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Sagre in Campania: 5 da non perdere in provincia di Caserta

Carne griglia

Siamo giunti al quarto appuntamento di #BussoLaSagra. Questa volta scopriamo insieme le cinque sagre da visitare in provincia di Caserta. 

  1. . Sagra degli Antichi Sapori

Ultimi giorni per poter visitare una delle sagre più importanti della provincia di Caserta: la Sagra degli Antichi Sapori, che ha luogo a Gioia Sannitica dal 12 al 18 agosto. L’evento è organizzato dalla ProLoco Gioiese ed è arrivato quest’anno alla sua ventiduesima edizione. Gli stand enogastronomici apriranno alle 20:30 e la sagra si svolgerà nella caratteristica Piazza Giovanni Paolo II, nel tranquillo scenario ai piedi del castello medievale.

I visitatori potranno gustare deliziosi piatti tradizionali, che fanno venire l’acquolina in bocca. Con una grande varietà di primi, secondi, arrosti, salumi e rosticceria c’è solo l’imbarazzo della scelta! Tra i vari piatti, ricordiamo pasta fresca ai funghi porcini (pappardelle, tagliatelle, scialatielli e fusilli), gnocchi al sugo di castrato, tagliolini con fagioli e cotiche, tagliatelle all’ortolana, spaghetti alla chitarra, salsiccia e funghi porcini, tagliatelle provola e melanzane. I secondi, invece, includono soffritto, trippa, carne di maiale con peperoni, spezzatino di castrato, porchetta con o senza porcini, bruschette al pomodoro e ai porcini, melanzane arrostite, peperoni imbottiti, ma anche arrosti di maiale, vitello, abbuoti e spiedini.

Insieme a birre e liquori artigianali, viene proposta un’accurata selezione di vini di produzione locale, prodotti seguendo le antiche tecniche di vinificazione dei contadini della zona. Disponibili anche i grandi classici falanghina, piedirosso e pallagrello.

Circa mille i posti a sedere per la degustazione dei prodotti.

 

  1. Funghi di Pioppo e Vino Asprinio

Ancora un po’ di tempo per una delle sagre settembrine più attese. Infatti, programmata per l’inizio di settembre, la sedicesima Sagra Funghi di Pioppo e Vino Asprinio sarà proprio un evento da non perdere! La sagra si svolgerà a Trentola Ducenta il 7 e l’8 settembre, e sarà organizzata dalla ProLoco Terrasprinia Trentola Ducenta.

Oltre al buon cibo, sarà possibile visitare il mercatino dei prodotti artigianali e partecipare a “Parliamo dei Funghi”, una proiezione fotografica a cura del micologo Antonio Nebiante. Inoltre, i visitatori potranno ammirare anche la mostra fotografica organizzata dalla ProLoco Terrasprinia intitolata “Trentola Ducenta Ieri e Oggi”.

Al centro della sagra troveremo i funghi di pioppo e il tradizionale Vino Asprinio. Questo vino è uno dei più antichi della Campania e spicca, infatti, per la regionalità. Questa varietà è coltivata in 22 paesi, dei quali 19 nel casertano e 3 in provincia di Napoli, rientranti nel disciplinare di produzione della DOC.

La sagra inizierà sabato 7 settembre alle ore 18:30. L’apertura degli stand enogastronomici e l’inizio delle attività delle associazioni coinvolte sono programmati per le 19:30, mentre alle 20 saranno aperte le mostre. Non mancheranno gli spettacoli musicali, con la Festa della Tammorra al chiaro di Luna che inizierà alle 20. Inoltre, ricordiamo il raduno spontaneo di tammurrianti e le esibizioni del gruppo folk Via del Popolo, con anche spettacoli itineranti di artisti di strada.

Per la serata dell’8 settembre, ci sarà la Tribute Band dei Negramaro a partire dalle ore 20:30, insieme agli spettacoli itineranti degli artisti di strada. L’apertura degli stand sarà intorno alle 20, mentre sarà possibile visitare le mostre già dalle 19:30.

 

  1. Sagra di Liberi

La Sagra di Liberi è un po’ particolare…dura tutta l’estate! Spieghiamoci meglio, tutti i weekend, dal 22 giugno al 1 settembre, il paese, immerso tra le montagne della provincia di Caserta, si anima con tantissimi appuntamenti. I visitatori potranno riscoprire gli antichi piatti della tradizione e vini di produzione locale, accompagnati da musiche e balli popolari. Per rendere il tutto più ‘esotico’, ci sarà spazio anche per i balli di gruppo e per quelli latino-americani!

Qui le informazioni sui prossimi fine settimana. Per questo weekend, 17 e 18 agosto, in programma c’è la Festa del Cacio Fritto, che già dal nome è molto invitante! Per le prossime settimane, invece, si potrà partecipare alla Festa Country, il 24 e il 25 agosto, mentre per la chiusura di stagione, sabato 31 agosto e domenica 1 settembre, si lascerà spazio agli Gnocchi al Forno.

 

  1.  Sapori in festa

Adesso parliamo di una baby sagra, organizzata dalla ProLoco Carinola. Per il suo primo anno, la Sagra Sapori in festa è in programma per domenica 25 agosto a Carinola.

Molti i piatti della tradizione da poter gustare, uno fra tutti la frittata tipica carinolese, tutti contornati da fagioli, arrosti di carne, arrosticini, ma anche pizze fritte e frittelle, e per finire dolci, anguria e vino. La musica popolare dei Gallicantum allieterà il pubblico nel centro storico del paese.

 

     5. La pannocchia

Anche la pannocchia ha una sagra, che si svolgerà il 21 e il 22 agosto a Mastrati, una frazione del comune di Pratella. La Sagra della Pannocchia è un evento molto atteso, e quest’anno arriva alla sua 33° edizione!

In questo piccolo paese, i visitatori potranno assaggiare tante prelibatezze culinarie locali. Tuttavia, il piatto tipico ‘per eccellenza’ sarà il Frattacchio, una pietanza a base di polenta di farina di mais, prodotta dall’Azienda Agricola di principi Ferrara Pignatelli di Strongoli, a Mastrati. La polenta viene tagliata, secondo tradizione, con il filo di canapa e condita come se fosse una lasagna. Infatti, viene servita con il sugo, arricchito con la carne ‘saucicchiara’, ovvero carne di maiale tagliata a pezzi. Oltre a poter gustare i prodotti tipici, i visitatori potranno anche divertirsi a suon di musica.

Qui tutte le informazioni utili. Vi consigliamo di dare anche uno sguardo al video di presentazione di questa sagra!

 

#BonusTrack

Chiudiamo questo appuntamento con una manifestazione che si discosta dalle precedenti sagre. Un po’ sui generis, insomma. L’evento in questione coniuga, infatti, l’esaltazione degli antichi piatti della tradizione culinaria locale e i festeggiamenti per la celebrazione di un passato medievale.

Di quale manifestazione stiamo parlando? Del Palio de li Normanni in scena dal 15 al 18 agosto a Sant’Angelo d’Alife.

Il Palio affonda le proprie origini nella sua storia normanna e richiama le antiche contee – o contrade – che furono fondate in epoca medievale. In particolare, si fa riferimento al feudo di Rupecanina. È interessante notare come questa manifestazione, ormai giunta alla sua decima edizione, rimandi agli antichi giochi, già predisposti in epoca medievale dal Conte del borgo. Si legge, infatti, sul sito ufficiale

A tutto lo popolo de L’Universita’ de Sant’Angelo de Ravecanina Et a tutti li viandanti In onore de la nascita della nova Contea de Rupecanina, se svolgeranno tornei e, sotto el novo padrone Riccardo Drengotto, et el Conte d’Aliphe Rainulfo di lui fratello, in una pecia de Terra nel loco dicto la Platea puplica. […] Per le vie troveranno bancarelle et le poteche de tutte le arti et li mestieri. Se faranno musiche et giochi et spettaculi assai che daranno grande gioja, et lo cibo et bivande se daranno allegria all’anima et allo corpo. Lo Conte et la corte augurano a tutti bon dibertimento“.

Il programma

Oltre agli stand gastronomici in villa comunale, aperti ogni sera a partire dalle 19:30, una ricca rivisitazione storica, declinata in diversi appuntamenti, è in programma ancora per le serate del 17 e del 18 agosto. Il programma dettagliato dell’evento è disponibile qui.

