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Caserta: bruciati rifiuti in uno stabilimento

Bomba ecologica nel Casertano

Una vera e propria bomba ecologica è scoppiata oggi, verso le 14, a Marcianise, nel Casertano: un incendio è divampato all’interno dello stabilimento Lea, la ditta di rifiuti finita circa un anno fa nel  mirino di un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere e poi sequestrata.

Il rogo si è sviluppato all’interno di uno dei capannoni dello stabilimento, che era carico di rifiuti: sul posto sono intervenute due squadre dei Vigili del Fuoco e i Carabinieri. Lo stabilimento era già stato oggetto di un grosso rogo nell’ottobre 2018, avvenuto pochi giorni dopo il sequestro, e i rifiuti bruciati, sia urbani che speciali, giacciono da allora nell’azienda.

Tra i primi a dare l’allarme l’ex sindaco di Marcianise, Antonello Velardi: “Un incendio di vaste proporzioni è divampato nella Lea, l’azienda per il trattamento dei rifiuti nella zona industriale di Marcianise. L’azienda è sotto sequestro ed è stata una delle bombe ambientali non solo in città. L’incendio è divampato una mezz’ora fa. Sul posto stanno arrivando i vigili del fuoco. Sono stati già chiamati i rinforzi. Ci mancava solo l’incendio, in giorni drammatici come questi che stiamo vivendo. Il timore è per le conseguenze: un’altra mazzata per i nostri polmoni, per noi cittadini di Marcianise.”

 

 

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Gelo e assenza di manodopera: la crisi dell’Agricoltura in tempi di Covid-19

Non bastava il Covid-19 e la conseguente assenza di manodopera : a rendere ancor più duro il lavoro in agricoltura arriva il freddo fuori stagione.

A pochi giorni dall’inizio ufficiale della primavera, la colonnina di mercurio si è ritrovata a scendere al di sotto dello 0 in diverse zone d’Italia.

Il risultato? Stagione in gran parte compromessa ancora prima di iniziare per migliaia di lavoratori che non possono restare a casa perché hanno l’onere di sfamare il Belpaese.

Estremamente variegata la situazione al Meridionale. La zona che pare aver subito più danni è il versante adriatico a causa di una perturbazione che ha portato nevicate dalle Marche fino alla parte Nord della provincia di Bari. In Puglia si è registrato il brusco abbassamento delle temperature fino a -1 gradi, quando due giorni fa si registravano anche 23 gradi.

Meno grave, ma egualmente preoccupante la situazione in Campania. Qui, nella notte tra lunedì e martedì, le temperature non sono scese sottozero e, quindi, non si sono verificate gelate. Tuttavia, diversi sono i danni registrati. Forte la ripercussione della gelata tardiva nell’agro-nolano.

Annunciata già per domani la seconda allerta meteo della primavera. C’è il concreto rischio che nei prossimi giorni la conta dei danni sarà ancora più grave.

Fragole e Asparagi: prodotti di stagione in crisi

In grande crisi riversano i produttori di fragole e asparagi. Prodotti delicati e dai costi di produzione elevati, che hanno subito un forte crollo di consumi a causa della chiusura dei ristoranti e/o delle pasticcerie ma anche perché le famiglie, in questo delicato momento, non li ritengono indispensabili. Tanti preferiscono acquistare altri beni di prima necessità, come patate, agrumi o mele, o addirittura acquistare prodotti secchi, più facili da conservare.

La mancanza di manodopera

Tuttavia, prima ancora che l’enome calo di fatturato,  il problema principale che attanaglia il settore agro-alimentare è la mancanza di manodopera.  

Mai come in questo periodo di crisi emerge un dato incontrovertibile: il made in Italy agroalimentare si regge in gran parte sulla manodopera straniera. Manodopera che, oggi, non può arrivare.   Secondo le stime della Coldiretti, quest’anno infatti, mancheranno all’appello 370mila lavoratori che arrivano ogni anno dall’estero, principalmente da Romania, Bulgaria e Polonia.

Sul tema si è espressa anche la ministra delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova che nei giorni scorsi ha coinvolto nel merito Luciana Lamorgese e Nunzia Catalfo, con una lettera già sui tavoli delle Ministre degli Interni e del Lavoro, verso obiettivi precisi: fare di tutto “per mantenere il tessuto produttivo vivo, sicuro, stabile” e perché negli insediamenti informali non si determini una “gravissima emergenza sanitaria”.

