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Auguri Roger, colui che sfidò il Tempo

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Sono 38 candeline per Federer, pronto ad altre battaglie e dimostrarci che no, non è ancora finita.

Hai 30 anni, hai vinto tutto, stai pensando di ritirarti? Hai 31 anni, hai vinto tutto pensi di ritirarti? Un infortunio così serio, è il momento di dire addio? Sei tornato ma ora ne hai 34, pensi di ritirarti? Un’altro infortunio duro, adesso non ti sembra proprio il caso di ritirarti? Ok sei tornato e hai vinto ancora, ma ora dopo una tale chance sprecata non è il momento giusto di dire basta?

La risposta a tutte queste domande è sempre stata la stessa, un sorriso, sguardo sereno e un perentorio: “mi diverto ancora, vediamo”.

Perché è proprio tutta li la verità, tutta li la differenza fra lui e tutti gli altri, essere mosso sicuramente da un ego non da poco e un talento smisurato ma soprattutto da tanto amore, da quella passione che rende sopportabili viaggi, allenamenti, conferenze stampe e tutto ciò che un professionista ancora numero 3 del mondo deve fare per restar ai massimi livelli.

Lottare, sacrificarsi, sudare, stringere i denti, sono i mantra dei suoi avversari e si sentono in quasi tutti gli sport, ma lui no, vede ciò come conseguenza di un unica cosa “l’amore per questo splendido sport”, ciò che più di ogni cosa può spingerti avanti anche dopo batoste tremende come quella di Wimbledon 2019 o le tante cocenti sconfitte patite in carriera.

Tutti possono vedere il suo palmares e dire che sia il migliore, pochi però si soffermano sulle battute d’arresto, sui fallimenti, sui momenti in cui tutto sembrava finito, tutto ciò che lo ha portato ad essere il giocatore che ha vinto più slam di sempre ma anche quello ad aver perso più finali di tutti, un paradosso che ben descrive lo svizzero.

Roger Federer, baciato dagli dei del tennis con il più sfolgorante talento si sia mai visto, eppure come il Pelide Achille, dotato di un punto debole, il suo essere un uomo sensibile.

Il talento è si fuori dal mondo ma il cuore è quello di un ragazzo semplice, che ha dovuto lottare con i demoni infuocati dell’adolescenza, passando per la morte del suo adorato coach prima di sbocciare, prima di divenire quasi freddo per tenere a bada quel fuoco che aveva dentro affinché divenisse energia e non lo riducesse in cenere.

Il ragazzino con i capelli tinti di giallo ed i brufoli che vinceva il primo titolo a Milano, diveniva poi il perfetto Gentleman, dentro e fuori dal campo, dalla classe dei gesti tennistici alla classe nei gesti di beneficenza, a quella nel vestirsi fino a quella di porsi con giornalisti e semplici fan.

Il suo cuore, accusato spesso di averlo tenuto lontano da record ancora più sfolgoranti, che nell’ultima finale l’ha fatto tremare nei momenti chiave e che tante volte prima di questa aveva fatto lo stesso, è invece ciò che rende questo ragazzo svizzero, semplicemente Roger Federer, il Re!

Quel cuore che gli ha fatto prodigare tutto se stesso per questo sport, quel cuore che ha costruito intorno a lui la famiglia e il team che lo hanno sostenuto e supportato sempre, quel cuore che gli ha fatto superare i momenti più duri e le sconfitte più cocenti, quel cuore che a 38 anni lo fa ancora lottare come e più di un ragazzino, semplicemente perché “ama giocare” e tanto gli basta per essere felice e rendere noi felici.

Un giocatore fuori dal tempo, senza bandiera, amato in ogni luogo con trasporto ed energia, una persona capace di mostrare a tutti che i limiti sono un qualcosa di aleatorio, che essere se stessi val bene delle grandi delusioni, che essere umani tra i robot va bene, che l’importante è lottare e sognare per ciò che ci emoziona.

Non c’è età per questo, non c’ è vincolo che tenga, finché cuore e mente sono li, focalizzati sulla passione per ciò che si fa tutto sembrerà accettabile, tutto sembrerà sostenibile, tutto sembrerà realizzabile.

A te che ci regali la gioia e la magia del tennis,
A te che bruci di passione infiammando i nostri cuori,
A te che lotti come un leone ma con il cuore di un bambino,
A te che invecchi ma non ti curi di ciò e vai avanti senza voltarti indietro,
A te che non ti arrendi mai, che quando tutto sembra finito stringi forte il tuo cuore e continui
A te che non ti poni limiti, che ti lanci sempre un pò più avanti, perché si, la storia per te ancora non è finita,

Auguri di buon compleanno e di una ancora lunga e prospera carriera.

Per sempre tuo, il Tennis.

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Sport

Seggiolini del San Paolo allo Stadio Landieri di Scampia

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Stamattina è iniziato il montaggio di circa 1500 seggiolini dello stadio San Paolo al Landieri, che lo scorso maggio sono stati smontati dall’impianto di Fuorigrotta per far spazio ai nuovi, in vista della cerimonia di apertura dell’Universiade Napoli 2019.

L’Agenzia Regionale per l’Universiade, in accordo con la società Tipiesse – Graded, che si è occupata anche di montare i nuovi seggiolini dello stadio di Fuorigrotta, si è impegnata celermente a far rinascere lo stadio Landieri, l’impianto di Via Hugo Pratt intitolato ad Antonio, vittima innocente di camorra a 24 anni durante la prima faida di Scampia del 2004.

