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La Paranza Onlus si aggiudica il Sisifo Honor Award

di Luigi Carrara   –  Ai ragazzi del Rione Sanità della “Paranza onlus” l’ambito premio spagnolo per aver valorizzato le Catacombe di San Gennaro “trasformando il suo passato in una risorsa per il presente e futuro, soprattutto tra i più giovani”.

Il premio Sisifo Honor Award 2019, assegnato pochi giorni fa dall’Università di Còrdoba (UCO) in Spagna, è stato vinto dai ragazzi del Paranza Onlus – sotto la guida di Don Antonio Loffredo – per i loro straordinari sforzi compiuti nella valorizzazione del patrimonio artistico-culturale napoletano.

La Paranza Onlus opera nel Rione Sanità, rione storico nel cuore di Napoli ricco di arte e storia ma allo stesso tempo uno dei più difficili e problematici, e da anni è in prima linea nello sviluppo di un progetto archeologico-culturale atto a valorizzare il patrimonio archeologico delle Catacombe di San Gennaro, antiche aree cimiteriali paleocristiane risalenti al II-III secolo che rappresentano il più importante monumento del Cristianesimo a Napoli.

La loro opera di difesa, conservazione e divulgazione culturale delle Catacombe ha incrementato il numero di visitatori da 5mila a 100mila l’anno.

I Sisifo Honor Award

I Sisifo Honor Award vengono assegnati nell’ambito del progetto culturale-scientifico “Arqueologìa Somos Todos” dal 2016 con lo scopo di riconoscere il lavoro di divulgazione e conservazione archeologica dei resti materiali e immateriali e gli sforzi nel creare un nuovo rapporto tra il pubblico e l’archeologia da parte dei candidati.

La giuria

La giuria di quest’anno, riunitasi lo scorso 18 Settembre, composta da figure di spicco del panorama culturale, economico e scientifico spagnolo quali il professore di Archeologia della UCO Desiderio Vaquerizo, la ricercatrice e coordinatrice di Arqeologia Somos Todos Ana Ruiz, il professore di Storia dell’Arte della UCO Pedro Poyato, il professore di Archeologia dell’Università di Siviglia Eduardo Ferrer, il manager di Casa Arabe Javier Rosòn, il Sig. Angel Luis Alonso Prieto in qualità di rappresentante degli Amici di Archeologia di Cordobesa in collaborazione con l’Università di Còrdoba, la Fondazione spagnola per la Scienza e la Tecnologia, al Ministero dell’Economia e della Competitività di Spagna, la Delegazione per la cultura e il patrimonio storico del Consiglio comunale di Còrdoba ha assegnato il premio alla cooperativa sociale la Paranza Onlus dando  merito al loro lavoro di “implementazione esemplare di un progetto archeologico-culturale di marcato carattere sociale in uno dei più difficili quartieri della città di Napoli, trasformando il suo passato in una risorsa per il presente e il futuro, soprattutto tra i più giovani”

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Cultura

Generazioni a confronto: intervista a Sal Da Vinci

Sal e Francesco Da Vinci

Sal Da Vinci, dopo i numerosi impegni teatrali che lo vedranno impegnato anche quest’anno con “La fabbrica dei sogni”, è pronto a tornare in scena con un nuovo album. In occasione del numero di ottobre del nostro magazine che ha come tema centrale “Generazioni a confronto“, abbiamo intervistato il noto cantante nato a New York, ripercorrendo varie tappe delle sua carriera presente, passata e futura, con uno sguardo ad una grande sorpresa: suo figlio Francesco.

Dopo il successo di Sinfonie in Sal maggiore porterai nei teatri “La fabbrica dei sogni”. Ci parli di questo progetto?

“Un progetto molto ambizioso innanzitutto. Un sogno, l’ennesimo che sto per realizzare. Quando si naviga nel mondo dell’arte fai delle scelte che possono sembrare improduttive e poi ti ritrovi a vivere un sogno. Dove c’è gusto non c’è perdenza. Ci sono e ci saranno momenti di grande emotività e divertimento. Sono affascinato da quello che può rappresentare questo spettacolo. Sarò affiancato da una grande professionista come Fatima Trotta. Lo spettacolo è stato scritto insieme a Ciro Villano, che sarà anche sul palco. Siamo già nella fase avanzata e allo stesso tempo nella fase costruttiva. Insieme a me ci sarà anche Gianni Parisi, Peppa Talamo, mio figlio Francesco che sarà il capo dei ‘ragazzi mai nati’. Una bellissima avventura che vedrà protagonisti 35 attori dell’accademia del teatro Cilea. Lo spettacolo sarà itinerante: partirà alle ore 20 nelle strade adiacenti al teatro Augusteo fino ad arrivare in teatro nell’atmosfera autentica dello spettacolo. Uno spettacolo nello spettacolo.

