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“Apologia” al Mercadante di Napoli: Commovente e divertente storia di una famiglia

“Apologia” con Elisabetta Pozzi, andrà in scena al Teatro Mercadante di Napoli dal 28 gennaio al 2 febbraio.

(COMUNICATO STAMPA)

Dal 28 gennaio al 2 febbraio al Teatro Mercadante
Elisabetta Pozzi protagonista dello spettacolo
APOLOGIA
testo di Alexi Kaye Campbell
messo in scena dal regista Andrea Chiodi
che lo ha definito come “un Čhecov contemporaneo”

Tra incomprensioni, antiche ruggini e dialoghi taglienti pieni di humour britannico si dipana la storia di una famiglia, fatta di scomode verità domestiche, di grandi speranze e altrettanto cocenti disillusioni, fino a una sorprendente, emozionante conclusione. Si tratta di Apologia, commedia profonda e divertente firmata da Alexi Kaye Campbell, tra gli autori più originali e importanti della scena anlgosassone, che nella traduzione di Monica Capuani e la regia di Andrea Chiodi lo Stabile propone al Teatro Mercadante da martedì 28 gennaio a domenica 2 febbraio.
Nelle scene di Matteo Patrucco, i costumi di Ilaria Ariemme, le musiche di Daniele d’Angelo e le luci di Cesare Agoni, una straordinaria compagnia di interpreti capitanata da Elisabetta Pozzi nel ruolo di Kristin Miller, con Alberto Fasoli (Hugh, amico di Kristin), Christian La Rosa (Peter, figlio di Kristin), Emiliano Masala (Simon, figlio di Kristin), Francesca Porrini (Trudi, fidanzata di Peter), Martina Sammarco (Claire, fidanzata di Simon).
La produzione dello spettacolo è del Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile di Catania.

Note di regia

«Trovarsi davanti a questa serata in famiglia che si trasforma in una sorta di resa dei conti della vita di tutti è stato come trovarsi davanti a un Čhecov contemporaneo. Per tematiche, ma soprattutto per la costruzione dei rapporti tra i personaggi e delle scene tra di essi.
Ho voluto immaginarmi una casa come luogo privilegiato ed esclusivo, chiuso e nascosto, dentro cui si muovono i pensieri, gli sguardi, le difese e gli scontri di tutti. Il testo di Campbell, cosi perfettamente orchestrato, con un ritmo serratissimo e un plot molto chiaro, ci ha permesso di cercare di lavorare sui ritmi e sui silenzi quali momenti privilegiati per la riflessione e il pensiero.
In una serata succede tutto, si riaprono ferite, si rivivono ricordi. Si spalancano le grandi domande che ci hanno interrogato per tutto il lavoro: il possibile fallimento delle rivolte studentesche e del ‘68, l’imborghesimento di chi ne faceva parte e poi ancora domande sul consumismo e sulla fede, sui rapporti umani, sul coltivare i propri talenti e sulla relazione tra genitori e figli, cosa si è lasciato loro in eredità di quel periodo. Peter e Simon sono le due facce di una stessa medaglia: è così che la figura del figlio prende valore nello spettacolo, interpretata a sere alterne dai due attori o dallo stesso attore in un vero gioco teatrale, non fine a se stesso, ma capace di raccontare in maniera sorprendente diversità e similitudini dei due ragazzi, feriti in modo diverso e uguale. Dentro queste grandi tematiche abbiamo dovuto muoverci e dar vita a una situazione privata, con il desiderio di renderla universale, senza dare delle risposte ma raccontando l’eccezionalità che è l’umano quando si mette in ricerca. Tutto questo passando da Giotto, quale vero artista rivoluzionario, che offre a noi l’occasione di riguardare ai grandi del passato per capire meglio come essere artisti oggi, ripartendo dalle esigenze reali e importanti che ci muovono».

Andrea Chiodi

Durata spettacolo:
1h e 15’ primo atto, 50’ secondo atto

Info e orario rappresentazioni su www. teatrostabilenapoli.it
Biglietteria tel. 081.5513396 | biglietteria@ teatrostabilenapoli.it

Apologia
di Alexi Kaye Campbell
traduzione di Monica Capuani

regia di Andrea Chiodi

con
Elisabetta Pozzi Kristin Miller
e con
Alberto Fasoli Hugh, amico di Kristin
Christian La Rosa Peter, figlio di Kristin
Emiliano Masala Simon, figlio di Kristin
Francesca Porrini Trudi, fidanzata di Peter
Martina Sammarco Claire, fidanzata di Simon

scene Matteo Patrucco
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele d’Angelo
luci Cesare Agoni

produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile di Catania

Alexi Kaye Campbell
Nato ad Atene nel 1966, figlio di madre britannica e padre greco, Alexi Kaye Campbell studia letteratura inglese e americana all’Università di Boston, prima di studiare recitazione alla Webber Douglas Academy of Dramatic Art.
Debutta nel mondo del teatro come attore, recitando in prestigiose compagnie e importanti teatri londinesi. Sempre come attore partecipa a molte serie televisive britanniche.
Nel 2008 esordisce come drammaturgo con Death in Whitbridge, mentre nel 2009 ottiene un grande successo con la sua pièce The Pride, che si aggiudica il Laurence Olivier Award, rappresentata anche in Italia nel 2010. Da allora ha scritto altre quattro opere teatrali: Apologia nel 2009, The Faith Machine nel 2011, Bracken Moor nel 2013 e Sunset at the Villa Thalia nel 2016.
Nel 2015 debutta al cinema come sceneggiatore scrivendo il film Woman in Gold con Helen Mirren.
È dichiaratamente omosessuale ed è impegnato in una relazione con il regista Dominic Cooke dal 1997.

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“Riccardo 3 – L’avversario” in scena al Teatro Nuovo Napoli

Al Teatro Nuovo Napoli andrà in scena “Riccardo 3 – L’avversario” di Francesco Niccolini: un libero adattamento dell’autore aretino ispirato a una delle più note e complicate tragedie del Bardo in chiave contemporanea e ai crimini di Jean-Claude Romand.

(COMUNICATO STAMPA)

In un luogo pieno di fantasmi, rivive la vicenda del malvagio più malvagio, ma, al tempo stesso, più terribilmente simpatico mai creato dal genio umano, e dei suoi omicidi seriali in Riccardo 3 – L’avversario di Francesco Niccolini, che debutterà mercoledì 22 gennaio 2020 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 26) al Teatro Nuovo di Napoli, per la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi.

