione ci sembra in fase di miglioramento, seppur lento. Per la specializzazione 2019 parliamo di 8.905 posti, per i quali le borse statali hanno segnato un incremento del 29%, con 1.800 contratti statali in più, previsti dalla legge di bilancio, rispetto allo scorso anno. Sono aumentate anche le borse regionali che, dalle 640 dello scorso anno accademico passano a 741, e le borse finanziate da altri enti pubblici e privati che nel 2017-2018 ammontavano solo a 94, mentre ora sono 164.

Considerando il totale delle borse statali, regionali e di altri enti,  aggiornato al decreto dell’8 luglio, in Campania, è la Federico II ad avere una maggiore disponibilità, con 414 posti. Seguono la Vanvitelli, con 296 e l’università di Salerno con 58. Tutti i dettagli circa la distribuzione delle borse è accessibile consultando l’allegato al decreto.

Distribuzione delle borse regionali

Per quanto riguarda la distribuzione delle borse regionali in Italia, secondo i dati pubblicati dall’Associazione Liberi Specializzandi (ALS), sono poche le regioni del Paese che, fortunatamente, riducono la disponibilità delle borse nel 2019. Generalmente, il numero delle borse è riconfermato o vengono segnalati dei piccoli aumenti. In rosso nel calcolo della differenza tra il 2018 e il 2019 sono Veneto, Emilia Romagna, provincia autonoma di Bolzano, Umbria e Valle d’Aosta, anche se per queste ultime due regioni le riduzioni di borse sono limitate (si parla, infatti, di 1 e di 5 borse in meno rispettivamente).

Buone notizie dalla Sicilia e dalla Toscana, che si configuravano inizialmente in perdita ma che, in un secondo momento hanno chiarito le proprie situazioni. Dopo l’eliminazione inaspettata delle 46 borse di studio (per un totale del 100% della disponibilità), la regione Sicilia ha confermato il loro reintegro. Una rettifica al decreto è stata chiesta anche dalla regione Toscana che ha attribuito la scomparsa di 83 borse probabilmente ad un errore informatico, confermando la disponibilità di 132 borse.

Come si configura la Campania in questo elenco? La regione registra un aumento di 18 borse rispetto al 2018, con un incremento del 17,65%, per un totale di 120 borse. In particolare, l’accesso alla specializzazione ritorna quasi ai valori del 2013, dopo un calo abbastanza significativo nel 2015 ed un lieve aumento negli anni successivi.

Il ranking di ALS

Interessantissima la classifica dell’ALS circa il ranking delle scuole più scelte. Grazie al documento scaricabile, si possono ottenere molte informazioni sulla disponibilità di posti per le diverse scuole di specializzazione, anche nel dettaglio delle singole università, per poter confrontare al meglio le diverse situazioni. Considerando la relazione tra il posizionamento di chi ha scelto una determinata scuola e l’università, ad esempio, troviamo la Federico II in situazione superiore alla media per chirurgia vascolare, dietro solo al San Raffaele di Milano, la Vanvitelli per dermatologia e venereologia, mentre Salerno per Farmacologia e tossicologia clinica. Per un quadro completo dello studio invitiamo a consultare il sito e la classifica.

I risultati reali

Belle notizie, sicuramente un primo passo in avanti. Tuttavia, l’aumento delle borse di specializzazione è solo un primo segnale di miglioramento o, piuttosto, di consapevolezza. Uno sforzo importante, dunque, ma non ancora sufficiente, poiché comunque migliaia di medici rischiano di essere fuori dal percorso di formazione specialistica per mancanza di posti.

Infatti, da un lato, questo incremento potrebbe non avere conseguenze notevoli, se pensiamo alla contingente significativa e ondata di pensionamenti prevista, in aggiunta ai risultati di Quota 100, di cui si è fatto promotore l’attuale governo. Inoltre, come riportano diversi siti specializzati, i partecipanti al concorso sono stati 18.773, il che significa che per il prossimo anno accademico saranno più di 10.000 i laureati che resteranno fuori dalla specializzazione e che, nella migliore delle ipotesi, dovranno aspettare un altro anno per iniziare il loro percorso specialistico per l’accesso alla specialità.

