domenica, Aprile 12, 2026
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Omicidio Fabio Ascione, il clan ha alzato il muro dell’omertà a Ponticelli per proteggere l’assassino

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FABIO ASCIONE PONTICELLI
FABIO ASCIONE PONTICELLI

PONTICELLI – Con enormi difficoltà i Carabinieri della Compagnia di Poggioreale stanno ricostruendo l’omicidio di Fabio Ascione, 20enne incensurato, ucciso da un colpo di pistola martedì notte in via Carlo Mirandi nel quartiere Ponticelli a Napoli.

L’ipotesi investigativa più credibile è quella che il 20enne sia stato colpito da un proiettile che non era diretto a lui. Non si sarebbe trattato nemmeno di un agguato o di una stesa, ma lo scenario riportato dai quotidiani oggi vedrebbe protagonista un giovanissimo rampollo del clan Di Micco, che scarrellando una pistola, avrebbe fatto partire un colpo, che avrebbe poi centrato Fabio Ascione.

I Carabinieri sperano di ottenere risposte almeno dall’autopsia. Perché a Ponticelli la gente non parla, il clan Di Micco, per proteggere un loro familiare ha alzato il muro dell’omertà a suon di minacce. I testimoni, almeno dieci, avrebbero fornito versioni contrastanti tra loro o addirittura palesemente inventate.

L’omicidio del ragazzo sarebbe stato preceduto da una serata di forte tensione tra due gruppi di giovanissimi che nelle ultime settimane si sarebbero rese protagoniste di scorribande tra Volla e Ponticelli. L’ultima sarebbe avvenuta proprio la notte di martedì.

Va ricordato che Fabio Ascione stava tornando a casa dopo una notte di lavoro in un una sala bingo a Cercola. Si sarebbe fermato al bar di via Carlo Miranda per salutare alcuni amici che si trovano li. E sottolineiamo ancora una volta la sua totale estraneità agli apparati criminali. La Questura avrebbe vietato i funerali pubblici per il clima di tensione che si respira a Ponticelli. Certificato anche dalle minacce sui social tra i gruppi criminali della galassia dei Di Micco e quelli di Volla.

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Camorra, 11 arresti per tentata infiltrazione negli appalti da parte del Clan Moccia di Afragola in Toscana

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Camorra, 11 arresti per tentata infiltrazione negli appalti da parte del Clan Moccia di Afragola in Toscana
Camorra, 11 arresti per tentata infiltrazione negli appalti da parte del Clan Moccia di Afragola in Toscana

Un articolato sistema di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico toscano, con esponenti collegati al clan camorristico Moccia di Afragola, è stato smascherato dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, nell’ambito dell’operazione denominata “Contractus”.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze – Direzione Distrettuale Antimafia ha delegato ai Carabinieri del Comando Provinciale di Siena, che hanno operato con il supporto dei reparti territorialmente competenti, l’esecuzione, nelle province di Napoli, Caserta, Prato, Firenze e Udine, di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.

L’operazione odierna ha riguardato 11 soggetti di origine campana ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di estorsione e tentata estorsione, aggravate dal metodo mafioso, minaccia a pubblico ufficiale e tentata violenza privata.

Il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per 7 indagati e gli arresti domiciliari per i restanti 4. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni presso i domicili dei soggetti e la sede legale dell’impresa edile coinvolta.

L’indagine, avviata nell’aprile 2025, con contributi investigativi del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e della Guardia di Finanza di Siena, ha permesso di disvelare un sistematico e violento tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico della regione Toscana.

In particolare, le complesse investigazioni hanno evidenziato l’operatività della società “P.R. Appalti s.r.l.”, con sede formale in Campania ma attiva nei subappalti pubblici e privati in vari cantieri del Centro Italia, inclusi lavori finanziati con fondi Pnrr. Gli indagati utilizzavano l’impresa come paravento legale per attuare un controllo gestionale di altre imprese mediante meccanismi intimidatori.

Il sistema prevedeva l’imposizione unilaterale della rinegoziazione dei contratti. Attraverso minacce e violenze, i titolari delle ditte appaltanti venivano costretti a modificare gli accordi “a corpo” o “a misura” in contratti “ad ore”. Tale meccanismo permetteva di gonfiare fittiziamente i costi, registrando la presenza di un numero sproporzionato di operai o ore di lavoro mai effettuate, precostituendo crediti ingiustificati.