Abbiamo accolto con piacere la richiesta di un intero quartiere e abbiamo mantenuto la promessa. Grazie anche all’impegno della ditta Tipiesse – Graded, da domani inizierà il restyling, con il montaggio dei seggiolini del San Paolo, di un campo sportivo che è il fiore all’occhiello del quartiere e punto di ritrovo per i ragazzi di Scampia”, dichiara il Commissario straordinario Gianluca Basile.

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CronacaSport

Furto al San Paolo, 20 sediolini nuovi rubati

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Sono stati rubati e poi frettolosamente recuperati una ventina dei nuovi sediolini dello Stadio San Paolo: è stata la Polizia Municipale, guidata dal comandante Ciro Esposito, a riprendere i sediolini poco prima rubati e che verranno nuovamente installati all’interno dello stadio di Fuorigrotta. Il furto è stato compiuto da un LSU (Lavoratore Socialmente Utile), che subito dopo le Universiadi, approfittando della mancanza di attenzione generale, aveva preso un paio di file dei nuovi sediolini del San Paolo li aveva portati a casa, probabilmente con la speranza di rivenderseli.

Il ladro è stato rintracciato con relativa facilità dalle forze dell’ordine: è di Afragola. Durante il furto ha tentato di nascondere i sedili sotto la tettoia del suo posto auto, ma non è bastato. La Polizia Municipale ha recuperato i sediolini e li ha posti sotto sequestro, mentre per l’uomo è scattato il trasferimento in caserma, dove a quanto pare ha provato ad alleggerire la propria posizione, spiegando di aver compiuto il gesto in buona fede in quanto, a sua detta, gli sarebbero stati regalati.

Non è un evento isolato, dato che già nelle scorse settimane si era verificato un episodio simile, anche se con i vecchi sediolini rosa. Mentre il Comune di Napoli non aveva fatto ancora partire il bando per la vendita degli storici sediolini del San Paolo, alcuni anonimi avevano già messo in vendita gli stessi sediolini ad un prezzo maggiorato: venti euro l’uno, rispetto alla cifra che vorrebbe mettere il Comune di Napoli e pari a dieci euro.

E proprio in questo periodo attori come Massimiliano Gallo, scrittori come Maurizio De Giovanni, vip, giornalisti e altri volti noti di Napoli sono tutti insieme per girare lo spot #seiacasatua, pubblicità progresso fatta per sensibilizzare i tifosi azzurri sul patrimonio del San Paolo. L’impianto di Fuorigrotta è stato ristrutturato per l’Universiade, dove sono in corso altri lavori che costringeranno il Napoli a giocare fuori casa le prime due gare di campionato. Una campagna per far sì che lo stadio sia la casa di tutti e l’entusiasmo e la passione sportive siano gli unici inquilini.

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CronacaSport

Bimbi protestano a Palazzo San Giacomo: vogliono un campo

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I giovani calciatori dello Spartak San Gennaro si sono presentati ieri fuori Palazzo San Giacomo, allestendo una protesta fuori dall’ordinario: con le loro maglie azzurre, il pallone e le porte, si sono messi a giocare con il proposito di ottenere un campo in regola.

L’esterno della squadra, Yuri, di 9 anni, commenta: “Ci alleniamo due volte a settimana su un campo di pietra. E quando cadi, ti fai male. Vorremmo un terreno in erba sintetica. Il mio sogno? Come tutti i miei compagni di squadra: diventare un calciatore. Vorremmo provare l’ebbrezza di un campetto vero, in erba, ma va bene anche in terra battuta“. Sono una trentina i giovanissimi che partecipano al progetto, nato circa un anno fa: si tratta di ragazzi provenienti da zone a rischio sociale come il pallonetto di Santa Lucia, i Quartieri Spagnoli o Montesanto.

Alternano gli allenamenti fra Centri Sociali che si mettono a disposizione, come “Scugnizzo liberato a Salita Pontecorvo e il Parco Ventaglieri allo “Sgarrupato”. Questi ragazzi lavorano per realizzare un sogno grazie alla solidarietà dei quartieri. Si raccolgono sottoscrizioni ogni mese e si fa il tifo perché l’iniziativa continui. Gli allenatori sono un paio e aiutano i piccoli calciatori per spirito di volontariato.

Dopo l’Universiade ci aspettiamo almeno le “Elementariadi”. È una battuta per dire che associazioni sportive no profit come lo Spartak San Gennaro possono esistere solo se c’è praticabilità dei luoghi dello sport. Invece in città i campi di calcio o sono privati e quindi costosi, quando va bene. Alla peggio sono pubblici ma purtroppo sono chiusi magari per mancanza di manutenzione o di gestione. Questi bambini hanno partecipato finora anche al mondiale antirazzista per dire che col calcio fanno anche un percorso sociale ed educativo. Ci vogliono 500-600 euro al mese da racimolare per fittare pulmini, comprare divise e palloni. Il Comune allora recuperasse almeno un campo per tutte le squadre che vogliono fare calcio no profit. Siamo disposti anche a offrire in cambio un campo scuola nel quartiere dove il Comune ci indicherà un campo” Queste sono le riflessioni di Alfonso De Vito, leader dei movimenti in città, sulla vicenda.

