domenica, Maggio 10, 2026
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Tenta uccidere moglie e finge rapina in casa, arrestato nel napoletano

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Ha cercato di uccidere la moglie con una mazzuola, ha finto una rapina violenta, ma e’ stato arrestato.

Accade a Somma Vesuviana, nel Napoletano, dove i carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere, emessa dal gip di Nola nei confronti di un uomo di 70 anni di Somma Vesuviana, indagato per tentato omicidio della propria consorte 60enne, convivente.

Le indagini hanno ricostruito che, al termine di una lite per futili motivi, l’uomo ha colpito la consorte alla testa con una mazzuola da carpentiere, procurandole lesioni gravissime. La vittima, tuttora ricoverata in prognosi riservata, e’ in pericolo di vita. Era stato lo stesso settantenne a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, denunciando una rapina nell’abitazione della coppia protrattasi per oltre 12 ore.

L’uomo, inizialmente reticente durante l’interrogatorio di garanzia, ha infine confessato, venendo sottoposto a fermo di indiziato di delitto gia’ nel pomeriggio di domenica scorsa. Durante le indagini, e’ stata rinvenuta l’arma del delitto nascosta in un deposito attrezzi.

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Mare di San Giovanni a Teduccio: analisi di Arpac e Istituto Zooprofilattico

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PESCI MORTI SAN GIOVANNI A TEDUCCIO
PESCI MORTI SAN GIOVANNI A TEDUCCIO

NAPOLI – Dal 1 Agosto scorso sono stati individuati diversi pesci, anche di modeste dimensioni, morti nello specchio di mare che bagna il quartiere orientale di Napoli di San Giovanni a Teduccio.

Tanta la preoccupazione da parte di chi usufruisce delle spiagge e del mare della periferia est del capoluogo. Sono prontamente intervenuti l’Arpac e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno per analizzare le acque che vanno dalla Vigliena fino a Pietrarsa.

Al momento le ipotesi principali sono due: una possibile anossia delle acque, cioè una carenza di ossigeno dovuta alle temperature e a un eccesso di nutrienti, oppure un’infezione causata da un parassita killer dei microsporidi, che in passato era stato individuato come causa scatenante.

I campioni di pesci morti sono stati prelevati dall’Asl Napoli 1 Centro e sono attualmente al vaglio dell’Istituto Zooprofilattico.

L’Arpac ha precisato che, nonostante questo accaduto, i prelievi di luglio a Portici e Pietrarsa hanno confermato la piena balneabilità delle acque, mentre resta interdetta a San Giovanni a Teduccio, dove da poco sono iniziati i lavori di riqualificazione del litorale.

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Pompei fu rioccupata dopo eruzione del 79 d.c, la scoperta dopo nuovi scavi

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POMPEI fu rioccupata dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Sopravvissuti che non avevano modo di ricominciare una nuova vita altrove, ma verosimilmente anche persone provenienti da altri luoghi, senza dimora, in cerca di un posto dove insediarsi e con la speranza di ritrovare oggetti di valore, avevano provato a rioccupare l’area devastata dall’evento vulcanico.

Una situazione precaria e disorganizzata, quella che vedeva riaffiorare tracce di vita sulla città di POMPEI, protrattasi fino al V secolo quando poi l’area venne completamente abbandonata.

Sono ipotesi, già avanzate in passato, che sembrano essere confermate da dati e tracce emersi nell’ambito dei lavori di “Messa in sicurezza, restauro e consolidamento dell’Insula Meridionalis di POMPEI”.

Come pubblicato da un articolo sull’E-Journal degli Scavi di POMPEI, si tratta di testimonianze di persone che tornarono sul luogo del disastro e che a un certo punto cominciarono ad abitare stabilmente tra le rovine dei piani superiori riaffioranti ancora tra la cenere.

Così, nelle antiche case e strutture ritornava la vita, ma gli ambienti che una volta erano al pianterreno ora diventavano scantinati e caverne, dove si allestivano focolari, forni e mulini.

Si stima che POMPEI avesse almeno 20mila abitanti nel 79 d.C., ma la percentuale delle persone che persero la vita durante l’eruzione è tuttora dibattuta.

