giovedì, Giugno 18, 2026
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Camorra: sequestro di 2 milioni di euro per due imprenditori vicini al clan dei Casalesi

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Due provvedimenti di sequestro di beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro sono stati emessi dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ed eseguiti dalla Dia nei confronti di due uomini ritenuti vicini al clan camorristico dei Casalesi, fazione Schiavone.

I due provvedimenti sono stati emessi su proposta di misure di prevenzione avanzata dal procuratore di Napoli e dal direttore della Dia. Un primo provvedimento ha raggiunto un importante affilato del clan dei Casalesi, imprenditore edile che si occupava prevalentemente di appalti – privati e soprattutto pubblici – divenuto una sorta di monopolista nel settore dei marmi, dei porfidi e dei materiali utilizzati nella cantieristica stradale.

L’imprenditore è risultato legato alla famiglia Schiavone sia per la gestione di aziende che per le attività di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti (cambi assegni o intestazione di beni a prestanome).

Il suo legame storico con il clan dei Casalesi emergeva già con la condanna, definitiva, comminata nel cosiddetto processo “Spartacus” per associazione di tipo mafioso, reato nuovamente contestatogli nel 2022 per la partecipazione alla stessa associazione.

Le indagini di polizia, condotte all’epoca dal Centro Operativo Dia di Napoli e coordinate dalla Dda partenopea, oltre ai successivi sviluppi patrimoniali, hanno evidenziato la figura criminale e imprenditoriale del destinatario della misura, in quanto da un lato gestiva fiorenti attività commerciali, tramite altre imprese con il sistema delle cosiddette ‘scatole cinesi’, dall’altro si occupava del reimpiego dei capitali acquisiti illecitamente dal clan di appartenenza attraverso la gestione degli appalti pubblici, peraltro con la complicità di un parente, secondo destinatario della misura di prevenzione eseguita oggi, il quale forniva aiuto nella gestione di aziende edili, alcune delle quali riconducibili direttamente a lui, altre a terzi soggetti.

Contemporaneamente è stata eseguita un’altra ordinanza nei confronti di altro storico affiliato al clan dei Casalesi, anch’egli destinatario di condanne definitive. Secondo quanto ricostruito l’uomo aveva all’interno del clan compiti strategici operando nel campo delle estorsioni e del reinvestimento dei proventi illeciti, eseguendo gli ordini provenienti dai parenti dei detenuti, nonché tenutario dei rapporti con il mondo politico. All’epoca dei fatti contestati era considerato uno dei più attivi collaboratori di un politico di grosso spessore negli affari pubblici locali, che aveva già rivestito la carica di assessore nel Comune di Casal di Principe e spesso era risultato il candidato più votato alle elezioni amministrative, fungendo da collante tra il candidato e il clan.

Dalle indagini patrimoniali sono state ricostruite e riportate nel provvedimento di sequestro disponibilità patrimoniali e finanziarie sproporzionate dei due destinatari e dei titolari formali delle attività imprenditoriali.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro ai fini della successiva eventuale confisca di 4 società, 5 beni immobili, 2 auto e 24 rapporti finanziari per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro.

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Trump attacca la Meloni: “Non sta facendo nulla, sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”

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TRUMP ATTACCA LA MELONI
TRUMP ATTACCA LA MELONI

Donald Trump ha attaccato frontalmente Giorgia Meloni attraverso un’intervista al Corriere della Sera. Il Presidente americano accusa la Premier italiana di non averlo minimamente supportato nell’azione militare contro l’Iran.

«(A voi italiani) piace il fatto che la vostra presidente (del consiglio, ndr) non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? – chiede Donald Trump in una telefonata con il Corriere della Sera – Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo».
Ancor prima di darci il tempo di fare una domanda, è il presidente degli Stati Uniti a farla noi, in una intervista esclusiva, chiedendoci della premier Giorgia Meloni.

Le ha parlato di questo?
«No. Dice semplicemente che l’Italia non vuole essere coinvolta. Anche se l’Italia ottiene il suo petrolio da là, anche se l’America è molto importante per l‘Itala. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei».

Sul Papa, Giorgia Meloni ha detto che è inaccettabile quello che lei ha detto.
«È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità».

