giovedì, Luglio 23, 2026
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Castello delle Cerimonie, la Cassazione chiude il caso: respinto il ricorso della famiglia Polese

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Castello delle Cerimonie, la Cassazione chiude il caso respinto il ricorso della famiglia Polese
Castello delle Cerimonie, la Cassazione chiude il caso respinto il ricorso della famiglia Polese

Si chiude definitivamente la lunga vicenda giudiziaria che ha interessato La Sonrisa, la celebre struttura ricettiva di Sant’Antonio Abate conosciuta dal grande pubblico come il Castello delle Cerimonie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla famiglia Polese, confermando così gli effetti della sentenza che aveva disposto la confisca del complesso per lottizzazione abusiva.

Con la decisione della quarta sezione penale della Suprema Corte viene meno ogni possibilità di riaprire il procedimento. I giudici hanno infatti escluso la sussistenza dei presupposti necessari per una revisione del processo, rendendo definitiva la precedente pronuncia.

La decisione produce effetti immediati anche sul piano amministrativo. Resta infatti confermata la revoca delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento dell’attività alberghiera e di ristorazione, con la conseguenza che la struttura non potrà riprendere l’attività.

Per la prima volta dopo anni, il complesso non riaprirà durante la stagione estiva, con inevitabili ripercussioni sugli eventi e sulle cerimonie che tradizionalmente venivano ospitati nella struttura.

Con il passaggio in giudicato della sentenza, la proprietà dell’intero complesso immobiliare passa definitivamente al Comune di Sant’Antonio Abate, chiamato ora a decidere il futuro dell’area.

L’amministrazione comunale sta valutando diverse ipotesi per il riutilizzo del sito. Tra le possibilità al vaglio figurano la demolizione delle opere ritenute non sanabili, il recupero degli immobili per finalità pubbliche oppure l’affidamento della gestione a soggetti privati attraverso una procedura a evidenza pubblica, così da mantenere la vocazione turistico-ricettiva della struttura.

La pronuncia della Cassazione mette così la parola fine a una vicenda giudiziaria durata anni e apre una nuova fase, nella quale sarà il Comune a decidere quale destinazione dare a uno dei complessi più noti della provincia di Napoli.

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Odissea per un volo Ryanair da Napoli a Venezie, il decollo dopo undici ore

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Odissea per un volo Ryanair da Napoli a Venezie, il decollo dopo undici ore
Odissea per un volo Ryanair da Napoli a Venezie, il decollo dopo undici ore

Un volo della compagnia Ryanair in partenza ieri da Napoli con destinazione Venezia è partito con quasi undici ore di ritardo, con i passeggeri fatti salire sull’aereo e poi, per un non meglio specificato guasto al velivolo, costretti a scendere e tornare al gate.

Della vicenda riferisce RimborsoAlVolo, società specializzata in trasporto aereo e assistenza ai passeggeri, che sta ricevendo le richieste di aiuto degli utenti coinvolti nel disservizio.

I passeggeri del volo FR825 in partenza alle ore 8:10 per Venezia – la ricostruzione fornita dalla società – vengono fatti accomodare sull’aereo ma, dopo circa mezz’ora, la compagnia li informa di un problema tecnico che avrebbe rimandato la partenza.

I viaggiatori sono così costretti a scendere dall’aereo e a tornare in aeroporto, in attesa di notizie che però non arrivano fino alle 16, quando finalmente viene reso noto il nuovo orario di partenza. Il volo decolla solo alle ore 18:53, arrivando a destinazione a Venezia alle ore 20:08, con 10 ore e 38 minuti di ritardo rispetto all’orario di arrivo inizialmente previsto.

La società di rimborsi ricorda come in caso di cancellazione, o quando i passeggeri raggiungano la destinazione finale con un ritardo all’arrivo pari o superiore alle tre ore rispetto all’orario di arrivo pubblicato, scatti la compensazione pecuniaria il cui ammontare dipende dalla tratta aerea: inferiore o pari a 1500 km 250 euro; compresa tra 1500 e 3500 km 400 euro; superiore a 3500 km 600 euro.

