venerdì, Maggio 8, 2026
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Campania fragile: doppia caduta di massi in Costiera Amalfitana

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COSTIERA AMALFITANA
COSTIERA AMALFITANA

Caduta massi sulla Ss163 Amalfitana. Doppio intervento dei Vigili del Fuoco sulla carreggiata al km 45+700 a Cetara e al km 42+600 a Maiori.

A pochi minuti uno dall’altro si sono verificati distacchi dalla parete rocciosa che fortunatamente non hanno coinvolto passanti.

Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri e l’Anas per le verifiche in merito alla messa in sicurezza.

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Giugliano: “Sei grassa e brutta”. Violenze su moglie e figlia, arrestato

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GIUGLIANO PADRE VIOLENTO
GIUGLIANO PADRE VIOLENTO

GIUGLIANO – Ha picchiato moglie e figlia ma quest’ultima ha chiamato i Carabinieri e per l’uomo, un 61enne, sono scattate le manette. Deve rispondere di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.

Il fatto è accaduto a Varcaturo, lungo la fascia costiere alla periferia di Giugliano. “Sei brutta e grassa“, avrebbe urlato l’uomo alla figlia, 31 anni, che ai militari ha mostrato delle foto e dei video delle precedenti aggressioni subite. Quando i militari sono giunti sul posto è stata trovata con il naso sanguinante, con il volto gonfio e le labbra tumefatte. La maglietta era sporca di sangue. La mamma, di 57 anni, presentava diversi lividi.

Quando i Carabinieri sono giunti sul posto hanno sentito le urla provenire dall’interno di un appartamento. I militari hanno bussato alla porta e ad aprire è stato l’uomo, visibilmente agitato. La 31enne ha raccontato le violenze e le vessazioni che aveva appena subìto ma è stata bruscamente interrotta dal padre per nulla intimorito dalla presenza dei militari. La donna si è rifugiata in una stanzetta. Intanto sono arrivati anche altri militari tra cui il comandante della stazione carabinieri. Il sottufficiale ha tranquillizzato la vittima convincendola a farsi raccontare cosa fosse accaduto.

Dalle parole della ragazza è emerso un vero e proprio contesto di maltrattamenti in famiglia con il 61enne che da anni insultava e picchiava le due donne che non avevano mai avuto il coraggio di denunciare. Le foto mostrate dalla giovane donna raccontano ferite subìte da entrambe le donne in balia di un uomo che in un episodio aveva addirittura strappato alla propria moglie, invalida, il cuoio capelluto.

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Pescatore subacqueo scomparso a Castel Volturno: si teme l’annegamento di Giuseppe Izzo, 67enne di Torre del Greco

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CASTEL VOLTURNO. Si sono concluse al tramonto di ieri le ricerche di Giuseppe Izzo, 67 anni, originario di Torre del Greco, disperso nelle acque del litorale domiziano. L’uomo era uscito in mare nella mattinata di domenica insieme a un amico per una battuta di pesca subacquea all’arenicola, ma non ha più fatto ritorno in superficie.

Secondo le prime ricostruzioni, Izzo e il suo compagno di immersione si erano tuffati intorno alle 8 dalla spiaggia libera accanto al lido Bikini, in località Baia Verde. Generalmente questo tipo di attività non supera le due ore e mezza, ma alle 10.30 dell’uomo non vi era più alcuna traccia. Dopo alcuni minuti di attesa, l’amico ha lanciato l’allarme.

Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della Capitaneria di Porto, che hanno allertato la centrale operativa di Napoli. Alle ricerche hanno preso parte anche il nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco e diverse unità navali della Guardia Costiera, supportate dagli elicotteri decollati da Pontecagnano e Pescara.

Nonostante l’imponente dispiegamento di forze, le operazioni non hanno dato esito positivo. Col passare delle ore, l’angoscia è aumentata, soprattutto tra i familiari, giunti disperati sulla spiaggia.

Al momento, la Guardia Costiera mantiene la massima cautela, ma le speranze di ritrovare Izzo in vita si affievoliscono sempre più. L’autonomia delle sue bombole, infatti, era stimata in poco più di tre ore. Inoltre, sembra che il sub si sia immerso senza il pallone di segnalazione. L’ipotesi più probabile resta quella di un malore improvviso, mentre si trovava a circa tre metri di profondità.

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Grave incidente in Tanzania, morta Suor Maria Nerina De Simone di Castellammare di Stabia e altre 3 sorelle.

