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Al Teatro Nuovo, Seneca e Lucrezio: “Quando la vita ti viene a trovare”

Teatro Nuovo: Dialogo tra Seneca e Lucrezio

Al Teatro Nuovo, un particolarissimo spettacolo che attesta l’attualità dei classici: Quando la vita ti viene a trovare. Dialogo tra Seneca e Lucrezio.

Quando la vita ti viene a trovare. Dialogo tra Seneca e Lucrezio è lo spettacolo in scena al Teatro Nuovo tratto dal saggio omonimo di Ivano Dionigi (Quando la vita ti viene a trovare. Seneca, Lucrezio e noi). Lo spettacolo, prodotto da Emilia Romagna Teatri, rientra anche nella rassegna teatrale dedicata alle scuole secondarie di secondo grado: La rete dell’immaginario.

Nel libro di Dionigi, professore ordinario di lingua e letteratura latina presso l’Università di Bologna, si tenta di sottolineare quanto le riflessioni scaturite dalla lettura dei classici latini possano essere ancora così attuali, a distanza di secoli. Lo stesso fanno infatti Enzo Vetrano e Stefano Randisi, rispettivamente Lucrezio e Seneca, nello spettacolo di cui sono attori e registi.

Si spengono le luci, il sipario si apre. Appare su uno schermo il mare. Il mare è simbolo di qualcosa di indefinito, così come indefinito è il luogo e il tempo in cui si svolge il dialogo “impossibile” tra Lucrezio e Seneca. Entrambi gli autori latini sono portatori di due linee di pensiero così diverse, eppure così vicine. Solo un secolo separa l’arco di tempo in cui vissero Lucrezio (94-56 a. C.), epicureo e materialista, e Seneca (4 a. C. – 65 d. C.), stoico e spiritualista.

Il dialogo tra le due posizioni diventa anche un po’ il dialogo tra le due parti di ognuno di noi. Ci sono tematiche per le quali non si può far a meno che essere d’accordo con Lucrezio, altre con Seneca. Lo spettatore dunque non può far altro che ascoltare la lezione di due classici sempre attuali su temi più disparati, come l’impegno politico, la felicità, la religione, la morte e la vita in generale.

Una lezione di latino e filosofia… insomma una lezione di vita!

Lo spettacolo interpretato da Vetrano e Randisi può essere considerato anche una vera e propria lezione di letteratura latina o di filosofia. Esso infatti vuole rendere accessibile a tutti, ragazzi e non, un confronto tra filosofi, quasi come se avvenisse tra persone normali.

Inoltre alcuni scambi di battute rendono il tutto ancor più utile dal punto di vista didattico. Ad esempio non mancano riferimenti allo stile letterario di Seneca e Lucrezio o stralci di traduzioni delle opere dei due autori.

Parte della scenografia è anche una scacchiera. È Lucrezio che la prende e inizia a posizionare gli scacchi, creando un sottofondo che somiglia al ticchettio di un orologio. È infatti la scena in cui i due autori dibattono sulla loro concezione della morte. In un modo o in un altro bisogna fare i conti con essa, affrontandola alla maniera stoica o ridimensionandola alla maniera epicurea.

Il saggio di Dionigi, divenuto quindi spettacolo teatrale, non è altro che un modo per la vita di venirci a trovare.

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Quando la vita ti viene a trovare
Dialogo tra Lucrezio e Seneca
di Ivano Dionigi

interpretazione e regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
musiche originali Alessandro Cipriani
scene e costumi Mela Dell’Erba
video e luci Antonio Rinaldi

Per avere maggiori informazioni sull’intera stagione del Teatro Nuovo clicca qui!

 

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Cultura

Le leggende dell’Obelisco di Piazza del Gesù

L’obelisco di Piazza del Gesù è al centro dei festeggiamenti Napoletani dell’otto Dicembre. 

Sulla statua, che rappresenta la Madonna, viene posata una corona di rose; ma l’obelisco nasconde un mistero, e per questo viene chiamato anche “l’Obelisco della Morte”…

Le Rose dell’otto Dicembre

Tutti i napoletani si sono ritrovati a passeggiare o almeno ad attraversare frettolosamente Piazza del Gesù – forse per arrivare all’università o correre verso la cumana di Montesanto; per raggiungere il Chiostro di Santa Chiara o forse per mangiare, d’estate, un gelato. Tutti la conoscono e, anche se lo si fa di corsa, mentre la si percorre da lato a lato non è possibile non aver alzato volto e sguardo verso l’alto, in direzione dell’obelisco che si erge svettante al suo centro.