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Frattamaggiore si ferma per l’ultimo saluto a Lucia Cavaliere: oggi i funerali nella Basilica di San Sossio

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Frattamaggiore si ferma per l'ultimo saluto a Lucia Cavaliere oggi i funerali nella Basilica di San Sossio
Frattamaggiore si ferma per l'ultimo saluto a Lucia Cavaliere oggi i funerali nella Basilica di San Sossio

Frattamaggiore si prepara a dare l’ultimo saluto a Lucia Cavaliere, la 39enne deceduta nei giorni scorsi in seguito al tragico incidente avvenuto sull’Asse Mediano, dove è stata investita da un’auto che, secondo quanto emerso dalle indagini, si è allontanata senza prestare soccorso.

Le esequie saranno celebrate oggi, alle ore 16, nella Basilica di San Sossio, dove familiari, amici e cittadini si ritroveranno per accompagnare Lucia nel suo ultimo viaggio.

In occasione dei funerali, l’Amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino. Il provvedimento sarà in vigore dalla mezzanotte di oggi e per le successive 24 ore, comprendendo l’intera giornata dedicata alle esequie.

«Con profondo dolore, l’Amministrazione Comunale comunica la proclamazione del lutto cittadino per la tragica scomparsa della giovane Lucia Cavaliere», si legge nella nota diffusa dal Comune. «Un gesto simbolico con cui l’intera comunità di Frattamaggiore si stringe attorno alla famiglia di Lucia, condividendone il dolore e rendendo omaggio alla memoria di una giovane vita spezzata troppo presto».

La scomparsa della 39enne ha profondamente colpito la comunità frattese. Lucia era molto conosciuta in città anche per il suo impegno nel sociale e nelle attività dedicate ai bambini, motivo per cui, sin dalle prime ore successive alla tragedia, sono stati centinaia i messaggi di cordoglio e di affetto pubblicati sui social.

L’incidente si è verificato nella notte tra il 29 e il 30 giugno sull’Asse Mediano. Lucia viaggiava in sella a uno scooter insieme al compagno quando, secondo la ricostruzione degli investigatori, il mezzo sarebbe stato urtato da un’auto che si è poi data alla fuga. Per la donna non c’è stato nulla da fare, mentre il fidanzato è rimasto gravemente ferito.

Le indagini della Polizia Stradale sono ancora in corso per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e individuare il conducente del veicolo responsabile dell’investimento.

Oggi, alle 16, la città si raccoglierà nella Basilica di San Sossio per salutare Lucia Cavaliere, in una cerimonia che si preannuncia particolarmente partecipata e carica di commozione.

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Ressa, malori e proteste all’ex Base Nato di Bagnoli al concerto di Romeo Santos e Prince Royce, Borrelli: «Disabili penalizzati e posti inadeguati»

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Ressa, malori e proteste all’ex Base Nato di Bagnoli al concerto di Romeo Santos e Prince Royce, Borrelli «Disabili penalizzati e posti inadeguati»
Ressa, malori e proteste all’ex Base Nato di Bagnoli al concerto di Romeo Santos e Prince Royce, Borrelli «Disabili penalizzati e posti inadeguati»

Serata segnata da forti disagi all’ex Base Nato di Bagnoli, dove migliaia di persone si sono radunate per assistere al concerto di Romeo Santos e Prince Royce. Fin dal tardo pomeriggio si sono formate lunghe code ai punti di partenza delle navette e davanti ai cancelli della struttura, con momenti di ressa, proteste e alcuni malori favoriti anche dalle alte temperature.

Le prime criticità sono state segnalate già intorno alle 18 nei pressi della stazione di Campi Flegrei e di piazzale Tecchio, da dove partivano i collegamenti predisposti per raggiungere l’area dell’evento. Secondo le testimonianze diffuse sui social, il numero e la capienza dei mezzi non sarebbero stati sufficienti a gestire l’elevato afflusso di spettatori.

Diversi partecipanti hanno raccontato di aver atteso a lungo prima di poter salire sulle navette, che avrebbero potuto trasportare soltanto piccoli gruppi di persone per ogni corsa. Una situazione che avrebbe provocato l’accumulo di centinaia di passeggeri all’esterno delle stazioni e ulteriori rallentamenti agli ingressi del concerto.

