domenica, Giugno 28, 2026
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Insulti sessisti alle calciatrici del Napoli Women Under 17 dopo l’amichevole: “Le avete prese, p****ne. Vogliamo i reggiseni”

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Gravi insulti sessisti e omofobi sono stati rivolti alle calciatrici del Napoli Women Under 17 al termine di un’amichevole giocata contro la selezione maschile Under 14/15 del Don Guanella di Scampia. A pronunciarli – anzi, a pubblicarli sui social – sono stati alcuni giovani calciatori della squadra avversaria, tutti appena tredicenni, che dopo la vittoria per 4-2 sulle ragazze hanno diffuso online foto e video accompagnati da messaggi volgari e allusivi.

Dai commenti “non dovevate vincere” e “tornate a fare le ballerine”, si è rapidamente passati a frasi come “le avete prese, p***ane” e “vogliamo i reggiseni”. Contenuti violenti e sessisti, irricevibili in qualunque contesto, ma ancor più inquietanti se pronunciati da minori.

Le immagini hanno iniziato a circolare tra le giovani calciatrici e le loro famiglie fino a raggiungere anche il deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra), che ha denunciato pubblicamente l’episodio parlando di “degrado morale che non ha nulla a che vedere con i valori dello sport”. “Non è goliardia – ha affermato – ma sessismo inaccettabile, un insulto alle donne e a chi crede nello sport come ambiente educativo”.

La lettera aperta del Napoli Women: “Una ferita per le nostre ragazze”

In seguito alla vicenda, il Napoli Women ha diffuso una lunga e severa lettera aperta per condannare quanto accaduto. La società ha denunciato insulti espliciti, commenti sul corpo delle ragazze, versi che imitavano atti sessuali e persino molestie ricevute privatamente da alcune atlete dopo la partita.

“Questo non è sfottò. Non è competizione. Non è calcio. È una ferita”, si legge nel comunicato, che descrive il peso psicologico subito dalle giovani giocatrici: minorenni, atlete, studentesse, che ogni giorno si allenano per costruire il proprio futuro in uno sport dove spesso devono ancora lottare per essere accettate.

Il club, pur condannando l’accaduto, ha scelto di proporre una risposta educativa: ha invitato la società avversaria, i tecnici e i ragazzi coinvolti a trascorrere una giornata insieme presso un centro antiviolenza e antidiscriminazione, per un momento formativo sulla parità di genere e sul rispetto.

“Non per punire, non per umiliare, ma per offrire un’occasione di consapevolezza. Perché i ragazzi di oggi non diventino gli uomini violenti di domani”, si legge nella nota.

La società partenopea ha poi rivolto un messaggio diretto alle proprie atlete: “Non siete sole. Il Napoli Women sarà sempre un luogo in cui il talento viene rispettato e la dignità protetta”.

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Antonio Morione, pescivendolo di Boscoreale, fu ucciso durante rapina: quattro condanne fino a 30 anni

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Antonio Morione, pescivendolo di Boscoreale, fu ucciso durante rapina quattro condanne fino a 30 anni
Antonio Morione, pescivendolo di Boscoreale, fu ucciso durante rapina quattro condanne fino a 30 anni

Una condanna all’ergastolo, due condanne a 30 anni e una quarta condanna a 20 anni di reclusione. Si è concluso così il processo in seconda sezione della Corte di Assise di Napoli per l’omicidio di Antonio Morione, vittima innocente della criminalità, ucciso a 41 anni la sera del 23 dicembre 2021 davanti alla sua pescheria a Boscoreale, in provincia di Napoli, per aver reagito a un tentativo di rapina.

Condannato all’ergastolo Giuseppe Vangone, ritenuto l’uomo che ha esploso i colpi di pistola risultati fatali al 41enne, condanna a 30 anni di reclusione per gli altri due imputati Angelo Palumbo e Luigi Di Napoli e 20 anni di reclusione per Francesco Acunzo.

Il pm della Procura di Torre Annunziata, che ha svolto le indagini sull’omicidio, aveva chiesto quattro ergastoli. “Abbiamo accolto la entenza insieme alla moglie e ai figli in lacrime”, racconta don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis della Regione Campania che si è costituita parte civile nel processo.

