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Scuola e dintorni

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Confermato per il 24 settembre l’inizio della scuola in Campania

inizio scuola Campania

Arriva la data ufficiale dell’inizio della scuola in Campania: l’anno scolastico 2020\2021 inizierà il 24 settembre.

Un paio di settimane fa l’assessore regionale alla Scuola, Lucia Fortin, aveva già dichiarato le sue perplessità sulla data di inizio della scuola. Il 14 settembre è la data consigliata dal Ministro Lucia Azzolina. In Campania però non avrebbe garantito agli studenti una continuità didattica sin da subito, a causa delle elezioni per il rinnovo dei consigli regionali, che si terranno il 20 e il 21 settembre 2020 (clicca qui per maggiori informazioni).

La decisione ufficiale è arrivata ieri, dopo il tavolo con i sindacati e le associazioni dei genitori. La scuola in Campania per l’anno scolastico 2020\2021 inizierà il 24 settembre, così come nella Regione Puglia. Il presidente del sindacato ANIEF (Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori), Stefano Cavallini, ha presenziato al tavolo di ieri e ha affermato:

«Dopo mesi di isolamento, ritornare a scuola il 14 per poi interrompere tutto dopo pochi giorni potrebbe essere nuovamente traumatico per gli alunni, soprattutto tra i più piccoli. Didatticamente poi non sarebbe di nessun utilità iniziare per pochi giorni e poi interrompersi».

Tra martedì e giovedì della prossima settimana sarà anche pubblicato il calendario ufficiale del prossimo anno scolastico in Campania.

Altro motivo che ha spinto a rimandare l’inizio della scuola in Campania è quanto ha dichiarato il Presidente della Regione Vincenzo De Luca. L’organico sarebbe infatti ancora non definito ed organizzato. Mancanco poi anche i fondi per l’edilizia scolastica.

Inoltre Luisa Franzese, direttore dell’USR Campania (Ufficio Scolastico Regionale), garantisce la conclusione delle assegnazioni provvisorie entro il fine agosto. Precisamente entro il 31 agosto, ogni procedura di assegnazione di cattedra provvisoria sarà terminata. Ciò è importante per assicurare continuità e personale specializzato fin dal primo settembre e tutelare il diritto alla salute del personale docente.

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CronacaScuola e dintorni

Scampia: polemica per una gaffe del Ministro dell’Istruzione Azzolina

polemica Scampia Azzolina

Scampia: polemica per una gaffe del Ministro dell’Istruzione Azzolina durante la conferenza stampa di ieri a Palazzo Chigi.

Durante la conferenza stampa di ieri a Palazzo Chigi, il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha citato una scuola-appartamento a Scampia, stigmatizzando il quartiere di Napoli. La conferenza stampa aveva lo scopo di fornire linee guida per l’anno scolastico 2020\2021, ma ha fatto nascere anche una grande polemica.

Ecco le parole del Ministro Lucia Azzolina:

«In Italia abbiamo circa 40.000 edifici scolatici e 8.000  e più autonomie scolastiche. Io ho le scuole in appartamento a Scampia e poi ho scuole, invece, che sono megainnovative».

Il Premier e il Ministro concludono l’argomento promettendo una maggiore attenzione alle scuole e agli studenti di Scampia, anche per togliere i ragazzi alla criminalità organizzata. Senza dubbio un’onorevole promessa, ma la scuola- appartamento non si trova a Scampia.

La polemica tra Azzolina e Scampia: le dichiarazioni del presidente dell’Ottava municipalità di Napoli

La scuola – appartamento citata dalla Azzolina che ha fatto nascere la polemica infatti non si trova a Scampia, ma in un’altra area del napoletano. Tale gaffe ha fatto partire una polemica tra l’Ottava municipalità di Napoli e il Ministero. Apostolos Paipais, presidente dell’Ottava Municipalità di Napoli vuole conoscere la fonte delle affermazioni di ieri e dichiara:

«A Scampia non esiste nessuna scuola in appartamento, forse Azzolina ha nominato questo quartiere perché si è lasciata influenzare dalle fiction. Dovrebbe guardare meno Gomorra e magari venire a conoscere la realtà di Napoli. Il ministro Azzolina deve chiedere scusa al quartiere e a tutta la comunità educante, perché in questi spazi così complessi ci sono delle eccellenze. Io ad aprile ho mandato una nota al Ministro chiedendo di portare avanti un piano di edilizia scolastica che prenda in esame le condizioni delle strutture delle periferie, dove si viene solo per fare le passerelle politiche. In quasi 60 edifici scolastici della mia municipalità ci sono problematiche per la sicurezza, come problemi strutturali o assenza di certificati antincendio. Perché non si approfitta di questo periodo di stop per realizzare un piano di edilizia scolastica, perché non si pensa a interventi anche per le scuole? A quella nota non ho avuto nessuna risposta».

I problemi di alcuni edifici scolastici sono innegabili. Bisogna rimediare per la sicurezza degli studenti e per evitare classi-pollaio (per citare il premier Conte). É però necessario non parlare del quartiere di Scampia come se fosse il male assoluto e sottolinearne anche gli aspetti positivi. Paipais infatti continua:

«In questi territori complessi ci sono tante eccellenze:  la grossa rete fatta di scuole di eccellenza, parrocchie, associazioni sportive. É inutile etichettare sempre Scampia con la parte negativa, iniziamo a parlare anche della parte positiva».

Il MIUR ritratta e parte l’invito da Napoli per la Ministra Azzolina ad inaugurare il prossimo anno scolastico

Dopo la polemica con l’Ottava Municipalità di Napoli, il Ministero si scusa e ritratta: la scuola – appartamento non è a Scampia. Si tratta però di situazioni esistenti, ma in altri territori della stessa provincia, ad alta densità abitativa, e anche in altre aree del Paese. Una precisazione dovuta per correttezza nei confronti della comunità scolastica e della municipalità di Scampia.

Sulla polemica interviene anche l’Assessore all’Istruzione del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri:

«Il tema che abbiamo posto come enti locali non riguarda la natura delle strutture ma le misure di adeguamento edilizio necessarie  al distanziamento e alla conquista di spazi consoni all’attuazione delle misure di prevenzione sanitaria quale il distanziamento. Spiace che dopo tante interlocuzioni ancora questo non sia chiaro, ci auguriamo che lo diventi al più presto. La ricchezza del patrimonio edilizio scolastico napoletano vede una grande varietà di situazioni, con scuole che vanno da fine Ottocento agli anni Ottanta come epoca di costruzione. Permangono, certo, forti difficoltà di manutenzione ordinaria legate allo strangolamento dei bilanci degli enti locali, cui si aggiungono oggi  esigenze straordinarie legate alle emergenza covid, che sono state ampiamente segnalate al governo».