Ma avete parlato di queste cose?
«No…»

Non avete parlato neanche una volta in questo mese?
«No, non da molto tempo».

Perché?
«Perché non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. È molto diversa da quello che pensavo».

In un’intervista esclusiva di sei minuti con il Corriere, Donald Trump critica duramente la premier italiana. «Non è più la stessa persona, e l’Italia non sarà lo stesso paese, l’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa».

Trump torna inoltre a ripetere che l’Europa sta «distruggendo se stessa dall’interno» con le sue politiche di immigrazione e legate all’energia. «Pagano i più alti costi del mondo per l’energia e non sono nemmeno pronti a battersi per lo stretto di Hormuz da dove la ricevono. Dipendono da Donald Trump perché lo tenga aperto».

Quando gli chiediamo se abbia chiesto all’Italia l’uso di dragamine, il presidente americano afferma «Ho chiesto di inviare tutto quello che vogliono, ma non vogliono perché la Nato è una tigre di carta».

Sul Papa Leone e il suo appello per la pace, Trump afferma che il Papa non capisce che l’Iran costituisce una minaccia nucleare. «Non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese».

Quando gli chiediamo se sia dispiaciuto dalla sconfitta di Orban replica: «Era un mio amico, non era la mia elezione ma era un mio amico, un brav’uomo, ha fatto un buon lavoro sull’immigrazione. Non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese come ha fatto l’Italia”».

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Omicidio Fabio Ascione: In un video gli ultimi istanti di vita del 20enne

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FABIO ASCIONE DINAMICA OMICIDIO
FABIO ASCIONE DINAMICA OMICIDIO

PONTICELLI – Riprende gli ultimi minuti di vita di Fabio Ascione il video agli atti dell’indagine che oggi ha consentito di sottoporre a fermo per omicidio volontario un 23enne, Francesco Pio Autiero, e un 17enne.

Nelle immagini assassino e vittima, si incrociano, casualmente, all’esterno del bar di Ponticelli, nella periferia est di Napoli, dove poco prima è avvenuta una sparatoria.

A fronteggiarsi molto prima dell’arrivo di Fabio sulla scena, sono dei ragazzi di Volla, appartenenti al clan Veneruso Rea, che viaggiano a bordo di un suv di colore scuro, e Autiero, che invece è in sella a uno scooter Beverly 300 con il 17enne alla guida.

Nel video si nota chiaramente Fabio che entra nel bar per acquistare qualcosa (dalla madre poi si verrà a sapere che si tratta di un pacchetto di sigarette) e, già all’interno si scorge Autiero che sorride soddisfatto. I due si incrociano all’esterno del bar, non si rivolgono la parola.

Nell’ultima scena ripresa dalle telecamere, Fabio si avvia verso casa, dove troverà ad attenderlo la morte. Il resto della storia è stata poi ricostruita, con non poca difficoltà, dai Carabinieri e dalla Dda, che hanno dovuto fare i conti con il comportamento omertoso dei testimoni presenti.

Fabio Ascione, nei pressi di casa, scorge un gruppetto di ragazzi raccolti ad ascoltare il racconto di Francesco Pio, che ha ancora in mano la pistola adoperata per respingere il blitz del gruppo rivale. Parte un colpo, quando Fabio è vicinissimo: 40-50 centimetri, secondo i rilievi degli inquirenti. Farà in tempo a dire al suo assassino: “Ué, mi hai colpito“, prima di accasciarsi a terra ferito a morte. Inutile la corsa in ospedale, dove spirerà poco dopo le 6 del mattino.

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Giacomo Bongiorni ucciso di botte da un gruppo di giovani rumeni: “abbiamo reagito dopo essere stati colpiti”

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Giacomo Bongiorni
Giacomo Bongiorni

La città di Massa è ancora scossa dalla morte di Giacomo Bongiorni, 47 anni, deceduto nella notte tra l’11 e il 12 aprile dopo essere stato aggredito da un gruppo di giovanissimi in piazza Palma. L’uomo è crollato a terra durante il pestaggio, battendo la testa e andando in arresto cardiaco. Con lui c’era il figlio di 11 anni, che ha assistito alla scena senza riportare lesioni.

