domenica, Maggio 10, 2026
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Forio d’Ischia: 37enne sperona Polizia con motoscafo e viene arrestato. Per i suoi difensori la verità è in un video

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ISCHIA SPERONA POLIZIA
ISCHIA SPERONA POLIZIA

ISCHIA – Scene da film nella baia di San Francesco a Forio, sull’isola d’Ischia, dove un uomo originario di Napoli, per sottrarsi al sequestro della sua barca ha provato a fuggire speronando un acquascooter della Polizia di Stato ed è stato arrestato. A seguito di un controllo della Guardia Costiera l’imbarcazione del 37enne era risultata priva di assicurazione e quindi da sequestrare.

Alla Capitaneria, però, poco dopo è arrivata una segnalazione: il proprietario dello scafo era tornato a bordo e stava provando ad allontanarsi, nonostante il fermo amministrativo. Sul posto sono giunti sia gli agenti della Sezione mare dell’Ufficio Prevenzione generale e soccorso pubblico, con due acquascooter, sia una motovedetta della Capitaneria di Porto, che hanno intercettato l’imbarcazione, nel frattempo diretta al largo, ed intimato l’alt al conducente. Questi però non si è fermato e, proseguendo a velocità sostenuta, ha fatto una manovra azzardata, speronando uno dei due acquascooter della Polizia e facendo cadere rovinosamente in acqua il poliziotto alla guida.

Dopo la collisione la fuga del 37enne è giunta al termine: l’uomo è stato bloccato e, portato a terra, arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. A suo carico è scattata anche una denuncia per danneggiamento dei beni dello Stato, violazione dei sigilli e inosservanza di norme sulla sicurezza della navigazione. La sua imbarcazione è stata posta sotto sequestro mentre l’agente alla guida dell’acquascooter speronato è stato trasportato all’Ospedale Rizzoli di Ischia per le cure mediche: ne avrà per cinque giorni.

Avvocati: “Fuga e speronamento a Ischia? La verità in un video su Fb”

Non avrebbe tentato la fuga e neppure speronato l’acquascooter della Polizia di Stato facendo cadere in acqua l’agente che lo stava pilotando: è quanto sostengono gli avvocati Sergio Pisani e Marco Cioffi, legali del professionista 37enne arrestato a poca distanza dal porticciolo di Forio d’Ischia, che sono in possesso di un video che, sostengono, scagiona il loro assistito.

Si tratta di un filmato – spiegano Pisani e Cioffi all’ANSA – che l’indagato stava trasmettendo in diretta su Facebook proprio nel momento in cui sono sopraggiunte le moto d’acqua della Polizia. Le immagini documentano in modo inequivocabile una dinamica profondamente diversa rispetto a quella riportata nei comunicati ufficiali e nei resoconti giornalistici“.

Il video è registrato da bordo dell’imbarcazione e riprende la navigazione, con la musica accesa, fino all’impatto frontale con una delle due moto d’acqua della polizia. Il filmato, proseguono i due legali, sarà regolarmente depositato domani, all’attenzione del Giudice incaricato della direttissima della 7 sezione del Tribunale di Napoli, “affinché possa essere valutato con la dovuta attenzione e imparzialità”.

È assurdo e preoccupante che il nostro assistito sia stato condotto in carcere per una dinamica come quella documentata fortunatamente in questo video: approfondiremo a 360 gradi la vicenda, con l’obiettivo di far emergere tutta la verità“, dicono ancora i due avvocati che si dicono pronti “a fare luce su quanto accaduto, anche e soprattutto nel confutare la dinamica descritta dell’impatto tra la moto il veicolo delle forze dell’ordine e il natante del nostro assistito“.

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Scaduti i termini di custodia scarcerati diversi esponenti dei Moccia

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MOCCIA AFRAGOLA
MOCCIA AFRAGOLA

Un vero e proprio cortocircuito giudiziario tra il Tribunale e la Procura di Napoli, così mentre era in corso il processo ai vertici del clan Moccia di Afragola, la sesta sezione penale ha dichiarato decorsi i termini della custodia cautelare.

Così sono stati scarcerati Antonio Moccia, Luigi Moccia, Gennaro Moccia, Pasquale Credentino, Antonio Nobile, Gennaro Rubiconti e Giovanni Esposito. Invece Angelo Moccia e Francesco Favella coinvolti in altri procedimenti giudiziari, sono stati scarcerati ma con il divieto di dimora in Campania e Lazio e l’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria.