L’Assessore Palmieri conclude poi invitando il Ministro Lucia Azzolina a Napoli per inaugurare il prossimo anno scolastico.

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Se le elezioni verranno confermate per il 20 e 21 settembre, in Campania le scuole riapriranno il 23

Se le elezioni verranno confermate per il 20 e 21 settembre, in Campania le scuole riapriranno il 23 settembre perché tornare in classe per qualche giorno e poi sospendere di nuovo le lezioni per consentire lo svolgimento del voto sarebbe un vero e proprio schiaffo al mondo della scuola – docenti, studenti e famiglie – già messo a dura prova dall’emergenza sanitaria. Il diritto allo studio, lo ribadisco, non va subordinato alle elezioni politiche“.

Lo annuncia l’assessore regionale alla Scuola, Lucia Fortin. L’assessore si dice soddisfatta dell’esito dello screening per il Covid-19 tra il personale della scuola che verrà ripetuto in previsione della riapertura dell’anno scolastico. “Il personale scolastico della Campania ha dimostrato un grande senso civico, ltre il 60% ha risposto all’appello della Regione Campania – spiega – Non c’è stato nessun caso positivo e quindi non si è reso necessario rimodulare la composizione delle commissioni”.

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Almalaurea, lavoro e università: Federico II di nuovo al top per retribuzione e occupazione

XXII indagine AlmaLaurea, risultati positivi per la Federico II per retribuzione e occupazione. Bene anche UniSannio. Laureati soddisfatti e lauree efficaci per UniSa e Suor Orsola.

Dopo la recente QS World University Rankings, che ha dato ottime notizie a due atenei campani, lo scorso 11 giugno sono stati comunicati i dati della XXII indagine Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani. L’indagine analizza le risposte dei laureati di primo livello (triennali) e di quelli di secondo livello (magistrali), questi ultimi ulteriormente divisi in biennali e a ciclo unico.

In che misura i laureati sono soddisfatti del proprio percorso di studi? Quanti sarebbero disposti a emigrare all’estero? Quanto è importante il percorso di formazione? I laureati sono soddisfatti? A queste e a molte altre domande risponde ogni anno il consorzio interuniversitario Almalaurea con i suoi dati ad ampissimo spettro.

Gli intervistati per la XXII indagine di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati sono stati 650mila laureati triennali e magistrali iscritti presso i 76 atenei italiani aderenti al consorzio e contattati a 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo.

La situazione italiana

Le performance occupazionali dei laureati italiani continuano il loro trend in miglioramento. In generale, il tasso di occupazione – definito dal consorzio come il rapporto tra gli occupati e gli intervistati, considerando i primi come tutti coloro i quali dichiarano di svolgere un’attività, anche di formazione, purché retribuita – in Italia si conferma in salita.

Ad un anno dalla laurea il tasso di occupazione per l’intero collettivo è del 53,5%, con sostanziali differenze tra il primo livello (41,4%) e il secondo livello biennale (74,8%). A cinque anni dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione dei laureati magistrali biennali sale all’86,5%.

Parallelamente sono in discesa i tassi di disoccupazione. A tre anni dal conseguimento del titolo, il tasso è del 7,2% per i laureati triennali e dell’8% per il totale di quelli magistrali, con punta del 10,2% per quelli a ciclo unico. A cinque anni dalla laurea, invece, il tasso di disoccupazione cala e si attesta intorno al 6% per tutte le categorie, in particolare al 5,7% per i laureati di primo livello e al 6,2% per tuti quelli di secondo livello.

Università e lavoro

I dati AlmaLaurea confermano la necessità del titolo di studio per avere accesso a migliori condizioni occupazionali. I livelli di occupazione sono più alti per i laureati rispetto ai non laureati, e i valori aumentano con gli anni anche per chi si era inserito nel mercato del lavoro durante gli anni della crisi economica.

Una buona connessione tra università e lavoro è data dall’aumento dei tirocini curriculari, opportunità interessanti per gli studenti che vogliono acquisire competenze professionali pratiche. I tirocini coinvolgono il 60,7% dei laureati di primo livello e il 63,1% dei laureati di secondo livello.

Un dato che può orientare i giovani nella scelta universitaria è sicuramente la retribuzione. Come spiega il rapporto sull’occupazione, le retribuzioni reali dopo un anno dalla laurea crescono del 16,7% per i laureati di primo livello, e del 18,4% per quelli di secondo livello, rispetto al 2014. Il miglioramento è evidente anche nell’ultimo anno, con un +3% per i laureati triennali e un +3,8% per quelli magistrali.

A distanza di cinque anni, in media i laureati di primo livello percepiscono 1.418 euro, mentre quelli di secondo livello 1.499 euro, con un aumento rispetto alla precedente rilevazione.

Quanto alla retribuzione, bisogna, tuttavia, tristemente segnalare che permangono differenze di genere pressoché ovunque. Gli uomini, infatti, tendono ad avere un guadagno medio mensile superiore rispetto alle donne, a volte anche di diverse centinaia di euro.

Gli studenti si formano all’estero?

Buone notizie da Almalaurea a livello di internazionalizzazione del percorso formativo. Lo studio all’estero è sicuramente una carta da giocare per entrare nel mondo del lavoro. Secondo il rapporto Almalaurea, gli studenti che hanno svolto un’esperienza all’estero hanno il 12,9% di possibilità in più di trovare un lavoro a un anno dalla laurea.

In particolare, il 15,7% dei laureati magistrali biennali ha scelto di studiare fuori dai confini italiani. Questo dato aumenta del 5,1% considerando i laureati che hanno partecipato a programmi di studio all’estero durante l’intero percorso 3+2. Questo porta la percentuale a 20,8%, valore che supera l’obiettivo fissato per il 2020 in sede europea (20%). I programmi di scambio sono scelti dai laureati magistrali biennali soprattutto per svolgere una parte rilevante di ricerca per la propria tesi (45,5%). Internazionalizzare il proprio percorso formativo si conferma, quindi, un vantaggio per i laureati.

Dalla Campania all’estero

Considerando i dati relativi alla regione Campania, l’università con maggiore numero di studenti che hanno effettuato un’esperienza all’estero è “L’Orientale” di Napoli, con il 19,3% dei laureati classe 2019 di primo livello, e il 32,8% di secondo livello. Seguono l’Università di Salerno e il Suor Orsola Benincasa, i cui laureati triennali del 2019 sono stati all’estero nel 6,7% e nel 6,4% dei casi rispettivamente. Quanto ai biennali, invece, laureati sempre nel 2019, hanno studiato fuori rispettivamente il 10,6% e il 7,3% degli studenti dei due atenei. Valori piuttosto alti anche per l’Università del Sannio e per la “Federico II”: nelle due università ha effettuato un soggiorno fuori Italia il 14,3% e l’11,8% dei laureati biennali.

