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CronacaSport

Pietro Aurino al tappeto: arrestato per spaccio il campione europeo

Una storia di luci ed ombre, genio e sregolatezza quella di Pietro Aurino, campione europeo di boxe arrestato nuovamente per spaccio assieme al fratello Salvatore e alla cognata.

Alla Provolera, quartiere antico e difficile di Torre Annunziata, la palestra di Lucio Zurlo è salvezza e speranza di molte mamme di strappare i propri figli dalla strada e da un destino di degrado. E’ proprio in questa palestra che nel 1988 Pietro Aurino (classe 1976, allora 13enne) si presenta con occhi carichi di sogni di fronte al maestro Zurlo, il quale lo prende sotto la sua custodia cosi come ha fatto con tanti altri ragazzi provenienti da ambienti degradati. “Voglio fare questo sport, voglio fare boxe“, dirà Aurino al maestro. Nella voce trapela tutta la sua voglia di riscatto, la sua determinazione e la sua personalità.

La carriera

Aurino dimostra da subito di avere la stoffa per essere un campione sfoderando sul ring eleganza e imprevedibilità, anche se nessuno, nemmeno Zurlo, avrebbe mai immaginato i traguardi sportivi che quel giovane ragazzo avrebbe conseguito.

A 21 anni diventa boxer professionista: vince 38 dei 41 incontri disputati. Poi diventa campione europeo, sfiora il titolo mondiale e ha rappresentato l’Italia ai Giochi di Atlanta del 1996.

Con le sue prestazione Pietro Aurino si era guadagnato il soprannome di Il killer.

I problemi con la giustizia

Quando è fuori dal ring però, la stessa imprevedibilità che lo aveva reso un campione lo accompagna nel resto della sua vita. Lo stesso degrado che lo aveva spronato ad intraprendere la sua carriera lo aveva portato a combattere anche quando non indossava i guantoni, questa volta, però, contro la giustizia. Nel 2007 viene infatti arrestato con l’accusa di  concorso esterno in associazione camorristica, spaccio e traffico d’armi. Aurino paga il suo debito con la giustizia scontando 8 anni di reclusione. Nel 2016, dopo pochi mesi dalla scarcerazione, come un pugile che non va mai kappaò, torna a combattere.

Tuttavia la sua vicenda giudiziaria non è finita qui; il 15 Novembre 2019, un giorno prima del suo 43esimo compleanno finisce nuovamente in manette assieme al fratello Salvatore e alla cognata; nella sua casa alla Provolera vengono rinvenuti strumenti necessari per confezionare dosi, e secondo gli investigatori spacciava coca, erba e  crack. Cade così al tappeto il figlio prediletto della boxe vesuviana, la cui vita è costellata di luci e ombre.

Le parole dei conoscenti

«Era il Maradona dei pugili, un grandissimo talento che poteva fare molto di più della splendida carriera che ha fatto. Pietro è il mio più grande rimpianto di educatore e di maestro di boxe […] Purtroppo con Pietro ho fallito. E questo mi fa molto male». ha dichiarato il maestro. Nelle sue parole non vi è condanna, ma solo rabbia per non aver potuto evitare tutto questo.

E mentre i fratelli Zurlo continuano a ribadire l’importanza e il ruolo sociale della loro palestra, l’ex campione Giacobbe Fragomeni, lancia un messaggio di riscatto ad Aurino: «Anche io  sono caduto e mi sono rialzato tante volte grazie alla boxe. Sono uscito dalla droga con grande forza di volontà cominciando un viaggio interiore che continua ancora oggi. Per cambiare bisogna volerlo.  Nel momento in cui risolve i suoi problemi con la giustizia lo aspetto nella mia palestra, a Milano, per ricominciare esattamente da dove aveva lasciato».

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Scuola e dintorniSport

San Giovanni a Teduccio: Spadafora affida una palestra all’associazione NEST

“Rifare un campo di calcio in una scuola di periferia a rischio come San Giovanni a Teduccio vale più di 1000 telecamere”. È ciò che ha affermato il Ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora, al termine dell’incontro in cui ha assegnato un nuovo impianto sportivo come ‘palestra’ per l’educazione alla legalità all’associazione NEST, già particolarmente attiva nel quartiere.