Di fronte al rifiuto di liquidare somme non dovute, gli indagati reclamavano il pagamento attraverso atti intimidatori e minacce fino all’occupazione dei cantieri. Significativa è la caratura criminale e, pertanto, la conseguente pericolosità dei soggetti coinvolti. Alcuni degli indagati, infatti, sono risultati collegati allo storico clan Moccia di Afragola, organizzazione camorristica egemone nel comprensorio nord-orientale della provincia di Napoli.

Nelle conversazioni intercettate, il principale indagato richiamava esplicitamente la potenza del vincolo associativo per piegare ogni resistenza al fine di creare assoggettamento nelle persone offese: “Se mi arrestano a me… stanno altri mille soldati che rispondono ai miei ordini”.

Il richiamo a una struttura militare pronta a subentrare nell’agire criminale garantiva agli indagati di spadroneggiare, cosicchè le azioni intimidatorie poste in essere hanno potuto esercitare assoluto assoggettamento negli imprenditori destinatari delle minacce.

L’Arma dei Carabinieri, nel corso delle investigazioni, ha assicurato una costante tutela alle vittime attraverso il monitoraggio preventivo e sistematico di ogni incontro a rischio tra le persone offese e gli indagati.

Sono stati attuati interventi di sicurezza volti all’allontanamento fisico dei membri del sodalizio durante l’occupazione dei cantieri e alla prevenzione delle ritorsioni; importante a tal fine anche la collaborazione dei comandi territoriali per intercettare i veicoli degli indagati durante spostamenti sospetti verso i domicili o le sedi aziendali delle vittime.

Le Istituzioni impegnate nell’azione investigativa e giudiziaria culminata negli arresti odierni, si legge in una nota firmata dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze Rosa Volpe, invitano tutti gli operatori economici che siano stati vittime di forme di intimidazione e coercizione da parte di coloro che hanno operato sotto lo schermo sociale della società “P.R. Appalti s.r.l.” o con analoghe metodologie criminali a denunciare con determinazione, unico sistema per superare l’isolamento e il ricatto mafioso, nell’auspicio che possano assumere consapevolezza che la collaborazione con lo Stato rappresenti ineguagliabile strumento per ottenere il ripristino della legalità nel mercato degli appalti e la tutela della libera iniziativa imprenditoriale.

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La Flotilla fa sosta a Napoli, destinazione Gaza: ieri corteo sul lungomare a sostegno delle imbarcazioni

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LA flotilla fa sosta a napoli, destinazione gaza ieri corteo sul lungomare a sostegno delle imbarcazioni
LA flotilla fa sosta a napoli, destinazione gaza ieri corteo sul lungomare a sostegno delle imbarcazioni

Le 20 imbarcazioni della Flotilla che hanno fatto sosta a Mergellina, prima di intraprendere da Napoli di nuovo il mare per raggiungere poi Gaza hanno trovato oggi centinaia di sostenitori che sono scesi in piazza.

Ma c’è stato un cambio di programma della manifestazione organizzata proprio per illustrare le ragioni del viaggio che avrà inizio nelle prossime ore.

La partenza del corteo, inizialmente prevista da piazza Vittoria, è stata spostata all’ultimo minuto a corso Vittorio Emanuele per motivi di ordine pubblico. E così una distanza di un chilometro e mezzo ha separato la flotta di terra da quella di mare.

“Abbiamo dovuto cambiare poche ore prima il percorso annunciato”, ha spiegato una organizzatrice evidenziando che il nuovo percorso ha fatto in modo che i manifestanti non sfilassero dinanzi al consolato americano.

Questo è stato l’unico intoppo di una marcia di supporto a quella che sarà la Spring Mission 2026.

L’obiettivo, anche questa volta, resta lo stesso: “rompere il blocco illegale”. Sono 100 le imbarcazioni coinvolte e 3.000 le persone provenienti da più di 50 Paesi.