In scena Enzo Vetrano, nel ruolo di Riccardo, Stefano Randisi è Lady Anna, ma anche un sicario, Giorgio di Clarence, Buckingham, Edoardo e Richmond, e Giovanni Moschella è tutti gli altri personaggi: un altro sicario, Hastings, Elisabetta, il principino, Margherita, il sindaco di Londra, Stanley.
Il testo rilegge in chiave contemporanea un grande classico di Shakespeare, Riccardo III, oggi demone recluso e indomito, che è qui sottratto al medioevo inglese, e diventa abitante del presente, dando vita a una messa in scena che non è una pura variazione sul tema ma qualcosa di “meno rassi¬curante”.

La seconda parte del titolo, L’avversario, è un esplicito riferimento al romanzo verità di Emmanuel Carrère che racconta un’altra vicenda, a noi contemporanea, di “male assoluto”, quella del pluriomicida Jean-Claude Romand.
L’ambientazione non è quella di una sala da palazzo reale quattrocentesca, ma sul palcoscenico tutto ricorda molto da vicino la stanza di un ospedale.

Forse ci troviamo all’interno di un ospedale psichiatrico o un manicomio criminale e forse stiamo per assistere a una terapia sperimentale che porterà un paziente ad affrontare gli orrori di cui si è macchiato. O forse, siamo proprio dentro la sua mente, abitata da incubi e fantasmi.

Uno spazio algido dove tutto è fatto della stessa sostanza de¬gli incubi, in cui i “forse” sono più delle certezze e governano la messa in scena, gli scambi di ruoli, le ambiguità dei personaggi.
Come nell’originale shakespeariano il male si ammanta del fascino più irresistibile, qui il gioco è rendere quel male invisibile, scambiabile per il bene e viceversa: nell’epoca delle false identità e dei travestimenti (digitali, analogici, teatrali o domestici che siano) il crimine, anche il più efferato, non è mai facile da riconoscere né da confessare. L’allestimento, presentato da Arca Azzurra Produzioni e Emilia Romagna Teatro in collaborazione con Le tre corde/Compagnia Vetrano Randisi, si avvale delle scene e costumi a cura di Mela Dell’Erba e le luci di Max Mugnai.

Riccardo 3 – L’avversario di Francesco Niccolini
Mercoledì 22>domenica 26 gennaio 2020 @ Teatro Nuovo Napoli
Inizio spettacoli ore 21.00 (mercoledì e giovedì), ore 18.30 (venerdì e domenica), ore 19.00 (sabato)
info 0814976267 email botteghino@teatronuovonapoli.it
Da mercoledì 22 a domenica 26 gennaio 2020
Teatro Nuovo Napoli

Arca Azzurra Produzioni, Emilia Romagna Teatro
in collaborazione con Le tre corde/Compagnia Vetrano Randisi
presentano

Riccardo 3
L’avversario
di Francesco Niccolini
liberamente ispirato al Riccardo III di William Shakespeare
e ai crimini di Jean-Claude Romand

con
Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Giovanni Moschella

scene e costumi Mela Dell’Erba
luci Max Mugnai

regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

durata 90’ circa

Enzo è Riccardo. Stefano è Lady Anna, ma è anche un sicario, Giorgio di Clarence, Buckingham, Edoardo e Richmond. Giovanni è tutti gli altri personaggi: un altro sicario, Hastings, Elisabetta, il principino, Margherita, il sindaco di Londra, Stanley.
Pochi attori e molti forse. In questa messa in scena i forse sono più delle certezze: perché in questo spazio algido tutto è fatto della stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi, le sbiadite e le apparizioni.
Quando lo spettacolo inizia, Enzo si sveglia da un lungo sonno iniziato prima dell’ingresso del pubblico.
È seduto su quello che dovrebbe essere un trono. Ma intorno tutto è bianco e verde acido, ricorda molto da vicino la stanza di un ospedale: un letto, una sedia a rotelle, un grande specchio. Forse addirittura siamo all’interno di un ospedale psichiatrico. Peggio: un manicomio criminale. O forse il manicomio è dentro la testa di Enzo.
Due uomini parlano sottovoce. Forse sono dei sicari. Forse. O forse sono due incubi venuti per tormentare Riccardo. O Enzo.

Il dramma ha inizio: la corona passa da una testa a un’altra, la ghigliottina si abbatte feroce, le campane suonano a festa o a morto, mentre un corvo si aggira, come se quel luogo gli appartenesse. Un luogo pieno di spettri e fantasmi.
Mentre rivive la vicenda di Riccardo di Gloucester – il malvagio più malvagio ma al tempo stesso più terribilmente simpatico mai creato dal genio umano – e dei suoi omicidi seriali, di tanto in tanto, la vita ospedaliera si mescola alla finzione. Da fuori si sentono tuoni e fulmini, ci sono inattesi silenzi, una cartella clinica da leggere, aggiornare o firmare. E soprattutto, c’è un’iniezione che incombe, come una spada di Damocle. O piuttosto di Richmond, in questo caso.
Tra un omicidio, una risata, un funerale e una pausa, la commedia va avanti fino alla sua conclusione naturale. O quasi.

Perché al momento del gran finale – giusto un istante prima della morte («Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!») – Enzo risorge dai suoi peccati, e con il suo ultimo monologo visionario si congeda, accoglie la liberazione che gli giunge non dalla spada di Richmond ma dall’iniezione che gli viene somministrata: sedato, ridotto alla passività, rinchiuso in una camicia di forza, che assume le fattezze di un costume di scena da tiranno assassino. Forse morto.
Parafrasando Macbeth e il suo «Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow», a noi resta soltanto un «Forse e Forse e ancora Forse».
Parafrasando Amleto, tutto il mondo non è solo una prigione, ma un manicomio. E la via d’uscita, una sola.

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CulturaEventi

“MisStake” al Teatro Elicantropo di Napoli: L’amore e le sue (im)possibilità

Al Teatro Elicantropo di Napoli andrà in scena “NapoliMisStake” di e con Fabiana Fazio: un monologo di parole e canzoni che, partendo dalla più famosa tragedia di Shakespeare, affronta il tema dell’amore e delle sue infinite (im)possibilità.