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Grave incidente in Tanzania: hanno perso la vita quattro suore missionarie tra le quali una italiana. Ieri sera, presso la missione di Mwanza, hanno perso la vita la superiora generale delle Carmelitane missionarie di Santa Teresina del Bambino Gesù, suor Lilian Gladson Kapongo, insieme a suor Maria Nerina De Simone, consigliera e segretaria generale, suor Damaris Matheka, consigliera provinciale della Provincia East Africa, suor Stellamaris Muthini, e l’autista del mezzo, di nome Bonifasi.

Le suore, conclusa la loro missione in Tanzania, stavano per far rientro in Italia quando sono rimaste vittime di un incidente con un mezzo pesante. Un’ultima suora, Paulina Crisante Mipata, è ricoverata in gravi condizioni in ospedale. Lo riferisce la diocesi di Porto Santa Rufina

Le religiose morte nell’incidente stradale in Tanzania stavano tornando a Santa Marinella (Roma), dove è la loro sede perché la fondatrice della Congregazione, la beata Maria Crocifissa Curcio, era giunta nella cittadina costiera cento anni fa.

La vicaria generale dell’Istituto, suor Zelia da Conceiçao Dias, chiede “preghiere in questo momento di sofferenza che tocca tutta la famiglia religiosa delle Suore carmelitane”.

La diocesi di Porto-Santa Rufina “partecipa al grave lutto e si unisce nella doverosa preghiera di suffragio per le care Suore Carmelitane”. Condoglianze anche dalla Uisg, l’Unione internazionale delle superiori generali: “Con profondo dolore ci uniamo a voi in questo momento di grande sofferenza”.

La religiosa italiana che è tra le vittime, suor Maria Nerina De Simone, era originaria di Castellammare di Stabia (Napoli).

Sindaco Castellammare di Stabia, tristezza per morte suora

“Con profonda tristezza ho appreso la notizia della tragica scomparsa, in Tanzania, di Suor Maria Nerina De Simone, consigliera e segretaria generale delle Carmelitane Missionarie di Santa Teresina del Bambino Gesù, originaria della nostra Castellammare di Stabia”. Lo scrive il sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, su Facebook.

“Suor Maria Nerina ha perso la vita insieme ad altre tre sorelle e all’autista mentre si stavano recando in aeroporto per far rientro in Italia dopo la loro missione in Africa. Alla Congregazione delle Suore Carmelitane, alla comunità scolastica di via Cicerone e a tutti coloro che hanno conosciuto e amato Suor Maria Nerina, a nome della Città di Castellammare di Stabia va il nostro pensiero in questo momento così triste”, conclude Vicinanza.

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Fissata la data per l’udienza di De Laurentiis sulle presunte plusvalenze fittizie

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De Laurentiis plusvalenze fittizie
De Laurentiis plusvalenze fittizie

Si terrà il prossimo 2 ottobre l’udienza, davanti al gup di Roma, dell’inchiesta che vede indagato il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis.

Il procedimento è iscritto con reato di falso in bilancio in relazione alle annate 2019, 2020 e 2021. Oltre al presidente del club, i pm di piazzale Clodio, Lorenzo Del Giudice e Giorgio Orano, chiedono il processo per la società calcistica e per il braccio destro del patron, Andrea Chiavelli.

Al centro del procedimento presunte plusvalenze fittizie nella compravendita dalla Roma del difensore Kostas Manolas nell’estate del 2019 e dell’acquisto dell’attaccante Victor Osimhen nel 2020 dalla squadra francese del Lille.

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Sant’Anastasia: Donna vittima di violenze sfregiata in volto, ma l’aggressore è libero

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DONNA VITTIMA VIOLENZA SANT'ANASTASIA
DONNA VITTIMA VIOLENZA SANT'ANASTASIA

La violenza sulle donne continua a segnare il nostro Paese con numeri drammatici. Ogni anno centinaia di donne subiscono aggressioni, minacce e maltrattamenti da parte di uomini che spesso dovrebbero essere i loro compagni di vita. Troppo spesso le denunce non bastano e le vittime restano esposte al rischio di ulteriori ritorsioni.

È la storia di una donna di Sant’Anastasia che lo scorso 17 marzo è stata selvaggiamente picchiata dal marito(dal quale sta attualmente separandosi legalmente) davanti alle figlie piccole a causa di un diverbio. Le botte le hanno causato una frattura pluriframmentaria del pavimento orbitale destro, la perdita di ciocche di capelli e la necessità di un delicato intervento chirurgico con l’inserimento di una protesi all’occhio. Una scena di sangue che le bambine non dimenticheranno facilmente.

