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Linea uno chiusa a Garibaldi: nessun avviso ai viaggiatori

Per i viaggiatori e pendolari che di solito usano la linea uno della metropolitana questo è stato un lunedì in salita. In molti si sono ritrovati davanti ad una saracinesca chiusa che impediva loro di accedere ai treni, senza che alcun avviso ne spiegasse il motivo. Inoltre, nessuna notizia è arrivata riguardo il ripristino delle corse.

Solo successivamente il sindacato chiarisce che la chiusura della linea metropolitana è dovuta al guasto di due treni.

Adolfo Vallini, rappresentante Usb, dichiara che quella della chiusura è “una prassi per evitare il sovraffollamento delle banchine”.

Al momento la circolazione è stata ripristinata regolarmente, ma è alto il malcontento tra gli utenti che non sono affatto nuovi a disservizi del genere.

Solo ieri, infatti, ci sono stati dei disagi tra le funicolari di Chiaia e Montesnto per mancanza di personale. I mezzi sono stati impossibilitati ad effettuare le fermate intermedie e hanno proceduto solo per corse dirette.

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Napoli: terminati i lavori a piazza Garibaldi

Sono terminati con 20 giorni di anticipo i lavori di sistemazione e riqualificazione di piazza Garibaldi.

Mario Calabrese, assessore alle Infrastrutture e al trasporto del comune di Napoli, ha commentato con orgoglio la fine dei lavori: “Sono stati ultimati, in anticipo di circa 20 giorni sul cronoprogramma, i lavori sulla viabilità centrale di Piazza Garibaldi. Ciò ha permesso già da ieri di rimuovere il cantiere più importante sulla piazza che interferiva con il traffico veicolare generando rallentamenti. L’operazione ha interessato un’area stradale di circa 5.000 mq soggetta ad un intenso traffico veicolare, sia pubblico che privato“.

Poi continua: “in accordo con il cronoprogramma dei lavori, si provvedera’ al completamento del raccordo della suddetta viabilità con l’asse veicolare antistante la Stazione Centrale e ad effettuare le modeste attività residuali di perfezionamento dei lavori eseguiti. Successivamente verrà posato lo strato di usura definitivo di tutta la pavimentazione stradale. I lavori saranno eseguiti in orario notturno e senza interrompere la circolazione stradale“.

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Il Museo Madre sommerso dai rifiuti, è emergenza

A poco più di un mese la strada per arrivare al museo Madre è di nuovo diventata una discarica a cielo aperto. È bastato così poco tempo per rendere vano lo sforzo e l’impegno dei volontari del museo che, armati di scope e mascherine, hanno sgombrato via Settembrini, via d’accesso per il museo.

Ed è forse questo esempio una perfetta allegoria di Napoli.

Un connubio senza precedenti di gente che ama la propria città, ma che deve condividerla con chi invece non la ama, che fa finta di amarla. Se i volontari del museo Madre hanno cercato di fare qualcosa di buono, ecco subito che i veri nemici di Napoli, figli della città stessa, non hanno esitato un attimo a ridurla in uno stato ancora peggiore di quello precedente alla bonifica.

È una causa persa cercare di sconfiggere questo nemico così potente?

Di certo, non si è meno colpevoli se si dovesse decidere di lasciare Napoli nelle loro mani.

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Un mare di plastica: i fondali del Golfo di Napoli tra i più inquinati

L’ISPRA lancia l’allarme: fondali marini pieni di rifiuti, il 77% è plastica. Concentrazioni sui fondali rocciosi del Golfo di Napoli tra le più alte.

Quando si parla di rifiuti, tocchiamo davvero il fondo. A due settimane dall’ultima mobilitazione globale organizzata dal movimento internazionale FridaysForFuture, arrivano, come una doccia fredda, i dati del recente studio condotto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dal Sistema per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) per monitorare la qualità dei nostri mari. Secondo questa indagine, più del 70% dei rifiuti marini è depositata sui fondali italiani e di questi il 77% è costituito da plastica.