“Come sempre – aggiunge – affermiamo l’importanza della verità e della giustizia per i familiari delle vittime, a cui siamo vicini nella vita e nel percorso giudiziario, rispettando ogni sentenza. In questi anni la famiglia di Antonio, durante ogni udienza, è stata accompagnata dall’equipe di esperte della nostra Fondazione, un’equipe di umanità prima che di competenze, un accompagnamento continuo per consentire a chi ha subito la perdita violenta di intraprendere un percorso nuovo, dove la dignità di ciascuna vittima sia riconosciuta non solo nelle aule dei Tribunali, ma in ogni luogo della nostra nazione”.

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antonio morione

Bacoli premiata da Legambiente: è il Comune Riciclone della Campania con il 91,22% di raccolta differenziata

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Bacoli conquista il primato regionale nella raccolta differenziata e viene premiata da Legambiente come Comune Riciclone della Campania. Con una percentuale del 91,22%, la città flegrea si colloca al primo posto tra i comuni campani con più di 15.000 abitanti, confermando una crescita straordinaria negli ultimi anni.

Da quando l’attuale amministrazione ha assunto la guida del territorio, la raccolta differenziata è aumentata di oltre il 30%, un risultato definito “storico” e frutto dell’impegno collettivo. A contribuire al traguardo, infatti, è stato il comportamento virtuoso di migliaia di cittadini bacolesi, oltre al lavoro quotidiano di Flegrea Lavoro, la società partecipata che gestisce il servizio ambientale.

A ritirare il riconoscimento a Benevento sono state l’assessore all’Ambiente Teresa Scotto di Luzio e l’amministratrice unica di Flegrea Lavoro Valentina Sanfelice di Bagnoli, protagoniste – insieme a tutto il personale operativo – di un percorso di miglioramento continuo. L’amministrazione comunale ha espresso gratitudine verso gli operatori ecologici, sottolineando la loro dedizione e il loro ruolo essenziale nel risultato raggiunto.

Soddisfatto il Sindaco Josi della Ragione: “Stiamo lavorando per continuare ad abbassare, anche la Tari. Perché è giusto così. Mantenendo gli stessi livelli di eccellenza. Per un comune sempre più bello, pulito. Insieme, possiamo tutto.”

Bacoli guarda avanti, forte di un riconoscimento che premia un modello di gestione virtuoso e un’intera comunità che ha dimostrato di poter raggiungere traguardi importanti “un passo alla volta”.

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Esplosione fabbrica di fuochi a Ercolano, due condanne a 17 anni: caos in aula, rabbia dei parenti delle vittime dopo la sentenza

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Proteste violente con una tentata aggressione alle persone presenti in aula contenuta dalle forze dell’ordine hanno chiuso il processo con rito abbreviato nell’aula 413 del tribunale di Napoli che vedeva alla sbarra il titolare di una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio saltata in aria il 18 dicembre 2024 a Ercolano, uccidendo Samuel Tafciu, 18 anni, una bimba appena nata, e due gemelle, Aurora e Sara Esposito, 26 anni, che lavoravano da pochi giorni a confezionare botti di Capodanno per pochi euro.

A scatenare la reazione rabbiosa dei parenti delle vittime, la riduzione di pena incassata dai tre imputati. Il pm aveva chieso 20 anni di carcere, ma i giudici ne hanno inflitto 17 e sei mesi a Pasquale Punzo, l’uomo che in un appartamento intestato alla figlia 13enne aveva allestito l’opificio, e Vincenzo D’Angelo, che rispondevano di omicidio volontario con il dolo eventuale; e 4 anni a Raffaele Boccia, l’uomo che aveva fornito la polvere pirica poi esplosa.

Padre vittima scoppio Ercolano, ‘non è vero che la legge è uguale per tutti’

“17 anni di carcere non sono giustizia. Lì c’è scritto ‘la giustizia è uguale per tutti’, ma non è vero”.

Così kadri Tafciu, il padre del diciottenne Samuel morto nello scoppio della fabbrica di fuochi a Ecolano, ha commentato la sentenza di condanna nei confronti dei datori di lavoro del figlio. Quanto al caos scoppiato in tribunale subito dopo il verdetto, l’uomo ha sostenuto di “esser stato offeso. Mi sono state rivolte ingiurie – ha detto – da parte dei parenti degli imputati”.

Legale, ‘reazione in aula scomposta ma lavoro nero è piaga accettata’

Una reazione “scomposta” ma “prevedibile e comprensibile” in un paese in cui “il lavoro nero è una piaga accettata come ammortizzatore sociale”.