Una delegazione è stata infine ricevuta dall’assessore allo Sport Ciro Borriello, che dà speranza: “Per i più piccoli dello Spartak l’assessore Gaeta ha dato l’ok a un campetto nel parco dei Quartieri. Non pagheranno. Per i campi più grandi come il San Gennaro alla Sanità, il Caduti di Brema, l’Ascarelli, possono presentare una richiesta, la valuteremo anche se fuori termine visto che andava inoltrata entro il 31 marzo. Si tratta di servizi a pagamento, ma vedremo come fare per sostenere questo progetto sociale“.

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Sport

Wimbledon 2019: Semplicemente IL TENNIS

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Djokovic si aggiudica l’edizione 2019 di Wimbledon dopo una finale leggendaria contro Roger Federer.

Ci sono momenti in cui lo sport raggiunge il suo apice nel momento più importante brillando così di una luce accecante capace di fermare il mondo, pronto a sedersi e ammirare cotanta beltà.

Questo è ciò che è accaduto domenica 14 luglio 2019 sul Center Court di Wimbledon, il campo più famoso e prestigioso del mondo, il tempio del Tennis, prestatosi in questo giorno ad uno dei match più belli ed emozionanti che questo sport abbia mai offerto.

La partita più lunga di sempre

I due protagonisti, il campione in carica e numero 1 Novak Djokovic, ed il Re di Wimbledon Roger Federer, ci hanno regalato 4 ore e 57 minuti di puro spettacolo, mostrandoci classe, forza, resistenza, coraggio, resilienza ed ogni possibile qualità si possa avere su di un campo di tennis.

Questa partita, la più lunga finale di sempre, ha visto un solo vincitore, il serbo, ma ha regalato agli amanti del tennis e in generale dello sport uno spettacolo ad un livello impareggiabile, oltre le umane aspettative, un duello che nei prossimi anni ci farà esclamare: ” io quel giorno c’ero”.

L’atmosfera del Center Court è parsa a tratti surreale, si respirava tutta l’elettricità che questo epico duello stava emanando, con due campioni che si sfidavano senza esclusione di colpi, senza mai mollare, senza mai tirarsi indietro, senza mai cedere allo sconforto o all’esaltazione, mostrandosi con tutta la loro classe dall’inizio alla fine, dimostrando un rispetto incredibile per il proprio avversario.

In queste quasi 5 ore abbiamo visto tutta la regalità e classe di colui il quale ha deciso di sfidare gli dei del tempo mostrandosi ancora scintillante li dove più conta seppur con i 38 anni che festeggerà tra venti giorni.

Dall’altro lato abbiamo ammirato la forza, la resistenza e l’inumana freddezza di un giocatore che non pare più poter essere annoverato come essere umano ma piuttosto come un cyborg, capace di andare oltre tutti i limiti che il nostro corpo mortale ci impone.

Per la prima volta nella storia dei Championship un giocatore è stato capace di vincere il titolo dopo aver affrontato match-point a sfavore, riuscendo quindi a risalire quando ormai era sull’orlo del baratro, giungendo così al quinto successo personale, pareggiando la leggende di Borg.

Se Djokovic è riuscito a vedere la morte in faccia e sfuggirle mostrandosi un cyborg, Roger Federer ci ha mostrato un tennis di una bellezza disarmante, con un tasso di rischio enorme, che purtroppo però, ha mostrato, nei momenti chiave, le falle di un giocatore immenso ma pur sempre umano e quindi fallibile.

Il campione elvetico si è detto consapevole di aver sprecato un occasione incredibile, ma al contempo conscio di aver dato tutto ciò che aveva e anche più, dicendo a tutti i più esperti che a 38 anni “non è ancora finita”.

La partita dell’otto volte campione di Wimbledon è stato un trattato d’estetica ed efficacia, giunto ad un solo punto dalla perfezione, sfuggitagli per le tante, troppe, occasioni sprecate.

Il rammarico è ben descrivibile tramite i numeri, che ci mostrano un Federer superiore in tutti gli ambiti più importanti, quali Game fatti, punti, vincenti, tranne, purtroppo per lui, nel punteggio finale.

Un unicum in uno sport come il tennis, dove quasi sempre chi vince ha ottenuto più dell’avversario meritando così il successo, diversamente da stavolta dove la vera differenza l’hanno fatta i momenti chiave, dove un serbo freddissimo ha avuto la meglio del fenomeno di Basilea parso a tratti un pò teso.

Roger Federer è stato tutti noi, un uomo in missione, un qualcuno che con la sua luce voleva disinnescare il tennis robotico e letale dei suoi straordinari rivali, quei Djokovic e Nadal che mai era riuscito a battere uno dopo l’altro, e che questa volta invece sembravano pronti a capitolare sotto i colpi dell’immenso cuore messo in mostra dallo svizzero, che ci ha emozionato e commosso per la generosa testardaggine con cui ci ha provato nonostante tutto quanto abbia già ottenuto in carriera, mostrandoci che se si ama qualcosa c’è sempre un modo per superare i propri limiti.

Rafa Nadal, il numero 2 del mondo è l’altro deluso insieme allo svizzero, arrivato alle semifinali mostrando un tennis di grandissima solidità, sbriciolatosi contro la magica varietà svizzera, capace di porgli troppi problemi da risolvere, dissolvendo così le certezze dell’iberico che appena 2 settimane prima lo aveva sconfitto al Roland Garros.

Se lo spagnolo più famoso si è detto triste, poichè consapevole che non avrà tante chance, di ben altro avviso era l’altro semifinalista iberi, quel sorprendente Bautista Agut arresosi in 4 set al futuro campione serbo.