L’obelisco di Piazza del Gesù è altissimo ed imponente, circa trenta metri, e sulla sua cima c’è una bella statua rappresentante la Santa Vergine Maria. Proprio per questo, ogni 8 Dicembre la città in occasione della festa dell’immacolata concezione rende omaggio a questa figura religiosa posando una corona di rose sulla statua della Madonna. 

L’operazione ogni Dicembre è portata a termine dai vigili del fuoco, nel pieno del giorno, col sole alto che dissolve ombre e misteri. Sì, perché questa statua dai lineamenti tanto delicati nasconde un segreto, un cangiante mistero: nelle sue ombre, nei punti più scuri del giorno, quel viso così dolce cambia e svela gli occhi spietati della Morte.

La Morte…

Potrete verificarlo voi stessi, soprattutto osservando l’Obelisco all’alba o al tramonto: girando intorno alla statua, complici le ombre, apparirà il viso della Morte.

Il velo con cui è coperto il capo della Madonna, infatti, visto da dietro apparirà come un viso stilizzato e scheletrico, il cui sguardo cupo è diretto verso il basso. Per un gioco di luci e prospettive, nella mano di questa spaventosa Morte appare persino uno scettro – secondo alcuni si tratterebbe di una falce.

La Morte ha una gobba ed un mantello svolazzante e sembra seguire i passanti con lo sguardo: una volta visto il suo volto, è una suggestione da cui è molto difficile liberarsi.

… la vendetta …

Secondo alcuni, questo effetto sarebbe del tutto casuale; altri esperti, invece, confermano che questa trasformazione non solo sarebbe effettiva e non frutto di suggestioni, ma anche voluta. L’apparizione della Morte sarebbe stata l’ultima vendetta della famiglia Sanseverino, nobile famiglia caduta in disgrazia.

I Sanseverino, dopo aver partecipato alla congiura contro il re Ferrante d’Aragona, sarebbero infatti stati condannati alla confisca di tutti i loro beni. Tra questi, ci sarebbe stato l’edificio trasformato poi nella chiesa del Gesù Nuovo.

L’Obelisco della Morte, secondo alcune leggende sarebbe stato maledetto dalla famiglia, secondo altre addirittura da questa modificato. La statua sarebbe stata una vendetta contro Napoli, i suoi Re ed i sui abitanti, condannati a vivere sotto lo sguardo sprezzante e spaventoso della Morte.

… e la Santa Muerte

Questo Obelisco tanto misterioso ha stuzzicato la fantasia di molti; alcuni, sebbene l’Obelisco sia proprietà della città e non della Chiesa, come certificato da un’incisione sulla statua, vedono nella sua figura metamorfica un significato religioso; altri ci vedono addirittura messaggi in codice della Massoneria.

C’è una teoria molto particolare, tra le tante che lo riguardano: stiamo parlando dell’idea che la figura spaventosa dell’Obelisco della Morte sia in realtà una rappresentazione della Nostra Signora della Santa Morte.

La Santa Muerte è una divinità precolombiana il cui culto è tornato in auge dagli anni 2000, soprattutto in Messico. La Santa Morte è rappresentata come uno scheletro che indossa un velo o un mantello, e rappresenterebbe la dea azteca dell’oltretomba e della rinascita Michtecacihuatl. Probabilmente, la dea è stata vestita come le sante dell’iconografia cristiana e cattolica arrivata in Messico insieme ai Conquistadores.

L’aspetto della Santa Morte è mutevole: può essere in diversi colori – rosso, verde, giallo, azzurro e tanti altri – ognuno dei quali è associato ad uno scopo ed una preghiera particolare. Alcune volte viene rappresentata con in mano una marionetta ed una clessidra, altre con una falce e una bilancia o un globo in mano: ed è proprio a questa variante che somiglierebbe secondo alcune speculazioni la statua in piazza del Gesù Nuovo.

Ma come è possibile che una statua costruita a Napoli nel 1700 da dei alcuni Gesuiti somigli in modo tanto impressionante ad una divinità Messicana? Difficile dirlo, com’è d’altro canto difficile stabilire cosa nella città partenopea sia reale e cosa sia solo fantasia.

