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Cronaca

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Partoriente multata e fatta scendere dal bus, Anm corre ai ripari: “eccesso di zelo”

Anm

Una donna di ventotto anni, in procinto di partorire, è stata multata e fatta scendere dall’autobus perché priva di biglietto. Abbandonata a se stessa è stata costretta a camminare da sola per venti minuti per arrivare all’ospedale, dove ha poi partorito una bambina. Ne avevamo parlato in questo articolo.

Adesso la Anm, che in un primo momento alla contestazione della multa aveva risposto scrivendo:  “Le circostanze non possono essere motivo di annullamento del verbale” prova a correre ai ripari: “Gli errori possono capitare e in questo caso si è verificato un evidente eccesso di zelo nei confronti della signora“.

Ma ormai arrivano critiche anche da Nino Simeone, presidente della commissione consiliare sui trasporti: “Quanto accaduto se confermato mi lascia sbigottito“.

Le scuse tardive di Anm: “Gli errori possono capitare”

Nicola Pascale, l’amministratore unico della Anm, al diffondersi della notizia ha voluto fare le sue scuse a Federica, la partoriente protagonista di questa brutta vicenda, cercando di giustificare l’operato del controllore:

“I controllori dell’Anm elevano quasi 3.000 verbali di contravvenzione al mese svolgendo un’attività complicata, che l’azienda sta intensificando, per migliorare il servizio ai cittadini.

Gli errori possono capitare e in questo caso si è verificato un evidente eccesso di zelo nei confronti della signora, che andava invece aiutata e confortata.

Sarà mia personale cura riprendere e riesaminare la pratica del suo ricorso che è stata trattata in modo troppo burocratico.

Alla signora e alla sua famiglia esprimo le nostre più vive scuse e le felicitazioni per la nascita della piccola”.

La reazione di Nino Simeone: “Al di là dei regolamenti esiste l’umanità”

Nino Simeone, presidente della commissione consiliare dei trasporti, chiede che gli venga trasmessa una relazione urgente riguardo l’accaduto in consiglio comunale.

“Quanto accaduto, se confermato, mi lascia sbigottito. Sono senza parole.

Cosa significa che le circostanze addotte a giustifica non possono essere motivo di annullamento e quali sarebbero dovute essere le circostanze che invece avrebbero consentito l’annullamento del verbale?

E se per il ritardo in ospedale, la signora avesse malauguratamente perso la bambina e avesse denunciato tutti per omissione di soccorso?

Spero che Pascale mandi almeno un mazzo di fiori a questa mamma, perché al di là dei regolamenti e delle norme esiste un valore aggiunto a cui noi napoletani non abbiamo mai e non possiamo assolutamente derogare: l’umanità.

Da parte mia le più ossequiose scuse e i miei più sinceri auguri alla signora e alla sua splendida bambina”

Non per amore ma per paura

Questa vicenda rivela il nuovo, triste volto di questo paese.

Non c’è stata alcuna empatia né pietà nei confronti di una donna in procinto di partorire e la cosa, purtroppo, non stupisce più di tanto.

Non sono infatti rari ormai i messaggi d’odio che si possono sentire e soprattutto leggere online nei confronti delle donne gravide. Ad infastidire l’utente medio italiano sono le donne incinte che chiedono di sedersi sull’autobus o che superano le file; non di rado purtroppo si leggono messaggi di disprezzo nei confronti di chi porta in grembo un figlio e si aspetta dal prossimo non amore, ma almeno gentilezza.

L’ondata di insofferenza ed odio che ha travolto il mondo e l’Italia ha infine raggiunto anche Napoli, ed è evidente in questa squallida vicenda. Anche i napoletani, che il fu Luciano De Crescenzo aveva definito “popolo d’amore” sono ormai un popolino d’odio. 

La vicenda che ha coinvolto Federica sarebbe stato fino a poco tempo fa, fino a meno di dieci anni fa, impensabile: nessuno avrebbe mai multato una donna in procinto di partorire perché sprovvista di biglietto, figuriamoci farla scendere dall’autobus per farla camminare da sola per venti minuti fino all’ospedale.