Nel cast anche tuo figlio Francesco che, seguendo le orme di famiglia, si sta facendo strada nel mondo della musica. Cosa hai provato la prima volta che l’hai visto in Tv?

“Francesco è stato una sorpresa dal primo momento. Ha giocato a calcio fino all’età di 20 anni, anche a buoni livelli. Aveva questa passione per il canto che covava dentro e non aveva il coraggio di esternare. La sua prima apparizione sul palco al grande pubblico è stata ad un musical ‘Stelle a metà’, dove era uno dei protagonisti”.

Qual è il consiglio più grande che gli hai dato?

Io credo che alla base di tutto ci sia la verità che presenti alla gente. La gente ha bisogno di questo. A Francesco ho sempre consigliato di fare quello che lo fa stare bene, ma sempre con amore e rispetto verso il pubblico. Sono loro che ci danno la possibilità di sopravvivere con questo mestiere.

Se ti dico “Miracolo ‘e Natale”?

Ho dei ricordi, perchè parliamo di ben 43 anni fa. Nel mio cuore molte immagini sono indelebili, ma per me all’epoca era un gioco, poi diventato lavoro.

Progetti futuri?

In questo momento sto scrivendo il nuovo album, insieme al progetto “La fabbrica dei sogni”, camminano di pari passo. A breve partirò per gli Stati Uniti e canterò al Columbus day. Ci sarà una serata in mio onore il 6 ottobre. Poi canterò alla parata di Mahnattan in rappresentanza dell’Italia.

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Il numero di ottobre del magazine La Bussola è in distribuzione in tutta la Campania. Puoi leggere l’editoriale e scaricare la tua copia in PDF  qui

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CronacaCulturaEventi

All’asta i beni di Eduardo de Filippo

Il 22 Ottobre, a Milano, nelle sale di Palazzo Rovelli, saranno battuti all’asta i beni provenienti dalla casa di De Filippo. L’asta si prospetta come l’opportunità di godere, ancora una volta, del gusto raffinato e partenopeo del celebre attore, sceneggiatore, drammaturgo: sarà un ultimo sguardo all’anima di un uomo che amava circondarsi di bellezza anche nell’intimità della propria casa.

La tentazione dell’accumulo

Tommaso de Filippo racconta che i beni che saranno battuti all’asta giacevano, abbandonati, in un capannone. Gli oggetti provengono dalle case abitate da Eduardo nel corso degli anni – quella di Napoli, quella romana e quella di Velletri.

Tommaso dice inoltre:

“Io e i miei fratelli abbiamo preso questa decisione non certo per sbarazzarcene ma perché lo stile di mobilio non rispecchia i nostri canoni estetici del momento.

E così, invece di cedere alla tentazione dell’accumulo, abbiamo pensato che sarebbe stato bello se avessero trovato nuovi proprietari capaci di amarli e di restituirli alla vita in spazi adeguati, invece di lasciarli sottochiave coperti da un lenzuolo, come eravamo costretti a fare”.

Pezzi incredibili

Eduardo de Filippo amava girovagare per i mercatini dell’usato, e molti dei suoi preziosi oggetti provengono dai retrobottega dei rigattieri dove era solito recarsi.

Tra i vari articoli dell’asta, saranno presenti una coppia di busti di marmo il cui valore si aggira tra i 7000 e gli 8000 euro, delle torciere di bronzo dell’ottocento napoletano – il cui valore monetario è stimato a circa 2500 euro ciascuna – e la scultura in marmo “Madre”, del 1915 e firmata Achille Alberti, che vale non meno di 7000 euro.

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Cultura

Napoli: una nuova vita per la storica “libreria Guida”

Da quando nel 2013 la storica libreria Guida di Port’Alba ha chiuso definitivamente, la zona ha subito non poche menomazioni tanto da finire nel degrado, un po’ come accade a tutte le cose lasciate incustodite a Napoli.

Oggi, però, la libreria promette di rinascere grazie all’intervento di 5 donne coraggiose.