Il piccolo spagnolo si è reso protagonista di un torneo al di là delle più rosee aspettative, issandosi per la prima volta in carriera fino ad una semifinale slam, dove ha incontrato uno di quei 3 giocatori semplicemente fuori portata per i comuni mortali come lui.

Wimbledon: non solo leggende

Wimbledon però non è stato solo il torneo delle leggende e dei campioni inarrivabili, ma anche dei comuni mortali, come Agut ma anche giocatori ben poco attesi alla seconda settimana come Sousa o Pella, capaci di approfittare al meglio di un erba veramente lenta, dovuta un pò a modifiche strutturali ma soprattutto alle due settimane di sole incessante a Londra, una rarità da quelle parti.

Tra i giocatori approdati alla seconda settimana del più prestigioso dei tornei, vi è anche qualcuno che ha portato avanti i colori azzurri, che escono da questo Wimbledon con delle ottime notizie.

Per la prima volta in carriera infatti, Matteo Berrettini è approdato ad un ottavo slam mostrando tutti i suoi progressi sull’erba, disinnescati, duramente, solo da sua maestà Roger Federer in un rapido match senza storia sul Center Court, che probabilmente ha fatto tremare un pò troppo le gambe del nostro alfiere.

Un passo dietro Matteo si sono invece fermati gli altri nostri due migliori giocatori, Fabbiano, autore di una magistrale prova contro il numero 6 del mondo Tsisipas, fermatosi al terzo turno come Fognini, che contro Sandgreen ha perso partita e testa, lasciandosi andare a frasi non edificanti che gli sono costate una salata multa al termine del torneo.

Nuovo best ranking

Nonostante ciò, il nostro numero 1 può dirsi comunque ampiamente soddisfatto, dato che su una superficie a lui chiaramente indigesta è comunque riuscito ad ottenere quei punti che l’ hanno portato al suo nuovo best ranking di numero 9 del mondo, un traguardo di cui andare profondamente fieri.

Se questo torneo ha mostrato tutta l’immensa classe dei vecchietti, il più giovane semifinalista aveva 31 anni, allo stesso modo ha messo a nudo tutti i limiti della next-gen apparsa ancora lontanissima dal poter dire la sua contro questi mostri sacri che continuano a spartirsi slam dall’US Open 2016, ultimo torneo vinto da qualcuno che non fosse uno dei fab 3, che era però l’attuale 32 enne Wawrinka.

Chi più fragorosamente come Tsisipas al primo turno con il nostro Fabbiano, o come Thiem, chi magari meno evidentemente come Aliassime, Zverev o Khachanov i ragazzi a cui si dovrà affidare il tennis dopo le attuali leggende, hanno mostrato una preoccupante mancanza di continuità e capacità di reggere grandi pressioni, che non solo non li ha portati alla vittoria, ma che li ha tenuti lontanissimi dai migliori 3, al momento inarrivabili.

Conclusosi quindi il più prestigioso dei tornei, ci si reca ora in Nord America per giungere pronti al prossimo slam, quello US Open che dovrà dirci se i 3 dei sono ancora così lontani o se qualche giovane proverà la scalata all’olimpo.

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EventiSport

Universiadi: la straordinaria cerimonia finale

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Domenica 14 luglio si è tenuta allo stadio San Paolo di Napoli la straordinaria cerimonia finale della 30^ edizione delle Universiadi.

La chiusura del periodo di giochi universitari che ha coinvolto le settimane che andavano dal 3 al 14 luglio ha lasciato tutti senza fiato, sincronizzando il battito dei cuori di migliaia di persone di etnia, origine, religione e provenienza totalmente disparate. Come di consueto però, ogni medaglia seppur lucciacante ha il suo rovescio, e sicuramente le polemiche non sono mancate.

Universiadi 2019: la cerimonia finale

La lettura di 3 articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sulla libertà, la dignità, il diritto alla vita e all’istruzione da parte di un bambino, ha dato il via alla cerimonia di chiusura delle Universiadi di Napoli 2019. Circa 40mila gli spettatori allo stadio San Paolo per seguire la cerimonia che chiude i 10 giorni di giochi universitari.

La cerimonia, come quella di apertura affidata alla Balich Worldwide Shows, si svolge all’ombra del braciere olimpico, un grande Vesuvio che occupa parte della Curva B.

A introdurre la cerimonia e l’ingresso delle bandiere sono i “The Jackal”, un gruppo di ragazzi partenopei simpatici ed intraprendenti, che da tempo regalano sorrisi agli italiani con i loro video parodici e innovativi, e che sicuramente hanno confermato le grandi aspettative dei propri fan.

In tribuna Vip siede il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, al prefetto di Napoli Carmela Pagano e al commissario delle Universiadi Gianluca Basile. Con loro Oleg Matytsin, presidente della Fisu, Federazione internazionale sport universitari.

Tanti gli ospiti che hanno divertito e intrattenuto il grande pubblico. Uno degli artisti più attesi della serata è stato sicuramente Clemente Maccaro, meglio noto come Clementino e per gli amici Iena White. Uno tra gli artisti più interessanti della scena rap napoletana e non, si è esibito sul palco dello stadio San Paolo con un medley dei suoi successi, fra le “rime interrotte”, il dialetto napoletano e la lingua italiana e ha fatto ballare i 40mila presenti.

L’amozione è però schizzata alle stelle quando tutti i presenti hanno intonato Napul’è. Lo stadio San Paolo ha visto e sentito mille volte risuonare quelle parole, ed è stato proprio il brano più simbolico del grande Pino Daniele a fare da chiusura alla XXX Universiade di Napoli che ha entusiasmato la città e i tanti atleti universitari presenti.