Ma come è avvenuto questo cortocircuito? La Procura di Napoli sosteneva, in base ad un pronunciamento della Cassazione, che i termini decorressero dalla sentenza del dicembre 2022 con cui il tribunale di Napoli Nord aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale. Di tutt’altro avviso i difensori degli imputati, che invece sostenevano che bisognava calcolare il tempo dall’emissione del decreto di giudizio immediato, ovvero il 22 luglio 2022.

Cosi i giudici del Tribunale di Napoli hanno preso atto che erano decorsi i tre anni di custodia cautelare e dato il via libera alla scarcerazione.

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Oggi Martina Carbonaro avrebbe dovuto compiere 15 anni

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MARTINA CARBONARO
MARTINA CARBONARO

AFRAGOLA – Oggi, 3 agosto, Martina Carbonaro avrebbe dovuto compiere 15 anni. Una tappa di passaggio ma importante per ogni adolescente.

Una festa con la mamma, il papa, le amiche, la torta le foto, i video, tanti ricordi da conservare con gioia. Invece tutto questo non ci sarà oggi perché il suo ex fidanzato, Alessio Tucci, 19 anni, non ha saputo gestire un rifiuto, la fine della loro relazione sentimentale e l’ha uccisa lo scorso 26 maggio.

Un omicidio violento ed efferato, Martina è stata uccisa a colpi di pietra, colpita alle spalle sulla testa e lasciata agonizzante a terra, come ha certificato l’autopsia. Con una freddezza che mette i brividi poi il corpo di Martina è stato nascosto sotto un cumulo di materiale edile, all’interno di questa stanza in un edificio del campo comunale Moccia di Afragola.

Solo grazie alle celle telefoniche e ad alcuni dettagli, come gli occhiali che la 14enne indossava sempre, i Carabinieri sono riusciti a ritrovarla dopo un giorno e mezzo di ricerche, alle quali, beffardamente, partecipò anche Alessio Tucci, che poi crollò confessando l’omicidio davanti ai magistrati del Tribunale di Napoli Nord.

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Pomigliano: scoperti due lavoratori in nero, uno percepiva la NASPI e un altro la pensione

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pomigliano
pomigliano

Controlli dell’ispettorato del lavoro e della polizia municipale nelle attività commerciali di Pomigliano d’Arco.

Due persone, un 26enne di Sant’Antimo e una 74enne di Sant’Anastasia sono stati denunciati: lavoravano in nero in una pizzeria, il 26enne però percepiva l’indennità di disoccupazione (NASPI) mentre la 74enne risulta in pensione.

Durante i controlli, elevate sanzioni per un totale di 38mila euro. Oltre che ai danni della pizzeria dove sono stati scoperti i lavoratori irregolari, è scattata la sospensione anche per un centro estetico e per un negozio di abbigliamento, dove in tutto erano una decina i dipendenti impiegati in nero, tra cui una persona extracomunitaria irregolare sul territorio, già denunciata in passato dopo essere stata scoperta in un macello abusivo di cinghiali.

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Torre Annunziata: crolla soffitto nella postazione 118, medico in salvo perché ha sentito scricchiolare

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TORRE ANNUNZIATA 118
TORRE ANNUNZIATA 118

TORRE ANNUNZIATA – Paura nella tarda mattinata di oggi presso la postazione del 118 di Torre Annunziata (Napoli), dove il tetto di una stanza è improvvisamente crollato.

Ne da notizia l’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”, l’incidente è avvenuto nella stanza destinata al medico di turno, che si è salvato per un soffio. Secondo le prime ricostruzioni, il medico avrebbe avvertito strani scricchiolii provenire dal soffitto, insospettito è uscito appena in tempo. Pochi istanti dopo, il solaio ha ceduto, facendo crollare parte della copertura della stanza. Fortunatamente, nessuno è stato coinvolto dal crollo.

La struttura, situata in un edificio già oggetto di segnalazioni per carenze strutturali, è stata immediatamente evacuata e transennata. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, i tecnici comunali e le forze dell’ordine per accertare le cause del crollo e valutare la stabilità dell’intero edificio.

Intanto, i servizi di emergenza sanitaria sono stati temporaneamente trasferiti per garantire la continuità operativa. Le autorità stanno indagando sull’accaduto, mentre cresce la preoccupazione tra gli operatori sanitari che da tempo lamentano le condizioni precarie delle strutture assegnate al servizio.

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Arzano: investe pedone, scappa e tenta di riverniciare l’auto

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ARZANO PIRATA DELLA STRADA
ARZANO PIRATA DELLA STRADA

Nel percorrere una delle strade principali di Arzano un’auto ha investito una donna di nazionalità Ucraina lasciandola sofferente a terra per poi dileguarsi senza prestare i soccorsi.