L’emigrazione

Ecco che, dunque, ritorna lo spettro che l’Italia teme. Tutti lo immaginano, i dati lo confermano. L’emigrazione all’estero è una prospettiva che molti laureati prendono sempre più in considerazione. Quasi la metà dei laureati italiani è disposta a emigrare (47,3%), mentre il 31,8% si sposterebbe addirittura in un altro continente. In aumento rispetto alla precedente rilevazione, la percentuale di laureati magistrali biennali che ad un anno dal titolo lavora all’estero è del 7,1%, che sale al 7,6% a cinque anni dalla laurea.

Il divario Sud-Nord

Sostanzialmente in linea con la precedente indagine, dopo aver studiato nel proprio territorio, il 14,1% dei residenti al Sud trova lavoro al Nord, mentre solo il 5,7% al Centro.

Il divario tra il Nord e il Sud del Paese coinvolge principalmente il tasso di occupazione (14,6%). Se, tra i residenti del Nord, è occupato l’83,2% dei laureati ad un anno dal titolo, il tasso di occupazione per il meridione è del 68,6%. Una delle aree disciplinari più interessata da questo gap è quella dell’insegnamento, con un differenziale del 22,4% a discapito del Sud. Parallelamente, tra i residenti al Sud il tasso di disoccupazione è superiore dell’11,8% rispetto al Nord, attestandosi al 20,1%, contro l’8,3% delle regioni settentrionali. A pagarne lo scotto, soprattutto i laureati del gruppo geo-biologico e psicologico, con un divario di oltre il 20% tra Nord e Sud. Diseguaglianze evidenti anche per chi è laureato in letteratura (19,9%) e in discipline relative all’insegnamento (18,2%).

Sebbene il divario persista a 5 anni dalla laurea, questa forbice tende ad assottigliarsi nel tempo. Una notizia davvero incoraggiante per chi sceglie un ateneo del Sud. Infatti, il tasso di occupazione al Nord è pari al 91,1%, mentre al Sud è del’82,3%, con un divario che è ‘soltanto’ dell’8,8% (la stessa coorte partiva da un gap del 20% ad un anno dalla laurea).

Laureati magistrali biennali anno 2014: tasso di occupazione per ripartizione geografica di residenza alla laurea. Anni di indagine 2015, 2017, 2019 (valori percentuali). Fonte: dati pubblicati da Almalaurea, riportati così come estratti da “Rapporto laureati magistrali biennali”, p.15.

Il quadro degli atenei campani

Occupazione

Buone notizie da AlmaLaurea per gli atenei campani che, in linea generale, danno buoni risultati considerando i tassi occupazionali dei laureati.

Nel breve periodo, sono i laureati dell’Università Suor Orsola Benincasa ad avere il tasso di occupazione medio più alto ad un anno dalla laurea (47,3%). Tuttavia, prendendo in considerazione i laureati di primo livello nello stesso periodo, a guidare la classifica troviamo l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” (39,4%), con buoni risultati anche per l’Università Suor Orsola Benincasa e per la “Parthenope” (entrambe al 37,4% di occupazione). Considerando, invece, i laureati biennali, la “Parthenope” ha un tasso occupazionale a un anno dalla laurea del 75,3%, il valore più alto tra gli atenei campani. Seguono Università “Federico II” (70,3%) e Università del Sannio (70,2%).

Sono, invece, i laureati dell’Università “Federico II” ad avere il tasso di occupazione più elevato a 5 anni dal conseguimento del titolo (82,4%), con i valori più alti in assoluto raggiunti dai laureati biennali (84,6%). Buoni risultati anche per i laureati magistrali biennali dell’Università “L’Orientale” e dell’Università degli Studi di Salerno, con tassi di occupazione, dopo cinque anni, dell’81,9% e dell’81,8% rispettivamente. Buoni risultati anche per la Vanvitelli (81,1%), mentre i restanti atenei presentano valori tra il 70-79%.

La Campania si sposta al Nord?

Nel breve e nel lungo periodo più del 60% dei laureati negli atenei campani, in media, resta al Sud. I valori ovviamente oscillano in base a diverse variabili, tra le quali il ciclo e il corso di studi. In testa, l’Università Parthenope, con il 76,6% dei laureati che in media, ad un anno dal titolo, lavora al Sud. Spostando l’attenzione sui laureati biennali, questo valore sale fino all’83,9% del Suor Orsola Benincasa.

Contattati a 5 anni dal conseguimento del titolo, più della metà dei laureati biennali in tutti gli atenei della Campania, ad eccezione dell’Università del Sannio, lavora al Sud. La percentuale più alta è registrata dall’Università Vanvitelli (72,4%), mentre il valore più basso è dell’UniSannio (49,5%). Il 57,1% dei laureati biennali della Federico II lavora al Sud, mentre in tutti gli altri atenei campani le percentuali sono superiori al 60%.

Dopo un anno, in media, lavorano al Nord soprattutto i laureati della Federico II (16,2% al Nord-Ovest e 6,3% al Nord-Est), quelli dell’UniSannio (15,6% al Nord-Ovest e 6,1% al Nord-Est), e quelli dell’Università di Salerno (14,2% al Nord-Ovest e 6,6% al Nord-Est). Dati confermati anche a 5 anni: Federico II e UniSa sono gli atenei con il maggior numero di laureati al Nord. Restringendo il campo ai laureati biennali, nel lungo periodo, gli ex-studenti della UniSannio si sono spostati al Nord quasi nel 30% dei casi. In particolare, il 16,2% lavora nel Nord-Ovest e il 13,5% nel Nord-Est.

Lavoro a tempo indeterminato

In termini di lavoro a tempo indeterminato, la Federico II è l’ateneo con una percentuale maggiore di laureati con contratto a tempo indeterminato nel lungo periodo (59,2%), insieme al Suor Orsola (59,2%). Bene anche l’Università di Salerno, dove gli occupati con contratto a tempo indeterminato dopo cinque anni rappresentano il 58,1%. A un anno, invece, maggiori possibilità sono offerte dalla Vanvitelli, con il 30,7% di contratti a tempo indeterminato. Anche in questo caso troviamo la Federico II e il Suor Orsola, entrambi al 29,8%. Forse per la natura delle discipline offerte, abbastanza male, rispetto agli altri atenei campani, va L’Orientale, con il 21,6% di contratti a tempo indeterminato ad un anno, e poco più del doppio (46,7%) dopo cinque anni.

