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Tiro Rapido Sportivo: a Napoli le finali dei Campionati italiani

Tiro rapido sportivo Napoli

Si svolgeranno da giovedì 3 a domenica 6 ottobre 2019 al Tiro a Segno Nazionale, sezione di Napoli, (FuorigrottaVia Campegna 255), le finali dei Campionati Italiani di Tiro Rapido Sportivo.

I turni di gara inizieranno alle ore 10:00 e termineranno alle ore 18:00. Le premiazioni sono previste per le ore 18:30.

L’ingresso è gratuito e Francesco Caiafa, Presidente del Tiro a Segno Nazionale di Napoli, per l’occasione invita appassionati, sportivi e cittadinanza a partecipare: “Siamo orgogliosi di ospitare a Napoli le finali di questa coinvolgente manifestazione sportiva nazionale, che vedrà in gara i migliori atleti del Tiro a Segno italiano. La sezione di Napoli è la più grande del Sud Italia e il Tiro Rapido Sportivo è uno sport in forte ascesa che non mancherà di regalare al nostro territorio importanti soddisfazioni sportive. Siamo sicuri che sarà un successo”.

Il calendario:

  • giovedì 3 ottobre: le finali delle Categorie 22 l.r. e Minirifle;
  • venerdì 4 ottobre: le finali delle Categorie Revolver e Monofilare;
  • sabato 5 e domenica 6 ottobre: la finale della Categoria Semiauto.
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Dalla Serie A allo sport di provincia, continuano gli episodi di razzismo

Dopo le provocazioni rivolte al calciatore senegalese Koulibaly, svariati altri atleti sono stati vittime di razzismo. Rendendo necessaria una regolamentazione specifica per legittimare le vittime e punire i tifosi molesti.

Questa volta a subire il comportamento scorretto di alcuni tifosi è stato Dalbert Estevão, attuale difensore della Fiorentina. Durante la partita contro l’Atalanta, dagli spalti dello stadio si sono levate offese razziste, ululati e fischi, nonostante la sospensione dell’incontro da parte dell’arbitro Orsato. Il tentativo di ripristinare ordine e decenza è meramente fallito, lasciando al calciatore una grandissima delusione, espressa poi sui social.

Il calciatore napoletano ha espresso la sua completa solidarietà al collega, dichiarando:

“Spero che un giorno lo capiranno anche quelli che mi fanno “Buu”. Sì forse siamo diversi. Ma siamo tutti fratelli.”

 

Dalla serie A  allo sport di provincia

A Pozzuoli intanto, seguendo gli stessi atteggiamenti negativi, durante il torneo di basket “San Gennaro” il giocatore Raoul Diaz è stato apostrofato con un “Negro di Merda“, che ha reagito, portando al ritiro della squadra a dieci minuti dalla fine della partita. Il coach Di Lorenzo ha spiegato poi in un post su Facebook che una simile circostanza sia assolutamente anacronistica in un contesto sportivo, soprattutto nel 2019. Non sono mancate la condanna del gesto per il gesto del proprio tesserato e le scuse del Basket Casapulla.

Conseguenze

Il provvedimento contro insulti e comportamenti razzisti arriva infine in Europa: un turno di squalifica a porte chiuse per le Nazionali in Romania, Ungheria e Slovacchia disposte dall’Uefa per i prossimi match di Ottobre.

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Medvedev, dalla Russia con furore.

Il giovane Daniil vince il master 1000 di Cincinnati sconfiggendo il belga Goffin

Un vento nuovo e sferzante si è abbattuto sul centrale di Cincinnati, che ha visto trionfare per la prima volta in un master 1000 il giovane talento russo, che sarà da oggi il nuovo numero 5 del mondo grazie ai punti di queste 3 fantastiche settimane, con questo successo e le due precedenti finali a Toronto e Washington.

Vedere giocare Medvedev è un esperienza alquanto particolare, almeno quanto lo è il suo tennis estremamente personale, tanto diverso dal solito da sembrare sgraziato, ma di sicuro, specialmente in questo periodo, molto efficace.

Un giocatore sui generis anche da un punto di vista mentale, molto introverso ma al contempo capace di improvvise fiammate, un po’ come il suo tennis che da lenta ragnatela si trasforma di colpo in un assalto di cannoni.