Nel sottolineare che la “filiera agroalimentare sta assolvendo ad un compito per nulla semplice, assicurando anche in questi giorni la continuità degli approvvigionamenti, mettendo in campo le misure di sicurezza necessaria”, Bellanova ha riconosciuto la necessità di un intervento urgente e congiunto per “fare i conti con un significativo problema di assenza di manodopera nei campi. Tema che assumerà dimensioni ancora maggiori tra poche settimane, quando molti prodotti ortofrutticoli andranno a maturazione”.

Quali soluzioni?

Romano Magrini, responsabile delle politiche del lavoro della Coldiretti, avanza ancora una volta la proposta della reintroduzione dei  “voucher in agricoltura”.

Si tratterebbe, secondo Magrini, di “una misura temporanea per tamponare la crisi e per ridare fiato sia all’agricoltura, che ha bisogno di manodopera, sia ai lavoratori di altri comparti”.

“Ed è per questo che chiediamo che siano reintrodotti i voucher in agricoltura e con questi la possibilità di impiegare nei campi i lavoratori in cassa integrazione o di altri settori che si sono fermati, come quelli della ristorazione e del turismo”.

Ma soprattutto– aggiungiamo noi – del florovivaismo. Con il divieto di cerimonie come battesimi, matrimoni, lauree e funerali ma anche per il blocco della mobilità, il mercato dei fioriè praticamente fermo.

Solo nella nostra regione – secondo quanto comunica Coldiretti Campania –  comunica che sono a rischio 50 milioni di euro di fatturato e circa 20.000 addetti tra aziende agricole e indotto.

Infine, per quanto riguarda la mancanza di manodopera estera, c’è da dire che migliaia di stranieri la cui domanda d’asilo non è stata (o non è stata ancora) accolta si trovano già in Italia.

In gran parte privi di tutele e costretti a vivere condizioni di povertà estrema (e di grande rischio per la proliferazione del virus) potrebbero essere messi in regola come lavoratori proprio in agricoltura.

Insomma, in tempi di crisi da Covid-19 emergono le debolezze di un settore, quello primario, che non può assolutamente fermarsi. Perché se l’Italia resta a casa, qualcosa dovrà pur mangiare.

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“Regalo piante per le vostre case”, il gesto del fiorista colora la quarantena

Fiorista regale piante

Un fiorista di Meta di Sorrento ha regalato 350 piante ai cittadini per rendere l’isolamento più piacevole.

In questi tempi di coronavirus non sono rari i grandi e piccoli gesti di umanità che gli italiani stanno dimostrando nei confronti dei loro connazionali. Lucio Savarese è un fiorista con 19 anni di esperienza, titolare del negozio “Il Fiore“; come buona parte delle attività commerciali il suo negozio ha temporaneamente interrotto l’esercizio, in accordo con l’ultimo dpcm. Tuttavia questo non ha impedito a Savarese di regalare piante ai suoi concittadini, per una quarantena più colorata e più piacevole. Il fiorista ha infatti lasciato 350 piante fiorite fuori dalla saracinesca, oramai abbassata, della sua attività che chiunque poteva liberamente prendere e portare a casa.

Chiunque passi può prendere una piantina fiorita, portando a casa un po’ di colori e profumi: così, queste due settimane saranno più colorate.

cosi quindi, con il suo grande gesto, Lucio contribuisce a modo suo a rendere questa quarantena più tollerabile e piena di colori per gli abitanti di Meta di Sorrento.

I cittadini di Meta hanno apprezzato e sono orgoglioso se, in queste ore così difficili, ho contribuito a colorare un po’ le loro case. L’ho fatto di cuore, credetemi. Ora non ci resta che attendere il momento in cui tutto ritornerà alla normalità.

Sono queste le parole di speranza espresse dal fiorista, che testimoniano tutta la sua umanità.

Le piantine sono andate esaurite in poche ore.

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Ambiente

Nel silenzio dei media, incendia un deposito di rifiuti a Sarno

incendio a Sarno

Un grosso incendio si è sviluppato ieri sera a Sarno, in provincia di Salerno, nella zona industriale di via Ingegno.