Si tratta del campetto sportivo della scuola “Vittorino da Feltre”, teatro pochi mesi orsono di un gravissimo agguato di camorra. Il campetto si trova in condizioni disastrate: le porte da calcio rotte, la recinzione vandalizzata ed erbacce alte oltre un metro ad impedirne quasi l’accesso passa così da simbolo del degrado a simbolo di rinascita. 

“La mia infanzia nelle periferie della provincia di Napoli – ha evidenziato Spadafora – mi ha insegnato che l’educazione ai valori dello sport e la pratica sportiva rappresentano una delle migliori ‘palestre’ per l’educazione alla legalità e ai valori della convivenza civile. Mi impegno, perciò, a convocare già nella prossima settimana al Ministero un tavolo progettuale per la rinascita e la modernizzazione dell’impianto sportivo della scuola “Vittorino da Feltre” affidandolo all’associazione  con l’obiettivo di tenerlo aperto anche nelle ore pomeridiane e di metterlo a disposizione di tutti i giovani di San Giovanni a Teduccio”.

L’annuncio è stato salutato da un’ovazione degli studenti per Francesco Di Leva, presidente dell’associazione NEST, direttore artistico del Teatro NEST e ‘cuore pulsante’ dell’impegno delle associazioni del territorio per uno dei quartieri più difficili della città.

L’incontro promosso dal Sabato delle Idee, insieme con la Fondazione Salvatore e il quotidiano “La Repubblica”, nell’Istituto Comprensivo “Vittorino da Feltre” di San Giovanni a Teduccio, ha visto la partecipazione di studenti, docenti e dirigenti scolastici dell’intero quartiere, oltre che dai massimi vertici delle forze dell’ordine rappresentate dal Questore di Napoli, Alessandro Giuliano, il Comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli, Giuseppe La Gala e il Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, Gabriele Failla. Anche per loro c’è stato un applauso speciale di tutte le componenti della scuola, così come per il fondatore del Sabato delle Idee, Marco Salvatore, che ancora una volta ha saputo promuovere una riflessione che si è tramutata in un tavolo di concertazione progettuale concreta

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CronacaSport

Bimba malata gravemente scrive ai calciatori del Napoli: «Siete la nostra forza»

Una bambina gravemente malata scrive una lettera al presidente, al mister e a tutta la squadra del Napoli: «Sappiate che siete la nostra forza».

Aurora, di soli 13 anni è un’accanita tifosa del Napoli. Questa passione l’ha aiutata, finora, a superare i momenti difficili causati da una tremenda malattia che la affligge da cinque anni, il medulloblastoma. La crisi che sta attraversando la formazione di Ancelotti l’ha scossa al punto da spingerla a scrivere una lettera al presidente Aurelio de Laurentiis, al mister e a tutta la squadra azzurra:

«Il Napoli non è una squadra di calcio ma lo stato d’animo di un intero popolo». 

E poi continua:

«Non so cosa sia successo forse sono troppo piccola per capire. Ma vorrei far capire a voi quello che accade dentro di noi. Le vostre maglie non hanno tanti scudetti ma in quel colore azzurro c’è tutto il nostro amore per la nostra terra tanto martoriata. Voi siete la nostra forza».

«A noi che vi amiamo basta vedervi giocare per stare bene. Questa vostra crisi la state trasmettendo a tutti noi e non è giusto. Vi prego, ritornate a vincere. Vi amo».

Ciò che scrive Aurora va al di là del tifo e della passione calcistica; ci dimostra che uno sport può far battere cuori e donare speranza anche a una bambina che troppo presto deve fare i conti con una malattia terribile. Ci auguriamo fortemente che possa uscire vincitrice da questa difficile battaglia.

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Sport

L’Italia ha il suo Maestro, Berrettini vola alle ATP Finals

Momento storico per il tennis italiano, che dopo 41 anni ritrova un suo alfiere nel torneo dedicato agli 8 “maestri” del circuito ATP.

 

Che quest’annata potesse essere una svolta per il tennis italiano lo si era capito presto, precisamente in una giornata primaverile, quando Fabio Fognini sollevava il primo master 1000 dopo oltre 40 anni di attesa, lanciandosi così di gran carriera verso un posto in top-10.

Sembrava già questo essere un traguardo storico per il tennis nostrano, ed invece si è dimostrato solo l’inizio di un annata ricca di soddisfazioni tricolori.