Potremmo quindi definirla la vittoria dell’originalità, perché nessun maestro consiglierebbe un singolo movimento tecnico fatto dal russo, che però realizzato da lui diviene, come per magia, efficace.

La finale, giocata con spalti un po’ vuoti complici il non grande richiamo dei due finalisti ed un incredibile caldo, è stata molto combattuta nel primo parziale, conclusosi al tie-break e che ha visto Daniil arrivare al momento di servire per il match nel secondo parziale quasi senza benzina, sia fisica che mentale, dovendosi affidare all’arma che più di tutte gli ha reso in questo torneo, il servizio.

Chiudendo dunque con un Ace il giovane russo riesce a superare la resistenza di un buonissimo Goffin, forse mancato un po’ nei momenti topici del match ma che comunque può dirsi più che soddisfatto di una finale che gli porta comunque in cascina punti e fiducia in vista degli US Open.

Se la finale non è stata con uno dei tennisti più di richiamo del momento, è stata la semifinale il momento di svolta per Daniil, dove, sotto di un set con il numero 1 del mondo Djokovic è riuscito a rimontare e imporsi al terzo, mostrando un tennis vario, rapido ed efficace ed una notevole crescita dal punto di vista mentale e di gestione del match.

Il serbo al momento di salutare l’avversario non ha fatto per nulla mistero del suo stupore nel vedere un tale livello dal russo, complimentandosi con lui e ponendo subito il suo focus sul prossimo slam da difendere come campione in carica.

L’altro semifinalista non è un nome abituale come il campione di Wimbledon, bensì Gasquet, il piccolo pittore francese che dopo un periodo molto difficile trova così riscatto in questo torneo con una semifinale 1000 che gli mancava addirittura dal lontano 2013.

Approfittando di un lato di tabellone più agevole dovuto dal ritiro dell’ultim’ora del campione della Rogers Cup, Rafa Nadal, il francese è riuscito a issarsi fino alla semifinale sconfiggendo avversari tutt’altro che scontati, in primis Andy Murray, che finalmente abbiamo avuto il piacere di rivedere competere in semifinale, seppur con una condizione fisica lontanissima dall’essere ottimale.

Se per Djokovic il torneo non è stato entusiasmante ma comunque con note positivo, non si può dire lo stesso dell’altro grande favorito della vigilia, Roger Federer.

Il fenomeno svizzero è stato anch’egli vittima del fresco vento russo, sconfitto al terzo turno dal giovane Rublev, in una partita giocata si molto bene dal russo ma altrettanto male da Federer, parso assolutamente in ritardo di condizione fisica e non vigile e cattivo mentalmente.

Non era facile riprendersi dalla mazzata londinese, e forse nessuno si aspettava un Roger scintillante, ma era comunque lecito attendersi una prova migliore dal neo 38enne svizzero, che qui ha trionfato per ben 7 volte.

Per un Federer triste abbiamo però visto un Rublev commosso per la gioia di un simile successo, specie per lui che ha avuto parecchi guai fisici di recente, dovendo stoppare la sua crescita che procedeva invece abbastanza spedita sulla scia dei due colleghi russi neo top-10, Khakchanov e appunto Medvedev.

La lista dei delusi conta però entrambi svizzeri, dato che anche Wawrinka è uscito senza troppi onori sempre per mano di Rublev, che ha dapprima fatto saltare l’atteso derby svizzero, per poi completare l’opera eliminando entrambi i rossocrociati, per la sua gioia e la disperazione dei fan.

Il capitolo italiani non è di certo più ricco di soddisfazioni, dato che abbiamo perso tutti i nostri rappresentanti già al primo turno, con particolare menzione per Berrettini parso purtroppo ancora abbastanza frenato dalle conseguenze dell’infortunio alla caviglia patito qualche settimana fa.

Il tour si sposta ora a New York, dove si apriranno le danze per l’ultimo slam della stagione, con ancora una volta Djokovic nei panni del grande favorito e Federer e Nadal come prime valide alternative.

La vittoria di un giovane come Medvedev ci fa sperare che i ragazzi possano essere un po’ più pronti per insidiare i big 3, ma è bene ricordare che il fatto di giocare al meglio dei 5 set cambia molto le carte in tavola dando ancora più margine ai 3 campioni.

Direzione Flushing Meadows, ci sarà da domare il rovente cemento Newyorkese.