L’incendio è scoppiato all’interno di uno stabilimento di un’azienda che lavora nel recupero dei rifiuti, in particolare quelli speciali e non pericolosi. Le fiamme erano visibili anche a diversi chilometri di distanza. Il dramma, che si aggiunge ai danni provocati da una “bravata” ancora visibili sul monte Saretto, è passato quasi sotto silenzio. 

“Stiamo fronteggiando una nuova emergenza! Per favore chiudete le finestre”, l’appello lanciato dal vice sindaco del Comune di Sarno e assessore alla Protezione Civile, Roberto Robustelli.

Arriva solo il giorno successivo, ma durissimo il commento del Ministro dell’ambiente Costa:

Un altro attacco della criminalità organizzata.

Il settore dei rifiuti è sotto attacco e neanche in un periodo di grave emergenza sanitaria come questo che stiamo vivendo, i piani criminali rallentano o si fermano, con spregio di ogni norma e di ogni morale.

Appena ho saputo dell’incendio all’impianto di riciclo della plastica di Sarno, nel salernitano, ho immediatamente attivato il NOE perché le indagini vengano condotte con incisività e vigore. Questi ecocriminali devono andare via dal nostro territorio.

Sono come dei tumori: vanno estirpati via con decisione

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6 vittime da Coronavirus in Campania: la prima anche nel salernitano

Coronavirus

Un 76enne di Bellizzi è la prima vittima di Coronavirus nel salernitano. Sale cosi a 6 il bilancio dei morti in Campania. Il sindaco: “Insieme supereremo questo momento difficile”

E’ un 76enne di Bellizzi l’ultima vittima campana morta a causa del coronavirus, la prima nel salernitano; sale cosi a 6 il bilancio delle vittime in Campania. L’uomo è deceduto martedì notte nell’ospedale di Battipaglia (SA); nessuno sapeva fosse affetto da coronavirus, il tampone è stato infatti effettuato post mortem ed analizzato al Cotugno.

L’annuncio del decesso arriva direttamente dal sindaco di Bellizzi (dove abitava l’uomo), Mimmo Volpe. Il primo cittadino ha quindi invitato i cittadini alla calma e ha annunciato l’avvio della sanificazione per spazi pubblici e strade.

Ecco quanto ha scritto il sindaco in merito alla questione sul suo profilo facebook in tarda nottata:

Per la lealtà e la serietà che ci ha sempre contraddistinto devo comunicarvi, con rammarico, che la prima verifica del tampone effettuata al nostro concittadino, deceduto il 10 marzo risulta positivo da coronavirus. Ora si aspetta per prassi una seconda verifica dall’Ospedale Cotugno di Napoli. L’appello che rivolgo a tutti gli amici che hanno avuto rapporti con lui di mettersi in quarantena e comunicare ai propri medici di base un eventuale stato febbrile. Ancora un abbraccio alla famiglia e suoi cari. Insieme supereremo questo momento difficile.

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#Napolisiferma: l’iniziativa dei ristoranti contro il coronavirus

In risposta al precedente hashtag #Milanononsiferma che vantava una continuazione della vita sociale che ha sicuramente aiutato la circolazione del virus, Napoli cerca di contenerlo.

Con l’hashtag #Napolisiferma i ristoratori e proprietari di bar e locali cercano di contribuire al blocco della circolazione del coronavirus. Numerosi i locali di ristorazione che hanno deciso di prendere parte all’iniziativa, decidendo di restare chiusi per tutelare la salute dei propri clienti.

I danni e le soluzioni alternative

Una decisione necessaria, che però non rimane senza conseguenze: solo nel prossimo weekend sono previste perdite che arrivano a 25 milioni di Euro.  Si tratta di un sacrificio che gli imprenditori del gusto partenopei sono disposti a compiere, come spiega Assunta Pacifico, titolare del ristorante “‘A figlia d’o Marenaro“. Nonostante la sanificazione dei locali e il rispetto delle norme di sicurezza, il ristorante rimane chiuso per il bene della clientela stessa.

Per venire in aiuto dei clienti più incalliti, molti dei locali storici di Napoli che proprio in queste ore hanno deciso di chiudere al pubblico, si stanno inoltre attrezzando con servizi di consegna a domicilio inediti. Sarà, ad esempio, possibile gustare le famose pizze di Gino Sorbillo o della Antica Pizzeria da Michele direttamente a casa propria.

