venerdì, Settembre 4, 2026
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Incendio Airola, Sindaco Mastella sollecita un tavolo tecnico dopo i primi risultati delle diossine nell’aria

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Incendio ad Airola, diossine oltre il valore di riferimento Arpac estende i controlli in tre province
Incendio ad Airola, diossine oltre il valore di riferimento Arpac estende i controlli in tre province

Le prime risultanze delle analisi dell’Arpac sulle conseguenze del grave rogo che si è sviluppato nell’area industriale di Airola sono tutt’altro che rassicuranti. La concentrazione di diossine, ben oltre il valore di riferimento, rappresenta un elemento di preoccupazione, in considerazione del potenziale dannoso che l’esposizione a questo contaminante provoca (le diossine sono certamente cancerogene e incidono negativamente tanto sul sistema endocrino che su quello immunitario). Alla luce di ciò ritengo sia necessario che le Autorità sanitarie, in primis la Asl, indichino ai sindaci le linee guida per le misure di contenimento da ordinare alla popolazione. Una logica di ordine sparso o di iniziative difformi, produrrebbe confusione nei cittadini e rischierebbe di rendere inefficaci i provvedimenti“.

Lo scrive in una nota il sindaco di Benevento e presidente del Comitato dei Sindaci della Asl Clemente Mastella.

In secondo luogo – continua l’ex Guardasigilli – sarebbe utile che sulla base delle risultanze di natura scientifica, i territori coinvolti siano suddivisi per fasce di rischio in base alla distanza chilometrica dall’epicentro della nube tossica. Ho preso atto positivamente che gli assessori regionali all’Ambiente Claudia Pecoraro e all’Agricoltura Maria Carmela Serluca abbiano garantito la massima attenzione sull’evoluzione di questa drammatica vicenda. Raccoglieremo le loro disponibilità per la partecipazione ad un tavolo di coordinamento con sindaci (allargato anche alle aree dell’Avellinese e del Casertano coinvolte), Asl e Arpac finalizzato a dare un quadro chiaro dei rischi, della loro gradazione in base alla distanza e delle misure di prevenzione da adottare“.

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Avellino: 28enne rimuove microchip dalla carta d’identità per non essere “tracciato”, denunciato

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Rimuove microchip carta d'identità
Rimuove microchip carta d'identità

AVELLINO – Durante un controllo su strada, i carabinieri della stazione di Baiano hanno scoperto che la carta d’identità elettronica esibita da un 28enne del posto era stata manomessa: il microchip, componente essenziale per la lettura dei dati biometrici, risultava tagliato e rimosso con precisione. Una modifica che rende il documento contraffatto e che ha portato alla denuncia del giovane per falsità materiale.

La CIE è stata sequestrata e l’episodio, spiegano dall’Arma, non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi mesi, infatti, è stato registrato un trend preoccupante a livello nazionale, con persone che danneggiano volontariamente il microchip per evitare l’identificazione digitale e aggirare i controlli automatizzati. Una pratica che crea problemi nei sistemi di verifica utilizzati in aeroporti, banche e uffici pubblici, dove la componente elettronica è indispensabile per confermare l’autenticità del documento.

Secondo gli investigatori, alla base di queste manomissioni c’è spesso la diffusione di teorie complottiste. In alcuni ambienti circola la convinzione che il microchip della CIE permetta un presunto “tracciamento” dei cittadini da parte dello Stato o di soggetti non identificati. Una credenza priva di fondamento, che ricalca altre narrazioni infondate come quella dei microchip impiantati sotto la pelle per controllare la popolazione.

Le forze dell’ordine ricordano che danneggiare la carta d’identità elettronica non solo non offre alcuna tutela della privacy, ma espone a reati gravi e a conseguenze penali concrete.

