giovedì, Settembre 3, 2026
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Strage di Pietralata, dalle lettere ai viaggi in Messico: cosa sappiamo e cosa resta da chiarire sulla morte di Bianca e dei suoi genitori

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Strage di Pietralata, dalle lettere ai viaggi in Messico cosa sappiamo e cosa resta da chiarire sulla morte di Bianca e dei suoi genitori
Strage di Pietralata, dalle lettere ai viaggi in Messico cosa sappiamo e cosa resta da chiarire sulla morte di Bianca e dei suoi genitori

ROMA – Una bambina di cinque anni, sua madre, suo padre e perfino il cane di famiglia morti nella stessa stanza. Dietro la porta di una casa di via dell’Antracite, nel quartiere romano di Pietralata, si è consumata una tragedia sulla quale, a distanza di pochi giorni, restano ancora interrogativi decisivi.

Luca Abbasciano e Valentina Pambianco sono stati trovati senza vita insieme alla loro figlia Bianca nel primo pomeriggio di lunedì 31 agosto. A dare l’allarme erano stati alcuni familiari, preoccupati perché da tempo non riuscivano più a mettersi in contatto con loro. Quando i vigili del fuoco sono entrati nell’abitazione, hanno trovato i corpi nella camera da letto, tutti raggiunti da colpi di arma da fuoco. Accanto a loro anche il cane Teo, ucciso a sua volta. Nell’abitazione è stata recuperata una pistola Glock regolarmente detenuta.

La pista seguita dagli investigatori è quella del duplice omicidio seguito da suicidio, ma un punto fondamentale non è stato ancora definitivamente chiarito: chi ha materialmente premuto il grilletto?

Le autopsie e lo stub: gli accertamenti decisivi

Gli ultimi sviluppi arrivano proprio su questo fronte. Per giovedì 3 settembre sono previste le autopsie sui corpi di Luca, Valentina e Bianca presso l’Istituto di medicina legale del Verano. Gli esami dovranno contribuire a ricostruire la sequenza degli spari, le distanze e le traiettorie dei proiettili.

Accanto agli accertamenti medico-legali ci sono quelli balistici e la prova dello stub, utilizzata per verificare la presenza di residui dello sparo sulle mani. Gli investigatori vogliono così arrivare a una ricostruzione il più possibile precisa delle ultime ore trascorse all’interno della casa.

La presenza di numerose lettere lasciate nell’abitazione rafforza l’ipotesi di un gesto programmato. Diversi messaggi sarebbero stati indirizzati a parenti e persone vicine alla famiglia e molti risulterebbero firmati da entrambi i coniugi. Il senso di quelle parole sarebbe quello di una coppia arrivata a ritenere di non poter più andare avanti.

Ma le lettere, per quanto drammatiche, non bastano a spiegare tutto.

Bianca e una vita interamente costruita attorno alle cure

Al centro della vita di Luca e Valentina c’era Bianca.

La bambina era nata prematura e presentava un quadro neurologico estremamente grave, con paralisi cerebrale, problemi motori e cognitivi ed epilessia. Aveva bisogno di assistenza continua e non era autonoma nelle attività quotidiane. Per seguirla, Valentina aveva lasciato il lavoro mentre Luca, tecnico informatico, aveva organizzato anche la propria attività professionale in modo da poter essere maggiormente presente.

Visite, terapie, ricoveri e centri specializzati avevano progressivamente scandito l’intera esistenza della famiglia.

Ed è qui che emerge uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta: la ricerca di una terapia che potesse migliorare le condizioni di Bianca aveva condotto i genitori molto lontano dall’Italia.

I viaggi in Messico e i 300mila euro spesi

Secondo quanto ricostruito nelle ultime ore, Luca e Valentina avrebbero effettuato almeno tre viaggi a Monterrey, in Messico, per sottoporre Bianca a un trattamento sperimentale promosso nell’ambito dell’attività del neuroscienziato José Roberto Trujillo.