Di li a poco infatti grazie agli sforzi profusi da FIT (federazione italiana tennis), regione Piemonte e dalla città di Torino, l’Italia otteneva l’assegnazione proprio delle ATP Finals per le annate dal 2021 al 2025, portando così il quinto torneo più prestigioso del mondo sul territorio italico, cosa mai accaduta prima, vincendo la concorrenza di grandiose città, prima fra tutti Londra.

Trascinati dai traguardi di Fognini, i ragazzi dietro di lui sono apparsi più convinti e decisi nei propri mezzi iniziando a macinare prestazioni e risultati notevoli, a partire già da giugno con lo storico titolo erbivoro di Berrettini in quel di Stoccarda, slancio fondamentale per arrivare pronto a Wimbledon dove si è spinto fino agli ottavi di finale fermato solo dal Re di Londra, sua maestà Roger Federer.

Era dunque finita qui? Assolutamente no!

Dopo la dura sconfitta con Federer a Wimbledon molti avevano maturato qualche dubbio sul talento del nostro Matteo che però in terra americana ha fatto ricredere tutti, con un US Open ad altissimi livelli che gli è fruttato la semifinale giocata contro il futuro campione Rafa Nadal, contro il quale ha giocato stavolta alla pari, dimostrando di aver superato quella timidezza mostrando contro Federer.

Da li è iniziata quindi la folle corsa del nostro nuovo numero 1 nazionale verso le ATP Finals, culminata con la vittoria dell’ATP 500 di Vienna che di fatti lo ha posto ad un passo dall’obiettivo, raggiunto grazie all’aiuto del canadese Shapovalov che eliminava negli ottavi il rivale di Matteeo, il francese Monfils.

Nel mentre però la sconfitta del francese che ha dato la certezza delle Finals per Matteo è stata portata a termine da un canadese, il momento di svolta per il nostro numero 1 è stato portato a termine da una nuova stella nascente tricolore, quel Jannik Sinner entrato in top-100, il più giovane del lotto, e che battendo Monfils ha dato l’ultima dimostrazione di come il suo talento sia cristallino e la sua crescita dirompente, un ulteriore motivo di grande gioia ed orgoglio per il tennis italiano.

Ora tocca a Matteo, 41 anni dopo Barazzutti e 43 dopo Panatta, dimostrare che è li perchè lo merita fino in fondo, sperando che il tennista romano possa essere il primo italiano a vincere un match nel torneo dei Maestri, consolidando il suo spettacolare ottavo posto in classifica e candidandosi per un 2020 da assoluto protagonista, perchè si, il ragazzo ha tutto per esserlo, Tennis, fisico e testa!

L’Italia del tennis è in salute come non lo era da tempo, con due giocatori in top-15, Berrettini numero 8 e Fognini 12 delle classifiche ATP, con un il più giovane e promettente under-19 del mondo che porta i nostri colori e dal prossimo anno la possibilità di ospitare uno dei tornei più storici, gli Internazionali d’Italia e le ATP Finals.

Avanti Italia, avanti Matteo, è il momento che gli appassionati italiani aspettavano da tanto, in bocca al lupo!

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Sport

Tiro Rapido Sportivo: a Napoli le finali dei Campionati italiani

Tiro rapido sportivo Napoli

Si svolgeranno da giovedì 3 a domenica 6 ottobre 2019 al Tiro a Segno Nazionale, sezione di Napoli, (FuorigrottaVia Campegna 255), le finali dei Campionati Italiani di Tiro Rapido Sportivo.

I turni di gara inizieranno alle ore 10:00 e termineranno alle ore 18:00. Le premiazioni sono previste per le ore 18:30.

L’ingresso è gratuito e Francesco Caiafa, Presidente del Tiro a Segno Nazionale di Napoli, per l’occasione invita appassionati, sportivi e cittadinanza a partecipare: “Siamo orgogliosi di ospitare a Napoli le finali di questa coinvolgente manifestazione sportiva nazionale, che vedrà in gara i migliori atleti del Tiro a Segno italiano. La sezione di Napoli è la più grande del Sud Italia e il Tiro Rapido Sportivo è uno sport in forte ascesa che non mancherà di regalare al nostro territorio importanti soddisfazioni sportive. Siamo sicuri che sarà un successo”.