Immediato l’intervento di una pattuglia della polizia locale con gli agenti che hanno subito delimitato la zona contattando il personale del 118 che ha trasportato in ospedale la donna con diversi giorni di prognosi.

Le indagini, con le prime informazioni raccolte e i filmati dell’impianto di videosorveglianza, hanno portato gli agenti , coordinati dal comandante Biagio Chiariello , al veicolo investitore, una fiat 600 di colore rosso che dopo aver investito la donna si é dileguata in direzione Secondigliano.

Gli agenti, grazie alla collaborazione dei colleghi della Polizia locale di Napoli, hanno bussato alla porta dell’intestatario dell’auto, che si é rivelato essere il “pirata” della strada, residente nella zona cosiddetta del “terzo mondo” di Secondigliano, B.R. le sue iniziali, a cui gli operatori hanno chiesto dove fosse il veicolo.

Parcheggiato in un box in attesa delle riparazioni, il veicolo era pronto per essere riverniciato facendo sparire le tracce di reato ma l’intervento tempestivo degli agenti ha impedito che ciò avvenisse. Vistosi alle strette l’investitore ha confessato di essere il pirata della strada ed é stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord per omissione di soccorso e lesioni con sequestro dell’auto.

L’auto era anche priva di assicurazione, l’uomo aveva la patente scaduta per un totale di violazioni al codice della strada pari a 6mila euro.

La donna ora sta bene, e ha ringraziato gli agenti per la prontezza e l’efficacia con cui hanno operato, riuscendo in tempi brevissimi a risalire all’identità del responsabile.

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Operai morti al Rione Alto: tubo spezzato sulla saldatura

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TUBO SPEZZATO RIONE ALTO
TUBO SPEZZATO RIONE ALTO

Si sta concentrando su un tubo di diversa sezione, spezzato in un punto in cui è evidente una saldatura, e sul serraggio dei perni di ancoraggio, l’attenzione di pm consulenti presenti alla rimozione dell’impianto dal quale sono precipitati i tre operai morti a Napoli lo scorso 25 luglio.

L’accertamento irripetibile della Procura ha preso il via stamattina. Presenti, consulenti degli indagati, i rispettivi avvocati: Zollo (per l’imprenditore Pietroluongo); Fusco (per l’imprenditore Napolitano); Ferraro (per l’amministratore del condominio) e Floccher e Anzelmo (per il direttore del lavori). Tra gli avvocati delle parti offese Amedeo Di Pietro e Luigi Cinque.

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Ischia: 16enne truffatore sottrare migliaia di euro ad anziana

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16ENNE TRUFFATORE ISCHIA
16ENNE TRUFFATORE ISCHIA

Ha appena sedici anni, ma è già un esperto in truffe agli anziani. Tanto da agire in modo seriale. Il trenta luglio a Roma miete una vittima, ma viene scoperto e affidato in prova a una comunità di recupero.

Dovrebbe trascorrere qui dodici mesi invece poche ore dopo evade ed è già di nuovo operativo. Tanto che s’imbarca per Ischia: qui una donna di 83 anni era già stata contattata telefonicamente: “Abbiamo arrestato sua figlia e se vuole liberarla deve pagare una cauzione”, dice il finto maresciallo sfruttando la solita tecnica che fa leva sulle emozioni. Il ragazzo, originario di Melito di Napoli, va e riscuote: diecimila euro più diversi gioielli.

La signora truffata telefona alla figlia, e questa contatta il 112. Da qui scattano le ricerche dei carabinieri di Ischia che, anche grazie alla descrizione fornita dall’anziana, riescono a intercettare il sedicenne al porto, pronto a imbarcarsi per Napoli. Addosso ha 150 euro, forse il compenso per la truffa su commissione e nel cellulare ci sono le foto del bottino con la frase: “Sta carica la signora, tiene 100 anni“.

I carabinieri risalgono agli spostamenti del minore, arrestato e trasferito nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, e scovano il complice, un 33enne incensurato di Napoli, in una casa vacanze dell’isola verde. Qui trovano 6700 euro e una spilla d’oro sottratta alla vittima. L’uomo viene denunciato per concorso in truffa e ricettazione.

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La Procura di Roma ha sequestrato la salma di Michele Noschese

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MICHELE NOSCHESE DJ
MICHELE NOSCHESE DJ

La procura di Roma vuole fare luce sulla fine di Dj Godzi, il trentacinquenne napoletano Michele Noschese morto durante l’arresto da parte della Guardia Civil, il 19 luglio scorso in un complesso residenziale di Sant’Eulaia, sull’isola di Ibiza.

