giovedì, Aprile 23, 2026
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Omicidio del Sindaco-Pescatore Antonio Vassallo, scagionato il Colonnello Fabio Cagnazzo: quattro a processo

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Il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo e’ stato prosciolto, in sede di udienza preliminare, dalle accuse di omicidio, in qualita’ di mandante, del sindaco-pescatore Angelo Vassallo e di depistaggio. La decisione del gup Giovanni Rossi del Tribunale di Salerno e’ arrivata nel primo pomeriggio.

La Procura della Repubblica di Salerno aveva invece chiesto il rinvio a giudizio del colonnello, ma il gup ha deciso in senso contrario. Le motivazioni non si conoscono, ma e’ verosimile che il gup abbia condiviso le valutazioni sulla carenza della gravita’ indiziaria rilevata, nella fase cautelare dell’inchiesta, da due distinte sezioni della Corte di Cassazione.

Il gup ha invece disposto il rinvio a giudizio per l’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano, accusati di omicidio, sempre relativamente alla fase deliberativa.

Romolo Ridosso, che ha reso dichiarazioni ritenute dalla Cassazione contrastanti e sulla scorta delle quali ha cercato di accreditarsi come collaboratore di giustizia, ha invece scelto e ottenuto di essere processato con il rito abbreviato: anche lui risponde di omicidio per avere partecipato a un sopralluogo avvenuto qualche giorno prima dell’omicidio.

Infine, il rinvio a giudizio e’ stato disposto per Giovanni Cafiero, che pero’ risponde solo di violazione della legge in materia di sostanze stupefacenti.

Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (piccolo comune del Salernitano), fu ucciso il 5 settembre 2010. Era sera: Vassallo era alla guida della sua auto e stava tornando a casa quando qualcuno esplose contro di lui nove colpi di pistola.

Dopo 14 anni di inchiesta, scanditi da diverse archiviazioni, il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo – che per anni ha guidato i carabinieri di Castello di Cisterna, conseguendo risultati molto rilevanti sul fronte della cattura di latitanti e degli arresti durante la faida di camorra a Scampia e Secondigliano – e’ stato arrestato.

Nel novembre 2024 Cagnazzo e’ stato trasferito in carcere ed e’ rimasto detenuto per sette mesi, fino a quando la Cassazione ha disposto il primo annullamento della misura cautelare, evidenziando le criticita’ dell’indagine e, in particolare, delle accuse mosse nei suoi confronti.

Anche il Tar del Lazio, ben prima della definizione dell’udienza preliminare, ha assunto una decisione favorevole al colonnello Cagnazzo: a gennaio, infatti, il Tar ha annullato il decreto con cui il ministero della Difesa, nell’ottobre 2025, aveva disposto la sospensione precauzionale dal servizio per Cagnazzo. Il colonnello Cagnazzo e’ stato difeso dagli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro.

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Domenico Caliendo, il legale della famiglia: “Dal Monaldi nessuna risposta sulla richiesta di risarcimento”

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Inizia così la lettera scritta da Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, morto a febbraio all’Ospedale Monaldi di NAPOLI dopo il trapianto di cuore fallito il 23 dicembre.

“Scrivo nell’interesse della famiglia Caliendo Mercolino. Lo faccio perché ciò che questa famiglia sta subendo — anche ora, anche dopo la morte di Domenico — non può restare confinato nelle aule di giustizia. Deve essere conosciuto. Questa lettera non riguarda il merito del procedimento penale in corso: riguarda il comportamento della dirigenza del Monaldi verso i genitori di un bambino che non c’è più”.