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Allerta Meteo gialla in Campania: Previsti rovesci e temporali dalle 13 alle 21

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ALLERTA METEO CAMPANIA
ALLERTA METEO CAMPANIA

La Protezione Civile della Regione, in considerazione delle valutazioni del Centro Funzionale sugli scenari meteorologici in atto e sulla loro evoluzione, ha emanato un avviso di allerta meteo di colore Giallo valida dalle 13 alle 21 di oggi, giovedì 3 settembre, su tutta la Campania ad esclusione delle zone 4 (Alta Irpinia e Sannio) e 7 (Tanagro).

Si prevedono rovesci e temporali improvvisi, anche intensi a scala locale. Il quadro meteo si presenta caratterizzato da instabilità: i fenomeni temporaleschi potranno avere rapidità di evoluzione ma particolare intensità. Saranno possibili anche grandine, raffiche di vento e fulmini che potrebbero arrecare danni alle coperture e alle strutture esposte.

L’avviso, emanato dal Centro Funzionale della Protezione Civile regionale e diramato ai Comuni dalla Sala Operativa Unificata (SORU), evidenzia un rischio idrogeologico con fenomeni di impatto al suolo come allagamenti, esondazioni, superamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, scorrimento delle acque nelle sedi stradali, innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, caduta massi e frane dovute alla fragilità dei suoli.

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Scampia: Presunti maltrattamenti ad un bambino autistico, consegnato audio ai Carabinieri

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SCAMPIA PRESUNTI MALTRATTAMENTI BAMBINO AUTISTICO
SCAMPIA PRESUNTI MALTRATTAMENTI BAMBINO AUTISTICO

SCAMPIA – Minacce, urla e rumori che, secondo la denuncia presentata dalla famiglia, sarebbero riconducibili anche a percosse e costrizioni fisiche.

È quanto emergerebbe da una registrazione effettuata dai genitori di un bambino di 9 anni, affetto da autismo grave e non verbale, che frequenta la quarta elementare in un istituto di Scampia.

La famiglia, preoccupata per i segni comparsi sul corpo del bambino e per i cambiamenti nel suo comportamento, ha nascosto un registratore nei suoi abiti. L’audio è stato poi consegnato ai Carabinieri insieme alla documentazione sanitaria.

Sulla vicenda intervengono il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli e l’avvocato della famiglia Francesco Petruzzi.

«Sulla disabilità zero tolleranza. Se quanto emerge dalle registrazioni e dai referti sarà confermato, ci troveremmo dinanzi a condotte ignobili», afferma Borrelli, chiedendo che venga fatta immediatamente luce sull’accaduto e che gli eventuali responsabili siano sospesi e allontanati dal contatto con i minori.

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Regate preliminari Louis Vuitton 2026, il piano traffico del Comune di Napoli dal 7 Settembre al 5 Ottobre

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PIANO TRAFFICO NAPOLI
PIANO TRAFFICO NAPOLI

NAPOLI – In vista dello svolgimento della “Regata preliminare Louis Vuitton 2026” e del relativo Villaggio dell’evento, in programma sul Lungomare Francesco Caracciolo dal 24 al 27 settembre 2026, il Comune di Napoli ha istituito un piano temporaneo di regolamentazione della circolazione stradale.

Le misure saranno in vigore complessivamente dal 7 settembre al 5 ottobre 2026, per consentire le fasi di allestimento, svolgimento e smontaggio delle strutture. Per «ridurre al minimo i disagi alla cittadinanza e garantire la sicurezza della circolazione veicolare e pedonale», il piano di mobilità si articolerà in quattro fasi successive:

Fase 1- (dal 7 settembre al 5 ottobre 2026):
Sospensione di tutti i percorsi di mobilità ciclistica (pista ciclabile) in via Francesco Caracciolo, nel tratto compreso tra piazza della Repubblica e piazza Vittoria.