Così l’avvocata Nicoletta Verlezza, che nel processo per lo scoppio della fabbrica di fuochi d’artificio ha assistito la famiglia delle due gemelle morte, ha commentato il caos e i disordini scoppiati dopo la sentenza. “Anche con i venti anni di carcere – ha sottolineato – sarebbe successo quello che è successo. Sono morti di cui ci dobbiamo considerarci colpevole anche noi come, società civile” La legale si dice però soddisfatta da come si è concluso il processo. “La richiesta della procura è stata massima, 20 anni e la pena inflitta è stata leggermente inferiore: noi siamo soddisfatti perché l’ impianto accusatorio ha retto”

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Napoli: Domenico Attianese ucciso 36 anni fa per sventare una rapina, condanna in appelo a 30 anni per il rapinatore

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La prima sezione della corte di appello di Napoli ha confermato la condanna in primo grado a 30 anni a Giovanni Rendina, uno dei rapinatori finiti sotto processo per l’omicidio avvenuto il 6 dicembre 1986, 39 anni fa, del poliziotto Domenico Attianese, ucciso mentre tentava di sventare una rapina alla gioielleria Romanelli del quartiere Pianura di Napoli.

Lo scorso 19 novembre la procura generale aveva chiesto la conferma della condanna inflitta in primo grado.

La posizione di Rendina, a causa delle sue condizioni di salute, venne stralciata nel processo di primo grado che si concluse con la condanna dell’altro rapinatore accusato della morte di Attianese, Salvatore Allard, a cui il 23 luglio 2024 sono stati inflitti 30 anni di carcere.

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Domenico Attianese

Sant’Anastasia: Spari contro l’abitazione di una donna, indagini in corso

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SANT'ANASTASIA
SANT'ANASTASIA

SANT’ANASTASIA – Colpi di arma da fuoco sono stati esplosi intorno alle 10.30 di questa mattina in strada a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli.

I Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna e della stazione di Sant’Anastasia sono intervenuti in via Romani per la segnalazione di spari. I colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro un’abitazione abitata da una donna, incensurata.

Non ci sono feriti. Sono in corso indagini per chiarire la dinamica e la matrice dell’accaduto.

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Aversa: Sfruttamento dei braccianti, arrestati imprenditore e moglie

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AVERSA
AVERSA

AVERSA – Un nuovo caso di sfruttamento del lavoro agricolo è emerso nell’Agroaversano, in provincia di Caserta.

Nella mattinata di mercoledì 10 dicembre i Carabinieri del Reparto Operativo per la Tutela del Lavoro, con il supporto della compagnia di Aversa, hanno arrestato un imprenditore agricolo e la moglie, finiti ai domiciliari. In manette anche un cittadino indiano, mentre per un connazionale è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tra febbraio e luglio 2024 gli indagati avrebbero impiegato tra i 40 e gli 80 braccianti, quasi tutti di nazionalità indiana e irregolari sul territorio nazionale, per la coltivazione e la raccolta di ortaggi nelle province di Caserta e Napoli. Le condizioni di lavoro erano durissime: turni fino a 14 ore al giorno per una paga di appena 2,70 euro l’ora. Le pause erano consentite solo al raggiungimento della quota di raccolta e non era prevista alcuna possibilità di assentarsi.

Durante l’operazione di questa mattina i militari hanno sequestrato quattro furgoni utilizzati per il trasporto dei lavoratori e oltre 542 mila euro, ritenuti provento dell’attività illecita, rinvenuti in un magazzino dell’imprenditore.

Il caso riporta l’attenzione sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei braccianti agricoli, una piaga che continua a colpire il territorio campano e che coinvolge soprattutto lavoratori stranieri, spesso costretti a vivere e lavorare in condizioni degradanti. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e per ricostruire la rete di sfruttamento.

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Napoli: alla Federico II assegnati due ‘Consolidator Grant’ per cinque milioni euro dal Consiglio Europeo della Ricerca

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Il Consiglio europeo della ricerca – Erc ha assegnato all’Universita’ degli Studi di Napoli Federico II due ‘Consolidator Grant’, tra i finanziamenti piu’ competitivi e ambiti nel panorama internazionale, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.

L’Erc ha assegnato all’Italia 17 Consolidator Grant, di cui gli unici conferiti ad Atenei del Sud Italia sono andati alla Federico II e a L’Orientale.