È risaputo, ormai, che la plastica è uno dei nemici più insidiosi per l’ambiente e per l’uomo. Con una decomposizione estremamente lenta, fino ad un millennio, la plastica tende ad accumularsi sulle spiagge, nei mari e negli oceani, infiltrandosi perfino nella catena alimentare, con conseguenze mortali per gli ecosistemi, per gli animali e per gli esseri umani.

Un mare di plastica

Innumerevoli studi hanno evidenziato la pericolosità dell’inquinamento da plastica. Ad ulteriore conferma di ciò, ISPRA e SNPA hanno lanciato l’allarme sulla base di uno studio condotto per monitorare la qualità dei nostri mari. “La situazione che ne emerge – si legge nel comunicato dell’ISPRA*appare molto grave e rappresenta la prima base conoscitiva di riferimento sulla quantità dei rifiuti marini nei diversi comparti (fondali marini, colonna d’acqua e spiagge).

In generale, sono circa 8 milioni le tonnellate di plastica che, ogni anno, finiscono in mare. Di queste, il 7% si deposita nelle acque del Mediterraneo. Una delle discariche sottomarine italiane più grandi è il Mare di Sicilia, dove sono stati ‘pescati’ 786 oggetti, per un peso complessivo superiore ai 670 kg. A seguire, la Sardegna che, nelle sue 99 cale, ‘ospitava’ 403 oggetti per un peso di 86,55 kg.

Studi precedenti hanno confermato trend pericolosi per l’Italia. Secondo il rapporto del progetto Seas At Risk (2017), l’Italia è uno dei sei più grandi consumatori europei di plastica. Lo stesso rapporto riporta i risultati di uno studio di Legambiente (2016) secondo il quale il 22,3% dei rifiuti ritrovati sulle spiagge italiane è costituito da pezzi di plastica e polistirene, mentre il 7,5% da bottiglie di plastica. Inoltre, il rapporto del WWF (giugno 2019) conferma l’Italia come il maggiore produttore di beni di consumo in plastica dell’area mediterranea. Quasi paradossalmente, però, grazie alla sua immensa estensione costiera, risente particolarmente dell’inquinamento da plastica. Il rapporto afferma che, nel 2016, sono state disperse nel Mediterraneo 53.000 tonnellate di rifiuti plastici, di cui il 24% tende a finire sulle coste entro un anno.

I fondali italiani

Allarmante la situazione dei fondali italiani” – osserva l’ISPRA. L’area Adriatico-Ionica accoglie una media di 300 rifiuti per km2, di cui l’86% è costituito da plastica, sopratutto plastica usa e getta (77%). Le zone con una maggiore densità di rifiuti accumulati sui fondali adriatico-ionici sono: l’area costiera a sud del delta del Po, con 983 rifiuti al km2, le aree a nord e a sud di Corfù, con 910 e 829 rifiuti per km2 rispettivamente, e i fondali che fronteggiano Dubrovnik, con 559 rifiuti per km2.

I rifiuti più comuni? Shoppers, imballaggi alimentari e industriali, retine per la mitilicoltura e le immancabili bottiglie di plastica. L’ISPRA ha anche rilasciato un video che evidenzia i danni dell’uomo sul mare e sugli ecosistemi marini.

I fondali rocciosi

Triste primato per il golfo di Napoli, i cui fondali rocciosi si rivelano (nuovamente) tra i più inquinati. Secondo i dati dell’ISPRA, ad una profondità che va dai 20 ai 500 metri, i fondali rocciosi che presentano più alte concentrazioni di rifiuti sono quelli del Mar Ligure, con 1500 oggetti ritrovati per ettaro, del Golfo di Napoli, con 1200 oggetti per ettaro, e quelli lungo le coste siciliane, dove sono stati ritrovati 900 oggetti per ettaro.