Una volta raggiunta l’ex Base Nato, il pubblico avrebbe incontrato nuove difficoltà. Video e fotografie pubblicati in rete mostrano una folla compatta davanti ai cancelli, mentre numerosi spettatori hanno lamentato carenze nell’organizzazione e tempi di accesso particolarmente lunghi.

Alle proteste sulla gestione dei trasporti e degli ingressi si sono aggiunte quelle relative all’accoglienza riservata alle persone con disabilità.

Il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli ha rilanciato pubblicamente la segnalazione di un cittadino presente al concerto, denunciando le condizioni dell’area predisposta per gli spettatori con disabilità.

Secondo quanto riportato nella segnalazione diffusa dal parlamentare, le persone in carrozzina sarebbero state sistemate su una pedana laterale dalla quale la visuale del palco risultava fortemente limitata, nonostante alcuni biglietti fossero stati acquistati a prezzo intero per l’area Pit.

«I disabili sono stati messi in un palchetto di fianco al palco, dal quale non si vede nulla», si legge nel messaggio pubblicato da Borrelli. L’autore della denuncia ha spiegato di essere in grado di restare in piedi per alcuni momenti, sottolineando però che molti altri spettatori presenti nell’area erano costretti sulla sedia a rotelle.

La segnalazione ha alimentato le polemiche sull’organizzazione dell’evento e sull’effettiva accessibilità degli spazi. Al centro delle contestazioni non soltanto la posizione assegnata alle persone con disabilità, ma anche la presunta differenza tra il servizio ricevuto e il costo sostenuto per i biglietti.

L’appuntamento musicale era particolarmente atteso dopo il rinvio degli spettacoli programmati nella settimana precedente, causato dal crollo di una parte del palco durante il maltempo. Nonostante l’affluenza e l’entusiasmo del pubblico, la serata è stata accompagnata da numerose richieste di chiarimento sulla gestione della sicurezza, dei trasporti e dell’accessibilità dell’area.

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Tragedia sulla Circumvallazione Esterna tra Mugnano e Melito, ciclista 62enne muore dopo l’impatto con un’auto

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Tragedia sulla Circumvallazione Esterna tra Mugnano e Melito, ciclista 62enne muore dopo l’impatto con un’auto
Tragedia sulla Circumvallazione Esterna tra Mugnano e Melito, ciclista 62enne muore dopo l’impatto con un’auto

Un ciclista di 62 anni ha perso la vita questa mattina in un grave incidente stradale avvenuto lungo la Circumvallazione Esterna, nel tratto compreso tra i comuni di Mugnano e Melito.

Secondo le prime informazioni raccolte, l’uomo, residente a Napoli, stava attraversando la carreggiata sulle strisce pedonali portando con sé la bicicletta quando è stato investito da una Renault Clio. L’incidente si è verificato nei pressi di un distributore di carburante Tamoil.

L’urto è stato particolarmente violento e il 62enne è rimasto bloccato sotto il veicolo. Sul luogo dell’investimento sono arrivati i vigili del fuoco, che hanno sollevato e messo in sicurezza l’automobile per consentire il recupero della vittima.

Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori, per il ciclista non è stato possibile fare nulla. Il personale sanitario ha potuto soltanto accertarne il decesso.

I carabinieri hanno effettuato i rilievi necessari per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Saranno analizzate la posizione del veicolo, le condizioni della carreggiata e ogni altro elemento utile a stabilire eventuali responsabilità.

Durante le operazioni di soccorso e gli accertamenti, gli agenti della Polizia Municipale hanno regolato la circolazione e predisposto la chiusura temporanea della strada in direzione Napoli.

Il blocco è durato circa due ore e ha provocato pesanti disagi alla viabilità. Tra Mugnano e Melito si sono formate lunghe code, con rallentamenti proseguiti fino alla conclusione dei rilievi e alla completa messa in sicurezza della carreggiata.