Il 17 agosto, Giornata dei Giochi Popolari, i visitatori potranno assistere alle esibizioni di sbandieratori, armigeri e falconieri, ma anche alla “Disfida degli ordigni” (19:30-20), una gara di abilità tra le contrade, che si sfidano a singolar tenzone. Per le 20:30 è, invece, programmato il “Torneo a singolar tenzone” degli armigeri della Compagnia “Cavalieri del Giglio”. E poi spettacoli musicali e il laboratorio “I prodotti agroalimentari della tradizione”.

Invece, il 18 agosto, serata conclusiva, oltre al corte storico, alle esibizioni di sbandieratori e giocolieri, agli spettacoli musicali e al laboratorio di stampo gastronomico, si potrà assistere anche al tradizionale rito della contrada vincitrice (dalle 18 alle 19) all’incendio della Torre e ai fuochi pirotecnici, che segneranno la fine della manifestazione.

Qui un video che vi presenta questo evento!

 

#BussoLaSagra

E se vi siete persi i primi appuntamenti del nostro itinerario enogastronomico: qui trovate prima puntata di #BussoLaSagra, dove abbiamo parlato delle cinque sagre da non perdere in provincia di Salerno, qui il nostro secondo approfondimento sulle sagre da visitare in provincia di Benevento, mentre qui una Top5 delle sagre in provincia di Napoli.

 

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Sagre in Campania: 5 da non perdere in provincia di Napoli

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Per il suo terzo appuntamento, #BussoLaSagra vi porta alla scoperta di cinque sagre da non perdere in provincia di Napoli.

Quando la Sagra del Mare Flegrea è ormai terminata, non preoccupatevi! Ecco la nostra #Top5 delle sagre da visitare nel napoletano!

 

  1. Sagra della Patata Agerolese

Ad Agerola, immersa nelle bellezze della costiera amalfitana, il 14 agosto è in programma la 17esima edizione della Sagra della patata agerolese, che si terrà specificamente al Borgo di Santa Maria.

Ogni anno, la tradizionale sagra rappresenta una manifestazione di amore incondizionato che gli organizzatori, dal comitato festa alle famiglie e a tutti i cittadini, nutrono nei confronti del proprio territorio. L’evento gastronomico “Gusta la patata” inizierà alle 20 e sarà davvero imperdibile! I visitatori potranno degustare i menù con piatti delle antiche tradizioni locali. Per iniziare, antipasto del borgo con i crostini di Agerola; a seguire un’ampia scelta di primi e secondi piatti: tubettoni lardellati all’agerolese con provola affumicata, gnocchi del casaro, coppa di maiale con timballo di patate agerolesi al forno. Il tutto accompagnato da pane integrale, vino o acqua. Per finire, la tradizionale bomba del pasticciere al cioccolato con grappolo d’uva.

All’evento non mancherà la musica dal vivo! Alle 22 si parte con I desideri in concerto tour 2019.

La famosa sagra agerolese si iscrive in un clima di festa, contrassegnato anche dalle celebrazioni in onore dell’Assunta il giorno di ferragosto. Nella Chiesa di Santa Maria La Manna è, infatti, custodita una statua lignea della Madonna. Anche se la sagra durerà un solo giorno, il 15 agosto, dopo le celebrazioni religiose e, in particolare, dalle 20:30, nella piazza del paese sarà possibile continuare ad esaltare le prelibatezze locali, grazie agli stand dove si gusteranno panini salsiccia e patatine, vino e dolce del borgo.

I festeggiamenti si concluderanno con i tradizionali fuochi pirotecnici.

Tutte le informazioni, i contatti e le testimonianze delle precedenti edizioni sono disponibili sul sito ufficiale della sagra.

 

  1. Melanzane in costiera

La costiera sorrentina esalta il gusto e bontà di uno degli ortaggi estivi tipici della regione: la melanzana! Il 19 e il 20 agosto andrà in scena la 28° Festa della Melanzana. Dove? A Preazzano di Vico Equense. I turisti potranno visitare gli stand a partire dalle 20, dove si potrà gustare la melanzana in molte sue varianti: indorata e fritta, alla griglia, a funghetto, nonché alla parmigiana.

Oltre al patrimonio gastronomico, i visitatori potranno anche godere di spettacoli, intrattenimenti musicali e percorsi artistici e artigianali. Per esempio, il “Borgo dei giovani artisti” è un percorso tra i vari prodotti artigianali tradizionali tramandati di generazione in generazione. Inoltre, saranno visitabili anche la Chiesa di Sant’Andrea e tutte le opere d’arte risalenti al ‘700 lì conservate, insieme all’artistico presepe e ai caratteristici vicoli del borgo.

Quanto all’intrattenimento musicale, il 19 agosto, a partire dalle 20, nello spazio antistante alla chiesta, è in programma Armonia live, con musica leggera italiana, mentre i Simple Melodies Trio, a via Cocurullo, proporranno un viaggio all’interno del repertorio musicale napoletano, ma non solo! Il 20 agosto, invece, nel piazzale della chiesa si esibiranno I Cloni, mentre in via Cocurullo ci saranno gli 88Band, con nuove proposte musicali.

Qui potrete trovare ulteriori informazioni circa l’evento, che potrete seguire anche su Instagram !

 

  1. Sentieri del Gusto

Non ci spostiamo di molto poiché Pimonte, piccolo comune dei Monti Lattari, sta ospitando proprio in questi giorni la Sagra dal titolo “Sentieri del Gusto – Alla Scoperta dei Sapori dei Monti Lattari”. La sagra è iniziata il 10 agosto e si concluderà sabato 17 agosto. In occasione di questa sagra, è possibile assaggiare tantissimi prodotti tipici della zona. Oltre ai taglieri di salumi e ai latticini locali (ricordiamo, ad esempio, salame e mozzarella!), ci saranno panini con salsiccia alla griglia, polpette, ma anche zeppole, cornetti e sfogliatelle.

Qui un video di presentazione della sagra di quest’anno, promossa dalla ProLoco di Pimonte.  Sulla pagina facebook della ProLoco è possibile anche guardare foto e video di questa edizione della sagra, che confermano come la partecipazione sia stata davvero incredibile finora!

Il programma della sagra include anche tanti appuntamenti di intrattenimento. Come si può leggere sulla locandina disponibile sul sito della ProLoco, il programma per le prossime serate è molto interessante, e culmina con uno spettacolo imperdibile del comico Simone Schettino la sera di Ferragosto.

 

  1.  InVico Veritas

Tra le sagre dedicate alla celebrazione del vino, questa è davvero imperdibile. Il nome dice già tutto: In Vico Veritas. Dove si tiene? Evidentemente a Vico di Palma Campania e andrà in scena alla fine del mese di agosto, precisamente il 31 agosto.

L’evento, organizzato dall’associazione “I Giovani di Vico”, quest’anno giunge alla sua settima edizione. La sagra, che registra migliaia di presenze, permette di unire al gusto per la buona tavola e per i prodotti della tradizione, il piacere della scoperta del borgo di Vico.

Infatti, gli stand saranno posizionati proprio tra le case e i vicoletti di questo paesino. Quanto al menù, alla sagra si può assaggiare il vino locale (distribuito anche attraverso la “fontana”, ovviamente associato ai piatti tipici della tradizione. L’antipasto consiste in bruschette con pomodoro e mozzarella e con il famoso caciocavallo impiccato; immancabile il “cuoppo”, rigorosamente fritto, le polpette, il soffritto, gli spaghetti con le nocciole, pasta e fagioli ai quattro venti, carne alla brace, frutta paesana e dolci tradizionali locali. Musica popolare e folkloristica animerà la serata, con i gruppi Ars Nova Napoli, Le Capere, Suoni Antichi- i bottari di Macerata e Michele Roscisca (l’uomo orchestra).

 

  1. Sagra del Pesce di Ercolano

Sul finire dell’estate, Ercolano si prepara alla sua famosa sagra del Pesce, con due weekend ricchi di intrattenimento e buon cibo.

La sagra, organizzata dalla Croce Rossa Italiana si svolgerà 30, 31 agosto e 1 settembre, e il primo di weekend di settembre, ovvero 6, 7 e 8 settembre, presso il parcheggio Europeo Degli Scavi Di Ercolano – Via Dei Papiri Ercolanesi. Come in tutte le sagre a base di pesce che si rispettino, durante questa manifestazione i volontari della Croce Rossa prepareranno diversi piatti a base di pesce fresco, che i visitatori potranno gustare come singole pietanze o in forma di menù completo. Diversi anche gli stand d’artigianato. Non mancheranno musica e danze!