Il Golfo di Napoli

Il Golfo di Napoli aveva già fatto parlare di sé. Nel 2018, un dossier, pubblicato da Greenpeace Italia, con l’Istituto di Scienze Marine del CnR di Genova e l’Università Politecnica delle Marche, ha identificato Portici come l’area con la più alta densità di microplastiche tra quelle analizzate: 3,56 per m3. Tuttavia, il problema era rappresentato anche da altre plastiche, la maggior parte delle quali era riconducibile al polietilene, il polimero che compone le principali plastiche per packaging e imballaggi usa e getta. Inoltre, secondo il WWF** Napoli è una delle città costiere che producono più rifiuti, insieme a Catania, Venezia, Bari, Roma, e Palermo.

Dunque è necessario agire in fretta, per arginare il problema. A questo proposito, sono in atto diversi piani di sensibilizzazione, condotti da numerose associazioni. Ricordiamo, per esempio, le iniziative nell’ambito del progetto #BreakFreeFromPlastic, come il Brand Audit di Greenpeace Napoli a Portici, e il Blueblitz ad Ischia.

Quale strada verso il mare?

Una delle corsie preferenziali per lo sversamento dei rifiuti in mare è rappresentata dai fiumi. Attraverso un’operazione di monitoraggio, condotta nell’ambito del progetto europeo MedSeaLitter (2017 – 2018), l’ISPRA ha rivelato che sono proprio le foci dei fiumi a raccogliere il maggior quantitativo di macro-rifiuti galleggianti (> 1000 oggetti per km2). Man mano che ci si avvicina alla costa, i numeri si riducono, con valori che oscillano tra i 10 e i 600 oggetti per km2. Quantità decisamente inferiori quando ci si allontana verso il mare aperto, dove gli oggetti sono compresi in un range che va da 1 a 10 per km2.

Non solo mare

Tuttavia, i rifiuti non si accumulano solo sui fondali che, tra l’altro, “sono quasi impossibili da ripulire“- afferma il WWF.** L’ISPRA avverte che in superficie la densità di macro-plastiche oscilla tra i 2 e i 5 oggetti per km2, mentre quella di microplastiche (< 5mm) è compresa tra 93mila e 2014mila micro-particelle per km2. Anche i litorali sono duramente colpiti dall’accumulo di rifiuti: sulle nostre spiagge, infatti, ogni 100 metri ritroviamo in media dai 500 ai 1000 rifiuti. “La plastica che si deposita sui fondali marini” – avverte il WWF – “è 9 volte meno di quella che si accumula sulle coste.

Pescatori di plastica

Per l’osservazione ed il controllo dei fondali marini, l’aiuto dei pescatori risulta essenziale. In particolare, l’ISPRAR fa sapere che, in 6 anni, sono state rinvenute 194 tonnellate i rifiuti, incastrati nelle reti di 224 pescherecci. I rifiuti sono stati raccolti durante il monitoraggio dei fondali marini condotto nell’Adriatico dal 2013 al 2019 e i pescherecci utilizzati erano coinvolti in due progetti di ricerca europei: Defishgear e Mlrepair. Inoltre, l’ISPRAR aggiunge: “solo nella marineria di Chioggia raccolte 45 tonnellate.

Un pericolo per tutti

Il problema dei rifiuti marini non è solo una questione ambientale. In uno studio europeo internazionale Indicit condotto dal 2017 al 2019, sono stati analizzati i rifiuti ingeriti da 1406 esemplari (458 vivi e 948 morti) di tartarughe Caretta Caretta, che sono viste come un indicatore ambientale essenziale per monitorare la quantità e la distribuzione delle plastiche nel Mediterraneo.