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Ripristinata a Scampia la targa dedicata a San Giovanni Paolo II: Era stata vandalizzata nel 2009 e poi completamente rimossa

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Ripristinata a Scampia la targa dedicata a San Giovanni Paolo II Era stata vandalizzata nel 2009 e poi completamente rimossa
Ripristinata a Scampia la targa dedicata a San Giovanni Paolo II Era stata vandalizzata nel 2009 e poi completamente rimossa

In una piazza gremita di giovani e cittadini di Scampia, si è tenuto un momento di forte significato simbolico e civile: il ripristino della targa dedicata a San Giovanni Paolo II nella piazza dedicata al pontefice che nel novembre del 1990 visitò il quartiere napoletano.

L’evento ha visto il ripristino della targa originaria, vandalizzata nel 2009 e successivamente rimossa. L’intitolazione da parte del Comune di NAPOLI fu concessa dopo una raccolta di firme popolare e un impegno volontario della comunità.

L’evento si è svolto alla presenza del prefetto di NAPOLI Michele di Bari, dell’assessore al Comune di NAPOLI Antonio De Iesu, del parroco di Maria Santissima del Buon Rimedio, don Alessandro Gargiulo (decano dell’ottavo decanato della Chiesa di NAPOLI) e di rappresentanti delle forze dell’ordine.

Presenti anche il responsabile della pastorale giovanile e vocazionale della diocesi di NAPOLI, don Federico Scognamiglio, e il parroco della Parrocchia Giuseppe Moscati, don Silvio d’Aniello. Poi Mario Ansaldi presidente dell’allora Comitato civico “Piazza Perbene” che raccolse migliaia di firme per l’intitolazione della piazza a San Giovanni Paolo II.

E anche Massimo Iaquinangelo, giornalista e consigliere regionale dell’Unione Cattolica Stampa Italiana – Campania, nonché autore del saggio storico “Quando Giovanni Paolo II portò il mondo a Scampia”, scritto in collaborazione con don Alessandro Gargiulo.

Il ripristino della targa, avvenuto tra gli applausi e le parole di gratitudine, ha rappresentato un atto di riconoscimento storico e simbolico di un luogo che ha vissuto momenti difficili, ma che oggi si apre alla speranza e alla memoria di un ponte tra fede, legalità e rinascita. La targa, dedicata a Giovanni Paolo II, ricorda la visita del Pontefice a Scampia nel 1990, un momento storico in cui il Papa gridò alla popolazione: “Non arrendetevi al male. Mai”.

Don Alessandro Gargiulo ha sottolineato come il ripristino rappresenti “dignità per un luogo storico di Scampia, legato a un episodio di grande valore spirituale e civile”.

“È stato emozionante vedere tanti giovani e cittadini partecipare, testimoniando che la memoria di Giovanni Paolo II continua a vivere e a ispirare”. Il Prefetto Michele di Bari ha evidenziato come l’evento “sia un segnale di legalità e verità storica, fondamentali per il riscatto e la crescita del quartiere”, mentre l’assessore De Iesu ha rimarcato che “la piazza ritrova il suo legittimo intestatario e che il Comune di NAPOLI continuerà a sostenere le battaglie per il rispetto della legalità e della memoria collettiva”.

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DDA ferma tentativo di riorganizzare il clan Zagaria: 8 fermi

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clan zagaria
clan zagaria

Pezzi superstiti del clan Zagaria che tentano in ogni modo di riorganizzarsi, e seppur privi della forza “militare” di un tempo, riescono a condizionare il territorio mediante reti familiari, imprenditoriali e finanziarie.

Emerge dal provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia (pm Ranieri, Toscano e Gagliardi) – nei confronti di otto persone ritenute esponenti di spicco e gregari del clan fondato da Michele Zagaria, l’ala più imprenditoriale del clan dei Casalesi.

I fermi sono stati eseguiti ieri dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta: l’indagine scatta una fotografia molto attuale, visto che prende in considerazione episodi violenti e attentati posti in essere dagli indagati per affermare il predominio del clan appena nello scorso inverno, come gli attentati dinamitardi che hanno colpito una cornetteria e una pizzeria di Casapesenna, comune del Casertano storica roccaforte del clan Zagaria.
Un clan che, secondo la Dda, continua a gestire affari, si interessa di pubblici appalti e dei rapporti, anche diretti, con ambienti amministrativi locali, e che si aggrega attorno a figure appartenenti a storiche famiglie malavitose, come Costantino Garofalo, 29enne esponente in decisa ascesa nel clan, che costituisce attualmente l’elemento di raccordo operativo tra i vari personaggi legati alla fazione Zagaria.