La Flotilla salpa di nuovo per affrontare 1.560 miglia nautiche e oltre 15 giorni di navigazione: da Livorno a Civitavecchia e Napoli, da Trieste ad Ancona e Bari, fino alla Sicilia e poi dritto verso Gaza.

È proprio in questo pomeriggio che la “flotta di terra” napoletana, ha offerto il proprio sostegno alle navi in sosta.

Tra i membri dell’equipaggio, da Marsiglia, anche Tino: “Il progetto politico è rimettere al centro la questione palestinese – spiega -. Siamo partiti da Marsiglia il 4 aprile e ci siamo fermati dopo sei giorni di navigazione. Lunedì torneremo in mare fino alla Calabria, dove resteremo alcuni giorni anche per svolgere attività di formazione e preparare le persone a questa missione, che è molto particolare e anche difficile”.

Presente anche Tony La Piccirella, che si imbarcherà in seguito dalla Sicilia. Ricordando la missione precedente, ha spiegato: “Lo scenario globale è indubbiamente cambiato rispetto al viaggio precedente.

Ora, però, ci sono molti più motivi per salpare e scendere nelle piazze a sostegno della causa palestinese”.

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Orrore in famiglia ad Aversa: quattro arresti per abusi e maltrattamenti su minori, tra gli indagati anche il padre

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Un grave caso di violenze e abusi sui minori è emerso ad Aversa, dove quattro persone sono state arrestate nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura presso il Tribunale di Napoli Nord. Tra i destinatari della misura cautelare figura anche il padre dei bambini, un uomo di 55 anni, ritenuto responsabile di abusi sessuali ai danni dei propri figli, tra cui uno in tenerissima età.

Insieme a lui sono finiti in carcere un uomo di 50 anni e due donne, di 34 e 60 anni, tutti originari dell’Est Europa. Secondo gli inquirenti, avrebbero contribuito a creare un ambiente familiare caratterizzato da paura, sopraffazione e continue vessazioni nei confronti dei minori.

Le indagini hanno delineato un quadro estremamente allarmante: i bambini sarebbero stati costretti a vivere in condizioni di grave degrado, privi di qualsiasi tutela e sottoposti a maltrattamenti continui. La Procura ha sottolineato come le sofferenze subite abbiano compromesso profondamente l’equilibrio psicologico e fisico delle vittime.

L’intervento delle forze dell’ordine, avvenuto nella giornata di sabato 11 aprile, ha permesso di allontanare i minori da un contesto definito “altamente pericoloso”, mettendoli finalmente al sicuro. Gli arresti sono stati eseguiti dagli agenti del commissariato locale, che hanno notificato l’ordinanza mentre gli indagati si trovavano fuori dall’abitazione.

Determinante per l’avvio dell’inchiesta è stata la segnalazione di un familiare, che ha trovato il coraggio di denunciare quanto accadeva all’interno della casa. Da quel momento, le investigazioni hanno portato alla luce una realtà fatta di abusi e violenze sistematiche.

Ora sarà il percorso giudiziario a chiarire nel dettaglio le responsabilità individuali, mentre per i bambini si apre una fase delicata di protezione e recupero dopo le gravi esperienze vissute.

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“C’era una volta… Scugnizzi”: il musical dei record torna al Teatro Augusteo di Napoli

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C’era una volta... Scugnizzi il musical
C’era una volta... Scugnizzi il musical

Dal 10 aprile torna al Teatro Augusteo di Napoli C’era una volta… Scugnizzi il musical dei record, tra i più amati dal pubblico italiano, con una nuova generazione di interpreti pronta a raccogliere un’eredità importante.

Uno spettacolo di Claudio Mattone, diretto dallo stesso autore, che racconta un universo sospeso tra realtà e poesia. I protagonisti sono ragazzi fragili ma pieni di sogni, spesso costretti a crescere troppo in fretta. Le loro storie parlano di scelte difficili, speranza e riscatto, dando vita a un racconto sorprendentemente attuale

C’era una volta… Scugnizzi non è soltanto una storia ambientata a Napoli, ma un messaggio universale che attraversa confini e tempo, capace di interrogare, emozionare e dare voce a chi continua a credere in un futuro diverso.