In particolare, il 63% degli esemplari aveva ingerito plastica, mentre quasi il 58% delle tartarughe vive presentava plastica nelle feci. Questo studio sottolinea la pericolosità dell’inquinamento da plastica, non soltanto per il mare, ma anche per i suoi abitanti e, di conseguenza, per gli esseri umani. I risultati ottenuti hanno ulteriormente confermato che gli oggetti di plastica si spostano anche su lunghe distanze, seguendo le correnti marine ed entrando nella catena alimentare. Tuttavia, uno dei dati più allarmanti di questo studio italiano risiede nella consonanza dei valori rilevati con quelli raccolti in tanti altri studi effettuati in altre aree marine del Mediterraneo e non solo. Questo evidenzia la dimensione globale dell’inquinamento marino (e non) da plastica che, se non contrastato adeguatamente, rischia di condannare il pianeta ad una lenta agonia.

* I dati forniti dall’ISPRA sono disponibili in un comunicato stampa.

** Dati pubblicati nel rapporto del WWF (giugno 2019) “Fermiamo l’inquinamento da plastica”.

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Raccolta differenziata: i dati 2018 per la Campania

I dati dell’ORGR su produzione di rifiuti urbani, raccolta differenziata e tasso di riciclaggio parlano chiaro: Avellino e Benevento in testa, provincia di Napoli fanalino di coda.

La scorsa settimana l’Osservatorio Regionale sulla Gestione dei Rifiuti in Campania (ORGR) ha pubblicato il D.D. numero 52, con i dati della produzione dei rifiuti urbani, della percentuale di raccolta differenziata e del tasso di riciclaggio raggiunti dai Comuni negli ATO di appartenenza nel 2018.

In generale, la regione Campania può dirsi solo parzialmente soddisfatta, poiché i valori medi regionali si mantengono ancora piuttosto altalenanti. A fronte di una produzione annua di rifiuti pro capite pari a 449 kilogrammi, solo il 52,70% dei rifiuti viene differenziato nella regione Campania, con un tasso di riciclaggio del 42,92%.

Valori di produzione di rifiuti, raccolta differenziata e riciclaggio nelle province campane (2018) (Fonte: ORGR)*

In linea generale, la classifica è piuttosto stabile per tutti i fattori presi in considerazione dall’Osservatorio. Nella #Top3 per raccolta differenziata e riciclaggio di rifiuti troviamo le province di Benevento (70,56%; 56,36%), Avellino (63,66%; 50,07%) e Salerno (61,90%; 48,55%). Fanalini di coda, con valori al di sotto delle medie regionali, la provincia di Caserta (51,97%; 40,39%) e, ultima, Napoli (47,82%; 36,69%). In linea con questi dati, la classifica resta quasi invariata se si analizzano i capoluoghi di provincia, ad eccezione di Avellino e Benevento, l’ultimo dei quali nel 2018 perde il primato nella raccolta differenziata, a favore del capoluogo avellinese, che raggiunge un picco del 71,84%.

Valori di produzione di rifiuti, raccolta differenziata e riciclaggio nei cinque capoluoghi di provincia campani (Fonte: ORGR)*

Prime della classe in raccolta differenziata: province di Benevento, Avellino e Salerno

Un dato positivo riguarda le due province dell’entroterra campano, ovvero quelle di Benevento e di Avellino. Secondo il documento ufficiale pubblicato dall’ORGR, la provincia di Benevento si conferma, anche nel 2018, quella più virtuosa fra le cinque campane (70,56%), con valori che si alzano di un +0,2% dal 2017 rispetto alla raccolta differenziata. Con circa sette punti percentuali di differenza, segue la provincia di Avellino, che si distingue dalle altre con il 63,66% dei rifiuti differenziati, segnando un +7% rispetto al 2017. Positivi anche i risultati per il tasso di riciclaggio che, in queste due province, uniche a superare la soglia del 50%, raggiunge rispettivamente il 56,36% e il 50,07%.

Tuttavia, il risultato sorprendente arriva confrontando i due capoluoghi. Da un lato, Benevento, malgrado la sua decennale ed efficace campagna a favore della raccolta differenziata, segna un calo del 4% rispetto al 2017, presentando, per la raccolta differenziata, un valore del 63,38%. Dall’altro Avellino che, con un salto di ben oltre il 40%, scavalca nel 2018 la ‘rivale’, raggiungendo il 71,84% della raccolta differenziata, la percentuale più alta tra i capoluoghi di provincia in Campania. Questo significativo e lodevole incremento potrebbe essere dovuto all’avviamento della raccolta differenziata “porta-a-porta”, che il Comune di Avellino ha messo in atto in sinergia con la società Irpiniambiente proprio nel 2018.