Il bisogno di specialisti

Bisogno di medici? No, di specialisti. Secondo quanto riportano diversi organi specializzati,  è di medici specialisti che l’Italia ha veramente bisogno. “È un problema nostro, è un problema vostro ed è un problema di tutta la popolazione” – queste le parole di chi ha cercato di raggiungere persino i deputati in Parlamento per scuotere le coscienze. In effetti, le prospettive per il Sistema Sanitario non sembrano proprio positive.

Secondo le stime dell’Anaao Assomed, sindacato dei medici, entro il 2025 potrebbero restare scoperti 16.500 posti da specialisti negli ospedali. Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), esprime tutto il timore degli esperti del settore, affermando che, entro il 2025 «se non arriveranno nuovi specialisti a sostituire i colleghi che vanno in pensione, il Servizio Sanitario Nazionale rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia».

La fuga all’estero

Bisogna fare i conti col fatto che molti giovani medici, vista la mancanza di posti e pur di continuare il proprio percorso, preferiscono emigrare. Si stima che ogni anno circa 1500 medici vadano a specializzarsi all’estero – dove possono avere concrete possibilità di stabilizzazione, tra l’altro– ad un costo, per il nostro Paese, di più di 225 milioni, secondo i dati della  FNOMCeO. Una situazione che ha dell’incredibile: l’Italia spende migliaia di euro per formare studenti di cui ha bisogno, che poi ‘regala’ ad un paese straniero. Accantonando l’idea quasi romantica del dover abbandonare la propria terra d’origine, questo meccanismo implica una significativa perdita economica da parte dello Stato Italiano che, quindi, rischia di entrare in un circolo vizioso.

Test di accesso e specializzazioni

Se, da un lato, Bussetti ha evidenziato l’aumento dei posti per i corsi di laurea in medicina, d’altro canto bisognerebbe riflettere sulle conseguenze di questa decisione. In particolare, nel lungo periodo si rischia di ritrovarsi con un numero addirittura superiore di laureati, con una percentuale, di conseguenza, inferiore di assorbimento nelle scuole di specializzazione. Questo diventerebbe un problema significativo senza l’incremento delle borse di specializzazione nei prossimi anni.

A proposito della discrepanza tra il numero di posti per l’accesso alla facoltà di medicina quest’anno e l’effettiva disponibilità delle borse di specializzazione, il Ministro ha affermato di voler lavorare al ridimensionamento di questo imbuto formativo, ribadendo che è necessario dare ai giovani laureati in Medicina e Chirurgia la possibilità di completare la propria formazione ed esercitare la professione. Un provvedimento sensato, sarebbe, dunque, l’incremento delle borse di specializzazione, assorbendo (quasi) totalmente e abbastanza velocemente il numero dei medici all’interno delle scuole di specialità.

Ci era stata fatta la promessa che lo studio, l’impegno e l’istruzione ci avrebbero resi liberi, liberi di scegliere”.

Di ieri è la lettera, indirizzata al Ministro Bussetti e pubblicata dalla FNOMCeO, di una giovane specializzanda, le cui parole, citate sopra, non possono che farci riflettere sulla situazione nella quale ci troviamo – e ci troveremo – tutti, in quanto società civile. In particolare, non soltanto sulle prospettive, ci verrebbe da dire ancora fortemente limitate, di migliaia di giovani medici italiani, ma anche sulla loro libertà di scelta.

Sicuramente, il miglioramento non avviene dal giorno alla notte. Come dice il proverbio inglese e la più conosciuta canzone degli Skunk Anansie: Rome wasn’t built in a day (Roma non è stata costruita in un giorno). Per questo motivo, vogliamo credere alle parole del Ministro dell’Istruzione, secondo il quale la direzione da prendere nei prossimi anni sarà quella del progressivo aumento dei contratti delle specializzazioni, “per dare ai nostri giovani medici la concreta possibilità di completare il proprio percorso formativo e di ottenere la specializzazione necessaria come noto per l’ingresso nel Servizio Sanitario Nazionale”.

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Scuola e dintorni

Prove Invalsi: risultati preoccupanti in Campania

Invalsi

Prove INVALSI 2019: i risultati delle prove, presentati ieri alla Camera, attestano risultati negativi per la Campania.

Le statistiche delle prove INVALSI 2019 mostrano infatti che in Campania 8 studenti su 10 non arrivano alla sufficienza in inglese e che il 50% ha anche problemi in italiano e matematica.

