domenica, Aprile 26, 2026
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Duplice allerta meteo in Campania per temporali, vento forte e mareggiate

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ALLERTA METEO CAMPANIA
ALLERTA METEO CAMPANIA

La Protezione civile della Regione Campania, in considerazione delle valutazioni del Centro Funzionale sugli scenari metereologici in atto e sulla loro evoluzione, ha emanato una duplice allerta meteo valida dalle 8 alle 20 di domani, giovedì 12 febbraio.

La prima allerta è di livello ‘Giallo’ per piogge e temporali anche intensi a scala locale con conseguente criticità idrogeologica sulle seguenti zone: Piana campana, Napoli, Isole, Area Vesuviana; Alto Volturno e Matese; Penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini; Tusciano e Alto Sele; Piana Sele e Alto Cilento; Basso Cilento.

La seconda allerta meteo è per venti localmente forti occidentali, tendenti a divenire nord-occidentali al pomeriggio, con possibili raffiche e conseguente mare agitato, con possibili mareggiate lungo le coste esposte ai venti, sulle seguenti zone: Piana campana, Napoli, Isole, Area Vesuviana; Penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini; Tusciano e Alto Sele; Piana Sele e Alto Cilento; Basso Cilento.

Sono, quindi, possibili fenomeni di impatto al suolo come allagamenti, esondazioni, superamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, caduta massi e frane dovute alla saturazione dei suoli. Alle autorità competenti è raccomandato di porre in essere tutte le misure strutturali e non strutturali atte a prevenire, mitigare e contrastare i fenomeni di dissesto idrogeologico previsti come previsto dalle rispettive pianificazioni comunali di Protezione Civile. In ordine al vento forte e al mare agitato, viene ricordato di verificare, a scala comunale, la corretta tenute delle strutture esposte alle sollecitazioni atmosferiche.

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Spiaggia libera occupata e tributi omessi, pugno duro del sindaco di Bacoli Josi della Ragione: “Recupereremo fino a 100mila euro”

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Un lido militare che avrebbe occupato circa 3mila metri quadrati di spiaggia senza versare la Tari al Comune. È quanto denuncia il sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, annunciando l’avvio di un accertamento tributario per recuperare somme che, tra imposta non pagata e sanzioni, si avvicinerebbero ai 100mila euro per gli ultimi cinque anni.

La vicenda riguarda un’area dell’arenile compresa tra Miseno e Miliscola. Secondo quanto dichiarato dal primo cittadino, la struttura avrebbe svolto attività di natura commerciale pur insistendo su uno spazio definito di “prevalente interesse militare”, circostanza che ne avrebbe giustificato la sottrazione alla libera fruizione dei bagnanti.

“Stiamo parlando di un fatto molto grave – afferma Della Ragione –. Per anni sarebbero stati utilizzati almeno 3mila metri quadrati di spiaggia senza dichiararli all’ufficio tributi e senza pagare la Tari dovuta. È inaccettabile, soprattutto per una città che ha conosciuto il dissesto finanziario anche a causa di evasione ed elusione dei tributi locali”.

Accertamenti in corso e nuove verifiche

Il Comune ha già dato mandato agli uffici di procedere con la verifica e la richiesta delle somme non versate, almeno per il quinquennio precedente. L’importo stimato sfiorerebbe i 100mila euro.

Non si tratterebbe di un caso isolato. Il sindaco ha infatti ricordato che un altro lido militare presente sul territorio sarebbe stato diffidato per il mancato pagamento della Tari negli ultimi tre anni, per un ammontare di circa 81mila euro. “E parliamo di un solo lido. Ora passeremo al controllo degli altri”, ha aggiunto.

L’attività rientra in un più ampio piano di verifica sulle aree demaniali e, in particolare, sugli spazi sottratti alla libera e gratuita fruizione dei cittadini. Negli ultimi anni, l’amministrazione ha già annunciato di aver liberato 25mila metri quadrati di arenile occupati senza titolo.