(COMUNICATO STAMPA)

Sarà in scena al Teatro Elicantropo di Napoli, giovedì 23 gennaio 2020 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 26) lo spettacolo MisStake originale monologo/soliloquio di e con Fabiana Fazio, che, attraverso parole e canzoni e partendo dalla tragedia più famosa di Shakespeare, Romeo e Giulietta, affronta il tema dell’amore e delle sue infinite (im)possibilità.

L’allestimento, che si avvale della collaborazione ai movimenti scenici di Maura Tarantino e il disegno luci di Marco Perrella, prende in “prestito” la celeberrima frase del balcone “Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo…” e prova ad analizzarla in tutte le sue declinazioni e le sfumature.
Se la storia non fosse andata così, in che altro modo sarebbe andata? La tragedia è tragedia, comunque, perché non può andare altrimenti, qualsiasi cosa si faccia.

Prendono vita, così, appassionate riflessioni sull’amore, quello con la A maiuscola, sempre ammesso che esista. E’ l’amore impossibile e perciò tanto voluto (“volere è potere, ma potere è volere?”), quello ostinato (“che amore non è, che cos’è?”), quello illusorio, quello ideale, quello sempre sognato (“Il mio Romeo”), quello smarrito, l’amor perduto nel tempo e nello spazio (“Romeo, Romeo… perché sei tu Romeo?”, “Io non so più come chiamarti per farti tornare, Amore. Mio”).

MisStake è anche un originale gioco di parole, che prendono vita dalle suggestive crasi, declinazioni e incastri lessicali mutuati dalle parole anglosassoni miss e take, considerando e percorrendo i loro molteplici sensi e significati, secondo il contesto.
Fabiana Fazio conduce lo spettatore nella sua idea di Giulietta e Romeo, senza Verona a fare da scenario: Giulietta e Romeo, una Giulietta e un Romeo.

E così, dopo la primordiale storia, ecco dipanarsi le storie di tanti Giulietta e Romeo qualsiasi, quasi compulsivi nel loro personale desiderio del raggiungimento del ‘per sempre’ e del ‘vissero felici e contenti’.
Essi rappresentano l’essere in un “non luogo” a ripetersi sempre la stessa frase, continuare nelle stesse azioni, gli stessi discorsi, perpetuamente. O anche, tornare indietro, riformulare le domande, porsi la domanda giusta, se la si trova, provare con altre risposte, magari, fino a non trovarne più e continuare in eterno, sempre uguale nel tempo.
Per una serie di sventurate coincidenze tutto finisce, l’amore, la vita, il conflitto. Per una serie di stupidi errori (What a mistake!, appunto) tutto va come deve andare, affinché sia, comunque, la tragedia che deve essere.

MisStake di e con Fabiana Fazio
23˃26 gennaio 2020 @Teatro Elicantropo Napoli
Inizio spettacoli ore 21.00 (da giovedì a sabato), ore 18.00 (domenica)
Info e prenotazioni al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio)

Giovedì 23˃domenica 26 gennaio 2020
Teatro Elicantropo Napoli
(repliche da giovedì al sabato ore 21.00, domenica ore 18.00)

MisStake
scritto, diretto e interpretato da Fabiana Fazio

disegno luci Marco Perrella
collaborazione ai movimenti di scena Maura Tarantino
assistenti alla regia Angela Carrano e Giulia Musciacco
foto di scena Loredana Carannante

durata della rappresentazione 80’

MisStake è anche un modo per giocare con le parole, cominciando dal titolo dello spettacolo, come mistake (sbaglio), oppure to mistake (scambiare, confondere, travisare, fraintendere).
MisStake è anche miss (reginetta, signorina), o ancorta mistress (padrona, signora, del proprio destino?).
MisStake, è ancora miss-take: to miss (mancare il bersaglio, non riuscire, fallire, mancare e sentire la mancanza, non comprendere, perdere, non prendere), ma anche to take (prendere, accettare, portare, portare via, catturare, sopportare).
Take come “attenzione!”, take care. Take come smontare, separare, take apart. Take come opinione, punto di vista. Take come registrazione, ripresa. Take come presa.

Fabiana Fazio

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Food&Drink

Jazz: dove ascoltarlo a Napoli… e dintorni

Con il suo sound caldo e avvolgente, il jazz è l’alternativa quando cerchiamo un’atmosfera rilassante con una buona dose di originalità. Ma dove ascoltarlo a Napoli e ‘dintorni’? Eccovi alcune possibilità.

Lascia spazio all’estro, all’improvvisazione. Ci accarezza, e ci circonda con le note del suo piano, e del sax, in un mix di delicatezza, allegria…e, a volte, una punta di malinconia. L’atmosfera jazz è unica e inconfondibile. E ci trasporta inevitabilmente un po’ indietro nel tempo, in quei club americani di inizio secolo scorso, dove, in un mélange di culture e influenze musicali, nasceva questo genere che oggi è quasi d’élite.

Bene, ma dove possiamo trovare un po’ di buona musica jazz in Campania? La risposta non è semplice, poiché i jazz club non abbondano nella nostra regione. Eccovi, però, un piccolo elenco da tenere a portata di mano per i momenti in cui vi sale quell’irrefrenabile voglia di jazz.

Bourbon Street – jazz and spirits bar

Se volete teletrasportarvi nel tempo e nello spazio, dovete varcare le porte del Bourbon Street. Vi sembrerà di ritrovarvi negli USA, in una serata di primo novecento, a sorseggiare distillati. Uno dei primi locali di musica jazz nati in area partenopea, questo ‘jazz and spirits bar’ ha visto passare artisti di grande fama, come Billy Cobham, Miles Griffith e Lynn Jordon. Il programma musicale è denso e spazia tra i generi, con appuntamenti che includono concerti ma anche jam sessions. Insieme alla musica jazz, la possibilità di gustare cocktail e spirits più tradizionali, insieme ad altre prelibatezze per passare una buona serata in compagnia.

La missione del Bourbon Street? “Fare della città uno dei templi del jazz mondiale”.

Dove: Via Vincenzo Bellini 52, Napoli.

Contatti: +39 338 8253756 – info@bourbonstreetjazzclub.com.

Orari di apertura: Dal martedì alla domenica a partire dalle 20. Lunedì chiuso.