Per la Procura un camorrista “convinto”, che quando apprende la notizia della collaborazione di Francesco “Sandokan” Schiavone, esclama con il suo interlocutore “… È finito il mondo ! ..”.

Con Garofalo sono stati fermati esponenti del clan più anziani ed esperti come i fratelli Aldo e Raffaele Nobis, 56 e 60 anni, con il primo ritenuto una figura carismatica nel clan, che avrebbe per primo introdotto nella cosca il business delle bische clandestine, mentre il secondo ha storici legami con Carmine e Antonio Zagaria, fratelli di Michele, di recente coinvolti in un’altra indagine anticamorra; i due Nobis sono poi fratelli di un altro storico luogotenente di Zagaria, Salvatore Nobis detto “Scintilla”.

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Si chiude il sipario sul Campania Teatro Festival 2026, gli ultimi appuntamenti in programma Domenica 12 luglio

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CAMPANIA TEATRO FESTIVAL
CAMPANIA TEATRO FESTIVAL

Si chiude il sipario sul Campania Teatro Festival 2026. Dopo settimane di spettacoli, incontri e progetti speciali tra Napoli e la Campania, la diciannovesima edizione arriva alla sua ultima giornata confermando quella pluralità di sguardi che ha fatto del suo “Universo di pace” molto più di un claim: un percorso artistico capace di mettere in relazione culture, generazioni e forme espressive diverse. Tutto questo nel Festival diretto da Ruggero Cappuccio, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziato dalla Regione Campania.

 

Tre gli appuntamenti per la Prosa nazionale nella giornata di domenica 12 luglio: in prima assoluta, “La creatività è l’intelligenza che si diverte”, lo spettacolo in conclusione del laboratorio che Euridice Axen e Nadia Baldi hanno curato con 25 attrici e attori; “La morte e la fanciulla” di Ariel Dorfman con la regia di Elena Bucci; “Lettera di una sconosciuta”, tratto da Stefan Zweig, con il testo e la regia di Davide Sacco. Spazio anche alla Musica con “’A cantata d’‘o ccafè di Johann Sebastian Bach”, un progetto di Opera Buffa Napoletana. Tre sono, infine, le repliche: #Foodistribution CANTI(d’)IERI / HOPEnHOUSE, alle 21:00 ai Bipiani di Ponticelli, progetto di Manovalanza a cura di Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì con la regia di Adriana Follieri; “R3V@LUT1@N”, il primo film immersivo di lunga durata scritto e diretto da Corrado Ardone, in programma al Teatro Tedér alle 18:00, 19:00, 20:00 e 21:00; “Il seme della concordia”, il film di Renato Salvetti, a Palazzo Coppola di Valle di Sessa Cilento (SA) alle ore 21:00.

 

Il percorso laboratoriale diventa spettacolo. Dopo dieci giorni di lavoro condiviso al Ridotto del Mercadante, le attrici e gli attori selezionati nell’ambito del laboratorio guidato da Euridice Axen e Nadia Baldi approdano sul palcoscenico del Teatro Mercadante, alle ore 20:30, con “La creatività è l’intelligenza che si diverte”, progetto ispirato alla celebre frase attribuita ad Albert Einstein. Accanto ad Axen, protagonista in scena, e con la regia di Baldi, gli interpreti danno vita a una drammaturgia tratta da autori vari, costruita come esito di un percorso dedicato alla ricerca creativa e alla pratica teatrale, in cui immaginazione, intuizione e linguaggio scenico diventano strumenti di creazione condivisa. Attraverso esercizi, improvvisazioni e momenti di composizione, il laboratorio ha attraversato le diverse fasi del processo creativo, dalla preparazione dell’idea fino alla sua realizzazione scenica. L’espressione creativa è la capacità di trasformare pensieri, sentimenti e percezioni in una forma esterna tangibile e percepibile. È una componente fondamentale dell’intelligenza, che permette di trovare soluzioni innovative e comunicare l’ineffabile. Esprimersi creativamente non serve solo a produrre “bellezza”, ma assolve a funzioni vitali: funge da catarsi, aiuta a scoprire chi siamo e a definire la nostra voce nel mondo. Se l’arte abbatte le barriere linguistiche e culturali, creando empatia tra le persone, la creatività allena il cervello a vedere le cose da prospettive diverse. Il progetto di scene e luci è firmato dalla stessa regista con la consulenza, per le scene, di Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo. La consulenza musicale è di Ivo Parlati. Firma i costumi Carlo Poggioli. Una produzione Teatronovanta – Gruppo Le Muse SRL

