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Sapori Leggendari del Natale: la rotonda storia degli Struffoli

C’è un dolce, a Natale, che mette d’accordo tutti i campani: gli Struffoli, talvolta chiamati anche “Strangola-preti” o “Strangolaprevete”.

Che li preferiate carichi di miele come vuole la tradizione o un pochino più asciutti, che amiate riempirli di canditi o di diavoletti di zucchero, non importa: le palline fritte che ogni Natale invadono le nostre tavole ogni anno piacciono davvero a chiunque.

Ma conoscete davvero la storia degli struffoli? Sapete perché sono un dolce strettamente legato al periodo Natalizio?

Questa settimana vi raccontiamo delle loro origini antiche e del viaggio che hanno compiuto per arrivare fino a noi, della loro simbologia e del loro sapore delizioso: ecco a voi la storia degli Struffoli.

Strongolous e Loukomades

Gli Struffoli sono un dolce giunto a Napoli molto, molto tempo fa, insieme ai Greci che approdarono sulle sue coste per costruire una nuova città.

Il miele che li ricopre, la dolcezza che li contraddistingue e la pasta fritta di cui sono fatti sarebbero un’ulteriore prova della loro origine ellenica: questi elementi ricordano tantissimo infatti i sapori dei dolci greci.

In particolare, c’è un dolce che somiglia davvero molto agli struffoli: si tratta di zeppoline dolci chiamate Loukomades, che proprio come gli struffoli sono fritte e ricoperte di miele  e che al posto di confettini e “diavulilli” sono guarniti con granella di noci, mandorle e con una spolverata di cannella.

L’etimologia del nome degli Struffoli  è incerta, ma una delle ipotesi più accreditate è che derivi dall’unione delle parole greche “Strongulous”, che significa “rotondo”, e “Pristos” che vuol dire tagliato: piccole sfere, rotonde e tagliate, cioè proprio ciò che gli Struffoli sono.

Un’altra ipotesi è che la parola “Struffolo” derivi da strofinare, ovvero dal movimento compiuto per lavorare il loro impasto.

Struffoli donati e Struffoli segreti

Gli Struffoli ebbero grande fortuna a Napoli, e non solo ai tempi del Greci.

La ricetta venne conservata, nel Medioevo, grazie ad alcuni conventi: qui le suore continuarono a cucinarli per secoli, dandoli in dono alle famiglie della nobiltà napoletana che s’erano distinte per le loro opere di carità. 

Con il trascorrere del tempo si vennero a creare tante piccole varianti della ricetta degli Struffoli, tramandate in gran segreto di generazione in generazione, quasi come se decidere quanti diavulilli spolverarvi sopra fosse una magia o un rituale esoterico.

Ogni napoletano e campano ne conosce una versione diversa, e chiunque vi dirà che la “sua” è la ricetta autentica ed originale, quella dei veri struffoli. La verità è che, oltre le piccole differenze, ci sono poche ma fondamentali caratteristiche per cucinare degli autentici Struffoli napoletani: le palline fritte devono essere il più piccole possibile, per poter raccogliere più miele, e quest’ultimo deve essere decisamente abbondante.

Questo non solo perché ne gioverà il sapore del piatto, ma anche perché il miele è collegato alla figura di Gesù e dunque al Natale.

La roccia che dà miele

Il miele è in realtà citato spesso nei testi sacri Cristiani e Cattolici: nell’Esodo il miele viene paragonato alla manna ed alla parola di Dio, e come questa cade dal cielo per nutrire e saziare gli uomini; il miele viene anche da una “roccia”: e così viene definito Gesù Cristo, come “la roccia che dà miele” e che con le sue parole buone  colma di dolcezza e speranza chi gli presta ascolto.

L’amore viene spesso paragonato al miele nei testi sacri, sia quello che intercorre tra sposo e sposa che quello di Gesù nei confronti degli uomini.