 

Around Midnight by Upstroke

Restiamo a Napoli con l’Upstroke – Around Midnight, che si trova al Vomero. Dopo un’opera di restyling, questo locale continua a rappresentare una perla storica, dove il jazz si fa di venerdì, mentre il giovedì è dedicato all’Aperijazz.

Non solo jazz, però. Perché in questo locale il sabato è dedicato anche a generi che si discostano un po’ dalle note della Louisiana. Inoltre, all’Around Midnight si possono gustare anche dei buoni antipasti e primi piatti, accompagnati da una selezione di bevande alcoliche.

Dove: Via Giuseppe Bonito, 32, Vomero, Napoli.

Contatti: 329 421 1510

Orari di apertura: Tutte le sere a partire dalle 20, escluso il lunedì.

 

Round Midnight

Ritorna la ‘mezzanotte’. Ma da Napoli scendiamo a Salerno; e dalla città, ci spostiamo in provincia. A Fisciano (SA) per l’esattezza. Più rustico nei lineamenti, il Round Midnight è un locale la cui storia è davvero lunga. Sul suo palco si sono alternati artisti di fama nazionale e internazionale. Una piccola perla nascosta in periferia.

Dove: Via Canfora 47, Fisciano (SA).

Contatti: 335 809 5233.

 

La Contessa Jazz Club

Chiudiamo con questo club dal nome reale, in provincia di Avellino. Su un palco dai colori sgargianti, La Contessa Jazz Club propone artisti di fama internazionale, con eventi che hanno luogo esclusivamente il venerdì a partire dalle 21. Il programma di questo jazz club è piuttosto corposo, e pieno di artisti di rilievo, del calibro di Peter Erskin, Olivia Trummer, Sarah Jane Morris e tanti altri. Il prossimo venerdì, 24 gennaio, l’esibizione con Alessandro Quarta Duo.

Dove: Via Ammiraglio Bianco Mercogliano, 83014 Avellino.

Contatti: 392 155 4207.

Orari di apertura: aperto solo il venerdì dalle 21 alle 24.

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CulturaEventi

Il festival Vo’ on the Folks compie 25 anni: il programma della rassegna

Vo’ on the Folks compie 25 anni. La storica rassegna veneta dedicate alla world music e al folk, diretta da Paolo Sgevano, giunge alla XXV edizione e presenta come da tradizione un programma di quattro appuntamenti tra musiche e danze popolari, con artisti provenienti da Turchia, Irlanda, Scozia, Zambia e Moldavia. Dall’8 febbraio al 21 marzo 2020 la Sala della Comunità di Brendola, in provincia di Vicenza, accoglie alcune tra le più interessanti realtà della musica etnica contemporanea presentando un cartellone che coniuga tradizione e innovazione. Tra gli ospiti di questa edizione gli originali Dervisci rotanti del Galata Mevlevi Ensemble, la band irlandese The Outside Track, l’artista cosmopolita Namvula Rennie, la cantante e polistrumentista moldava Violeta Grecu.

Ad inaugurare l’edizione 2020 del Vo’ on the Folks, sabato 8 febbraio alle 21, sarà il suggestivo spettacolo del Galata Mevlevi Ensemble del maestro Sheik Nail Kesova. Dichiarati dall’UNESCO patrimonio culturale dell’umanità, i dervisci rotanti rappresentano il simbolo del misticismo orientale, che prende origine nel tredicesimo secolo.  In scena portano un rituale antico 700 anni che rappresenta l’essenza della natura umana: lo spirito (mente e pensiero), l’amore (emozioni, poesia e musica) e l’anima (vita, movimento e Sema). Uno spettacolo inteso, emotivamente e spiritualmente, che cattura il pubblico lasciandolo senza fiato.

Sabato 22 febbraio il secondo appuntamento della rassegna con l’unica data in Italia di The Outside Track, quintetto internazionale di musicisti celtici (quattro donne e un uomo, da Irlanda, Scozia e Canada), premiati come miglior band nei Live Ireland Award e Tradition In Review Award.

Sempre in esclusiva nazionale anche i due eventi in programma a marzo. Sabato 7 tocca alla cantautrice, chitarrista e fotografa Namvula (già al fianco di Hugh Masekela e Anoushka Shankar) Dal vivo presenta un melting pot che fonde sonorità africane con elementi della tradizione folk scozzese, del jazz e della Latin music. Il 21, invece, per la serata conclusiva è la volta di Violeta Grecu, una delle più importanti e riconosciute artiste moldave, con all’attivo diverse collaborazioni con l’Orchestra Nazionale, in scena con Luca Nardon (percussioni) e Ionel Guzun (fisarmonica).

Organizzato dalla Sala della Comunità di Vo’ di Brendola e Frame Evolution, in collaborazione con l’assessorato comunale alla Cultura e la Cassa Rurale e Artigiana di Brendola, il “Vo’ on the Folks” rappresenta uno spazio privilegiato per la riscoperta e la tutela di preziose tradizioni da conservare e tramandare, rilette in chiave contemporanea. Come testimoniano gli ospiti che si sono esibiti a Brendola in questi anni: Hevia, Enzo Avitabile, Kocani Orkestar, Joana Amendoeira, Antonella Ruggiero, Jim Hurst, Carmen Souza, Mick O’Brien, Riccardo Tesi & Banditaliana, Tannahill Weavers, Djamel Laroussi, Fiamma Fumana, Phamie Gow, Mercedes Peon, Motion Trio, Vincenzo Zitello, Mariel Martinez, Mairtin O’Connor, John McSherry, Pierre Bensusan, Hamid Ajbar, Söndörgő, La Dame Blanche, solo per citarne alcuni. Fin dal 1996, Brendola – la porta dei Berici – ha accolto musiche, colori, storie e culture diverse unite in nome della massima libertà espressiva.

Ingresso singolo spettacolo: INTERO 15 euro – RIDOTTO (soci Sala e ragazzi fino a 14 anni) 14 euro.

Info e prenotazioni: Sala della Comunità – via Carbonara,28  – Brendola (Vicenza) – tel. 0444 401132. www.saladellacomunita.com – info@saladellacomunita.com.

 

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CulturaEventi

“Don Giovanni” in scena la Tram: Le parole di Molière su Mozart a tempo di flamenco

“Don Giovanni”, le parole di Molière sulla musica di Mozart a tempo di flamenco, da giovedì 23 gennaio in scena al Tram.