Per adesso si tratta solo di ipotesi, idee ed impressioni; chissà se, nei prossimi anni, si riuscirà a far luce su questo mistero.

L’Obelisco del mistero

Voi conoscevate tutte le leggende riguardo l’Obelisco di Piazza del Gesù? L’otto Dicembre andrete a visitare la Piazza per vedere la consegna delle Rose?

Che crediate o meno a tutte le storie che lo riguardano, una cosa è certa: vale la pena andare a vedere questo monumento antico e ammantato di mistero…

Non perderti gli altri articoli sulle leggende della Campania:

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CulturaEventi

Dal cinema al teatro, “7 anni” in scena al Nest

Un interessante testo dalle atmosfere inquietanti è ospite al Nest il 6 e 7 dicembre ore 21.  “7 anni”, opera di José Cabeza e Julia Fontana,  tratto dall’omonimo film spagnolo del 2016 , sceneggiato dallo stesso Cabeza, viene qui presentato nella messa in scena teatrale di Enrico Ianniello, con  Giorgio Marchesi, Massimiliano Vado, Pierpaolo De Mejo, Serena Iansiti, Arcangelo Iannace per la regia di Francesco Frangipane, una produzione Teatro Argot.

La storia è quella di una scelta tragica quanto ineluttabile. In una serata carica di tensione, i quattro soci fondatori di un’azienda dal fatturato milionario devono prendere immediatamente una decisione complicatissima: sacrificare con una detenzione di sette anni uno di loro per salvare gli altri tre. Venuti a sapere che il fisco sta indagando su di loro, i quattro individui saranno con l’acqua a gola e talmente indecisi da chiedere l’intervento di un mediatore esterno che possa risolvere la situazione.  Come in una partita a scacchi, il “cavallo nero”, la “torre bianca”, la “torre nera”, “l’alfiere”,  i quattro si affrontano mossa dopo mossa alla ricerca dello scacco matto.

Quanto valgono sette anni di carcere? Possono essere barattati con qualcosa? Cosa si è disposti a dire e a fare pur di salvarsi? Questi sono gli interrogativi che Francesco Frangipane pone a se stesso, ai suoi attori e al pubblico, nell’affrontare un testo intenso, ironico, spietato. E aggiunge: “La storia è soltanto un meraviglioso pretesto per raccontare altro: l’amicizia, l’amore, ma anche la codardia e la meschinità messe a nudo davanti a un evento che trasforma i protagonisti da potenziali vittime in autentici carnefici”.

Programmazione:

6 e 7 dicembre ore 21.00

COSTO BIGLIETTO: 12 EURO / ridotto 10 EURO 

Prenotazioni

whatsapp e mobile: +39 3208681011
whatsapp e mobile: +393333223780

INFO E CONTATTI

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CronacaCultura

Napoli: rubati regali di Natale ai bambini del reparto oncologico

Dopo il recente furto di regali destinati ai bambini del reparto oncologico del Policlinico Nuovo di Napoli, partono diverse iniziative per garantirgli uno splendido Natale.

Il furto dei regali

La notte fra il 30 Novembre e il 1° Dicembre, presso il Policlinico Nuovo di Napoli, qualcuno ha rubato dei regali di Natale da dare ai bambini del reparto oncologico. L’associazione “Diamo una mano” aveva addobbato l’ospedale per renderlo più accogliente in occasione delle feste natalizie, ma questo crimine ha rovinato gran parte dell’operato. I volontari hanno trovato una sala danneggiata e i doni trafugati, lanciando un piccolo appello sui social.
L'immagine può contenere: 4 persone, persone sedute, albero di Natale e spazio al chiuso

“Ancora Buon Natale a coloro che ci hanno rubato le decorazioni”!

Scrivono sulla loro pagina Facebook, dove si sono istantaneamente riorganizzati per riportare il clima di festa allo stato precedente. In molti si sono mobilitati per aiutarli online e dal vivo, fra donazioni e volontariato. Ed è tuttora online l’evento per prendere parte alla decorazione delle sale: Finiamo di addobbare il reparto.