Al centro della classifica, la provincia di Salerno sembra essere sulla ‘dritta via’, in linea con i valori riscontrati in quella di Avellino. Infatti, i comuni del salernitano presentano una percentuale media di differenziata del 61,90%, e un tasso di riciclaggio del 48,55%. In particolare, la città di Salerno differenzia il 60,37% dei rifiuti, con un tasso di riciclaggio del 45,39%.

La raccolta differenziata in provincia di Caserta e Napoli

In coda, invece, troviamo le province della Terra dei Fuochi, quelle che sono in emergenza, che tendono a risentire della chiusura dei termovalorizzatori; quelle che, tormentate dai roghi e dagli incendi dolosi di rifiuti (qui l’ultimo episodio), sono costantemente al centro della cronaca sull’inquinamento ambientale. Le province di Caserta e Napoli mostrano valori al di sotto delle medie regionali per raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti. Osservando i dati sulla raccolta differenziata, notiamo che la provincia di Caserta registra un modesto 51,97%, mentre quella di Napoli si ferma al 47,82%. Quanto al riciclaggio dei rifiuti, le cose non vanno meglio: Caserta, in media, ricicla il 40,39% dei rifiuti, mentre Napoli addirittura solo il 36,69%.

Prendendo in considerazione i capoluoghi, il risultato non cambia molto. Entrambi, infatti, registrano un calo del 2-3% rispetto ai valori dell’anno precedente. In particolare, Caserta presenta il 48,58% di raccolta differenziata, con un tasso di riciclaggio del 40,15%; Napoli, invece, registra il 35,99% per differenziata, con soltanto il 26,83% dei rifiuti riciclati.

Eccellenze e rimandati: i migliori e i peggiori della raccolta differenziata nelle province

Benevento

Volendo cominciare dalla più virtuosa della Campania, in provincia di Benevento i tre comuni che guadagnano le prime tre posizioni con percentuali molto alte sono Cusano Mutri (91,32%), San Lorenzo Maggiore (90,98%) e Durazzano (88,99%). In ultima posizione, Ceppaloni non va oltre il 39,72%, e Sassinoro raggiunge il 49,77%. Tra gli altri comuni con le percentuali di raccolta differenziata più basse, Fragneto l’Abate (51,81%), Torrecuso (57,81%), e Campolattaro (58,14%). Tra le altre città della provincia, alcuni comuni davvero meritevoli (> 80%) sono: Baselice (86,78%), Bonea (86,22%), Guardia Sanframondi (84,69%), Bucciano (82,63%), Pietraroja (82,37%), Sant’Angelo a Cupolo (81,46%), Pietralcina (81,33%), Ginestra degli Schiavoni (80,46%), Solopaca (80,31%), Circello (80,08%).

Avellino

Tra i comuni più diligenti in provincia di Avellino, troviamo Domicella (94,61%), Sperone (92,54%) e, quasi a pari merito, Marzano di Nola (88,97%) e Taurano (88,75%). I tre peggiori, quelli che presentano percentuali di raccolta differenziata inferiori al 40%, sono Morra De Sanctis (33,68%), Petruro Irpino (36,93%) e Rocca San Felice (38,98%). Si uniscono ai ‘rimandati’ Sant’Angelo dei Lombardi (39,72%), Guardia Lombardi (40,32%), Lacedonia (41,79%) e Torrioni (41,12%). Tra gli altri, comuni virtuosi, invece, sono Sirignano (82,06%), Sant’Andrea di Conza (80,55%), Chiusano di San Domenico (78,52%), Bisaccia (78,45%) e, con percentuali leggermente più basse, Lauro (75,81%), Montaguto (75,77%) e Roccabascerana (75,60%).