Il trattamento utilizza radiofrequenze e campi elettromagnetici ed è stato proposto anche in relazione a patologie neurologiche come la paralisi cerebrale. Sulla sua efficacia sono però stati espressi dubbi in ambito scientifico e il trattamento non risulta approvato dalla Food and Drug Administration statunitense.

Le cifre sostenute dalla famiglia sarebbero state enormi: complessivamente si parla di almeno 300mila euro, considerando trattamenti, viaggi e permanenze all’estero. Una parte sarebbe arrivata dai risparmi della coppia e un’altra dall’aiuto di parenti e conoscenti. La famiglia, secondo le testimonianze raccolte dai quotidiani, non avrebbe voluto organizzare grandi raccolte fondi pubbliche.

I genitori avrebbero avuto la percezione di alcuni miglioramenti dopo i trattamenti, ma le condizioni di Bianca rimanevano gravissime. E proprio su questo passaggio gli investigatori intendono ora approfondire.

Saranno infatti analizzati anche telefoni, messaggi, chiamate e contatti della coppia, per capire con chi Luca e Valentina fossero in comunicazione e soprattutto se le aspettative riposte nei trattamenti fossero state in qualche modo alimentate nonostante una situazione clinica estremamente complessa.

È un terreno sul quale è indispensabile mantenere prudenza: allo stato attuale non risultano accertate responsabilità di terzi nella tragedia.

La famiglia era davvero sola?

È forse questa la domanda più difficile lasciata dal caso di Pietralata.

Nelle lettere della coppia emerge la sensazione di non riuscire più a sostenere quella vita. E la tragedia ha immediatamente riaperto il dibattito sulla condizione dei caregiver familiari, cioè di coloro che dedicano gran parte della propria esistenza all’assistenza di una persona non autosufficiente.

Ma la situazione di Luca e Valentina appare più complessa della semplice immagine di una famiglia completamente abbandonata dalle istituzioni.

Il presidente del IV Municipio di Roma, Massimiliano Umberti, ha infatti spiegato che il nucleo era conosciuto dai servizi e riceveva forme di sostegno pubblico. In particolare sarebbe stata riconosciuta un’assistenza indiretta attraverso il SAISH, il Servizio per l’autonomia e l’integrazione sociale della persona con disabilità, con un contributo economico mensile di circa mille euro. A questo si sarebbero aggiunti gli interventi della Asl e le visite periodiche dei servizi sociali.

Ed è proprio questo uno degli elementi che rendono Pietralata ancora più difficile da interpretare.

Perché una famiglia può essere formalmente inserita in un sistema di assistenza e, contemporaneamente, sentirsi comunque sola.

Il sostegno economico, sanitario e amministrativo non coincide necessariamente con la possibilità di reggere psicologicamente anni di assistenza continuativa, notti difficili, emergenze, terapie, paura per il futuro e progressiva riduzione degli spazi personali e familiari.

È però altrettanto importante evitare che la disabilità di Bianca venga trasformata nella “causa” della sua morte.

A sottolinearlo è stato anche Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di comprendere quali sostegni fossero concretamente garantiti alla famiglia, con quale continuità e se fossero realmente adeguati alla complessità della situazione.

Pietralata oltre la cronaca: la questione dei caregiver

Ed è qui che il fatto di cronaca diventa inevitabilmente un problema sociale.

In Italia la disciplina organica della figura del caregiver familiare resta ancora oggetto di discussione parlamentare. Diverse proposte di legge per il riconoscimento e la tutela di chi presta assistenza continuativa risultano ancora all’esame della Commissione parlamentare competente.

Il problema non riguarda soltanto il denaro.

Riguarda il diritto al riposo, la possibilità di continuare a lavorare, l’assistenza domiciliare, il sostegno psicologico, i servizi di sollievo temporaneo, la possibilità di affidare per alcune ore il proprio familiare a strutture e professionisti qualificati e, soprattutto, la paura di ciò che accadrà quando il caregiver non sarà più in grado di occuparsi della persona assistita.

Pietralata pone quindi due questioni che non devono essere confuse.

La prima è giudiziaria e riguarda ciò che è accaduto nella casa di via dell’Antracite: chi ha sparato, in quale ordine, quando è maturata la decisione e se esistano altri elementi che abbiano contribuito al precipitare degli eventi.