Fase 2 – Allestimento (dal 7 settembre al 20 settembre 2026):
Chiusura di metà carreggiata di via Francesco Caracciolo.
Istituzione del senso unico di circolazione:
In viale Anton Dohrn, nel tratto tra piazza della Repubblica e via F. Caracciolo, in direzione di quest’ultima.
In via Francesco Caracciolo, nel tratto compreso tra viale Anton Dohrn e piazza Vittoria, in direzione di piazza Vittoria.

Fase 3 – Svolgimento Evento (dal 21 settembre al 27 settembre 2026):
Divieto di transito veicolare in viale Anton Dohrn e in via Francesco Caracciolo (tratto tra viale Dohrn e piazza Vittoria).
Istituzione del senso unico di circolazione per tutti i veicoli lungo la corsia preferenziale di via Riviera di Chiaia, da piazza della Repubblica a piazza Vittoria in direzione di quest’ultima (a seguito dell’ultimazione dei lavori della linea tranviaria).

Fase 4 – Smontaggio (dal 28 settembre al 5 ottobre 2026):
Ripristino del dispositivo della Fase 2 con chiusura parziale della carreggiata e senso unico su viale Anton Dohrn e via Caracciolo in direzione piazza Vittoria
Sul sito del Comune è possibile consultare l’ordinanza integrale.

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Risveglio con la puzza di bruciato per i cittadini dell’area nord di Napoli

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puzza bruciato area nord di Napoli
puzza bruciato area nord di Napoli

Un risveglio degno del soprannome “Terra dei Fuochi” per i cittadini dell’area nord di Napoli. Centinaia di segnalazioni nei gruppi Facebook e un unico comune denominatore: la puzza di plastica, cavi e copertoni bruciati.

Casandrino, Sant’Antimo, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Frattaminore, Crispano Cardito e Afragola tutta la cittadinanza coinvolta in questo risveglio con aria pesantissima.

Da verifiche effettuate, non risultano roghi nell’area nord all’alba, anche se una cittadina di Frattamaggiore ha fotografato del fumo nei dintorni della strada provinciale Fratta-Crispano.

Purtroppo, guardando la direzione del vento, che nelle ultime ore spira dai quadranti settentrionali, la forte puzza di plastica bruciata potrebbe dipendere dai fumi sprigionati dal rogo nell’area industriale di Airola (Benevento) divampato lunedì. In questo caso, i primi dati raccolti dall’Arpac non sono per nulla rassicuranti, con gli inquinanti ben oltre i limiti fissati per legge.

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Rapina milionaria in bacna al Vomero, indaga anche la Dda: sotto esame possibili legami con la camorra

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NAPOLI – La rapina alla filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, al Vomero, entra in una nuova fase investigativa. Sul maxi colpo compiuto attraverso il sottosuolo è ora concentrata anche l’attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che sta verificando l’eventuale coinvolgimento o supporto di ambienti legati alla criminalità organizzata.

L’inchiesta è affidata ai pubblici ministeri Maria Sepe e Urbano Mozzillo, con il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Amato, mentre gli accertamenti sul campo vengono condotti dai carabinieri del Nucleo investigativo.

Il raid aveva avuto modalità particolarmente complesse. I rapinatori erano riusciti a raggiungere la banca attraverso un percorso sotterraneo e, una volta all’interno, avevano immobilizzato circa venticinque persone, rinchiudendole in un locale. Il commando aveva poi aperto e svuotato oltre quaranta cassette di sicurezza prima di allontanarsi.

Il percorso nel sottosuolo

Uno dei principali filoni dell’indagine riguarda proprio la via utilizzata per entrare e fuggire dalla filiale.

Gli investigatori stanno verificando l’esistenza di un collegamento attraverso fogne e cunicoli che, partendo dalla zona di piazza Medaglie d’Oro, potrebbe svilupparsi verso Stella, San Carlo e il rione Sanità. L’ipotesi è che una parte del percorso fosse stata preparata in anticipo e che i componenti della banda abbiano potuto utilizzare anche accessi ricavati in proprietà private.

La ricostruzione è ancora in corso e dovrà essere supportata da ulteriori riscontri tecnici.