Retribuzione

Secondo AlmaLaurea, laurearsi in Campania comporta una retribuzione leggermente inferiore rispetto al profilo nazionale, anche se i valori variano in base all’ateneo. Chi si è laureato all’Università di Napoli “Federico II” o all’Università del Sannio ha migliori possibilità di guadagno nel breve e nel lungo periodo. Ad un anno dal titolo, l’ateneo beneventano presenta una media complessiva di 1.094 euro, superiore anche a quella della scorsa indagine, mentre l’ateneo partenopeo una media mensile di 1.068 euro.

A cinque anni dalla laurea, gli studenti della Federico II possono godere, invece, di una retribuzione mensile media di 1481 euro, che raggiunge i 1523 euro, superiore alla media nazionale, se si considerano i laureati magistrali biennali.  Alti livelli anche per l’Università del Sannio, i cui laureati a cinque anni guadagnano in media 1469 euro, con punta di 1.501 euro per quelli biennali. In tutti gli altri atenei, la media complessiva dopo cinque anni dal conseguimento subisce oscillazioni che vanno dai 1244 euro (Suor Orsola) ai 1365 (Università di Salerno).

Considerando l’Italia ad ampio spettro, alcuni divari permangono. Dopo un anno dalla laurea, le retribuzioni nette sono più alte del 26% per i laureati che lavorano al Nord (1.303 euro vs 1.034 euro). Tuttavia, il gap retributivo tra Nord e Sud sembra ridursi, poiché nel 2019 AlmaLaurea segnala un aumento delle retribuzioni del 5,4% al Sud e del 2,5% al Nord.

Pillole flash sugli atenei campani

Università di Napoli Federico II

Gli ex-studenti della Federico II godono di un maggiore tasso di occupazione a cinque anni dalla laurea. Tuttavia, prendendo in considerazione le lauree magistrali biennali, l’occupazione è nettamente minore nelle aree psicologiche (75,3%), letterarie (75,9%), politico-sociali (75,9%). Al contrario, all’apice della classifica troviamo gli occupati in difesa e sicurezza (100%), ingegneria (94,1%) e in discipline economico-statistiche (87,7%). In termini di corrispondenza tra occupazione e retribuzione, alla Federico II i laureati biennali in ingegneria sono anche quelli che guadagnano di più (1.777 euro in media). Il 63% dei laureati dopo cinque anni considera la propria laurea molto efficace e/o efficace. Dopo un anno dalla laurea, il 53,6% dei laureati valuta la propria preparazione molto adeguata, mentre questo valore raggiunge il 56,5% a cinque anni dal titolo.

L’Orientale

L’Università di Napoli “L’Orientale” è il centro di sinologia e orientalistica più antico in Europa. Data la sua intrinseca propensione allo scambio interculturale, non stupisce che il 10,7% dei suoi laureati biennali abbia trovato lavoro all’estero. Inoltre, più della metà dei laureati al biennio nel 2019 sono disponibili a trasferirsi in Europa (62,1%) o in un paese extra-europeo (47,0%). Molto buono il tasso di occupazione dei laureati biennali magistrali, che raggiunge un picco nell’area linguistica (86,9%), mentre sono inferiori i valori per l’ambito politico-sociale (79,9%) e letterario (64,4%). In generale, nell’89,7% dei casi i laureati biennali lavorano nel settore dei servizi. Interessanti anche le prospettive di ricerca. Nel 2019 il 44,4% dichiara di voler continuare gli studi, di cui il 18,4% con un dottorato di ricerca.

Parthenope

Il 56% dei laureati presso questa università, a cinque anni dalla laurea, ha notato un miglioramento nel proprio lavoro dovuto alla laurea, di cui il 40,5% parla di miglioramento delle competenze professionali, il 26,2% rispetto alla posizione lavorativa, e il 21,4% dichiara un miglioramento economico. Inoltre, il 53,7% degli occupati a cinque anni dal titolo ha dichiarato di usare in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso di studi, mentre il 62,4% ritiene la propria laurea efficace o molto efficace.

Università della Campania “Luigi Vanvitelli”

All’Università della Campania, dopo cinque anni i laureati in discipline giuridiche sono quelli che soffrono il tasso di occupazione più basso (66,7%). Molto meglio i laureati in discipline politico-sociali (85,5%), geologi e biologi (86,7%) e i laureati in ingegneria (94,5%). Nel lungo periodo, a guadagnare di più sono i laureati in campo medico, con uno stipendio mensile medio di 1.701 euro. Va molto peggio ai laureati in discipline giuridiche, che chiudono la classifica con 626 euro. Degli ex-studenti dell’università casertana, a cinque anni dal titolo, il 67,9% ha trovato lavoro nel settore privato, il 29% nel pubblico.

Suor Orsola Benincasa

Dopo cinque anni, il 79,2% dei laureati al Suor Orsola Benincasa giudica efficace o molto efficace la propria laurea, mentre il 65,7% giudica la propria formazione professionale molto adeguata. La quasi totalità dei laureati biennali (96,6%) dopo cinque anni è impiegata nel settore dei servizi, il 75,5% svolge un’attività nel privato, mentre il 22,6% nel pubblico. I settori nei quali si inseriscono gli ex-studenti biennali del Suor Orsola sono soprattutto quello linguistico (78,9%) e quello politico-sociale (67,6%). Al Suor Orsola Benincasa tra i laureati classe 2019 della magistrale biennale il 75,5% ha avuto un’esperienza lavorativa durante l’università. Questo è un dato molto importante se si vuole considerare il rapporto tra università e mondo del lavoro.

Università del Sannio

Tra i laureati all’Università del Sannio, il 62,8% dei magistrali biennali reputa la propria formazione universitaria molto adeguata al tipo di lavoro che svolge dopo cinque anni. Nella media anche la soddisfazione, che si attesta al 63,4% sia dopo un anno che dopo cinque anni dal titolo. Invece, il 55,6% trova benefici e miglioramenti nello svolgimento dell’attività lavorativa dopo l’acquisizione del diploma biennale. Dopo un anno dalla laurea biennale, ingegneria raggiunge il 100% di tasso di occupazione, immediatamente seguita da difesa e sicurezza (98,4%) e economia e statistica (87,7%). Mentre a cinque anni, oltre ai laureati biennali in campo ingegneristico (94,1%) e medico (90,7%), riescono a districarsi bene anche i laureati in campo linguistico (84,9%) e letterario (80,3%). Molto alta la percentuale di laureati (88,3%) che, durante il corso di studio di secondo livello, ha effettuato tirocini curriculari o lavori riconosciuti.