Salerno

La provincia di Salerno sembra raccogliere in sé diverse contraddizioni. Se, da un lato, troviamo Tortorella che, con il suo 99,12% di raccolta differenziata, è il comune campano con la più alta percentuale di differenziazione, dall’altro la provincia tocca il fondo con Pagani, che stagna a quota 18,71%, classificandosi come uno dei peggiori comuni della Campania per la raccolta differenziata. Anche i piccolissimi comuni di Campora (33,01%) e di Valle dell’Angelo (34,41%) raggiungono risultati molto deludenti, sfatando un po’ il ‘mito’ per cui la differenziata funzionerebbe meglio nei piccoli centri. Altri comuni che registrano risultati molto bassi sonoGioi (34,62%) e Vietri sul Mare (36,82%). Tornando al banco dei virtuosi, dopo Tortorella, ottimi i risultati per i comuni di Morigerati (92,55%), Montecorice (88,73%), Atrani (88,56%), Serre (85,67%), Castelnuovo Cilento (85,16%), Cetara (83,82%), Montesano sulla Marcellana (83,16%) Alfano (82,40), Sassano (82,08%), Roscigno (81,22%), Pollica (81,21%), Tramonti (81,01%), Baronissi (80,37%), Bellizzi (80,25%).

Caserta

Penultima nella classifica generale, la provincia di Caserta presenta decisamente troppi ‘rimandati’. Tra le situazioni più difficili, sebbene i comuni non siano particolarmente popolosi, evidenziamo Ciorlano (5,25%), Cancello Ed Arnone (8,47%), Fontegreca (10,17%) e Raviscanina (16,06%). Gli altri comuni della provincia superano il 20%, ma con percentuali che restano decisamente troppo basse: Letino (26,18%), Villa Literno (30,58%), Maddaloni (31,20%), Gricignano di Aversa (31,40%), Casaluce (31,53%), Castel Volturno (32,09%), Capriati al Volturno (32,98%). Invece, tra le città più all’avanguardia, quella che ottiene il risultato più alto è Castello del Matese (83,32%), mentre tutte le altre restano al di sotto dell’80%. Tra queste, Marcianise (79,73%), Santa Maria a Vico (77,94%), Parete (77,46%), Galluccio (77,42%), Conca della Campania (76,47%), Cervino (75,90%).

Napoli

Chiude la classifica per la raccolta differenziata la provincia di Napoli, divisa in tre sottogruppi: ATO NA 1, NA 2 e NA 3. Nonostante arranchi in linea generale, la provincia di Napoli presenta delle eccellenze. È il caso di Visciano (93,99%), Vico Equense (83,51%), Monte di Procida (83,12%), e Bacoli (81,36%), seguiti da altri comuni che si impegnano nella differenziata, quali Casola di Napoli (78,49%), Striano (77,41%), Pimonte (75,18%) e Ottaviano (75,08%). Eppure, l’ORGR ci conferma dati piuttosto avvilenti, in particolare percentuali di raccolta differenziata ancora molto (troppo) basse, che spesso non superano il 25%: Serrara Fontana (20,12%), Tufino (20,81%), Trecase (24,79%) e Torre del Greco (24,92%). Situazione scoraggiante anche a Caivano (29,06%), Melito di Napoli (31,09%), Afragola (31,56%), Lacco Ameno (38,07%), Marano di Napoli (38,23%), Arzano (38,31%), Casandrino (38,71%), Casamicciola Terme (38,85%), e Forio (40,35%).

 

* Dati presi e adattati dal Decreto 52 dell’Osservatorio Regionale sulla gestione dei rifiuti in Campania.

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Ambiente

Napoli: allerta meteo gialla emanata dalla Protezione civile

allerta meteo

Ancora maltempo a Napoli e provincia: la Protezione civile dirama un’allerta meteo gialla.