Il possibile ruolo della criminalità organizzata

L’ingresso della Dda nell’inchiesta apre ora un fronte particolarmente delicato: capire se dietro l’operazione ci sia stato un sostegno esterno riconducibile a gruppi criminali strutturati.

Le ipotesi al vaglio sono diverse. Si cerca di stabilire se qualcuno possa aver fornito denaro, mezzi, protezione logistica o luoghi sicuri per nascondere la refurtiva. Non viene esclusa neppure la possibilità che la banda abbia ottenuto una sorta di autorizzazione da ambienti criminali del territorio in cambio di una parte del bottino.

Al momento, tuttavia, si tratta di scenari investigativi e non risultano accertamenti definitivi su un coinvolgimento diretto dei clan.

Caccia al basista

Un altro punto centrale riguarda la presenza di una persona che avrebbe fornito alla banda informazioni estremamente dettagliate sulla struttura della banca.

Chi ha organizzato il colpo sembrava infatti conoscere la disposizione interna dei locali, la posizione del caveau, il punto esatto da perforare e i sistemi di sicurezza presenti nella filiale.

Gli investigatori stanno quindi cercando di individuare un possibile basista, interno o comunque in grado di conoscere in modo approfondito l’edificio.

Non ha invece trovato conferme, almeno finora, l’ipotesi che uno dei complici si fosse mescolato tra clienti e dipendenti durante la rapina. Anche questa pista, però, non sarebbe stata definitivamente accantonata.

Una banda numerosa e organizzata

La preparazione del colpo fa pensare a un gruppo composto da numerose persone, forse tra dodici e quindici.

Secondo la ricostruzione investigativa, una squadra avrebbe operato nel sottosuolo, mentre tre uomini sarebbero arrivati davanti alla banca a bordo di un’Alfa Romeo Giulietta rubata e con targa clonata. Altri complici avrebbero avuto il compito di controllare le strade circostanti e segnalare l’arrivo delle forze dell’ordine.

I rapinatori entrati dalla porta principale avevano il volto coperto e avrebbero utilizzato pistole giocattolo del tutto simili ad armi vere.

Per comunicare tra loro sarebbero state utilizzate ricetrasmittenti, probabilmente per evitare telefonate o contatti facilmente intercettabili.

Il nodo degli alibi

Gli accertamenti si stanno allargando anche ai giorni precedenti e successivi alla rapina.

Gli investigatori stanno verificando alcuni viaggi che potrebbero essere stati dichiarati ma mai realmente effettuati e certificati medici eventualmente utilizzati per costruire alibi. L’obiettivo è ricostruire i movimenti di persone considerate di interesse investigativo e capire chi possa aver partecipato materialmente alla preparazione del raid.

Si stanno inoltre cercando eventuali collegamenti con altri colpi realizzati con tecniche analoghe, tra cui la rapina alla Banca Popolare di Milano di Giugliano, vicenda che ha già portato in un’altra indagine a dodici misure cautelari nei confronti di una banda specializzata nei colpi attraverso il sottosuolo.

Al momento non è stato dimostrato un legame tra i due episodi.

La priorità degli investigatori resta quindi ricostruire l’intera organizzazione del colpo al Vomero: dagli uomini entrati materialmente nella banca a chi avrebbe preparato il tunnel, passando per eventuali basisti, vedette e possibili coperture esterne. Sullo sfondo resta l’interrogativo più rilevante: stabilire se quella che appare come un’operazione criminale altamente organizzata abbia potuto contare anche sul sostegno di ambienti camorristici.