 

Un racconto intimo e lacerante, un inno all’amore incondizionato e alla sua forza distruttrice, che si interroga sull’identità, sull’oblio e sulla cecità dell’essere umano davanti ai sentimenti altrui. Dalle pagine vibranti di “Lettera di una sconosciuta” di Stefan Zweig, il regista Davide Sacco ha creato l’omonimo adattamento, atteso al Teatro Nuovo alle ore 22:00. Un celebre scrittore riceve, nel giorno del suo quarantunesimo compleanno, una lunga lettera anonima. A scriverla è una donna che, senza mai essere riconosciuta, ha intrecciato tutta la propria vita all’ombra di lui. Un amore assoluto, consumato nella segretezza e nella devozione, che diventa confessione estrema soltanto dopo la morte del figlio e nell’imminenza della propria fine. Sacco ambienta lo spettacolo in un bagno d’ospedale, uno spazio asettico e privo di tempo, dove la protagonista si ritrova sola, circondata da pareti che trattengono silenzi, odore di disinfettante e riflessi di luce fredda. Incentrando la sua regia su un doppio registro: dare voce a una donna che si racconta, l’attrice Giordana Faggiano, ma anche mostrarla mentre si guarda vivere, narratrice e spettatrice, con la lucidità e il dolore di chi trova il coraggio solo ora di condividere, con un atto liberatorio, un amore rimasto invisibile. Firma le scene Luigi Sacco, con le luci di Luigi Della Monica e i costumi di Luciana Donadio. Le musiche sono di Arturo Annecchino. Una produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale e LVF/Teatro Manini di Narni.

 

Una casa isolata sul mare, in un Paese che è appena uscito da una lunga dittatura. È il luogo dove Ariel Dorfman ambientò il suo straordinario “La morte e la fanciulla”, in scena alla Sala Assoli alle 19:00, nella traduzione di Alessandra Serra. Una drammaturgia che, a distanza di 35 anni, conserva tutta la sua forza e attualità. Lo sanno bene Elena Bucci e Marco Sgrosso che hanno costruito attorno al testo un progetto nato dal desiderio di riproporlo in un tempo in cui si moltiplicano governi autoritari o finte democrazie che faticano a dialogare tra loro, mentre si sfalda la memoria anche dei più recenti crimini contro l’umanità. La storia, come è noto, è quella di un banale incidente che rivoluziona l’equilibrio apparente di tre vite, facendo riaffiorare dal buio della notte, sulle note di una famosa melodia di Schubert, i fantasmi di un terribile passato di torture e violenze. Traumi che innescano domande su giustizia, verità e vendetta, echi di antiche tragedie che si ripetono con ciclica e sconfortante ripetizione.  La regia è di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso: sono entrambi in scena con Gaetano Colella. Le luci sono di Loredana Oddone e Max Mugnai, la drammaturgia del suono e le registrazioni di Raffaele Bassetti e Franco Naddei, i costumi di Nomadea. Una produzione Centro Teatrale Bresciano e Le Belle Bandiere.

 