E’ anche per questo che i mielosi Struffoli sono probabilmente diventati uno dei dolci tipici del Natale: uno dei loro ingredienti principali era strettamente collegato ad una simbologia cattolica e cristiana riguardante l’amore, Dio e soprattutto Gesù. 

Che lo si faccia seguendo questo spirito religioso o preferendo le sue origini pagane, è certo che gustare questo dolce Natalizio fa bene e rincuora sia il corpo che lo spirito. 

E voi? Amate il sapore mieloso degli Struffoli? Avete una vostra ricetta “segreta”, oppure vi affidate alle mani sapienti di nonni, genitori o pasticceri? 

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Il maltempo fa strage di vongole a Chioggia, spaghetto di Natale a rischio

La Fedagripesca-Confcooperative  lancia l’allarme: migliaia di lupini spiaggiati lungo le coste attorno a Chioggia, impossibile quantificare i danni causati dalle forti mareggiate degli ultimi giorni. A rischio il tradizionale spaghetto di Natale con le vongole.

La forte ondata di maltempo che negli ultimi giorni ha colpito il Veneto continua a causare danni. Stavolta a farne le spese è la città di Chioggia in provincia di Venezia. Qui infatti il maltempo ha gravemente danneggiato l’attività produttiva dei lupini. La famosa vongola Venus Gallina è autoctona del Mediterraneo e viene pescata in mare (a differenza della ‘filippina‘ che invece viene allevata).

Il maltempo ha causato inoltre gravi danni all’industria alimentare in tutta Italia. L’allarme del Codacons: “Coltivazioni e allevamenti stanno subendo danni ingentissimi in tutta la penisola, con campi distrutti, semine compromesse, animali decimati – ha dichiarato il presidente Codacons, Carlo Rienzi -. Una vera e propria strage che avrà effetti sulla produzione, riducendo sia i raccolti di ortaggi e frutta, sia la presenza di carne italiana sul mercato, e che determinerà un sensibile incremento dei prezzi al dettaglio nel settore alimentare“.

Quest’anno dunque il carrello della spesa potrebbe subire forti rincari proprio a causa del maltempo. Con l’avvicinarsi delle festività natalizie vi è inoltre il rischio concreto che sulle tavole del italiani ci sarà la grande assenza del tradizionale Spaghetto con le Vongole per la scarsa disponibilità del frutto di mare.

Si è stimato infatti che la produzione di lupini è di poco meno di 20 mila tonnellate su 60 mila tonnellate previste, compresa la filippina.

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Food&Drink

È campano il miglior Panettone del mondo

Il premio “Miglior Panettone” è andato alla pasticceria “Conte” di Gricignano d’Aversa. Il segreto? “Bisogna metterci tanto amore”.

Un Panettone da Medaglia d’Oro

Lo sappiamo bene: la Campania può vantare un repertorio unico di dolci tipici legati al Natale: ogni anno le tavole s’addobbano di struffoli, divinamore, mustaccioli, paste reali, roccocco, susamielli e raffioli.

Ma non bastava poter godere delle nostre tipicità regionali: infatti il vincitore del concorso “Il miglior Panettone organizzato dalla Confederazione Internazionale Pasticceri quest’anno è proprio campano. Il premio è andato infatti alla pasticceria “Conte” di Gricignano d’Aversa.

Sebbene il Panettone sia decisamente nordico, la pasticceria e la cucina campana, che nella levitazione degli impasti hanno grande maestria, sempre più spesso riescono ad ottenere premi e riconoscimenti che lo riguardano questo dolce natalizio.

Attenzione ed Amore

Il pasticcere Luigi Conte è originario di San Marcellino. Interrogato sul successo del suo panettone, ha dichiarato:

La caratteristica determinante del mio panettone è l’inserimento di un corpo già cotto all’interno di un altro corpo ancora in fase di lievitazione.

Un processo non semplice in quanto a fare la differenza sono le modalità di impasto e gli ingredienti utilizzati.