“Le regole valgono per tutti”

Il primo cittadino sottolinea che la linea dell’amministrazione resterà improntata al rigore, senza distinzioni tra soggetti pubblici e privati. “Abbiamo adottato il pugno duro contro chi si faceva beffa del Comune. Lo stesso deve valere per chi rappresenta lo Stato. Le istituzioni devono dare l’esempio”, dichiara.

Secondo Della Ragione, la gestione affidata a soggetti privati di alcuni presidi militari avrebbe generato di fatto strutture a carattere commerciale, in concorrenza con gli stabilimenti balneari tradizionali. Una situazione che, se confermata, renderebbe ancora più delicata la questione sotto il profilo della parità di condizioni e del rispetto delle norme.

“Liberare l’arenile e far pagare i tributi dovuti non è solo un atto di giustizia – conclude il sindaco – ma un gesto di rispetto verso la nostra comunità”. Il primo cittadino ha infine ringraziato l’assessora Teresa Scotto di Luzio, il consigliere Vittorio Ambrosino e il vicesegretario generale Valeria Capolino per il lavoro svolto, assicurando che l’amministrazione andrà avanti “senza arretrare di un millimetro”.

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Arzano: i consiglieri sfiduciano la Sindaca che aveva ritirato le dimissioni

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CINZIA ARUTA ARZANO
CINZIA ARUTA ARZANO

ARZANO – È arrivata la parola “fine” all’amministrazione della Sindaca Cinzia Aruta ad Arzano (Napoli). Nella serata di martedì 14 consiglieri comunali, tra opposizione e maggioranza, hanno consegnato ad un notaio il documento per le firme per la sfiducia.

Poche ore prima, il 9 febbraio, la Aruta aveva ritirato le dimissioni presentate lo scorso 20 gennaio.

«Le dimissioni della maggioranza dei consiglieri davanti a un notaio concludono formalmente la mia esperienza alla guida della città.

Quando ho assunto l’incarico di Sindaca, Arzano viveva un contesto ambientale e amministrativo segnato da abbandono e allentamento delle regole, da una diffusa percezione per cui tutto fosse consentito e ognuno potesse sentirsi autorizzato ad agire senza limiti chiari. Un territorio abbandonato a sé stesso sotto il profilo della pianificazione, della gestione amministrativa e del rispetto dei percorsi istituzionali.

In quel contesto ho scelto una linea netta: ricostruire metodo, individuare le azioni prioritarie e riportare centralità alle regole. Ho ritenuto che il metodo fosse sostanza nella tutela esclusiva dell’interesse pubblico.

Questo approccio ha garantito a questa amministrazione oltre quattro anni di stabilità, rendendola impermeabile alle accuse e ai veleni che hanno attraversato la città negli ultimi vent’anni. E soprattutto ha prodotto risultati concreti: una macchina comunale più efficiente, casse messe in sicurezza, cantieri aperti e opere pubbliche pronte per essere inaugurate, interventi che Arzano non vedeva da decenni.

Segno che il rigore, unito alla visione, non blocca lo sviluppo, ma lo rende possibile.

Questi non sono valori astratti. Sono i principi della cultura democratica e riformista che il Partito Democratico rappresenta a livello nazionale. In qualità di componente del Direttivo nazionale del Partito, ho sentito il dovere di tradurre quei valori nella pratica amministrativa quotidiana, senza ambiguità e senza compromessi.

Quando questa interpretazione del mandato popolare viene considerata un limite anziché una garanzia, significa che la distanza non è più solo politica, ma culturale. Una frattura che ha prodotto prima disaffezione, poi un progressivo disimpegno. Per questo, nel tempo, si è costruita una narrazione alternativa: si è provato a spostare il confronto dalla gestione amministrativa al piano caratteriale, riducendo il metodo a rigidità, trasformando il rigore in presunta incapacità di dialogo. Una narrazione funzionale a indebolire il valore stesso dell’impostazione amministrativa adottata.