L’amore che contraddistingueva la nostra città, l’umanità di cui parlava anche Simeone pare perduta. Ed allora che ben venga una stretta regolamentazione riguardo le situazioni d’emergenza e l’omissione di soccorso; ben vengano le relazioni urgenti da fare al comune: siamo arrivati al punto di dover essere costretti ad aiutare gli altri. 

Non per amore, ma per paura – di conseguenze penali, civili, di una multa.

 

 

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Non è un paese per donne: controllore anm multa e fa scendere donna in preda alle doglie dall’autobus

ANM-2-9

Napoli: una donna di 28 anni in preda alle doglie cerca di raggiungere l’ospedale il più rapidamente possibile salendo sull’autobus 604. Il controllore, trovandola sprovvista del titolo di viaggio, le fa una multa e la fa scendere dall’autobus abbandonandola a se stessa. La donna arriverà all’ospedale a piedi, da sola, e partorirà poche ore dopo: per lei l’anm non prevede l’annullamento della multa ma, anzi, un suo aumento.

Se un biglietto vale più di un soccorso

Federica è una giovane donna, incinta di nove mesi. Nel corso di una passeggiata ai Colli Aminei avverte un dolore al basso ventre: spaventata, decide di recarsi in ospedale il prima possibile. Crede d’essere fortunata nello scorgere un pullman, il 604, per la precisione, che si avvicina: dovrebbe condurla direttamente e rapidamente all’ospedale Cardarelli.

Sale sull’autobus e si siede. Dopo qualche minuto interloquisce con lei un controllore della anm, che le chiede il biglietto, di cui Federica è sprovvista. La donna prova a spiegare la straordinarietà della situazione, raccontando delle doglie e facendo riferimento al suo stato evidente di donna gravida, ma niente da fare: non importa che la donna si senta male, né che stia per partorire. Il controllore è irremovibile: non avendo il biglietto avrà una multa. E non solo: la farà scendere dal pullman, su cui, senza il titolo di viaggio, non può rimanere. Nemmeno se sta per partorire.

Così l’uomo fa scendere una donna incinta di nove mesi in preda alle doglie dal pullman e la abbandona a se stessa. Federica cammina sola per ben venti minuti, scanditi dal susseguirsi delle contrazioni, ed alla fine arriva finalmente all’ospedale, dove partorirà sua figlia qualche ora dopo.

Il ricorso

Federica è stata fortunata in quanto, nonostante la disavventura, il parto è andato bene e sua figlia è nata senza alcuna complicanza. Ma, dopo qualche giorno, decide di fare ricorso contro quella multa di cinquanta euro.

Dice la donna:

“Sono salita sul bus senza titolo di viaggio, e quando il verbalizzante mi ha giustamente contestato la mancanza del biglietto, ho cercato di spiegare che a causa di un malessere improvviso, visto il mio stato, mi stavo recando con urgenza al Cardarelli. Tengo a precisare che alla data del verbale ero incinta, erano trascorsi le quaranta settimane e cinque giorni previsti per il parto che è avvenuto nella notte del giorno stesso. Mentre stavo passeggiando da sola in viale Colli Aminei ho avvertito dei dolori improvvisi e, spaventata, sono salita sull’autobus che sopraggiungeva. Quanto asserito è documentabile dal certificato di ingresso nel pronto soccorso.  Il verbalizzante a cui avevo detto del malore invece di accompagnarmi all’ingresso del pronto soccorso mi ha invitata a scendere e ha tenuto a precisare che nella sua qualità di agente di polizia amministrativa era tenuto a rilevare l’infrazione in ogni caso.”

Alla contestazione della multa Federica allega il verbale di pronto soccorso del Cardarelli e la multa stessa: il primo segna l’orario delle 11:48, il secondo delle 11:20.