Aumenta inoltre il divario dei risultati delle prove tra il Nord e il Sud, anche se i risultati non sembrano essere positivi neanche per il resto dell’Italia. Mal comune mezzo gaudio? In questo caso forse no…

Le statistiche delle prove INVALSI 2019

Ieri, 10 luglio: presentati alla Camera i risultati delle prove INVALSI dell’anno scolastico appena terminato.

  • ITALIANO: i risultati delle prove di italiano nella scuola primaria sono abbastanza soddisfacenti in tutta Italia, differenti sono invece i dati con il progredire del ciclo scolastico. Infatti a livello nazionale, gli allievi dell’ultimo anno del liceo che raggiungono risultati molto bassi sono circa il 13%, ma questa quota supera il 20% in Campania.
  • MATEMATICA: i risultati delle prove di matematica sono scadenti in tutta Italia a partire dalla scuola primaria, con un divario sempre più accentuato tra Nord e Sud. La media nazionale degli alunni che non supera i requisiti minimi in matematica è infatti del 40%, percentuale che in Campania arriva addirittura al 50.
  • INGLESE: i risultati delle prove di inglese rilevano invece un miglioramento nelle scuole primarie del Sud, rispetto all’anno scorso, poiché il 78% dei bambini raggiunge il livello A1. È invece decisamente preoccupante la statistica emersa per i risultati delle prove dei ragazzi del liceo della Campania. Infatti nella nostra regione, all’ultimo anno di liceo, solo il 20% raggiunge il livello B2 e il 41% non raggiunge neanche il livello B1. È stato inoltre riscontrato un risultato peggiore nelle prove di listening, prova del fatto che si dà maggiore importanza allo studio dei testi scritti, piuttosto che della lingua parlata.

 

Cosa sono le prove INVALSI?

Dall’anno accademico 2005/2006, numerosi studenti italiani devono sostenere  le prove INVALSI (Istituto Nazionale Valutazione Sistema di Istruzione) mentre l’assetto delle prove dell’attuale anno scolastico è quello stabilito da un decreto emanato nel 2017.

Le prove INVALSI sono prove scritte, in formato cartaceo o digitale, che hanno lo scopo di monitorare il livello di apprendimento delle fondamentali competenze di italiano, matematica e inglese, in diverse fasi dei diversi cicli scolastici.

Gli studenti della seconda elementare e del secondo liceo svolgono solo le prove di italiano e matematica, gli studenti che invece terminano un ciclo scolastico (quinta elementare, terza media e ultimo anno di liceo) svolgono anche una prova di inglese.

Ieri, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha dichiarato alla Camera che le prove INVALSI sono uno strumento che consente di avere una foto articolata e dettagliata del lavoro del suo ministero. Grazie a tali prove è possibile analizzare le criticità del sistema scolastico e realizzare azioni puntuali ed efficaci.

Il sistema scolastico va infatti monitorato e senza dubbio migliorato, ma è davvero questo il metodo più efficace? Le prove INVALSI, svolte annualmente dagli studenti, corrispondono davvero ai programmi scolastici?

Sarebbe bene ricordare le parole che il filologo Luciano Canfora pronunciò nel 2013, a proposito delle prove INVALSI: «le prove INVALSI e la loro “quizzologia” sono una mostruosità senza senso che premiano chi è più dotato di memoria, non chi ha spirito critico. (…) Se io tolgo allo studente che si sta formando l’abitudine alla critica, alla capacità di comprendere e di studiare storicamente, lo trasformo in un pappagallo parlante dotato di memoria e nulla più.»

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Scuola e dintorni

Esame per avvocato: a Napoli passa a stento il 40%

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Esame per avvocato: a Napoli passa solo il 39,70% degli aspiranti avvocati

Coloro che avevano presentato domanda per l’esame per avvocato a Napoli sono stati 4041 e hanno svolto le prove scritte dall’11 al 13 dicembre 2018, presso le sedi della Corte di Appello a Napoli. Una commissione di Roma ha valutato tutte le prove scritte.

A Napoli il 60,30%, quindi più della metà degli aspiranti avvocati, non ha superato lo scoglio della prova scritta. In questi giorni infatti la Corte di Appello sta procedendo a pubblicare gli elenchi degli ammessi e dei non ammessi.

I numeri potrebbero far pensare ad una vera e propria “carneficina” per l’altissima percentuale di bocciati, ma paradossalmente le statistiche sembrano migliorare a favore degli aspiranti avvocati.

