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Fumo su un treno della Circumvesuviana, passeggeri in fuga sui binari verso Piazza Garibaldi

Circumvesuviana

Paura, nella mattinata di ieri, sul binario 1 della Circumvesuviana che collega la Stazione Centrale di Piazza Garibaldi con Baiano: un convoglio, che percorreva la tratta opposta verso Napoli, è andato a fuoco scatenando il panico tra i passeggeri, i quali, credendo si trattasse di un principio di incendio, sono stati fatti scendere sui binari e hanno raggiunto, a piedi, la stazione di Piazza Garibaldi.

Erano le 8.40 del mattino, un orario in cui pendolari di ogni tipo affollano i treni della Circumvesuviana: la linea è rimasta conseguentemente bloccata, il treno successivo proveniente da Baiano è rimasto bloccato a Volla, non potendo ultimare la tratta e raggiungere piazza Garibaldi. L’Ente Autonomo Volturno, che gestisce la Circumvesuviana, ha poi fatto sapere che si sarebbe trattato in realtà di un “anomalo surriscaldamento delle resistenze”, e che l’episodio “avrebbe potuto generare un possibile incendio”. L’Eav ha fatto sapere anche che il tutto sarebbe stato “prontamente gestito dal personale di bordo, che ha attivato le azioni necessarie per mettere in sicurezza i viaggiatori, che sono stati tutti accompagnati a Piazza Garibaldi, e ripristinare le funzionalità del treno”, specificando anche che “l’evento ha provocato una interruzione momentanea di circa cinque minuti della circolazione. I viaggiatori non hanno manifestato particolare agitazione e pertanto, risultano infondate le notizie di incendi e scene di panico riportate da alcuni canali social”, visto che “i passeggeri hanno attraversato i binari ovviamente in sicurezza a circolazione ferma”.

Fortunatamente non si sono registrati feriti, ma solo tanta paura.

 

 

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Rubati 420mila euro tra Napoli e Caserta, arrestata banda di rapinatori

Sei rapine alla Banca Popolare di Bari tra Napoli e Caserta e un bottino di 420mila euro: sei arresti e un divieto di dimora per sette giovani rapinatori.

Sono tutti under 30 i membri della banda di rapinatori sgominata grazie all’intervento degli uomini della Squadra Mobile della Questura di Napoli e del Commissariato di Giugliano-Villaricca. La banda, che operava tra Napoli e Caserta ed era formata da sette giovani tra i 19 e i 26 anni, tra cui una donna venticinquenne, ha messo a segno sei rapine tra novembre 2017 e settembre 2018, per un bottino complessivo di circa 420mila euro.

Sette le misure cautelari eseguite: sei arresti e un divieto di dimora sono stati notificati ai membri della banda, tutti originari di Giugliano in Campania (NA). Contestati i reati di associazione a delinquere, rapina e tentata rapina aggravata, lesioni personali aggravate e falso.

Le indagini

Le indagini sono partite dalla rapina alla filiale della Banca Popolare di Bari di Giugliano nel gennaio 2018. In quell’occasione, la banda riuscì a portar via un bottino di 119mila euro.

Gli agenti della polizia e gli inquirenti della Procura di Napoli Nord, guidati dal Procuratore Francesco Greco, hanno incastrato i criminali attraverso le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza dell’istituto bancario e le intercettazioni telefoniche.

I colpi, compiuti tra novembre 2017 e settembre 2018, sono stati tutti a danno della Banca Popolare di Bari, le cui filiali non sono protette da vigilanza esterna. Le rapine sono state messe a segno a Napoli, dove i giovani rapinatori hanno svaligiato due filiali, ma anche in provincia. Due colpi sono stati eseguiti a Frattamaggiore e uno a Succivo (CE). Invece, a Casoria, dopo una colluttazione con il direttore e un bottino di poco più di 6mila euro, i rapinatori non hanno concluso il lavoro e sono fuggiti. A Casalnuovo la rapina è stata evitata grazie al pronto intervento di un agente di polizia non in servizio, il quale ha messo in fuga i ladri.

La banda non aveva un modus operandi seriale; al contrario, utilizzava diverse tecniche per minacciare i presenti. In alcuni casi, clienti e dipendenti sono stati immobilizzati con fascette di plastica, in altri minacciati con taglierini e pistole; in altri ancora i rapinatori si sono presentati a volto coperto, con parrucche, occhiali e cappucci.

Secondo gli inquirenti, il bottino complessivo ammonterebbe ad oltre 420mila euro, con grandi disparità in termini di risultati. Infatti, si andrebbe dai 50 euro sottratti ad una cassiera durante una delle rapine di Frattamaggiore, a cifre che oltrepassano i 70mila euro, come nel caso dell’altro colpo a Frattamaggiore (73mila), Giugliano (119mila) e Succivo (127mila).