I The Jackal hanno salutato il pubblico chiedendo di dire “grazie” ad ognuno dei presenti nella propria lingua e poi hanno dato il via alla musica di Pino Daniele, applaudita da coloro che conoscevano la canzone e sottolineata da un emozionante gioco di luci. Così, dunque, si è concluso lo show ideato da Marco Balich. Poi, lo spettacolo dei fuochi d’artificio intorno al San Paolo. Via via le delegazioni torneranno da dove sono venute, spesso dall’altra parte del mondo, portandosi dentro Napoli e il ricordo di questi magici giorni in città.

 Gioia e legami: Napoli con il mondo in pieno spirito sportivo!

Il premier Giuseppe Conte parlando con i cronisti delle Universiadi poco prima di fare il suo ingresso allo stadio San Paolo di Napoli afferma:«È stata una bella prova, degli atleti italiani innanzitutto con 44 medaglie abbiamo raggiunto un record, e questo è da sottolineare come prima notizia. Poi – ha aggiunto – è stata una bella festa di sport, una bella prova di Napoli e quindi un ringraziamento va a tutti gli organizzatori, agli enti locali, e a tutti i cittadini napoletani».

«Quanto successo qui è un messaggio per i giovani – ha aggiunto il premier – perché le Universiadi sono una bella testimonianza di agonismo ma anche di amore per lo sport, per i valori del rispetto reciproco, della inclusione, dello scambio di esperienze anche. È una bella prova per tutti i giovani e per l’Italia».

Gonfi d’orgoglio per le bellissime parole del premier, possiamo vantare una serie di omaggi per la città di Napoli, che come quella di apertura, hanno caratterizzato la cerimonia di chiusura.

Un grande striscione “Grazie Napoli 2019” è stato esposto durante la cerimonia finale delle Universiadi dalla folta delegazione di atleti e accompagnatori del Canada. I nordamericani hanno festosamente sfilato sul prato dello stadio partenopeo insieme a migliaia di altri colleghi provenienti da ogni parte del globo.

La delegazione sudamericana proveniente dall’amata Argentina ha sfilato nuovamente esponendo la maglia di Diego Armando Maradona, simbolo per Napoli e per gli argentini. Molti ragazzi hanno anche fatto sventolare sciarpe del Calcio Napoli evidentemente acquistate in questi giorni di permanenza all’ombra del Vesuvio.

In omaggio a Napoli due cantanti lirici cinesi si sono esibiti intonando la canzone napoletana più conosciuta al mondo: ‘O Sole Mio.

Il rovescio della medaglia: perché le universiadi non sono state trasmesse dalla tv di Stato?

Le lamentele di routine riguardanti la scarsa qualità dell’audio messo a disposizione sul palco e altre piccolezze del tutto normali per eventi di tale calibro, sono state spazzate dalla polemica riguardante la mancata trasmissione in Rai del grande evento. Nonostante il periodo estivo la tv di Stato non ha trovato spazio sui suoi canali per mandare in onda l’ultimo atto di una manifestazione di prestigio per tutto il Paese. Sui due canali di Raisport, 57 e 58, è andata in onda la replica di ItaliaPortogallo mentre su Rai 2, dov’era stata trasmessa la cerimonia di apertura, ha trovato spazio il telefilm Ncis. Del resto anche la copertura degli eventi sportivi ha scatenato non poche lamentele da parte degli appassionati con la polemica che è montata sui social per una manifestazione che avrebbe meritato maggiore spazio sulle reti.

I Napoletani, risentiti, hanno dato il via ad una vera e propria ribellione tramite web, difendendosi dalle accuse di vittimismo e citando le molteplici volte in cui, nonostante le brillanti iniziative, la città di Napoli è stata oscurata e gettata nel fango.

Questa sorta di boicottaggio però, non ha fatto altro che esaltare la magnificenza della città che all’invidia risponde sempre con vittorie, sorrisi e corni napoletani, che con la scaramanzia qua giù non sischerza mai!

Per il racconto video della serata, ecco il servizio di Imma Borzacchiello:

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Sport

Live da Dimaro: questa sera Ancelotti incontrerà i tifosi

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Stasera l’incontro a Folgarida con Ancelotti, Ghoulam e Di Lorenzo che risponderanno alle domande dei tifosi. Poi l’avvicinamento alla partita di sabato pomeriggio con il Benevento. È possibile acquistare i biglietti per la partita sia nell’ufficio Apt di Dimaro che on-line.

Oggi mezza giornata di lavoro e poi nel pomeriggio il rompete le righe con giocatori, tecnici e anche tifosi a zonzo per la Valle di Sole: dalle malghe ai ristoranti in quota o alla scoperta, come è avvenuto in questi anni, del fantastico ambiente montano che spazia dall’Ortles al Cevedale, dal Presena alle Dolomiti di Brenta patrimonio Unesco. Ma di certo anche Mtb e pesca l’hanno fatta da padrone come qualche piacevole escursione in quota.