Università di Salerno

Secondo i dati AlmaLaurea, i laureati dell’Università di Salerno sono molto soddisfatti: a cinque anni dalla laurea il 70,6% dei laureati considera la propria laurea molto efficace e/o efficace per il lavoro che svolge, e abbastanza efficace nel 20,9% dei casi. Il 76,3% si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso magistrale! I tassi occupazionali restano in linea con gli altri atenei campani. Considerando i laureati biennali magistrali e i settori disciplinari, ad un anno dalla laurea i percorsi a più alto inserimento lavorativo sono quelli ingegneristici (89,0%) e scientifici (84,9%), mentre va male per l’area letteraria (46,5%). A cinque anni dal titolo, invece, mentre resta stabile l’occupazione in ingegneria (93,2%), ottime notizie arrivano dall’area linguistica, che gode di un tasso di occupazione dell’84,8%, e dall’area scientifica (83,7%).

E il Covid-19?

Certo, bisogna riconoscere che in questo momento storico il futuro è pericolosamente incerto. Soprattutto se consideriamo lo scenario prospettato dall’ISTAT che nel 2020 prevede un calo del 9,3% degli occupati, con oltre 2 milioni di posti di lavoro persi e un crollo del PIL pari all’8,3%. Insomma, se l’incertezza nella correlazione titolo di studio-occupazione era già presente nell’era pre-covid, lo è certamente in seguito a quello che molti definiscono uno shock senza precedenti.

La rilevazione di AlmaLaurea purtroppo non tiene conto del crollo verificatosi in seguito alla pandemia durante i primi mesi del 2020. Tuttavia, i dati ci forniscono un affresco realistico della situazione delle nostre università e del rapporto tra laureati e mondo del lavoro.

Inoltre, gli analisti di AlmaLaurea, nel loro rapporto, hanno effettuato alcune considerazioni sugli effetti della pandemia, analizzando dei dati parziali. Chi sembra aver sofferto maggiormente a causa dell’emergenza sono i neo-laureati, quelli che, insomma, aspettavano di entrare nel mondo del lavoro proprio ora. Invece, chi era già inserito ha sofferto meno il colpo. I dati parziali, infatti, evidenziano un calo del tasso di occupazione di -9.0 punti percentuali per i laureati di primo livello (65%) e di -1.6 punti percentuali per quelli di secondo livello (70,1%) rispetto alla rilevazione del 2019. Al contrario, dopo 5 anni dal conseguimento del titolo il tasso è in aumento, attestandosi all’88,8%.

L’Italia non è un Paese per ‘smart workers’

Nel pieno della pandemia, gli analisti di AlmaLaurea si sono interrogati anche sullo smart working. I dati confermano che l’Italia arranca ancora in digitalizzazione del lavoro. Nel 2019 lo smart working è poco diffuso tra i laureati. A un anno dal titolo, solo il 3,1% dei laureati di primo livello e il 4,2% di quelli di secondo livello ha dichiarato di svolgere un lavoro da remoto, percentuali che salgono al 4,6% e al 5,2% a cinque anni dal titolo.

Dati estratti dai diversi rapporti forniti da Almalaurea, nell’ambito della XXII indagine sulla condizione occupazionale dei laureati (2020) e sul profilo dei laureati (2020).

I dati della XXI indagine Almalaurea sono disponibili qui.

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Scuola e dintorni

World University Ranking: Federico II migliore del Sud Italia, ma anche UniSa guadagna posizioni

Pubblicata la QS World University Ranking per il 2021. Federico II e UniSa gli unici atenei campani tra i primi mille al mondo.

Puntuale, come ogni anno, arriva la classifica QS World University Ranking, che identifica le prime mille università al mondo, con l’obiettivo di fornire agli studenti uno strumento valido e utile per confrontare i diversi atenei su scala internazionale. Quatto i macro-ambiti di osservazione: ricerca, insegnamento, occupazione e internazionalizzazione. A questo proposito, diversi sono gli indicatori presi in considerazione, come reputazione accademica, reputazione dei datori di lavoro, numero di citazioni, internazionalizzazione delle facoltà, numero di studenti stranieri.

Quest’anno, per gli analisti di Quacquarelli Symonds sono 36 gli atenei italiani annoverati tra i migliori al mondo. Due le università campane in questa classifica internazionale.

Buone notizie per due atenei campani

Buone notizie per l’Università degli Studi di Salerno che, dopo essere entrata in classifica per la prima volta lo scorso anno, per il 2021 si attesta all’interno del range 801-1000. Punto di forza dell’ateneo salernitano è la ricerca (High Research Output), con un valore di 35,2 citazioni per facoltà.

In crescita anche l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, migliore università del Sud Italia. L’ateneo federiciano guadagna ben 32 posizioni dallo scorso anno, posizionandosi al 392esimo posto, a pari merito con l’Università Vita-Salute San Raffaele. Per gli analisti QS, l’ateneo partenopeo, dunque, avanza nella classifica: è ottavo tra gli atenei italiani e 174esimo tra quelli in Europa.

Per la Federico II un indicatore molto importante è la ricerca prodotta, di livello molto alto (Very High Research Output). L’ateneo partenopeo si classifica 134esimo per numero di citazioni per facoltà (citations per faculty), con un valore di 59,7. Per questo è quarto in Italia e segue la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa (prima in Italia e 29esima nel mondo), la Normale di Pisa (seconda in Italia e 84esima nel mondo), e l’Università Bicocca di Milano (terza in Italia, 115esima nel mondo). Incoraggianti anche i risultati per quanto riguarda la reputazione accademica. La Federico II, infatti, si posiziona al nono posto in Italia, occupando il 249esimo posto a livello globale.

I migliori atenei italiani

Il primo ateneo italiano nella classifica è il Politecnico di Milano, al 137esimo posto, seguito dall’Alma Mater di Bologna (160) e dalla Sapienza di Roma, che rientra tra le prime duecento, posizionandosi al 171esimo posto. Bene anche l’Università di Padova (216), l’Università di Milano (301) e il Politecnico di Torino (308). Nella top-10 degli atenei italiani anche l’Università di Pisa (383), la Federico II di Napoli (392), la Vita-Salute San Raffaele di Milano (392) e l’Università di Trento (403).

Risultati davvero importanti per le università italiane in questa classifica. Un trend generalmente positivo, che registra la crescita di diversi atenei italiani, principalmente in riferimento alla reputazione accademica e all’impatto della ricerca prodotta. Quattro le new entry: l’Università Vita-Salute San Raffaele (392), la Libera Università di Bolzano (range 601-650), l’Università della Calabria e l’Università Politecnica delle Marche (range 801-1000).

È davvero importante riconoscere alle università italiane il merito di produrre ricerca scientifica ad alto impatto, consolidando i loro posizionamenti a livello internazionale. Tutto ciò malgrado gli ormai (tristemente) noti problemi con i quali il sistema universitario italiano deve convivere, come precariato e limitata disponibilità di fondi per la ricerca.