Si tratta delle amministratrici Fabrizia Grassi e Francesca Mazzei e delle sorelle Enrica Grassi e Sara e Serena Mazzei. Tutte tra i 20 e i 29 anni, le cinque donne hanno un progetto importante per far ritornare al vecchio splendore la libreria Guida. Ben consapevoli che nel 2020 una semplice libreria non presenterebbe alcuna attrattiva per la società, il loro progetto si anima di un’ambizione culturale che potrebbe essere la chiave per il loro successo. Dopo il rilievo all’asta giudiziaria dei locali per un totale di 985 mila euro, con l’intervento indispensabile del presidente dell’Unione industriali di Napoli, Vito Grassi (padre di Fabrizia ed Enrica) e del commercialista Alfredo Mazzei (padre di Francesca, Sara e Serena), le cinque donne sono pronte a scommettere su Napoli.

“Non vogliamo che muoia un patrimonio culturale importante come quello rappresentato dalla Saletta Rossa. Lo rilanceremo per farne un nuovo punto di riferimento per la città” afferma Francesca. Come spiega Fabrizia, il progetto renderà la vecchia libreria Guida “un polo di attrazione socio- culturale. Che valorizzi, ad esempio, i giovani designer, il made in Naples, la moda, l’arte, l’innovazione”.

Un progetto, quindi, che si sposa bene con il vincolo posto dal Ministero dei Beni Culturali che impone come destinazione d’uso dei locali una libreria.

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CulturaEventiPolitica

Generazioni a confronto: questo il motivo portante del nostro ultimo cartaceo da oggi in distribuzione in Campania

di Serena Laezza – Essere nati in un determinato periodo storico significa subirne l’influenza. Una redazione composta per la maggior parte da under 30 che realizza un periodico cartaceo proprio nel mese in cui, il 29 ottobre del 1969, nasceva ARPANET, predecessore di Internet, non poteva che partire da questa considerazione. Nasce da qui anche la scelta di dedicare questo numero a un unico tema: “Generazioni a confronto”. Secondo i sociologi oggi sono ben sette le generazioni che convivono sul pianeta. Dai Senior, che hanno vissuto le guerre mondiali ma anche la nascita del rock n’ roll, alla Generazione Z, figlia della crisi economica ma anche dell’evoluzione tecnologica, passando per i Millennials segnati dall’attentato dell’11 settembre così come dalla nascita dei social network, ciascuna ha i suoi problemi, i suoi modi di comunicare e le sue ambizioni. Lungo queste queste 24 pagine, ci siamo interrogati sulle visioni del mondo, del lavoro, dell’arte che ogni generazione porta con sé, sulle diversità che ci separano dai nostri padri e dai nostri nonni, ma anche sui punti di incontro incredibili, a volte difficili da vedere.

Buona lettura (clicca quì o sulla foto di copertina per ottenere il giornale in distribuzione da oggi nei principali centri commerciali della Campania e nei punti pubblici della provincia di Napoli))

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CulturaEventi

Musei gratis in Campania per la “Giornata del contemporaneo”

Sabato 12 ottobre 2019 corrisponde alla Giornata del Contemporaneo: per l’occasione, i 24 musei AMACI di tutta Italia e un migliaio di gallerie d’arte, fondazioni e associazioni varie apriranno gratuitamente le porte ai visitatori e organizzeranno tantissimi eventi per la quindicesima edizione della manifestazione sopracitata.

Una giornata che viene celebrata anche dalle Ambasciate e dai Consolati italiani all’estero che possono ospitare, nelle loro strutture di competenza, eventi per la valorizzazione dell’arte e della cultura italiana contemporanea.

Come negli anni precedenti, anche Napoli e la Campania parteciperanno attivamente alla Giornata del Contemporaneo, con l’apertura gratuita di musei pubblici e privati che si occupano di arte contemporanea: prenderanno parte alla manifestazione, infatti, le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano che concederanno l’ingresso gratuito alla collezione e alla nuova mostra temporanea Berlin 1989, Il Museo Madre con le numerose mostre e collezioni, Il Museo del Novecento a Castel Sant’Elmo che aprirà gratuitamente le porte a i visitatori e poi tanti altri luoghi d’arte come la Fondazione Made in Cloister, la Galleria Alfonso Artiaco e tantissime gallerie.

Uno degli eventi più interessanti nell’ambito della Regione Campania sarà la mostra che si terrà, per l’occasione, ad Eboli, in provincia di Salerno: il Museo Archeologico Nazionale aprirà le sue porte per un interessante dialogo tra archeologia ed arte contemporanea: i reperti antichi della Valle del Sele esposti accanto alle sculture in legno d’ulivo realizzate da Amodio De Martino, le ceramiche di Marzia De Rosa e  il gioiello “Sinuosità”, realizzato dal maestro orafo Rosmundo Giarletta. Intervengono il direttore del Museo Giovanna Scarano con il sindaco di Eboli Massimo Cariello.