L’hashtag ideato dalla CRI per promuovere questa sagra è #partiamodalmare.

Per saperne di più, potete consultare la pagina della Croce Rossa.

 

#BonusTrack

La nostra #BonusTrack questa settimana va oltre la sagra, e vi ricorda la manifestazione Bufalafest, che si terrà sul lungomare di Napoli dal 31 agosto all’8 settembre.

L’accesso all’evento è gratuito, e questa festa includerà tantissimi workshop, contest e spettacoli di intrattenimento. I visitatori della festa potranno scegliere tra tre tipologie di biglietto, in particolare menù adulto, bambino o gluten free e la scelta sarà davvero vasta! Inoltre, il 2 e il 3 settembre 100 pizzaioli si sfideranno per conquistare il Trofeo Pulcinella. Consultate il sito ufficiale per tenervi aggiornati!

Se vi siete persi i primi appuntamenti del nostro itinerario enogastronomico, qui trovate prima puntata di #BussoLaSagra, dove abbiamo parlato delle cinque sagre da non perdere in provincia di Salerno, e qui il nostro secondo approfondimento sulle sagre da visitare in provincia di Benevento!

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Sagre in Campania: 5 da non perdere in provincia di Benevento

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Torna #BussoLaSagra, la nostra rubrica estiva che vi guida alla scoperta del patrimonio enogastronomico regionale, attraverso le sagre da non perdere!

Nella seconda puntata vi parliamo di cinque sagre in provincia di Benevento.

1. Falanghina al Borgo

Iniziamo anche questo secondo appuntamento enogastronomico con una sagra che celebra, in primo luogo, il vino. Alle falde del massiccio del Taburno, il piccolo borgo di Bonea ospiterà Falanghina al Borgo, un evento che quest’anno giunge alla sua terza edizione e che si svolgerà dall’11 al 13 agosto.

Sebbene la sagra nasca con l’obiettivo di esaltare le peculiarità del locale vitigno Falanghina, i visitatori avranno l’opportunità di gustare anche prodotti tradizionali della zona, tra i quali la pasta fatta tradizionalmente in casa. Cinque le aziende vinicole e una quella olearia che parteciperanno all’edizione 2019, e che apriranno le proprie cantine ai visitatori, offrendo anche una degustazione di “Antichi sapori” del patrimonio gastronomico beneventano.

La kermesse enogastronomica di Bonea sarà caratterizzata da musica folkloristica, spettacoli di artisti di strada ed esposizioni artistiche.

In occasione della festa, Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Nazionale “Città del vino”, consegnerà ufficialmente alla città di Bonea proprio la bandiera delle “Città del vino”. Un importante riconoscimento per il borgo beneventano, il quale entra, così, a far parte del circuito.

Il padrino dell’evento sarà Max Cavallari, volto noto dei Fichi d’India.

 2. Festa del Peparuolo Mbuttinato e del Fagiolo Tocchese

Per i peperoni imbottiti, invece, ci spostiamo a Tocco Caudio dove andrà in scena, le sere dell’11 e del 12 agosto, la sesta edizione della Festa del peparuolo ‘mbuttinato e del fagiolo tocchese. Questa manifestazione, sostenuta dall’oratorio “Spitaletta Tontoli Filippo”, nasce proprio con l’obiettivo di promuovere e valorizzare due prodotti locali particolarmente amati, ovvero i peperoni ripieni e la varietà di fagiolo locale. Ogni serata inizierà alle 20, con musica dal vivo ad intrattenere i visitatori e tanti stand gastronomici presso i quali gustare i prodotti tipici della zona. L’evento si terrà in Piazza Municipio.

Per contatti e ulteriori informazioni, potete consultare la pagina dedicata alla sagra, dove troverete anche tante foto e video delle scorse edizioni!

3. Sagra del Prosciutto Paesano

Quasi al confine con il Molise, nel comune di Castelpagano, una sagra che esalta i sapori della carne locale, in particolare del prosciutto, prodotto seguendo antichi metodi di lavorazione e stagionatura. La 15° edizione della Sagra del Prosciutto Paesano si svolgerà martedì 13 e mercoledì 14 agosto, ed entrambe le serate inizieranno alle 20.  L’evento è organizzato dalla Pro-loco di Castelpagano, in collaborazione con il Comune, e si terrà nel centro storico del paesino beneventano, in Piazza Municipio. Si avrà la possibilità di optare per un tradizionale panino (€ 3,50) oppure per un menù su vassoio (€ 10). Oltre al tipico prosciutto crudo, con stagionatura di due anni, i visitatori potranno gustare diversi prodotti locali, come caciocavallo, pecorino, ricotta, miele. Il tutto accompagnato da buon vino. Ad animare la serata, musica dal vivo!

4. Capocollo del Sannio

Un posto nella nostra #Top5 spetta anche alla 5° edizione della Sagra del Capocollo e delle specialità gastronomiche dell’Alto Sannio, che avrà luogo sabato 17 e domenica 18 agosto a San Marco dei Cavoti.

La sagra nasce con l’obiettivo di promuovere il capocollo del Sannio, che è stato classificato come “prodotto agroalimentare riconosciuto tradizionale ai sensi del DM 350/99”. Questo salume è, infatti, prodotto con le carni del territorio beneventano, e viene lavorato seguendo metodi tradizionali, con una preparazione che include anche l’utilizzo del vino bianco, del pepe nero e del peperoncino piccante, ed una stagionatura di tre mesi che gli conferisce profumo e gusto unici.

Oltre al capocollo del Sannio, i visitatori potranno degustare altri prodotti locali, come il caciocavallo e la caciotta del Fortore, il “casatello” sammarchese, le insalate miste, rigorosamente condite con olio extravergine d’oliva. Il tutto è accompagnato dal pane di farina di grano antico varietà “Senatore Cappelli” e dall’Aglianico di Solopaca. A concludere il menù, ci saranno melone e croccantino al cioccolato.

Durante la sagra, sarà possibile anche comprare i “torroncini di San Marco” e altri prodotti tipici al mercatino. A rendere questo appuntamento davvero imperdibile, la possibilità di ammirare i carri della “Festa dei Carri” e di ballare al suono di musica popolare, tra cui pizzica e taranta.

Questo è il video di presentazione dell’edizione di quest’anno, mentre per dare un’occhiata a ciò che è successo negli anni precedenti, potete cliccare qui.

Informazioni e contatti sono disponibili sul sito dell’associazione Alta Gastronomia.

5.   Sagra dello Ciammarruchiello

Infine, #BussoLaSagra non poteva non parlarvi di una delle sagre più antiche della Campania e del Sud Italia, quella dello Ciammarruchiello che, il 22 luglio scorso, a Palazzo Madama, ha ricevuto anche il marchio di “Sagra di Qualità”. Organizzata dalla ProLoco di Buonalbergo, quest’anno giunge alla sua 46° edizione e si terrà a Buonalbergo, in Piazza Garibaldi, da martedì 13 a giovedì 15 agosto, a partire dalle ore 20.

Ma di cosa si tratta? Semplice, di lumachine! Non è un caso, infatti, che il motto della festa sia – in dialetto – “se sorchia, se struscia, se striscia”.

Raccolti nelle campagne circostanti nel mese precedente alla sagra, i ciammaruchielli, ovvero piccole lumache, vengono cucinati con una ricetta segreta, che prevede anche l’aggiunta di un’erba spontanea locale, la Napeta.

Altro ingrediente tipico della sagra, i cecatielli, un tipo di pasta fresca sapientemente preparata a mano, sono serviti con il sugo, insieme alla Montanara, classica pizza fritta con pomodoro, mozzarella e basilico. A concludere il pasto, buon vino del Sannio e dolci fatti in casa.

Come tutte le sagre che si rispettino, non possono mancare musica popolare e i gruppi folk. Qui i dettagli dell’evento.

