giovedì, Maggio 14, 2026
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Napoli, dal Messico con 6 tirapugni con taser: denunciato

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I finanzieri della Compagnia di Napoli Capodichino ed i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – 1 Sot Napoli Capodichino, nell’ambito delle costanti attività di prevenzione e repressione di traffici illeciti, hanno sorpreso un cittadino italiano rientrante dal Messico che trasportava 6 tirapugni con taser incorporato, all’interno del bagaglio.

In particolare, il passeggero, atterrato presso l’aeroporto partenopeo dopo aver fatto scalo a Roma Fiumicino, deteneva tirapugni in grado di emettere scosse elettriche ad alto voltaggio all’impatto con il malcapitato.

Le armi sono state sequestrate e il soggetto è stato denunciato per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere.

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Milano: nel Parco Nord trovato il corpo di Chamila Wijesuriyauna

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Emanuele De Maria Chamila Wijesuriyauna
Emanuele De Maria Chamila Wijesuriyauna

Emanuele De Maria, il detenuto evaso dopo aver accoltellato sabato un collega all’Hotel Berna, si è suicidato lanciandosi nel pomeriggio di Domenica dalle terrazze del Duomo di Milano.

È stato riconosciuto dai numerosi tatuaggi sul corpo. L’uomo aveva trovato posto in albergo come lavoro esterno dal carcere di Bollate. Era recluso per un femminicidio del 2016 commesso a Castel Volturno, in provincia di Caserta, dove aveva sgozzato una donna.

I Carabinieri, a seguito di una segnalazione, sono poi intervenuti all’interno del Parco Nord, dove è stato trovato il cadavere di una donna: dopo i primi accertamenti il corpo è quello di Chamila Wijesuriyauna, la collega dell’evaso suicida. La donna, di origine cingalese, 50 anni, era scomparsa venerdì e lavorava con Emanuele De Maria in hotel.

Il cadavere sarebbe stato avvistato da un passante all’interno del Parco Nord a un chilometro dal luogo in cui era stata vista camminare con Emanuele De Maria.

Si è chiusa quindi nel peggiori dei modi questa vicenda con ancora alcuni punti da chiarire ma dalla dinamica oramai chiara.

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Morte Santo Romano, dal carcere foto del minore condannato con frasi oltraggiose

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Dopo la sentenza che il 29 aprile ha condannato il presunto assassino di Santo Romano, il giovane ucciso lo scorso anno a San Sebastiano al Vesuvio dopo una lite per un paio di scarpe sporcate, sui social tornano a comparire foto dell’imputato 17enne, recluso nell’istituto penale minorile di Airola.

In una di queste, in sovraimpressione, la scritta “18 anni e 8 mesi passano”, con riferimento alla pena inflitta al ragazzo. Nei giorni scorsi, foto e messaggi analoghi erano comparsi sul profilo dell’imputato, che si ritiene sia gestito da qualche suo amico o familiare.

La madre di Santo Romano ha annunciato un esposto indirizzato al carcere per richiedere una perquisizione all’interno delle celle, così da sottrarre i cellulari tenuti illegalmente.

“Siamo di fronte all’ennesimo oltraggio alla memoria di Santo Romano. Ogni volta che queste foto compaiono sui social, si rinnova il dolore della famiglia e si insulta la giustizia”, afferma il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli, che ha segnalato il caso.

“È evidente che ci sia un disprezzo totale per le regole e un rifiuto sistematico della legge da parte di chi dovrebbe invece pagare il prezzo delle proprie azioni. Il carcere non può essere un palcoscenico social. È necessario intervenire con decisione, effettuando perquisizioni costanti, sequestrando i dispositivi e accertando eventuali complicità interne. Lo dobbiamo alla famiglia di Santo e a tutti i cittadini che chiedono legalità e rispetto”, conclude.

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Emanuele Di Maria si è gettato dal Duomo di Milano

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Emanuele De Maria DUOMO MILANO
Emanuele De Maria DUOMO MILANO

Si sarebbe gettato dalla terrazza del Duomo di Milano, Emanuele De Maria, l’uomo in fuga da ieri dopo aver aggredito fuori l’hotel Berna del capoluogo lombardo un collega di lavoro. Stando alle prime informazioni, l’uomo sarebbe deceduto subito dopo il volo di decine di metri, terminato sul sagrato della cattedrale.

Nelle sue tasche é stata ritrovata una fotocopia del documento d’identità di De Maria e anche i tatuaggi della vittima paiono essere compatibili con quelli del ricercato. Sul posto sono intervenuti oltre al 118 gli agenti della Polizia di Stato per verificare con certezza l’identità.