“La famiglia Caliendo Mercolino apprende con rinnovato dolore — un dolore che avrebbe il diritto di non essere ulteriormente aggravato da condotte istituzionali — che il pattern comunicativo totalmente carente, privo di linearità e del tutto alieno a qualsivoglia forma di umanità che ha caratterizzato il rapporto tra il Monaldi e i genitori di Domenico durante tutta la fase clinica della vicenda, si sta purtroppo protraendo anche ora che Domenico non è più in vita. Il comportamento della struttura non è mutato con la morte del piccolo paziente: è rimasto quello che era sempre stato, indifferente, opaco, istituzionalmente sordo”, prosegue la lettera, “Nel tentativo di evitare alla famiglia l’ulteriore devastazione psicologica di un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso — e senza neppure procedere alla previa notifica di una formale messa in mora, proprio per non caricare inutilmente i signori Caliendo Mercolino del peso di un’escalation legale — questa difesa ha trasmesso all’Azienda Ospedaliera dei Colli, via posta elettronica certificata, una proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda. Una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra. Un invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti, per trovare una soluzione che consentisse alla famiglia di voltare pagina senza dover affrontare anni di contenzioso civile. Il Monaldi non ha risposto. Non ha risposto con un diniego motivato. Non ha risposto con una controproposta. Non ha risposto con un semplice atto di accuse ricevute. Ha semplicemente eliso la comunicazione, come se quella PEC non fosse mai stata trasmessa, come se la famiglia Caliendo Mercolino non esistesse, come se la morte di Domenico fosse un fatto del quale l’Azienda non avvertisse il peso di una risposta istituzionale minima”.

“La famiglia Caliendo Mercolino sente il dovere di dichiarare pubblicamente, senza esitazione e senza alcuna remora, di non avere il benché minimo motivo di vergognarsi per aver avanzato una richiesta risarcitoria. Non vi è nulla di cui vergognarsi. La legge — lo Stato italiano, attraverso le norme che regolano la responsabilità civile delle strutture sanitarie — riconosce espressamente il diritto delle vittime di gravi errori medici a essere risarcite in via equitativa per il danno non patrimoniale subito: il danno biologico, il danno morale, il danno da perdita del rapporto parentale. Questi istituti esistono perché il legislatore ha voluto affermare, con tutta la chiarezza che il diritto consente, che chi ha sofferto ha diritto a una risposta economica dallo Stato e dalle istituzioni responsabili. Nessuna famiglia che abbia perso un figlio in circostanze come queste dovrebbe sentirsi in colpa per aver rivendicato ciò che la legge le attribuisce”, si legge ancora nella lettera, “quella pecuniaria non è, né potrà mai essere, giustizia. Non lenisce il dolore. Non riconsegna Domenico ai suoi genitori. Non rende dignitoso un Natale trascorso senza di lui, né un Capodanno vissuto nell’assenza di chi avrebbe dovuto essere lì. Per la giustizia — per quella vera, quella che restituisce un senso alle cose, che riequilibra ciò che è stato stravolto, che sancisce la responsabilità di chi ha sbagliato — questa famiglia si rivolge alla magistratura, nella piena fiducia che essa saprà fare il proprio dovere. Ma il risarcimento è un’altra cosa: è un diritto autonomo, riconosciuto dalla legge, che spetta alla famiglia indipendentemente dall’esito del procedimento penale. E il Monaldi, rifiutandosi persino di aprire un dialogo su questo punto, sta sottraendo alla famiglia Caliendo Mercolino un ulteriore diritto che le appartiene. Come già le è stato sottratto il diritto di vedere Domenico crescere. Come già le è stato sottratto il diritto di passare il Natale e il Capodanno con il proprio figlio. Ancora una volta, il Monaldi sta togliendo a questa famiglia qualcosa che le spettava”.

Il legale aggiunge: “Eppure, nel medesimo periodo nel quale l’Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di componimento stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi si faceva viva con i genitori di Domenico per tutt’altra ragione: per invitarli a piantare un albero all’interno del presidio in memoria del loro figlio. La famiglia ha appreso questa proposta con sgomento e con la giusta indignazione che tale iniziativa merita. Un albero. Mentre la richiesta formale di risarcimento giaceva inevasa, mentre i genitori attendevano una risposta che non è arrivata, la dirigenza riteneva opportuno proporre un gesto simbolico di quelli che, con tutta la buona volontà interpretativa possibile, non può che leggersi come un’operazione di maquillage istituzionale: un tentativo di riabilitare l’immagine pubblica del Monaldi attraverso un gesto di facciata, senza che vi fosse — né vi sia tuttora — la minima traccia di autentica volontà di farsi carico delle proprie responsabilità verso questa famiglia.”