Sono all’incirca 1.300 le vittime ritrovate dall’inizio degli scavi, dal 1748 a oggi. Con due terzi della città antica portata alla luce, la cifra potrebbe sembrare relativamente bassa, intorno al 10%. Tanti altri potrebbero aver perso la vita al di fuori del centro urbano, mentre tentavano di allontanarsi dall’epicentro della catastrofe. Sicuramente ci furono dei sopravvissuti, come fanno intuire anche iscrizioni con nomi pompeiani da altri centri campani.

Ma evidentemente non tutti avevano i mezzi per ricominciare una nuova vita altrove. Si potrebbe spiegare così il perché alcuni abitanti siano tornati nella città distrutta, di cui comunque si intuivano ancora i piani superiori degli edifici.

Agli antichi abitanti si potrebbero essere aggiunti altri arrivati, che non avevano nulla da perdere. Inizialmente si viveva in una specie di deserto di cenere, ma presto la vegetazione tornò a prosperare Oltre a un posto per vivere, POMPEI offriva la possibilità di scavare nel sottosuolo, dove si potevano trovare oggetti di valore, anche se ogni tanto ci si poteva imbattere nel corpo di una vittima in decomposizione.

Tale situazione, un po’ improvvisata per non dire anarchica, era forse il motivo per cui l’imperatore Tito mandò due ex consoli quali curatores Campaniae restituendae: oltre a promuovere una rifondazione di POMPEI e Ercolano, avevano il compito di occuparsi dei beni di chi non aveva lasciato eredi per darli alle “città afflitte”. Tuttavia, il tentativo di rifondazione fu un fallimento, in quanto il sito non diventò mai più il centro vitale che era stato prima dell’eruzione.

Piuttosto, a giudicare dai dati archeologici, doveva essere un agglomerato dove le persone vivevano in condizioni precarie e senza le infrastrutture e i servizi tipici di una città romana. Ciò non impedì che questa forma di insediamento si protraesse fino alla tarda età antica, ovvero fino al V secolo d.C., quando, forse in concomitanza con un’altra devastante eruzione (detta “di Pollena”), venne definitivamente abbandonata.

“L’episodio epocale della distruzione della città nel 79 d.C. ha monopolizzato la memoria – commenta il direttore del Parco Archeologico di POMPEI e co-autore dell’articolo sui nuovi ritrovamenti, Gabriel Zuchtriegel – Nell’entusiasmo di raggiungere i livelli del 79, con affreschi meravigliosamente conservati e arredi ancora intatti, le tracce flebili della rioccupazione del sito sono state letteralmente rimosse e spesso spazzate via senza alcuna documentazione. Grazie ai nuovi scavi il quadro diventa ora più chiaro: riemerge la POMPEI post 79, più che una città un agglomerato precario e grigio, una specie di accampamento, una favela tra le rovine ancora riconoscibili della POMPEI che fu. Noi archeologi in questi casi ci sentiamo come gli psicologi della memoria sepolta nella terra: tiriamo fuori le parti rimosse dalla storia, e questo fenomeno ci dovrebbe indurre a una riflessione più ampia sull’inconscio archeologico, su tutto ciò che viene rimosso o obliterato o rimane nascosto, all’ombra di altre cose apparentemente più importanti”.

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Afragola: 20enne arrestato dopo aver rubato un bracciale da 4mila euro in Liguria

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ARRESTATO 20ENNE DI AFRAGOLA
ARRESTATO 20ENNE DI AFRAGOLA

AFRAGOLA – Il Nucleo Sicurezza Urbana ha concluso un’importante attività investigativa relativa a un furto con strappo avvenuto nel centro storico di Albenga (Savona) lo scorso 21 giugno.

Una persona anziana in quella giornata era stata vittima del furto del proprio bracciale d’oro, del valore di circa 4mila euro. Il fatto è avvenuto alla luce del giorno, sotto gli occhi di alcuni passanti che hanno soccorso prontamente la donna, insieme agli agenti della polizia locale intervenuti sul posto.

Grazie all’attenta analisi delle immagini di videosorveglianza e ad accurati accertamenti, gli operatori del Nucleo sono riusciti a identificare il responsabile: si tratta di A.B., cittadino italiano classe 2004, già noto alle forze dell’ordine di Afragola, in provincia di Napoli.