Lo stop all’apertura dei ristoranti, va ricordato, non viene imposto al momento da nessuna regola dettata dal Governo: si tratta di un atto di responsabilità civica, un gesto d’amore per i propri conterranei. Numerosi sono anche i locali che decidono di restare comunque aperti per offrire ai cittadini la possibilità di evadere dalla difficile situazione di questi giorni.

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Napoli, Rione Vasto: alimenti venduti per strada in pessime condizioni igieniche

Non solo coronavirus: Al Rione Vasto preoccupano anche prodotti dall’origine e dagli ingredienti sconosciuti smerciati all’interno di passeggini. Alimenti trattati in pessime condizioni igieniche.

C’è un ossimoro particolare in atto negli ultimi giorni a Napoli: da una parte i negozi e le attività commerciali sono impegnati a sanificare ed igienizzare i locali, dall’altra, a pochi passi dai suddetti negozi, venditori abusivi di alimentari che smerciano prodotti per strada in barba ad ogni norma sanitaria.

E’ questo quello che sta infatti avvenendo nelle ultime ore nel Rione Vasto; qui infatti un gruppo di extracomunitari ha avviato una attività abusiva di vendita di alimenti di origine sconosciuta. Il gruppo di persone,  priva di autorizzazione, ha violato numerose norme igieniche. Non servono bancarelle o simili: tutto quello che serve sono dei passeggini per poter cosi vendere in mezzo alla strada i prodotti dalla dubbia provenienza.

A preoccupare sono soprattutto le condizioni igieniche degli alimenti stessi: carni, pesci, riso e altri prodotti privi di tracciatura o dagli ingredienti sconosciuti, vengono venduti a mani nude, senza guanti. I prodotti, di cui non si conosce nemmeno la cottura o lo stato di conservazione, vengono addirittura appoggiati a terra. Tutto questo mentre pile di pesci vengono conservate in cartoni adagiati a terra sui marciapiedi.

Le lamentele dei cittadini

I residenti in zona hanno già richiesto una immediata bonifica per scongiurare gravi problemi sanitari, in una Napoli già spaventata da altri problemi di questa natura quali il coronavius.

Adelaide Dario del comitato Vasto-Nolana Progetto Napoli ha dicharato:

In un momento di tale criticità sanitaria credo che il comune di Napoli, Municipalità e assessori debbano adoperarsi per mantenere la città pulita il più  possibile, innaffiando e disinfettando le strade. Devono essere inflessibili nel vietare la vendita e l’esposizione di generi alimentari sui marciapiedi per poi iniziare una vera e propria profilassi sanitaria.

Nel Rione è inoltre possibile imbattersi in sacchi di carne o pesce lasciati marcire al sole; alcuni di questi, purtroppo, sono destinati ad alcuni ristoranti etnici presenti in zona.

Negli scorsi giorni lo stesso comitato Vasto-Nolana ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica chiedendo controlli più serrati da parte dell’Asl proprio sui tantissimi ristoranti gestiti da stranieri.

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“Fridays For Future” in piazza: “L’emergenza climatica non si rimanda”

“Fridays For Future” torna in piazza: l’emergenza climatica c’è e non si può rimandare.

Il movimento ecologista “Fridays For Future” torna in piazza. L’obiettivo della manifestazione è quello di riportare all’attenzione collettiva la crisi climatica e ambientale, contro la quale il movimento tornerà nelle piazze di tutto il mondo il 24 aprile per il quinto sciopero globale.

«In questi i giorni i media sono completamente concentrati sulla questione del Coronavirus, che naturalmente non è nostra intenzione sminuire. Non possiamo comunque fare a meno di notare che la crisi climatica che in questi mesi abbiamo provato a portare all’attenzione dei giornali e dei potenti della terra, è finita nel dimenticatoio».

E poi concludono:

«Naturalmente siamo solidali con quei territori e quelle persone colpite dal virus, ma sentiamo l’esigenza di riportare al centro i temi dello scioglimento dei ghiacciai, del riscaldamento globale, dei grandi inquinatori che tutti i giorni continuano a devastare i nostri territori e a guadagnare milioni a spese della vita dei cittadini».