La risposta della anm non tarda ad arrivare, gelida e lapidaria:

“All’atto del controllo lei si trovava a bordo di un nostro mezzo sprovvista di valido titolo di viaggio. Le circostanze non possono essere motivo di annullamento del verbale.”.

La multa, adesso, probabilmente aumenterà a 141,10 euro.

Sconfitta

Nel regolamento della anm non è specificato che un controllore debba prestare soccorso ad una donna incinta in procinto di partorire. Probabilmente perché dovrebbe essere decisamente superfluo specificare una cosa del genere: avreste mai immaginato che qualcuno potesse far scendere una ventottenne gravida in preda alle doglie perché “sprovvista del valido titolo di viaggio“? Francamente è al limite dell’immaginabile, eppure è accaduto.

Viene da domandarsi: ma se su quell’autobus fosse salito un uomo con il braccio reciso, mozzato e sanguinante, invece di soccorrerlo gli avrebbero chiesto il biglietto? Se vi fosse salito un ragazzo con una ferita al volto gli avrebbero fatto la multa? Oppure, semplicemente, si sarebbe prestato aiuto ad una persona in difficoltà ed in stato di sofferenza fisica? 

Lasciare una donna in quelle condizioni da sola e senza alcun aiuto non è molto diverso. Non c’erano obblighi a riguardo, è vero; è triste e spaventoso che ce ne sia bisogno. 

Non c’è da chiedersi del perché della situazione demografica dell’Italia: questo non è un paese per madri. 

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Ischia: scoperta coltivazione di Marijuana

ISCHIA

Durante una ricognizione aerea del comando provinciale della Guardia di Finanza, è stata rilevata una coltivazione sospetta ad Ischia, sia per il colore che per la forma delle foglie che rimandavano alla marijuana.

Una volante , dopo la segnalazione, ha raggiunto via terra l’aerea coltivata che si trovava in un’area ben nascosta e difficilmente individuabile.

Oltre a diverse coltivazioni legali, gli agenti hanno trovato una trentina di piante di marijuana alte quasi due metri, immediatamente sequestrate con appositi strumenti per la coltivazione.

Gli inquirenti stanno effettuando le indagini di routine per individuare i colpevoli.

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Napoli: cani “abbandonati” sul balcone, interviene la polizia locale

Napoli

Agosto è il mese più critico per l’abbandono degli animali e, di conseguenza, la polizia locale di Napoli sta effettuando controlli serrati grazie alle segnalazioni di maltrattamento di cani in città.

Proprio da una segnalazione proveniente da via Pendino, zona Chiaiano, le forze dell’ordine hanno constatato che due cani erano stati lasciati su un balcone, al caldo, con la casa vuota. Gli agenti hanno rintracciato tramite informazioni di alcuni vicini i proprietari e, dopo averli aspettati, hanno inflitto una sanzione per la mancanza del microchip.

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Don Maurizio Patriciello: “Nadia Toffa ha unito l’Italia”

Don Maurizio Patriciello

Don Maurizio Patriciello, da sempre il simbolo della lotta contro la Terra dei Fuochi, celebrerà il 16 agosto i funerali di Nadia Toffa a Brescia. In un’intervista ai microfoni di NanoTv il parroco ha espresso tutto il suo dolore per la scomparsa del celebre volto televisivo de “Le Iene“.

Tutti i miei confratelli mi hanno chiesto di portare un saluto, una preghiera per Nadia. Bisogna dirle grazie per tutto quello che ha fatto per la terra dei fuochi, per quello che ha fatto a Taranto, al quartiare Tamburi, per ogni inchiesta, ogni intervista. Avevo capito che Nadia si era aggravata, non rispondeva più ai messaggi e non era più attiva sui social. Poi ho ricevuto una chiamata da un suo collega che mi ha chiesto di celebrare i funerali, perchè Nadia non ce l’avrebbe fatta“.

Don Maurizio Patriciello non si risparmia, ancora una volta sul tema della Terra dei Fuochi: “Sono sette anni che il problema è ancora qui. A settembre chiuderà l’inceneritore di Acerra e avremo l’intervista per le strade, fin sotto il naso. Ormai è impossibile credere alle istituzioni che parlano di soluzioni ‘temporanee’, perchè temporanee non sono”.