La dinamica dell’aggressione

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, poco dopo mezzanotte un gruppo di circa dieci ragazzi – alcuni visibilmente ubriachi – avrebbe iniziato a lanciare bottiglie e bicchieri contro la vetrina di un negozio. A quel punto il cognato di Bongiorni li avrebbe invitati a smettere, dando origine a una reazione violenta del branco. Bongiorni sarebbe intervenuto per difenderlo, venendo poi circondato e colpito ripetutamente anche quando era già a terra. Il cognato è ricoverato con diverse fratture.

Sono cinque i giovani identificati dai carabinieri: due maggiorenni, Ionut Alexandru Miron (23 anni) ed Eduard Alin Carutasu (19 anni), entrambi di nazionalità romena, fermati con l’accusa di concorso in omicidio volontario; tre minorenni, la cui posizione è al vaglio della Procura minorile di Genova.

Durante gli interrogatori, il 17enne fermato avrebbe dichiarato di aver “reagito dopo essere stato colpito”, versione confermata anche da uno dei maggiorenni. I genitori degli indagati sostengono che i figli si sarebbero difesi da un’aggressione, negando che siano ragazzi violenti. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di abiti compatibili con quelli ripresi dalle telecamere della zona.

Si attende l’esito dell’autopsia, che sarà determinante per chiarire le cause esatte della morte. Nei prossimi giorni si terranno le udienze di convalida dei fermi e gli interrogatori di garanzia. La piazza è videosorvegliata e le immagini sono già al vaglio degli investigatori.

La compagna di Bongiorni, Sara Tognocchi, ha raccontato momenti di terrore: “Lo hanno ammazzato davanti ai miei occhi. Dovevamo sposarci”. La donna è stata ricoverata sotto shock dopo l’aggressione.

Questa sera, nel centro storico di Massa, si terrà una fiaccolata promossa da Comune e Diocesi per ricordare Giacomo e manifestare vicinanza alla sua famiglia.

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Intervento delicato e innovativo al Monaldi, protesi ibrida salva paziente 58enne da una grave aneurisma

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Intervento delicato e innovativo al Monaldi, protesi ibrida salva paziente 58enne da una grave aneurisma
Intervento delicato e innovativo al Monaldi, protesi ibrida salva paziente 58enne da una grave aneurisma

Un intervento delicato e innovativo realizzato all’ospedale Monaldi di Napoli per la prima volta in una struttura del Centro-Sud, ha consentito di salvare un uomo di 58 anni colpito da un grave aneurisma e da un difetto della valvola aortica con protesi ibrida.

A realizzare la procedura è stata l’équipe dell’Unità operativa di Cardiochirurgia Vanvitelli-Monaldi dell’Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, diretta da Marisa De Feo, composta dalla stessa De Feo, Alessandro Della Corte, Ciro Bancone e Antonietta La Montagna, con la collaborazione dell’anestesista Manuela Angelone e del personale tecnico perfusionista e infermieristico di sala operatoria.

L’operazione, effettuata nelle scorse settimane, ha consentito di trattare in un unico tempo chirurgico un aneurisma esteso al primo tratto dell’aorta, che interessava sia il segmento ascendente sia l’arco aortico, associato anche a un vizio funzionale della valvola aortica.

Si tratta di condizioni particolarmente delicate, perché coinvolgono un’area da cui originano i vasi che portano sangue al cervello e agli arti superiori, rendendo l’intervento molto complesso e ad alto rischio.

L’intervento ha previsto la sostituzione della valvola aortica, dell’aorta ascendente e dell’intero arco aortico, con reimpianto dei tronchi sopra-aortici, attraverso la tecnica del “Frozen Elephant Trunk”, oggi considerata tra le più evolute per il trattamento delle patologie complesse dell’aorta toracica.

Questa metodica permette di affrontare in modo più efficace quadri clinici che in passato richiedevano procedure più gravose e associate a maggiori rischi.

L’elemento di particolare rilievo è stato l’impiego della protesi di nuova generazione, un dispositivo innovativo che consente di ridurre ulteriormente i tempi di arresto del circolo e di semplificare passaggi cruciali dell’intervento, in particolare il trattamento della succlavia sinistra, vaso spesso difficile da raggiungere per posizione anatomica e fragilità.