Eventuali errori possono causare lo stagnamento di acqua all’interno del prodotto, comportandone la putrefazione.

Bisogna stare attenti ad ogni passaggio e metterci tanto amore.

E’ un modus operandi derivante dal costante confronto con il Maestro Rolando Morandin, un vero professionista che mi ha trasmesso la sua grande passione per il lievito madre, con gli altri componenti dell’affiatato gruppo di Casa Casolaro e la signora Maria Vittoria Casolaro.

Li ringrazio per quanto trasferiscono a noi pasticcieri.

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Sapori Leggendari del Natale: i Raffioli, i ravioli dolci di Napoli

Il dolcissimo sapore dei Raffioli (a volte detti Rafiuli), che ricorda un po’ quello di piccole cassatine, rientra a tutto diritto nel pantheon napoletano dei sapori tipici del natale.

Sono davvero irrinunciabili: non c’è vassoio partenopeo o campano di dolcetti natalizi che non lo contenga. Per questo, oggi vi raccontiamo la loro storia. 

Sua altezza il Raffiolo

Il Raffiolo si presenta come un ovale ricoperto di glassa bianca, sotto cui s’intravede un piccolo rettangolo di zucchero verde. Talvolta viene erroneamente chiamato “cassatina”, e potreste esservi ritrovati a mangiarlo senza sapere di cosa in realtà si trattasse – anche se, certamente, questo non vi avrà impedito di deliziarvi del suo sapore.

L’interno di questo gustoso dolcetto è formato da due dischi di pan di spagna bagnati da uno sciroppo fatto di acqua, zucchero, limone e liquore – tra i due strati di pan di spagna c’è poi un ripieno fatto di ricotta, zucchero e gocce di cioccolato.

L’aspetto del Raffiolo è gradevole e bizzarro: un dolce piccolo che, invece di allargarsi, cresce in altezza.

I Ravioli dolci di San Gregorio Armeno

Ma come sono nati i Raffioli? La storia, tramandata oralmente e che sembra quasi una leggenda, è assai curiosa e divertente. Tutto comincia circa nel 1700.

Pare infatti che le Monache Benedettine del Convento di San Gregorio Armeno fossero assai attratte dalla ricetta di origine nordica dei Ravioli Ripieni.

Le Monache erano talmente incuriosite dalla ricetta dei Ravioli di pasta fresca che decisero di proporne una variante: nacquero così i ravioli (Raffioli) dolci, che ancora oggi capeggiano sulle tavole napoletane e campane imbandite per il natale.

Reinventare i Raffioli

Anche dopo centinaia di anni e decine di generazioni che l’hanno gustato, il Raffiolo resiste fieramente allo scorrere del tempo, riconfermandosi, anno dopo anno, come uno degli irrinunciabili sapori del natale campano.

Ma non solo: infatti di Natale in Natale del Raffiolo vengono proposte variazioni ed ammodernamenti. Tra i nuovi gusti proposti dai pasticceri, uno di quelli che hanno più successo è quello del Raffiolo al Cioccolato, che pare piacere quanto e forse di più di quello tradizionale.

Adesso conoscete la vera storia ed il vero nome di questi dolcini deliziosi: non vi resta che andare dal vostro pasticcere di fiducia ed assaggiare il gusto che vi piace di più.

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Too Good To Go: l’app che contrasta gli sprechi di cibo arriva a Napoli

Too Good To Go è un app danese, nata nel 2015, che contemporaneamente vuole contrastare gli sprechi di cibo e permettere ai consumatori di acquistare beni alimentari a prezzi ridotti.

Dopo che altre città europee l’hanno provata ed amata, finalmente quest’idea geniale arriva anche a Napoli.

Niente sprechi e tanta convenienza: ecco come funziona

Troppo buono per essere buttato: è questo il principio alla base di Too Good to Go. Ma come funziona questa app? In modo in realtà davvero molto semplice: i ristoranti convenzionati con l’applicazione comunicano se, quanti e quali dei loro cibi freschi sono rimasti invenduti.