(COMUNICATO STAMPA)

“DON GIOVANNI”, LE PAROLE DI MOLIÈRE SULLA MUSICA DI MOZART
A TEMPO DI FLAMENCO
GIOVEDÌ 23 GENNAIO IL DEBUTTO AL TEATRO TRAM
CON DANILO ROVANI E ENZO ATTANASIO, DIRETTI DA GIANMARCO CESARIO
Due settimane di programmazione per il secondo capitolo del progetto PopOpera

È pronto a debuttare, giovedì 23, al Teatro Tram, “Don Giovanni”, secondo capitolo del progetto PopOpera, nato da un’idea di Gianmarco Cesario per avvicinare i giovani all’opera lirica attraverso testi resi più attuali e arrangiamenti musicali contemporanei.

Dopo il Barbiere di Siviglia, si arriva così al secondo capitolo di un’ideale Trilogia Sivigliana con un testo che riassume con misura i tre aspetti delle tre principali versioni di questo mito moderno: se Mozart, grazie al libretto di Lorenzo Da Ponte, lo rappresenta come un gaudente “sciupafemmine”, lo spessore che la penna caustica ed anarchica di Moliere ci offre, restituisce il ritratto di un uomo libero e senza freni, un anticipatore della filosofia illuminista, che riesce a sfidare società e benpensanti con provocazioni che vanno ben oltre l’ars amandi del suo prototipo, già raccontato da Tirso de Molina nella sua farsa. A lui si contrappone il suo servitore, Sganarello, maschera utilizzata da Moliere, il cui nome, in questa versione, è però sostituito con quello utilizzato da Da Ponte nel suo libretto, Leporello, che, nella sua similitudine con la lepre, simboleggia la natura vigliacca di quest’uomo, che, più di tutti i personaggi che abitano la storia, incarna una società bigotta e corrotta, che, come dice il protagonista ha reso “l’ipocrisia un vizio alla moda, e tutti i vizi alla moda sono considerati virtù.”

Due le settimane di programmazione al Teatro Tram (da giovedì 23 gennaio a domenica 2 febbraio): Don Giovanni è Danilo Rovani, autore, regista e attore che collabora in teatro, cinema e TV con registi e attori di fama nazionale e internazionale: tra questi, Carlo Battistoni, Gigi Proietti, Gabriele Lavia, Alessandro D’Alatri, Ahmad Douchan, Enrico Oldoini, Mario Martone; accanto a lui, un Leporello interpretato da Enzo Attanasio, anche lui impegnato su set televisivi e cinematografici di respiro internazionale (sarà Arnaldo Vezzi ne “Il Commissario Ricciardi” di Alessandro D’Alatri, in uscita nel 2020). A completare la presenza sul palco Diletta Acampora, Denise Capuano e Luca Lombardi.

Le musiche di Mozart sono arrangiate in sonorità flamenco da Pasquale Ruocco, concertista e compositore diplomato all’accademia Taller Flamenco di Siviglia, con specializzazione al Conservatorio de Musica de Cordoba e un diploma in composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio di Siviglia.
Regia e drammaturgia sono di Gianmarco Cesario, ideatore e direttore artistico di numerose rassegna tra cui “I corti della formica”; tra le sue regie più recenti “Edipo Re_O”, “Il barbiere di Siviglia – Pop Opera”, “Sogno di una notte di Metà Estate”, “La Morte e la Fanciulla”.

orari spettacoli:
da giovedì 23 a domenica 26 gennaio 2020
da giovedì 30 gennaio a domenica 2 febbraio 2020
gio e ven: ore 21.00 | sabato: ore 19.00 | domenica: ore 18.00

prezzi
intero: € 12,00 | under 26 e Web: € 10,00

Danilo Rovani in
DON GIOVANNI
da Tirso de Molina, Moliere e Lorenzo Da Ponte
con Diletta Acampora, Denise Capuano, Luca Lombardi e con la partecipazione di Enzo Attanasio
Musiche di Wolfgang Amadeus Mozart arrangiate ed eseguite dal vivo da Pasquale Ruocco
Scene e costumi Melissa Di Vincenzo Riprese video Antonio Lombardi Foto Nina Borrelli
Aiuto Regia Luca Lombardi
Regia e Drammaturgia Gianmarco Cesario

BIOGRAFIE
Danilo Rovani (Don Giovanni) nato a Napoli classe 1979, inizia la sua carriera di attore nel 1995 da allora lavora e collabora in teatro, cinema e TV con registi e attori di fama nazionale e internazionale come: Walter Manfè, Carlo Battistoni, Gigi Proietti, Gabriele Lavia, Alessandro D’Alatri, Ahmad Douchan, Enrico Oldoini, Mario Martone e tanti altri. Dopo aver lavorato al Piccolo di Milano nell’ormai storico spettacolo “Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni, per la regia di Giorgio Strehler, ripresa da Battistoni, inaugura con Gigi Proietti il Globe Theater di Roma. È autore e regista, ha scritto e diretto per il teatro e realizzato numerosi cortometraggi, uno dei quali edito dal canale del cinema studio Universal. Da circa cinque anni è anche vocalist dei gruppi musicali Mantrika e Maday.

Enzo Attanasio (Leporello) “Napoletano di Portici”, lavora in cinema, tv e teatro come attore brillante e non solo. Lo dirige il maestro Sir Ridley Scott sul set internazionale di “Tutti i soldi del mondo”; è a Venezia75 (in concorso) con “Un giorno all’improvviso” con Anna Foglietta. Antonio Capuano lo vuole in “Achille Tarallo” con Biagio Izzo e Ascanio Celestini; Alessandro D’Alatri lo sceglie per il ruolo di Arnaldo Vezzi ne “Il Commissario Ricciardi” e ancora ne “I Bastardi di Pizzofalcone” con Alessandro Gassman e in “Sotto copertura 2”, tutte fiction di Rai1. Sempre al cinema in “Babbo Natale non viene da nord” di e con Maurizio Casagrande e Gianpaolo Morelli. Alessandro Siani lo sceglie in “Troppo napoletano” con Serena Rossi; “La verità sta in cielo” del maestro Roberto Faenza con Maya Sansa. In teatro tanti spettacoli: è nel musical “C’era una volta Scugnizzi” di Claudio Mattone con Sal Da Vinci, è primo attore con Giacomo Rizzo, in compagnia con Gianfranco e Massimiliano Gallo e poi con Marisa Laurito e Giuseppe Zeno. È regista e interprete di “Baccalà” poemetto di Eduardo, autorizzato da Luca De Filippo; è “l’omino di burro” in “L’anima buona di Lucignolo” di Claudio Lauri e Luca Saccoia, vincitore FringeFestival Napoli. È diretto da Aldo Giuffrè, Bruno Garofalo, Gino Landi e altri.