#BonusTrack

Tra le sagre più lunghe dell’estate beneventana, ricordiamo quella del Cinghiale di Dugenta. Questa sagra si terrà dal 23 agosto al 27 ottobre 2019, tutti i weekend (venerdì, sabato e domenica), proprio in questo comune della provincia di Benevento. A partire dalle 19, i visitatori potranno gustare tante specialità locali, a base di carne di cinghiale, e ottimi vini originari del beneventano. Tra i piatti tradizionali, ricordiamo pappardelle/ravioli al ragù di cinghiale, strozzapreti, porchetta di cinghiale, fagiolata con cotica e salsiccia di cinghiale. I visitatori potranno anche acquistare i prodotti tipici a base di carne del cinghiale agli stand gastronomici. Infine, non mancheranno danze e musiche folkloristiche.

Per informazioni e contatti, vi consigliamo di consultare il sito internet e la pagina Facebook.

Se ve lo siete perso, date un’occhiata al primo appuntamento di #BussoLaSagra! Abbiamo parlato delle cinque sagre da non perdere in provincia di Salerno.

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Sapori leggendari: La mozzarella divina e la ninfa Baptì-Palìa

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La mozzarella di bufala campana è tanto buona da essere definita divina e, secondo una leggenda che la riguarda, lo è davvero: era infatti considerata cibo per gli dei. Noi mortali non avremmo mai dovuto mangiarla, ma, per nostra fortuna, le cose sono andate diversamente…

La ninfa Baptì-Palìa

Nelle paludi di Battipaglia viveva, al tempi delle leggende e dei miti, una ninfa etrusca. Il suo nome era Baptì Palìa.

La ninfa era la custode d’un segreto: era l’unica sulla Terra a sapere come si facesse la filatura della cagliata del latte di bufala.

Baptì-Palìa ogni mattina mungeva le bufale che s’aggiravano nelle paludi di Battipaglia ed iniziava a lavorarne il latte per produrre la mozzarella, cibo destinato esclusivamente agli dei. Quando aveva finito di filare la mozzarella l’adornava di ramoscelli di spezie, di mirto e di erbe e si recava alla dimora degli dei per offrir loro quel divino pasto.

Il pastore Tusciano

Un giorno, tuttavia, la routine della ninfa venne stravolta da un incontro fatale. Baptì-Palìa vide un uomo bellissimo dormire sulla riva d’un fiume. Il suo nome era Tusciano, ed era un pastore.

Non appena i suoi occhi si posarono su di lui, la ninfa s’innamorò perdutamente di Tusciano. Gli sedette accanto e lo risvegliò accarezzandolo e ricoprendolo di baci. Anche Tusciano s’innamorò di Baptì-Palia al primo sguardo.

Il costo di un amore

La ninfa volle offrire all’innamorato un pegno del proprio amore, e così gli rivelò il modo in cui produrre la mozzarella, violando la promessa di riservare quel cibo divino solo alle bocche degli dei.

Tusciano non tenne per sé il segreto e rivelò la ricetta a tutti gli abitanti del suo villaggio, che iniziarono a produrre e mangiare la mozzarella.

Gli dei si resero presto conto che gli umani si stavano nutrendo d’un cibo che sarebbe dovuto essere solo loro e capirono che la ninfa aveva tradito il segreto. Decisero dunque di punire i due amanti: sarebbero stati destinati a vagare nelle paludi, chiamandosi disperatamente l’un l’altro, senza riuscire però a trovarsi mai.

Passarono giorni, settimane, anni, e gli anni si trasformarono in secoli; alla fine, i due amanti per incontrarsi di nuovo rinunciarono alle proprie nature. Baptì-Palìa divenne una città, l’attuale Battipaglia, mentre Tusciano divenne il fiume che tutt’oggi l’attraversa e che porta il suo nome.

La vera storia della mozzarella

La vera storia della mozzarella è assai meno romantica e suggestiva.

Le fonti ci dicono che della mozzarella si ha già traccia nel dodicesimo secolo. Si parla infatti d’un formaggio di bufala detto “mozza” offerto ai pellegrini che si recavano ogni anno al convento del Monastero di San Lorenzo in Capua.  La scelta non era dettata dalla ricerca d’un gusto particolare o di una ricetta gustosa: conservare il latte era all’epoca assai difficile, e trasformarlo in formaggio aumentava il tempo in cui sarebbe stato possibile consumare l’alimento.

Il termine “mozzarella” compare invece nel 1570, in un libro del cuoco papale Bartolomeo Scappi. La popolarità di questo formaggio crebbe in maniera esponenziale fino al 1700, quando venne istituito un “registro bufalino”. In epoca borbonica la costruzione delle ferrovie permise di esportare il formaggio in tutta Italia. La denominazione “mozzarella di bufala” comparve, infine, solo 1942: precedentemente, infatti, la mozzarella vaccina non esisteva, e veniva chiamata fior di latte.

Ad oggi la mozzarella di bufala campana è un prodotto D.O.P., fatta eccezione per la “zizzona” di battipaglia, gargantuesca forma di mozzarella di bufala che pesa almeno 800 grammi e che ricorda la forma d’un seno femminile – da cui presumibilmente deriva il suo nome ed anche la leggenda che vi abbiamo raccontato poc’anzi. Il motivo della sua esclusione? Presto detto: è troppo grande e letteralmente pesante per rientrare nei canoni dei prodotti di origine protetta.

Si tratta d’una bontà fuori misura, un gusto divino apprezzato da tutti: mortali imprudenti, ninfe innamorate e persino dei vendicativi.

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Monte di Procida: Al via la Sagra del Mare Flegrea 2019

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Ritorna la tanto attesa Sagra del Mare Flegrea di Monte di Procida dall’8 all’11 agosto 2019.

La Sagra del Mare Flegrea, organizzata dall’Associazione “Vivi l’Estate”, è alla sua 31 edizione e si terrà sempre nella zona di Marina di Acquamorta (via Gugliemo Marconi, Monte di Procida).

L’Associazione “Vivi l’Estate” opera nel campo sociale, ambientale, culturale e della promozione turistica sull’intero territorio flegreo ed in particolare a Monte di Procida dal 1989.

La sagra nasce infatti nello stesso anno a partire dall’idea dell’associazione di organizzare dei giochi estivi. “I GIOCHI DI VIVILESTATE” in trent’anni sono poi molto cresciuti, tanto da diventare un importante evento per tutte le generazioni degli abitanti della zona di Monte di Procida.

Anche quest’anno, come accade dal 1989, centinaia di ragazzi saranno pronti a sfidarsi in prove (da gare agonistiche a prove artistiche e spettacolari), il tutto per poter vincere lo Scudetto Estivo di ViviL’Estate.

L’Associazione ha poi affiancato alla manifestazione una vera e propria promozione eno-gastronomica di Monte di Procida anzi di tutti i Campi flegrei. Nasce così la Sagra del Mare Flegrea, organizzata sempre con amore e sorriso.

Nella zona del porto di Acquamorta, i ristoranti dei Campi Flegrei cucinano live i loro deliziosi piatti, che possono essere gustati in vettovaglie compostabili e quindi ecosostenibili. Dal 2010 infatti la Sagra del Mare Flegrea è una manifestazione plastic free!

Prezzi e orari della Sagra del Mare Flegrea 2019

Tutti coloro che vogliono godersi una serata all’insegna del gusto, della musica e di un panorama spettacolare, possono acquistare il biglietto online al prezzo speciale di 10 (per ulteriori informazioni clicca qui!).

Il ticket comprende un primo piatto, pizzette di alghe, impepata di cozze, bibita, anguria, dessert. In omaggio inoltre c’è anche il caffè.

Per chi non comprasse il ticket online, l’ingresso alla sagra è comunque libero, con la possibilità di acquistare le diverse portate separatamente, a prezzi però un po’ diversi.

Nello specifico, acquistando il biglietto direttamente sul posto, il prezzo sarà di 12 €. Solo il primo piatto costa invece 4 euro e lo stesso vale per l’insalata di polpo e l’impepata di cozze. Le pizzette di alghe costano 3,50 euro, mentre la frittura di paranza è venduta a 6 euro e la pizza a 4 euro. La fetta d’anguria un euro e il dolce costa 1,50 euro.

Per quanto riguarda le bibite, i prezzi sono invece i seguenti: la bottiglia di vino costa 5 euro, un bicchiere di vino o una birra costano 1 euro. Una bibita ed il caffè hanno un costo di 50 centesimi.

Alcuni artisti allieteranno con ottima musica le quattro serate della Sagra del Mare (dall’8 all’11 agosto, dalle 20:00 alle 23:00):

8 agosto – Gigi Bignone

9 agosto – Gli Scacciapensieri

10 agosto – Skanderground

11 agosto – Trio Discende

Clicca qui per mettere “parteciperò” all’evento su facebook: cibo, musica, passione, cordialità e uno spettacolare panorama ci aspettano!