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Sport

Auguri Roger, colui che sfidò il Tempo

Sono 38 candeline per Federer, pronto ad altre battaglie e dimostrarci che no, non è ancora finita.

Hai 30 anni, hai vinto tutto, stai pensando di ritirarti? Hai 31 anni, hai vinto tutto pensi di ritirarti? Un infortunio così serio, è il momento di dire addio? Sei tornato ma ora ne hai 34, pensi di ritirarti? Un’altro infortunio duro, adesso non ti sembra proprio il caso di ritirarti? Ok sei tornato e hai vinto ancora, ma ora dopo una tale chance sprecata non è il momento giusto di dire basta?

La risposta a tutte queste domande è sempre stata la stessa, un sorriso, sguardo sereno e un perentorio: “mi diverto ancora, vediamo”.

Perché è proprio tutta li la verità, tutta li la differenza fra lui e tutti gli altri, essere mosso sicuramente da un ego non da poco e un talento smisurato ma soprattutto da tanto amore, da quella passione che rende sopportabili viaggi, allenamenti, conferenze stampe e tutto ciò che un professionista ancora numero 3 del mondo deve fare per restar ai massimi livelli.

Lottare, sacrificarsi, sudare, stringere i denti, sono i mantra dei suoi avversari e si sentono in quasi tutti gli sport, ma lui no, vede ciò come conseguenza di un unica cosa “l’amore per questo splendido sport”, ciò che più di ogni cosa può spingerti avanti anche dopo batoste tremende come quella di Wimbledon 2019 o le tante cocenti sconfitte patite in carriera.

Tutti possono vedere il suo palmares e dire che sia il migliore, pochi però si soffermano sulle battute d’arresto, sui fallimenti, sui momenti in cui tutto sembrava finito, tutto ciò che lo ha portato ad essere il giocatore che ha vinto più slam di sempre ma anche quello ad aver perso più finali di tutti, un paradosso che ben descrive lo svizzero.

Roger Federer, baciato dagli dei del tennis con il più sfolgorante talento si sia mai visto, eppure come il Pelide Achille, dotato di un punto debole, il suo essere un uomo sensibile.

Il talento è si fuori dal mondo ma il cuore è quello di un ragazzo semplice, che ha dovuto lottare con i demoni infuocati dell’adolescenza, passando per la morte del suo adorato coach prima di sbocciare, prima di divenire quasi freddo per tenere a bada quel fuoco che aveva dentro affinché divenisse energia e non lo riducesse in cenere.

Il ragazzino con i capelli tinti di giallo ed i brufoli che vinceva il primo titolo a Milano, diveniva poi il perfetto Gentleman, dentro e fuori dal campo, dalla classe dei gesti tennistici alla classe nei gesti di beneficenza, a quella nel vestirsi fino a quella di porsi con giornalisti e semplici fan.

Il suo cuore, accusato spesso di averlo tenuto lontano da record ancora più sfolgoranti, che nell’ultima finale l’ha fatto tremare nei momenti chiave e che tante volte prima di questa aveva fatto lo stesso, è invece ciò che rende questo ragazzo svizzero, semplicemente Roger Federer, il Re!

Quel cuore che gli ha fatto prodigare tutto se stesso per questo sport, quel cuore che ha costruito intorno a lui la famiglia e il team che lo hanno sostenuto e supportato sempre, quel cuore che gli ha fatto superare i momenti più duri e le sconfitte più cocenti, quel cuore che a 38 anni lo fa ancora lottare come e più di un ragazzino, semplicemente perché “ama giocare” e tanto gli basta per essere felice e rendere noi felici.

Un giocatore fuori dal tempo, senza bandiera, amato in ogni luogo con trasporto ed energia, una persona capace di mostrare a tutti che i limiti sono un qualcosa di aleatorio, che essere se stessi val bene delle grandi delusioni, che essere umani tra i robot va bene, che l’importante è lottare e sognare per ciò che ci emoziona.

Non c’è età per questo, non c’ è vincolo che tenga, finché cuore e mente sono li, focalizzati sulla passione per ciò che si fa tutto sembrerà accettabile, tutto sembrerà sostenibile, tutto sembrerà realizzabile.