Se Fassbinder trasforma “La bottega del caffè” goldoniana in “Das Kaffeehaus”, il regista Luca Iavarone fa il percorso esattamente opposto. Parte dalla “Kaffeekantate” che Johann Sebastian Bach compose tra il 1732 e il 1734 e ne ricava “’A cantata d’’o ccafè”, un’opera buffa napoletana contemporanea che va in scena al Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale alle ore 21:00. La vicenda del testo originario è semplice e feroce. Un padre moralista e brontolone, Don Scendrià, accusa la figlia Lisca di bere troppe tazze di caffè. Un vizio domestico che potrebbe celare sentimenti come il desiderio, l’autonomia e la possibilità che una donna scelga da sola. Smontando dall’interno il meccanismo comico ed esasperandolo fino a renderlo visibile, la nuova Cantata fa esplodere fino in fondo quella contraddizione un po’ misogina. E aggiunge tre intermezzi, sospensioni teatrali che attraversano l’immaginario napoletano popolare: un balcone eduardiano con la cucumella, un bar alla Totò e Peppino, una cella che rimanda al servile e grottesco secondino della canzone di Faber. Il progetto, nato da un’idea di Tom Tea, vede la regia di Luca Iavarone, che firma con lo stesso Tom Tea anche il libretto, liberamente tratto da Picander, con la revisione linguistica di Nicola De Blasi. Sul palco Serena Pisa è il Narratore, accanto a Luca De Lorenzo nel ruolo di Don Scendrià ed Ellah March in quello di Lisca. Tom Tea cura inoltre l’adattamento e la direzione musicale ed è alle tastiere, accompagnato dal Quartetto di Napoli, formato da Giorgiana Strazzullo (violino), Lorenza Maio (violino e flauto), Carmine Caniani (viola) e Veronica Fabbri Valenzuela (violoncello). Scene e costumi sono di Rosaria Castiglione, le luci di Mattia Santangelo. Una produzione Opera Buffa Napoletana ETS con il sostegno di Napoli Opera House.

 

Il Dopo Festival, a cura di Drop Eventi, saluta il pubblico con una serata dedicata alla musica: dalle ore 19:00 il dj set di Irene Ferrara, mentre alle ore 22:00 sale sul palco Erminio Sinni, cantautore e pianista dalla carriera ultratrentennale, vincitore della prima edizione di The Voice Senior nel 2020. Autore e interprete di brani come L’amore vero e E tu davanti a me, ha collaborato con grandi nomi della musica italiana come Riccardo Cocciante e ha calcato il palco del Festival di Sanremo nel 1993.

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Teatro San Carlo di Napoli: Undici titoli d’opera per la stagione 2026/27

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TEATRO SAN CARLO
TEATRO SAN CARLO

Undici titoli d’opera (con 5 nuove produzioni), 6 balletti, 14 concerti sinfonici e 17 di musica da camera.

Sono i numeri della Stagione 2026/2027 del Teatro San Carlo, presentata oggi a Roma, nella sede della Stampa Estera, dal sovrintendente Fulvio Macciardi con la presidente dell’Associazione Trisha Thomas, il direttore del Balletto Renato Zanella e il segretario artistico Paolo Montanari, durante l’evento “Verso i 290 anni del Teatro San Carlo di NAPOLI”.

Il sipario sulla nuova stagione si alzerà il 2 dicembre con Luisa Miller, capolavoro composto da Giuseppe Verdi nel 1849 proprio per il San Carlo, qui restituito al pubblico in una nuova produzione firmata da Davide Livermore e diretta da Daniel Oren La Stagione 2026/2027 del Teatro di San Carlo ruota intorno a un appuntamento di notevole rilevanza storica: il 290esimo anniversario della sua fondazione, avvenuta il 4 novembre 1737.

È una ricorrenza che invita a ripercorrere le grandi epopee musicali che hanno segnato la vita del Massimo napoletano e a riflettere sul ruolo fondamentale che ha svolto nella storia della musica italiana e internazionale. Il cartellone comprende 11 titoli d’opera e 6 produzioni di balletto. Tra questi due spettacoli fuori abbonamento: a dicembre il tradizionale ‘Schiaccianoci’ durante le festività natalizie e a luglio 2027 ‘Tosca’ all’Arena Flegrea. La stagione si completa con 14 concerti sinfonici e 17 concerti di musica da camera. Tra i titoli d’opera, 5 saranno nuove produzioni.

A febbraio, i riflettori si accenderanno su una nuova lettura di Aida firmata da Serena Sinigaglia per la regia e Renato Palumbo sul podio, destinata a volare in tournée in Giappone il prossimo luglio. La primavera celebrerà invece il patrimonio culturale della città: in aprile, il regista Mariano Bauduin guiderà due nuove produzioni che riscoprono il repertorio napoletano, Nina o sia La pazza per amore di Paisiello, diretta da Fabio Biondi, e la rara Otto mesi in due ore o sia Gli esiliati in Siberia di Donizetti, diretta da Fabio Mastrangelo, coproduzione con il Donizetti Opera Festival.