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Food&Drink

Sagre in Campania: 5 da non perdere in provincia di Salerno

sagre SALERNO

La Campania è ricca e di storia, cultura…e tante sagre! E, com’è noto, agosto è proprio il mese perfetto per esplorare il territorio e le sue tradizioni culinarie! #BussoLaSagra, la nostra nuova rubrica estiva, nasce per guidarvi alla scoperta del patrimonio gastronomico regionale, suggerendovi una #Top5 delle sagre, (forse) un po’ non-convenzionali, che sarebbe proprio un peccato perdere!

Per il nostro primo appuntamento vi proponiamo cinque eventi in provincia di Salerno.

  1. Vicoli in Vino

Chi l’ha detto che le sagre sono solo per celebrare il buon cibo? Nessuno. Infatti, iniziamo questa rubrica con Castellabate, paese noto a tutti (anche) per il film “Benvenuti al Sud”. Ecco, la ProLoco di Castellabate organizza in questo borgo medievale la quinta edizione della sagra Vicoli in Vino, che si articolerà in quattro serate: il 19, 20, 22 e 23 agosto. Il re della festa sarà il vino: i visitatori potranno, infatti, gustare tutte le eccellenze enologiche del territorio. 10 le aziende locali coinvolte, e ognuna proporrà il proprio miglior bianco e il proprio miglior rosso. Ovviamente, per completare l’itinerario enogastronomico, accanto al vino i visitatori potranno degustare una selezione di prodotti gastronomici locali, tipici della tradizione cilentana. Rappresentazioni teatrali e musica completano il quadro e permetteranno ai visitatori di scoprire scorci, vicoli, piazze di uno dei borghi “i più belli d’Italia”, nonché patrimonio mondiale UNESCO.

2. La melanzana…al cioccolato!

Il 7 e l’8 agosto Maiori presenta la sua famosa Sagra della Melanzana alla Cioccolata. L’evento si svolgerà al Piazzale Collegiata di Santa Maria a Mare e vedrà come protagonista – ovviamente – la melanzana alla cioccolata, piatto tipico della gastronomia della costiera amalfitana. Probabilmente di tradizione araba (VIII-IX secolo), poiché i Saraceni conoscevano già le melanzane in versione dolce, la sua natura non-convenzionale e questo strano mélange, ha affascinato innumerevoli palati. Si narra persino che questo piatto abbia riscosso grande successo anche alla corte di Nicola II, zar di Russia, dopo il viaggio in Italia di sua nipote.

Qui il video dell’edizione del 2016 per dare un’occhiata a cosa vi aspetta!

Gli stand gastronomici apriranno alle 20:30 e proporranno un menù che fa venire l’acquolina in bocca! Antipasto a base di melanzane grigliate, ripiene con pangrattato e caciocavallo, seguito da Casarecci alla Siciliana e Parmigiana di melanzane. Evidentemente, però, la regina della sagra sarà la melanzana con la cioccolata. Il prezzo dell’evento (15€) includerà anche la birra alla spina e un bicchierino di Limoncello. Inoltre sarà possibile acquistare direttamente allo stand il panino con mortadella e melanzane a filetti o con porchetta e melanzane a funghetti, nonché la melanzana alla cioccolata e le bevande.

A rendere indimenticabile questa sagra anche il percorso teatrale a cura dell’Associazione Culturale Atellana, gratuito per i visitatori che avranno già acquistato il menù. Il museo e la Collegiata, inoltre, resteranno aperti fino alle 23:30.

  1. Festa nel Bosco

Torniamo in Cilento, perché a Perito potrete partecipare ad uno dei must dell’estate cilentana, ovvero 39° edizione della Festa nel Bosco. Organizzata dalla ProLoco di Perito la sagra comincia martedì 6 agosto, concludendosi martedì 13 agosto. Qui, l’affascinante paesaggio, un bosco di castagni che dà il nome alla sagra, farà da sfondo ad un’intera settimana di buon cibo e relax. Caratteristici sentieri, spiazzi e tavoli permetteranno ai visitatori di immergersi a pieno nel fantastico paesaggio di Perito, gustando alcuni dei piatti tipici della cucina cilentana. Qui tutti dettagli sull’evento!

Alla sagra si potranno gustare alcuni piatti tipici della tradizione cilentana, tra cui i cavatielli, fatti a mano e serviti al sugo di castrato, alla boscaiola o in salsa semplice. Il tripudio di carni prevede anche arrosti di vitello, la ‘tradizionale’ salsiccia alla brace e, ovviamente, castrato al sugo. Oltre alle amate patatine fritte, si potrà assaggiare anche la ministra stretta, ovvero un insieme di verdure sfritte in padella con le patate, la tradizionale ciaula, ovvero la ciambotta, e le melanzane imbottite (muligname ‘mbuttunate). Sarà possibile accedere alla sagra tutte le sere, a partire dalle 19.

  1. Zomba rà cà e rà là

Sicuramente l’evento di Acquavella non può che far sorridere, con il suo nome che ci mette già allegria! Non si tratta di una semplice sagra, ma di una manifestazione che unisce aspetti culturali, gastronomici e etnografici.

L’ottava edizione di questo summer folk festival tutto made in Campania si svolgerà dall’11 al 13 agosto tra i vicoli, le piazze e le strade di Acquavella, paesino a meno di una decina di chilometri da Casal Velino. Tutte le sere, a partire dalle 20, un caleidoscopio di suoni, colori e sapori accoglierà i visitatori che potranno assistere a giochi, partecipare a concerti e assaporare il gusto della tradizione locale.

Diversi gli stand gastronomici dove sarà possibile gustare i piatti della tradizione gastronomica locale; inoltre, al mercatino, allestito per l’occasione, sarà possibile anche acquistare i prodotti tipici cilentani. Molto affascinante la possibilità di osservare in prima persona i processi di produzione del formaggio, dei salumi e del pane ad opera delle donne e dei contadini del luogo.

Una mostra fotografica permetterà ai visitatori di conoscere la storia, le tradizioni popolari e religiose del paese, mentre al centro storico saranno proposti i giochi di un tempo. Infine, tutte le serate saranno animate con danze e musica folcloristica – da qui il nome della sagra! – grazie alla partecipazione di musicisti, artisti di strada e anche giocolieri. Uno spettacolo da non perdere, insomma!

L’evento è organizzato dall’Associazione I Love Acquavella. Vi consigliamo di tenere sotto controllo i profili social per essere sempre aggiornati!

Qui lo spot della scorsa edizione!

  1. Nocciola e Cinghiale

A Fisciano, specificamente a Gaiano, alle falde dei monti Picentini, una sagra che non potete proprio lasciarvi sfuggire è quella della Nocciola e del Cinghiale. Quest’anno la 35° edizione della sagra avrà luogo 29, 30, 31 agosto e 1 settembre.

Nata dalla volontà di un gruppo di Gaianesi di voler valorizzare la nocciola, facendo riscoprire la qualità della carne di cinghiale, quella di Gaiano è diventata una sagra apprezzata in tutta la regione.

Tutte le sere gli stand gastronomici apriranno alle 20 e le serate saranno animate da diversi gruppo di musica folcloristica a partire dalle 22.

I visitatori potranno ovviamente gustare diversi piatti della tradizione locale, dove a farla da padrone sarà la carne di cinghiale. Fusilli al tegamino, serviti ovviamente con il ragù di cinghiale, costine e salsiccia di cinghiale, spezzatino di cinghiale fritto, servito con le ‘pupacchiole’, oppure in umido. Ai piatti di carne, ovviamente, sarà associata una ricca selezione di dolci alla nocciola, insieme a più moderni dessert, come le crepes e i profitteroles, il caffè e il liquore, tutto rigorosamente alla nocciola.

Associato alla sagra, il “Gaiano Music Festival Lab”, in scena il 28 e il 29 agosto.

La sagra avrà inizio giovedì 29 agosto, con un corteo in costumi tipici programmato per le 18:30, seguito dall’apertura degli stand gastronomici alle 20 e l’inizio della musica con il gruppo “Caffeina Band”. Per informazioni, date uno sguardo alle pagine Facebook e al sito del Circolo Culturale Pecoraro.