La seconda riguarda invece la società e le istituzioni: quanto deve diventare grande il peso sostenuto da una famiglia prima che l’aiuto offerto non sia soltanto formalmente presente, ma realmente sufficiente?

Le autopsie e gli esami balistici potranno forse chiarire la dinamica degli ultimi minuti di quella casa.

Più difficile sarà spiegare gli anni che li hanno preceduti.

Perché dietro la morte di Bianca, di sua madre e di suo padre non c’è una risposta semplice. Ci sono una grave disabilità, anni di cure, una speranza inseguita fino in Messico, centinaia di migliaia di euro spesi, un sistema di assistenza che risulta essere intervenuto e, nello stesso tempo, una coppia che nelle proprie ultime parole descriveva una condizione ormai divenuta insostenibile.

Ed è proprio in questa contraddizione che il caso di Pietralata smette di essere soltanto una terribile storia di cronaca e diventa una domanda rivolta a tutti.

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Caserta: Personale Air Campania trova una borsa con 2mila euro e la riconsegnano alla proprietaria

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CASERTA AIR CAMPANIA
CASERTA AIR CAMPANIA

CASERTA – Perde la borsa con gli effetti personali e circa 2mila euro in contanti sul bus. Il personale di Air Campania la ritrova e la riconsegna alla proprietaria.

È accaduto a Caserta. La donna era scesa da poco dal bus della Linea 02 Caserta-Marcianise-Santa Maria Capua Vetere quando si è accorta di non avere più con sé la borsa.

Ricevuta la segnalazione e individuato il bus sul quale aveva viaggiato la donna, Pietro, addetto all’Esercizio, ha ritrovato la borsa a bordo del mezzo rientrato presso la sede di Caserta-Firema. Rintracciata la proprietaria, l’autista Giovanni gliel’ha riconsegnata. Visibilmente emozionata, la donna ha ringraziato Air Campania per averle consentito di recuperare i documenti e i soldi.

«Bravissimi, sono orgoglioso di voi». Queste le parole dell’Amministratore Unico della società di trasporti Anthony Acconcia nel complimentarsi con il personale.

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Incendio Airola: Arpac aumenta raggio di monitoraggio degli inquinanti nell’aria

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MAXI INCENDIO AIROLA (BENEVENTO)
MAXI INCENDIO AIROLA (BENEVENTO)

AIROLA – In seguito all’incendio divampato ieri, 31 agosto, nell’area industriale di Airola (Bn), l’Agenzia regionale per l’ambiente ha attivato ulteriori punti di monitoraggio di diossine, furani, policlorobifenili diossina-simili aerodispersi.

Anche sulla scorta della modellistica elaborata sulla possibile dispersione degli inquinanti in atmosfera, nella giornata di oggi sono stati attivati campionatori ad alto flusso di aria rispettivamente nei territori di Arienzo (Ce), Bucciano (Bn) e Rotondi (Av).

Nei pressi del luogo dell’incendio, oltre al campionatore già in funzione dalla giornata di ieri, è stato inoltre posizionato un laboratorio mobile in grado di misurare le concentrazioni orarie di una serie di inquinanti atmosferici, tra cui monossido di carbonio, ossidi di azoto, particolato, benzene, toluene, xilene.

Gli aggiornamenti relativi alle attività in questione verranno pubblicati sul sito arpacampania.it. Si rimanda anche al comunicato diffuso nella serata di ieri. Le attività in corso sono svolte in costante coordinamento con le Prefetture territorialmente competenti e con le altre autorità coinvolte.

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Mauro Marin, vincitore Grande Fratello 2010, è indagato per violenza sessuale ai danni di una conoscente 29enne

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MAURO MARIN VINCITORE GRANDE FRATELLO 2010
MAURO MARIN VINCITORE GRANDE FRATELLO 2010

TREVISO – Con l’accusa di aver minacciato con un coltello e violentato una ragazza, l’imprenditore Mauro Marin, vincitore dell’edizione 2010 del Grande Fratello, è nuovamente indagato a Treviso.