Pasquale Ruocco (Concertista e compositore) inizia lo studio della chitarra classica all’età di nove anni formandosi sotto la guida de M° Antonio De Innocentis e concludendo gli studi al Conservatorio di Avellino. Partecipa a numerosi seminari con concertisti del calibro di Eliot Fisk, Aniello Desiderio, David Russell e Maurizio Colonna. A soli 16 anni è componente del John Duarte Guitar Quintet con il quale intraprendere una intensa attività concertistica in Italia, Francia ed Inghilterra. Trasferitosi in Spagna, si diploma nel 2007 all’accademia Taller Flamenco di Siviglia e poi si specializza al Conservatorio de Musica de Cordoba, quindi si diploma nel 2010 in composizione e direzione d’orchestra de Conservatorio di Siviglia, con specializzazione in musica per immagini. Inizia quindi una intensa attività compositiva, curando le colonne sonore di diversi docufilm e cortometraggi, e scrivendo musiche originali per numerosi spettacoli teatrali.

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CulturaFood&Drink

BussoLaTavola // La Pizza tra realtà e leggende

La Pizza è probabilmente uno dei piatti napoletani più imitati al mondo. Proprio per questo, sebbene metta tutti d’accordo perché piace a tutti, contemporaneamente divide: c’è a chi piace più soffice, ad altri croccante; ad alcuni alta ed ad altri bassa.

Mangiamo davvero spesso la Pizza, e ne esistono davvero tantissime varianti, oramai – ne esistono persino alcune alla frutta o ai fiori – ma conosciamo davvero questa deliziosa pietanza? Tra leggende, ghiotte regine e degustatori illustri come Dumas, #BussoLaTavola vi racconta la vera storia della Pizza.

La Leggenda: una Pizza per la Regina

La leggenda sulla nascita della pizza margherita è assai nota: era il 1889, e il re e la regina di Savoia soggiornavano nella reggia di Capodimonte.

La Regina aveva sentito da alcuni artisti della sua corte parlare della pizza, che lei non aveva mai assaggiato; così, particolarmente incuriosita da questo alimento, chiese che gliene fosse fatta assaggiare una.

Fu così chiamato alla reggia di Capodimonte Raffaele Esposito, titolare della Pizzeria “Pietro e…basta così“, fondata nel 1780, che ancora oggi esiste sotto il nome di “Brandi”.

Raffaele Esposito giunse alla reggia con la moglie, donna Rosa, definita dalla cronaca dell’epoca come la vera esperta del forno, e preparò per la regina Margherita tre pizze: la prima era alla sugna, formaggio e basilico; la seconda era con aglio, olio e pomodoro; ed infine una terza, con basilico, pomodoro e mozzarella.

Fu proprio quest’ultima pizza, che aveva gli stessi colori della bandiera italiana, a piacere di più alla regina. Così, la monarca chiese come si chiamasse la pizza che aveva appena gustato e Raffaele Esposito rispose: Margherita!, dedicandola così proprio alla regina.

Da allora, ogni volta che la regina Margherita arrivava a Napoli, Raffaele Esposito e sua moglie Rosa venivano chiamati al cospetto di sua maestà per prepararle ancora una volta la tanto amata pizza.

La popolarità di un Re

Alla pizzeria Brandi è esposto, poco lontano dalla targhetta che ricorda la nascita della pizza Margherita, un documento.

Si tratta di una lettera, che porta la data del 1889, firmata da Camillo Galli, capo dei servizi di tavola della corona: nella missiva, indirizzata a Raffaele Esposito, la regina Margherita ringrazia il pizzaiolo per le tre pizze preparate per lei.

Nel corso del tempo sono state avanzate diverse ipotesi: c’è chi crede all’episodio e chi dice che sia solo una leggenda. Un articolo del 2014 di Zachary Nowak – Harvard University, Umbra Institute – titolato “Folklore, Fakelore, History: Invented Tradition and the Origins of the Pizza Margherita”  ha cercato di far luce su questo racconto orale.

La contestualizzazione è fondamentale: l’unità d’Italia era stata portata a termine nel 1860, e non era stata accettata da tutta la popolazione; pochi anni prima dell’episodio che ci viene raccontato riguardo la nascita della pizza Margherita, inoltre, c’era stata a Napoli un’epidemia di colera. 

I Savoia avrebbero dovuto portare a termine delle opere di risanamento urbanistico della città, dovevano ancora essere accettati da parte del popolo come sovrani e dovevano fare i conti con un certo malcontento popolare: indubbiamente, dice Nowak, avrebbero dovuto cercare di raccogliere consensi ed aumentare la loro popolarità.

Raccontare una simile storia, dunque – dove la regina si presta ad assaggiare un cibo povero e popolare che, coincidenza, ha proprio i colori della bandiera d’Italia – avrebbe portato certo popolarità alla corona. 

Si tratta dunque si una storia inventata dai due sovrani? La lettera esposta nella pizzeria sembrerebbe dimostrare il contrario.

Il sigillo reale

Ma la lettera, continua Nowak, sarebbe un falso: non esistono carteggi compatibili negli archivi, la scrittura e la firma di Galli sarebbero completamente diversi da quelli presenti in altri documenti e, infine, il sigillo impresso sulla lettera non corrisponde a quelli utilizzati durante quel periodo storico.

Anche se la lettera fosse davvero falsa, tuttavia, non è detto che la storia lo sia completamente: la regina Margherita era davvero, nella data segnata sulla lettera, a Capodimonte, senza il re. Esisteva davvero un pizzaiolo chiamato Raffaele Esposito, e si sa per certo che nel 1883 possedeva una pizzeria chiamata “Pizzeria della regina d’Italia“.

Sebbene la lettera sia falsa, dunque, non è detto che l’episodio lo sia del tutto: ma non è finita qui.