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Ambiente

Retake Napoli: riprendersi la città un atto d’amore alla volta| Intervista a Luciano Siviero

retake napoli

Cos’è Retake Napoli?

In occasione dell’uscita del numero di febbraio-marzo de La Bussola (di cui trovate il pdf qui), abbiamo fatto quattro chiacchiere con Luciano Siviero, uno dei membri fondatori dell’associazione Retake Napoli.

Ci sono persone che vogliono salvare la propria città dal degrado, lottando per essa con un piccolo atto d’amore alla volta. Grazie a loro nasce una grande realtà nazionale, come quella dei retakers, volontari che dedicano il loro tempo a riprendersi la città, dando decoro e bellezza alle aree pubbliche. 

 

Come nasce “Retake”?

In origine l’idea di Retake nasce a Roma, da Rebecca Spitzmiller, una professoressa e ricercatrice universitaria di origini americane. Ben undici anni fa, decise di ripulire delle piccole aree della città, rimuovendo scritte vandaliche, etichette e adesivi completamente da sola. La sua dedizione ha ispirato molte altre persone e nel tempo gli interventi di pulizia sono diventati più complessi e organizzati, fino a diventare quello che è oggi: una grandissima realtà non solo nella sua città ma in tutta Italia. Grazie a questa iniziativa, l’anno scorso è stata premiata per la sua lotta contro il degrado urbano con la nomina di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Come è arrivata Retake Napoli?

Grazie a una serie di fortunati eventi e a Eleonora D’Ermo, (altra fondatrice ndr) siamo entrati a contatto con lei all’università, il resto è storia. La nostra associazione è completamente autonoma e la comunità di Napoli sta crescendo con entusiasmo da allora. Ci sono gruppi di volontari per ogni quartiere della città che s’incontrano una o due volte a settimana, coinvolgendo persone di tutti i tipi. Abbiamo anche ricevuto svariati riconoscimenti, come il premio Greencare 2019 come associazione impegnata nel verde.

Chi sono i “retakers”?

Chiunque voglia esserlo. Tutto si basa su un volontariato fluido: siamo apolitici e apartitici, quello che conta è la partecipazione. Siamo in tanti e comprendiamo una gran varietà di persone per età e professione, ed è anche questo il bello, perché l’aggregazione rende tutto molto gioioso. Proprio stamane, mentre operavamo a Capo Posillipo, hanno deciso di aiutarci una coppia di americani. Ci hanno visto pulire e hanno deciso di dedicare un po’ del loro tempo alla cura della città, diventando retakers. Il nostro compito non è solo restituire bellezza ai centri abitati, ma anche dare l’esempio e stimolare gli altri a fare altrettanto.

Come si sostiene l’associazione?

Solo con le donazioni volontarie. Ad ogni incontro portiamo una piccola cassetta con noi, dove poter lasciare un contributo. Abbiamo anche una pagina PayPal alla quale arrivano donazioni perfino dall’estero ed è capitato, a volte, che qualche azienda abbia deciso di sponsorizzarci, ma sono cifre modeste, per cui tocca spesso a noi organizzatori finanziare l’acquisto di pettorine, guanti, buste e vernici. Ultimamente le scuole ci stanno dando molto supporto, il che ci sta permettendo di sensibilizzare anche i più giovani alla causa.

Quale tipo di supporto avete dall’amministrazione comunale?

Nessuno. E non ci interessa unire le nostre attività con quelle pubbliche. A volte è capitato che i dipendenti ASIA siano venuti ad aiutarci a smaltire i rifiuti, ma non è una collaborazione ufficiale né economica. Le uniche cose di cui abbiamo bisogno sono le attrezzature, il resto lo facciamo da noi.

Ultimamente, grazie alla popolarità di Greta Thumberg, si è parlato spesso di ambiente: ha notato una maggior adesione alle iniziative di Retake Napoli?

Assolutamente sì, siamo aumentati in maniera esponenziale nell’ ultimo anno. I cittadini hanno capito quanto sia importante il tema dell’ambiente. E soprattutto fra i giovani abbiamo riscontrato una sensibilità incredibile, più spiccata rispetto a quella delle generazioni precedenti.

A proposito di sensibilizzazione, quali gesti quotidiani possano fare la differenza, nel il rispetto dell’ambiente?