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In contromano sulla Napoli-Salerno per sfuggire alla polizia

Prende contromano l’autostrada per sfuggire ai controlli di polizia: accade sull’autostrada Napoli-Salerno.

L’inseguimento della Fiat Panda è durata alcuni chilometri.

All’altezza di Castellammare il conducente, avvistato lo stazionamento di una pattuglia, ha invertito la marcia e imboccato la carreggiata contromano, arrivando fino a Terzigno. Qui, il conducente ha abbandonato l’auto e il suo carico.

All’interno dell’auto, infatti, c’erano ben 28 kg di marijuana, oltre ad altro materiale utile per la coltivazione ed il confezionamento della stessa.

Al momento sono in corso indagini per scoprire l’organizzazione che gestisce la coltivazione, la produzione e la vendita sul mercato della sostanza stupefacente sequestrata.

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Sciopero Benzinai, a novembre per due giorni distributori chiusi

Stop di due giorni per i benzinai: sciopero contro l’illegalità nella distribuzione dei carburanti, che interessa circa il 15% dei prodotti su 30 miliardi di litri erogati.

In programma per il 6 e il 7 novembre uno sciopero generale dei benzinai, che lasceranno chiusi gli impianti di erogazione del carburante su strade e autostrade. Prevedibili i disagi per gli utenti ‘al volante’. Le ragioni della protesta – si legge in una nota congiunta di Faib Confesercenti, Figisc/Anisa Confcommercio e Fegica Cisl – vanno ricercate nell’illegalità dilagante nel settore della distribuzione dei carburanti, “figlia delle liberalizzazioni selvagge”, nonché nel mancato intervento del governo, delle organizzazioni e delle compagnie che operano nel settore, per arginare questo fenomeno. Perciò, le associazioni di categoria hanno indetto due giorni di sciopero, che, oltre alla chiusura degli impianti, prevede anche una manifestazione sotto il Parlamento.

Sciopero contro l’illegalità

I motivi che hanno portato Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa a proclamare due giorni di sciopero sono ben fondati. “Secondo stime accreditate quanto prudenti” – scrivono nella nota le sigle sindacali promotrici della protesta – “il fenomeno dilagante dell’illegalità nella distribuzione dei carburanti, interessando una quota che si aggira intorno al 15% di prodotti “clandestini” sul totale dei 30 miliardi di litri erogati, vale numerosi miliardi di euro ogni anno”.

In particolare, considerando che “ogni mille litri valgono 300 euro di Iva che arrivano a superare i mille euro se si aggiungono pure le accise” – fanno sapere le organizzazioni di categoria – “la quantità di denaro sottratta alla collettività ed incassata da criminali più o meno organizzati appare incommensurabile, con riflessi devastanti, oltre al resto, anche sulla concorrenza e la qualità stessa dei prodotti immessi nei serbatoi di automobilisti ignari.”

Dunque, attraverso questa mobilitazione, si intende sollecitare i governi e tutte le componenti del settore ad azioni immediate, sottolineando la necessità di una “riforma complessiva che metta riparo ad oltre un decennio di deregolamentazione ed allentamento dell’intero sistema regolatorio che ha aperto le porte ad ogni forma di illegalità.

Con questo sciopero, i benzinai protestano anche contro alcuni provvedimenti. In particolare, la fatturazione elettronica e la trasmissione automatica dei corrispettivi; il DAS elettronico e l’ISA in sostituzione degli studi di settore; l’obbligo di acquisto del “Registratore Fiscale Telematico”; l’onerosità della moneta elettronica.

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All’asta i beni di Eduardo de Filippo

Il 22 Ottobre, a Milano, nelle sale di Palazzo Rovelli, saranno battuti all’asta i beni provenienti dalla casa di De Filippo. L’asta si prospetta come l’opportunità di godere, ancora una volta, del gusto raffinato e partenopeo del celebre attore, sceneggiatore, drammaturgo: sarà un ultimo sguardo all’anima di un uomo che amava circondarsi di bellezza anche nell’intimità della propria casa.

La tentazione dell’accumulo

Tommaso de Filippo racconta che i beni che saranno battuti all’asta giacevano, abbandonati, in un capannone. Gli oggetti provengono dalle case abitate da Eduardo nel corso degli anni – quella di Napoli, quella romana e quella di Velletri.

Tommaso dice inoltre:

“Io e i miei fratelli abbiamo preso questa decisione non certo per sbarazzarcene ma perché lo stile di mobilio non rispecchia i nostri canoni estetici del momento.

E così, invece di cedere alla tentazione dell’accumulo, abbiamo pensato che sarebbe stato bello se avessero trovato nuovi proprietari capaci di amarli e di restituirli alla vita in spazi adeguati, invece di lasciarli sottochiave coperti da un lenzuolo, come eravamo costretti a fare”.