A te che ci regali la gioia e la magia del tennis,
A te che bruci di passione infiammando i nostri cuori,
A te che lotti come un leone ma con il cuore di un bambino,
A te che invecchi ma non ti curi di ciò e vai avanti senza voltarti indietro,
A te che non ti arrendi mai, che quando tutto sembra finito stringi forte il tuo cuore e continui
A te che non ti poni limiti, che ti lanci sempre un pò più avanti, perché si, la storia per te ancora non è finita,

Auguri di buon compleanno e di una ancora lunga e prospera carriera.

Per sempre tuo, il Tennis.

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Sport

Seggiolini del San Paolo allo Stadio Landieri di Scampia

Stamattina è iniziato il montaggio di circa 1500 seggiolini dello stadio San Paolo al Landieri, che lo scorso maggio sono stati smontati dall’impianto di Fuorigrotta per far spazio ai nuovi, in vista della cerimonia di apertura dell’Universiade Napoli 2019.

L’Agenzia Regionale per l’Universiade, in accordo con la società Tipiesse – Graded, che si è occupata anche di montare i nuovi seggiolini dello stadio di Fuorigrotta, si è impegnata celermente a far rinascere lo stadio Landieri, l’impianto di Via Hugo Pratt intitolato ad Antonio, vittima innocente di camorra a 24 anni durante la prima faida di Scampia del 2004.

Abbiamo accolto con piacere la richiesta di un intero quartiere e abbiamo mantenuto la promessa. Grazie anche all’impegno della ditta Tipiesse – Graded, da domani inizierà il restyling, con il montaggio dei seggiolini del San Paolo, di un campo sportivo che è il fiore all’occhiello del quartiere e punto di ritrovo per i ragazzi di Scampia”, dichiara il Commissario straordinario Gianluca Basile.

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CronacaSport

Furto al San Paolo, 20 sediolini nuovi rubati

Sono stati rubati e poi frettolosamente recuperati una ventina dei nuovi sediolini dello Stadio San Paolo: è stata la Polizia Municipale, guidata dal comandante Ciro Esposito, a riprendere i sediolini poco prima rubati e che verranno nuovamente installati all’interno dello stadio di Fuorigrotta. Il furto è stato compiuto da un LSU (Lavoratore Socialmente Utile), che subito dopo le Universiadi, approfittando della mancanza di attenzione generale, aveva preso un paio di file dei nuovi sediolini del San Paolo li aveva portati a casa, probabilmente con la speranza di rivenderseli.

Il ladro è stato rintracciato con relativa facilità dalle forze dell’ordine: è di Afragola. Durante il furto ha tentato di nascondere i sedili sotto la tettoia del suo posto auto, ma non è bastato. La Polizia Municipale ha recuperato i sediolini e li ha posti sotto sequestro, mentre per l’uomo è scattato il trasferimento in caserma, dove a quanto pare ha provato ad alleggerire la propria posizione, spiegando di aver compiuto il gesto in buona fede in quanto, a sua detta, gli sarebbero stati regalati.

Non è un evento isolato, dato che già nelle scorse settimane si era verificato un episodio simile, anche se con i vecchi sediolini rosa. Mentre il Comune di Napoli non aveva fatto ancora partire il bando per la vendita degli storici sediolini del San Paolo, alcuni anonimi avevano già messo in vendita gli stessi sediolini ad un prezzo maggiorato: venti euro l’uno, rispetto alla cifra che vorrebbe mettere il Comune di Napoli e pari a dieci euro.

E proprio in questo periodo attori come Massimiliano Gallo, scrittori come Maurizio De Giovanni, vip, giornalisti e altri volti noti di Napoli sono tutti insieme per girare lo spot #seiacasatua, pubblicità progresso fatta per sensibilizzare i tifosi azzurri sul patrimonio del San Paolo. L’impianto di Fuorigrotta è stato ristrutturato per l’Universiade, dove sono in corso altri lavori che costringeranno il Napoli a giocare fuori casa le prime due gare di campionato. Una campagna per far sì che lo stadio sia la casa di tutti e l’entusiasmo e la passione sportive siano gli unici inquilini.

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CronacaSport

Bimbi protestano a Palazzo San Giacomo: vogliono un campo

I giovani calciatori dello Spartak San Gennaro si sono presentati ieri fuori Palazzo San Giacomo, allestendo una protesta fuori dall’ordinario: con le loro maglie azzurre, il pallone e le porte, si sono messi a giocare con il proposito di ottenere un campo in regola.