La salma, liberata dalle autorità spagnole, è tornata ieri a Roma e la procura di Piazzale Clodio (competente ad indagare sui fatti che riguardano i cittadini italiani all’estero) l’ha sequestrata nell’ambito di un’inchiesta, ancora contro ignoti, in cui si ipotizza il reato di omicidio preterintenzionale.

I pm della Capitale, con l’audizione di testimoni e una nuova autopsia, vogliono capire se è vero, come ipotizzano amici e familiari di Noschese, che l’uomo sia morto in seguito alle percosse della Guardia civil, oppure se è fondata la tesi degli inquirenti spagnoli, secondo cui il decesso sarebbe da attribuire ad un abuso di droghe. Ma cominciamo dall’inizio.

Il 19 luglio mattina gli abitanti del residence dove viveva Noschese sono stati svegliati da strepiti e urla. “Michele era fuori di sè, sembrava un pazzo”, hanno raccontato dei testimoni alla polizia, intervenuta sul posto perchè l’italiano, secondo le chiamate al 112, stava minacciando un anziano vicino con un coltello. In quell’appartamento si era rifugiata, poco prima, una giovane argentina che da qualche giorno era ospite di Noschese: era scappata gridando, a quanto pare spaventata dallo stato di agitazione dell’uomo, che l’aveva inseguita fin dentro l’abitazione. Qui sono intervenuti gli uomini della Guardia civil, che hanno immobilizzato Noschese. “Gli hanno messo le manette alle mani e anche ai piedi, non ho visto mai nessuno ammanettato ai piedi… e poi hanno iniziato a dargli dei pugni al volto e sulla schiena… Io ero sul ciglio della porta, ho visto e sentito le urla del mio coinquilino: ‘Lasciatemi stare, lasciatemi stare’. Michele era spaventato, loro si sono accorti della mia presenza e mi hanno detto di scendere”, ha raccontato un amico del dj, Raffaele Rocco.

La Guardia civil, all’indomani del fatto, ha chiarito che il comportamento degli agenti è stato sempre corretto: è stata usata “la forza minima necessaria” a bloccare un uomo in stato di agitazione, che poi ha avuto le convulsioni e, nonostante i tentativi di rianimarlo, è morto. Tutto confermato dall’autopsia, che non avrebbe riscontrato segni di violenza sul corpo e attribuito la morte alla “continua assunzione di stupefacenti”, tracce dei quali sono state trovate anche in casa del giovane. All’autopsia non ha potuto partecipare un consulente della famiglia Noschese ed è anche per questo che il padre del dj, Pino, con un lungo passato di medico ortopedico al Cardarelli di Napoli, definendo l’esame “incompleto”, ha chiesto e ottenuto dalle autorità spagnole l’autorizzazione a svolgere nuovi accertamenti diagnostici, in particolare una Tac e una risonanza total body, che sono stati effettuati in una clinica privata di Ibiza. I risultati ufficiali ancora non si conoscono, ma secondo quanto trapelato finora sarebbero emerse costole e clavicole rotte.

La procura di Roma vuole ora districare questo ginepraio, svolgendo ulteriori esami e sentendo persone informate sui fatti, a partire proprio da Pino Noschese, già ascoltato per rogatoria dalla polizia di Napoli. Agli investigatori il medico ha ripetuto quanto gli è stato riferito dagli amici del dj; ha poi sottolineato che “se aveva le convulsioni doveva essere soccorso e non buttato a terra e ammanettato mani e piedi” e infine ha consegnato un messaggio vocale inviato dal figlio a un amico: “Alle 7,49 di sabato Michele diceva ‘basta fare chiasso, che protestano i vicini’. E alle 8,15 era morto. Aspetto di capire ancora perché”.

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Sconcertante furto nell’appartamento di Vincenzo Del Grosso, uno degli operai morti al Rione Alto

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VINCENZO DEL GROSSO FURTO IN CASA
VINCENZO DEL GROSSO FURTO IN CASA

Un furto è avvenuto nell’abitazione di Vincenzo Del Grosso, l’operaio 53enne deceduto venerdì scorso in un drammatico incidente sul lavoro al Rione Alto di Napoli, getta nuove ombre sulla sua scomparsa.

La vittima, precipitata da un carrello elevatore insieme ad altri due operai, viveva nel Rione Sanità, accanto alla casa della compagna.

Come riporta “Il Mattino” durante la notte tra sabato e domenica, ignoti si sono introdotti nel suo appartamento, sottraendo utensili e parte del materiale da cantiere di sua proprietà. L’esatta entità del furto è ancora da determinare: le forze dell’ordine stanno conducendo accertamenti per identificare gli oggetti rubati e chiarire il movente, che potrebbe anche essere legato alle indagini in corso sulla sua morte.

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