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Continua la caccia ad Emanuele De Maria, l’evaso che uccise una ragazza a Castelvolturno

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Emanuele De Maria
Emanuele De Maria

Proseguono le ricerche ma non c’è ancora nessuna traccia di Emanuele De Maria, detenuto di Bollate che ieri mattina ha aggredito Hani Fouad Abdelghaffar Nasr, all’alba fuori dall’hotel Berna di Milano dove entrambi lavoravano.

Nasr è stato operato ieri dopo essere stato colpito da 5 coltellate ed è tuttora ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Niguarda. Nessuna traccia finora di De Maria, che dopo l’aggressione potrebbe essere salito su un treno nella vicina Stazione Centrale magari per raggiungere nuovamente il nord Europa, come aveva già fatto nel 2016, dopo che aveva ucciso una ragazza di 23 anni a Castel Volturno, in provincia di Caserta.

Venne poi arrestato nel 2018 in Germania, dopo aver trascorso un periodo della sua latitanza in Olanda. Proseguono nella zona nord di Milano anche le ricerche per ritrovare Chamila Wijesuriyauna, 50 anni, anche lei impiegata nell’hotel Berna di cui si sono perse le tracce nel pomeriggio di venerdì.

Dalle immagini delle telecamere della stazione Bignami della metropolitana lilla è emerso che la donna ha incontrato De Maria nella zona del parco Nord venerdì pomeriggio al confine tra Milano e Cinisello Balsamo ma poi, due ore dopo, le stesse telecamere hanno inquadrato il solo De Maria.

Si teme quindi per la sorte della donna, il cui cellulare è stato trovato da un addetto delle pulizie della metropolitana e riconsegnato al marito che venerdì sera ha presentato denuncia di scomparsa ai Carabinieri. Che per ora hanno perlustrato invano tutto il parco Nord.

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Napoli, rubati 7 cellulari al lido delle Monache, scoppiano tafferugli: interviene la Polizia

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Tafferugli tra ragazzini per il furto di sette cellulari e due portafogli al Lido delle Monache a Posillipo. Secondo quanto rende noto il deputato Avs,Francesco Emilio Borrelli, che ha ricevuto diversi video dai cittadini presenti, è stato necessario l’intervento della Polizia per riportare la calma.

Il deputato si era recato questa mattina al Lido delle Monache, con il consigliere della Municipalità I di Europa Verde Lorenzo Pascucci, e con alcuni giovani volenterosi avevano ripulito la spiaggia dai rifiuti abbandonati dagli incivili.

“Questa mattina abbiamo vissuto una calma solo apparente, sono bastate poche ore per far scoppiare nuovamente il caos. Queste sono le conseguenze di una spiaggia sovraffollata e non presidiata – spiega Borrelli – L’ennesima dimostrazione della necessità di trovare in fretta soluzioni concrete che garantiscano l’accesso ai diritti ma anche la pubblica sicurezza. Le persone che vogliono godersi una giornata di mare nella propria città non possono rischiare di ritrovarsi derubate o coinvolte in una rissa. Da tempo chiediamo l’istituzione di una polizia turistica, con servizi di controllo dedicati. Ma non basta, è necessario individuare e rendere disponibili nuovi spazi balneabili”.

“In questo contesto apprendiamo che la soprintendenza ha bocciato il progetto, presentato dal Comune di NAPOLI, della costruzione di una palafitta sulla scogliera di via Caracciolo. Una struttura di 690mq, munita di rampa per disabili, che avrebbe garantito l’accesso a oltre mille persone. Una decisione a dir poco incomprensibile contro un progetto che poteva rappresentare un concreto passo in avanti a favore di cittadini e turisti”, conclude.

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Napoli: agguato al Rione Alto, ferito al piede un 21enne di Marano

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Un 21enne di Marano (Napoli) è rimasto ferito al piede da un colpo d’arma da fuoco a seguito di un agguato consumato in via S.Ignazio di Loyola, nel quartiere napoletano del Rione Alto.

Secondo una prima ricostruzione sembra che il ragazzo stesse passeggiando quando è stato avvicinato da due sconosciuti in sella a uno scooter che senza alcun apparente motivo hanno fatto fuoco.

Il giovane si è successivamente recato al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli dove è stato curato. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri della compagnia Vomero che stanno ricostruendo la dinamica del fatto.

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Arrestato il latitante Giuseppe Perrella, era nascosto a Ponticelli

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GIUSEPPE PERRELLA PONTICELLI
GIUSEPPE PERRELLA PONTICELLI

I Carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno assicurato alla Giustizia anche Giuseppe Perrella, ritenuto legato al clan De Micco-De Martino, ricercato per l’accusa di sequestro di persona, in concorso, aggravato dal metodo mafioso, avvenuto a Napoli il 27 agosto 2024.