Sembrerà una banalità, ma pulendo ci imbattiamo in centinaia di mozziconi di sigaretta e cotton fioc, specialmente quando ci dedichiamo alle spiagge. Sono oggetti piccoli che gettati con noncuranza nei bagni finiscono per inquinare le acque dei mari e la loro fauna. Ci sono tante azioni quotidiane che non costano alcuna fatica, ma possono fare molto, come riciclare correttamente i rifiuti o ridurre l’acquisto di prodotti dal packaging in plastica: dopo Natale abbiamo assistito a spettacoli davvero drammatici, basti pensare a tutti i pacchi Amazon, le confezioni dei giocattoli…

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Per il prossimo futuro, vorremmo attuare un’iniziativa già rodata a Roma, dando la possibilità a negozi e condomini di adottare piccole aree urbane, verdi e non e segnalare l’adesione al progetto con dei cartelli appositi.

Quali sono i vostri contatti?

Abbiamo una pagina Facebook e un sito , dove pubblichiamo tutti i nostri appuntamenti. Ogni quartiere ha un gruppo apposito su Fb per organizzarsi autonomamente e gestire al meglio le comunicazioni.

Prima di concludere l’intervista e ringraziarla per il suo tempo, vuole fare un appello ai nostri lettori?

Sì: non siate spettatori, ma artefici. Finchè ci si limiterà ad osservare, non cambierà mai nulla.Non possiamo aspettarci che siano le sole amministrazioni a fare tutto, bisogna rimboccarsi le maniche. Non potrebbero comunque, perché gli operai che si occupano della cura della città sono diminuiti drasticamente negli ultimi anni, senza contare che sono ancora molti i cittadini che ignorano il rispetto della metropoli. L’ASIA ne è un esempio: i servizi funzionano, ma vengono sabotati dalla negligenza dei fruitori. Bisogna partecipare attivamente.

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Ambiente

Liberi di salvare il pianeta: il lavoro di Greenpeace Napoli

Salviamo il pianeta? Francesca Zazzera, referente del gruppo di Napoli di Greenpeace: «Abbiamo bisogno di giustizia sociale e rispetto dei diritti degli uomini e delle donne.»

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una drammatica accelerazione dei cambiamenti climatici, ma anche a un’intensificazione delle violazioni e degli abusi dei diritti umani. Avvenimenti gravosi, che minacciano la vita e il funzionamento di interi ecosistemi e società.

Ogni giorno, in diverse situazioni, uomini e donne sono liberi di scegliere da che parte stare, come agire, cosa salvare. Ogni giorno, da abitanti del Pianeta Terra, tutti noi siamo chiamati a compiere un atto d’amore: scegliere di proteggere il nostro pianeta.

Ambiente, salute del pianeta, parità di genere, giustizia sociale: Francesca Zazzera, referente del gruppo Greenpeace Napoli, in prima linea per la difesa dell’ambiente e dei diritti umani, ha risposto alle nostre domande e ci ha raccontanto il lavoro di Greenpeace.

Considerati i recenti disastri ambientali, perché è importante sensibilizzare?

«I recenti disastri, in particolare quello che è accaduto in Australia (eventi dello scorso gennaio, ndr), non sono frutto di piromani o del caso, ma sono una “prima risposta” del sistema climatico e dei suoi cambiamenti che negli ultimi anni hanno subito un’accelerazione su larga scala.* Gli incendi boschivi in Australia non sono una novità, sono anzi un fenomeno che si ripete ciclicamente. Negli ultimi anni però le stagioni degli incendi iniziano prima, durano molto più a lungo e sono più estreme e difficili da prevedere.

cambiamenti climatici influenzano sostanzialmente tutti gli eventi meteorologici estremi, siccità compresa, e dunque indirettamente, anche gli incendi. La parte meridionale dell’Australia è stata colpita da una forte siccità da gennaio ad agosto del 2019, con gran parte del Nuovo Galles del Sud che ha subìto una delle peggiori siccità mai registrate. Il tutto si è combinato con un inverno dalle temperature elevate, e con incuria, disattenzione o dolo. Il risultato sono gli incendi di cui oggi tutti sentiamo parlare.