La voglia di aiutare l’associazione ha colpito tutti, compreso chi ha possibilità limitate come Giovanni, un pensionato che ha deciso di donare la cifra più alta ricevuta dall’associazione fino a ora: 10 euro. Sembrerà poco, ma non è una donazione frequente nè scontata, perchè il donatore percepisce una modesta pensione di soli 513 euro. Il team di  D1M (Diamo una mano) si è preoccupato di ringraziare personalmente questo gentile donatore e ha ricordato che ogni atto caritatevole fa la differenza, invitando chiunque sia desideroso di aiutare a farlo tutto l’anno, entrando a far parte dell’ONLUS.

Fra le iniziative, un collettivo di artisti ha lavorato a un Albo da donare proprio ai bambini, ricco di figure da colorare, per i piccoli più provati dalla malattia. Ogni libricino ha un costo di circa tre euro, ed è possibile regalarlo tramite questo link, scrivendo nella causale “Pediatria”. Albi e matite per colorare saranno spediti direttamente all’associazione che opera presso l’ospedale, per cui la raccolta si concluderà domenica 8 Dicembre.

Per controllare lo stato delle donazioni, delle sale e i contatti dei volontari, potete farlo qui: Diamo una Mano

 

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Cultura

Sanità Tà Tà: musica, arte e spettacolo al rione Sanità

Domenica 8 dicembre 2019 si rinnova Sanità Tà Tà l’ormai consueta kermesse di uno dei più folkloristici rioni napoletani. Una serata ricca di eventi dislocati per l’intero quartiere che vedrà l’esibizione di oltre settanta musicisti e artisti di strada accompagnati da gustosi percorsi culinari ed enogastronomici offerti dalle più antiche botteghe del rione.

Sanità Tà Tà è un evento organizzato all’interno del più ampio programma natalizio Voglia ‘e turnà del Comune di Napoli con il patrocinio di Fondazione di Comunità locale San Gennaro e della Terza Municipalità di Napoli.

Tra i partner di questa edizione Radio Marte che, con Gianni Simioli, Diego Laurenti, Timo Suarez, Marta Martinez, Francesco Mastandrea, Franco Simeri, Gianluca Manzieri, Gigio Rosa, Marco Critelli, accompagnerà il mega concerto del palco principiale in Piazza Sanità.

L’evento ha visto dal 2016 la partecipazione di oltre 150 mila persone, coinvolgendo centinaia di musicisti, artisti di strada, operatori culturali, che insieme agli abitanti del quartiere hanno trasformato per una notte il rione in un enorme palcoscenico.

Sanità Tà Tà si inserisce nel più ampio programma di sviluppo socio culturale del Rione Sanità che negli ultimi anni è divenuto modello di riscatto e rigenerazione urbana dal basso attraverso un dedalo di cooperative e associazioni che lavorano costantemente alla rinascita di uno dei più antichi quartieri del napoletano.

La Notte Bianca sarà un vero e proprio festival itinerante gratuito. Il percorso artistico inizierà da Piazzetta Crociferi e, attraversando i luoghi simbolo del Rione dove saranno collocati hot spot musicali e di animazione, culminerà nel palco principale di piazza Sanità.

MAIN STAGE PIAZZA SANITÀ presenta Gianni Simioli

Ivan Granatino
Ida Rendano
Giovanni Block
Azul
Natale Galletta

Fede’n’Marlen
TheRivati
Francesco Da Vinci

Peppe Sox
Plug
Baloo
Marika Cecere
Aryarca
Bless
Giusy Attanasio
Mr. Hyde

STAGE VERGINI presenta Toni Tonelli

Paduano

Il Befolko

Ivo Mancino

Manco

Guastavoce

Tonia Cestari

Lena A.

Toni Tonelli

Dafne

Barabba

Federa & Cuscini

STAGE MISERICORDIELLA

Oto & Bad Soul DJ

Enzo Cuomo

Biagio Foglia

Nicola Volli

Antonio Del Prete

Ritmi del Sud

Maximilian Heart

STAGE VIA FUORI PORTA A SAN GENNARO presenta Pulps

DJ Corrado Capasso

Umbro Del Prete Totò

Anema e Song

Ritmi del Sud

Pit Wine

Boro

Capatosta

STAGE GRADONI PALAZZO SAN FELICE presenta Massimo Penza

DJ Eugenio Capasso

Gennaro De Crescenzo

Teresa Moccia

Chiodo Fisso

Biagio Foglia

Penza-Serao-Bonetti

Compagnia Arrocco

Serpente Nero

Nap 12 Inch

STAGE CROCIFERI presenta Michele Montefusco

Giovanni Imparato

Albo Dub

Giordano Esposito

Milena Setola

Michele Montefusco

Misericordiella Band

Why Not – Ragazzi di Scampia

Bandita Sbandata

Ragazzi del Benedetto Croce

Zena

 