Perrella si è reso irreperibile nel novembre 2024: in quell’occasione però, vennero arrestati Romualdo Amitrano e Alessio La Volla che, con Giuseppe Perrella e Fabio Riccardi (quest’ultimo arrestato dal Nucleo Investigativo di Napoli il 20 febbraio 2025) sono ritenuti responsabili del sequestro di Renato Audino, reato commesso nell’ambito della contrapposizione tra i clan camorristici De Luca-Bossa (orbitante nell’Alleanza di Secondigliano), e De Micco-De Martino, confederato al clan Mazzarella.

Il latitante è stato trovato nel covo dove si era nascosto: un appartamento del quartiere Ponticelli di Napoli in cui egli aveva trovato appoggio logistico.

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Catturato in Perù narcotrafficante ex ultras del Napoli

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Massimiliano Amato
Massimiliano Amato

I Carabinieri del nucleo investigativo di Napoli, coordinati dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli, hanno arrestato in Perù, nella notte tra l’8 e il 9 maggio, il narcotrafficante Massimiliano Amato, detto ‘o bandito, ex capo del gruppo ultras napoletano Fedayn, inserito nella lista dei primi 100 latitanti.

Amato deve scontare la condanna definitiva alla pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione emessa dalla Corte di Appello di Napoli per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e per reati di detenzione, commercio importazione nel territorio nazionale di partite di cocaina, per quantitativi ingenti, complessivamente superiori ai 50kg.

Amato è stato ritenuto il braccio destro del capo dell’organizzazione facente capo a Giuseppe Sabatino, per conto del quale curava in Spagna i contatti utili all’acquisto dello stupefacente che veniva fatto giungere nel territorio napoletano per essere commercializzato al dettaglio.

Vero e proprio anello di congiunzione con i fornitori dello stupefacente, Amato si era guadagnato la piena fiducia del vertice del sodalizio, coordinando le attività di importazioni in Italia dello stupefacente e organizzando i trasporti su gomma, via mare o in aereo.

La sentenza di condanna è divenuta irrevocabile nel 2022, ma Amato era irreperibile già dal 2013, all’indomani della scarcerazione decisa nella fase delle indagini preliminari. Alla cattura di Amato Massimiliano, nei cui confronti erano state diramate dalla Procura generale di Napoli ricerche in campo interazionale, si è giunti grazie alle attività di indagini, anche di natura tecnica, che hanno permesso di localizzare il latitante nella città di Lima, dove à stato poi tratto in arresto.

Determinante, la cooperazione tra i Carabinieri del Nucleo Investigativo e il Servizio di cooperazione internazionale della Polizia per la effettiva individuazione in territorio peruviano di Amato. Il detenuto verrà consegnato all’autorità italiana all’esito delle procedure di estradizione.

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Sant’Antimo, padre morto in incidente sul lavoro: “dolore diventa forza”

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GIUSEPPE DELL'OMO
GIUSEPPE DELL'OMO

Sono passati sei anni da quel maledetto 10 maggio 2019, il giorno in cui il destino ti ha strappato via da noi, sul posto di lavoro, senza un addio, senza una carezza, senza la possibilità di salutarti un’ultima volta. Da quel momento, nulla è stato più come prima. La tua assenza è diventata un dolore sordo che si è infilato in ogni respiro, in ogni momento della mia vita. Ma non mi sono mai fermato. Quel dolore l’ho trasformato in forza, in battaglia, in giustizia. Non ho mai permesso che il tuo sacrificio cadesse nell’oblio“.

Lo scrive – in occasione dell’ anniversario della tragedia – in una lettera al padre, Santo Dell’Omo, giovane ingegnere informatico, che sei anni fa perse il genitore, Giuseppe, in un drammatico incidente sul lavoro. Giuseppe precipitò da un tetto.

Dell’Omo ha fondato un’associazione che ha sede a Sant’Antimo intitolata appunto al padre; associazione che attraverso una pagina social monitora il drammatico fenomeno delle morti sul lavoro.

Purtroppo in sei anni – dice all’ANSA – non è cambiato nulla perché, purtroppo, si continua a morire di lavoro. Non voglio lanciare appelli: sarebbe solo uno dei tanti ma voglio solo dire che tutti noi – cittadini ed istituzioni – non dobbiamo voltare la faccia dall’altra parte” ma Santo Dell’Omo ricorda anche, nella lettera al padre che non c’è più, di aver conosciuto in questi sei anni “persone che hanno camminato accanto a me, sostenendomi nei momenti di solitudine, per fare sì che la tua morte non venisse dimenticata“.

C’è da fare una cosa e con una urgenza – conclude – ed è quella di introdurre il reato di omicidio sul lavoro. Con pene molto alte sarà molto più difficile dimenticare le misure di sicurezza“.

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