Il calendario:

  • giovedì 3 ottobre: le finali delle Categorie 22 l.r. e Minirifle;
  • venerdì 4 ottobre: le finali delle Categorie Revolver e Monofilare;
  • sabato 5 e domenica 6 ottobre: la finale della Categoria Semiauto.
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Sport

Dalla Serie A allo sport di provincia, continuano gli episodi di razzismo

Dopo le provocazioni rivolte al calciatore senegalese Koulibaly, svariati altri atleti sono stati vittime di razzismo. Rendendo necessaria una regolamentazione specifica per legittimare le vittime e punire i tifosi molesti.

Questa volta a subire il comportamento scorretto di alcuni tifosi è stato Dalbert Estevão, attuale difensore della Fiorentina. Durante la partita contro l’Atalanta, dagli spalti dello stadio si sono levate offese razziste, ululati e fischi, nonostante la sospensione dell’incontro da parte dell’arbitro Orsato. Il tentativo di ripristinare ordine e decenza è meramente fallito, lasciando al calciatore una grandissima delusione, espressa poi sui social.

Il calciatore napoletano ha espresso la sua completa solidarietà al collega, dichiarando:

“Spero che un giorno lo capiranno anche quelli che mi fanno “Buu”. Sì forse siamo diversi. Ma siamo tutti fratelli.”

 

Dalla serie A  allo sport di provincia

A Pozzuoli intanto, seguendo gli stessi atteggiamenti negativi, durante il torneo di basket “San Gennaro” il giocatore Raoul Diaz è stato apostrofato con un “Negro di Merda“, che ha reagito, portando al ritiro della squadra a dieci minuti dalla fine della partita. Il coach Di Lorenzo ha spiegato poi in un post su Facebook che una simile circostanza sia assolutamente anacronistica in un contesto sportivo, soprattutto nel 2019. Non sono mancate la condanna del gesto per il gesto del proprio tesserato e le scuse del Basket Casapulla.

Conseguenze

Il provvedimento contro insulti e comportamenti razzisti arriva infine in Europa: un turno di squalifica a porte chiuse per le Nazionali in Romania, Ungheria e Slovacchia disposte dall’Uefa per i prossimi match di Ottobre.

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Sport

Medvedev, dalla Russia con furore.

Il giovane Daniil vince il master 1000 di Cincinnati sconfiggendo il belga Goffin

Un vento nuovo e sferzante si è abbattuto sul centrale di Cincinnati, che ha visto trionfare per la prima volta in un master 1000 il giovane talento russo, che sarà da oggi il nuovo numero 5 del mondo grazie ai punti di queste 3 fantastiche settimane, con questo successo e le due precedenti finali a Toronto e Washington.

Vedere giocare Medvedev è un esperienza alquanto particolare, almeno quanto lo è il suo tennis estremamente personale, tanto diverso dal solito da sembrare sgraziato, ma di sicuro, specialmente in questo periodo, molto efficace.

Un giocatore sui generis anche da un punto di vista mentale, molto introverso ma al contempo capace di improvvise fiammate, un po’ come il suo tennis che da lenta ragnatela si trasforma di colpo in un assalto di cannoni.

Potremmo quindi definirla la vittoria dell’originalità, perché nessun maestro consiglierebbe un singolo movimento tecnico fatto dal russo, che però realizzato da lui diviene, come per magia, efficace.

La finale, giocata con spalti un po’ vuoti complici il non grande richiamo dei due finalisti ed un incredibile caldo, è stata molto combattuta nel primo parziale, conclusosi al tie-break e che ha visto Daniil arrivare al momento di servire per il match nel secondo parziale quasi senza benzina, sia fisica che mentale, dovendosi affidare all’arma che più di tutte gli ha reso in questo torneo, il servizio.

Chiudendo dunque con un Ace il giovane russo riesce a superare la resistenza di un buonissimo Goffin, forse mancato un po’ nei momenti topici del match ma che comunque può dirsi più che soddisfatto di una finale che gli porta comunque in cascina punti e fiducia in vista degli US Open.

Se la finale non è stata con uno dei tennisti più di richiamo del momento, è stata la semifinale il momento di svolta per Daniil, dove, sotto di un set con il numero 1 del mondo Djokovic è riuscito a rimontare e imporsi al terzo, mostrando un tennis vario, rapido ed efficace ed una notevole crescita dal punto di vista mentale e di gestione del match.

Il serbo al momento di salutare l’avversario non ha fatto per nulla mistero del suo stupore nel vedere un tale livello dal russo, complimentandosi con lui e ponendo subito il suo focus sul prossimo slam da difendere come campione in carica.