QS World University Ranking: la top-10

A dominare la classifica mondiale è il Massachusetts Institute of Technology (MIT), ormai ben saldo in prima posizione da anni. Seguono Stanford, Harvard, e il California Institute of Technology. Prima in Europa è la University of Oxford, in quinta posizione mondiale, seguita dall’ETH (Swiss Federal Institute of Technology) di Zurigo e dalla University of Cambridge. Chiudono la top-10 dei migliori atenei al mondo l’Imperial College London, la University of Chicago e University College London (UCL).

La classifica QS World University Ranking 2021 è disponibile qui.

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CulturaScuola e dintorni

F2 Radio Lab, radio ufficiale della Federico II, vince ancora

F2 Radio Lab, la webradio ufficiale della Federico II di Napoli, si aggiudica due premi importanti durante l’edizione del FRU di quest’anno. Passione, creatività e tanto impegno premiano gli sforzi degli studenti “trendy e lode”.

Si è tenuta, online, la quattordicesima edizione del FRU (Festival delle Radio Universitarie). La pandemia che ci ha colpiti in questi mesi non ha fermato la passione di tantissimi giovani studenti e F2 Radio Lab, la radio ufficiale dell’Università Federico II di Napoli, si dimostra sempre un’eccellenza.

F2 Radio Lab ha ricevuto, infatti, due importanti riconoscimenti per il programma “Soraya – La radio si racconta” che per la categoria “Premio del Pubblico”, si è aggiudicato il primo posto, mentre per il contest “Miglior Programma”, ha ottenuto il secondo posto. Questa vittoria, premia anche il lavoro di tutti gli studenti che non si sono fermati durante l’emergenza da Covid-19 e stanno continuando a trasmettere da casa.

“Soraya – La radio si racconta” è un programma nato dall’idea e dalla collaborazione di Amedeo De Chiara, Biagio Natale, Federica Bertel e Naomi Stella. Questi ragazzi hanno partecipato al laboratorio radiofonico della Federico II che si tiene ogni anno e poi vivono concretamente la radio, lavorando a ogni passaggio necessario di questa macchina così creativa e dinamica, mettendo in campo un loro programma che si è, appunto, dimostrato vincente. In onda ogni martedì alle 13.30 sul sito di F2 Radio Lab, è un inno d’amore alla radio e cerca di capirne le origini, raccontarne le evoluzioni nel tempo da protagonista indiscussa delle nostre vite.

F2 Radio Lab è la webradio ufficiale della Federico II, nata nel 2004. Gli studenti sono l’anima, la voce e il cervello di questa radio trendy e lode che nel corso del tempo, ha formato moltissimi speaker, registi radiofonici, redattori e programmatori musicali.

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Scuola e dintorni

Campania, bonus di 250 euro per studenti: online il bando

bonus studenti campania

Da ieri online il nuovo bando per richiedere un bonus di 250 euro da spendere per l’acquisto di dispositivi utili agli studenti.

Da ieri, fino al 18 luglio, sarà possibile effettuare la richiesta per i 250 euro concessi dalla Regione Campania. Lo scopo del bonus, riservato agli studenti con un reddito ISEE inferiore a 13.000 euro, è quello di far acquistare dispositivi utili per la didattica a distanza. La cifra totale stanziata dalla Regione Campania è di circa 10 milioni di euro ed è possibile effettuare la richiesta sul sito Adisurc, previo accreditamento.

Studenti fuori sede

Sempre per conto dell’Adisurc sono stati stanziati 270mila euro per i richiedenti extra bando di alloggi e residenze. Anche chi non ha usufruito dell’alloggio per il tempo minimo richiesto dai requisiti avrà la possibilità di fare richiesta.

La Regione Campania si dimostra, ancora una volta, dalla pare degli studenti del proprio territorio: la prova inconfutabile sono i 31 milioni spesi a favore dell’educazione in questo periodo di emergenza sanitaria. L’assessore regionale all’istruzione Lucia Fortini afferma:

Dopo i bandi “iostudio ” e “conlefamiglie” stiamo provando a reperire ulteriori risorse. Alla Regione Campania si lavora senza sosta anche nel weekend per fare arrivare soldi alle famiglie più velocemente possibile. Per tutte queste misure abbiamo utilizzato il parametro del reddito ISEE per identificare con maggiore rapidità le persone più bisognose. Noi ci siamo e aiutare i più fragili è il modo concreto delle istituzioni di stare vicini ai cittadini

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Scuola e dintorni

Azzolina, firmate tre ordinanze: ecco ciò che c’è da sapere

Confermate le 3 ordinanze sugli esami di primo e secondo ciclo e sulla valutazione. Azzolina: «Ora una nuova sfida: esami di maturità e riportare tutti i nostri studenti a scuola a settembre».

Firmate dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina le tre ordinanze (9, 10 e 11 del 16 maggio 2020) sugli esami finali del primo ciclo, sulla valutazione e sulle modalità di svolgimento dell’esame di maturità. La Azzolina ne ha illustrato i punti salienti nel corso di una conferenza stampa, affiancata da Agostino Miozzo, coordinatore del comitato tecnico-scientifico, e dal professor Alberto Villani, membro del comitato.

Nessun cambiamento sostanziale rispetto a quanto già trapelato dalle bozze, discusse con i sindacati e valutate dal Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Confermata la maturità in presenza per circa 500mila studenti in Italia, di cui poco più di 71mila in Campania, ma seguendo un rigido protocollo di sicurezza. «Mi aspetto dagli studenti massimo senso della responsabilità», ha affermato, a questo proposito, la Azzolina.

Non sono però mancate le opposizioni. E infatti, nelle scorse settimane sono state mosse diverse critiche alla decisione di procedere con la maturità in presenza.

«Tenere le scuole chiuse – ha specificato la ministra durante la conferenza – ci ha permesso di salvare vite umane». Ma ora bisogna cercare di ripartire. Perché no, anche dalla scuola. Per la Azzolina gli esami di Stato sono «un momento importantissimo, un momento per certi versi di passaggio». Insomma, un’esperienza che non sarebbe stato giusto sottrarre agli studenti «a maggior ragione in un’Italia che sta ripartendo».

Maturità in presenza

L’esame di maturità in presenza sarà un vero e proprio banco di prova per le misure di controllo e sicurezza e un primo importante test in vista di un possibile ritorno in classe, che la ministra Azzolina comunque auspica per settembre. Compatibilmente con le condizioni epidemiologiche, gli esami inizieranno il 17 giugno alle 8:30 e saranno articolati in un solo colloquio orale della durata massima di 60 minuti.