I ristoranti, le pasticcerie e tutti i commercianti di cibo possono mettere a disposizione le “Magic Box“, delle borse che contengono una selezione di prodotti freschi rimasti invenduti. Il contenuto delle Magic Box non è conosciuto dal consumatore, che, se deciderà di acquistarle, avrà una vera e propria sorpresa.

I clienti da Too Good To Go possono trovare ed acquistare questi prodotti a prezzi estremamente ridotti, evitando così sprechi di cibo e dando sollievo al loro portafoglio. Le Magic Box costano tra i 2 ed i 6 euro ed è possibile acquistarle tramite PayPal, Appleplay e GooglePlay.

Chi ha aderito e perché dovremmo usare tutti  Too Good To Go

Sono tantissimi i commercianti e ristoratori partenopei che hanno aderito all’iniziativa: sono più di 100 punti vendita. Tra questi ci sono anche dei nomi illustri, come per esempio Scaturchio, Carraturo ed Eccellenze Campane.

L’app oramai conta più di 16 milioni di utenti che hanno acquistato più di 24 Milioni di Magic Box. Si stima che l’acquisto di ciascuna Magic Box eviti l’emissione di 2,5 chilogrammi di CO2; facendo un semplice calcolo si comprende facilmente che si parla di enormi cifre di CO2 “risparmiata”: si stimano oltre 60 milioni di chilogrammi.

Ecco perché tutti dovremmo usare Too Good To Go: quale migliore modo di essere ecologicamente sostenibili, se non quello in cui gustiamo deliziosi piatti risparmiando parecchi euro?

Too Good To Go in Italia

Il country manager Eugenio Sapora riguardo la diffusione di Too Good To Go in Italia ed a Napoli, ha dichiarato:

Siamo partiti a fine marzo portando questo progetto in Italia e da subito l’adesione è stata molto ampia da parte non soltanto dei commercianti ma anche e soprattutto dei consumatori.

Dopo aver presentato e lanciato l’app soprattutto al nord e al centro Italia, oggi con Napoli ci rivolgiamo a tutto il sud del Paese: siamo sicuri che in questa terra di sapori e tradizioni, dove il cibo è una vera e propria arte, quella contro gli sprechi alimentari sarà una battaglia importante per tutti.

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Food&Drink

Black Friday in salsa partenopea: pizze fritte a 1 euro 

Sulla scia del Black Friday, l’evento made in USA in cui negozi applicano sconti folli sulla merce, si inserisce anche Napoli.

Il capoluogo campano è colmo di pubblicità che annunciano grandi promozioni non solo per la giornata per la giornata del 29 novembre, data in cui  come ogni ultimo venerdì di novembre ci sarà il Black Friday, ma anche nella settimana che lo precede.

Qui, però, gli sconti non riguarderanno solo normali centri commerciali, ma anche la cosa più amata e venduta della nostra città: la pizza.

L’Antica Rosticceria Vestuto, del quartiere San Carlo All’Arena (Piazza Gian Battista Vico, 46,),  ha ben pensato di offrire ai propri clienti una speciale offerta: pizze fritte a 1 euro per tutta la giornata di venerdì 29.

Chissà se le file di clienti che si accalcano fuori i grandi magazzini americani, si ripeteranno anche a Napoli

Black Friday Napoli
Black Friday Napoli

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Sapori Leggendari del Natale: gli antichi Susamielli

Insieme alle paste reali, ai roccocò ed ai mustacciuoli nel vassoio dei dolci natalizi napoletani troviamo anche i Susamielli. Questi iconici biscottini a forma di lettera “S” hanno una storia antica ed un ingrediente un po’ esotico che, nel corso dei secoli, è andato perduto: questa domenica vi sveleremo tutti i suoi misteri.

Sesamo e miele

La storia dei Susamielli inizia nell’antica Grecia. Qui infatti venivano preparati dei dolci molto simili per la dea Demetra.