Offerta che riguarda ovviamente anche i tifosi – che hanno la possibilità di salire in quota con i modernissimi impianti di risalita usando la Val di Sole Opportunity-Trentino Guest Card – info: www.valdisole.net) che sono sempre più numerosi e al centro di ordinarie storie di vita. Il campo di Carciato durante il ritiro del Napoli è infatti un mix d’avventure di campo e manifestazioni della passione popolare dei tifosi che da nove anni riempiono gli spalti per gli allenamenti. Una delle storie più belle riguarda un gruppo di ragazzi e ragazze che hanno scelto Dimaro-Folgarida rispettivamente per gli addii al celibato e al nubilato. I due gruppi si sono anche casualmente incrociati e condiviso quest’avventura. Stanislao Palladino, che si sposerà il prossimo 13 dicembre a Frattamaggiore, in provincia di Napoli, ha anche vissuto grazie ai suoi amici il sogno di ottenere un autografo da un calciatore azzurro. È stato Marko Rog a realizzare il forte desiderio di questo tifoso che è riuscito ad incontrare un suo beniamino durante la sessione d’autografi che l’ha visto protagonista, dopo ogni allenamento il Napoli concede due calciatori ai tifosi anche per degli scatti-ricordo.

Ieri sera Amin Younes, attaccante tedesco del Napoli di origini libanesi, ha visitato il mercato contadino tuffandosi nelle risorse gastronomiche del territorio con grande curiosità. Si è molto informato sulla produzione rurale locale: dai piccoli frutti, alle marmellate e compotte, alle luganeghe e formaggi (dal classico Casolet a quelli di malga più stagionati che ogni anno a settembre sono al centro della singolare asta che si tiene a Castel Caldes), al pane ai succhi. Tutta produzione a Kmzero e in gran parte biologica che verrà riproposta anche nei due prossimi lunedì pomeriggio. E si attende la visita di qualche personaggio.

Sul piano agonistico il Napoli è al quarto giorno di lavoro in Val di Sole. Lo spogliatoio gestito da Ancelotti è un incrocio di culture, mix di nazionalità differenti. Il più giovane della spedizione azzurra è il polacco Hubert Idasiak, portiere classe ‘2002 che il Napoli ha prelevato dal Pogon e aggregato alla Primavera guidata da Roberto Baronio.

Idasiak ha avuto a Carciato in questi giorni il suo gruppo di fans ovvero alcuni connazionali che sventolando la barriera della Polonia hanno voluto fargli sentire il loro affetto. Peraltro i turisti polacchi in Val di Sole sono di casa, soprattutto in versione invernale grazie alle offerte sciistiche dello Skirama Dolomiti Adamello Brenta.

Al campo di Carciato si è recato anche Giampiero Erbetta, vecchio amico di Carlo Ancelotti e soprattutto allenatore di Davide ai tempi in cui giocava nel Borgomanero, prima d’iniziare l’avventura al fianco del papà. Erbetta ha osservato la seduta mattutina al fianco di Carlo Ancelotti dialogando sul lavoro svolto in campo, sui vari esercizi tecnici svolti dagli azzurri. Il Napoli ha svolto un focus sulle palle inattive e soprattutto una parte molto interessante sulla costruzione dell’azione dal basso in virtù delle nuove regole, con il portiere che potrà servire anche il compagno in area di rigore in cui sarà consentito anche il pressing degli avversari. Lo staff di Ancelotti utilizza molto anche la vasca di sabbia, l’innovazione adottata quest’anno al terreno di gioco di Carciato, Davide ne ha parlato a Sky Sport: “Abbiamo voluto la vasca con la sabbia per svolgere lo stesso lavoro che facciamo a Castel Volturno. Si lavora di forza ma si fanno anche lavori aerobici, ci torna sempre molto utile“.

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Sport

Oggi conferenza stampa con Carlo Ancelotti da Dimaro Folgarida

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La domenica delle novità con il primo goal stagionale del giovane Gaetano e poi oggi il mercatino contadino e la conferenza stampa con Carli Ancelotti

La domenica nel mondo del calcio è sacra e per gli appassionati è il giorno dei riti. E’, insomma il giorno del pallone per eccellenza, della partita e delle emozioni legate alla propria squadra del cuore. È estate, non c’è il campionato, ma il trascorrere della domenica per i tifosi del Napoli, seppur a Dimaro Folgarida, rimane lo stesso: il cuore palpita sulle tribune dello stadio di Carciato, nella Val di Sole, per il nono anno consecutivo sede del ritiro azzurro. E il tifo non è mancato, calore e numeroso, nel giorno delle prime volte: la prima domenica del ritiro, la prima doppia seduta che porta il gruppo di Ancelotti ad accelerare sotto il profilo del lavoro, la prima di lavoro intenso.

Ampia parte della mattinata di ieri è stata dedicata ad esercitazioni fisiche, sulla forza, sulla coordinazione e sull’equilibrio, poi si è tornati a toccare il pallone che è già dominante nelle sedute di Callejon e compagni. A proposito di prime volte, il primo gol del ritiro va sempre sottolineato, è una sorta di benedizione sulla stagione che si prepara proprio in Val di Sole. È stato il giovane Gianluca Gaetano a “battezzare” le porte dello stadio di Carciato, il talento classe ‘2000, che ha strappato tre presenze in prima squadra con Ancelotti, pronto a studiare la sua crescita durante il ritiro di Dimaro. Ancelotti ha convocato undici ragazzi del vivaio, di cui cinque della Primavera oltre Gaetano: il portiere Idasiak (classe ‘2002, il più giovane di tutti), Zanoli, Zedadka, i diciottenni Labriola e Sgarbi. “Solo se ci credi i sogni si realizzano, è solo l’inizio”, con questa frase Gaetano su Instagram ha condiviso un’istantanea del suo gol che ha aperto la prima partitella del Napoli sul campo di Carciato. Largo ai giovani responsabilizzandoli e portandoli dentro un’esperienza molto formativa, Ancelotti, che ha allenato in tutti i cinque principali campionati europei, ha portato nel Napoli una visione di stampo internazionale nella valorizzazione di giovani talenti.