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Cultura

Napoli sotto la pioggia: 5 idee per visitare la città

Napoli non teme la pioggia. Anzi, perché non approfittarne per visitare anche quei luoghi suggestivi, ma un po’ nascosti, che la rendono indimenticabile?

La bellezza di Napoli è così totalizzante che non basta il maltempo per sminuirla (non per niente Napoli è la città più cool d’Italia). Se shopping e passeggiate in riva al mare sono da scartare a causa della pioggia, non bisogna disperare. Napoli è una di quelle città che ne ha per tutti i gusti, e per tutte le stagioni.

Ecco, quindi, cinque proposte per visitare luoghi incantevoli e affascinanti, che sarebbe davvero un peccato perdersi…anche “quanno chiove”.

  1. I must-see al coperto

Innumerevoli sono i luoghi da visitare al coperto: primi fa tutti i musei e i palazzi storici. E a Napoli c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per esempio, se il tempo non è proprio dalla nostra parte, si può optare per il Museo Archeologico di Napoli che, con le sue collezioni ed esposizioni permanenti e temporanee, attrae migliaia di visitatori ogni settimana. Tuttavia, come non pensare anche al Palazzo delle Arti (PAN), che ospita diverse mostre di artisti contemporanei! Tra queste, al momento è possibile visitare quella di Joan Miró.

Un altro luogo imperdibile e suggestivo, da visitare anche quando il sole ci abbandona, è la Cappella Sansevero. Collocata nel cuore di Napoli, la Cappella ospita l’affascinante Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, davanti al quale si dice che persino Antonio Canova abbia esclamato: “Dieci anni della mia vita pur d’essere lo scultore del Cristo Velato.

  1. The Dark Side of Naples

Tuttavia, forse non tutti sanno che Napoli nasconde per davvero un suo lato oscuro, frutto di secoli di storia. Mentre le strade del suo centro storico sono notoriamente caotiche e piene di vita, nel sottosuolo si snoda una rete di cunicoli, gallerie, ipogei e catacombe, nel silenzio del passato.

Le catacombe di San Gennaro sono considerate uno dei più antichi simboli della cristianità napoletana. Aree cimiteriali risalenti al II e III secolo, le catacombe sono disposte su due livelli non sovrapposti. Grazie al tufo, sono caratterizzate da ampi spazi, il che le rende peculiari rispetto alle altre catacombe romane. Attenzione, tuttavia, a chi soffre di claustrofobia! Le catacombe di San Gennaro presentano numerosi affreschi e anche il più antico ritratto conosciuto del santo patrono di Napoli. Interessanti da visitare anche le catacombe di San Gaudioso, ovvero il secondo cimitero paleocristiano della città. Collocato proprio al di sotto della Basilica di Santa Maria della Sanità, il complesso risale al IV-V secolo.

Dettaglio Cimitero delle Fontanelle. Ph. credits: Fabrizio Grossi.

Se il tempo non è proprio favorevole, l’atmosfera, allora, è perfetta per addentrarsi in un luogo estremamente suggestivo nel ventre di Napoli: il Cimitero delle Fontanelle. Si tratta di un ossario in cui sono conservati migliaia di resti di napoletani morti a causa della pestilenza del XVII secolo, delle successive eruzioni del Vesuvio, e del colera del 1836. La storia di questo cimitero è molto affascinate. È sufficiente pensare al culto delle “anime pezzentelle” (del Purgatorio), e all’adozione delle “capuzzelle” (i teschi), per avere un’idea di quanto si possa scoprire della storia ‘oscura’ di Napoli con una semplice visita alle Fontanelle.

Qui le informazioni sulle catacombe di Napoli; qui, invece, tutto sul cimitero delle fontanelle.