Pezzi incredibili

Eduardo de Filippo amava girovagare per i mercatini dell’usato, e molti dei suoi preziosi oggetti provengono dai retrobottega dei rigattieri dove era solito recarsi.

Tra i vari articoli dell’asta, saranno presenti una coppia di busti di marmo il cui valore si aggira tra i 7000 e gli 8000 euro, delle torciere di bronzo dell’ottocento napoletano – il cui valore monetario è stimato a circa 2500 euro ciascuna – e la scultura in marmo “Madre”, del 1915 e firmata Achille Alberti, che vale non meno di 7000 euro.

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Cronaca

Irpinia: i carabinieri smantellano un nuovo clan della camorra

clan Irpinia arresti

Irpinia: il nuovo clan Partenio, egemone nella città di Avellino e nella sua provincia, è stato smantellato in seguito ad un blitz dei carabinieri.

L’operazione di smantellamento del clan dell’Irpinia è avvenuta all’alba di oggi. In seguito ad un blitz con 250 carabinieri, ci sono stati ben 23 arresti.

Associazione a delinquere di tipo mafioso, possesso illecito di armi, usura, estorsione sono solo alcuni dei reati che hanno scaturito gli arresti.

Le forze dell’ordine avevano denominato quest’operazione con il nome di Partenio 2.0. Il nuovo clan si è infatti fondato sulle ceneri di quello guidato negli anni ’90 da Amedeo Genovese, ora condannato all’ergastolo. Nonostante ciò, il figlio dell’ex boss era riuscito però a farsi strada, divenendo consigliere comunale di Avellino e capogruppo della Lega a Palazzo di Città. L’ex consigliere è ora agli arresti domiciliari, poichè i carabinieri gli hanno trovato in casa una pistola rubata.

Sono state le procure dei tribunali di Napoli e Avellino a permettere la riuscita dell’operazione Partenio 2.0, che ha permesso di disarticolare il nuovo clan avellinese. Ecco il commento del sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia:

«I frutti del lavoro delle Procure e delle nostre forze dell’ordine arrivano anche quest’oggi con l’operazione “Partenio 2.0” ad Avellino e provincia. Una risposta forte alla richiesta di sicurezza dei cittadini irpini che di fatto disarticola un clan che intendeva appropriarsi del territorio. Grazie al lavoro di tutti oggi anche ad Avellino, legalità e sicurezza uno, criminalità e malaffare zero».

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Gioventù violenta a Napoli: La guerra alle baby gang con pattuglie e metal detector

Guerra alle baby gang con i coltelli: i carabinieri da ora in poi useranno i metal detector.

La guerra alle baby gang si alza di tono: ora ecco i metal detector per intercettare i coltelli che troppo facilmente finiscono nelle tasche dei ragazzi. Armi per le “guerre” del sabato sera che agitano la movida del quartiere Vomero. A Napoli, questura e comando provinciale dei carabinieri hanno deciso di controllare in maniera massiccia la zona collinare della città dividendosi le strade di intervento. Si sono posizionati ai tornelli della stazione “Vanvitelli” per controllare con il metal detector i ragazzini che spesso tentano di passare anche senza biglietto. I

n tre, sono stati denunciati per “possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere”; trovato negli slip di uno di loro, un coltello a serramanico con lama di 8 centimetri; un 20enne di Anacapri aveva un coltello a serramanico con lama di 4 centimetri mentre un 16enne ne aveva uno con lama di 9.

Il giorno prima, sempre  al Vomero, cinque persone sono state denunciate per porto abusivo di armi. La guerra alla loro diffusione di queste armi tra i giovani è diventato un imperativo del generale di brigata Canio Giuseppe La Gala che nei giorni scorsi ha lanciato un appello ai genitori:

“Controllate le tasche dei vostri figli, evitate che vadano in giro con un coltellino in tasca: purtroppo sempre più spesso sta capitando che ragazzi che non hanno nessun legame con gli ambienti criminali si trovino a reagire per questioni di orgoglio rischiando di commettere un omicidio”.

La svolta all’azione investigativa è stata fornita da un ferimento, avvenuto giusto una settimana fa in via Scarlatti, affollatissima come ogni sabato sera: prima una lite per futili motivi tra due comitive di giovani, poi uno schiaffo ed ecco spuntare un coltello. Un 18enne ha ferito un minore di 17 anni, finito in ospedale, e poi è fuggito: i carabinieri lo hanno rintracciato ed arrestato per lesioni gravi. Costui, si era anche ferito con la sua stessa arma.