Debuttò nel 2002, al Teatro Augusteo: la trama dello spettacolo racconta la vicenda di don Saverio, un prete di strada, e del boss camorrista ’o Russo. Da giovani erano stati entrambi detenuti nello stesso istituto minorile, mentre da adulti si ritrovano su fronti opposti. Il primo tenta di sottrarre i ragazzi alla criminalità, mentre il secondo li sfrutta per i propri affari illeciti.

Spiega Mattone: “L’opera nasce da un tema a me molto caro, quello dei giovani “a rischio”, unito alla sua vocazione di scopritore di talenti. Molti artisti e tecnici oggi affermati, infatti, hanno mosso i primi passi proprio su questo palcoscenico. «C’era una volta …Scugnizzi» è stata un prezioso trampolino di lancio per star oggi affermate della musica e della televisione del calibro di Massimiliano Gallo, Sal da Vinci, Serena Rossi, Andrea Sannino, Mavi Gagliardi, FLO e tanti altri. L’auspicio è che anche questa nuova edizione possa rivelare nuove promesse”.

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Morte del piccolo Domenico Caliendo: la Procura acquisisce nuovi video e foto. Accertamento tecnico fissato per il 16 aprile

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DOMENICO CALIENDO
DOMENICO CALIENDO

NAPOLI – La Procura di Napoli ha disposto una nuova acquisizione di materiale video‑fotografico nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore fallito eseguito il 23 dicembre 2025.

L’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante con il procuratore aggiunto Antonio Ricci, procede con l’ipotesi di omicidio colposo in concorso.

Il nuovo materiale sarà estratto dal cellulare di un operatore socio‑sanitario presente in sala operatoria il giorno del trapianto. Le operazioni rientrano nell’accertamento tecnico irripetibile, per il quale il conferimento dell’incarico è stato fissato al 16 aprile alle 9:30.

Secondo quanto trapela, la decisione di approfondire ulteriormente la raccolta di prove sarebbe maturata dopo gli interrogatori davanti al gip relativi alla richiesta di interdizione per i medici Oppido e Bergonzoni, entrambi indagati anche per falso perché accusati di aver modificato la cartella clinica del piccolo Domenico.

In quella stessa occasione, il collegio difensivo di Oppido ha depositato una memoria che ha spinto il pm a sentire, nei giorni successivi, alcune persone ritenute informate sui fatti nell’ambito del filone relativo al reato di falso. Tra queste figurano la direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, e alcune perfusioniste dell’équipe cardiochirurgica, responsabili della gestione della macchina cuore‑polmoni durante gli interventi.

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Incendio in appartamento a Giugliano, ustionati 47enne e figlio di 5 anni: entrambi trasportati al Santobono

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Incendio in appartamento a Giugliano, ustionati 47enne e figlio di 5 anni entrambi trasportati al Santobono
Incendio in appartamento a Giugliano, ustionati 47enne e figlio di 5 anni entrambi trasportati al Santobono

Incendio in un appartamento intorno alle 22 di ieri sera a Giugliano in Campania, nel Napoletano: all’interno due persone, una donna di 47 anni e il figlio di 5 anni.

Entrambi sono stati trasportati all’ospedale Santobono in codice giallo per ustioni lievi, non sono in pericolo di vita. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, i carabinieri.

Ancora da accertate le cause del rogo. L’incendio è stato domato e l’appartamento è stato dichiarato temporaneamente inagibile.

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incendio giugliano

A Barra nasce il murale per Francesca Albanese di Jorit, accompagnato dai versi di Enzo Avitabile “Tutt’ egual song’ ‘e criature”

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Nel quartiere di Barra, alla periferia orientale di Napoli, un nuovo murale sta attirando sguardi e riflessioni: il volto di Francesca Albanese, giurista italiana e Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati. Non è soltanto un’opera d’arte urbana: è un intervento che si inserisce nel dibattito globale sui diritti, sul potere e sui limiti della libertà di parola. A firmarlo è Jorit Agoch, noto per i suoi ritratti monumentali che mescolano identità, impegno civile e memoria collettiva.

Lo sguardo è frontale, diretto, segnato dalle tipiche strisce rosse sulle guance: un tratto distintivo dell’artista che richiama simbolicamente l’appartenenza a una comune umanità.