Oggi, al terzo giorno di ritiro in Val di Sole, Ancelotti farà il punto della situazione sul suo Napoli work in progress alle 12:30 in conferenza stampa. Martedì sera, invece, il centro congressi di Folgarida (ore 21.15) si riempirà di tifosi azzurri pronti a confrontarsi con Ancelotti e due calciatori. E secondo tradizione quest’evento vede la presenza del presidente De Laurentiis.

Nel pomeriggio, sempre di oggi, il mister sarà l’ospite d’onore dell’inaugurazione del Mercato contadino dei prodotti della Val di Sole che sarà ospitato nell’antistadio di Carciato (ore 16.30). In vendita vi sono quei prodotti genuini a Km0 che arricchiscono la dieta a Dimaro Folgarida dei giocatori napoletani

La prossima settimana rappresenta una marcia d’avvicinamento al debutto in amichevole del Napoli contro il Benevento guidato da Filippo Inzaghi, allievo di Carlo Ancelotti ai tempi della Juventus e del Milan, dove insieme hanno vinto scudetto, Coppa Italia, Champions League, Supercoppa Europea e Mondiale per Club. Praticamente tutto. Il calcio d’inizio è previsto sabato 13 luglio alle 17:30. È possibile acquistare i biglietti per la partita sia nell’ufficio Apt di Dimaro che on-line (link: https://www.liveticket.it/ritironapolivaldisole). La tribuna aggiuntiva aumenterà la capienza degli spettatori.

Da ricordare che i tifosi presenti in val di Sole possono sfruttare le opportunità garantite dalla Val di Sole Opportunity-Trentino Guest Card, che permette anche di salire in quota usando gli impianti di risalita di cui la valle è dotata. Ma vi sono molte altre offerte a disposizione alla Card che verrà consegnata agli ospiti della val di Sole, semplicemente soggiornando per almeno due notti nelle strutture convenzionate con la locale Apt. Una manna per i tifosi che in numero sempre crescente raggiungono la Val di Sole. Un regalo da sfruttare velocemente. Ancora qualche opportunità di soggiorno si registra soprattutto per la prima settimana di ritiro.

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PoliticaSport

San Paolo, i revisori bocciano l’accordo tra Ssc Napoli e Comune

san paolo

San Paolo: i revisori del Comune di Napoli bocciano la bozza di accordo con la Ssc Napoli per la concessione dello stadio. Ci sarebbero vantaggi per la Società ma per il Comune?

Torna alla ribalta la questione delicata della gestione dello stadio San Paolo di Napoli e il continuo rimbalzo tra Comune e Società sportiva. In un momento fondamentale come questo che ha permesso di portare all’attenzione nazionale e internazionale la città partenopea e le sue strutture grazie alle Universiadi, sembra arrivare una stoccata per la maggioranza di De Magistris.

Il consiglio comunale di ieri è saltato per la mancanza del numero legale: erano, infatti, presenti 19 consiglieri su 41. All’ordine del giorno c’era la discussione della delibera di iniziativa consiliare relativa alla nomina di revisione economico-finanziaria del Comune.

Si è saputa però, una notizia importante: sarebbe “non favorevole” il parere dei revisori dei conti sulla delibera di giunta che lo scorso 6 giugno ha proposto al Consiglio lo schema di convenzione per concedere l’uso dello stadio San Paolo alla Ssc Napoli fino alla stagione calcistica 2022/2023.

Per calcolare il canone di concessione sono stati tenuti presenti gli oneri a carico del Comune, come il personale impiegato, i consumi idrici, elettrici, termici e la custodia. Su tutto ciò è stato poi aggiunto il 25% di redditività previsto, a cui si aggiunge una quota di ammortamento dei beni utilizzati. In totale sono stati calcolati a carico del Comune, 548mila euro oltre l’Iva:

“senza dare una puntuale e chiara giustificazione di tale determinazione, dal momento che non sono state allegate le schede da cui poter derivare l’iter logico nella qualificazione di tali oneri.”

Il dirigente dei Lavori pubblici, ovviamente deve redigere una relazione dettagliata dei costi di manutenzione. L’ammortamento è di 150mila euro, mentre la redditività ammonta a 137mila euro e secondo i revisori, sarebbe stato necessario calcolare prima il valore dell’immobile e tenere conto dei 20 milioni di euro investiti per le Universiadi e dei diritti di concessione. Necessario è anche il parere degli avvocati comunali sugli obblighi da osservare e i corrispettivi riflessi economici.

I revisori non sarebbero favorevoli perché il canone:

“è vantaggioso per la Ssc Napoli”

ma gli equilibri finanziari del Comune potrebbero risultarne compromessi.

Ci sono tantissimi altri aspetti da dover considerare e stabilire soprattutto chi dovrebbe prendersene carico: una questione spinosa, quindi, con tanti i cavilli da risolvere ancora.

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Sport

La classe è senza tempo: Federer e Lopez campioni inossidabili

Federer

Federer vince ad Halle per la decima volta conquistando il titolo 102 in carriera, mentre Feliciano Lopez centra il successo al Queen’s.

La breve stagione su erba è divenuta nel tennis moderno fatto di forza e muscoli, un antico richiamo ai gesti bianchi e alla classe dei tempi andati, quei tempi in cui il tennis nasceva e diveniva fenomeno mondiale.