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Cultura

Sweet Swan Sway: cigni tra psiche ed erotismo apparentemente gratuito

Ieri sera, al teatro Piccolo Bellini è andato in scena lo spettacolo di danza “Sweet Swan Sway“.

Con la coreografia di Nyko Piscopo (Domenico Piscopo), lo spettacolo si presenta come una rielaborazione in chiave moderna del celeberrimo balletto classico “Il Lago dei cigni“.

Le intenzioni sono quelle di presentare uno spettacolo di danza che attualizzi  Tchaikovsky anche attraverso tecniche di ballo che si distanziano molto dal classico, ma non solo: va infatti in scena la metamorfosi del femminile all’interno del paradigma d’un rapporto violento.

Lo spettacolo inizia

Il palco si presenta, all’inizio dello spettacolo, quasi del tutto vuoto. Sono presenti solo due ballerini, un uomo ed una donna vestiti di bianco, che s’avvicinano lentamente l’uno all’altra. Sullo sfondo, misteriose tubature, attrezzi poco illuminati e tre fagotti indistinti.

I due ballerini entrano in contatto, si toccano ed iniziano a danzare, dando inizio alla rappresentazione – che scorre, in verità, inizialmente in modo assai lento e quasi senza accompagnamento musicale.

Cala il buio e dopo poco si riaccendono le luci: compaiono altre tre ballerine, candide anch’esse nei loro costumi, che rappresentano gli altri cigni. Si alzano dal pavimento e si muovono in maniera esagerata, simulando gesti e versi che sono decisamente più facilmente riconducibili ad uccelli reali che a delle ballerine.

Lo spettacolo inizia.

Storia di un Tchaikovsky postmoderno ed assenteista

Come abbiamo già accennato, sin dall’inizio della rappresentazione la musica è stata poco presente, sostituita da un battito ritmico e monotono e da lunghissimi silenzi.

In verità, per tutta la durata dello spettacolo Tchaikovsky è quasi del tutto assente, a lui ed alle sue note preferiti vistosi e chiassosi mutismi musicali; quando è stata presente, la musica de “Il Lago dei Cigni” è stata eseguita in una versione remixata, tagliata e modificata; un accompagnamento che per alcune orecchie sarebbe potuto essere percepito come particolarmente disturbante. 

Tuttavia, a prescindere dalle sensazioni che la musica in sé ha potuto scatenare, i momenti in cui è stata presente la musica ed in cui contempo il balletto è stato eseguito coralmente sono stati sicuramente i migliori, i più emozionanti: sono state in effetti le uniche occasioni in cui i ballerini hanno potuto dimostrare appieno la loro bravura ed in cui la coreografia ha dato il suo meglio.

Musicalmente parlando, Tchaikovsky è dunque risultato per la gran parte della messa in scena come non pervenuto.

L’efficace rappresentazione della violenza

Il punto principale dello spettacolo è indubbiamente la rappresentazione della relazione violenta vissuta dalla protagonista.

Nei primi momenti dello spettacolo, la donna si avvicina infatti al ballerino – unico uomo della rappresentazione – e si stringe a lui in un abbraccio che però si conclude crudelmente con la caduta della protagonista, scagliata a terra letteralmente dall’uomo a cui era appoggiata.

La ballerina si alza, s’avvicina e stringe di nuovo a lui solo per essere di nuovo gettata in terra con forza e violenza; la scena si ripete più e più volte, proprio come tristemente accade nella realtà di un rapporto violento, fin quando, caduta in terra, la donna non si rialza più da sola e lì viene abbandonata dal suo carnefice.

Metamorfosi oscure

Recuperata dalle altre donne-cigno, si alzerà un’ultima volta, quella decisiva, anche se perderà le nuove amiche in un ultimo abbraccio soffocante che la nasconderà alle sue simili ed al pubblico – fin quando qualcosa non scatterà in lei e nelle sue compagne. Coalizzandosi, le donne-cigno riusciranno a sconfiggere (ed uccidere, almeno metaforicamente) l’uomo fonte della sofferenza della protagonista, la cui metamorfosi si completa attraverso la vestizione di un abito nero e di lunghi tacchi a spillo bordati di rosso – un’immagine ben lontana dal placido candore con cui inizialmente s’era presentata.