Il vero e proprio record di non ammessi all’esame per avvocato a Napoli c’è stato infatti l’anno scorso, quando addirittura la percentuale di bocciati è arrivata al 66%.

In ogni caso superare lo scoglio dello scritto per accedere all’orale sembra sia stato difficile ancora una volta.

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Scuola e dintorni

Censis: UniSa migliore in Campania, Federico II peggiore d’Italia

Unisa

Il Censis ha pubblicato la classifica dei migliori atenei italiani: in Campania va ad UniSa il miglior risultato, alla Federico II e a L’Orientale i peggiori.

Di diversa natura rispetto alla classifica elaborata da Almalaurea poco tempo fa, la quale premiava, da un certo punto di vista, gli atenei campani, la classifica dei migliori atenei italiani (ed. 2019/2020), elaborata dal Censis, arriva come una doccia fredda. Chissà che non ci porti anche a svegliarci e a darci una mossa.

Basate sull’anno accademico 2017-2018, le classifiche del Censis sono stilate seguendo un rigoroso metodo.

I criteri utilizzati sono molteplici e includono la disponibilità di strutture e delle borse di studio, il livello di occupabilità, la comunicazione e i servizi digitali, i servizi erogati e l’internazionalizzazione degli atenei. Tra i nuovi criteri introdotti, troviamo anche la soddisfazione dei laureati verso i servizi dell’ateneo, e la “carriera alias”, ovvero uno strumento, definito “lgbt-friendly” dal Censis, fondamentale per agevolare gli studenti in transizione di genere.

Tuttavia, il criterio primario di cui si tiene conto nella classificazione degli atenei è la dimensione delle università che, quindi, vengono suddivise in base al numero del bacino di utenza. Considerando gli atenei statali, si passa dai mega atenei (con oltre 40.000 iscritti) ai grandi atenei (da 20.000 a 40.000 iscritti), per poi arrivare ai medi (da 10.000 a 20.000 iscritti) e ai piccoli (fino a 10.000 iscritti).

Le classifiche pubblicate dal Censis sono in tutto 63 e quest’anno includono anche quelle relative alla didattica nei cicli triennali e magistrali, che possono essere interrogate in dettaglio. In altre parole, il lavoro del Censis è un ulteriore strumento utile per accrescere la consapevolezza dei più giovani rispetto alla scelta del proprio percorso di formazione.

In Italia

Come suggeriscono i dati, la chiave di volta del miglioramento sta nell’ottimizzazione delle strutture, dei sistemi di digitalizzazione e comunicazione e nell’internazionalizzazione degli atenei. In testa alla classifica dei migliori mega atenei troviamo Bologna (90,8), Padova (88,7) e Firenze (86,3). Tra i grandi, invece, dominano Perugia (91,2), con un miglioramento evidente relativo proprio ai servizi, alle strutture e all’internazionalizzazione. A seguire, Università della Calabria (90,2) e Parma (89,7) e Pavia (88,0).

Trento, invece, troneggia sugli altri atenei medi (97,0), seguita da Siena (95,3) che perde il suo primato. Camerino si conferma prima fra gli atenei di piccole dimensioni (93,0), mentre tra i Politecnici è Milano ad occupare il primo posto (95,8). Con un punteggio di 96,8, la Bocconi distanzia tutti, anche La Cattolica, tra le università non-statali di grandi dimensioni, mentre Lumsa e Università Libera di Bolzano conquistano il primato tra i medi e piccoli atenei, rispettivamente con un punteggio di 90,0 e l’eccellente 102,4.

Immatricolazioni

L’elevata mobilità extra-regionale segnalata dalle classifiche Almalaurea è confermata anche dal Censis: all’aumento degli immatricolati negli atenei del Nord, soprattutto nel Nord-Est con un significativo +4,1%, corrisponde la diminuzione di iscrizioni al Sud (-0,1%) che, tuttavia, diventa più significativa per gli atenei del Centro, che registrano un -1,2% rispetto all’anno precedente.

La Campania tra eccellenze e fanalini di coda*

Eccellente la crescita dell’UniSa, Università di Salerno, che, con i suoi 85,2 punti sui 120 disponibili, si configura come il miglior ateneo della Campania, attestandosi al sesto posto fra gli atenei italiani di grandi dimensioni. Il suo salto di ben otto posizioni in un anno è stato anche frutto di una serie di investimenti ben ponderati che si iscrivono in un progetto ambizioso di crescita. Il Censis attribuisce, infatti, questo miglioramento agli “apprezzabili incrementi dei punteggi per borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, strutture, comunicazione e servizi digitali.”