Il giovane è stato riconosciuto dalla vittima e da alcuni testimoni oculari, denunciato all’autorità giudiziaria e sottoposto a interrogatorio preventivo. Il Tribunale ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo di dimora presso il comune di Afragola (NA), con obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

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Pomigliano: il Consiglio Comunale non sarà sciolto per infiltrazioni ma da Roma hanno riscontrato molte criticità

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COMUNE DI POMIGLIANO
COMUNE DI POMIGLIANO

Nessun provvedimento di scioglimento sarà adottato nei confronti del Consiglio comunale di Pomigliano d’Arco (Napoli), a seguito degli accertamenti effettuati dalla commissione d’accesso, che non hanno fatto emergere “nei confronti dell’amministrazione comunale elementi su cui si possa ritenere provato un giudizio di sussistenza di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata né un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi atta a compromettere in maniera sostanziale l’attività e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati“.

È quanto sottolineato dal ministero dell’Interno che ha decretato chiuso il procedimento avviato lo scorso dicembre dal Prefetto di Napoli, nonostante gli accertamenti abbiano evidenziato “ripetute irregolarità amministrative e disfunzioni gestionali che denotano una generale scarsa osservanza dei precetti di buon andamento e correttezza dell’azione amministrativa, circostanze queste – si legge nel documento a firma del ministro Matteo Piantedosi – che potrebbero eventualmente favorire forme di condizionamento anche di matrice criminale“.

Criticità che hanno portato il ministro a decretare alcune linee guida che saranno promosse dal sindaco Raffaele Russo le cui risultanze saranno poi relazionate al Prefetto di Napoli.

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Incendio anche nel Parco del Vesuvio

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INCENDIO PARCO NAZIONALE VESUVIO
INCENDIO PARCO NAZIONALE VESUVIO

VESUVIO – Una giornata nera sul fronte dei roghi, una nuvola bianca è visibile da Napoli alle spalle del Vesuvio, mentre più in basso è visibile anche il fumo nero del rogo divampato in un capannone a Pompei.

Le fiamme sono visibile anche in diretta streaming sulla webcam SkyLine. Sono appena arrivati un elicottero dei Vigili del Fuoco e un Canadair della Protezione Civile ad Lamezia Terme. Purtroppo il vento non aiuta il contenimento delle fiamme.

L’attacco al Parco Nazionale del Vesuvio era iniziato ieri pomeriggio da una pineta in via Zabatta nel territorio comunale di Terzigno.

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Dopo 70 giorni dal voto, Giugliano non ha ancora una giunta

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GIUGLIANO SENZA GIUNTA
GIUGLIANO SENZA GIUNTA

GIUGLIANO IN CAMPANIA – A settanta giorni dalle elezioni dello scorso maggio che hanno visto vincere al primo turno il centrosinistra con l’elezione del sindaco Diego D’Alterio del Pd a Giugliano non c’è ancora la giunta comunale. Lo stallo va avanti da settimane.

Nell’esecutivo dovrebbero esserci almeno quattro donne ma al momento alcuni partiti della coalizione (composta anche da alcune civiche della fascia costiera), dopo alcune rinunce, non hanno ancora indicato i nomi.

Intanto quasi alla vigila del ferragosto la squadra che dovrà governare la città di Giugliano (la seconda in Campania per numero di abitanti e tra le più vaste della regione Campania) per i prossimi cinque anni non c’è. Una lunga attesa che sta creando sfiducia nei cittadini che reclamano soluzioni a problemi antichi, partendo dalla viabilità e dalla crisi del commercio nel centro storico.

Ad aggravare la situazione è la chiusura da diversi mesi del corso Campano. Ma finora oltre ai buoni propositi non si è andati con una città che si avvia a vivere le ferie estive nella speranza che a settembre cambi qualcosa.

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Nomina Macciardi al Teatro San Carlo: Manfredi annuncia ricorso al TAR

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TEATRO SAN CARLO
TEATRO SAN CARLO

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ufficializzato ieri sera la nomina di Fulvio Macciardi alla guida del Teatro San Carlo di Napoli, accogliendo la proposta di tre membri su cinque del Consiglio di indirizzo della Fondazione.

Una decisione destinata a sollevare polemiche: il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che è anche presidente della Fondazione, contesta infatti la legittimità della riunione in cui è stata presa la decisione, e ha annunciato un ricorso al Tar.