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Tratta dei Migranti, caporalato e riduzione in schiavitù, 20 cittadini stranieri fermati dai Carabinieri anche in provincia di Napoli

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Tratta dei Migranti, caporalato e riduzione in schiavitù, 20 cittadini stranieri fermati dai Carabinieri anche in provincia di Napoli
Tratta dei Migranti, caporalato e riduzione in schiavitù, 20 cittadini stranieri fermati dai Carabinieri anche in provincia di Napoli

Venti cittadini stranieri (18 pakistani, un indiano e un cittadino del Bangladesh) sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto, su delega della Dda di Catanzaro, i militari del comando carabinieri per la Tutela del Lavoro (attraverso le proprie articolazioni: Reparto Operativo, Gruppi Tutela Lavoro e Nil (Nucleo Ispettorato del Lavoro), con il supporto dei reparti territoriali dell’Arma, nelle province di Cosenza, Napoli, Bologna, Sassari e Mantova.

Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, cosiddetto caporalato, riduzione in schiavitù, estorsione, nonché favoreggiamento dell’immigrazione clandestina cosiddetta tratta di migranti.

L’operazione costituisce l’esito di una complessa e prolungata attività investigativa che ha consentito di fare piena luce su gravissimi fenomeni di devianza criminale radicati nella Piana di Sibari, svelando la stretta, drammatica interconnessione tra il traffico illecito di esseri umani e il loro sistematico sfruttamento nei campi.

L’attività investigativa è stata avviata nel 2020 a seguito di una singolare vicenda di ritorsione denunciata da due caporali, oggi indagati. Costoro si presentarono spontaneamente presso i Carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti, lamentando il danneggiamento degli pneumatici delle proprie vetture e indicando quali sospettati tre giovani migranti di origine africana che lavoravano per loro. Tuttavia, anziché subire passivamente l’intimidazione, i lavoratori scelsero di rompere il muro del silenzio e si presentarono dai Carabinieri per sporgere una dettagliata contro-denuncia.

I braccianti rivelarono che il taglio degli pneumatici era l’epilogo di aspri dissidi scaturiti dalle loro legittime richieste di regolarizzazione contrattuale e dal sistematico mancato pagamento di mesi di lavoro da parte dei caporali, descrivendo per la prima volta l’inferno dello sfruttamento e delle gravi minacce subito sul territorio.

Queste dichiarazioni, ritenute immediatamente coerenti e genuine, hanno consentito al Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma di avviare le indagini. Le conseguenti attività investigative hanno consentito di fare piena luce su due distinte e ramificate associazioni per delinquere, profondamente interconnesse sul piano operativo nella Piana di Sibari.

La prima associazione a delinquere, di matrice prevalentemente etnica e guidata da cittadini stranieri, esercitava un vero e proprio controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’intera area. Il sodalizio, composto da 14 cittadini pakistani, non si limitava alla mera intermediazione illecita, ma riduceva i braccianti in uno stato di soggezione e servitù continuativa, annullandone la capacità di autodeterminazione.

Le vittime, in maggioranza giovanissimi cittadini di origine pakistana e sub-sahariana in situazione di assoluta indigenza, venivano reclutate approfittando della loro irregolarità sul territorio, della mancanza di alternative e della non conoscenza della lingua italiana. I lavoratori venivano costretti a coabitare (fino a 20 persone contemporaneamente) in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas nel centro storico di un comune locale, per i quali l’organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese.

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Tragedia a Miami, Carlo Del Gaudio muore in un incidente: arrestato il conducente. Da Pompei oltre 30mila euro per il rimpatrio

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POMPEI – Una mobilitazione partita dagli amici e diventata in pochi giorni una vera e propria gara di solidarietà. Pompei si stringe attorno alla famiglia di Carlo Del Gaudio, il giovane originario della città mariana morto a Miami in seguito a un grave incidente stradale.

Carlo viveva negli Stati Uniti e proprio nella città della Florida ha perso la vita nei giorni scorsi. Sul caso sono in corso gli accertamenti delle autorità americane, chiamate a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto. Il conducente coinvolto nell’incidente è stato arrestato mentre proseguono le verifiche per chiarire dinamica ed eventuali responsabilità.