“Questa difesa è nella condizione di affermare con piena cognizione di causa che, al di là delle responsabilità penali individuali che la Procura della Repubblica sta accertando nei confronti dei singoli professionisti indagati, la responsabilità civile della struttura Monaldi nel decesso di Domenico Caliendo Mercolino è solida, incontrovertibile e destinata a essere affermata nelle sedi competenti. Si tratta di una responsabilità che trova il suo fondamento nell’art. 7 della Legge 24/2017 (c.d. Legge Gelli-Bianco), che configura la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria a prescindere dall’accertamento della colpa individuale dei singoli operatori. Su questo punto, la posizione giuridica della famiglia è cristallizzata. Questa difesa rappresenta infine che, qualora si dovesse procedere in sede giudiziale — come appare a questo punto inevitabile — e il risarcimento riconosciuto dalla Corte dovesse risultare superiore alla somma che la famiglia aveva proposto in via stragiudiziale al solo fine di definire bonariamente la vicenda, non mancherà di segnalare la circostanza alla Corte dei Conti, affinché valuti se il rifiuto di addivenire a un accordo stragiudiziale equo abbia determinato un ulteriore e ingiustificato aggravio di spesa pubblica”.

Secondo il legale, “la vicenda è resa ancora più grave dalla conduzione della riunione di partecipazione alla cura — la c.d. PCC — tenutasi durante le fasi più drammatiche della malattia di Domenico. Quella riunione, che avrebbe dovuto svolgersi nel pieno rispetto delle prescrizioni normative vigenti e dei fondamentali canoni di umanità verso dei genitori in una condizione di strazio assoluto, è stata condotta in modo gravemente carente: erano assenti le figure professionali previste dalla legge per la sua corretta tenuta, tra cui il bioeticista e la figura psicologica di supporto alla famiglia. Solo la determinazione della madre di Domenico e la presenza del consulente medico-legale di parte hanno consentito di portarla a termine, evitando che si arenasse. Il Monaldi non ha saputo — o non ha voluto — convocarla con le modalità che la normativa e l’elementare umanità avrebbero imposto. È in questo contesto che questa difesa si rivolge pubblicamente al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, affinché eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l’ordinamento gli attribuisce sull’operato delle aziende sanitarie regionali, e affinché valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi. Una dirigenza che ha dimostrato, in successione e senza soluzione di continuità: di non aver saputo prevenire le condizioni che hanno condotto alla morte di Domenico; di non aver saputo comunicare con la sua famiglia nei momenti di maggiore necessità; di non aver saputo garantire lo svolgimento di una PCC conforme alla legge; di non saper oggi gestire le conseguenze istituzionali di quanto accaduto, riducendosi a non rispondere alle interlocuzioni formali dei propri interlocutori giuridici e a proporre iniziative simboliche del tutto inadeguate alla gravità della situazione. Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata tanto nella fase della crisi quanto nella fase degli strascichi costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura. Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. I pazienti del Monaldi non meritano questa dirigenza. La famiglia Caliendo Mercolino non merita questo silenzio”, si legge ancora.

“Domenico Caliendo Mercolino meritava di vivere. Meritava di essere curato con perizia, con rispetto dei protocolli e con l’attenzione dovuta a un bambino. La sua famiglia merita giustizia, risarcimento e il rispetto istituzionale minimo che ogni vittima ha diritto di ricevere. Non un albero. Giustizia”, si chiude la lettera del legale.

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Campania, il Consiglio Regionale approva la Legge di Stabilità 2026: manovra da 38,5 miliardi tra scuola-lavoro, urbanistica e riforme amministrative

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Il Consiglio regionale della Regione Campania ha approvato la Legge stabilita’ 2026, in 31 articoli la manovra da 38,5 miliardi.

Tra le misure di sistema, la legge dispone anche il rifinanziamento di diverse leggi regionali di spesa gia’ esistenti e introduce scelte organizzative rilevanti, come la soppressione dell’Agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura della Campania.