Le mie dimissioni, protocollate alcune settimane fa e successivamente ritirate, non sono state un gesto emotivo né una decisione privata. Sono state un atto politico consapevole, maturato di fronte all’emergere di tali dinamiche.

Chi ha ritenuto questo approccio amministrativo troppo rigoroso o incompatibile con altre impostazioni dovrà ora assumersi pienamente la responsabilità politica, etica e amministrativa di quanto accaduto.

Resto pronta a un confronto pubblico e trasparente nelle sedi politiche adeguate. Le cittadine e i cittadini meritano chiarezza, non decisioni maturate nei retroscena o formalizzate lontano dal dibattito pubblico. Ho servito questa comunità con senso delle istituzioni e responsabilità. E continuerò a farlo, con la stessa coerenza, nei luoghi e nelle forme che la democrazia prevede». Queste le parole dalle ex Sindaca.

Ora la gestione dell’amministrazione comunale di Arzano passa al Prefetto di Napoli che nelle prossime ore nominerà un Commissario Prefettizio che guiderà il Comune fino alle prossime elezioni.

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Mare Fuori 6: su Raiplay dal 4 marzo i primi sei episodi, dall’11 marzo in prima serata su Rai2

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“Nella vita la sola cosa che conta è l’amore” dichiara una Rosa Ricci più protagonista e intensa che mai nella sesta stagione della serie tv “Mare Fuori”.

Ed è proprio dai sentimenti che riparte la coproduzione Rai Fiction – Picomedia per la regia di Beniamino Catena e Francesca Amitrano, i cui primi sei episodi saranno disponibili dal 4 marzo su RaiPlay e l’intero box set dall’11 marzo mentre l’intera serie arriva in prima serata, prossimamente su Rai 2. Su RaiPlay, inoltre, dal 18 febbraio, tornano per “Mare Fuori #Confessioni”, i retroscena della fiction raccontati dai protagonisti stessi che si rivelano davanti alle telecamere, confessando le emozioni dei personaggi che interpretano, le scelte difficili e le ferite di ognuno di loro, sviscerando temi che la serie, con i suoi ritmi serrati, può solo sfiorare.

Gli ultimi episodi della stagione precedente hanno lasciato tutti col fiato sospeso in un intreccio di storie irrisolte: Carmela, che aspira a realizzare il sogno di Edoardo e farsi “regina” di Napoli; la discesa agli inferi della droga di Dobermann; il legame tossico tra Sonia e Marta: l’amore ‘impossibile’ e tragico tra Cucciolo e Milos; i segreti che si celano dietro il bel viso di Simone.

E poi lei, Rosa Ricci, ultima, invidiata e odiata erede del boss don Salvatore, in lotta tra complessi conflitti familiari, vendette incrociate del clan Di Salvo e la ricerca di un domani fatto di redenzione.

La ritroviamo in ospedale, al capezzale di Tommaso che si è frapposto tra lei e la pistola di un misterioso killer, salvandole la vita. Un gesto che racconta ben più di una semplice amicizia. All’interno dell’IPM ci si interroga su chi possa essere stato ad attentare alla vita di Rosa, mentre nuovi personaggi vengono alla ribalta: tre sorelle – Sharon, Marika e Annarella – con ambizioni criminali legate a Carmela entrano nell’istituto alterandone gli equilibri; Stella, una ragazza di buona famiglia che ha commesso un errore imperdonabile; Mei Ling, una giovane detenuta straniera dal passato misterioso.

Simone, intanto, ha preso in mano le redini del clan di Salvo. La direttrice Sofia è sempre più angosciata per la fuga della figlia che, insieme ai milanesi, ha fatto perdere le sue tracce.

Il rapporto tra Massimo, O’ Comandante, e Maria, la madre di Rosa, diventa sempre più stretto. Un universo di storie che si intrecciano dentro e fuori le mura dell’IPM conservando, soprattutto per i ragazzi, una caratteristica, evidenziata dal regista Beniamino Catena: “La peculiarità di questa comunità di ragazzi ‘interrotti’ è che i loro rapporti non sono filtrati dai social media e quindi le relazioni interpersonali sono basate su emozioni, reazioni, affetti, sguardi autentici, a cui non si possono sottrarre o che non possono facilmente camuffare”.