Questi dolci erano ricoperti, a differenza di quelli che possiamo gustare ancora oggi, di sesamo e di miele: e proprio per la presenza dei semi di sesamo venivano chiamati “Sesamon”. Il nome attuale sarebbe infatti una storpiatura vernacolare di “Sesamello”.

E’ incredibile che, tra tutti, l’ingrediente che nella ricetta attualmente usata risulta assente sia proprio quello che ha dato nome a questi biscotti; ma sappiamo che la realtà talvolta supera l’immaginazione. Il sesamo avrebbe avuto anche un significato propiziatorio: questo seme era infatti simbolo della Sapienza.

I Susamielli tra condannati e modi di dire

I Susamielli, tuttavia, non sono soltanto dei dolci: strano a dirsi ma così si chiamavano anche dei pesanti ceppi di legno (a forma di “S” come i nostri amati dolcetti) a cui venivano legati coloro che erano condannati ai lavori forzati.

Ma le analogie negative con questo biscotto non si concludono qui; è infatti noto, in territorio campano, il modo di dire: “Tu si nu Susamiello!“, riferito a qualcuno particolarmente fastidioso e pesante. Questo paragone è di più immediata comprensione: infatti l’impasto a base di mandorle e canditi dei Susamielli, per quanto buono, non è particolarmente leggero o facilmente digeribile.

Un biscotto di… classe

Nell’avanzato 1700, quando era ormai costume a Napoli ed in Campania consumare i Sesamelli, pare che vi fossero quattro tipi di biscottini con questo nome.

  • I più poveri e meno costosi erano detti “Susamielli dello Zampognaro”. Questi biscottini erano preparati con gli scarti della frutta, come le bucce degli agrumi, e con della farina grezza. Durante il periodo che precedeva il Natale si era soliti regalarli al personale di servizio, ai contadini ed agli Zampognari che si presentavano suonando alle porte – ed è ovviamente da quest’usanza che deriva il suo nome.
  • La variante più ricca dei Susamielli era chiamata con il nome di “Susamielli Nobili“. Questi erano preparati con la pasta di mandorle, ricoperti di glassa e arance candite. L’usanza voleva che solo i membri delle famiglie di sangue blu potessero mangiarli, ed erano certamente gli unici, all’epoca, a poterseli permettere.
  • Dedicati esclusivamente al clero erano invece i “Susamielli del Buon Cammino”, la cui particolarità era quella di essere farciti con della confettura di amarene.
  • Infine, l’ultima versione dei Susamielli erano le “Sapienze”. Il nome di questi dolci (che richiama forse involontariamente la simbologia del sesamo) deriva dal fatto che fossero una specialità del Convento di Santa Maria della Sapienza a Sorrento, dove venivano prodotti ogni anno in gran quantità. I biscotti in questo caso non solo avevano mandorle nel loro impasto, ma anche sul loro dorso, dove ne venivano lasciate intere, come decorazione, ben tre.

Sapore di Natale

Oggi i Susamielli continuano ad essere gustati nella notte di Natale, alla fine del cenone, e durante tutto il periodo in cui ci si prepara a questa festività tanto amata.

E voi, amate il loro sapore antico? Quante delle tante ricette di Susamielli avete provato? 

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EventiFood&Drink

4 locali con giochi da tavolo a Napoli

locali con giochi da tavolo a Napoli

Ormai c’è ben poco da fare, i giochi sono fatti: in pieno autunno e con l’inverno che bussa insistentemente alle porte sono ben lontane le mattinate in spiaggia e le nottate passate con il naso all’insù a cercare qualche stella cadente. Come tristemente ci conferma il termometro che segna temperature sempre più basse e la pioggia che proprio non vuole smettere di piovere, ormai è arrivato il freddo.

Dopo esserci infilati un caldo maglione ed aver visto l’ennesimo film sulle tv streaming mangiando sushi consegnato a domicilio, all’inizio di ogni weekend i nostri amici ci pongono l’annosa domanda: Cosa facciamo? Hai qualche idea?