 

#BonusTrack

L’Okdoriafest – come lo stesso nome suggerisce a molti – è la Festa della Birra in scena San Marzano sul Sarno dal 2011. Nato ad Angri, nella splendida cornice del castello Doria, la scorsa edizione dell’Okforiafest (2018) si è svolta nel Parco Urbano di San Marzano sul Sarno e ha contato più di 100.000 persone.

Un evento sicuramente da non perdere per gli amanti delle birre, dello street food e della buona musica (e non solo!). Per l’evento di quest’anno un programma musicale davvero interessante: Rocco Hunt, Almamegretta, Tullio De Piscopo, Enzo Avitabile, Gerardo Amarante e i Bandabardò. La grande festa si svolgerà dal 29 agosto al 3 settembre. Consultate il sito dell’Okdoriafest per maggiori informazioni e dettagli.

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Food&Drink

La leggenda dei maccheroni napoletani e del mago che li creò

maccheroni napoletani

I maccheroni al sugo sono una delle ricette napoletane più note nel mondo. La loro deliziosa semplicità ha reso il loro sapore quasi leggendario, tanto che a Napoli si dice che siano stati creati con un incantesimo.

Il mago Chico

Durante il regno di Federico II, si dice che in via dei Cotillari, nel sedile di Portanuova, vi fosse una palazzina stretta e lunga i cui abitanti erano gente assai malfamata. Al primo piano abitava uno strozzino; al secondo piano una prostituta; al terzo, invece, una coppia di imbroglioni. Ma l’inquilino che più spaventava il vicinato era quello del quarto piano: un uomo con una lunga barba lunga che passava ore davanti ad un pentolone.

L’uomo si chiamava Chico e si diceva che fosse un mago. Passava il giorno rinchiuso in casa, facendo strani esperimenti davanti al fuoco con la sola compagnia del suo aiutante. Le poche volte che lo si vedeva mettere il naso fuori dalla porta era coperto di una misteriosa polvere bianca che faceva tossire chiunque gli passasse accanto.

Le vicine di casa del mago Chico cercarono in tutti i modi di capire da dove venisse e cosa facesse in casa tutto quel tempo, ma senza successo. Alcuni dicevano venisse dalla Sicilia, altri dall’oriente, ma nessuno svelò mai il mistero delle sue origini.

Chico si staccava dal fuoco e dai suoi libri solo per andare a comprare delle erbe per i suoi incantesimi: timo, maggiorana, prezzemolo, basilico e pomodori erano quelle che acquistava più di frequente.

Le voci sul suo conto si moltiplicarono nel corso degli anni: davanti al camino parlava forse col Diavolo? Era lui che uccideva gli orfani che di tanto in tanto sparivano dal quartiere per realizzare i suoi malefici? Nessuno scoprì nulla e la figura del mago divenne nell’immaginario del quartiere sempre più losca ed inquietante.

La ricerca del piatto perfetto

Ma Chico non era un mago e nemmeno un alchimista. Era invece un inventore e in passato era stato un uomo molto fortunato. Ricco grazie alle sue invenzioni, affabile e di bell’aspetto era stato baciato dalla fortuna, amato dalle donne e circondato da amici.

Ma la fortuna ad un certo punto gli voltò le spalle. La malasorte fece sì che perdesse tutto il suo denaro e i suoi palazzi. Ormai in età avanzata, smarrita anche la passata bellezza, Chico si ritrovò solo. Andò a vivere così nell’unico appartamento che potesse permettersi, quello al quarto piano della palazzina malfamata di via dei Cotillari, con le porte basse e i vetri piombati.

Decise di dedicare i suoi ultimi anni ad una nuova ricerca: voleva inventare e realizzare il piatto perfetto. Così lavorava e lavorava davanti al fuoco, con il grano, le erbe e le spezie, cercando di creare la ricetta perfetta.

Jovannella e l’assaggio del Re

Una delle vicine di casa di Chico si chiamava Giovannella Di Canzio, detta Jovanella. Era forse la più determinata a scoprire i segreti dell’uomo: la curiosità la divorava. Passava così le giornate cercando di spiare il presunto mago dalle finestre, nonostante questi le sbarrasse.

Tenta e ritenta, rischiando più volte di essere scoperta e di incorrere nell’ira di Chico, alla fine Jovannella capì che cosa l’uomo stava cercando di fare e carpì la ricetta del piatto perfetto.

La donna chiamò il marito Giacomo, che lavorava come sguattero nelle cucine del Re Federico II, e gli disse di dire al cuoco reale che lei conosceva una ricetta divina,una pietanza di così nuova e tanto squisita fattura da meritare l’assaggio del Re“.

Giacomo fece quanto lei gli aveva detto di fare. Il cuoco parlò dunque di Jovannella e della sua ricetta a un maggiordomo, il quale ne parlò con un conte, il quale a sua volta riferì finalmente al Re. Federico II, incuriosito da tutta la vicenda, chiamò Jovanella affinché gli preparasse questa millantata delizia.

I maccheroni angelici

La donna si recò in fretta e furia al palazzo reale ed iniziò a cucinare. Mischiò farina, uova ed acqua, aggiungendo un pizzico di sale; impastò ed impastò e rese la pasta tanto sottile da sembrare poco più spessa d’una tela. Prese un coltello e la tagliò, modellandola poi in piccoli cannelli che mise al sole ad asciugare. Nel frattempo, mise in un tegame lo strutto e la cipolla tagliata nella maniera più sottile possibile e, quando questa fu soffritta, aggiunse della carne. Una volta cotta la carne nel tegame versò anche il succo di pomodoro, che aveva spremuto con uno straccio, e fece cuocere tutto a fuoco lento.  Dopo qualche ora, prese una pentola e vi fece bollire dell’acqua, versandovi poi la pasta che aveva preparato. Scolò infine la pasta separandola dall’acqua, e la mischiò con il sugo e del formaggio, da lei appena grattugiato, di Parma.

Jovannella fece dunque assaggiare il piatto prelibato che Chico aveva creato a Federico II. Il Re fu piacevolmente sorpreso da quel nuovo sapore e chiese alla donna cosa l’avesse ispirata e come avesse fatto a creare quel piatto tanto buono. Jovannella mentì, raccontando d’aver visto quei maccheroni per la prima volta in sogno: nella visione un angelo le avrebbe suggerito ingredienti e cottura. Lei era solo l’esecutrice di quella celestiale ricetta.

La ricetta dei “maccheroni angelici” divenne popolarissima. Jovannella raccolse la fortuna che sarebbe dovuta spettare a Chico e, cucinandoli, divenne ricca, amata e famosa. Tutta Napoli parlava della sua ricetta celestiale, tutti la conoscevano e disquisivano riguardo il suo sapore; tutti tranne Chico, che rimaneva confinato nel suo appartamento e che continuava a cercare di perfezionare la sua ricetta.

La fuga di Chico e la morte di Jovannella

L’ignaro Chico stava un giorno facendosi i fatti propri quando sentì un profumo levarsi da una delle case delle vicine. Incuriosito, s’avvicinò e chiese cosa stesse bollendo in pentola. La vicina gli raccontò così che stava provando a cucinare i maccheroni angelici di Jovannella, che oramai erano noti in tutta la città.

Chico capì subito che si trattava della sua ricetta. Sentendosi derubato, deluso prese le proprie cose e se ne andò via da Napoli in una notte. La gente mormorava che il Diavolo alla fine se lo fosse portato via con sé negli inferi.

Jovannella ebbe una vita lunga e felice. In punto di morte rivelò infine il suo grande segreto, raccontando a tutti d’aver rubato la ricetta al povero mago Chico. Morì tra urla strazianti, dannata. In molti credettero che fosse stato Chico a maledirla; in ogni caso, di lui nessuno a Napoli seppe più nulla.

La vera storia dei maccheroni

Ma quanto c’è di vero in questa leggenda? Non sappiamo se sia davvero esistito il povero Chico. Sappiamo però che con molta probabilità la ricetta per creare la pasta venga da Palermo – ed ecco perché una delle papabili origini del mago della nostra storia era la Sicilia.

Nonostante l’origine fosse siciliana, la ricetta trovò fortuna e diffusione a Napoli. Nella città partenopea i maccheroni trovarono il loro condimento e guadagnarono tanta popolarità da diventare simbolo della città. 