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Maxi operazione nel casertano contro la camorra: 21 arresti nel clan Gagliardi, progettavano attentato contro Carabinieri

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Disvelata l’esistenza di un sodalizio di matrice camorristica operante nel territorio di Mondragone (Caserta) e nei comuni limitrofi. Questo l’esito di un’operazione eseguita questa mattina dai carabinieri del reparto territorio, i cui dettagli sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa nella procura di Napoli.

In particolare, la Dda ha richiesto al gip del tribunale partenopeo l’applicazione di misure personali nei confronti di 21 persone – 13 finite in carcere, cinque agli arresti domiciliari e tre sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria – ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, incendio, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, minaccia e lesioni personali.

L’indagine è stata avviata nel settembre 2023 e ha consento di ricostruire le attività dell’organizzazione, che presentava una struttura stabile e ben articolata, riconducibile al clan Gagliardi, riorganizzatosi dopo lo scioglimento dello storico clan La Torre, per anni egemone nel territorio di Mondragone e legato al clan dei Casalesi.

A capo del sodalizio, un esponente di vertice attualmente detenuto (non raggiunto dalle misure cautelari) che avrebbe continuato a impartire direttive dal carcere a fiancheggiatori di rilievo rimasti in libertà. Il gruppo, si legge in una nota a firma del procuratore Nicola Gratteri, “si sarebbe distinto per una marcata attitudine alla violenza, finalizzata a creare condizioni di assoggettamento e intimidazione tali da garantire, secondo un programma criminoso proiettato senza limiti temporali, il controllo delle attività economiche del territorio e la realizzazione di profitti illeciti”.

Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi episodi estorsivi ai danni di imprenditori e operatori commerciali, commessi anche mediante aggressioni fisiche e incendi di auto. Parte dei proventi sarebbe stata destinata al sostentamento di detenuti ritenuti contigui al clan.

L’attività investigativa ha anche consentito di documentare la programmazione di un grave atto intimidatorio da parte di aspiranti affiliati che, per dimostrare la propria fedeltà e ottenere l’ingresso nel sodalizio, avrebbero dovuto esplodere colpi d’arma da fuoco contro la caserma del reparto territoriale dei carabinieri.

L’azione non si è concretizzata grazie alla predisposizione di adeguate misure di difesa passiva e a mirati servizi di prevenzione. È stata infine accertata la gestione di una strutturata attività di spaccio di sostanze stupefacenti – prevalentemente cocaina, crack e hashish – ritenuta la principale fonte di guadagno dell’organizzazione. All’attività avrebbero preso parte anche soggetti esterni al clan.

Migliaia le cessioni documentate, spesso effettuate attraverso una vera e propria rete di consegne a domicilio: una piccola flotta di scooter consentiva agli spacciatori di raggiungere rapidamente gli acquirenti, replicando un servizio ‘delivery’. Nel corso dei riscontri investigativi sono stati complessivamente sequestrati circa 1.100 grammi di cocaina e 500 grammi di hashish, una pistola Beretta calibro 7,65 con serbatoio e nove cartucce e una pistola Beretta mod. 84, anch’essa completa di serbatoio e 36 cartucce dello stesso calibro.

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Napoli, tenta di entrare senza ticket e scatena il caos: agente Eav ferita a morsi durante l’intervento

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Serata ad alta tensione alla stazione della Circumvesuviana di piazza Garibaldi a Napoli, dove un uomo ha dato in escandesscenze dopo essere stato fermato ai varchi perché sprovvisto di biglietto. La situazione è degenerata rapidamente, rendendo necessario l’intervento congiunto di polizia e militari dell’Esercito. Nel corso della colluttazione è rimasta ferita una dipendente dell’Eav.