Chiude la classifica al 15esimo posto l’Università della Campania Luigi Vanvitelli (75,5). La Vanvitelli resta in sostanziale stabilità rispetto allo scorso anno, tranne per la digitalizzazione che, in verità, segna un punteggio piuttosto alto (92,0). Le vere pecche della Vanvitelli restano i servizi e la disponibilità di borse di studio per gli studenti, con un punteggio di 66 e di 69 rispettivamente.

Proprio male va all’Università di Napoli Federico II che, tra i mega atenei statali si classifica ultima in Italia, con un punteggio di 69,7. Meglio non va per le altre università della Campania, che si piazzano tutte in coda nelle rispettive categorie. Tra gli atenei di medie dimensioni, L’Orientale chiude la classifica all’ultimo posto, il 18esimo (73,7), con la Parthenope che lo precede solo di due posizioni, piazzandosi al 16esimo e terzultimo posto (74,7). Passando, invece, ai piccoli atenei, l’Università del Sannio si trova in penultima posizione, con un punteggio di 76,2. Infine, anche il Suor Orsola tra gli atenei non statali di medie dimensioni si classifica comunque ultimo (71,2).

Università di Salerno

Il campus universitario campano viene premiato con un elevato punteggio per le strutture disponibili (90,0): mensa, biblioteche, teatro, grandi aule studio, sono tutti ambienti disponibili e facilmente accessibili per gli studenti. Ottimo anche il piazzamento per servizi digitali e comunicazione (99,0), mentre l’unico valore discretamente basso (73,0) è relativo all’internazionalizzazione. Per l’insegnamento, l’ateneo di Salerno si posiziona a metà classifica in diverse aree: 17esimo posto per le discipline umanistiche (84,5), per ingegneria (81,5), 16esimo per l’insegnamento (74,0), mentre è al 15esimo posto per architettura e ingegneria edile (78,0). Chiude quasi all’ultimo posto (68,0), invece, la classifica per le discipline economiche.

Università Federico II

In progressivo declino negli ultimi anni, l’Università Federico II pecca soprattutto in digitalizzazione e comunicazione (66,0), ma è anche la disponibilità di strutture adeguate (65,0) a penalizzarla fortemente. Gli altri fattori di valutazione non vanno meglio, ad eccezione dell’occupabilità che rappresenta un valore più alto, in accordo anche con le precedenti indagini AlmaLaurea.

Se parliamo di qualità della didattica, piuttosto bassa in classifica per il ramo scientifico (77,0) medico-sanitario (78,5), e dell’ingegneria industriale e dell’informazione, dove chiude in ultima posizione con 70,5. Invece, discreto il piazzamento per l’area letterario-umanistica, per la quale occupa il 15esimo posto, con un punteggio di 87,5, anche più altro di Salerno (84,5) e della Vanvitelli (73,5). Buono il risultato anche per arte e design (81,0), per cui ottiene solo -0,5  rispetto al Politecnico di Torino.

L’Orientale

In 18esima ed ultima posizione nonostante il miglioramento generale rispetto all’anno precedente, a L’Orientale il problema più significativo resta quello delle borse di studio (66,0). Punti a favore, invece, occupabilità (89,0) dei laureati e internazionalizzazione (82,0). Anche qui, tuttavia, carenti strutture e comunicazione digitale (68,0). Molto bene per la didattica, invece, che permette all’Istituto di piazzarsi in settima posizione per l’ambito linguistico, con un punteggio di 85,0, e in quinta posizione per l’ambito letterario-umanistico, con un altissimo 99,0.

La Parthenope

Condividendo la parte bassa della classifica de L’Orientale, la Parthenope segna un miglioramento soprattutto per quanto riguarda le strutture (77,0) e la comunicazione e servizi digitali (76,0), mentre significativo è il calo nella disponibilità delle borse (66,0). Non benissimo in ambito economico (76,0), si piazza però al terzo posto tra gli atenei della stessa dimensione per le scienze motorie (88,0).