Il significato dei maccheroni

Non sappiamo invece precisamente da cosa derivi la parola “maccheroni”, anche se, nel corso del tempo, sono state avanzate diverse ipotesi.

La parola greca μακαρώνεια (makaronia) significa “canto funebre“. Il termine maccherone sarebbe dunque diventato sinonimo di “pasto funebre” prima, da servire cioè ai funerali, e poi di “pasto da servire“. Secondo alcuni studiosi, invece, “maccheroni” deriverebbe sempre dal termine greco da μαχαρία (macharía), “zuppa d’orzo”. Nel greco moderno il termine μάκαρ (mákar) significa “beato”.

Un’altra interpretazione è invece che il nome dei maccheroni derivi da “macco“. Il macco di fave è un piatto tipico siciliano di legumi schiacciati, “am-maccati”.

La magia della tavola

Ad ogni modo, qualsiasi cosa significhi il loro nome e da qualsiasi lingua derivi, sia che il povero Chico e la ladra Jovannella siano esistiti sia che invece siano frutto della fantasia, i maccheroni, nonostante le loro probabili origini Siciliane, sono uno dei piatti più tipici e più amati di Napoli e della Campania.

Non ci resta dunque che prepararne una porzione abbondante seguendo la ricetta della leggenda e della tradizione.

E forse possiamo anche dire che sia davvero un pasto magico, e che cucinarli sia davvero parte di un incantesimo: non è infatti una sorta di stregoneria quella di riuscire a riunirci insieme intorno ad una tavola, in famiglia o tra amici, per mangiarli insieme?

Riuscire a conservare questa convivialità, nonostante il mondo in cui ci è toccato vivere, non è in fondo magia?

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Food&Drink

#comprasud: il boicottaggio meridionale dei vini veneti

#comprasud

Bar deVENETizzati e hashtag #comprasud stanno dilagando negli ultimi giorni nei locali del sud, ma soprattutto sul web.

Si tratta della sfida lanciata dallo scrittore e giornalista Pino Aprile, padre del best seller “Terroni”, che ha proposto ai bar del sud Italia di devenetizzarsi.

Il motivo? La decisione della Regione Veneto di trattenere il residuo fiscale.

Nei bar aderenti dove spicca lo stesso volantino lanciato in rete si spiega che non si servono vini, prosecchi e spumanti prodotti in Veneto per favorire i prodotti del sud.

Il volantino spiega anche che trattenendo il residuo fiscale, il Veneto trattiene tutte le sue tasse e che, quindi, non solo le aziende venete si arricchiranno con i soldi dei cittadini meridionali, ma finanzieranno esclusivamente i servizi della regione.

La risposta dei leghisti –come al solito – non si è fatta attendere.

“Sono davvero amareggiato dal fatto che un dibattito serio e importante come quello sull’autonomia sia stato sbeffeggiato da alcuni cittadini calabresi sui social in questo modo” afferma Nicola Finco, capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Veneto.
Poi suggerisce: “gli utenti di quella pagina Facebook se la prendano con i loro amministratori, spesso accusati di collusione con la mafia e di sperpero del denaro pubblico. Se i loro bilanci regionali o la loro economia sono in sofferenza, non è certo colpa del Veneto”.
“I dati dell’export parlano da soli. Le vendite all’estero del nostro prosecco continua a crescere, arrivando a toccare i 36 milioni e mezzo di bottiglie. Numeri impressionanti che dimostrano come non saranno le offese di alcuni cittadini calabresi a danneggiarci” conclude.
Quest’ultima affermazione, in effetti, presenta un dato inconfutabile.

A questo punto bisogna capire a cosa miri effettivamente l’hashtag #comprasud.

Perché se è effettivamente un mero – e apparentemente debole – tentativo boicottaggio delle aziende venete e del nord, i risultati saranno sicuramente fallimentari.
Ma se si pensasse all’hashtag non più come un invito a “fare un dispetto” alle aziende del nord, ma a riscoprire e apprezzare davvero i prodotti del sud, allora ben venga.

Abbiamo davvero bisogno di guerre interne al Paese ancora nel 2019?
Sono ancora necessari boicottaggi alle aziende del nord e accuse di esportazione mafiosa al sud?
Ma, soprattutto, vale davvero la pena rinunciare ad uno spritz in queste calde serate estive?

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EventiFood&Drink

Spritzerò a Fuorigrotta: spritz gratis per la nuova apertura

spitz

Spritzerò Aperitvo Italiano apre a Fuorigrotta venerdì 2 agosto! Per l’occasione, spritz gratis, gadget e nuovi drink.

Nuova apertura per Spritzerò, il cocktail bar di Aperol che ha già due sedi a Napoli (a Largo Antignano 1, Vomero; Vicoletto Belledonne 4, Chiaia;) e una a Salerno (Via Giovanni da Procida, 3) . Venerdì 2 agosto, la famiglia si allarga, aprendo un nuovo bar a Fuorigrotta, in Traversa Giulio Cesare, 5. La zona è uno dei centri della movida napoletana, e riunisce giovani e meno giovani, che possono così trascorrere ore di svago e divertimento. Non poteva mancare, dunque, la prima Spritzeria chiringuito nel mondo e flagship store Aperol Spritz.

Un nuovo drink per lo Spritzerò a Fuorigrotta

Ma la nuova apertura non sarà un’inaugurazione come un’altra! Per l’evento, infatti, il bar metterà a disposizione hostess, spritz gratis, gadget e l’inconfondibile Ape Car tutta arancione. Altra sorpresa, il nuovo San Paolo spritz, in onore della fede calcistica napoletana e del nuovo Stadio San Paolo.

Insomma, l’evento è assolutamente imperdibile. E restate sintonizzati, perché presto si aggiungerà ancora un altro Spritzerò, questa volta ai Colli Aminei. 

Il programma:

Quando: venerdì 2 agosto dalle 19:30 alle 21:00

Dove: Traversa Giulio Cesare 5, Fuorigrotta, Napoli

Per maggiori info consultare la pagina facebook 

 

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Food&Drink

Cheers! 3 Pub da provare a Napoli & dintorni

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Pub è un’abbreviazione che sta per public house, e questo termine sta ad indicare un luogo pubblico nel quale è possibile consumare alcoolici da seduti. L’idea del Pub come luogo di ritrovo ha origini anglosassoni ma, nel corso degli ultimi trent’anni, si è affermato sempre di più in Italia.

Il Pub ha riscosso successo anche nel capoluogo campano. Ecco il nostro personalissimo podio con i tre Pub migliori di Napoli e Pozzuoli.

Perché un campano dovrebbe amare i Pub

Prima, però, meglio spendere qualche parola sul perché un campano dovrebbe amare i Pub.

Sebbene i gusti culinari anglosassoni siano decisamente distanti da quelli italiani e campani – anche se la pasticceria inglese ed americana sta prendendo sempre più piede e guadagni, con le dovute “italianizzazioni”, sempre più consensi – c’è qualcosa che le tavole napoletane e quelle inglesi condividono: un certo gusto per la convivialità. E se è vero che questa convivialità a Napoli è più legata al cibo che al bere mentre invece in Inghilterra l’idea dell’uscire tra amici è difficilmente separabile da quella di avere una buona pinta di birra in mano, c’è comunque in comune l’idea del piacere dello stare insieme.

Per questo un campano dovrebbe amare i Pub: accompagnando spesso la selezione di birre ad una cucina che non ha in effetti niente da invidiare a quella di un ristorante, questi sono locali dove è possibile ritrovare il gusto dello stare insieme e del conversare che è assolutamente insito nella nostra cultura. Con un pizzico di goliardia.

Quel che rende un Pub un buon Pub

Cos’è, dunque, che rende un Pub un buon Pub? Se dovessi definire delle macro-categorie di influenza che mi aiutino a definire la qualità di un Pub, potrei senza dubbio asserire che un certo ruolo ce l’ha l’atmosfera che si respira nel locale – dev’esserci un’aria diversa da quella che si potrebbe trovare a casa, altrimenti ci ridurremmo tutti a prendere d’asporto e a goderci un buon panino davanti alle ultime uscite di Netflix. Importante è anche il modo in cui il personale si rapporta al cliente e la sensazione di questi di poter rimanere nel locale anche fino alla chiusura: come abbiamo detto, il senso e la filosofia di questo genere di luogo d’aggregazione è quello del passare tempo insieme agli amici per divertirsi, e la fretta guasta una serata ed un proposito simile. Naturalmente un certo peso devono averlo anche la qualità del cibo e delle bevande alcooliche servite, in particolare la birra.