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Napoli, ambulante bangladino preso a sassate in pieno centro

ambulante

Dieci contro due sul lungomare di Napoli, qualche decina di metri alle spalle della passeggiata della folla dei giovani ancora in città ad agosto. Sono le vittime due cittadini del Bangladesh, impegnati a lavorare dopo mezzanotte. Uno dei due, un ambulante venditore di cover, è grave ed è attualmente ricoverato nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Cardarelli, in prognosi riservata e in attesa di almeno due interventi chirurgici che dovranno tentare di ricostruirgli la faccia. Ha un trauma cranico causato da una delle sassate.

E ora è caccia alla banda, almeno dieci ragazzini che l’amico della vittima, anche lui un ambulante ferito nel tentativo di soccorrere il suo connazionale (sebbene più lievemente), ha descritto come per lo più minorenni, tra i quindici e i sedici anni. Spariti nel nulla, si spera immortalati dalle telecamere di videosorveglianza ora sotto l’occhio della polizia.

Il Lungomare di Napoli è già stato teatro di numerosi episodi violenti. Come la sparatoria tra via Chiatamone e via Partenope per vendetta contro i parcheggiatori abusivi, che provocò la fuga generale da ristoranti e bar della zona. O come il caso dell’uomo in scooter con la moglie accoltellato al costato, senza motivo, in piazza Vittoria da due giovani che lo avevano affiancato in sella a un altro motorino. Si sospetta la premeditazione, le vittime sarebbero infatti state seguite dagli aggressori fino in via Generale Orsini, parallela poco trafficata di via Nazario Sauro. Un testimone ha confermato la scena: una donna che si è affacciata al balcone di casa, attirata dalle grida.

Secondo la ricostruzione, i due cittadini del Bangladesh, 39 e 42 anni, entrambi con regolare permesso di soggiorno in Italia, avevano da poco imboccato la via alla fine della serata di lavoro. Venditori ambulanti di cover e supporti per cellulari, stavano spingendo i carrelli con la merce verso casa, ai Quartieri Spagnoli, quando sono stati accerchiati dal gruppo. Gli aggressori hanno afferrato custodie e quant’altro minacciando i due immigrati che subito hanno reagito chiedendo la restituzione della merce oppure il pagamento. In risposta sono stati sommersi da insulti e minacce. Qualcuno poi ha lanciato una pietra contro il trentanovenne e l’ha colpito in pieno volto, ferendolo. L’uomo ha barcollato, ma nel frattempo sono arrivate altre sassate, ancora al volto e alla testa.

Altri hanno picchiato l’amico della vittima intervenuto per soccorrerla, finché alcuni residenti hanno sentito il rumore e si sono affacciati su via Generale Orsini per capire cosa stava succedendo. A quel punto i teppisti li hanno lasciati perdere, fuggendo verso piazza Plebiscito. I due giovani immigrati sono stati soccorsi e portati all’ospedale Cardarelli, dove le condizioni dell’uomo colpito a sassate sono parse subito gravi. L’ambulante ha riportato un trauma cranico, ferite estese e fratture multiple al volto, la necessità di almeno due interventi chirurgici nei prossimi giorni. Per questo motivo i fatti non sono ancora stati ricostruiti. Ha riferito l’episodio alla polizia il suo amico, che tuttavia non ha saputo ripetere le frasi dette dal branco né descriverli a dovere a causa del buio.

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Anna, l’aspirante Miss disabile “Bellezza non è perfezione”

anna modella disabile

Ho tirato fuori il coraggio, finalmente. E sì, mi sono presentata alla tappa di Miss Italia di Calvanico, nonostante sia disabile “. Anna Adamo ha ventitré anni, è di Scafati ed è disabile dalla nascita. A causa di un parto gemellare complicato, il maschietto muore. Lei sopravvive, ma con la diagnosi di tetraparesi spastica: una vita in salita.