Vengono inoltre inserite norme per rafforzare i percorsi di istruzione e formazione professionale, con l’obiettivo di migliorare il collegamento tra scuola e lavoro e sviluppare il sistema duale e l’apprendistato.

Sul piano amministrativo, si interviene anche sul personale regionale, prorogando al 30 novembre 2026 la validita’ delle graduatorie per l’accesso alla dirigenza, e sulla pianificazione territoriale, con la proroga dei termini per l’adozione e l’approvazione dei piani urbanistici comunali.

Viene inoltre esteso al 31 dicembre 2026 il termine per la definizione delle pratiche di sanatoria edilizia, con l’obiettivo di ridurre il contenzioso. Chiudono il provvedimento alcune norme di coordinamento legislativo e adeguamento a impegni assunti con il Governo, mentre gli ultimi due articoli contengono disposizioni di carattere procedurale e l’entrata in vigore della legge.

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Antonia Ocone, sopravvissuta alla strage familiare ad opera del padre a Paupisi, è tornata a scuola

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ANTONIA OCONE
ANTONIA OCONE

PAUPISI – Antonia Ocone, la ragazza di 17 anni miracolosamente sopravvissuta alla strage familiare ad opera del padre a Paupisi, in provincia di Benevento, è tornata tra i banchi di scuola dell’istituto alberghiero di Castelvenere dove è stata accolta con festoni, palloncini colorati e dolci dagli studenti e dai docenti.

Bentornata tra noi, Antonia! Oggi la nostra scuola torna a sorridere” recitava una delle scritte sui festoni preparati per la festa organizzata in onore della ragazza, scampata alla strage e che ha dovuto sottoporsi per mesi alle cure per la riabilitazione fisica.

Antonia fu aggredita durante la notte in casa dal padre Salvatore (56 anni) con una grossa pietra, la stessa con la quale il genitore poco prima aveva ucciso la moglie Elisa Polcino (49 anni) ed uno dei suoi figli, Cosimo (15 anni), riducendo lei in fin di vita.

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Paestum: Bombe carta contro due locali gestiti dalla stessa famiglia

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PAESTUM BOMBE LOCALI
PAESTUM BOMBE LOCALI

CAPACCIO PAESTUM – Due bombe carta hanno danneggiato due locali della movida nell’area archeologica di Paestum, nel comune di Capaccio Paestum, all’alba di ieri, intorno alle 4:30. Le deflagrazioni, avvertite chiaramente nella zona, hanno colpito una vineria e un ristorante molto frequentati, causando danni alle strutture e ad alcune attività vicine.

I due esercizi, gestiti da una nota famiglia di imprenditori locali, sono stati presi di mira con ordigni rudimentali. Secondo quanto si apprende, un ordigno è stato posizionato davanti all’ingresso del wine bar, mentre un secondo sarebbe stato lanciato nel giardino posteriore del ristorante. L’esplosione ha danneggiato infissi, arredi e spazi esterni.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della stazione locale e della compagnia di Agropoli, che hanno avviato le indagini. In corso l’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e le testimonianze dei proprietari e di eventuali testimoni. Presenti anche i vigili del fuoco per le verifiche sulla stabilità degli immobili e la polizia municipale per gli accertamenti. Al momento non viene esclusa alcuna ipotesi investigativa.

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Afragola: convegno ‘L’impegno dei cattolici in politica’, promosso dai Cristiani Democratici Uniti

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Afragola: convegno 'L'impegno dei cattolici in politica', promosso dai Cristiani Democratici Uniti
Afragola: convegno 'L'impegno dei cattolici in politica', promosso dai Cristiani Democratici Uniti

Si è svolto presso l’Auditorium “Rita Levi Montalcini” di Afragola il convegno dal titolo “L’impegno dei cattolici in politica”, promosso da Nuovo CDU – Cristiani Democratici Uniti.