  1. Gli storici strati di Napoli

Ma il sottosuolo di Napoli non ospita solo catacombe. In un giorno di pioggia, visitare la Galleria Borbonica, ad esempio, è un altro modo per scoprire una Napoli sepolta. Nato nel 1853, con un decreto di Ferdinando II di Borbone, per facilitare la fuga dei reali in caso di attacco militare, il Tunnel Borbonico è un viadotto sotterraneo che porta da Palazzo Reale a Piazza Vittoria, vicino al mare. Tra le sue diverse funzioni, il tunnel fu un ricovero antiaereo durante la seconda guerra mondiale, ma anche il Deposito Giudiziale Comunale fino agli anni ’70, conservando ciò che era stato recuperato dalle macerie dopo i bombardamenti. Oggi è possibile passeggiare tra i suoi cunicoli, attraverso una serie di percorsi. Per saperne di più, consultate il sito ufficiale della galleria borbonica.

Tunnel Borbonico. Ph. credits: Fabrizio Grossi.

Restiamo ancora sotto terra, perché se per avere un assaggio di Napoli basta già percorrere i suoi stretti vicoli, è anche vero che è tutto quello che c’è sotto a nascondere l’anima di questa città. Scendere nelle profondità di Napoli significa viaggiare nel tempo, raggiungendo epoche lontanissime. Perciò, considerare una visita alla “Napoli Sotterranea” potrebbe essere un’ottima alternativa al brutto tempo. Durante la visita si possono ammirare, ad esempio, i resti dell’antico acquedotto greco-romano, gli orti ipogei, e finanche l’antico teatro greco-romano. Le entrate alla Napoli Sotterranea sono due: una si trova in piazza San Gaetano, agorà della città greca; la seconda in Piazza Trieste e Trento, non lontana da Piazza del Plebiscito e dal tunnel borbonico.

Maggiori informazioni sulla storia e sulle visite sul sito ufficiale.

  1. Le chiese di Napoli

Sono circa cinquecento. Come non pensare ad un piccolo tour in un giorno piovoso? In prossimità di piazza San Gaetano, si staglia una delle basiliche più antiche della città, San Lorenzo Maggiore. È proprio lì che Boccaccio incrociò lo sguardo della sua Fiammetta, nel 1334. Questa complesso monumentale è conosciuto, però, soprattutto per l’area archeologica che nasconde nelle sue profondità, la quale prende il nome di “Napoli Sotterrata”. Un museo sotterrato, di nuovo, dov’è possibile ritrovare persino i resti di un mercato romano.

Con la sua atmosfera gotica e l’affascinante chiostro in maiolica, il Monastero di Santa Chiara è un’altra voce imperdibile sulla lista di ogni turista. E mentre si aspetta che la pioggia lasci spazio al sole, si può cogliere l’occasione di visitare altre due pietre miliari del turismo napoletano, che si trovano a quattro passi da Santa Chiara; o, piuttosto, a qualche minuto di ombrello. Di fronte al monastero, infatti, troviamo la chiesa del Gesù Nuovo. Austera all’esterno quanto magnifica per colori e luce all’interno, questa è la chiesa che ospita il corpo di Giuseppe Moscati. Percorrendo Spaccanapoli, via di per sé iconica della città, troviamo San Domenico Maggiore, di impianto strutturalmente gotico, e prima sede della Flagellazione di Cristo di Caravaggio (oggi al Museo di Capodimonte).

  1. L’ospedale delle bambole

Anche le bambole si ammalano e subiscono incidenti. Ma poi guariscono e ritornano in forma. Dove? All’ospedale delle bambole, dove sapienti ‘medici’ riparano e restaurano ogni tipo di bambola: da quelle di porcellana a quelle di plastica, ma non mancano quelle in legno e in cartapesta. Luogo ideale per tutta la famiglia, specialmente in un giorno di pioggia, l’ospedale è diventato anche un museo (ve ne abbiamo parlato qui).

La storia dell’Ospedale comincia alla fine del diciannovesimo secolo, nel cuore di Napoli. A Spaccanapoli, per l’appunto, dove lo scenografo teatrale Luigi Grassi riportò a nuova vita la prima bambola. Dopo più di cento anni, l’Ospedale è ancora un luogo magico, espressione della napoletanità di questa città.

Per maggiori informazioni, consultate il sito ufficiale.