L’esterno della squadra, Yuri, di 9 anni, commenta: “Ci alleniamo due volte a settimana su un campo di pietra. E quando cadi, ti fai male. Vorremmo un terreno in erba sintetica. Il mio sogno? Come tutti i miei compagni di squadra: diventare un calciatore. Vorremmo provare l’ebbrezza di un campetto vero, in erba, ma va bene anche in terra battuta“. Sono una trentina i giovanissimi che partecipano al progetto, nato circa un anno fa: si tratta di ragazzi provenienti da zone a rischio sociale come il pallonetto di Santa Lucia, i Quartieri Spagnoli o Montesanto.

Alternano gli allenamenti fra Centri Sociali che si mettono a disposizione, come “Scugnizzo liberato a Salita Pontecorvo e il Parco Ventaglieri allo “Sgarrupato”. Questi ragazzi lavorano per realizzare un sogno grazie alla solidarietà dei quartieri. Si raccolgono sottoscrizioni ogni mese e si fa il tifo perché l’iniziativa continui. Gli allenatori sono un paio e aiutano i piccoli calciatori per spirito di volontariato.

Dopo l’Universiade ci aspettiamo almeno le “Elementariadi”. È una battuta per dire che associazioni sportive no profit come lo Spartak San Gennaro possono esistere solo se c’è praticabilità dei luoghi dello sport. Invece in città i campi di calcio o sono privati e quindi costosi, quando va bene. Alla peggio sono pubblici ma purtroppo sono chiusi magari per mancanza di manutenzione o di gestione. Questi bambini hanno partecipato finora anche al mondiale antirazzista per dire che col calcio fanno anche un percorso sociale ed educativo. Ci vogliono 500-600 euro al mese da racimolare per fittare pulmini, comprare divise e palloni. Il Comune allora recuperasse almeno un campo per tutte le squadre che vogliono fare calcio no profit. Siamo disposti anche a offrire in cambio un campo scuola nel quartiere dove il Comune ci indicherà un campo” Queste sono le riflessioni di Alfonso De Vito, leader dei movimenti in città, sulla vicenda.

Una delegazione è stata infine ricevuta dall’assessore allo Sport Ciro Borriello, che dà speranza: “Per i più piccoli dello Spartak l’assessore Gaeta ha dato l’ok a un campetto nel parco dei Quartieri. Non pagheranno. Per i campi più grandi come il San Gennaro alla Sanità, il Caduti di Brema, l’Ascarelli, possono presentare una richiesta, la valuteremo anche se fuori termine visto che andava inoltrata entro il 31 marzo. Si tratta di servizi a pagamento, ma vedremo come fare per sostenere questo progetto sociale“.

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Sport

Wimbledon 2019: Semplicemente IL TENNIS

Djokovic si aggiudica l’edizione 2019 di Wimbledon dopo una finale leggendaria contro Roger Federer.

Ci sono momenti in cui lo sport raggiunge il suo apice nel momento più importante brillando così di una luce accecante capace di fermare il mondo, pronto a sedersi e ammirare cotanta beltà.

Questo è ciò che è accaduto domenica 14 luglio 2019 sul Center Court di Wimbledon, il campo più famoso e prestigioso del mondo, il tempio del Tennis, prestatosi in questo giorno ad uno dei match più belli ed emozionanti che questo sport abbia mai offerto.

La partita più lunga di sempre

I due protagonisti, il campione in carica e numero 1 Novak Djokovic, ed il Re di Wimbledon Roger Federer, ci hanno regalato 4 ore e 57 minuti di puro spettacolo, mostrandoci classe, forza, resistenza, coraggio, resilienza ed ogni possibile qualità si possa avere su di un campo di tennis.

Questa partita, la più lunga finale di sempre, ha visto un solo vincitore, il serbo, ma ha regalato agli amanti del tennis e in generale dello sport uno spettacolo ad un livello impareggiabile, oltre le umane aspettative, un duello che nei prossimi anni ci farà esclamare: ” io quel giorno c’ero”.

L’atmosfera del Center Court è parsa a tratti surreale, si respirava tutta l’elettricità che questo epico duello stava emanando, con due campioni che si sfidavano senza esclusione di colpi, senza mai mollare, senza mai tirarsi indietro, senza mai cedere allo sconforto o all’esaltazione, mostrandosi con tutta la loro classe dall’inizio alla fine, dimostrando un rispetto incredibile per il proprio avversario.