La Protezione Civile regionale ha diramato dalla mezzanotte fino alle 21 di oggi l’allerta meteo di colore giallo, a causa del maltempo che continua a imperversare sulla nostra regione. Ci saranno  infatti precipitazioni sparse e temporali, con fulmini e con venti forti dai quadranti orientali. Anche il mare sarà agitato soprattutto al largo e lungo le coste esposte.

L’allerta meteo diramata riguarderà tutta la regione, con possibili allagamenti nelle aree urbane già colpite da temporali nei giorni precedenti. Si “salveranno” solo l’alta Irpinia, il Sannio e il Tanagro. Eppure a causa dell’incertezza della previsione e della rapidità di evoluzione dei fenomeni temporaleschi, è necessario segnalare l’allerta meteo e prendere dei provvedimenti.

Per quanto riguarda la città di Napoli, la Protezione civile del Comune ha provveduto alla chiusura del sottopasso Claudio. Il servizio comunale Verde della Città ha disposto inoltre la chiusura dei parchi pubblici per la giornata di oggi. I cimiteri cittadini resteranno aperti.

Il servizio comunale che si occupa di edilizia scolastica ha informato tutti i dirigenti scolastici di non praticare le aree esterne alberate o le strutture esterne adibite ad aree ludiche. L’attività scolastica però proseguirà regolarmente.

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AmbienteCronaca

Napoli: arrestato un uomo mentre bruciava rifiuti

Arrestato un 69enne colto nella flagranza di accensione di un rogo di spazzatura.

Avviene a Qualiano, precisamente in via Mennea. I primi ad accorgersi della colonna di fumo che si innalza dal luogo sono i Carabinieri del gruppo forestale di Napoli.

Avvertiti subito i militari che in quel momento, su tutto il territorio di Qualiano, erano impegnati in ronde preventive proprio all’accensione dei rifiuti. Intervenuti prontamente, i militari hanno bloccato l’uomo intento a bruciare plastiche, materiali edili e bottiglie in plastica e vetro. L’intervento dei Vigili del Fuoco ha poi subito domato le fiamme.

Il 69enne di Giugliano adesso dovrà rispondere di combustione illecita di rifiuti. Dopo l’arresto per l’identificazione, l’uomo si trova adesso agli arresti domiciliari in attesa del processo per direttissima.

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Ambiente

A Napoli l’assemblea nazionale di Fridays for Future

fridays for future
Dopo la grandissima mobilitazione del 27 settembre, Fridays for Future Napoli ha ospitato la seconda assemblea nazionale. Il movimento contro i cambiamenti climatici sta acquisendo sempre più voce partendo dal locale e puntando al globale.

Napoli città simbolo

I gruppi locali che stanno animando Fridays for Future si sono incontrati a Napoli, città emblema dal punto di vista delle criticità ambientali. Napoli ha già una storia di comitati territoriali che combattono ogni giorno contro le ingiustizie ambientali. Dalle lotte contro i siti di smaltimento di Acerra, Chiaiano, Giugliano, Napoli est, dove ieri il gruppo di Fridays for Future Napoli ha bloccato l’ingresso del deposito Q8 di San Giovanni a Teduccio. Non a caso luoghi periferici, utilizzati come angoli di accumulo e scarico delle filiere produttive e poi come luoghi di speculazione. È l’esempio di Bagnoli, dove i cittadini organizzati hanno rivendicato il diritto di decidere sulla propria salute. Fridays for future Napoli porta con sé le voci di coloro che vivono queste lotte e da esse hanno imparato.

Dal local al global

All’assemblea nazionale hanno partecipato i delegati locali e ognuno ha portato il suo contributo, condividendo con gli altri le criticità dei propri territori, dalla Puglia alla Val di Susa. Dunque, un punto imprescindibile è, per il movimento, guardare con attenzione ai problemi dei territori e combatterli, con la consapevolezza che solo partendo dalla lotta locale si può pensare la lotta globale.