“Scattati tante foto e, se mai ti balenasse per la testa di voltarti indietro, riguardale e fatti forza”. Così una dottoressa del pronto soccorso le si rivolse a dopo che era arrivata in condizioni drammatiche.

Oggi, a sei mesi di distanza, la donna cerca di andare avanti, ma la sua vita è profondamente cambiata. Ogni volta che si guarda allo specchio deve fare i conti con un volto asimmetrico e con il dolore di un corpo segnato per sempre. Si sente fragile, impaurita e impotente, soprattutto perché l’uomo che l’ha ridotta in queste condizioni è libero, senza alcuna misura cautelare, nonostante la denuncia e l’attivazione del Codice Rosso. Né divieto di avvicinamento né braccialetto elettronico: il magistrato ha ritenuto sufficiente il fatto che l’uomo, dopo quell’episodio, non si sia più avvicinato. Ma la donna teme possa tornare a colpire.

A oggi, spiega l’avvocato Hilary Sedu, la sola misura cautelare ottenuta è che gli incontri con le figlie avvengano in un centro dedicato e sotto stretta sorveglianza.
“Ma la verità – sottolinea Sedu – è che quella sera l’uomo doveva essere arrestato. Non ci sono dubbi sulla gravità dei fatti. Ancora più grave ed eticamente scorretto è il referto medico redatto dal primario del reparto maxillo-facciale del Policlinico della Federico II, che ha minimizzato l’accaduto. Secondo lui il trauma all’occhio non sarebbe stato causato da un pugno, ma da un impatto con un piccolo oggetto contundente, arrivando persino a dire alla donna che poteva essere scivolata sullo smartphone. Si tratta di una ricostruzione assurda, che sembra voler ridimensionare la violenza subita. Questi atteggiamenti, uniti a comportamenti discutibili di alcuni militari intervenuti, fanno pensare a possibili influenze esercitate dalla nota e potente azienda per la quale lavora l’uomo. Comportamenti vergognosi, che mortificano la giustizia e le vittime”.

La donna, con grande coraggio, ha deciso di rivolgersi al deputato di alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che ha raccolto il suo appello.

“Siamo di fronte a un caso gravissimo – dichiara Borrelli assieme alla rappresentante territoriale di Europa Verde Ines Barone–. Una donna è viva per miracolo, ha riportato danni permanenti e le sue figlie hanno assistito a una scena agghiacciante, eppure il suo aggressore è libero. È una vergogna. Non possiamo chiedere alle donne di denunciare se poi lo Stato le abbandona. Serve un’applicazione rigorosa del Codice Rosso e misure cautelari immediate per chi si macchia di violenza, altrimenti continueremo a piangere vittime innocenti”.

Borrelli ha inoltre annunciato la presentazione di una interrogazione parlamentare al Ministero della Giustizia per fare chiarezza sulle decisioni prese e per sollecitare un rafforzamento delle misure cautelari nei casi di violenza domestica. Contestualmente, il deputato si farà promotore di un esposto agli organi di controllo sanitari e giudiziari per verificare la correttezza del referto medico contestato e accertare eventuali responsabilità.

La vittima, con grande dignità, ha concluso: “Sono grata al Signore perché sono viva e perché le mie figlie hanno ancora la loro mamma. Ma non posso vivere nella paura che lui torni. Non riesco neanche più a lavorare, faccio fatico in ogni gesto quotidiano. Chiedo che la mia vicenda non venga dimenticata, perché troppe donne non hanno avuto la mia stessa possibilità di raccontare la loro storia”.

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Smantellata banda di ‘RapinaRolex’: arrestate 9 persone tra Napoli e provincia

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RAPINAROLEX
RAPINAROLEX

NAPOLI – Associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio di orologi di lusso: sono le accuse mosse dei confronti di nove persone, di età compresa tra i 20 e i 49 anni, raggiunte da una ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal tribunale di Napoli, su richiesta della procura partenopea, ed eseguita stamattina dalla polizia.

Tutti sono finiti agli arresti domiciliari, ad eccezione del 49enne, che è ora in carcere: gravato da numerosi precedenti specifici, è considerato il capo e promotore dell’associazione.

Tra gli indagati compare anche suo figlio, a cui, stando alle indagini, era stato assegnato il ruolo di corriere: era, cioè, incaricato di consegnare gli orologi agli acquirenti-ricettatori. Altri due arrestati svolgevano il compito di ricercare soggetti interessati all’acquisto dei preziosi. Un altro componente, riparatore di orologi e gioielli, metteva a disposizione il proprio laboratorio per far incontrare il capo dell’organizzazione con altri rivenditori di orologi di provenienza illecita.