La giovane donna vittima di violenza cambia la propria immagine, la rappresentazione che ha di se stessa – non più preda ma forse predatrice, e la sua immagine un po’ oscura, nell’estetica e nel significato, conclude lo spettacolo: passatasi un rossetto rosso sulle labbra inizia a camminare, illuminata da un faro, fin quando non svanisce nel buio.

Autoerotismo ed eccessi

Ci sono elementi, nello spettacolo, che possono suscitare alcune perplessità – come, ad esempio, le due scene che sembrerebbero del tutto gratuite rappresentanti due momenti di autoerotismo da parte dei protagonisti.

Dopo il loro ultimo contatto amoroso, durante il quale la nostra donna-cigno ha spogliato il ballerino della sua maglietta, quest’ultimo si volta di spalle al pubblico e mette in atto una serie di movimenti che possono essere facilmente interpretati come una masturbazione simulata. Concluso l’atto, il ballerino lancia via la camicia, che giace in un angolo per il resto della rappresentazione.

Momento analogo è destinato alla protagonista che, accompagnata dalla musica, si tocca il ventre e si agita in una serie di movimenti che difficilmente possono essere fraintesi. Ad accompagnare questa fantasia masturbatoria ci sono anche le altre donne-cigno, che utilizzano le tubature della scenografia per montare un macchina misteriosa che rivela il suo scopo alla fine dell’azione della nostra Venere solitaria: al momento del culmine dell’atto, la ballerina si trova sotto una delle tubature che la inonda d’acqua – acqua nella quale sguazzeranno le donne-cigno e, per qualche ragione oscura, il cadavere da queste trascinato, dell’ormai defunto violento.

Ci sarebbero molte considerazioni da fare riguardo questa scelta stilistica, ma una è la domanda che prima fra tutte ha premura d’esser posta: ci si chiede, semplicemente, quale contributo diano questi due momenti di erotismo apparentemente gratuito all’economia della storia, senso che sfugge e scivola come le donne-cigno sull’acqua del palco. Assolutamente scevra da qualsiasi moralismo o bigottismo, la domanda si fonda sull’assunto che qualsiasi cosa sia presente all’interno di un’opera – teatrale o di danza, che si tratti d’un romanzo, un racconto o un film – debba essere inerente all’avanzare della storia e che aiuti al progredire o alla comprensione di questa.

I due momenti masturbatori presenti all’interno del ballo non paiono aggiungere niente alla narrazione. Si tratta forse d’un eccesso messo in scena per assicurarsi un effetto sorpresa da parte dello spettatore? 

Ironie grottesche

Il secondo elemento che rischia di perplimere lo spettatore riguarda l’interpretazione delle donne-cigno presenti in scena. Dalla loro comparsa sul palcoscenico le ballerine mimano, come anticipato, i cigni veri, gli uccelli nelle movenze ed anche nei versi: accompagnati da smorfie buffe starnazzavano senza sosta.

Se inizialmente la scelta è parsa anche divertente, strappando qualche risata, alla lunga potrebbe diventare stancante ed anche grottesca. L’ironia tirata per le lunghe rischia di gelare un po’ l’ilarità che può scatenare all’inizio.

Un’ora di cigni starnazzanti e smorfiosi risulta probabilmente eccessiva per la maggior parte degli spettatori.

A chi è consigliato lo spettacolo

Lo spettacolo è consigliato a coloro che desiderano vedere una versione de “Il lago dei cigni” che non solo si allontana dall’originale ma che demolisce l’icona di Tchaikovsky in una serie di ironie e atti dissacranti;

consigliato ad un pubblico adulto che non desidera sentire le musiche del balletto ma che ha interesse nel guardare qualcosa di completamente diverso e nuovo anche se a tratti sconcertante;

consigliato a coloro che hanno a cuore il tema della violenza sulle donne, perché lo spettacolo ha il merito di rappresentare efficacemente l’emotività di chi subisce un rapporto malato e morboso;

consigliato, infine, a chi non ha paura di bagnarsi, perché nello scivolare e schizzare sul palco, le donne-cigno rischiano di far arrivare l’acqua sul capo di coloro seduti nelle prime file.

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Cultura

Ricomincio dai Libri: scommessa vinta nei Quartieri Spagnoli

Bilancio positivo per Ricomincio dai Libri, che si prende cura di Napoli e la inonda di letteratura, ricominciando proprio dai Quartieri Spagnoli.