L’erba proprio in quanto superficie speciale e poco conosciuta ai più, riesce quasi sempre a farci rivivere i fasti di un tempo che fu attraverso le prestazioni di specialisti che assaltano all’arma bianca i cannoni del tennis moderno, mostrando che su campi del genere il loro è ancora un gioco vincente.

Non è un caso quindi che dopo la finale di Stoccarda giocata da due giovani, giunti ai tornei 500 dove il gioco si fa più duro, sono tornati loro, i maestri d’erba classe ’81, giocatori che su questi campi sanno entrare in un territorio inesplorabile per questi giovani.

Due tornei dove i nostri giovanotti non hanno certamente avuto vita facile, e che hanno dimostrato non solo un’inalterata classe ma anche un ardore notevole che li ha condotti attraverso le difficoltà.

Lopez è riuscito nella singolare impresa di vincere il torneo usufruendo di una wild card, dato che, essendo sceso molto in classifica, non poteva accedere di diritto al tabellone principale.

Nonostante ciò che dicesse la carta, lo spagnolo si è sbarazzato dei suoi avversari bissando il successo del 2017, e riuscendo anche a vincere in doppio con un compagno decisamente speciale, il rientrante bi-campione di Wimbledon, Sir Andy Murray.

Sembrava la storia di due giocatori che proprio non volevano saperne di arrendersi al tempo che passa, ed invece sono riusciti a firmare un impresa non da poco, un qualcosa che ancora di più ci dice come sui regali campi verdi d’oltremanica il talento non sia mai cosa secondaria.

Il torneo del Queen’s se da un lato ci ha regalato due favole vere e proprie, dall’altra ci lascia anche una grandissima amarezza, con l’ennesimo grave infortunio dello sfortunatissimo Del Potro, che caduto in maniera rovinosa si vedrà costretto a finire qui la stagione ed a operarsi nuovamente al ginocchio.

La torre di Tandil che da poco era rientrato dalla precedente frattura della rotula proverà una nuova resurrezione e forse guardando proprio a questo torneo avrà qualche energia positiva in più.

Passando ad Halle invece, qui il protagonista indiscusso non è un ’81 qualsiasi, ma quel terribile vecchietto che risponde al nome di Roger Federer, il quale per la decima volta si è imposto sui prati  tedeschi raggiungendo un club d’elitè, ovvero quello dei giocatori capaci di vincere per 10 volte lo stesso torneo, cosa riuscita solo a 2 giocatori, lo svizzero e Rafa Nadal, e forse si potrebbe dire: ” chi altri sennò?”.

Il percorso di Federer è stato faticoso, non si può dire sia apparso in forma smagliante, forse ancora condizionato dalle fatiche sul rosso alle quali forse non era più abituato.

Lo svizzero ha faticato da subito, battendo con fatica il francese Tsonga, apparso in buona forma dopo un periodo buio causatogli dai tanti infortuni.

Difficoltà che non sono mancate neanche nel quarto di finale vinto al terzo con Bautista Agut, capace di giocare come un muro di gomma mandando in tilt un Roger molto falloso, in grado di venire a capo del match più di esperienza e voglia che con un tennis brillante.

La semifinale è stato forse l’unico match più facile, un assolo contro il malcapitato Herbert, parso, nel suo primo match contro l’elvetico, travolto dal tennis unico del suo avversario.

La finale invece ha visto un primo set di grandissima difficoltà per il basilese, costretto al tie-break da un eccellente Goffin, reo di aver sciupato tantissime occasioni nel corso del set e poi puntualmente punito nel momento catartico dall’esperienza del suo avversario.

Il belga accusando il forte colpo di un set perso in tal modo scaraventa a terra la racchetta al momento di andarsi a sedere e dando l’impressione di non essere più stato in grado di rialzarsi da quella sedia, subendo da quel momento il gioco dello svizzero che conquisterà il secondo set in scioltezza.

Altra traguardo incredibile per Federer, giunto ora a sole 4 vittorie dal record di match vinti sull’erba di Connors ed a 7 titoli da quello di tornei totali vinti, sempre a favore dell’americano.

Numeri da record, ai quali questo straordinario giocatore è abituato, tanto quasi da dimenticarsene durante le interviste, focalizzato totalmente sul prossimo obiettivo, il più importante di tutti, vincere Wimbledon.

Un dato particolare porta Roger a sorridere in conferenza stampa, quando gli ricordano che come nel 2017, sia lui che l’altro erbivoro classe ’81, Lopez, si siano imposti al Queen’s e ad Halle, anno in cui poi Federer si sarebbe imposto in modo netto sui sacri prati londinesi.

Se questa settimana è stata dunque dominata dai “vecchietti”, il tennis italiano può consolarsi con Matteo Berrettini, autore di un buonissimo torneo anche ad Halle, dove si è issato fino alla semifinale, guadagnandosi così la posizione numero 20 in classifica, suo nuovo best ranking e la testa di serie numero 17 a Wimbledon, complice il particolare calcolo fatto dagli inglesi nell’assegnare le teste di serie, cosa che infatti porterà Federer ad essere la testa di serie numero 2 nonostante sia al terzo posto in classifica mondiale.

La breve fase preparatoria su erba è dunque già finita e tra pochi giorni si apriranno le danze del più prestigioso ed antico torneo del mondo, pronto come sempre a calamitare sogni e attenzioni da tutto il mondo.

 

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