 

Dunque, è certo che la bellezza di Napoli è irresistibile anche in un giorno freddo e piovoso. Semplicemente impossibile pensare di rinunciare a scoprire i suoi misteri per un po’ di pioggia!

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Cultura

Palazzo Reale e i Girolamini diventano musei autonomi

Secondo il Decreto di riorganizzazione del ministero dei Beni Culturali, tra i sei nuovi musei autonomi troveremo anche due importanti monumenti napoletani. Il Palazzo Reale e il complesso dei Girolamini.

Il museo di Palazzo Reale, ex residenza vicereale spagnola, francese, Borbonica e infine dei Savoia, è attualmente gestito da Paolo Mascilli Migliorini. Il complesso dei Girolamini invece, guidato da Vito De Nicola, è interessato da più progetti di restauro, sia della chiesa di San Filippo Neri che della quadreria e dell’imponente biblioteca dei padri oratoriani. Il polo museale della Campagna gestirà entrambi i monumenti, assicurando che vengano applicate nuove e funzionali norme.

Nuove Norme

Le norme comprendono nuove autorità territoriali (di cui una impegnata sul mare) e direzioni generali, una alla Sicurezza del patrimonio, l’altra alla Creatività contemporanea. Nel decreto Mibact, tornano autonomi il parco dell l’Appia  antica e l’Accademia di Firenze. Gli altri cinque musei autonomi, oltre al Palazzo Reale e ai Girolamini, sono il Palazzo Venezia e il Vittoriano a Roma, la Pinacoteca di Bologna, Matera e Sibari.

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Cultura

“Audizioni”: quando all’Elicantropo le donne si confessano con Dio

audizioni

Tra gli spazi ristretti e visionari dell’ElicantropoCarlo Cerciello porta in scena Audizioni, un testo liberamente ispirato ai recenti monologhi femministi di Gloria Calderón Kellett. In teatro vediamo stendersi un postmoderno palco-passerella-monitor, che è esso stesso oggetto chiave della scena narrata. Infatti, si reinstalla a matrioska all’interno del tempo diegetico. Su di esso scorrono fugaci flash visuali. Rimandano agli scenari che saturano gli spazi della nostra comunicazione di massa e quindi contestualizzano la scena nel nostro tempo.

Ma sulla stessa passerella sfilano, con una struttura episodica, gli affreschi di donne accomunate da una nevrosi nella cui autoanalisi lo spettatore si immerge, attraverso i flussi di coscienza delle protagoniste. I personaggi interpretati da Valentina Dalsigre CirilloMariachiara Falcone, Fabiana Fazio, Ianua Coeli Linhart e Cecilia Lupoli, ottenuto finalmente un colloquio con un Dio donna che ha deciso di ascoltarle alla maniera di un talent show, condividono con Lei e col pubblico le loro storie. I loro pensieri veicolano un senso di disadattamento che colpisce in generale gli spazi del rapporto con l’altro – e, sempre più nello specifico – quelli della socialità, della sentimentalità, della sessualità.

La crisi è ritratta in una scenetta in cui grottescamente un’integerrima donna in carriera inscena i colloqui per il ruolo di fidanzato, mentre la collega pian piano arriva all’ardua consapevolezza che forse ama il suo uomo; in quella in cui un’italiana figlia di immigrati si ritrova straniera in ogni dove; o in quella in cui l’archetipo Eva condivide col suo creatore e coi suoi figli il senso di colpa e d’ingiustizia che le è proprio; o in quella dove una giovane, a sorsi interrotti, confessa a un’altra ricordi che riaffiorano sulla scia del Leitmotiv cantato un tempo dallo zio, che rimanda ambiguamente a scenari di violenza subita e poi perpetuata.

Tra le scene trova spazio anche la metateatrale denuncia sulla carenza di ruoli femminili nel grande teatro e fa da cornice la fugace apparizione di un personaggio, prima nella morsa di un leone e poi di un salvagente. È più indecifrabile degli altri, ma sembra essere l’unico a rivolgersi e impersonare collettivamente tutti (chi è in scena e chi sta fuori), a concretizzare lo squarcio tra il palco e le poltrone e tra il parziale e l’universale, facendosi carico dell’invettiva dal meccanismo brechtianamente straniante.