Si è conclusa lo scorso weekend la sesta edizione di Ricomincio dai Libri, la fiera del libro, completamente gratuita, che quest’anno si è svolta dal 4 al 6 ottobre presso la Fondazione Foqus.

La manifestazione è stata un successo, un caleidoscopio di parole, volti, colori, suoni, attorno ad un tema comune: il prendersi cura, inteso nelle sue diverse declinazioni. Innanzitutto, prendersi cura del luogo. A questo proposito, la scelta della location non è stata casuale (ve ne abbiamo parlato qui). Infatti, attraverso le sue tantissime iniziative, la Fondazione Foqus si pone da tempo l’obiettivo di riqualificare un’area notoriamente problematica della città di Napoli, dove è alto il tasso di abbandono scolastico e altrettanto elevato quello della criminalità. Cosa possiamo dire alla fine di questa rassegna letteraria? Decisamente una vittoria per la cultura e, soprattutto, per i Quartieri Spagnoli, questa strana periferia cittadina al centro della città.

Riteniamo che sia dovere di ognuno” – scrive il direttore artistico di RdL, Lorenzo Marone, “sensibilizzare sulle storture e le ingiustizie del mondo. In tal senso abbiamo deciso di parlare in questa edizione di ‘cura’; prendersi cura del prossimo, di chi ci è vicino, di chi è visto, ahimè, come uno ‘straniero’, cura per sé stessi, e per l’ambiente, la vera grande sfida che attende questa generazione. […] ‘Prendiamoci cura’ è il tema della nostra fiera, dovrebbe essere invece il motto di una società diversa, di un nuovo modo di pensare, di vivere il quotidiano.”

Una scommessa vinta

C’è chi pensava che portare un grande evento come una fiera del libro ai Quartieri Spagnoli fosse un azzardo, una scommessa persa in partenza. Eppure l’affluenza registrata sembra dimostrare l’esatto contrario. Una rassegna culturale con oltre 100 eventi – tra cui dibattiti, incontri e presentazioni letterarie – 19 autori emergenti, 40 editori in esposizione e tante associazioni che, con i loro laboratori ed eventi, hanno arricchito ancora di più un programma davvero interessante.

Con i big…

Già, perché la sezione Big della kermesse è stata di alto livello e ha messo in evidenza tematiche trasversali, tutte connesse con il prendersi cura. Tra i grandi ospiti della manifestazione letteraria, venerdì si è cominciato con Antonella Cilento, che è stata impegnata in una conversazione sul ruolo della scrittura e della creatività.

Nel suo intervento, Federico Pace (Scintille, Einaudi Super ET) ha sottolineato l’importanza di ‘allargare’ il nostro tempo per viverlo pienamente, di “uscire dall’ego” per raggiungere gli altri, spiegando, in questo modo, il fil rouge che sostiene Scintille ma suggerendo anche una pratica da applicare quotidianamente per ‘prendendoci cura’ degli altri. Lo stesso De Crescenzo – a cui la rassegna è stata, in qualche modo, dedicata, in “32 dicembre”, ha riflettuto sul tempo suggerendo che, per affrontare bene la vita, il tempo non andrebbe esteso ma allargato.

…un weekend ‘da leoni’

Tra sabato e domenica, molti altri sono stati i protagonisti indiscussi di Ricomincio dai Libri. Tra questi, Matteo Cerri (La cura del freddo), Fabio Geda (Una domenica), Ilaria Gaspari (Lezioni di felicità). Si è, poi, lasciato spazio alla discussione sul prendersi cura dell’altro in rapporto al fenomeno della migrazione, con autori del calibro di Cristina Cattaneo (Naufraghi senza volto) e Marco Rizzo (A casa nostra. Cronaca da Riace), i quali hanno portato a RdL le proprie esperienze sul campo.

Ricomincio dai Libri ha ospitato anche Vauro Senesi (Dio è tornata), famoso vignettista questa volta impegnato come romanziere, Viola Ardone (Il treno dei bambini), Ernesto Galli della Loggia (L’aula vuota), Valentina Farinaccio (Quel giorno). Non è mancato il finalista del premio Campiello Giulio Cavalli (Carnaio) e nemmeno Nello Trocchia che, dialogando con Sandro Ruotolo, ha presentato a RdL il libro con il quale ha portato alla luce i segreti del clan dei Casamonica (Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo dl clan che ha conquistato Roma). Il compito di chiudere il sipario, dopo una tre giorni di grande cultura, è stato affidato a Maurizio De Giovanni, il quale ha presentato il suo libro Dodici rose a settembre.