Un ulteriore vantaggio della nuova protesi è la possibilità di personalizzare il dispositivo sulla base delle caratteristiche anatomiche del paziente.

La pianificazione tecnica è stata infatti sviluppata in stretta collaborazione tra cardiochirurghi, specialisti clinici e ingegneri, a partire dalle immagini Tac preoperatorie, così da ottenere una soluzione su misura e il più possibile adeguata al quadro clinico. L’intervento si è svolto senza complicanze e il paziente è stato dimesso dopo una settimana in ottime condizioni cliniche.

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Omicidio Fabio Ascione, un amico: “Testimoni non parlano perché hanno paura”

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FABIO ASCIONE FUNERALE AMICI
FABIO ASCIONE FUNERALE AMICI

NAPOLI – “Purtroppo le persone che erano lì hanno paura. Non posso giudicarli, alcuni di loro sono miei amici, hanno paura perché non sai con che persone hai a che fare“.

Così un 21enne amico di Fabio Ascione, il ragazzo ucciso da un colpo di pistola esploso per errore all’alba di martedì 7 aprile a Ponticelli, zona orientale di Napoli, parlando ai cronisti al termine dei funerali celebrati questa mattina nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo.

Poche ore prima i Carabinieri hanno eseguito due decreti di fermo nei confronti di altrettanti giovani, un maggiorenne e un minorenne, ad esito di indagini ree difficili anche dal muro di omertà da parte dei testimoni.

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Ai funerali di Fabio Ascione anche la fidanzata di Santo Romano, Simona Capone: “Quando muore un ragazzo è un problema di tutti”

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“Ogni volta che dobbiamo mettere la faccia di un ragazzo innocente su una maglietta bianca è una perdita per tutti”. È uno dei passaggi più forti dell’intervento di Simona Capone, pronunciato dopo i funerali di Fabio Ascione, ucciso a Ponticelli la notte del 7 aprile.

La giovane, fidanzata di Santo Romano, assassinato per futili motivi nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2024, ha rivolto un appello accorato alla comunità: “La chiesa era gremita, però sono le strade che devono essere piene, si devono fermare tutti. Quando muore un ragazzo non è un problema soltanto della famiglia, è un problema di tutti quanti noi”.

Nel suo intervento, Capone ha insistito sulla necessità di un cambiamento concreto: “Non bisogna più sperare che non accada più, bisogna agire. Bisogna educare e rieducare questi ragazzi, perché sembra che abbiano smarrito qualsiasi valore”.

Parole dure anche contro il silenzio che spesso accompagna questi episodi: “Sono stati omertosi fino alla fine, hanno mentito, non hanno detto tutta la verità”.

Infine, l’amarezza per una tragedia che colpisce un’intera comunità: “Fortunatamente i funerali si sono celebrati in chiesa. È anche brutto dover dire fortunatamente perché stiamo parlando di un’anima innocente che è stata spezzata alla vita a soli vent’anni. È una vergogna, io non ci sto”.

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Caivano: Proiettile a Don Patriciello tentativo del clan locale di attirare le Forze dell’Ordine nel Parco Verde

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CAIVANO DON PATRICIELLO
CAIVANO DON PATRICIELLO

CAIVANO – La stesa del 27 settembre scorso nel Parco Verde di Caivano precede di una manciata di ore un altro episodio inquietante avvenuto sempre nel parco verde, la consegna di un proiettile a don Maurizio Patriciello, durante la messa dei bambini, da parte del suocero del boss Ciccarelli.

Non si esclude che l’atto intimidatorio altro non sia stato che un tentativo da parte del clan locale di attirare l’attenzione delle forze dell’ ordine per ostacolare il tentativo di appropriazione dei clan napoletani delle piazze di spaccio del Parco Verde.

Oggi i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno arrestato tre delle dodici persone che a fine settembre 2025 si resero protagonista di quel raid durante il quale vennero esplosi colpi d’ arma da fuoco in aria a scopo intimidatorio.

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Juve Stabia l’allarme dei Commissari Giudiziari: “Non ci sono fondi per gli stipendi, rischio punti di penalizzazione”

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JUVE STABIA
JUVE STABIA

CASTELLAMMARE DI STABIA – La Juve Stabia ha svolto un campionato da sogno, ma la proprietà è sparita completamente e ora i commissari giudiziari, Mario Ferrara e Salvatore Scarpa, lanciano un appello a tutti gli imprenditori, gli sponsor e i tifosi “a non lasciare sola la squadra“.