In Indonesia, la capitale Giacarta è sommersa dall’ acqua (gennaio scorso, ndr), colpita da violente piogge che hanno già causato 60 vittime, tanto che il Governo indonesiano sta ormai pianificando di spostare in altro loco, più “sicuro” la Capitale. L’anno che abbiamo da poco concluso ha visto un susseguirsi di eventi meteorologici estremi sia in Italia – con l’acqua alta che ha sommerso Venezia, ultima emergenza solo in ordine di tempo – che in continenti come l’Africa, stretta per mesi nella morsa tra alluvioni e siccità.

combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) sono la prima causa dei cambiamenti climatici, e continuare a estrarli e bruciarli come l’Australia sta facendo può solamente aggravare l’emergenza climatica in corso. Non osiamo pensare cosa potrebbe accadere in Italia a partire dalla prossima estate, in un territorio ormai fragile e a rischio. Per questo, sensibilizzare, parlarne, non negare, è importante, per non ritrovarci nelle stesse condizioni dell’Australia o di altre zone del Mondo.»

Marzo è il mese tradizionalmente associato alle donne. Qual è il loro ruolo nelle battaglie per la liberazione del pianeta dallo sfruttamento?

«Greenpeace Italia aderisce, per il quarto anno consecutivo, allo sciopero indetto dal movimento “Non Una di Meno” per l’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne.

Scendiamo in piazza perché:
  • la maggior parte delle persone che lavorano a Greenpeace, così come buona parte del volontariato e dei nostri attivisti sono donne;
  • combattiamo ogni giorno per un futuro verde e di pace, impossibile da realizzare senza uguaglianza e giustizia per tutti e tutte;
  • crediamo che la giustizia ambientale sia indissolubilmente legata alla lotta per la giustizia di genere e che le donne siano fondamentali per raggiungere entrambe;
  • ripudiamo la violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo- e transfobia.

In questi anni abbiamo incontrato le Mamme #NoPfas, che si battono in Veneto per il diritto all’acqua e alla salute, una battaglia che stanno portando avanti con tanta determinazione e coraggio. Abbiamo invitato in Italia, nel marzo 2018, Francinara Barè, leader indigena, coordinatrice della COIAB (Confederazione Delle Organizzazioni Indigene dell’Amazzonia Brasiliana), che rappresenta oltre 600 gruppi indigeni dell’Amazzonia brasiliana e che ci ha raccontato delle strategie adottate dalle comunità indigene per resistere agli attacchi compiuti dalle imprese private, le autorità o la criminalità organizzata.

Oggi il movimento femminista non si limita più a rivendicare per le donne gli stessi diritti degli uomini, ma è la battaglia di tutte e tutti verso una società più equa e inclusiva. Per citare “Non Una Di Meno”:

Il femminismo è liberazione di tutt*, o non è”.

C’è una donna che con la sua storia di attivismo incarna tutto questo, ed è Esther Kiobel, che da oltre 20 anni si batte contro Shell per ottenere giustizia per l’uccisione del marito, impiccato nel 1995 per aver protestato contro il devastante inquinamento causato da Shell nel sud-est della Nigeria. La sua storia dimostra che giustizia ambientale e parità di genere sono indissolubilmente legate.»

Continuiamo a parlare di donne. Oggi una “donna di libertà” è Greta Thunberg. In che modo Greenpeace sposa le cause di FridaysForFuture?

«Greenpeace sostiene e ha da subito sostenuto la protesta dei Fridays For Future e di Greta Thunberg, in particolare l’ufficio di Greenpeace Svezia e la nostra direttrice internazionale, Jennifer Morgan, fornendo sostegno, supporto media e competenze scientifiche. Il volto e la storia di Greta hanno fatto il giro del mondo, ma quel che è importante è che la sua determinazione è stata efficace: tantissimi studenti hanno solidarizzato con la sua causa e hanno cominciato a scioperare in un effetto domino spontaneo, appassionato, diffuso.

Anche in Italia ormai ogni venerdì manifestiamo per il clima e Greenpeace ed i suoi volontari sono sempre stati accanto ai Fridays For Future, perché ritiene che le richieste del movimento poggino su solide basi scientifiche, e sulle stesse basi dovrebbero poggiare i provvedimenti dei diversi governi, Italia compresa.»