Prendiamoci cura…dell’ambiente

Rispetto alla questione ambientale, la fiera è iniziata con un incontro sul caso Chernobyl. Un interessante dibattito che ha coinvolto Francesca Gorzanelli, fotografa e autrice della mostra fotografica, esposta alla fiera, “Diario di un viaggio a Chernobyl”, e Stefania Divertito, giornalista ambientale e autrice del libro “La verità su Chernobyl”, in uscita ad ottobre per Sperling&Kupfer.

Ospite d’onore, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha partecipato alla fiera domenica mattina. Questa manifestazione, infatti, ha avuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, grazie alla scelta degli organizzatori di rendere Ricomincio dai Libri una fiera completamente plastic free. “Plastic free non ha anche un forte valore simbolico?” – si chiede e ci chiede retoricamente il Ministro Costa durante il suo intervento, conversando con Giuseppe Carboni, direttore del Tg1 – “Non vuol dire costruire una famiglia come un player della tutela dell’ambiente? […] Oggi ognuno di noi è un attore principale del cambiamento.”

Il tributo a De Crescenzo

L’intera manifestazione è stata una forma di tributo a Luciano De Crescenzo, lo si è visto anche semplicemente facendo attenzione ai nomi delle sale: Cavalluccio Rosso, Dottor Cazzaniga, Luigino il Poeta, Don Armando, Rachelina e, infine, Bellavista.

Davvero emozionante, poi, l’incontro di sabato sera a cura di Pino Imperatore intitolato “Così parlò De Crescenzo”, dedicato proprio a Luciano De Crescenzo. Durante l’incontro, il pubblico ha potuto assistere ad una frizzante discussione tra i tre ospiti della serata: Giuseppe Ferraro, docente di filosofia morale presso l’Università “Federico II”, Benedetto Casillo, il famoso vice sostituto portiere in “Così parlò Bellavista”, e Gerardo Scala, o “Luigino il poeta”, che, per l’occasione, ha anche interpretato alcune poesie.

I laboratori di RdL

A Ricomincio dai Libri si promuovono sapere e cultura anche attraverso laboratori, letture animante e incontri a tema per bambini e ragazzi, così da alimentare nelle nuove generazioni la curiosità e la passione per i libri. In questa sesta edizione, una decina i laboratori per i più piccoli, a cura di diverse associazioni, tra le quali Nati per Leggere, Parole Alate, Lib(e)ri per crescere, A.P.S. Evviva, A.P.S. La voce di tutti e A.P.S. Re-Start, l’Associazione Annalisa Durante.

Oltre alle attività per i più piccoli, grazie alla consolidata collaborazione con la Scuola Italiana di Comix sono stati proposti due laboratori: uno di fumettistica per “junior” (8-13 anni) e uno di sceneggiatura per i “senior” (dai 16 anni). Tuttavia, uno dei momenti più coinvolgenti per i bambini (e non!) è stato l’incontro con Geronimo Stilton, protagonista di un incontro durante il quale, attraverso la lettura, si è cercato di sensibilizzare i più piccoli al rispetto per la natura.

Parole, Immagini & Emozioni

Diversi i momenti dedicati alle “attività esperienziali”, alla scrittura introspettiva e alle tecniche narrative, ma anche laboratori dedicati alla scrittura drammaturgica e all’editoria, come quelli condotti da Lalineascritta, a cura di Antonella Cilento. Oltre a “Diario di un viaggio a Chernobyl” – di cui vi abbiamo già parlato – in esposizione durante Ricomincio dai Libri anche la mostra “Words”, con una selezione di fotografie a cura di Luisa Menazzi Moretti, e “Con gli occhi di medici senza frontiere“, a cura di Medici Senza Frontiere.

E per il prossimo appuntamento?

La sesta edizione di Ricomincio dai libri si è conclusa da meno di una settimana, ma non si può fare a meno di interrogarsi già sulla settima. Per tutte le informazioni e i contatti – ma anche per un vedere con i vostri occhi, attraverso un bellissimo racconto fotografico, cosa è successo lo scorso weekend a RdL – potete consultare il sito ufficiale della fiera.

 

Foto in copertina gentilmente concessa dal fotografo Angelo Orefice.

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Cultura

Leggende della Campania: Mergellina, la ninfa ed il pescatore

Il lungomare di Mergellina è indubbiamente uno dei luoghi più belli e suggestivi di Napoli, e forse quello che evoca più di tutti, nella fantasia popolare, la nostra città. Ma, come abbiamo già avuto modo di scoprire, spesso è stata teatro di fatti misteriosi o sanguinosi; le acque del mare di Mergellina nascondono incantesimi, morti e segreti.