Il colloquio orale

Il colloquio orale consterà di diverse “fasi”. Ogni maturando dovrà discutere un elaborato sulle discipline di indirizzo circa un argomento che sarà concordato con i propri docenti entro il 1 giugno. Il secondo passo prevede la discussione di un testo di lingua e letteratura italiana già studiato durante l’anno. A seguire, i candidati dovranno discutere e analizzare materiali assegnati loro dalla commissione circa le restanti discipline, coerentemente con il percorso di studi. Infine, essi discuteranno la propria esperienza nell’ambito del PTCO (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) e le conoscenze in “Cittadinanza e Costituzione”.

La ministra Azzolina ha rivolto anche un appello ai docenti. Sebbene non sia scritto nell’ordinanza, la commissione potrà decidere di dare agli studenti la possibilità di parlare della propria esperienza del coronavirus. Secondo la ministra, infatti, le settimane vissute in quarantena e, in generale, l’esperienza della pandemia hanno avuto un forte impatto sugli studenti, rendendoli, forse, cittadini più maturi e consapevoli.

La commissione

I maturandi sosterranno l’esame davanti a una commissione composta da sei membri interni e un presidente esterno. A questo proposito, fa già discutere la mancanza di presidenti per strutturare le commissioni. Ma la ministra ha affermato di essere «assolutamente certa che avremo tutti i presidenti di commissione al loro posto per fare gli esami di Stato».

La valutazione degli esami di maturità

Considerata la difficile situazione di emergenza, quest’anno si è cercato di dare maggior peso al percorso scolastico dei maturandi. Per questo motivo, il totale dei crediti formativi acquisiti durante il triennio potrà arrivare fino a 60 punti. Il colloquio orale, invece, potrà valere fino a un massimo di 40 punti. In questo modo, i candidati possono comunque raggiungere 100/100 ed eventualmente la lode.

Il protocollo di sicurezza

La pulizia quotidiana e quella delle aule alla fine di ogni sessione saranno prioritarie. Inoltre, i candidati e i commissari dovranno mantenere la distanza di sicurezza di almeno due metri. Di cruciale importanza sarà l’igienizzazione delle mani. Obbligatorio l’uso della mascherina da parte degli studenti e dei docenti; sarà possibile abbassarla durante il colloquio esclusivamente con il rispetto della distanza di sicurezza di due metri. Ogni candidato potrà portare con sé un solo accompagnatore, a patto che quest’ultimo rispetti tutte le regole.

Condizioni di massima sicurezza, dunque, per gli esami di maturità, definite in un documento che disciplina misure organizzative e di prevenzione. «Il Comitato tecnico-scientifico ha fornito misure chiare e attuabili per poterli svolgere in presenza», ha assicurato Lucia Azzolina. Si tratta di un documento che sarà inviato alle scuole dopo la firma di un protocollo condiviso con i sindacati.

Inoltre, il ministero dell’Istruzione fa sapere di aver stipulato anche una convenzione con la Croce Rossa Italiana per il supporto delle istituzioni scolastiche durante lo svolgimento degli esami di stato, e di aver stanziato 39 milioni del Decreto Rilancio per attuare le misure di sicurezza.

Il Piano B

Le disposizioni pubblicate nelle ordinanze sono, tuttavia, soggette all’andamento della curva dei contagi e alla situazione epidemiologica. Qualora le condizioni dovessero aggravarsi al punto tale da non permettere lo svolgimento dell’esame in presenza, pronte anche delle ipotesi per un eventuale piano B. «Faremo un monitoraggio costante», ha affermato la ministra Azzolina, specificando che con un peggioramento della situazione «gli esami si svolgeranno in videoconferenza».

Esami del primo ciclo

Quanto all’esame di terza media, invece, la ministra Azzolina ha spiegato di aver accolto le richieste delle scuole, le quali avevano chiesto una estensione delle procedure. Dunque, il termine per concludere le operazioni relative agli esami di primo ciclo è stato fissato al 30 giugno.

Gli studenti dovranno produrre un elaborato su un argomento concordato con gli insegnanti, e discuterlo in modalità online con il consiglio di classe, che poi procederà alla valutazione durante lo scrutinio finale. La valutazione terrà conto dell’intero percorso dello studente.

Scuola primaria: voti o giudizi?

Dilemma anche nella scuola primaria, questa volta riguardo al sistema di valutazione. Voti o giudizi? Da quanto si apprende, la valutazione quest’anno resterà in numeri, poiché i tempi erano troppo stretti per stravolgerne il sistema. «La questione è complessa – ha spiegato la Azzolina – Ci penseremo tutti insieme e capiremo per il prossimo anno scolastico se agire, ma sono cose che hanno bisogno di meditazione».

Le valutazioni

Per la ministra è importante che tutti gli studenti abbiano la possibilità di recuperare, poiché le condizioni di questi mesi sono straordinarie. «Abbiamo attraversato la tempesta», ha affermato la Azzolina. Perciò, la valutazione generale degli alunni terrà conto dell’intero lavoro svolto, in presenza e attraverso la didattica a distanza.

«Gli alunni potranno essere ammessi alla classe successiva anche con voti inferiori a 6 decimi, in una o più discipline – si legge del comunicato del Ministero – Ma per chi è ammesso con insufficienze o, comunque, con livelli di apprendimento non pienamente raggiunti sarà predisposto dai docenti un piano individualizzato per recuperare quanto non è stato appreso. L’integrazione degli apprendimenti partirà da settembre e potrà proseguire, se necessario, durante tutto l’anno scolastico 2020/2021».

Bocciature?

Dunque, «resta la possibilità di non ammettere all’anno successivo? Sì, ma solo in casi molto circoscritti», queste le parole della Azzolina. In particolare, come ha spiegato la ministra dell’Istruzione durante la conferenza stampa, sarà possibile bocciare in due casi specifici. Il primo caso riguarda la mancanza di frequenza dello studente nel primo periodo didattico. Il consiglio di classe, in questa condizione, non ha elementi sufficienti per una valutazione completa. In situazioni del genere, sarà necessario il voto unanime. La seconda possibilità, invece, è che lo studente non venga ammesso a causa di provvedimenti disciplinari gravi.

Nei restanti casi, lo studente verrà ammesso all’anno successivo, ma con l’obbligo di recuperare le insufficienze prima del prossimo anno scolastico.

Ipotesi ritorno a settembre?

A proposito dell’anno scolastico 2020/2021, viene naturale domandarsi se si tornerà tra i banchi a settembre. «Il nostro obiettivo – ha dichiarato la ministra – è riportare gli studenti a scuola». Tuttavia, è chiaro che la questione è complicata, specialmente agli inizi di una fase 2 i cui effetti sono ancora tutti da scoprire.

«Giungeremo alla struttura di un documento tecnico-scientifico che chiaramente immaginerà diverse ipotesi- ha risposto la Azzolina – non abbiamo la sfera di cristallo per quello che sarà lo scenario epidemiologico di settembre, quindi dovremo immaginare tutte le diverse possibilità».