La Pizza Margherita: una storia molto più antica

Anche se forse qualcosa di vero c’è sul fondo di questa leggenda profumata di basilico, pare non essere affatto vero che la pizza Margherita sia stata inventata allora. Esisteva, infatti già da molto tempo.

Se vogliamo ascoltare già solo le leggende, esistono decine di storie con i Borbone golosi di pizze – mai chiamate “Margherita”, naturalmente, ma che hanno i suoi stessi ingredienti – ma esistono numerosi documenti che provano che questa pizza sarebbe esistita ben prima dell’episodio raccontato dalla leggenda.

Del 1858 è infatti il libro di Francesco de Bourcard, napoletano di origine svizzera, intitolato “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti“, dove viene descritta una pizza con mozzarella e basilico:

Prendete un pezzo di pasta, allargatelo, distendetelo, col mattarello e percuotendolo con le palme delle mani conditelo con olio o strutto, cuocetelo al forno, mangiatelo e saprete cosa è la pizza. […]

Altre pizze sono coperte di formaggio grattugiato e condite collo strutto, e vi si pone di sopra qualche foglia di basilico. Si aggiunge delle sottili fette di mozzarella,[…] talora si fa uso del pomodoro, ma come condimento si può usare quel che vi viene in testa.

Talora ripiegando la pasta su se stessa se ne forma quel che chiamasi calzone.

Ben due anni prima dell’unità d’Italia, dunque, la pizza Margherita sarebbe già esistita. 

Nel nome della Pizza

A prescindere dalla Margherita, la storia di tutte le pizze è molto antica. Certo, i primi alimenti da cui questa si sarebbe sviluppata fino a diventare il piatto che tutti amiamo e conosciamo sarebbero stati molto, molto diversi: possiamo infatti leggere di un “piatto di pasta” su cui collocare altri alimenti già nell’Eneide di Virgilio:

Enea, i capi supremi e Iulo si distendono sotto i rami d’un albero altissimo: preparano i cibi, mettendo sull’erba larghe focacce di farro come fossero tavole (consigliati da Giove), e riempiono di frutta i deschi cereali.

Allora, consumati quei poveri cibi, la fame li spinse a addentare le sottili focacce spezzandone l’orlo. “Ahimè – fece Iulo scherzando – noi mangiamo anche le nostre mense.

La prima traccia del nome “pizza”, però, la troviamo 997 d.C. C’è un documento, conservato nell’archivio del duomo di Gaeta, dove si tratta della locazione di un mulino. Qui leggiamo che al proprietario del mulino, oltre all’affitto, il giorno di Natale sarebbero state dovute “dodici pizze“.

Non siamo certi di cosa queste pizze fossero: alcuni studi suggeriscono che fossero ancora ben distanti dalle pizze  che conosciamo oggi, e che fossero semplicemente delle focacce. Sull’origine del termine stesso ci sono due diverse scuole di pensiero: c’è chi sostiene che derivi dalla parola “pita” o “pitta”, di origine greca, che ancora oggi indica un tipo di pane piatto levitato; una piccola minoranza pensa che invece venga da “bizzen”, parola gotico-longobarda che significherebbe “morso”.

L’arrivo della Pizza Napoletana e di un dolce Veneto

Nel 1500, comunque, la pizza è già a Napoli: nel 1535 Benedetto Falco nel suo “Descrizione dei luoghi antichi di Napoli” avrebbe scritto che:

La focaccia, in napoletano, è detta “pizza”.

Nel 1570, invece, Bartolomeo Scappi, cuoco personale di Papa Pio V, nel suo libro “Opera”, parla di una pizza, che però, più che un piatto salato sembra essere un dolce. Infatti per prepararla servivano mandorle, fichi secchi, una passa, pinoli e datteri, che sarebbero poi stati uniti a succo d’uva, rossi d’uovo, cannella e zucchero. Ne sarebbe risultata una sfoglia alta circa tre centimetri. Un dolce simile esiste in Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove viene chiamata “pinza”.

Per arrivare alla pizza salata che tutti conosciamo bisogna andare a Sud, e precisamente a Napoli: nel 1600 nel suo “Cunto de li Cunti Giambattista Basile racconta una favola intitolata “Le due Pizzelle“, dove una donna frigge delle pizze di pasta.

Nel 1773 è invece la testimonianza di Vincenzo Corrado, cuoco, filosofo e letterato, che parla dell’usanza di condire i maccheroni e la pizza con il pomodoro.

Come abbiamo anticipato, anche i re Borbone erano ghiotti di pizza, primo fra tutti Ferdinando I, che fece appassionare anche la moglie Maria Carolina a questa pietanza. Il re cominciò a farla cuocere alla reggia di Capodimonte dal pizzaiolo Antonio Monzù, cercando più volte di introdurla nei menù di eventi e ricevimenti regali.

Persino Alexandre Dumas padre parla della pizza, in una serie di racconti su Napoli, dove visse nel 1835, apparsi su “Le Corricolo“:

La pizza è una specie di schiacciata come se ne fanno a Saint Denis: è di forma rotonda e si lavora come la pasta del pane.

Varia nel diametro secondo il prezzo. Una pizza da due centesimi basta a un uomo, una pizza da due soldi deve satollare un’intera famiglia.

A prima vista la pizza sembra un cibo semplice: sottoposta ad esame, apparirà un cibo complicato. La pizza è: All’olio; Al lardo; Alla sugna; Al formaggio; Al pomodoro; Ai pesciolini.

È il termometro gastronomico del mercato: aumenta o diminuisce il prezzo secondo il corso degli ingredienti suddetti, secondo l’abbondanza o la carestia dell’annata. Quando la pizza ai pesciolini costa mezzo grano, vuol dire che la pesca è stata buona; quando la pizza all’olio costa un grano significa che il raccolto è stato cattivo.

Sua maestà la Pizza

Insomma, la pizza ha una storia lunga, complessa e complicata.

Tutti ne vorrebbero rivendicare la paternità e, sebbene abbia origini antiche e declinazioni persino dolci, l’autentica pizza come oggi la intendiamo è, secondo le fonti, indubbiamente napoletana: ad oggi, esiste anche un disciplinare dell’associazione Verace Pizza Napoletana che descrive tutte le regole per preparare un’autentica pizza Napoletana.