Come riportano il Gazzettino, la Tribuna di Treviso e Ansa, l’uomo, 46 anni, ha già una condanna alle spalle per percosse ai danni dell’ex compagna ed è sotto processo per una vicenda analoga.

La vittima, una 29enne conoscente di Marin, sarà sentita il prossimo 23 settembre con la formula dell’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta per violenza sessuale, e cristallizzerà le sue dichiarazioni in vista di un eventuale processo.

Stando a quanto ricostruito dalla Procura trevigiana, lo scorso 7 maggio l’imprenditore ha invitato la ragazza nella sua abitazione a Castelfranco, ma una volta lì lui l’avrebbe aggredita. Davanti al rifiuto dell’amica di bere qualcosa insieme, lui l’avrebbe infatti minacciata con una lama lunga circa 30 centimetri, l’avrebbe legata con la cintura dell’accappatoio e a quel punto avrebbe abusato di lei.

Successivamente la 29enne è riuscita a registrare un breve video, già agli atti del procedimento, in cui Marin ammetterebbe di aver avuto un rapporto con lei, negando però di aver usato qualsiasi forma di violenza. La donna sarebbe quindi riuscita a contattare un amico per farsi venire a prendere, il quale sarebbe stato a sua volta minacciato dall’uomo con un’accetta.

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La linea Cumana Torregaveta – Montesanto tornerà in servizio l’11 Settembre, entrerà in esercizio anche la nuova stazione di Pozzuoli

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EAV LINEA CUMANA MONTESANTO - TORREGAVETA
EAV LINEA CUMANA MONTESANTO - TORREGAVETA

NAPOLI – Aprirà al servizio viaggiatori il prossimo 11 settembre la linea Cumana tra Torregaveta e Montesanto e, contestualmente, entrerà in esercizio anche la nuova stazione EAV di Pozzuoli. Lo comunicano il vicepresidente e assessore ai Trasporti della Regione Campania, Mario Casillo, e l’assessora regionale alla Protezione Civile, Fiorella Zabatta.

Buone notizie anche sul fronte della Linea 2, dove si registrano significativi passi avanti verso il ripristino della circolazione ferroviaria tra Napoli Campi Flegrei e Pozzuoli Solfatara.

Gli interventi messi in campo da RFI, anche sulla base delle azioni individuate nel corso dei tavoli di confronto tra i diversi soggetti istituzionali promossi dall’Assessorato regionale alla Protezione Civile, stanno infatti producendo risultati positivi.

In particolare RFI ha comunicato che i valori di Co2 che erano stati rilevati nella galleria tra Campi Flegrei e Bagnoli sono stati sensibilmente ridotti mediante l’utilizzo di sistemi di ventilazione forzata. Sono ora al vaglio le procedure operative che consentirebbero di riaprire a breve a binario unico la tratta che collega la stazione di piazzale Tecchio (Campi Flegrei) e Pozzuoli Solfatara.

Le condizioni di fattibilità del servizio saranno valutate nei prossimi giorni da parte dell’ASL di competenza, nell’ambito del tavolo tecnico-scientifico coordinato dalla Regione Campania.

I dati rilevati da RFI, allo stato attuale sotto soglia, rappresentano dunque un importante avanzamento verso il possibile ripristino del servizio. Per verificarne congiuntamente l’andamento e valutare la sussistenza di tutte le condizioni necessarie alla riapertura, l’assessora Fiorella Zabatta ha sollecitato la convocazione di un nuovo incontro del tavolo tecnico-istituzionale per l’11 settembre, con il coinvolgimento del gestore e dei soggetti competenti. In quella sede saranno esaminati i dati aggiornati e valutate le condizioni ambientali e di sicurezza necessarie per le successive determinazioni sulla ripresa della circolazione.

«La riapertura della linea Cumana sarà possibile grazie al completamento degli interventi di messa in sicurezza della galleria di Monte Olibano, chiusa a seguito degli eventi bradisismici dello scorso 31 luglio. Contestualmente sarà aperta al servizio viaggiatori anche la nuova stazione di Pozzuoli. Un risultato importante per restituire all’area dei Campi Flegrei e a migliaia di pendolari, studenti e lavoratori il collegamento diretto con Napoli», ha dichiarato il vicepresidente e assessore ai Trasporti Mario Casillo.