Anna ha fatto questa presa di coraggio la scorsa domenica: si è presentata nella piccola località del salernitano, una delle molte tappe intermedie del concorso per Miss Italia e quella passerella è diventata accessibile anche a lei. Lo racconta in prima persona, emozionata: “Era da tempo che me lo dicevo: Anna, dai vai lì e presentati, dai, dai… poi però quando arrivava il momento di presentarmi al casting, ogni volta mi prendeva lo sconforto e rinunciavo, lasciavo perdere“. Ma stavolta Anna è arrivata sin sulla passerella, determinata e sorridente. “E ho subito comunicato di non voler essere in gara, perché so che altrimenti avrei messo in difficoltà la giuria. Magari mi avrebbero premiato per compassione. E invece no, io voglio essere quella donna che combatte per far sì che ai disabili vengano concesse le stesse opportunità dei normodotati“.

Così ha preso parte alla serata, sfilando fuori concorso con il solo scopo, ribadisce, di “poter dimostrare che la disabilità non è un limite, assolutamente non lo è“. E anche per chiedere a Patrizia Mirigliani, patronne di Miss Italia, “di ammettere in gara anche ragazze con qualsiasi tipo di disabilità, comprese le ragazze in carrozzina. Perché la bellezza non risiede solo in un corpo perfetto e ci sono imperfezioni di una bellezza indescrivibile. Noi persone disabili, soprattutto noi donne, sappiamo dimostrarlo benissimo: bisogna solo metterci alla prova“, afferma con decisione.

Quando si presenta il pubblico applaude, lei sorride e dice ancora: “Non bisogna vergognarsi del proprio corpo, anche quando quest’ultimo non rispecchia i canoni di perfezione richiesti dalla società in cui viviamo. La vera bellezza risiede nello stare bene con se stessi. Se non ci amiamo, come possiamo pretendere che gli altri ci amino?“. L’organizzazione della tappa di Calvanico di Miss Italia apprezza, e decide di farle una sorpresa: Anna sfila con la corona di Miss Italia.

Mi hanno reso felice, perché l’ho interpretato come un auspicio: forse a breve vedremo su quella passerella ragazze disabili. E chissà: probabilmente in futuro Miss Italia potrà essere una ragazza disabile. I limiti, spesso e volentieri, sono unicamente nella nostra mente, sono i fantasmi che ci impediscono di fare, di osare, di tentare nuove strade“. Anna poi si lascia sfuggire una seconda riflessione: “Spesso sento parlare delle persone disabili come se fossero degli eroi. La cosa mi fa arrabbiare più di quanto si possa immaginare, perché noi non siamo eroi. Quel che chiediamo è soltanto e unicamente normalità. Io ho scelto per passione un’altra strada (studia giurisprudenza all’Università di Salerno, ma tante ragazze disabili sognano per esempio di lavorare nel mondo dello spettacolo: perché non dar loro un’opportunità? Perché non dar loro almeno una possibilità?“. Il suo rapporto col suo corpo e con le difficoltà dell’essere disabile ha ispirato ad Anna Adamo un libro (per l’appunto, dal titolo chiarissimo: “La disabilità non è un limite”, Europa Edizioni). Un racconto del quotidiano che pur essendo complicato non toglie nulla alla bellezza della vita.

Non sono ipocrita: naturalmente non è facile convivere con una disabilità. Non lo è per nulla, sia per la persona che ne è portatrice, sia per coloro che vi sono intorno. Non lo è quando ci si guarda allo specchio, lo stesso specchio che non fa altro che mettere in risalto le gambe storte, i piedi troppo piccoli, mal definiti e tanto incapaci di eseguire un passo degno di questo nome, di indossare ciò che per una donna è sinonimo di femminilità indiscussa, ovvero un bel paio di scarpe con il tacco. Non è facile – prosegue – convivere con una disabilità quando si passeggia per strada, perché bisogna fare i conti con gli sguardi dei passanti carichi di pietà. Di compassione. Ma non c’è giorno in cui non mi impegni per far cambiare le cose“. Sono parole che toccano il cuore: camminare su una passerella potrebbe essere considerata da molti una dimostrazione frivola, per così dire, dell’accettazione delle disabilità. Anna però è in disaccordo, e fa del suo meglio così che ognuno possa accettarsi.