In queste quasi 5 ore abbiamo visto tutta la regalità e classe di colui il quale ha deciso di sfidare gli dei del tempo mostrandosi ancora scintillante li dove più conta seppur con i 38 anni che festeggerà tra venti giorni.

Dall’altro lato abbiamo ammirato la forza, la resistenza e l’inumana freddezza di un giocatore che non pare più poter essere annoverato come essere umano ma piuttosto come un cyborg, capace di andare oltre tutti i limiti che il nostro corpo mortale ci impone.

Per la prima volta nella storia dei Championship un giocatore è stato capace di vincere il titolo dopo aver affrontato match-point a sfavore, riuscendo quindi a risalire quando ormai era sull’orlo del baratro, giungendo così al quinto successo personale, pareggiando la leggende di Borg.

Se Djokovic è riuscito a vedere la morte in faccia e sfuggirle mostrandosi un cyborg, Roger Federer ci ha mostrato un tennis di una bellezza disarmante, con un tasso di rischio enorme, che purtroppo però, ha mostrato, nei momenti chiave, le falle di un giocatore immenso ma pur sempre umano e quindi fallibile.

Il campione elvetico si è detto consapevole di aver sprecato un occasione incredibile, ma al contempo conscio di aver dato tutto ciò che aveva e anche più, dicendo a tutti i più esperti che a 38 anni “non è ancora finita”.

La partita dell’otto volte campione di Wimbledon è stato un trattato d’estetica ed efficacia, giunto ad un solo punto dalla perfezione, sfuggitagli per le tante, troppe, occasioni sprecate.

Il rammarico è ben descrivibile tramite i numeri, che ci mostrano un Federer superiore in tutti gli ambiti più importanti, quali Game fatti, punti, vincenti, tranne, purtroppo per lui, nel punteggio finale.

Un unicum in uno sport come il tennis, dove quasi sempre chi vince ha ottenuto più dell’avversario meritando così il successo, diversamente da stavolta dove la vera differenza l’hanno fatta i momenti chiave, dove un serbo freddissimo ha avuto la meglio del fenomeno di Basilea parso a tratti un pò teso.

Roger Federer è stato tutti noi, un uomo in missione, un qualcuno che con la sua luce voleva disinnescare il tennis robotico e letale dei suoi straordinari rivali, quei Djokovic e Nadal che mai era riuscito a battere uno dopo l’altro, e che questa volta invece sembravano pronti a capitolare sotto i colpi dell’immenso cuore messo in mostra dallo svizzero, che ci ha emozionato e commosso per la generosa testardaggine con cui ci ha provato nonostante tutto quanto abbia già ottenuto in carriera, mostrandoci che se si ama qualcosa c’è sempre un modo per superare i propri limiti.

Rafa Nadal, il numero 2 del mondo è l’altro deluso insieme allo svizzero, arrivato alle semifinali mostrando un tennis di grandissima solidità, sbriciolatosi contro la magica varietà svizzera, capace di porgli troppi problemi da risolvere, dissolvendo così le certezze dell’iberico che appena 2 settimane prima lo aveva sconfitto al Roland Garros.

Se lo spagnolo più famoso si è detto triste, poichè consapevole che non avrà tante chance, di ben altro avviso era l’altro semifinalista iberi, quel sorprendente Bautista Agut arresosi in 4 set al futuro campione serbo.

Il piccolo spagnolo si è reso protagonista di un torneo al di là delle più rosee aspettative, issandosi per la prima volta in carriera fino ad una semifinale slam, dove ha incontrato uno di quei 3 giocatori semplicemente fuori portata per i comuni mortali come lui.

Wimbledon: non solo leggende

Wimbledon però non è stato solo il torneo delle leggende e dei campioni inarrivabili, ma anche dei comuni mortali, come Agut ma anche giocatori ben poco attesi alla seconda settimana come Sousa o Pella, capaci di approfittare al meglio di un erba veramente lenta, dovuta un pò a modifiche strutturali ma soprattutto alle due settimane di sole incessante a Londra, una rarità da quelle parti.

Tra i giocatori approdati alla seconda settimana del più prestigioso dei tornei, vi è anche qualcuno che ha portato avanti i colori azzurri, che escono da questo Wimbledon con delle ottime notizie.