«Sappiamo quanto le difficoltà nei collegamenti abbiano inciso sulla quotidianità dei cittadini dell’area flegrea, già chiamati ad affrontare le conseguenze del bradisismo. È un tema che ci sta particolarmente a cuore e sul quale abbiamo lavorato fin dall’inizio, promuovendo il confronto tra tutti i soggetti competenti per individuare le possibili soluzioni e seguendo costantemente l’evoluzione della situazione. I primi risultati delle azioni messe in campo da RFI su nostra sollecitazione sono incoraggianti e ci avvicinano all’obiettivo della riapertura. La Regione continuerà a seguire ogni passaggio con la massima attenzione, nell’interesse dei cittadini e del territorio flegreo», ha detto l’assessora regionale alla Protezione Civile Fiorella Zabatta.

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McTominay: “Non sono preoccupato, tornerò presto. Conte straordinario, Allegri brava persona”

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INTERVISTA MCTOMINAY
INTERVISTA MCTOMINAY

Il centrocampista del Napoli, Scott McTominay ha rilasciato un’interessante intervista al Corriere della Sera. Sono tanti gli spunti di riflessione dati dal calciatore scozzese.

Sul problema cardiaco – “Preoccupato? No, è un problema che devo affrontare. Ci vedremo presto, prestissimo. Più forte di prima. Mi era già successo ai Mondiali ed è stato molto più difficile. Due giorni prima della prima partita sono stato male e non sapevo se avrei giocato o meno. È stata dura prepararmi mentalmente. Poi, le temperature alte hanno reso la situazione ancora più difficile. Vorrei sempre dare il mio contributo alla squadra, ma ci sono cose non prevedibili e non controllabili”.

Sulla sfida di campionato contro l’Inter – “Dobbiamo andare a Milano con la piena convinzione di poter andare lì e vincere. Li abbiamo già battuti una volta quindi non vedo perché non dovremmo riuscirci di nuovo. Loro più forti? Non lo dirò mai che altri sono migliori di noi, non è così che vedo il calcio. Ammettere una cosa del genere sarebbe un segnale di debolezza. Uno che toglierei a loro? Lautaro, segna tantissimi gol“.

Sulla nuova gestione tecnica – “Conte e Allegri sono diversi. Conte era molto orientato sulla tattica e ci allenavamo molto. È straordinario, un vincente seriale. Allegri? Solo il tempo dirà come andrà con il nuovo allenatore, ma finora è una brava persona e ha buone idee tattiche. Abbiamo solo bisogno di tempo per metterle in pratica e giocare un po’ meglio“.

Sul futuro e su una possibile chiamata dal Real Madrid – “Se succedesse, ci penserei“.

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Agnano, morto il 17enne coinvolto nell’incidente durante il controllo della Polizia: era ricoverato al Cardarelli

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Agnano, morto il 17enne coinvolto nell’incidente durante il controllo della Polizia era ricoverato al Cardarelli
Agnano, morto il 17enne coinvolto nell’incidente durante il controllo della Polizia era ricoverato al Cardarelli

È morto dopo alcuni giorni di ricovero Vincent G.D.S., il ragazzo di 17 anni rimasto gravemente ferito nell’incidente avvenuto il 25 agosto nella zona di Agnano, a Napoli. Il giovane era ricoverato all’ospedale Cardarelli in condizioni critiche e con prognosi riservata. Il decesso è avvenuto nella giornata del 1° settembre.

La vicenda aveva avuto origine durante un controllo di Polizia. Gli agenti del commissariato Bagnoli avevano notato il 17enne nei pressi di via Scarfoglio insieme ad altri due ragazzi che si trovavano a bordo di un secondo scooter.

Mentre gli altri giovani si sarebbero fermati, Vincent avrebbe invece proseguito la marcia. Gli agenti lo avevano successivamente raggiunto nella zona di via Antignana, ma, proprio mentre stavano per procedere agli accertamenti, il ragazzo sarebbe ripartito riuscendo ad allontanarsi.