I destinatari delle misure cautelari sono stati rintracciati nelle rispettive abitazioni, a Napoli, Caserta, Giugliano in Campania, Cardito, Casoria, Marcianise e Casagiove. A seguito della perquisizione eseguita in concomitanza degli arresti, sono stati rinvenuti e sequestrati nell’abitazione del 49enne oltre 82mila euro in contanti e 18 orologi marca ROLEX, per un valore complessivo stimato di circa 450mila euro. Il provvedimento giunge al termine di un’attività di indagine avviata nel gennaio 2023 in seguito all’arresto – avvenuto nel dicembre 2022 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in istituto penale minorile emessa dal gip del tribunale per i minorenni di Napoli – di due giovani, all’epoca minori, responsabili di numerose rapine di orologi di valore, che erano risultati in contatto con l’organizzazione proprio per la vendita di alcuni degli articoli rapinati.

Le investigazioni, condotte dalla Squadra mobile di Napoli e coordinate dalla procura, hanno consentito di disvelare l’esistenza di questo gruppo criminale, con base operativa a Napoli, impegnato nella ricettazione e nel riciclaggio di orologi di pregio di illecita provenienza in quanto, a seconda dei diversi casi, provento di rapine, furti e truffe consumati sul territorio nazionale e in altri Paesi europei, oppure oggetto di falsificazione o contraffazione o, ancora, privi di documentazione attestante la proprietà e la provenienza. I preziosi, per ostacolare l’identificazione della loro provenienza illecita, venivano per lo più destinati alla rivendita sul mercato mediorientale attraverso la mediazione di soggetti di nazionalità russa residenti negli Emirati Arabi, oppure venivano promossi per la vendita in occasione di alcune fiere di settore tenute semestralmente, soprattutto in territorio tedesco, capaci di attirare visitatori da numerosi Stati esteri.

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Nino D’Angelo e il dolore per il 14enne suicida: «Perdonaci, se non abbiamo saputo aiutarti. Scusami se ti hanno dato il mio nome»

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Il ragazzo vittima di bullismo era stato insultato con un paragone al cantautore. L’artista napoletano: “Non so trovare una spiegazione, certe parole fanno troppo male”.

NAPOLI – «Nino D’Angelo, caschetto biondo». Così veniva spesso chiamato da ragazzo, un soprannome che negli anni ’80 era diventato il suo marchio di riconoscimento, ma che in certi contesti era stato usato anche per dileggiarlo e per etichettare in modo dispregiativo la musica neomelodica. Oggi, a 68 anni e con una carriera artistica consolidata, Nino D’Angelo ricorda quelle ferite con la consapevolezza di chi è riuscito ad affrancarsi da stereotipi e pregiudizi.

Un dolore che è tornato prepotentemente a galla nei giorni scorsi, dopo la tragedia di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina: un ragazzo di 14 anni si è tolto la vita e, secondo i familiari, sarebbe stato vittima di episodi di bullismo. Tra gli insulti ricevuti, alcuni lo avrebbero paragonato proprio al cantautore napoletano, in chiave offensiva.

Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Cassino per istigazione al suicidio, mentre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha disposto ispezioni negli istituti scolastici frequentati dal giovane.

Il messaggio di Nino D’Angelo

Quando è emerso il dettaglio del paragone, D’Angelo ha voluto intervenire con un messaggio affidato ai social, intriso di dolore e sensibilità:
«Come si fa a trovare una ragione, una spiegazione a questa cosa… Io mi sento piccolo piccolo e non so trovarla. Qual è potuta essere la solitudine che ha confuso i pensieri di questo ragazzino fino a portarlo a un gesto simile?» scrive l’artista.

E aggiunge: «Dov’eravamo noi, tutti noi che ormai sappiamo sempre poco dei nostri figli? Dov’erano le parole che avrebbero dovuto far capire agli amici che certe cose non si possono dire, che fanno troppo male, così male da poter uccidere un ragazzino della loro stessa età…».

Infine, la conclusione che suona come un appello e quasi una preghiera: «Perdonaci, se non abbiamo saputo aiutarti. E scusami se ti hanno dato il mio nome».

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Anziano trovato morto sul Vesuvio, si indaga per omicidio colposo

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OTTAVIANO 78ENNE MORTO
OTTAVIANO 78ENNE MORTO

Domani sarà conferito l’incarico per l’autopsia di Angelo Cutolo, il 78enne ritrovato senza vita sul Vesuvio, nel territorio di Ottaviano. Il corpo presentava evidenti segni di morsi e tracce di sangue sparse nei dintorni, elementi che fanno ipotizzare un’aggressione da parte di animali selvatici.