L’incontro ha visto i saluti introduttivi del dott. Carlo Verna, presidente emerito dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, e del prof. Raimondo Pasquino, segretario regionale nCDU. Sono intervenuti, tra gli altri, la dott.ssa Alessia Castaldo, capo scout Gruppo Afragola 3, l’avv. Gianluca Di Maso, già consigliere comunale di Afragola, mentre le conclusioni sono state affidate all’on. Giovanni Mensorio, consigliere regionale della Campania.

Tra gli interventi, particolarmente significativo quello del dott. Fabio Capone, attivista del terzo settore, che ha offerto una riflessione sul ruolo attivo dei cattolici nella società contemporanea.

«La fede cristiana – ha sottolineato Capone – non è mai stata un fatto esclusivamente personale, ma un motore di impegno sociale e attenzione verso il prossimo. In questo senso, la politica, nella sua accezione più alta, è servizio alla comunità».

Un richiamo deciso alla partecipazione: «I cattolici non possono più limitarsi a essere spettatori, ma devono tornare a essere protagonisti, portando i propri valori all’interno delle istituzioni».

Nel suo intervento, Capone ha inoltre posto l’attenzione sulle principali sfide del territorio afragolese, evidenziando la necessità di investire sui giovani, «che hanno bisogno di spazi di incontro e crescita», e sul tema della disabilità, rispetto al quale ha ribadito l’urgenza di «costruire una comunità educante capace di andare oltre la diagnosi e riconoscere la centralità della persona».

Particolare rilievo è stato dato anche al tema della partecipazione democratica: «Viviamo una fase segnata da forte astensionismo e disillusione. È necessario ricostruire un ponte tra cittadini e istituzioni, attraverso una presenza concreta sul territorio e una testimonianza credibile dei valori».

In conclusione, Capone ha ribadito come l’impegno dei cattolici debba essere «lievito nella società», capace di generare speranza concreta e contribuire alla costruzione di una comunità più viva, inclusiva e partecipata.

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Napoli, Epatite A: Controlli della Polizia Locale in ristoranti, negozi e ambulanti

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NAPOLI CONTROLLI EPATITE A
NAPOLI CONTROLLI EPATITE A

La Polizia locale di Napoli sta effettuando verifiche in tutto il territorio cittadino per appurare il rispetto dell’ordinanza sindacale emanata al fine di contrastare la diffusione ed il contagio dal virus dell’epatite.

Sono stati controllati 37 ristoranti, 22 pescherie, 4 esercizi di vicinato e 3 venditori ambulanti di prodotti ittici, di cui due risultati abusivi. In nessuno dei casi sono state riscontrate violazioni dell’ordinanza che impone il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi.

Le verifiche sono state estese anche al rispetto di tutte le altre disposizioni che regolano le attività di somministrazione e vendita. In questo ambito sono state rilevate 66 violazioni, di cui otto in materia sanitaria, che hanno portato al sequestro di 427 chili di prodotti ittici e di altri generi alimentari (acqua, verdura e uova di Pasqua) in cattivo stato di conservazione. L’attività di controllo proseguirà nei prossimi giorni.

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A Bagnoli pronto il progetto per la realizzazione della stazione della Linea 2 della metropolitana

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NAPOLI STAZIONE BAGNOLI LINEA 2 METROPOLITANA
NAPOLI STAZIONE BAGNOLI LINEA 2 METROPOLITANA

BAGNOLI – Pronto il progetto per la nuova stazione della linea 2 della metropolitana da realizzare a Bagnoli.

Il progetto elaborato da Ferrovie (Rfi) e finanziato dal ministero dei Trasporti sarà portato alla prossima cabina di regia sulla riqualificazione del quartiere prevista a Roma dopo Pasqua. Costo dell’operazione circa 25 milioni. L’obiettivo è di aprire la fermata nel 2027 prima dell’inizio dell’America’s Cup di vela.

Proprio il miglioramento di viabilità e trasporti è stata una delle richieste del defender New Zealand che ha deciso di mettere in palio il trofeo sportivo più antico del mondo a Napoli. La nuova stazione della Linea 2, sempre se i tempi annunciati saranno rispettati, trasporterà i passeggeri in via Nuova Agnano, a pochi passi dall’ingresso del parco di Bagnoli a due passi dal mare e dalla colmata, la striscia di 195 metri quadrati realizzata con cemento e scarti industriali, dove saranno allestite le basi dei team che si contenderanno prima la Louis Vuitton Cup e poi sfideranno New Zealand per l’America’s Cup. Il progetto è stato elaborato da Rfi. La nuova stazione è prevista in via Nuova Agnano.