Considerando la genesi del testo sulla base di una profonda riscrittura dei monologhi della Kellett e – come ci hanno raccontato gli stessi Carlo Cerciello e Imma Villa – il suo parto collettivo (alla stesura hanno contribuito le stesse attrici, ex allieve del fertile laboratorio permanente elicantropino), loro stesse, come autrici-personaggi, si co-stringono nel limbo della fictio, intrecciando le immagini di un vissuto reale e immaginario, di cui sono emblematici i monologhi di Ianua.

Terreno fertile per le idee e per la loro realizzazione, considerando anche il meccanismo ormai radicato di formazione e avviamento dei giovani allievi, di cui Audizioni è un’altra prova, l’Elicantropo conferma di essere una delle realtà più serie sullo scenario della sperimentazione teatrale quantomeno regionale e del sud Italia.

Audizioni

di Carlo Cerciello

dal 23 novembre al 15 dicembre e dal 2 al 12 gennaio 2020

ore 21.00 (da giovedì a sabato), ore 18.00 (domenica)

Teatro Elicantropo, vico Gerolomini 3, Napoli

info e prenotazioni al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio)

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Cultura

“Coffee Time”, la web serie napoletana su YouTube: I rapporti umani oltre i social

“Coffee Time”, la web serie tutta napoletana che approda su YouTube: un progetto introspettivo fatto da giovani.

“Coffee Time” è la web serie comico-nichilista che approda su YouTube il 17 novembre ed è già alla sua terza puntata. Le vicende dei protagonisti, si svolgono in un caffè letterario di Napoli e tratta delle “peripezie” dei ragazzi che ci lavorano e di quelli che lo frequentano abitualmente.

Il progetto nasce grazia alla collaborazione di alcuni ragazzi giovani dalla passione per la recitazione, c’è chi è attore già per professione ma essendo tutti alle prime armi, hanno voglia di mettersi in gioco e di fare esperienza. Sara Borrelli, una ragazza di Sant’Anastasia, è l’autrice e assieme a Zoriana Krutiy, ha realizzato un prodotto in cui si raccontano i rapporti umani in un contesto lontano dagli stereotipi.

I personaggi non interagiscono tra loro tramite social network ma si incontrano nel caffè e la città di Napoli fa da sfondo. La serie, è composta da sei episodi che durano circa venti minuti. Sarà possibile seguire “Coffee Time” seguendo il canale “Sol et Astra Pic”.

Il cast è formato da Sara Borrelli (Emma), Francesca Luna Barone (Erica), Michele Capone (Roberto), Valeria Angione (Victoria), Federico Faccetta (Lorenzo), Ramona Laviano ( Celeste), Michele Angelo Grimaldi (Marco), Francesco Castagnozzi (Jack), Marco Perciavalle (Alex).

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Cultura

Lettera al sindaco di Mercogliano: “per Natale vorremmo una biblioteca”

mercogliano

Enrica Barretta, 12 anni, nel corso di un compito in classe ha scritto a Vittorio D’Alessio, sindaco di Mercogliano, in provincia di Avellino, comune in cui da qualche anno si è trasferita. Ama la lettura, Enrica, ma nel suo comune non c’è una vera e propria biblioteca. L’Abbazia del Loreto ospita stampe e manoscritti, ma non sempre l’accesso è agevole, così come la possibilità di consultare i volumi. Enrica ha scritto al sindaco facendo dunque una proposta molto concreta: “far costruire una biblioteca dove noi e le nostre famiglie ci impegneremo a portare i libri. In fondo, se a Mercogliano siamo 13.500 abitanti ed ognuno di noi porta due libri, avremo una biblioteca con 27.000 volumi, un numero grandissimo!”.

La richiesta è subito arrivata sulla scrivania del sindaco D’Alessio, che in aula consiliare si è impegnato pubblicamente a realizzarla. “Ci impegneremo affinché la vostra richiesta venga realizzata il prima possibile, individuando un luogo in cui possiate dedicarvi alla lettura”. Intanto, il primo a tendere la mano a Enrica è stato padre Andrea Cardin, direttore della Biblioteca statale di Montevergine, che ha promesso di mettere a disposizione dei lettori il patrimonio dell’Abbazia. Ma il passo più atteso resta quello del sindaco. Le idee ci sono. Si pensa di incentivare la realizzazione di una vera biblioteca all’interno del Centro sociale Campanello a Mercogliano.

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