Poco dopo, durante le ricerche avviate dalla Polizia, il 17enne era stato trovato a terra accanto allo scooter. L’incidente si era già verificato e il giovane aveva riportato un grave trauma cranico.

Secondo la ricostruzione emersa dagli accertamenti, il ragazzo avrebbe perso il controllo del mezzo finendo prima contro un palo della pubblica illuminazione e successivamente contro il muro di cinta di una concessionaria.

L’intervento dei sanitari del 118 aveva consentito il trasferimento immediato al Cardarelli in codice rosso. Fin dalle prime ore le condizioni erano apparse particolarmente delicate. Nonostante il ricovero e le cure, il quadro clinico si è aggravato fino al decesso.

Restano intanto al vaglio gli elementi relativi alle ragioni che avrebbero spinto il 17enne ad allontanarsi dal controllo. Dagli accertamenti sarebbe emerso che il giovane non aveva precedenti penali.

Una delle ipotesi riguarda invece la situazione amministrativa dello scooter, che sarebbe risultato privo di revisione e copertura assicurativa. Circostanze che avrebbero potuto comportare il sequestro del mezzo e che potrebbero aver avuto un ruolo nella decisione del ragazzo di non fermarsi.

Gli investigatori stanno continuando a ricostruire con precisione tutte le fasi dell’accaduto.

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La Regione Campania proroga stop lavori nelle ore più calde fino al 15 settembre

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La Regione Campania proroga stop lavori nelle ore più calde fino al 15 settembre (1)
La Regione Campania proroga stop lavori nelle ore più calde fino al 15 settembre (1)

La Regione Campania proroga fino al 15 settembre l’ordinanza che stabilisce il divieto di svolgimento delle attività lavorative nei settori agricolo, edile e affini, in condizioni di esposizione prolungata al sole, nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16.

Lo stop è in vigore nei giorni in cui le mappe di previsione del rischio del sistema Worklimate dell’Inail, segnalino alle ore 12 un livello di rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole impegnati in attività fisica intensa.

L’ordinanza, firmata dal presidente della Regione, Roberto Fico, prolunga le misure già adottate con il provvedimento dello scorso 17 giugno.

La conferma delle misure – si legge in una nota – si rende necessaria alla luce del perdurare di condizioni climatiche caratterizzate da temperature elevate che, associate all’umidità e alla prolungata esposizione alle radiazioni solari, possono determinare situazioni di stress termico e comportare rischi anche gravi per la salute dei lavoratori.

Restano escluse dal divieto le operazioni indispensabili e urgenti finalizzate al ripristino dei servizi essenziali a seguito di eventi imprevedibili, fermo restando il rispetto degli obblighi previsti a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

“Confermiamo una misura di prevenzione necessaria – afferma il presidente Fico – perché le temperature elevate continuano a rappresentare un rischio concreto per chi svolge attività particolarmente impegnative all’aperto. La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro deve restare una priorità dell’azione pubblica, soprattutto nei comparti maggiormente esposti agli effetti del caldo. Si tratta di un intervento di responsabilità e di tutela che mette al centro la protezione dei lavoratori”.

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Strage nel ristorante di Apice, si indaga sui contrasti tra i fratelli Licciardi: al vaglio la gestione dell’attività

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Strage nel ristorante di Apice, si indaga sui contrasti tra i fratelli Licciardi al vaglio la gestione dell’attività
Strage nel ristorante di Apice, si indaga sui contrasti tra i fratelli Licciardi al vaglio la gestione dell’attività

Emergono nuovi elementi sulla tragedia avvenuta all’interno del ristorante “Licciardi Ricevimenti” di Apice, nel Beneventano, dove sono morti i tre fratelli Giancarlo, detto Gianni, Franco e Donato Licciardi. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sui rapporti tra i tre e, in particolare, sui contrasti che sarebbero maturati negli ultimi anni intorno alla gestione delle attività di famiglia.