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Napoli: arriva in ospedale con il parto in corso, bimbo nasce grazie ad un infermiere

Ha dell’incredibile quanto successo ieri all’Ospedale San Paolo di Napoli, nel quartiere Fuorigrotta: un infermiere, di smonto turno, stava facendo per avviarsi verso casa quando, all’improvviso, viene attirato da una macchina che arriva a tutta velocità in direzione dell’ospedale, nella zona in cui vengono fatti scendere i pazienti.

L’uomo alla guida, visibilmente spaventato, chiedeva aiuto, in quanto era presente con lui in auto sua moglie, in procinto di partorire e con la testa del piccolo già fuori”, ha raccontato di seguito l’infermiere, che ha immediatamente richiesto l’aiuto dell’operatore socio-sanitario di turno, una barella e di avviare immediatamente le operazioni nel reparto di ginecologia. Il parto è andato a buon fine e la donna, dopo aver partorito il piccolo, è stata trasferita d’urgenza in sala operatoria per concludere le ultime operazioni post-parto, pure andate a buon fine.

“Non posso credere ciò che ho vissuto e fatto – ha commentato l’infermiere – Io, da semplice infermiere professionale quale sono, orgoglioso di esserlo, per un attimo sono passato a fare le veci del ginecologo. Ecco perché amo l’emergenza e il pronto soccorso”.

 

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Arrestato il minorenne colpevole dell’incendio di Sarno

Incendio Sarno

Trovato il colpevole dell’incendio del 20 settembre a Sarno: il ragazzo ha 16 anni.

Il giovane colpevole dell’incendio di Sarno era stato recentemente arrestato per possesso e spaccio di sostanze stupefacenti. Al momento dell’arrivo dell’ordinanza di custodia cautelare, il minore infatti si trovava già presso una comunità di recupero.

La polizia aveva già fermato il ragazzo di 16 anni, ora in stato di arresto, che era “crollato” al primo interrogatorio. Egli ha infatti definito la causa dell’incendio come una bravata tra ragazzi (per maggiori informazioni, clicca qui!).

Attraverso testimonianze e filmati della videosorveglianza, le forze dell’ordine hanno poi ricostruito la vicenda. Sembra infatti che il giovane abbia volontariamente e ripetutamente appiccato il fuoco con un accendino ad alcune sterpaglie sulla collina Saretto di Sarno. Ripetendo questo comportamento in più punti del territorio, l’incendio è poi divampato in maniera irreversibile.

Questa vicenda non può che essere un monito per tutti coloro che vorranno ancora “scherzare con il fuoco”.

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Al via il corso di formazione per volontari nelle carceri

volontari carcere

La Curia di Napoli si propone per formare i volontari nelle carceri, con un corso che inizierà sabato 9 novembre.

La missione è il tema dell’anno pastorale 2019/2020 e la Curia di Napoli si inserisce perfettamente nella tematica, promuovendo un corso di formazione per volontari nelle carceri. Ecco infatti le parole del cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, nella lettera scritta per l’inizio di quest’anno pastorale:

«“Chiesa in uscita” è l’immagine cara a Papa Francesco, tra le più indicative del suo magistero. È la scelta fatta dalla nostra comunità diocesana per orientare il proprio cammino pastorale. Uscire per incontrare la gente, per contagiare tutti di speranza evangelica, per chinarsi su ogni fratello piagato: questo è diventato il nostro programma».

L’opera di misericordia alla quale si è chiamati quest’anno infatti è visitare i carcerati.

Le informazioni sul corso di formazione per volontari nelle carceri

Il corso è aperto a chiunque, basterà pagare con un contributo spesa di 10 euro. Avrà inizio sabato 9 novembre e prevede 6 incontri in totale. Ogni incontro si svolgerà sempre di sabato dalle 9:00 alle 12:30, presso la sede della Pastorale Carceraria dell’Arcidiocesi di Napoli, in Via Giuseppe Buonomo 39/41 a Napoli.

Durante il corso, i futuri volontari nelle carceri saranno istruiti con competenze sia pratiche, sia teoriche. Ci saranno infatti anche lezioni sulla struttura delle carceri, con particolare attenzione ai ruoli dell’ordinamento penitenziario italiano.

Al termine dei 6 incontri, la “missione” dei volontari sarà quella di prestare il proprio servizio gratuito in ambito penitenziario, sia dentro sia fuori dal carcere.

I promotori del corso sono il Centro Diocesano di Pastorale Carceraria diretto da Don Franco Esposito, la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia, la Caritas Diocesana Napoli e l’Associazione Liberi di Volare Onlus. Inoltre sono numerosi i nomi di un certo calibro che interverranno durante le ore del corso, tra i quali ricordiamo l’ex magistrato Gherardo Colombo e le direttrici dei carceri di Poggioreale e di Secondigliano, Maria Luisa Palma e Giulia Russo. 

Insomma coloro che vogliono mettersi in gioco, spendendo il loro tempo per gli altri, non resta che iscriversi al corso entro il 31 ottobre!

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