Data questa premessa, per favorire la convivialità è necessario che tutti possano godere sia delle bibite sia del cibo che un pub offre: per questo tutti i pub di cui parleremo offrono alternative vegetariane e, talvolta, anche vegane.

Hamburger Steampunk e Cocktail d’autore: il The Sign Gastropub di Pozzuoli

Il The Sign di Pozzuoli non poteva non essere compreso nella classifica dei migliori Pub di Napoli e dintorni: è un locale assolutamente fuori dagli schemi ed altrettanto piacevole.

L’arredamento sembra uscito da un romanzo steampunk: alle pareti ci sono ingranaggi che girano davvero, libri sospesi che sembrano cadere dal soffitto, orologi che vanno anche al contrario e quadri di supereroi in tenuta ottocentesca. Un angolo è persino dedicato a Stranger Things, la celebre serie televisiva, con lettere e lucine che ci si aspetta quasi che, da un momento all’altro, si mettano a lampeggiare per farci arrivare messaggi dal sottosopra.

In quest’atmosfera, questo Pub ci propone una cucina di livello eccezionale. Facendo attenzione a utilizzare anche molti prodotti tipici campani, e comunque tutti di elevata qualità, viene incontro ai gusti di chiunque con una quantità spropositata di patatine (naturalmente fresche e non surgelate) cotte tutte in modo diverso – fritte, al forno, stick e chips – accompagnate da una risma incredibilmente corposa di salse e condimenti. Tantissimi i panini, che vanno dai classici hamburger – in questo caso deliziosi – a dei “cozzetielli” dai gusti atipici e spettacolari, deliziosa la carne al piatto in tutte le sue varianti e ottimi i dolci.

Nonostante già il cibo e l’ambiente facciano brillare il The Sign, uno dei fiori all’occhiello del locale è indubbiamente la selezione di alcoolici. Le birre, sia alla spina che in bottiglia e lattina, sono tante e di qualità eccellente: rosse e bionde, doppio malto, dolci o amare sono tutte da provare. I cocktail, poi, sono per così dire firmati: il barman Michele Franciosi, vincitore nel 2018 del Clairin World Championship e che nel 2019 è stato giudice della competizione, propone una selezione cocktail nuovi e particolari che si rinnova continuamente.

Il The Sign propone periodicamente anche delle serate a tema, promozioni e dei cibi a “tempo limitato”, come panini e cocktail del mese. E’ un locale bellissimo che non sembra avere insomma nessun difetto, ma se proprio dovessimo trovargliene uno probabilmente sarebbe che non è dei più economici. Ma glielo si perdona perché, d’altro canto, la qualità del locale, del cibo e delle bibite è eccezionale. E poi, nel terrazzo-giardino ci sono persino degli oblò da cui sembra affacciarsi il Kraken. Cenare accanto ai suoi tentacoli non ha prezzo.

Classe Irlandese: l’Oca Nera del Vomero

L’Oca Nera è un Irish Pub nel cuore del Vomero, a Via Gian Lorenzo Bernini, a pochi passi da piazza Vanvitelli. Il pub, dall’esterno, appare piccolo e quasi sfugge alla vista ma, appena si scendono le scale che portano al piano inferiore, dove si trova effettivamente il pub, non si può che rimanere a bocca aperta. Nel locale c’è una selezione di oggetti, inglesi ed irlandesi, da far girare la testa. Sebbene paia inverosimile, nel contesto del Pub la statua a grandezza naturale della regina Elisabetta pare meno kitsch di quel che possa apparire lecito. Sulle mura del locale ci sono quadri e scaffali pieni di libri – di autori irlandesi – che fanno da contorno alle sedute rosse e comodissime dei divanetti su cui si consuma il pasto.

Le carni dell’Oca Nera sono di qualità nettamente superiore alla media non solo dei Pub campani, ma anche dei ristoranti. È possibile anche consumare un hamburger di carne kobe (per chi non la conoscesse, la carne di kobe è una pregiata carne giapponese dalla consistenza assai tenera, il cui gusto è talmente sopraffino da non necessitare di alcun condimento. Fonte del gusto è la marmorizzazione della carne, cioè la distribuzione uniforme di un’alta percentuale di grasso. Gli animali da cui deriva questa carne sono trattati decisamente meglio di molti dei loro simili, e probabilmente anche di molti esseri umani: perché la carne possa essere definita di “kobe” non solo il manzo deve rispondere a determinate caratteristiche, ma deve trascorrere una vita serena e tranquilla, deve essere nutrito bene e deve essere periodicamente massaggiato affinché il grasso si distribuisca uniformemente nelle sue carni. Se la passa, come detto, meglio di molti di noi e quasi lo si invidia). Ad ogni modo, anche senza voler scomodare la questa selezione di carne particolare, tutti i panini e i piatti del locale sono deliziosi, anche i più semplici.

Anche le birre di questo Irish Pub sono abbastanza buone. Ma a farla da padrone, in questo caso, sono i gusti della carne in primo luogo e, in seconda battuta, l’atmosfera perfettamente scombinata eppure coerente che si respira al suo interno. Neanche l’Oca Nera è un luogo economico – ma, se ci andrete, le vostre papille gustative vi faranno capire che ne vale comunque la pena. Senza contare che, mentre mangiate portate sublimi, potrete bearvi dello sguardo vitreo della statua sbeccata della regina d’Inghilterra. Cosa potreste mai volere di più dalla vita?

Calcio, Quiz e Giochi da tavolo: Il Flannery di Fuorigrotta

Se volete divertirvi e vi piace la birra c’è un luogo indubbiamente adatto a voi: il Flannery. Ancora un Irish Pub, ma questa volta a Fuorigrotta, a via Caravaglios.

Sia che desideriate vedere una partita di calcio oppure partecipare a un gioco a quiz, sia che desideriate giocare a Risiko coi vostri amici di sempre oppure cercate un posto dove sfidarvi a Magic The Gathering il Flannery saprà accontentarvi. Il locale, completamente tinto di verde e dal soffitto ricoperto di stendardi calcistici, dall’aria indubbiamente irlandese, offre infatti come sua principale attrattiva quella di essere un luogo dove ci si può vedere con gli amici e divertirsi, a tempo (quasi) indeterminato. Il locale stesso offre infatti, tranne che nel weekend, una vasta selezione di giochi che sarà possibile portare con sé al proprio tavolo – e nulla proibisce alla clientela di portare i propri giochi da casa.

Spesso il Flannery organizza serate a tema per seguire insieme delle partite calcistiche particolari oppure per partecipare a giochi a quiz dove è possibile vincere diversi tipi di premi – anche biglietti per dei concerti. Lo spirito che pervade il locale è giocoso e goliardico, leggero e rilassante. Personalmente, quest’atmosfera permette di godere al meglio del tempo libero che si decide di trascorrere all’interno di un Pub.

La selezione di birre del locale è ottima ed abbastanza vasta, ed occasionalmente ci sono delle nuove, particolari proposte per tempi limitati. Se amate la birra (e gli straccetti di pollo fritti o gli hamburger impanati nei corn-flakes) è un locale che senz’altro riuscirà ad accontentarvi. La cucina ha delle proposte interessanti che, ormai, sono diventati degli imperdibili classici per i clienti, come il patatissimo – una porzione per sei persone di patatine fritte, accompagnata o meno da wurstel, bacon e cheddar – e le tante varianti di hamburger e panini.

Se questo non è ancora abbastanza, per voi, sappiate che il Flannery non ha decisamente un costo eccessivo, anzi: probabilmente il suo conto è quello con il miglior rapporto qualità-prezzo. Insomma: cosa c’è di più bello che uscire con gli amici, bere buona birra e giocare a  Taboo mangiando cose stra-fritte?  Fare le stesse cose senza dover vendere un rene per farlo. E il Flannery, mantenendo alti gli standard della serata, ci riesce senza difficoltà, per la gioia dei vostri reni (ma non del vostro fegato).

Cheers!

Non vi resta dunque, dopo aver letto questa guida, che avventurarvi lungo le strade della vita notturna partenopea per cercare il Pub dei vostri desideri. Io non posso fare altro che alzare la mia pinta di birra rossa e brindare con voi, sperando di avervi aiutato nella vostra ricerca, e dirvi: cheers! 

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