L’altro semifinalista non è un nome abituale come il campione di Wimbledon, bensì Gasquet, il piccolo pittore francese che dopo un periodo molto difficile trova così riscatto in questo torneo con una semifinale 1000 che gli mancava addirittura dal lontano 2013.

Approfittando di un lato di tabellone più agevole dovuto dal ritiro dell’ultim’ora del campione della Rogers Cup, Rafa Nadal, il francese è riuscito a issarsi fino alla semifinale sconfiggendo avversari tutt’altro che scontati, in primis Andy Murray, che finalmente abbiamo avuto il piacere di rivedere competere in semifinale, seppur con una condizione fisica lontanissima dall’essere ottimale.

Se per Djokovic il torneo non è stato entusiasmante ma comunque con note positivo, non si può dire lo stesso dell’altro grande favorito della vigilia, Roger Federer.

Il fenomeno svizzero è stato anch’egli vittima del fresco vento russo, sconfitto al terzo turno dal giovane Rublev, in una partita giocata si molto bene dal russo ma altrettanto male da Federer, parso assolutamente in ritardo di condizione fisica e non vigile e cattivo mentalmente.

Non era facile riprendersi dalla mazzata londinese, e forse nessuno si aspettava un Roger scintillante, ma era comunque lecito attendersi una prova migliore dal neo 38enne svizzero, che qui ha trionfato per ben 7 volte.

Per un Federer triste abbiamo però visto un Rublev commosso per la gioia di un simile successo, specie per lui che ha avuto parecchi guai fisici di recente, dovendo stoppare la sua crescita che procedeva invece abbastanza spedita sulla scia dei due colleghi russi neo top-10, Khakchanov e appunto Medvedev.

La lista dei delusi conta però entrambi svizzeri, dato che anche Wawrinka è uscito senza troppi onori sempre per mano di Rublev, che ha dapprima fatto saltare l’atteso derby svizzero, per poi completare l’opera eliminando entrambi i rossocrociati, per la sua gioia e la disperazione dei fan.

Il capitolo italiani non è di certo più ricco di soddisfazioni, dato che abbiamo perso tutti i nostri rappresentanti già al primo turno, con particolare menzione per Berrettini parso purtroppo ancora abbastanza frenato dalle conseguenze dell’infortunio alla caviglia patito qualche settimana fa.

Il tour si sposta ora a New York, dove si apriranno le danze per l’ultimo slam della stagione, con ancora una volta Djokovic nei panni del grande favorito e Federer e Nadal come prime valide alternative.

La vittoria di un giovane come Medvedev ci fa sperare che i ragazzi possano essere un po’ più pronti per insidiare i big 3, ma è bene ricordare che il fatto di giocare al meglio dei 5 set cambia molto le carte in tavola dando ancora più margine ai 3 campioni.

Direzione Flushing Meadows, ci sarà da domare il rovente cemento Newyorkese.

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Sport

Auguri Roger, colui che sfidò il Tempo

Sono 38 candeline per Federer, pronto ad altre battaglie e dimostrarci che no, non è ancora finita.

Hai 30 anni, hai vinto tutto, stai pensando di ritirarti? Hai 31 anni, hai vinto tutto pensi di ritirarti? Un infortunio così serio, è il momento di dire addio? Sei tornato ma ora ne hai 34, pensi di ritirarti? Un’altro infortunio duro, adesso non ti sembra proprio il caso di ritirarti? Ok sei tornato e hai vinto ancora, ma ora dopo una tale chance sprecata non è il momento giusto di dire basta?

La risposta a tutte queste domande è sempre stata la stessa, un sorriso, sguardo sereno e un perentorio: “mi diverto ancora, vediamo”.

Perché è proprio tutta li la verità, tutta li la differenza fra lui e tutti gli altri, essere mosso sicuramente da un ego non da poco e un talento smisurato ma soprattutto da tanto amore, da quella passione che rende sopportabili viaggi, allenamenti, conferenze stampe e tutto ciò che un professionista ancora numero 3 del mondo deve fare per restar ai massimi livelli.

Lottare, sacrificarsi, sudare, stringere i denti, sono i mantra dei suoi avversari e si sentono in quasi tutti gli sport, ma lui no, vede ciò come conseguenza di un unica cosa “l’amore per questo splendido sport”, ciò che più di ogni cosa può spingerti avanti anche dopo batoste tremende come quella di Wimbledon 2019 o le tante cocenti sconfitte patite in carriera.