Con questo tempaccio emerge l’occasione per svolgere attività divertenti che d’estate avevamo messo da parte: i giochi da tavolo!

Cluedo, Risiko, Carcassone, Monopoly: i nostri eroi autunnali armati di plancia e di dadi sono qui per salvarci. E, per fortuna, sono molti i locali con giochi da tavolo a Napoli.

Qui vi proponiamo la top 3 (+1) dei locali  dove sarà possibile trovare giochi da tavolo a Napoli

Giochi e balli al Volver Cafè

Al centro storico, accanto alla celebre Piazza Bellini, sorge il Volver Cafè. Il Volver offre una vastissima gamma di giochi da tavolo, circa quaranta, di tutti i generi ed adatti ad ogni tipo di clientela: passando per classici come Carcassone e Fantascatti, si arriva a giocare anche a giochi a quiz riguardanti gli argomenti più disparati – ce n’è persino uno incentrato completamente sulla Bibbia, l’insolitamente celebre “Vita di Gesù“.

Al Volver è possibile non solo ordinare un cocktail e qualcosa da mangiare, ma anche acquistare giochi da tavolo: se deciderete di metter mano al portafoglio, il catalogo dei giochi disponibili per voi sarà ben superiore alle quaranta unità. Ai giochi con cui è possibile intrattenersi al tavolo se ne aggiungono infatti molti altri, tra cui i manuali di giochi di ruolo come il celebre Pathfinder, che nella loro esposizione occupano un’intera vetrina. 

Se poi decideste di vivere una serata particolarmente varia ed impegnativa, sappiate che il Volver organizza, in determinati giorni della settimana, serate di ballo: dal tavolo da gioco alla pista da ballo è un attimo.

Birre e Lepricauni al Flannery Pub

Sebbene del Flannery avessimo già parlato in precedenza, non è possibile esimersi dal citarlo anche in questa occasione. In questo Irish Pub nel cuore di Fuorigrotta sono servite ottime birre è quasi inevitabile passare una piacevole serata.

Il locale mette a disposizione della clientela, in special modo durante i giorni infrasettimanali, una vasta gamma di giochi da tavolo – da classici come Taboo e Uno a giochi più moderni come Cards Against Humanity. Qui l’atmosfera è goliardica e accogliente e, se proprio dovreste essere sfortunati al gioco, potrete consolarvi bevendo una pinta di birra osservando gli strani, deliziosi ed ipnotici lepricauni dipinti su tutte le pareti del locale.

I giochi notturni del Biergarten

Dopo aver visitato il Centro Storico e Fuorigrotta, approdiamo al Vomero, e precisamente al Biergarten. Se amate lo stile bavarese e le birre tedesche, questo è il locale che fa per voi; se poi amate i giochi da tavolo, lo adorerete.

L’atmosfera del Biergarten è spensierata e divertente, rallegrata spesso da serate a tema che entusiasmano i clienti. Oltre alle deliziose bevande, il locale offre una vasta gamma di panini, carni e stuzzichini – oltre ad una buona selezione di pietanze adatte ai clienti celiaci.

Se il sabato sera vi piace far tardi questo pub vi renderà molto felici – il divertimento infatti inizia dopo mezzanotte: è da quest’orario che potrete usufruire dei tanti giochi da tavolo che il locale mette a disposizione. D’altro canto a quell’ora tra una patatina, un sorso di birra e un dado fortunato la notte è ancora giovane, non trovate?

Ore di giochi al Ruin

Rimaniamo ancora al Vomero, in un pub la cui ispirazione però arriva da Budapest. Il Ruin imita infatti lo stile dei “pub in rovina” che affollano le strade della città ungherese, la cui caratteristica è quella di avere angoli tematici dedicati ai più disparati argomenti. In questo locale possiamo godere della stessa atmosfera, ed infatti troviamo dei tavoli dedicati alla città di Napoli, altri ai fumetti ed un altro ancora ai film.