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Edenlandia, il parco giochi è già nel degrado

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L’Edenlandia, lo storico parco giochi di Fuorigrotta a Napoli non è in una situazione rosea. Dopo la riapertura, nonostante tutte le speranze e il ritorno in funzione della struttura, sorgono le prime proteste: già da 3 mesi gli impiegati del parco non percepiscono lo stipendio; c’è un giudice fallimentare cui viene chiesto ora di convocare un tavolo di concertazione per far luce sui fatti. Qualche giorno i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Unicom Uil hanno inviato una lettera alla Mostra d’Oltremare (presidente Alessandro Nardi, vicino al sindaco Luigi De Magistris), proprietaria dei suoli e a Comune e Regione. “Ricordiamo che la New Edenlandia (società gestore del parco ndr.) gode di agevolazioni per il fitto delle aree e questo è un elemento di non poco conto. E come ben sapete queste aree appartengono alla Mostra d’Oltremare che è un ente che ha come socio di maggioranza il Comune di Napoli“, vi è scritto nella lettera.

 

Il mancato pagamento degli stipendi non è purtroppo l’unica drammatica criticità che vive lo storico parco. Come ci hanno segnalato parecchi cittadini, molti punti dell’Edenlandia versano in condizioni di degrado fra sporcizia e grossi problemi strutturali. Ci sono impianti elettrici scoperti, scarti edili un po’ ovunque. Una condizione di certo non sicura per una zona frequentata soprattutto da bambini“, spiega inoltre il consigliere regionale Emilio Borrelli, dipingendo un quadro chiaro della situazione.

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Noemi, arrestato il bersaglio dell’agguato Salvatore Nurcaro

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Salvatore Nurcaro,  pregiudicato bersaglio dell’agguato a Napoli in cui rimase ferita la piccola Noemi il 3 maggio, è stato arrestato dalla polizia durante un’operazione condotta ieri sera contro affiliati al clan Reale-Rinaldi, attivo nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Nurcaro, 32 anni, deve rispondere insieme ad altri cinque presunti affiliati al clan di associazione per delinquere finalizzata ad acquisto, trasporto, commercializzazione e vendita di droga, oltre che di detenzione di arma da fuoco.

La squadra mobile di Polizia ha individuato il movente dell’agguato a piazza Nazionale nella gestione del traffico di droga, e in particolare in un debito che Nurcaro aveva nei confronti di un membro del clan Formicola. Nel tentativo di recuperare i soldi per onorare il debito, Nurcaro avrebbe cominciato a pretendere somme dalle piazze di spaccio di appannaggio del clan Mazzarella, rivale dei Rinaldi-Reale.

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Picchiato in carcere L’appello della compagna: ‘Aiutatelo’

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Il trentenne originario di Eboli Mauro C. era detenuto fino a due giorni fa nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, ma è stato trasferito ieri sera nel carcere di Secondigliano. Il debito di Mauro con la giustizia è consistente e, esclusi eventuali sconti di pena, ritornerebbe in libertà nel 2024. Secondo la compagna, Roberta Somma, che ha sporto denuncia ai Carabinieri di Eboli, Mauro si trova attualmente in pericolo di vita. Dopo essere stato tratto in arresto e portato nel carcere di Fuorni nell’agosto del 2018, Mauro è stato trasferito in diversi istituti circondariali della Campania fino a Santa Maria Capua Vetere. In quel periodo sono iniziate le forti preoccupazioni della famiglia. “Vi prego, aiutate il mio compagno massacrato di botte, in carcere». È l’appello di una donna, preoccupata per le condizioni del padre di suo figlio.

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