Si colloca sulla Linea 2 «passante di Napoli» fra le località di servizio Bagnoli-Agnano Terme e Cavalleggeri Aosta. La fermata si posiziona nel tratto di linea tra il sottovia di via Nuova Agnano e il cavalcaferrovia della Cumana. L’accesso è previsto da via Nuova Agnano tramite due camminamenti, uno per lato, posti lungo il confine ferroviario, sfruttando il sottovia esistente come opera di collegamento tra i due marciapiedi.

Questa sarà in un primo momento funzionale all’America’s Cup – si legge nel progetto – per poi consolidarsi come un nuovo landmark urbano: un’infrastruttura che interpreta il passato industriale di Bagnoli e lo trasforma in forma architettonica contemporanea, simbolo di una Bagnoli futura, aperta al mare e agli eventi internazionali“.

L’intervento è strutturato, quindi, in due fasi, la prima è funzionale all’America’s Cup, la seconda prevede il completamento della fermata. Comunque “in entrambe le fasi è garantita la piena accessibilità alla fermata in conformità a quanto prescritto dalla norma nazionale e dalle Sti prm (Regolamento UE 1300/2014) relativamente all’abbattimento delle barriere architettoniche“.

Come riporta La Repubblica Napoli, l’intervento, per la prima fase, prevede di collegare la nuova fermata, attraverso un percorso pedonale di circa 300 metri, all’Auditorium Porta del Parco, da qui il collegamento (circa 800 metri) con il pontile di Bagnoli e il tratto di mare da cui partiranno i catamarani per raggiungere il campo di gara sarà garantito da un sistema Brt (Bus rapid transit), autobus ad alta efficienza e frequenza elevata.

A Coppa America conclusa partirà la seconda fase che prevede anche la riqualificazione delle aree esterne e l’integrazione di nuovi servizi come la riorganizzazione dei parcheggi e di tutte le aree di sosta. La nuova stazione si inserisce nel piano di rigenerazione dell’area dell’ex Italsider ed è uno di quei “lasciti al quartiere di Bagnoli” che resteranno dopo la Coppa America, come ha sottolineato più volte il sindaco e commissario straordinario per la riqualificazione Gaetano Manfredi.

Intanto ieri nuove proteste dei comitati e di cittadini che si oppongono alla Coppa America a Bagnoli e in particolare al piano di riqualificazione che non prevede più l’eliminazione della colmata ma una tombatura con il cosiddetto capping. Un gruppo di manifestanti ha bloccato per circa un’ora l’ingresso ai cantieri ed esposto striscioni con gli slogan: “Bagnoli non è in vendita” e “Napoli alza la testa. Consiglio popolare“. Riferimento all’assemblea promossa per oggi pomeriggio nella sede della municipalità 10 in via Acate. «Sarà un consiglio comunale popolare a cui invitiamo tutti» spiegano i promotori. Altro richiamo polemico al consiglio comunale straordinario tenutosi lo scorso 3 marzo quando avvennero anche tafferugli all’esterno.

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SSC Napoli: Per il Teatro Sannazaro all’asta 50 maglie autografate di Kevin De Bruyne

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SSC NAPOLI E TEATRO SANNAZARO
SSC NAPOLI E TEATRO SANNAZARO

Napoli, 27 marzo 2026 – L’incendio che lo scorso 17 febbraio ha colpito il Teatro Sannazaro rappresenta una ferita per la città di Napoli e per il suo patrimonio culturale. Situato nel cuore di Chiaia e attivo da oltre un secolo, è uno dei luoghi più riconoscibili della tradizione teatrale napoletana.