Rispettare il pianeta, però, non vuol dire solo mantenerlo “green”. È un vero atto d’amore dell’umanità verso l’umanità…

«Greenpeace da sempre chiede, oltre alle tutele per gli ecosistemi e gli animali, di interrompere gli abusi delle multinazionali sull’ambiente e le violazioni dei diritti umani. Se davvero vogliamo proteggere questo fragile pianeta, abbiamo bisogno di giustizia sociale e rispetto dei diritti degli uomini e delle donne che in questi ecosistemi, in queste comunità, su questi territori ci vivono.»

Greenpeace con Amnesty International a Napoli

«Da un rapporto preparato nel 2018 da Greenpeace International dal titolo Giustizia per le persone e per il pianeta, vengono individuati dieci principi fondamentali necessari per ottenere regole efficaci e vincolanti sui comportamenti e sulle responsabilità delle imprese e delle multinazionali. È un decalogo di «dieci principi per la responsabilità delle imprese». Si va dalla richiesta di «partecipazione pubblica nei processi di elaborazione delle politiche» alla globalizzazione della tutela ambientale.

Infine il rapporto analizza ventuno casi specifici che dimostrato come il potere delle aziende sia stato sfruttato ripetutamente per realizzare abusi e violazioni di diritti umani e ambientali. I casi denunciano deforestazione, inquinamento idrico e atmosferico e da plastica, scarico di rifiuti, sversamenti chimici, disastri nucleari, violazioni dei diritti delle comunità indigene, repressione civile e legale dei difensori dei diritti umani e ambientali, elusione fiscale, corruzione, negazione del cambiamento climatico e manipolazione fraudolenta del dibattito pubblico.

A perpetrarli, giganti del calibro di Chevron, DowDuPont, Exxon, Glencore, Monsanto, Nestlé, Novartis e Volkswagen, ma anche governi come quello brasiliano. In particolare in Brasile la deforestazione, così come le minacce e le violenze verso comunità tradizionali e popoli indigeni, sono in aumento da quando il presidente Jair Bolsonaro è salito al potere. Il 7 dicembre scorso altri due leader indigeni – Firmino Guajajara e Raimundo Guajajara – sono stati uccisi a colpi di pistola e altre due persone sono state ferite nella terra indigena di Cana Brava, Stato di Maranhão.

Secondo il Consiglio Indigenista Missionario (CIMI), tra gennaio e agosto 2019 sono state registrate 160 incursioni in 153 territori indigeni, rispetto alle 109 registrate nel 2018. Per questo Greenpeace continuerà a collaborare con organizzazioni come Amnesty International e, in Italia, con Medici Senza Frontiere, ma anche con le altre ONG che operano nel Mediterraneo e che si sono schierate contro il Decreto Sicurezza.»

Quali sono i prossimi appuntamenti di Greenpeace Napoli?

«Il nostro Gruppo di Volontari continua a collaborare e supportare le iniziative dei ragazzi e delle ragazze di Fridays For Future. Continueremo anche a collaborare con altre associazioni come Retake Napoli, WWF Napoli, Let’s Do It e #Prendi3.

Francesca Zazzera al Brand Audit di Portici contro l’inquinamento da plastica (settembre 2019).

Da poche settimane abbiamo dato la nostra disponibilità a lavorare nel neonato Coordinamento Tutela Mare promosso dall’Area Marina Protetta Parco della Gaiola. Il 23 febbraio parteciperemo per il 7° anno consecutivo, al 38° Carnevale di Scampia, promosso dal GRIDAS – Gruppo Risveglio Dal Sonno (tema: La riscossa dei pappici ovverossia tutti insieme ché non c’è più tempo).

Continueremo ad incontrare insegnanti e scolaresche che richiedano la nostra presenza all’interno delle loro attività scolastiche. Porteremo avanti le campagne di Greenpeace, in particolare quella contro il cambiamento climatico, contro gli allevamenti intensivi e contro la plastica usa e getta.

Ricordiamo a tutte e tutti che il nostro Gruppo Locale si riunisce ogni primo giovedì e terzo mercoledì del mese, presso Bicycle House, in Galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo archeologico, alle ore 18 e fino alle 20.

Chi volesse unirsi a noi può contattarci all’indirizzo mail: gl.napoli@greenpeace.it  oppure cercarci sui principali social.»**

* Anche a Napoli è stata organizzata una manifestazione per la sensibilizzazione circa la questione australiana.

** Trovate il gruppo locale di Greenpeace Napoli anche su Facebook.

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