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A Pompei la mostra ‘Balnea Daciae” fino al 30 Settembre l’esposizione multimediale

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BALNEA DACIAE
BALNEA DACIAE

Fino al prossimo 30 settembre, la sezione maschile delle Terme del Foro del sito archeologico di Pompei, ospita la mostra multimediale ‘Balnea Daciae.

Le terme romane della Dacia’. L’iniziativa è promossa dall’Ambasciata di Romania in Italia in collaborazione con il Museo Nazionale di Storia della Romania e con il Parco Archeologico di Pompei. La mostra rientra nel più ampio programma dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, che si avvale dell’Alto Patronato del presidente della Romania Nicușor Dan, del presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, ed è stato indetto con il sostegno del ministero della Cultura e del ministero degli Affari esteri Romeni.

Il percorso espositivo, curato dall’archeologo Ovidiu Tentea, si propone di indagare i profondi legami culturali che univano il mondo romano alla Provincia della Dacia, territorio corrispondente alla Romania odierna. Il fulcro della narrazione è individuato nelle terme pubbliche, intese non solo come luoghi deputati alla cura del corpo, ma come veri e propri centri della vita sociale dell’epoca. In questi spazi, l’architettura, le soluzioni tecnologiche e le consuetudini quotidiane convergevano nella definizione di un’identità culturale condivisa, i cui esempi meglio conservati sono tuttora visibili proprio a Pompei.

Attraverso l’ausilio esclusivo di supporti multimediali, le ricerche archeologiche e le ricostruzioni digitali della mostra evidenziano, in luogo iconico quali le Terme del Foro di Pompei, come la cultura termale abbia agito da connettore sociale per le comunità Romane, ripercorrendo la circolazione di idee e stili di vita in una provincia distante oltre mille chilometri da Roma.

Il progetto scientifico, inoltre, raccoglie i risultati delle indagini condotte nell’ambito del programma Cultech, coordinato dall’università Tecnica di Cluj-Napoca, e si avvale della collaborazione del Museo Distrettuale di Vâlcea e del Museo Distrettuale di Storia e Archeologia di Prahova, sottolineando così l’importanza dei partenariati interdisciplinari nella valorizzazione del patrimonio storico.

“La mostra ‘Balnea Daciae. Le Terme Romane della Dacia’ – ha detto l’ambasciatrice di Romania in Italia, Gabriela Dancau – rappresenta una significativa testimonianza del dialogo culturale tra la Romania e l’Italia e della comune eredità della civiltà romana. Il fatto che questa esposizione sia ospitata a Pompei, uno dei luoghi più emblematici del mondo romano, nell’ambito dell’Anno Culturale Romania-Italia, le conferisce un valore simbolico particolare. Attraverso il racconto della cultura delle terme, la mostra mette in luce i profondi legami storici tra la Dacia romana e la penisola italiana, riaffermando il ruolo della cultura come ponte tra i nostri Paesi e come strumento di dialogo, cooperazione e valorizzazione del patrimonio europeo condiviso”.

“Ospitare la mostra ‘Balnea Daciae’ nella sezione maschile delle Terme del Foro – ha aggiunto il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – rappresenta una straordinaria opportunità per riflettere sull’universalità e sulla forza capillare della cultura romana. Le terme non erano semplici edifici, ma il vero cuore pulsante della vita sociale, e trovarne una narrazione così dettagliata legata a una provincia complessa e affascinante come la Dacia, a oltre mille chilometri di distanza da Roma, è straordinario.

Questo progetto multimediale dimostra come l’architettura e le consuetudini quotidiane di Pompei fossero in realtà un modello condiviso in tutto l’Impero. Siamo orgogliosi di accogliere questa iniziativa nell’ambito dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, un sodalizio che celebra le nostre radici comuni e che, grazie alla tecnologia e a importanti collaborazioni internazionali e interdisciplinari, restituisce al pubblico la modernità e il valore del nostro patrimonio europeo condiviso”.

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