L’ipotesi sulla quale stanno lavorando i carabinieri e la Procura di Benevento è quella di un duplice omicidio seguito da suicidio. Secondo una prima ricostruzione, Gianni Licciardi, 65 anni, avrebbe sparato ai fratelli Franco, 61 anni, e Donato, 56, prima di togliersi la vita utilizzando la stessa arma.

La tragedia sarebbe maturata al culmine di una discussione. Proprio il contenuto e le ragioni di quella lite rappresentano ora uno dei punti centrali dell’inchiesta. Gli investigatori stanno ascoltando familiari e dipendenti del ristorante e stanno analizzando le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della struttura per ricostruire gli ultimi momenti prima degli spari.

Secondo gli elementi raccolti durante il sopralluogo, Gianni avrebbe colpito per primo Donato, per poi raggiungere Franco all’esterno del locale e sparare anche contro di lui. Successivamente si sarebbe diretto verso una struttura adibita a deposito nei pressi della piscina, dove avrebbe rivolto contro di sé la pistola.

I corpi di Franco e Donato sono stati trovati nel cortile sul retro del ristorante, mentre quello di Gianni è stato rinvenuto all’interno del deposito. Accanto a lui i militari hanno trovato una pistola calibro 9, regolarmente detenuta, che secondo gli investigatori potrebbe essere l’arma utilizzata nella sequenza di omicidi e nel successivo suicidio.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Benevento, dovranno ora chiarire soprattutto cosa abbia provocato l’escalation. Tra le piste maggiormente approfondite ci sarebbero vecchie incomprensioni legate alla conduzione delle attività familiari.

Il ristorante Licciardi rappresentava da decenni una delle strutture più conosciute della zona. Negli anni Novanta i tre fratelli avevano raccolto l’eredità dei genitori, portando avanti il locale dedicato a ricevimenti, matrimoni e cerimonie.

Con il passare degli anni, però, le loro attività avrebbero progressivamente preso strade differenti. Gianni sarebbe rimasto maggiormente impegnato nella gestione del ristorante, mentre Franco e Donato avrebbero concentrato parte del proprio lavoro sull’organizzazione di manifestazioni ed eventi al Castello dell’Ettore di Apice Vecchia.

È proprio all’interno di questo quadro che gli investigatori stanno cercando eventuali elementi utili a spiegare quanto accaduto. Al momento, tuttavia, il movente resta oggetto di accertamenti e sarà necessario attendere l’esito delle indagini per stabilire con certezza cosa abbia preceduto la tragedia.

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Scoperto a Napoli un centro estetico abusivo, la titolare pubblicizzava sui social con foto e video l’attività

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Scoperto a Napoli un centro estetico abusivo, la titolare pubblicizzava sui social con foto e video l'attività

Era completamente abusivo il centro estetico di Napoli pubblicizzato sui social con foto e video in cui si offrivano ai pazienti acconciature, piercing e tatuaggi: a scoprirlo sono stati i carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale, durante un servizio straordinario di controllo del territorio nella periferia est del capoluogo partenopeo.

Proprio dietro quella vetrina digitale che i militari, insieme al personale dell’Asl di Napoli, hanno accertato una serie di irregolarità: la titolare esercitava senza alcuna autorizzazione e, come emerso durante il controllo, non emetteva la ricevuta fiscale.

Il locale è stato sottoposto a sequestro e lei sanzionata per un totale di mille e 500 euro.

Durante i controlli straordinari sono state anche identificate 80 persone, 42 i veicoli controllati e 18 le contravvenzioni al codice della strada elevate, 5 invece le persone denunciate.

Un 65enne dovrà rispondere di furto di energia elettrica. Effettuato un controllo, insieme al personale dell’Enel, all’interno della sua abitazione, è stata riscontrata la manomissione del contatore elettrico.

Dovrà rispondere di evasione invece un 72enne, già sottoposto agli arresti domiciliari, perché al momento del controllo era fuori casa. Stesso destino per un 47enne e un 35enne. Denunciati perché sorpresi alla guida senza patente, erano recidivi nel biennio. Porto abusivo di armi è ciò che è stato contestato invece ad un 31enne.

Controllato è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico di 20 centimetri.

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