La Procura di Nola, che ha disposto l’esame autoptico previsto per mercoledì, indaga per omicidio colposo. Non si esclude, infatti, che gli animali coinvolti possano appartenere a qualcuno della zona. Secondo indiscrezioni, la causa del decesso potrebbe essere un’emorragia provocata dalle ferite.

Le indagini, condotte dagli agenti del commissariato di San Giuseppe Vesuviano, puntano a chiarire le circostanze della morte. Al momento si procede per ipotesi, in attesa dei risultati dell’autopsia che potrebbero fornire risposte più certe.

Cutolo era uscito sabato 13 settembre per cercare funghi, come era solito fare. Non vedendolo rientrare, i familiari hanno lanciato l’allarme. È stato il figlio Gaetano, noto farmacista ed ex consigliere comunale, a ritrovarlo dopo ore di ricerca, riverso a terra in gravi condizioni in via Boscariello, una stradina secondaria tra rovi e filo spinato. La scena suggerisce un tentativo di fuga, forse per sfuggire a cani selvatici o altri animali.

Il suo smartphone è stato rinvenuto a diversi metri di distanza, ulteriore indizio di una fuga precipitosa. Sebbene gravemente ferito, Angelo era ancora vivo al momento del ritrovamento. È stato trasportato d’urgenza alla clinica Santa Lucia di San Giuseppe Vesuviano, dove è deceduto poco dopo.

I funerali potrebbero tenersi giovedì, dopo l’esame autoptico.

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Omicidio Vassallo: al via l’udienza preliminare del processo

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Processo Angelo Vassallo
Processo Angelo Vassallo

Iniziata l’udienza preliminare, davanti al giudice del tribunale di Salerno, per quattro indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura sull’omicidio di Angelo Vassallo, il ‘sindaco pescatore’.

“È un momento importantissimo, non solo per noi come fondazione, come familiari, ma è importante per l’Italia perché è una società civile che ha preso posizione contro chi ha ucciso Angelo Vassallo, ha ucciso il sindaco, ha ucciso lo Stato”, dice il fratello di Angelo Vassallo, Dario, presidente della fondazione che porta il nome del ‘sindaco pescatore’ davanti alla cittadella giudiziaria.

“Penso che da qui – sottolinea – inizierà una valanga di cose che, fino ad adesso, sono rimaste nascoste e chiuse nei cassetti giustamente da parte della procura antimafia di Salerno”. Davanti al gup compariranno il colonnello Fabio Cagnazzo, l’imprenditore Giuseppe Cipriano, l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso e l’ex carabiniere Lazzaro Cioffi. “All’Arma dei carabinieri non chiedo nulla perche’ dell’Arma dei carabinieri bisogna avere il massimo rispetto e quindi non sono io che posso dire qualcosa all’Arma”, premette Vassallo, ribadendo che “ho chiesto all’Arma dei carabinieri di costituirsi parte civile proprio perche’ l’Arma e’ stata lesa”.

“Se non fosse stato per i Ros, che sono un reparto speciale dei carabinieri, noi oggi – evidenzia – non saremmo qui; quindi, quando si parla dell’Arma con la A maiuscola bisogna avere i piedi di piombo e misurare le parole. Ho chiesto che l’Arma si costituisse parte civile, ma non c’entra nulla perché ci sono degli imputati ex carabinieri o carabinieri, quelli sono un altro discorso perché hanno leso l’immagine dell’Arma”.

L’avvocato della fondazione, Antonio Ingroia, ritiene che la giornata di oggi “sia un momento importante” perché, “finalmente, si apre il libro della verità che è stato tenuto chiuso a causa anche dei tanti depistaggi che hanno afflitto questa vicenda”. “E’ per questo – prosegue il legale – che si sono attesi 15 anni e va dato, ancora una volta, atto alla procura distrettuale antimafia di Salerno per essere riuscita ad aprirlo. Noi siamo qui al fianco della procura di Salerno, perché chiediamo verità e giustizia”. Antonio Vassallo, figlio di Angelo, arrivando davanti al tribunale di Salerno, constata che “sono passati tantissimi anni, però finalmente ora stiamo qua e conosciamo bene le motivazioni per cui sono passati troppi anni”. “Però – rimarca – ora vogliamo andare avanti e conoscere quanto prima possibile un quadro chiaro di tutto quello che è successo”.

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