Servono fondi per pagare stipendi e contributi agli atleti. “Possiamo saldare i ragazzi, ma Castellammare di Stabia – hanno detto – è stata sfortunata a trovare un socio che ha firmato accordi finanziari ad oggi non mantenuti“. La scadenza prossima è quella del 16 aprile.

In una conferenza stampa, convocata dai due amministratori giudiziari, non si è parlato di soldi, ma dell’urgenza di assolvere gli impegni finanziari che potrebbero portare la squadra a due punti di penalità. È il baratro che si è aperto quando la società sportiva gialloblù è finita nella bufera giudiziaria che ha rivelato come il clan D’Alessandro avesse infiltrato ogni livello delle attività calcistiche della Juve Stabia – dalla gestione dei servizi di biglietteria, alla vendita di bevande, dalle pulizie dei bagni nello stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia, al settore giovanile e le trasferte. L’organizzazione criminale la faceva da padrone.

E, tuttavia, Ferrara e Scarpa hanno riportato alla legalità i conti e la gestione amministrativa, “con una squadra di persone perbene e uomini perbene – ha affermato Scarpa – Ma non possiamo dire lo stesso del socio che ha agito finora in modo non razionale“. Il rischio è duplice: finanziario e di avviarsi al prossimo anno con due punti di penalizzazione che la Juve Stabia rischia se non fa fronte agli impegni economici. Ferrara ha ribadito che “la società Solmate ha mollato da gennaio. È arrivato perciò il momento che la città si unisca. Siamo pronti ad accogliere nuovi fondi e nuova proprietà. Ma soprattutto – ha aggiunto – noi ci faremo carico di valutare ed evitare che l’attuale socio, pur di liberarsi della Juve Stabia, ceda la squadra a eventuali faccendieri e bancarottieri, per non intestarsi un eventuale fallimento“.

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De Laurentiis dal NYT su Conte : “Squadra sua creazione, la ucciderebbe abbandonandola proprio all’ultimo minuto?

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De Laurentiis dal NYT su Conte “Squadra sua creazione, la ucciderebbe abbandonandola proprio all'ultimo minuto
De Laurentiis dal NYT su Conte “Squadra sua creazione, la ucciderebbe abbandonandola proprio all'ultimo minuto

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a “The Athletic” del New York Times.

“La squadra è una creazione di Conte – le sue parole – Ucciderebbe la sua creatura abbandonandola proprio all’ultimo minuto?”, ha detto riferendosi al tecnico azzurro.

“Punto primo, non abbiamo, ad oggi, un capo della federazione. Quindi nessuno può decidere di chiederglielo. Quindi prima dobbiamo risolvere il problema della federazione. Altrimenti, dobbiamo aspettare le nuove elezioni federali, a metà giugno. Antonio Conte è un uomo molto serio. Ha un contratto con me. Non mi abbandonerebbe mai all’ultimo minuto. Perché creerebbe un grosso problema per il Napoli. Se si sacrifica dopo due anni di creazione di un Napoli molto forte… è anche una sua creatura. Quindi ucciderebbe la sua creatura, abbandonandola proprio all’ultimo minuto. Oppure… decide immediatamente e dice ‘vorrei andare’. Allora avrei tempo durante aprile e maggio per trovare qualcun altro per fare la sostituzione. Altrimenti, non credo che il signor Conte abbandonerà mai il Napoli. È un uomo serio e professionale. Se fossi un allenatore, prima di accettare, ci penserei cento volte”.

Il calcio, secondo De Laurentiis, “perderà le nuove generazioni”.

“Le partite sono troppo lunghe. Pensate che mio nipote di sei anni, che sa tutto di calcio perché ci gioca alla PlayStation… lui scapperà… e voi pensate di recuperarlo dopo 15 minuti? Mai! Perché va in camera sua e si mette a giocare a FIFA”.

“Non hanno la pazienza di guardare una partita dai ritmi molto lenti in televisione. Se guardi un match in TV, specialmente se è brutto… cosa fanno i ragazzi?”.