Tutti possono vedere il suo palmares e dire che sia il migliore, pochi però si soffermano sulle battute d’arresto, sui fallimenti, sui momenti in cui tutto sembrava finito, tutto ciò che lo ha portato ad essere il giocatore che ha vinto più slam di sempre ma anche quello ad aver perso più finali di tutti, un paradosso che ben descrive lo svizzero.

Roger Federer, baciato dagli dei del tennis con il più sfolgorante talento si sia mai visto, eppure come il Pelide Achille, dotato di un punto debole, il suo essere un uomo sensibile.

Il talento è si fuori dal mondo ma il cuore è quello di un ragazzo semplice, che ha dovuto lottare con i demoni infuocati dell’adolescenza, passando per la morte del suo adorato coach prima di sbocciare, prima di divenire quasi freddo per tenere a bada quel fuoco che aveva dentro affinché divenisse energia e non lo riducesse in cenere.

Il ragazzino con i capelli tinti di giallo ed i brufoli che vinceva il primo titolo a Milano, diveniva poi il perfetto Gentleman, dentro e fuori dal campo, dalla classe dei gesti tennistici alla classe nei gesti di beneficenza, a quella nel vestirsi fino a quella di porsi con giornalisti e semplici fan.

Il suo cuore, accusato spesso di averlo tenuto lontano da record ancora più sfolgoranti, che nell’ultima finale l’ha fatto tremare nei momenti chiave e che tante volte prima di questa aveva fatto lo stesso, è invece ciò che rende questo ragazzo svizzero, semplicemente Roger Federer, il Re!

Quel cuore che gli ha fatto prodigare tutto se stesso per questo sport, quel cuore che ha costruito intorno a lui la famiglia e il team che lo hanno sostenuto e supportato sempre, quel cuore che gli ha fatto superare i momenti più duri e le sconfitte più cocenti, quel cuore che a 38 anni lo fa ancora lottare come e più di un ragazzino, semplicemente perché “ama giocare” e tanto gli basta per essere felice e rendere noi felici.

Un giocatore fuori dal tempo, senza bandiera, amato in ogni luogo con trasporto ed energia, una persona capace di mostrare a tutti che i limiti sono un qualcosa di aleatorio, che essere se stessi val bene delle grandi delusioni, che essere umani tra i robot va bene, che l’importante è lottare e sognare per ciò che ci emoziona.

Non c’è età per questo, non c’ è vincolo che tenga, finché cuore e mente sono li, focalizzati sulla passione per ciò che si fa tutto sembrerà accettabile, tutto sembrerà sostenibile, tutto sembrerà realizzabile.

A te che ci regali la gioia e la magia del tennis,
A te che bruci di passione infiammando i nostri cuori,
A te che lotti come un leone ma con il cuore di un bambino,
A te che invecchi ma non ti curi di ciò e vai avanti senza voltarti indietro,
A te che non ti arrendi mai, che quando tutto sembra finito stringi forte il tuo cuore e continui
A te che non ti poni limiti, che ti lanci sempre un pò più avanti, perché si, la storia per te ancora non è finita,

Auguri di buon compleanno e di una ancora lunga e prospera carriera.

Per sempre tuo, il Tennis.

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Sport

Seggiolini del San Paolo allo Stadio Landieri di Scampia

Stamattina è iniziato il montaggio di circa 1500 seggiolini dello stadio San Paolo al Landieri, che lo scorso maggio sono stati smontati dall’impianto di Fuorigrotta per far spazio ai nuovi, in vista della cerimonia di apertura dell’Universiade Napoli 2019.

L’Agenzia Regionale per l’Universiade, in accordo con la società Tipiesse – Graded, che si è occupata anche di montare i nuovi seggiolini dello stadio di Fuorigrotta, si è impegnata celermente a far rinascere lo stadio Landieri, l’impianto di Via Hugo Pratt intitolato ad Antonio, vittima innocente di camorra a 24 anni durante la prima faida di Scampia del 2004.

Abbiamo accolto con piacere la richiesta di un intero quartiere e abbiamo mantenuto la promessa. Grazie anche all’impegno della ditta Tipiesse – Graded, da domani inizierà il restyling, con il montaggio dei seggiolini del San Paolo, di un campo sportivo che è il fiore all’occhiello del quartiere e punto di ritrovo per i ragazzi di Scampia”, dichiara il Commissario straordinario Gianluca Basile.

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