La “nuova” scuola

Sicuramente, non dobbiamo aspettarci un ritorno al tempo del pre-coronavirus. Piuttosto, occorre ripensare l’idea di scuola. Tra le ipotesi che potrebbero prospettarsi, un allargamento degli spazi scolastici, e (forse) una scuola che possa, perché no, persino “uscire fuori” dai suoi confini, più o meno stereotipati.

«Sarà una scuola nuova, diversa. Sarà forse l’occasione per migliorarla, questa scuola. Insieme a tutti. Perché quando si parla di scuola, si parla di Paese. A settembre dobbiamo immaginare una scuola ancora più aperta quindi coinvolgeremo tutti gli stakeholder che sono presenti nei territori e che possono farci immaginare una scuola che non sia necessariamente chiusa nell’edificio nel quale siamo abituati a vederla».

Infine, resta ancora l’incertezza sulle misure e sull’uso dei dispositivi di sicurezza da mettere in campo durante il prossimo anno scolastico. Su questo è intervenuto Agostino Miozzo, allargando le braccia:

«Dobbiamo immaginare e inventarci un percorso non previsto in alcun testo di organizzazione stiamo sperimentando formule di aggregazione studentesca mai vista nella storia. Dobbiamo inventarci un nostro percorso sulla base dell’analisi seria e professionale delle conoscenze che abbiamo. L’esame a giugno è un test, a settembre avremo tutti gli studenti della scuola. Si può pensare ad ingressi scaglionati: alle otto, alle otto e venti… ma sono tutte ipotesi».

«Daremo suggerimenti per ridurre il numero studenti all’interno delle classi», ha continuato Miozzo. Tuttavia, è evidente la difficoltà di prevedere al momento cosa succederà nei prossimi mesi.

«Adesso stiamo aprendo musei, ristoranti, spiagge. Stiamo tentando di tornare ad una sorta di normalità. Dovremo vedere quali effetti ci saranno fra 1-2 mesi. Sarà un esercizio di studio continuo e di ipotesi di programmi che dovranno essere adattati in corso d’opera».

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CronacaPoliticaScuola e dintorni

Prof di Ischia positivo al Coronavirus continua a fare lezione dall’ospedale. Il Presidente Conte: “Grazie. Gli studenti saranno fieri di lei”

Giuseppe Conte elogia e ringrazia il professor Ambrogio Iacono, che nonostante la malattia continua a registrare le videolezioni per i suoi studenti: “Grazie, Professore: i suoi studenti saranno fieri di Lei”

Tra la politica e la scuola

Nelle attività commenti ed interventi del premier Conte si scorgono spesso gli echi della sua precedente carriera di docente. Oggi il presidente del consiglio mostra ancora una volta il suo legame e la sua attenzione al mondo della scuola elogiando il professore di Ischia che, nonostante sia ricoverato in quanto affetto da Covid19, non ha mai smesso di effettuare le sue videolezioni.

Nello specifico, Giuseppe Conte scrive:

Tanti cittadini stanno offrendo prove di grande impegno. Tra questi c’è il prof. Ambrogio Iacono: colpito dal Covid-19, continua a fare lezione a distanza ai suoi studenti dal letto dell’ospedale. Grazie Professore: i suoi studenti saranno fieri di Lei.

Le parole del Professore “E’ un momento molto delicato per i giovani

Il Professore Ambrogio Iacono insegna presso l’Istituto Alberghiero Telese di Ischia. 

Dal 12 Aprile è ricoverato in ospedale per via di una polmonite da Covid19. Nonostante le sue condizioni e la sua positività al tampone, il Professore ha continuato ad effettuare videolezioni a favore dei suoi studenti.

L’insegnamento, per coloro che amano il proprio lavoro, è una vocazione, un dovere piacevole a cui non si deve e non si può rinunciare. Il professor Ambrogio Iacono racconta di aver continuato a portare avanti i suoi insegnamenti per i propri studenti, che in questo periodo difficile hanno perso molti punti di riferimento e che, nonostante la situazione, hanno “fame di cultura“:

Visto che le mie condizioni non sono critiche ho ritenuto di continuare a seguire i miei studenti, con minore frequenza ma senza lasciare nulla di intentato. Non c’erano motivi per cui mi mettessi in malattia.

Questo è un momento molto delicato per i giovani: con la chiusura della scuola hanno perso un punto di riferimento e ognuno deve dare un contributo. Devo dire che i risultati sono emozionanti, i ragazzi seguono molto e hanno fame di cultura.

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CronacaPoliticaScuola e dintorni

Concorso per gli insegnanti: Pubblicati i bandi in Gazzetta ufficiale

Azzolina coronavirus emergenza scuola

Pubblicati in  Gazzetta ufficiale i bandi per il concorso da insegnante: si prospetta un numero molto elevato di candidati. Ecco tutte le informazioni utili su punteggi e modalità.

Sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale, i quattro concorsi per insegnanti, dalla scuola primaria ai licei. Si prospetta un numero di candidati tra 180 e 240 mila. Saranno quattro percorsi diversi, previsti tra luglio e ottobre, ad assumere ben 61.863 docenti, che ridurranno l’eccesso di supplenti e sostituiranno i trentamila maestri e professori che nel corso del prossimo anno scolastico andranno in pensione.

Chi non risulterà vincitore ma “idoneo”, otterrà comunque l’abilitazione alla professione che consentirà la partecipazione futura a concorsi ordinari. La prova straordinaria abilitante è riservata a tutti gli insegnanti con un’anzianità di servizio di almeno tre anni, anche sul sostegno, di cui uno trascorso nella classe di concorso per la quale affronteranno la selezione e la votazione minima per essere idonei è di 28 punti su 40 nella prova scritta.

Chi vincerà, potrà insegnare subito ma il primo anno sarà di formazione e sarà necessario ottenere i 24 crediti formativi universitari. Al termine dell’anno ci sarà un colloquio di verifica e se non si otterrà il punteggio minimo, il ruolo non sarà confermato, anche se i vincitori dovranno comunque restare almeno cinque anni nella sede di prima assegnazione per continuità didattica.

Le domande per il primo bando si potranno inviare dal 28 maggio al 3 luglio e, il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina spera che lo svolgimento della prova sia possibile già a luglio:

“Dobbiamo portare i vincitori in cattedra già a metà settembre”.

Per consentire ai candidati di poter svolgere la prova computer based (test a crocette) con il distanziamento necessario, il ministero dell’Istruzione ha previsto di utilizzare ottomila istituti sul territorio, adeguatamente sanificati, con 33.000 postazioni disponibili. Nei singoli plessi potranno entrare solo dieci candidati alla volta e le prove si svolgeranno in diversi giorni, divise per classi di concorso.

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