Accanto al ritratto, una frase in dialetto napoletano: “Tutt’ egual song’ ’e criature”. Sono versi di Enzo Avitabile, già utilizzati dallo stesso Jorit anni fa in un’opera dedicata a una bambina rom dopo un incendio in un campo nomadi. Il richiamo non è casuale: stabilisce un filo tra contesti diversi, ma uniti da una stessa tensione etica.

La figura di Albanese è al centro di un caso internazionale complesso. Dal 2022, nel suo ruolo alle Nazioni Unite, ha prodotto rapporti critici sulla situazione nei territori palestinesi, arrivando a parlare di gravi violazioni dei diritti umani. Le sue posizioni hanno suscitato forti reazioni, fino alla decisione, nel luglio 2025, da parte dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, di imporre sanzioni personali nei suoi confronti.

Si tratta di misure estremamente dure: restrizioni finanziarie, limitazioni nei movimenti e conseguenze che si estendono ben oltre i confini americani. Un provvedimento che ha aperto interrogativi profondi, non solo sul piano giuridico ma anche su quello politico e simbolico.

Da una parte, Washington ha difeso la scelta parlando di iniziative ritenute inaccettabili sul piano internazionale. Dall’altra, organizzazioni per i diritti umani e ambienti istituzionali hanno sollevato dubbi sulla legittimità e sull’opportunità di colpire in questo modo una funzionaria delle Nazioni Unite.

In questo scenario, il murale non offre risposte né slogan espliciti. Non entra nel merito delle accuse o delle difese. Piuttosto, si limita a rendere visibile un volto e a evocare una domanda: quali sono i confini entro cui il potere può agire per contrastare una voce critica?

È proprio questa sospensione di giudizio a rendere l’opera potente. In un’epoca in cui il dibattito pubblico tende alla polarizzazione, l’arte di strada si conferma uno spazio capace di rallentare il tempo e riaprire il pensiero. Un palazzo di periferia diventa così una tribuna silenziosa, che invita a riflettere su principi fondamentali: giustizia, responsabilità, libertà.

E forse è questo il punto più rilevante. Non tanto stabilire chi abbia ragione, ma interrogarsi sul metodo. Perché la credibilità delle democrazie non si misura solo nella forza delle loro decisioni, ma nella capacità di confrontarsi con il dissenso senza soffocarlo.

A Barra, tra cemento e quotidianità, quella domanda resta impressa su un muro. E da lì, continua a parlare ben oltre i confini della città.

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Acerra: spari al centro, due ventenni feriti e trasportati in scooter alla Villa dei Fiori

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Acerra spari al centro, due ventenni feriti e trasportati in scooter alla Villa dei Fiori
Acerra spari al centro, due ventenni feriti e trasportati in scooter alla Villa dei Fiori

Due ventenni sono stati feriti alle gambe con colpi di arma da fuoco. E’ accaduto la scorsa notte, nel centro di Acerra. Secondo una prima ricostruzione della Polizia di Stato i due di 23 e 25 anni sono stati colpiti da alcune persone arrivate a bordo di moto.

Gli agenti sono intervenuti all’ospedale Clinica dei Fiori di Acerra dove i due sono ricoverati non in pericolo di vita.

La dinamica è in fase di ricostruzione ad opera della locale Squadra Mobile e del commissariato di Acerra che procedono.

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Avellino: “Nonno detective” fa arrestare due truffatori in trasferta da Napoli

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AVELLINO ARRESTATI DUE TRUFFATORI
AVELLINO ARRESTATI DUE TRUFFATORI

AVELLINO – Non solo non è cascato nella truffa, ma con grande intraprendenza ha fatto arrestare la banda del finto “maresciallo” che gli chiedeva denaro per impedire l’arresto del nipote, accusato di aver causato un grave incidente stradale.

Il nonno detective è un 80enne di Mercogliano, in provincia di Avellino, che subito dopo la telefonata ha avvertito i Carabinieri della Compagnia di Avellino. Nel frattempo ha preparato il denaro e monili preziosi da consegnare ai truffatori.

Al momento della consegna sono intervenuti i Carabinieri che hanno tratto in arresto una coppia di cinquantenni, residenti a Napoli. Un 19enne, loro complice, è stato denunciato a piede libero.

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