Per contribuire alla sua ricostruzione, SSC Napoli promuove un’iniziativa solidale rivolta ai tifosi e alla comunità. Da oggi, attraverso la piattaforma dedicata del partner MatchWornShirt (disponibile qui, https://l.mws.com/OJNHLi), saranno messe all’asta 50 cornici in tiratura limitata contenenti la maglia autografata e autenticata di Kevin De Bruyne. Le aste, denominate “SSC Napoli | Teatro Sannazaro Charity Auction”, saranno suddivise in cinque sessioni da dieci pezzi ciascuna, con una durata di 31 ore e programmate tra il 27 marzo e il 7 aprile (con lanci nelle giornate del 27 marzo, 30 marzo, 1 aprile, 3 aprile e 6 aprile). Le 50 cornici includono 10 tipologie differenti, ognuna realizzata in soli 5 esemplari.

L’intero ricavato sarà devoluto al Comitato per la rinascita del Teatro Sannazaro. Attraverso la partecipazione alle aste sarà così possibile aggiudicarsi un oggetto legato alla storia del Club e contribuire in maniera diretta alla rinascita della “bomboniera di via Chiaia”. Lara Sansone e Salvatore Vanorio, Direttore Artistico e Amministratore del Teatro Sannazaro: “Siamo onorati che un’eccellenza quale la SSC Napoli abbia deciso di sostenere fattivamente la rinascita del nostro amato Teatro Sannazaro, distrutto dal devastante incendio del 17 febbraio 2026, attraverso una meravigliosa iniziativa. ‘Tradizione, arte e identità’, tre valori che accomunano calcio e teatro, come hanno urlato a gran voce i tifosi della maglia azzurra e che la SSC Napoli rappresenta alla perfezione”.

Tommaso Bianchini, Direttore Generale – Area Business di SSC Napoli: “SSC Napoli ha una responsabilità che va oltre il campo e un legame con la sua città sempre più stretto. Questa iniziativa nasce con l’obiettivo di coinvolgere il Club e i suoi tifosi nella ricostruzione del Teatro Sannazaro, un luogo simbolo della cultura partenopea, con l’auspicio che torni presto a splendere”.

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Casoria: Operazione Carabinieri, Polizia Locale e Asl, sequestrati 600kg di prodotti ortofrutticoli

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CASORIA
CASORIA

CASORIA — Prosegue senza sosta il piano straordinario di monitoraggio messo in campo per fronteggiare l’aumento dei casi di Epatite A in Campania.

Nella mattinata di ieri una task force composta dai Carabinieri del NAS di Napoli, dalla Polizia Locale di Casoria, dall’ASL Napoli 2 Nord e dal C.Ri.P.A.T. ha effettuato un blitz in un esercizio commerciale di frutta e verdura, riscontrando gravi violazioni igienico-sanitarie e amministrative.

Durante l’ispezione sono stati sequestrati oltre 600 kg di prodotti ortofrutticoli privi di tracciabilità ed esposti direttamente al traffico veicolare.

Il Comandante della Polizia Locale, Colonnello Pasquale Pugliese, ha accertato anche una occupazione abusiva del suolo pubblico: a fronte dei 60 mq autorizzati, il rivenditore aveva installato strutture fisse non consentite, immediatamente rimosse.

Il Comandante del NAS di Napoli, Tenente Colonnello Alessandro Cisternino, ha evidenziato come l’operazione rientri in un programma più ampio di controlli mirati: “Stiamo eseguendo ispezioni capillari in centri di distribuzione, ristoranti e pescherie per verificare il pieno rispetto delle ordinanze comunali. I campioni analizzati finora dall’Istituto Zooprofilattico non hanno rilevato la presenza del virus, ma il livello di attenzione resta massimo“.

Sul campo, il Maresciallo Maggiore dei Carabinieri NAS Massimiliano Augliese ha ribadito i rischi associati alla vendita di prodotti non protetti e privi di tracciabilità, in un momento in cui i ricoveri per Epatite A all’Ospedale Cotugno continuano a crescere.

L’operazione conferma l’impegno congiunto delle istituzioni nel garantire sicurezza alimentare e tutela della salute pubblica, con interventi tempestivi a fronte di qualsiasi condotta che possa mettere a repentaglio i cittadini.

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