Quale che sia la sua vera età, quale che sia la sua autentica storia, comunque, nulla ci impedirà di godere di sua maestà la Pizza, regina dei piatti napoletani ed italiani.

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“Joda Beach Party” all’Augusteo: Un party estivo arriva a teatro in pieno inverno

“Jody Beach Party” di Lello Marangio e Peppe Iodice al Teatro Augusteo di Napoli in scena il 23 e il 24 gennaio. Uno spettacolo che porterà a teatro un party estivo, anche se è pieno inverno!

(COMUNICATO STAMPA)

Al teatro Augusteo di Napoli, giovedì 23 e venerdì 24 gennaio alle ore 21:00, Peppe Iodice sarà in scena con lo spettacolo “Jody Beach Party”, di Lello Marangio e Peppe Iodice, prodotto da Claudio Malfi, con la regia di Francesco Mastandrea.

Una festa per ogni giorno di spettacolo:

“La musica, la playa, l’inverno, la notte, la festa, caro Lorenzo Jovanotti è facile fare il party sulla spiaggia in estate, il difficile è fare un party estivo in teatro in inverno”

Ma Peppe Iodice lo sta organizzando e si preannuncia lo spettacolo teatrale meno spettacolo teatrale degli ultimi anni. Fino a ora Gino Paoli era riuscito a far entrare “Il cielo in una stanza”, Peppe farà entrare la spiaggia nel teatro e il clima sarà ‘caliente’ anche in pieno inverno.

“Cosa importa se sognavi Puertorico o San Felice al Circeo, se restiamo insieme sembra un paradiso anche il teatro Augusteo”

E intorno gente che balla con la musica di Decibel Bellini e con i protagonisti in carne e ossa delle migliori estati della nostra vita: i Los Locos. Sul bagnasciuga gli amici di Peppe e coloro che quella sera coroneranno il proprio ‘sogno d’amore’, celebrando le nozze officiate da Peppe Iodice sul palcoscenico del teatro, ma questa è un’altra storia, che scoprirete solo venendo…

Nota del regista Francesco Mastandrea

L’idea di una collaborazione tra me e Peppe Iodice per dirigere il Jody Beach Party è nata in un luogo altamente professionale e di grande caratura teatrale: una festa di compleanno di Peppe all’interno di un villaggio turistico, dove eravamo in vacanza. Complice il clima festoso e qualche bicchiere in più, dopo 30 minuti eravamo in piedi sulle sedie a cantare e ballare i successi di Los Locos, che guarda caso sono coinvolti anche in questa follia! Quello che cercheremo di fare in questo spettacolo è ricostruire esattamente quel clima di festa: conviviale, divertente, irriverente. Per dirigere un artista imprevedibile come Peppe Iodice, a mio parere, non bisogna preoccuparsi di un taglio registico per delineare la sua recitazione, bisogna piuttosto costruire una macchina intorno al suo estro, capace di innescarlo quante più volte possibile, e generare quella dote innata che neanche lui riesce a controllare completamente e che lo rende un artista strepitoso.

Per fortuna non sono solo in questa pazzia, a darmi una mano nel contenimento di questo vulcano c’è Lello Marangio, co-autore preziosissimo di questo, come di tutti gli altri spettacoli di Iodice, e unica persona che riesca a mettere un minimo di ordine in quel caos totale che è il talento di Peppe. Che Jody Beach Party sia, e che Lorenzo Jovanotti ci perdoni!

Prezzi: platea € 30,00 – galleria € 20,00

Informazioni sono disponibili al sito del teatro Augusteo o telefonando al botteghino: 081414243 – 405660, dal lunedì al sabato tra le ore 10:30 e le 19:30. La domenica dalle ore 10:30 alle 13:30.

Ufficio stampa e comunicazione

Per la produzione: Francesca Scognamiglio

Per il teatro Augusteo: Marco Calafiore 3926075948

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CulturaEventi

“La resa dei conti” in scena al Piccolo Bellini

“La resa dei conti”, in scena al Piccolo Bellini dal 21 al 26 gennaio di Michele Santeramo con Daniele Russo e Andrea Di Casa.

(COMUNICATO STAMPA)

Piccolo Bellini
dal 21 al 26 gennaio

LA RESA DEI CONTI

di Michele Santeramo

con Daniele Russo e Andrea Di Casa

scene e costumi Lino Fiorito
luci Cesare Accetta

regia Peppino Mazzotta

coproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini – Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Peppino Mazzotta cura la regia de La resa dei conti atto unico di Michele Santeramo. La pièce tocca questioni universali: di che pasta sono fatti gli uomini? Possono avere fiducia gli uni negli altri? Interrogativi senza risposta e senza tempo, nel dialogo tra due uomini sulla propria condizione, alla ricerca di una possibilità altra, un’occasione di salvezza. Entrambi sono in cerca di una forma di fede, che renda possibile credere che l’uomo può guarire l’uomo.

Michele Santeramo spiega a proposito del testo:

«Ci devono essere momenti in cui quel che si è fatto non deve bastare a raccontare quel che si è diventati. Normalmente, il mondo nel quale viviamo, quello fatto di relazioni reali e virtuali, non ammette cambiamenti (…) Dovremmo poterci prendere tutti una rivincita sul passato, su quel che siamo stati, inventarci un personaggio, crederci prima noi e poi aspettare che qualcuno ci creda insieme a noi. Cambiare la vita se la vita non funziona. Per evitare che diventi una condanna».

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Food&Drink

Nella giornata mondiale della pizza in Svezia nasce quella al kiwi

pizza

Stellan Johansson, è l’inventore della pizza con i kiwi che sta spopolando sul web. Ma com’è nata quest’idea? In un’intervista a Fanpage.it, lo svedese ha dichiarato di aver ricevuto in regalo 10 chili di Kiwi e, non sapendo come utilizzarli, ha deciso di metterli su una pizza margherita. La creazione ha suscitato il malumore e il disgusto del popolo del web, ricevendo addirittura minacce di morte provenienti dall’Italia.

Una volta provato l’accostamento Johansson è riuscito a convincere il proprietario di una pizzeria di Skottorp a trasformare quest’idea in una vera e propria pizza.

Non capisco cosa ci sia di strano. Ai miei figli l’idea non è dispiaciuta, anzi hanno apprezzato“, ha dichiarato Johansson.

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