La Federico II si conferma un polo di eccellenza della ricerca europea grazie ai riconoscimenti ottenuti da due suoi docenti, Donato Giovannelli e Antonio Rosato, entrambi vincitori di prestigiosi Erc Consolidator Grant. Donato Giovannelli, professore di Microbiologia alla Federico II e ricercatore associato del Cnr-Irbim, ha ottenuto un Erc Consolidator Grant per il progetto Aqua, del valore di 2,996 milioni di euro, dedicato allo studio del ruolo dei microrganismi nell’evoluzione dell’acqua terrestre e nell’abitabilita’ dei pianeti.

L’obiettivo e’ comprendere come i microorganismi capaci di ossidare l’idrogeno abbiano potuto limitare la fuga dell’idrogeno nello spazio, contribuendo cosi’ alla stabilita’ idrica della Terra primordiale.

Aqua integra microbiologia, geochimica, modellistica planetaria ed esplorazione di ambienti estremi, costruendo per la prima volta un modello quantitativo dei legami tra metabolismo microbico, ciclo dell’idrogeno e storia dell’acqua del pianeta.

Il progetto ha un duplice valore: da un lato apre nuove prospettive nella comprensione dei pianeti abitabili, dall’altro ha ricadute dirette sull’economia dell’idrogeno e sulla transizione energetica, poiche’ i processi microbici studiati sono cruciali per lo stoccaggio geologico e l’accumulo naturale di idrogeno.

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San Gennaro Vesuviano: Dormitorio accanto alla fabbrica, 76 operai vivevano nel degrado

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SAN GENNARO VESUVIANO
SAN GENNARO VESUVIANO

SAN GENNARO VESUVIANO – Oltre settanta operai vivevano nel pieno degrado in una palazzina-opificio di San Gennaro Vesuviano, in provincia di Napoli, completamente abusiva.

È quanto hanno scoperto i carabinieri nel corso di una operazione scattata all’alba di che ha portato alla denuncia di 11 persone. L’opificio tessile era al piano terra di un edificio a più piani. In quelli più alti dormivano gli operai: i militari ne contano 76, distribuiti in stanze fatiscenti, con letti arrangiati alla meglio, servizi ridotti all’osso e ambienti segnati da umidità e scarsa aerazione. Spazi nati come abitazioni diventati dormitori di fortuna. La fornitura di acqua per l’intera struttura era garantita da un pozzo scavato senza alcun criterio.

L’intervento, condotto dai carabinieri con la collaborazione del nucleo forestali, del Nil, della polizia locale e di personale Enel e dell’Asl, ha portato a 11 denunce.

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Manfredi: “Con Fico la Campania è al centro del dibattito politico nazionale nella costruzione del Campo largo”

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MANFREDI E FICO
MANFREDI E FICO

NAPOLI – La candidatura di Fico “rimetterà la Campania al centro del dibattito politico nazionale nella costruzione del Campo largo”, di cui “non sarò il federatore. Io sono il rappresentante di un’esperienza, quella di Napoli, che parte prima dai progetti e poi converge sui nomi”.

Così il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi in un’intervista al Corriere della Sera, parlando della “necessità di una visione congiunta della crescita di Napoli e dell’area metropolitana nella regione”, dopo la vittoria alle elezioni regionali della Campania di Roberto Fico.

Nel voto per lui, sottolinea Manfredi, un dato “è emerso con chiarezza: Napoli ha dato a Fico il 70 per cento dei voti che ha ottenuto. La città ha chiesto al nuovo presidente di tornare protagonista in regione, ruolo che purtroppo non aveva più”. Ora, aggiunge, “aspettiamo che Fico vari la giunta regionale e che il quadro si assesti. Poi decido. Ci sono assessori e consiglieri comunali di Napoli che sono stati eletti con Fico in Consiglio regionale. Quindi è scontato che dovremo fare modifiche anche in Comune: gli eletti che andranno via vanno sostituti e il rimpasto in giunta si farà”.

Sulla sua partecipazione di oggi per la prima volta ad Atreju, la kermesse di Fdi a Roma, Manfredi commenta così: “Sono stato invitato come presidente dell’Anci perché incontro tanti sindaci, anche di Fratelli di Italia, con i quali lavoro benissimo”. All’Anci, conclude, “registro difficoltà di molti sindaci nel garantire qualità nei servizi perché la domanda cresce. E Atreju sarà l’occasione per confrontarsi”.

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