Il locale offre la possibilità di bere una birra, mangiare un panino e qualche stuzzichino, ma anche di partecipare a forum di discussione, di vedere film, ascoltare musica e soprattutto di giocare per ore ai tanti giochi da tavolo messi a disposizione della clientela.

Questo pub può vantare un’ambientazione variegata ed unica nel suo genere, divertimento assicurato e non un solo attimo di noia: cos’altro aspettate per visitarlo?

Nessuna scusa

Vi era stato preannunciato: non avete più scuse per questo weekend. Toglietevi dunque di dosso il plaid in cui vi siete imbozzolati durante queste prime giornate di freddo e mettetevi qualcosa di comodo: che abbiate solo fame o che desideriate stracciare i vostri amici a Taboo, con la guida de La Bussola ai locali di Napoli dov’è possibile si trovano giochi da tavolo non avete che l’imbarazzo della scelta

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I mercatini di Natale al Castello di Limatola sono tornati!

Da venerdì 8 Novembre é tornata la fiera  dei mercatini di Natale al Castello di Limatola: Cadeaux al Castello” .

Dedicata all’artigianato campano, la fiera è una delle più apprezzate in Campania e sarà visitabile fino a domenica 8 Dicembre 2019.

Durante la decima edizione di Cadeaux al Castello saranno esposti i mercatini più belli d’Europa come quelli di Edimburgo, Bruges, Dresda, Aix-en-Provence, Tallinn, Salisburgo e poi, naturalmente, anche l’artigianato italiano d’eccellenza.

Ci saranno infatti degli chalet tipici nelle zone esterne al Castello e poi raffinati spazi espositivi rigorosamente europei in quelle interne. Non mancherà la Grande Baita di Babbo Natale con il Post-Office e lo Store. Per ricreare le atmosfere tipiche del Natale ci saranno decorazioni natalizie, idee regalo, specialità culinarie, dolciumi e vin brulé. Numerosi punti di ristoro con ottimo cibo della tradizione culinaria italiana ed europea.

Come arrivarci?

Il Castello di Limatola è nel beneventano, a soli 27 km da Napoli ed è facilmente raggiungibile da Napoli seguendo la strada per Caserta, San Leucio e Castel Morrone.

Quanto costa?

I prezzi d’ingresso variano a seconda del giorno e sono:

  • Lunedì – Adulto € 5 – Bambini € 2,5* *Bambini dai 3 ai 10 anni
  • Martedì – Adulto € 3 – Bambini  Omaggio *Bambini dai 3 ai 10 anni
  • Mercoledì / Giovedì – Adulto € 5 Adulto € 10 con Pasto (Invece di € 15) – Bambini € 2,5* *Bambini dai 3 ai 10 anni
  • Venerdì – Adulto € 5 – Bambini – € 2,5* – *Bambini dai 3 ai 10 anni
  • Sabato – Adulto € 10 – Bambini – € 5* – *Bambini dai 3 ai 10 anni
  • Domenica – Adulto – € 12,50 – Bambini – € 5* – *Bambini dai 3 ai 10 anni

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Per ulteriori informazioni su Cadeaux al Castello è possibile consultare il sito ufficiale dell’evento.

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Sapori Leggendari del Natale: tra baffi e re, i Mustacciuoli

Tra i piatti tradizionali del Natale napoletano non possono certamente mancare i Mustacciuoli. Serviti spesso accanto ai Roccocò, i Mustacciuoli (detti anche Mostaccioli) sono dei biscotti dalla forma romboidale abbastanza grandi, di circa 12 centimetri. Ricoperti di cioccolato, il loro impasto può essere sia duro che morbido ed unendo cacao e miele sono particolarmente amati dai bambini.

La loro origine è incerta e la loro paternità contesa tra diverse regioni: tra baffi e re, ecco la loro storia.

Ma siete Mustacchi o Dolciumi?