I fatti si sono verificati nella tarda serata di martedì 10 febbraio. Secondo le prime ricostruzioni, un 30enne avrebbe tentato di accedere ai binari senza titolo di viaggio, cercando di superare i controlli agli ingressi. Bloccato dal personale addetto alla sicurezza, avrebbe reagito con estrema aggressività, colpendo e divincolandosi con violenza.

Vista la situazione, sono intervenuti quattro militari impegnati nell’operazione “Strade Sicure” e due agenti della Polizia di Stato, allertati dagli operatori della protezione aziendale. L’uomo avrebbe continuato a opporre resistenza anche davanti alle forze dell’ordine, tanto che per immobilizzarlo sarebbero state necessarie sei persone. Solo dopo una concitata colluttazione è stato messo in sicurezza e ammanettato.

Durante i momenti più critici, una lavoratrice dell’Eav è stata aggredita e morsa a una mano. Le sue condizioni non desterebbero preoccupazione, ma per precauzione è stata accompagnata in ospedale per gli accertamenti sanitari previsti in questi casi. La donna ha sporto denuncia.

L’azienda di trasporto ha espresso piena solidarietà alla dipendente coinvolta, sottolineando la professionalità del personale intervenuto e ringraziando forze dell’ordine ed Esercito per il supporto. L’uomo fermato, secondo quanto emerso, sarebbe già noto alle autorità.

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Posillipo, il Tar cancella il tetto di 60 accessi ai bagnanti: “La spiaggia è un bene di tutti”

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Stop al numero chiuso sulla spiaggia libera di Donn’Anna e delle Monache, a Posillipo. Il Tribunale amministrativo regionale della Campania ha annullato i provvedimenti che fissavano a 60 il limite massimo di accessi giornalieri e imponevano la chiusura anticipata alle 17.30. Accolti i ricorsi presentati dall’associazione Mare Libero.

Le sentenze, depositate il 6 febbraio dalla Settima sezione del Tar (presidente Maria Laura Maddalena), cancellano sia la delibera dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale sia gli atti successivi del Comune di Napoli che avevano introdotto il contingentamento, affidandone la gestione ai concessionari dei lidi privati confinanti, Bagno Elena e Ideal, attraverso un sistema di prenotazioni online e controlli agli ingressi.

Il numero chiuso bocciato per metodo

I giudici amministrativi non mettono in discussione la necessità di evitare situazioni di sovraffollamento durante l’estate. L’esigenza di garantire ordine e sicurezza – si legge nelle motivazioni – è legittima e fondata su criteri di buon senso. Tuttavia, secondo il Tar, il parametro utilizzato per calcolare la capienza massima non era adeguato.

Il Comune aveva fatto riferimento a un’ordinanza pensata per stabilimenti balneari in concessione, dove la presenza di ombrelloni e attrezzature richiede specifiche distanze tra postazioni. Una logica che, per i giudici, non può essere automaticamente applicata a un arenile pubblico non attrezzato, dove molti frequentatori non dispongono di strutture proprie.

Di conseguenza, il limite dei 60 ingressi simultanei è stato annullato. L’amministrazione dovrà eventualmente ridefinire il numero massimo di presenze basandosi esclusivamente su criteri legati alla tutela della sicurezza e dell’incolumità delle persone, senza richiamare regole proprie dei lidi privati.

Orari: no alla chiusura anticipata

Censurata anche la decisione di chiudere l’accesso alla spiaggia alle 17.30, in coincidenza con l’orario di fine attività degli stabilimenti limitrofi, incaricati di presidiare l’area. Il Tar aveva già disposto in via cautelare, lo scorso luglio, che l’apertura fosse garantita almeno fino alle 20, per consentire la fruizione dell’arenile anche nelle ore meno calde, particolarmente importanti per anziani e bambini.

Secondo i giudici, anticipare la chiusura avrebbe comportato una penalizzazione per le fasce più fragili della popolazione, limitando di fatto l’accesso in condizioni climatiche più favorevoli.