Università Luigi Vanvitelli

Sebbene in coda alla classifica degli atenei di grandi dimensioni, la Vanvitelli ha un grande punto di forza nella comunicazione digitale (92,0) e non va male neanche per la disponibilità di strutture (83,0). Il picco più basso, invece, lo raggiungono i servizi (66,0). Quanto alla didattica, bassa la valutazione nell’ambito umanistico (74,0). In ambito psicologico si piazza addirittura in penultima posizione (72,5), mentre va molto meglio per gli studi di comunicazione e di ambito politico-sociale, per cui occupa la 13esima posizione con punteggio 85,5.

Università del Sannio

Sostanzialmente stabile in tutti i criteri valutativi rispetto all’anno precedente, il trend dell’Università del Sannio è piuttosto omogeneo. Tuttavia, il principale problema dell’ateneo beneventano restano i servizi (67,0), mente i punteggi più alti sono ottenuti in strutture (88,0), comunicazione e internazionalizzazione (80,0).

Il Suor Orsola Benincasa

Neanche l’Istituto privato Suor Orsola Benincasa riesce ad ottenere un buon piazzamento nella classifica generale. Infatti, occupa l’ultima posizione fra gli atenei non-statali di medie dimensioni (da 5.000 a 10.000 iscritti). Molti sono i risultati sotto i settanta punti, principalmente per la scarsa disponibilità di borse (66,0), l’internazionalizzazione (67,0) e le strutture (66,0). Unico punto di forza, la comunicazione e i servizi digitali (86,0). Ultimo in classifica per le discipline psicologiche (77,0), medico-sanitarie (73,5) e umanistiche (73,0), il Suor Orsola riesce a conquistare un buon punteggio (84,0) nell’insegnamento, anche se segue gli atenei LUMSA e Cattolica.

Cosa ci suggeriscono i dati

I criteri utilizzati nelle indagini Censis fanno riflettere perché, al di là della didattica, l’esperienza universitaria consta di una serie di altri fattori dei quali, a volte, viene sottovaluta l’importanza. La comunicazione, la disponibilità di borse di studio, di adeguate strutture, la possibilità di scambi internazionali, e tutti gli altri fattori che vengono presi in considerazione dal Censis contribuiscono di fatti a delineare l’immagine dell’ateneo e, soprattutto, possono significativamente accrescere la soddisfazione degli studenti. L’insegnamento è cruciale, ma si affianca ai tanti altri elementi che, insieme, contribuiscono al miglioramento della vivibilità dell’università e alla soddisfazione dei propri iscritti. Sarebbe bene ricordare che uno studente soddisfatto è uno studente motivato.

Questi risultati, sicuramente scoraggianti da un lato, dovrebbero farci riflettere sull’importanza dei sovvenzionamenti all’istruzione, da mettere in atto anche attraverso investimenti e finanziamenti alle università, per migliorare tutti quei settori chiave, come internazionalizzazione, digitalizzazione, comunicazione e disponibilità di strutture, centrali nella valutazione del Censis.

 

*I dati discussi sono stati elaborati e presentati nelle indagini 2019/2020 del Censis. Sono consultabili, in modo più dettagliato e inclusivo, sul sito. In riferimento alla didattica, si sono tenute in considerazione esclusivamente le lauree biennali, mentre tutti i restanti dati sono resi qui disponibili dal Censis.

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Scuola e dintorni

Facoltà di Medicina: la Federico II arriva a Scampia

facoltà

La facoltà di Medicina della Federico II arriva a Scampia.

Nonostante qualche problema legato a fondi arrivati in ritardo, finalmente nel novembre 2019 la struttura diventerà operativa per corsi e interventi di day hospital e day surgery.

L’edificio di forma cilindrica ospiterà, nei suoi 7 piani, ben 48 aule per una capienza di circa 330 studenti, oltre che un’aula magna e uffici per la didattica e laboratori.

Nella sede di Scampia si terranno corsi di oftalmologia, maxillo-facciale, ostetricia e ginecologia, pediatria, endoscopia, dietologia, otorino-laringoiatria, cardiologia e riabilitazione motoria.

La costruzione della facoltà fa parte del progetto “Restart Scampia” che punta a combattere il degrado della zona con un altro tipo di armi: la cultura e l’istruzione.

L’edificio sorge, infatti, nel territorio occupato dalla Vela H fino al 2003, anno della sua demolizione.

È la strada intrapresa dal Comune di Napoli non solo per bonificare periferie complicate come Scampia, ma per ridare a Napoli l’importanza che merita a livello nazionale, ma anche europeo.

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