Secondo Manfredi, il Consiglio non si sarebbe riunito formalmente, dal momento che la convocazione era stata ritirata a causa di un impegno istituzionale a Palazzo Chigi. Nonostante ciò, tre membri — due espressi dal Ministero della Cultura e uno dalla Regione Campania — hanno proceduto lo stesso con la designazione, scegliendo Macciardi, già sovrintendente del Comunale di Bologna.

Il ministro Giuli, rompendo uno stallo che durava da mesi, ha deciso di firmare il decreto, legittimando di fatto l’operato dei tre consiglieri. Una mossa che ha subito acceso nuove tensioni politiche e istituzionali. I revisori dei conti del San Carlo hanno espresso dubbi sulla validità giuridica della nomina, mentre Pd e M5S parlano apertamente di forzatura e di violazione delle regole.

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Maxi incendio nel vesuviano, colonna di fumo visibile di Napoli

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INCENDIO POMPEI SCAFATI TORRE ANNUNZIATA BOSCOREALE
INCENDIO POMPEI SCAFATI TORRE ANNUNZIATA BOSCOREALE

Poco dopo le 10.30 di questa mattina una maxi rogo è divampato nell’area vesuviana tra Pompei, Scafati e Boscoreale.

A quanto pare, secondo le primissime notizie, le fiamme si sarebbero sviluppate in un capannone in via Spinelli, nel territorio comunale di Pompei. Come riporta “MetropolisWeb si tratterebbe di una decina di strutture zeppe di scarti di lavorazione tessile. La struttura, in passato già oggetto di alcuni provvedimenti di sequestro della Guardia di Finanza, in poco tempo è stata avvolta dalle fiamme.

La colonna di fumo è impressionante e visibile anche da Napoli. La nube di fumo sovrasta l’intero Golfo spinto dal vento che soffia da est verso ovest.

Quello che vedete in foto non è un incidente, è l’ennesimo crimine ambientale. Sono andate in fumo vecchie serre colme di rifiuti, auto rubate e materiali abbandonati, trasformate da tempo in una discarica illegale. Lo avevano denunciato in tanti, anche un servizio delle Iene, ma come sempre nessuno è intervenuto. Oggi il fuoco ha fatto quello che le istituzioni non hanno voluto fare: ha spazzato via tutto… ma a che prezzo? Una colonna di fumo nero, puzza irrespirabile nell’aria, rischio per la salute dei cittadini e per l’ambiente.
Ci chiediamo: Dov’erano i controlli? Perché si è aspettato che accadesse il peggio? Ora chi risponderà dei danni? Questo il comunicato dell’Associazione “Per la Nostra Terra”.

 

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Napoli: beccato ladro d’appartamento in flagranza al Vomero, caccia al complice

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Ladro d’appartamento arrestato dai carabinieri a Napoli. Accade alle 4 del mattino in via Aniello Falcone, zona residenziale a meta’ tra il centro citta’ e il quartiere collinare del Vomero.

Un uomo sente rumori sospetti dall’appartamento vicino, del quale sa che i proprietari sono fuori citta’, e avverte il 112.

La centrale operativa individua la pattuglia piu’ vicina e dirama l’allarme.

Arriveranno per primi i militari del nucleo operativo del Vomero. In strada, davanti al palazzo, motore acceso e fari spenti, una Clio ammaccata, e l’uomo all’interno, il ‘palo’ pigia il piede sull’acceleratore e fugge vedendo la gazzella.

I carabinieri lasciano il veicolo allontanarsi comunicando alla centrale operativa targa e modello; si posizionano poi lungo il perimetro del palazzo in punti strategici in attesa del complice.

Una figura vestita di nera si affaccia al balcone del primo piano. L’uomo e’ Gino Sansone, 35 anni, gia’ noto alle forze dell’ordine.

I militari dell’Arma prima lo aiutano a scavalcare e poi lo arrestano.

La refurtiva era ancora sul tavolo della cucina, raccolta in uno zaino e la casa completamente a soqquadro. Sansone e’ ora in carcere, in attesa di giudizio. Rinvenuta e sequestrata l’auto usata per il tentato furto. Continua la caccia al complice.

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