Per la prima volta in carriera infatti, Matteo Berrettini è approdato ad un ottavo slam mostrando tutti i suoi progressi sull’erba, disinnescati, duramente, solo da sua maestà Roger Federer in un rapido match senza storia sul Center Court, che probabilmente ha fatto tremare un pò troppo le gambe del nostro alfiere.

Un passo dietro Matteo si sono invece fermati gli altri nostri due migliori giocatori, Fabbiano, autore di una magistrale prova contro il numero 6 del mondo Tsisipas, fermatosi al terzo turno come Fognini, che contro Sandgreen ha perso partita e testa, lasciandosi andare a frasi non edificanti che gli sono costate una salata multa al termine del torneo.

Nuovo best ranking

Nonostante ciò, il nostro numero 1 può dirsi comunque ampiamente soddisfatto, dato che su una superficie a lui chiaramente indigesta è comunque riuscito ad ottenere quei punti che l’ hanno portato al suo nuovo best ranking di numero 9 del mondo, un traguardo di cui andare profondamente fieri.

Se questo torneo ha mostrato tutta l’immensa classe dei vecchietti, il più giovane semifinalista aveva 31 anni, allo stesso modo ha messo a nudo tutti i limiti della next-gen apparsa ancora lontanissima dal poter dire la sua contro questi mostri sacri che continuano a spartirsi slam dall’US Open 2016, ultimo torneo vinto da qualcuno che non fosse uno dei fab 3, che era però l’attuale 32 enne Wawrinka.

Chi più fragorosamente come Tsisipas al primo turno con il nostro Fabbiano, o come Thiem, chi magari meno evidentemente come Aliassime, Zverev o Khachanov i ragazzi a cui si dovrà affidare il tennis dopo le attuali leggende, hanno mostrato una preoccupante mancanza di continuità e capacità di reggere grandi pressioni, che non solo non li ha portati alla vittoria, ma che li ha tenuti lontanissimi dai migliori 3, al momento inarrivabili.

Conclusosi quindi il più prestigioso dei tornei, ci si reca ora in Nord America per giungere pronti al prossimo slam, quello US Open che dovrà dirci se i 3 dei sono ancora così lontani o se qualche giovane proverà la scalata all’olimpo.

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EventiSport

Universiadi: la straordinaria cerimonia finale

Domenica 14 luglio si è tenuta allo stadio San Paolo di Napoli la straordinaria cerimonia finale della 30^ edizione delle Universiadi.

La chiusura del periodo di giochi universitari che ha coinvolto le settimane che andavano dal 3 al 14 luglio ha lasciato tutti senza fiato, sincronizzando il battito dei cuori di migliaia di persone di etnia, origine, religione e provenienza totalmente disparate. Come di consueto però, ogni medaglia seppur lucciacante ha il suo rovescio, e sicuramente le polemiche non sono mancate.

Universiadi 2019: la cerimonia finale

La lettura di 3 articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sulla libertà, la dignità, il diritto alla vita e all’istruzione da parte di un bambino, ha dato il via alla cerimonia di chiusura delle Universiadi di Napoli 2019. Circa 40mila gli spettatori allo stadio San Paolo per seguire la cerimonia che chiude i 10 giorni di giochi universitari.

La cerimonia, come quella di apertura affidata alla Balich Worldwide Shows, si svolge all’ombra del braciere olimpico, un grande Vesuvio che occupa parte della Curva B.

A introdurre la cerimonia e l’ingresso delle bandiere sono i “The Jackal”, un gruppo di ragazzi partenopei simpatici ed intraprendenti, che da tempo regalano sorrisi agli italiani con i loro video parodici e innovativi, e che sicuramente hanno confermato le grandi aspettative dei propri fan.

In tribuna Vip siede il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, al prefetto di Napoli Carmela Pagano e al commissario delle Universiadi Gianluca Basile. Con loro Oleg Matytsin, presidente della Fisu, Federazione internazionale sport universitari.

Tanti gli ospiti che hanno divertito e intrattenuto il grande pubblico. Uno degli artisti più attesi della serata è stato sicuramente Clemente Maccaro, meglio noto come Clementino e per gli amici Iena White. Uno tra gli artisti più interessanti della scena rap napoletana e non, si è esibito sul palco dello stadio San Paolo con un medley dei suoi successi, fra le “rime interrotte”, il dialetto napoletano e la lingua italiana e ha fatto ballare i 40mila presenti.