Nella sua versione partenopea, i Mostaccioli non hanno niente a che fare con il mosto – presente invece in altre variabili regionali.

Secondo alcuni studiosi, il nome di questi biscotti potrebbe derivare non dalla presenza del mosto ma dalla loro forma a rombo: questa avrebbe infatti ricordato dei baffi molto in voga nell’ottocento, i mustacchi.  Pare infatti che i bambini, fino a qualche decennio fa, fossero soliti giocare con i dolci mettendoseli sul viso in modo da simulare la presenza di quei folti baffi.

Mustacei e Mostazoli

Tuttavia è probabile che il nome Mostaccioli indichi una comune origine tra i Mustacciuoli napoletani ed altri dolci molto simili presenti in altre regioni. 

Un antenato comune di tutti i Mostaccioli sembra essere descritto già da Catone, che parlava di focacce dolci dette Mustacei. L’impasto di questi Mustacei sarebbe stato a base di farina, mosto ed anice, e venivano indicati dai romani come dolci da consumare per favorire la digestione.

In epoca medioevale si trova nuovamente traccia dei Mustacciuoli, indicati questa volta come Mostazoli. La ricetta parrebbe essere stata simile, se non identica, a quella romana ma il diametro delle focaccine medioevali risultò essere molto ridotto rispetto alla variante romana.

Ad un certo punto a Napoli la ricetta s’è affrancata dalle sue sorelle di altre regioni, eliminando il mosto e sostituendolo con il miele. Stabilire di chi sia la paternità effettiva dei primi Mostaccioli è impossibile, ma c’è una leggenda che forse ci può suggerire come e da dove i Mostaccioli siano arrivati a Napoli.

Un monaco misterioso ed un re molto malato

Un giorno, in un paesino estremamente misero che viveva dei frutti della terra giunse un monaco. Il monaco non disse il suo nome e non raccontò niente di sé: nonostante questo, un contadino gli offrì ospitalità.

Per ringraziarlo, il monaco gli diede una ricetta per fare dei biscotti. Ma, avvisò il monaco senza dare ulteriori spiegazioni, si trattava di biscotti davvero speciali, come avrebbe il contadino stesso scoperto. Prima di svanire all’improvviso senza lasciar traccia, il monaco misterioso disse al contadino che lui stesso avrebbe trovato un nome a quella speciale delizia. 

Svanito nel nulla il monaco, il contadino tornò a casa e con la moglie iniziò ad eseguire la ricetta dei biscotti. Mentre li preparavano, insieme pensarono di aggiungere del mosto all’impasto e da quella scelta il biscotto prese nome: avevano cucinato i primi Mostaccioli.

I Mostaccioli divennero così la specialità di Agnone, nel Molise. Ben presto divennero dei biscotti leggendari, di cui si narravano le cose più incredibili; tra le altre, che dessero un’incredibile energia e facessero così guarire da quasi tutti i mali.

Ferdinando II, re di Napoli, si ritrovò improvvisamente malato. Sentendo parlare di quei miracolosi biscotti, mandò degli uomini ad Agnone affinché gliene procurassero.

Dopo qualche giorno, gli uomini fecero ritorno a Napoli e consegnarono al re i preziosi Mustacciuoli. Confidando nelle storie che aveva sentito a riguardo, il re ne consumò un intero piatto sperando di sentirsi meglio.

Incredibilmente, fu ciò che davvero accadde: il re guarì e da allora iniziò a consumare regolarmente i Mustacciuoli, la cui ricetta venne condivisa con il popolo, che la fece propria e ne derivò alcune varianti.

Così i Mustacciuoli arrivarono a Napoli e dalla ricetta della città sparì il mosto che aveva dato loro il nome. Ancora oggi sono tra i dolci più amati da grandi e piccini, che ne consumano in grande quantità per quasi un mese, fino al giorno di Natale: che siano o meno davvero così magici, il loro gusto li rende comunque deliziosamente leggendari.

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