Sul fondo del mare di Napoli c’è anche ciò che ha dato a Mergellina il suo nome. Questa settimana vi raccontiamo la storia di un pescatore, di una ninfa e di questo nome sommerso.

Un pescatore fortunato

Il protagonista di questa storia è un pescatore che era baciato dalla buona sorte. La sua pesca era sempre abbondante, in qualsiasi condizione fosse il mare: era un pescatore fortunato.

Il pescatore passava il giorno tra ami e remi, rallegrandosi della sua pesca abbondante e ringraziando il cielo per la sua fortuna. Viveva felice e spensierato una vita semplice che tuttavia lo soddisfaceva.

Un giorno, tuttavia, parve che la fortuna che l’aveva sempre accompagnato l’abbandonasse: vide infatti qualcosa, tra i flutti del mare, che l’avrebbe condotto alla rovina.

Una ninfa con la cetra

Tra le onde si ergeva la figura di una ninfa bellissima. La pelle della creatura era candida come la neve e boccoli biondi le incorniciavano il viso; la bella bocca si schiudeva mentre cantava accompagnata da una cetra suonata dalle mani affusolate e delicate.

Il pescatore fortunato ne fu incantato non appena posò lo sguardo su di lei. Abbandonò lenza ed esche e si avvicinò alla sua figura per sentire meglio la sua voce ed il suo canto.

La ninfa concluse la sua canzone e rise; dopodiché si immerse nel mare, sparendo alla vista del pescatore.

Il nome di Mergellina

Il pescatore seguì la ninfa, chiamandola, fino ad arrivare molto lontano dalla riva.

Ma il mare era agitato e l’uomo dopo qualche tempo divenne stanco; tre volte venne sommerso dall’acqua e tre volte riemerse, ma, la quarta volta, sparì nel fondo del mare e non tornò più a galla.

I suoi concittadini lo cercarono per giorni, per mesi, ma il suo corpo non venne mai trovato. Diedero allora, in sua memoria, il nome del pescatore (s)fortunato al luogo dov’era annegato: Mergellina.

Notti di mezza estate

La ninfa, invece, si fece ancora viva: diverse volte venne avvistata, poco lontano dalla riva, a suonare di notte la propria cetra.

Ancora oggi, si dice che la si possa udire cantare e a volte addirittura vedere durante le notti d’estate, quando le stelle brillano e sono più luminose. Alcuni sperano che il pescatore fortunato non sia annegato ma che l’abbia raggiunta e che, in realtà, siano ancora insieme grazie a qualche incanto o stregoneria.

E voi, la ninfa, l’avete vista? Avete udito il suo canto? Fate attenzione, la prossima volta che vi capita di passeggiare la sera nei pressi del lungomare: potreste scorgerla mentre s’affaccia appena oltre il filo dell’acqua, guardando le stelle con aria trasognata.

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CronacaScuola e dintorni

Emergenza rifiuti a Scampia: Coinvolta una scuola materna

L’emergenza rifiuti questa volta coinvolge una scuola materna di Scampia: una situazione di degrado che deve essere fermata.

Emergenza rifiuti e quattro aule di una scuola materna chiuse a Scampia: è successo poco distante dal centro, nei pressi del campo rom in cui recentemente sono state date alle fiamme montagne di rifiuti e tre baracche. Un degrado che questa volta ha coinvolto anche i piccoli alunni del complesso scolastico “Alpi-Levi”, costretti poi a fare lezione all’interno degli spazi del refettorio.

Solo le denunce e le continue proteste della preside Rosalba Rotondo hanno fatto scattare questa mattina la massiccia operazione dell’Asia, volta a bonificare quel tratto di Viale della Resistenza. Il vice presidente dell’VIII Municipalità Salvatore Passaro, ha commentato così i fatti:

“E’ una condizione insostenibile per noi e per i nostri bambini. Questo tratto di strada vede anche la presenza dell’esercito che purtroppo non riesce a contrastare il fenomeno degli sversamenti abusivi. C’è bisogno di un piano condiviso da tutti e che venga attuato con rigore e costanza. Non è giusto mettere così in pericolo la salute degli abitanti del territorio”.

Un’emergenza che deve essere fermata al più presto e il degrado che coinvolge più zone del napoletano, non possono più colpire anche i bambini.

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