Uno spettacolo teatrale di Antonio D’Alessandro
Da venerdì 17 a domenica 19 febbraio presso la Zona Teatro Naviganti di Napoli
Quattro amici storici, Mike, Frank, Aldo e Tom, un tavolo da poker, mercoledì sera, questa è l’ambientazione.
Ciascuno di loro nasconde un segreto. Amici da sempre, come ogni mercoledì si incontrano per la solita partita a poker. Si ritrovano a casa di Mike. Frank conta le carte, Mike prepara la sala, Aldo e Tom sono seduti alle loro rispettive postazioni. Tutto lo spettacolo si svolge nell’arco temporale di una sera. Tra i vari conteggi di carte, di cui ne mancherà sempre una, si svolge l’azione scenica.
All’ennesimo inizio inconcludente di partita, Frank, Aldo e Tom decidono di andare via. Mike nel tentativo disperato di convincerli a restare, confessa di essere stato abbandonato dalla moglie. Inizia un momento di confronto, crolla il muro della non comunicazione. Con il progredire della scena i toni aumentano, non mancano liti, scazzottate e rotture. Ognuno rivela il proprio segreto, generando malumori ed incomprensioni. Ciascuno critica gli altri per aver tenuto nascosti aspetti importanti delle loro vite, aspetti che avrebbero dovuto condividere.
Venerdì 17 e sabato 18 lo spettacolo inizierà alle ore 21, mentre domenica 19 inizierà alle ore 19.
Lo Spazio ZTN si trova a Vico Bagnara 3/A – Piazza Dante (Napoli)
Per ulteriori informazioni e prenotazioni: 3406668946 – – 3389408074 – 3201846711 – navigantiinversi@gmail.com
Si ricorda che anche Ancora Amici rientra nella stagione Giù Il Cappello, per cui, il prezzo del biglietto, in base al valore che attribuirà alla messa in scena, lo stabilisce il pubblico.
ANCORA AMICI
di Antonio D’Alessandro
con Fabrizio Botta, Antonio D’Alessandro, Francesco S. Esposito, Emanuele Iovino
regia Gennaro Monforte
assistente alla regia Marilia Marciello
scene e costumi Federica Del Gaudio
si ringraziano Naviganti InVersi, ZTN, Giada Pignata

Comicità, dramma, canzoni inedite portano lo spettatore ad immergersi in una storia comica che via, via diventa tragica. Il ritmo frenetico con gli attori che ogni tanto si estraneano per raccontare il proprio “io” perché fino alla fine, in questo testo, ognuno è sempre alla ricerca di se stesso, per conoscersi realmente. Su telo bianco vengono proiettate immagini, il mondo ci arriva attraverso le proiezioni che invadono le pareti, facendo si che lo spettatore venga catapultato in un mondo fatto di realtà e finzione, ma che ogni cosa equivale al vero. Il ritmo della messinscena, i tempi, la recitazione si fondono con una direzione quasi cinematografica.
È lei a raccontare la felicità prima della guerra, la guerra stessa, la carestia, la soluzione trovata dagli uomini per sopravvivere. La quotidianità, lentamente, si riduce al mangiare o essere mangiati e non c’è tempo per i sentimenti. Tranne, forse, quelli per il fratello, unico legame con il suo passato da “essere umano”. La scelta di utilizzare la lingua napoletana nasce dal suo essere, per Gretel, lingua madre, più viscerale dell’italiano imparato a scuola e, quindi, più naturale. Da una bocca ormai abituata a masticare carne cruda i suoni nascono ancora più sporchi, quasi animali. “Carne” è una favola di quelle che fanno paura, che lasciano un brivido, e proprio per questo fanno venire voglia di vedere come andrà a finire.