Per far ciò, bisogna avere le idee chiare sul nemico che si ha di fronte, riconoscerlo, smascherarlo e combatterlo nel modo più radicale possibile. Il movimento si definisce quindi anticapitalista, grida a gran voce la contrarietà a un sistema predatorio costruito alla sua base sullo sfruttamento compulsivo di risorse materiali e umane da cui trarre produzione e profitto, un sistema che consuma e poi rigurgita ciò che produce provocando danni irreversibili.

Fridays for Future Italia si propone di combattere i nemici climatici, a partire da chi nega, ignora o strumentalizza il problema, passando per quelle organizzazioni che adottano strategie di greenwashing, costruendo un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale.

La riflessione dell’assemblea tocca anche il tema dell’austerity. I cambiamenti climatici vanno inquadrati seriamente nell’ottica di crisi e di sopravvivenza. La riconversione totale non può essere obiettivo auspicabile, bensì irrinunciabile e deve prescindere da qualsiasi vincolo di bilancio.

Il movimento prende anche posizione rispetto alle grandi opere, pensate alla base proprio come mezzi per intensificare il ritmo autodistruttivo del sistema. Le istituzioni finanziano le grandi opere quando quei miliardi potrebbero servire a investire sulla riconversione. Nonostante sia già stato oltrepassato il punto di non ritorno, è necessario combattere la crisi con tutti i mezzi possibili.

Fridays for Future, dunque, si radicalizza sui territori e si organizza a livello nazionale e internazionale. L’Italia in questa settimana ha portato in piazza 1 milione di persone su 7 in tutto il pianeta.

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Ambiente

A Napoli nasce il primo orto terapeutico per diversamente abili

orto terapeutico

Napoli: nasce il primo orto terapeutico per disabili, curato da “nonni custodi”.

Nel centro storico di Napoli è stato realizzato il primo orto terapeutico “fuori terra”, per diversamente abili. Il progetto nasce dalla collaborazione dell’istituto Don Orione con la Coldiretti Campania e Panta Rei-impresa sociale, con il patrocinio morale del Comune di Napoli.

Essenziale infatti la collaborazione della Coldiretti in quanto saranno proprio degli agricoltori in pensione a prendersi cura dell’orto cittadino. I “nonni custodi” della terra allestiranno l’orto. Inoltre saranno loro stessi a fare da tutor sia al personale sia ai ragazzi del centro assistenza Don Orione in via Donnalbina. Sarà infatti tale istituto ad ospitare l’orto terapeutico.

L’inaugurazione del progetto si terrà lunedì 7 ottobre alle ore 10, con il taglio del nastro e con un convegno dal tema “Benessere e reti sociali in aree urbane”. Numerosi saranno gli interventi dei rappresentanti degli enti che collaborano al progetto. Le conclusioni invece spetteranno  a Chiara Marciani (assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania), a Gennarino Masiello (vicepresidente nazionale Coldiretti) e al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

L’iniziativa dell’orto terapeutico permetterà ai ragazzi disabili del centro Don Orione di Napoli di mettersi in gioco, riempiendo di colori e profumi il palazzo del Cinquecento che ospita l’istituto.

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Ambiente

Pozzuoli: villa comunale distrutta dopo la ristrutturazione

Dopo appena un giorno dalla sua inaugurazione, la villa comunale del Rione Toiano ad Arco Felice, frazione di Pozzuoli, ha subito danni inimmaginabili.

Dopo i lavori di riqualificazione durati 8 mesi, è bastata una sola notte perché la villa subisse danni da scooter e adulti che hanno messo fuori uso i giochi destinati ai bambini.

Il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia ne ha dato l’indignato annuncio sul suo profilo Facebook.

Sempre a Pozzuoli, c’è stato un altro scempio ai danni della storica fontana Quattro Cancelli.

Un altro atto di vandalismo è accaduto poco lontano, a Bacoli.

Le telecamere di sicurezza del sito della Casetta Vanvitelliana, in località Fusaro, sono state manomesse.

I carabinieri stanno indagando sull’accaduto.

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