La notizia della morte del giovane ha rapidamente raggiunto Pompei, dove Carlo aveva lasciato amici, conoscenti e soprattutto la sua famiglia. Alla tragedia si sono aggiunte le difficoltà legate alla distanza e alle procedure necessarie per gestire un decesso avvenuto negli Stati Uniti e organizzare il trasferimento della salma in Italia.

Da qui è nata l’iniziativa “Riportiamo Carlo a casa”, una raccolta fondi lanciata attraverso GoFundMe dagli amici del giovane.

La risposta è stata immediata. In pochi giorni sono stati raccolti oltre 30mila euro grazie a più di 360 donazioni, raggiungendo l’obiettivo economico fissato inizialmente dagli organizzatori.

Il denaro sarà utilizzato per sostenere le spese affrontate dalla famiglia, dal viaggio verso Miami alle procedure amministrative e consolari, fino ai costi necessari per il rimpatrio della salma. I fondi saranno messi direttamente a disposizione dei familiari attraverso il fratello Luigi, che ha raggiunto gli Stati Uniti per seguire personalmente tutte le pratiche.

Nel messaggio pubblicato dagli amici viene ricordata anche la distanza che separava Carlo dalla sua famiglia: mentre lui aveva costruito la propria vita a Miami, i suoi cari si trovavano a Pompei, improvvisamente chiamati ad affrontare una tragedia a migliaia di chilometri da casa.

Carlo era conosciuto anche per le sue passioni. Amava le moto, i viaggi e la realizzazione di video, utilizzando anche droni per le sue produzioni. La sua scomparsa ha provocato grande commozione tra quanti lo conoscevano e nella comunità pompeiana.

La raccolta fondi resta ancora attiva. L’obiettivo degli amici è ora quello di accompagnare concretamente la famiglia in questo momento drammatico e permettere che Carlo possa tornare nella sua Pompei per l’ultimo saluto.

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Scambio di embrioni all’Ospedale San Paolo di Napoli, padre presenta diffida per la cartella clinica

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Scambio di embrioni all'Ospedale San Paolo di Napoli, padre presenta diffida per la cartella clinica
Scambio di embrioni all'Ospedale San Paolo di Napoli, padre presenta diffida per la cartella clinica

“Sono stato costretto a chiamare la Polizia per ottenere un mio diritto: la consegna della cartella clinica che avevo formalmente richiesto lo scorso agosto e che mi era stato assicurato mi sarebbe stata data in questi giorni”.

Momenti di tensioni, ieri, nell’ospedale San Paolo di NAPOLI dove si è recato il padre della bimba nata il 3 giugno del 2025 grazie alla fecondazione in vitro e poi risultata, come emerso dal test del DNA, non essere biologicamente sua figlia.

La vicenda è venuta alla luce lo scorso agosto e sull’accaduto sono in corso indagini da parte della Procura di NAPOLI (pm Stella Castaldo della sezione “Lavoro e Colpe Professionali” coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci).

Il sospetto della coppia, che ha presentato una denuncia qualche settimana dopo la nascita della piccola, è che nel grembo della 36enne sia stato impiantato l’embrione di un’altra coppia.

Lo scorso agosto l’uomo, un 41enne, difeso insieme con la moglie dall’avvocato Francesco Petruzzi, si è recato in ospedale per presentare una formale richiesta della cartella clinica che, secondo le indicazioni che gli erano state fornite, avrebbe dovuto essere disponibile in questi giorni. Una volta giunto nella struttura sanitaria però non è riuscito a farsi consegnare la cartella.

Ci sono stati, riferisce l’uomo, anche momenti di tensione e il 41enne, alla fine, ha chiesto l’intervento della Polizia di Stato e anche del suo avvocato, che ha inoltrato una diffida. “Solo dopo l’intervento delle forze dell’ordine e dell’avvocato sono riuscito ad avere, finalmente, una data di consegna: il 18 settembre”, ha detto il 41enne.

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