L’amozione è però schizzata alle stelle quando tutti i presenti hanno intonato Napul’è. Lo stadio San Paolo ha visto e sentito mille volte risuonare quelle parole, ed è stato proprio il brano più simbolico del grande Pino Daniele a fare da chiusura alla XXX Universiade di Napoli che ha entusiasmato la città e i tanti atleti universitari presenti.

I The Jackal hanno salutato il pubblico chiedendo di dire “grazie” ad ognuno dei presenti nella propria lingua e poi hanno dato il via alla musica di Pino Daniele, applaudita da coloro che conoscevano la canzone e sottolineata da un emozionante gioco di luci. Così, dunque, si è concluso lo show ideato da Marco Balich. Poi, lo spettacolo dei fuochi d’artificio intorno al San Paolo. Via via le delegazioni torneranno da dove sono venute, spesso dall’altra parte del mondo, portandosi dentro Napoli e il ricordo di questi magici giorni in città.

 Gioia e legami: Napoli con il mondo in pieno spirito sportivo!

Il premier Giuseppe Conte parlando con i cronisti delle Universiadi poco prima di fare il suo ingresso allo stadio San Paolo di Napoli afferma:«È stata una bella prova, degli atleti italiani innanzitutto con 44 medaglie abbiamo raggiunto un record, e questo è da sottolineare come prima notizia. Poi – ha aggiunto – è stata una bella festa di sport, una bella prova di Napoli e quindi un ringraziamento va a tutti gli organizzatori, agli enti locali, e a tutti i cittadini napoletani».

«Quanto successo qui è un messaggio per i giovani – ha aggiunto il premier – perché le Universiadi sono una bella testimonianza di agonismo ma anche di amore per lo sport, per i valori del rispetto reciproco, della inclusione, dello scambio di esperienze anche. È una bella prova per tutti i giovani e per l’Italia».

Gonfi d’orgoglio per le bellissime parole del premier, possiamo vantare una serie di omaggi per la città di Napoli, che come quella di apertura, hanno caratterizzato la cerimonia di chiusura.

Un grande striscione “Grazie Napoli 2019” è stato esposto durante la cerimonia finale delle Universiadi dalla folta delegazione di atleti e accompagnatori del Canada. I nordamericani hanno festosamente sfilato sul prato dello stadio partenopeo insieme a migliaia di altri colleghi provenienti da ogni parte del globo.

La delegazione sudamericana proveniente dall’amata Argentina ha sfilato nuovamente esponendo la maglia di Diego Armando Maradona, simbolo per Napoli e per gli argentini. Molti ragazzi hanno anche fatto sventolare sciarpe del Calcio Napoli evidentemente acquistate in questi giorni di permanenza all’ombra del Vesuvio.

In omaggio a Napoli due cantanti lirici cinesi si sono esibiti intonando la canzone napoletana più conosciuta al mondo: ‘O Sole Mio.

Il rovescio della medaglia: perché le universiadi non sono state trasmesse dalla tv di Stato?

Le lamentele di routine riguardanti la scarsa qualità dell’audio messo a disposizione sul palco e altre piccolezze del tutto normali per eventi di tale calibro, sono state spazzate dalla polemica riguardante la mancata trasmissione in Rai del grande evento. Nonostante il periodo estivo la tv di Stato non ha trovato spazio sui suoi canali per mandare in onda l’ultimo atto di una manifestazione di prestigio per tutto il Paese. Sui due canali di Raisport, 57 e 58, è andata in onda la replica di ItaliaPortogallo mentre su Rai 2, dov’era stata trasmessa la cerimonia di apertura, ha trovato spazio il telefilm Ncis. Del resto anche la copertura degli eventi sportivi ha scatenato non poche lamentele da parte degli appassionati con la polemica che è montata sui social per una manifestazione che avrebbe meritato maggiore spazio sulle reti.

I Napoletani, risentiti, hanno dato il via ad una vera e propria ribellione tramite web, difendendosi dalle accuse di vittimismo e citando le molteplici volte in cui, nonostante le brillanti iniziative, la città di Napoli è stata oscurata e gettata nel fango.

Questa sorta di boicottaggio però, non ha fatto altro che esaltare la magnificenza della città che all’invidia risponde sempre con vittorie, sorrisi e corni napoletani, che con la scaramanzia qua giù non sischerza mai!

Per il racconto video della serata, ecco il servizio di Imma Borzacchiello:

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