“Soluzioni? Punto primo: ridurrei i tempi da 45 minuti a 25 minuti ciascuno. E poi basta perdite di tempo. Non puoi stare a terra a fare scena come un attore”.

E aggiunge: “Troppi pochi gol! Così non c’è spettacolo. Bisogna segnare di più. E per fare più gol, bisogna cambiare le regole. Ad esempio non si può annullare un gol solo per pochi millimetri… Il fuorigioco deve essere cambiato, e di molto”.

“Le nuove generazioni sono il nostro oro. Se non li accontentiamo, moriremo. Non avrete più la stessa partecipazione che avete avuto negli ultimi cento anni”.

Sul Mondiale per Club e la Serie A a 16 squadre: “Perché io ho investito in quel ragazzo e voi lo state spremendo solo per mettervi i soldi in tasca? No! E poi i soldi che ci tornano indietro (dalle competizioni)? Non sono abbastanza. Immaginate tutta la crescita della UEFA, tutti quei soldi. Perché devono essere gestiti dalla UEFA e non dai club? Il problema è che troppe persone vogliono essere protagoniste. UEFA, FIFA, federazioni locali. Grossi guai, grossi problemi. Vi chiederete: ‘Perché?’ Perché vogliono fare soldi per se stessi. La UEFA ha cambiato la fase a gironi della Champions League due anni fa. Ha aggiunto più partite. Ma se guardi (gli ascolti) in TV, il successo non è lo stesso perché ci sono certe partite di cui non importa niente a nessuno. Questo sta accadendo anche nel campionato locale perché abbiamo troppe squadre. I tifosi vogliono vincere e pensano che i calciatori onoreranno la loro maglia per sempre. Ma non è vero! Onorano solo i soldi. Ci sono solo pochi casi (di lealtà). Ho avuto un ragazzo fantastico, Marek Hamsik, che è stato il capitano della nostra squadra. È rimasto con noi per sempre. Ma quello è solo un caso”.

Su Kvaratskhelia: “Quando abbiamo iniziato con Conte, abbiamo ricevuto un’offerta di 200 milioni di euro dal PSG e da altri per vendere Victor Osimhen e Kvara insieme. Conte disse: ‘Osimhen lo puoi vendere, ma per favore non vendere Kvara. Ma è stato un grande errore perché poi ho avuto problemi con il padre e l’agente di Kvara”.

Sui consulenti dei giocatori: “Qualsiasi giocatore di età inferiore ai 28 anni, dopo tre anni di contratto, può liberarsi per quasi nulla. E poiché questo giocatore e il suo agente erano assolutamente determinati a lasciare Napoli, ho deciso che era meglio venderlo. L’allenatore non era felice perché gli stai dicendo che devo farlo per un problema legale. Sto cercando di cambiare queste regole. Perché se fai degli investimenti, non puoi essere ricattato da nessuno. Nel mondo del cinema in America, l’agente è molto importante perché può creare un vero successo per un regista, uno scrittore o un attore. Nel calcio, l’agente è solo un vampiro che succhia soldi ovunque!”.

Ancora, su Conte: “Ci siamo incontrati 10 anni fa nelle isole Maldive. Eravamo in vacanza, nuotavamo insieme. Ho conosciuto sua moglie e sua figlia. Mentre pescavamo, mi ha raccontato la sua teoria sul calcio. Mi ha affascinato. Era come uno scrittore che mi raccontava un grande, enorme, incredibile film da realizzare. Quando è arrivato il momento, non ho esitato a contattarlo e a convincerlo a venire ad allenare il Napoli. Ed è stato un buon matrimonio. Antonio è come… ricordate il film di Stanley Kubrick sui militari?. Quello è Antonio Conte. Quando lavori per 100 milioni di sostenitori, hai una responsabilità enorme. Non puoi scherzare. Ma i giocatori hanno 17, 18, 21 anni. Sono ragazzini, guidano Ferrari o Aston Martin, quindi possono commettere errori. Quindi devi governarli con mano fermissima. Antonio è perfetto da questo punto di vista. Inoltre, è un grande allenatore perché ha un concetto di come difendere. Quando difendi, probabilmente vinci. Se vuoi solo attaccare, probabilmente perdi. Forse è più eccitante, ma probabilmente non vinci nulla”.

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