Spiagge come patrimonio collettivo

Nelle motivazioni, il Tribunale ribadisce un principio netto: le spiagge rientrano tra i beni pubblici destinati alla collettività e non possono essere assimilate a spazi privati o subordinati agli interessi economici dei concessionari. L’uso pubblico e gratuito rappresenta la regola, mentre le concessioni costituiscono un’eccezione prevista dalla legge.

Per questo, secondo il Tar, le amministrazioni non possono adottare misure che, pur richiamando esigenze di ordine pubblico, finiscano per restringere in modo sostanziale la libera fruizione dell’arenile o per affidarne la gestione operativa a soggetti privati confinanti.

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‘Voteresti mia nipote?’ poi il furto del’account web di Whatsapp: boom di denunce a Napoli su una nuova truffa

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Negli ultimi mesi si sta diffondendo una nuova e insidiosa forma di truffa informatica che sfrutta la fiducia tra contatti di messaggistica istantanea WhatsApp promuovendo finte iniziative solidali o concorsi online a Napoli.

I carabinieri del comando provinciale stanno seguendo il fenomeno con attenzione, raccogliendo molte denunce. Il testo del messaggio, raccontano i carabinieri, è il seguente: “Ciao! Se non è un problema potresti votare per mia nipote? Manca davvero poco…”.

Questo tipo di attacco, noto come Ghost Pairing, consente ai cybercriminali di prendere il controllo dell’account WhatsApp web delle vittime.

La truffa ha spesso inizio con la ricezione di un messaggio proveniente da un contatto reale – un amico, un parente o un conoscente – che invita a votare per una bambina o una giovane ballerina all’interno di un presunto concorso di danza o evento culturale. Il messaggio contiene un link che rimanda a una pagina web graficamente curata e apparentemente legittima, che richiama nomi di istituzioni prestigiose e utilizza immagini rassicuranti.

Cliccando sul pulsante “Vota”, l’utente viene reindirizzato a un popup in cui viene richiesto di autenticarsi tramite WhatsApp, con il pretesto di evitare voti non validi.

Inserendo il proprio numero di telefono e successivamente il codice di verifica che appare a schermo, la vittima consente inconsapevolmente ai truffatori di aprire una sessione di WhatsApp Web su un dispositivo controllato dai criminali.

A quel punto l’account risulta compromesso: i criminali del web possono leggere i messaggi, impersonare la vittima e inviare richieste di denaro ai suoi contatti, spesso facendo leva su urgenze improvvise, incidenti o difficoltà personali.

Con la stessa modalità, il messaggio-trappola viene poi inoltrato ad altri contatti, alimentando una catena di contagio digitale.

In questo contesto, i carabinieri della cyber investigation del comando provinciale di Napoli sono quotidianamente impegnati nel monitoraggio del web e delle piattaforme di messaggistica per contrastare questi fenomeni e individuare inganni sempre più sofisticati. L’attività di prevenzione e analisi è affiancata da indagini mirate all’individuazione dei responsabili e alla tutela delle vittime.

I carabinieri forniscono consigli utili per difendersi dalle truffe, raccomandando ai cittadini di adottare alcune semplici ma fondamentali precauzioni: non cliccare su link sospetti ricevuti tramite messaggi, anche se provengono da contatti conosciuti; diffidare da richieste di voto, premi o concorsi che richiedono l’accesso tramite WhatsApp; non inserire mai codici di verifica ricevuti via sms o rappresentati a schermo su siti esterni o comunicarli a terzi; controllare periodicamente la sezione Dispositivi collegati nelle impostazioni di WhatsApp ed eliminare eventuali accessi non riconosciuti; attivare la verifica in due passaggi per rafforzare la sicurezza del proprio account.

In caso di dubbio o sospetta compromissione, bisogna avvisare immediatamente i propri contatti e rivolgersi alle forze dell’ordine.

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Trapianto con cuore bruciato dal ghiaccio secco all’Ospedale Monaldi: Sospesi due chirurghi

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Trapianto Cuore Monaldi
Trapianto Cuore Monaldi

NAPOLI – La direzione dell’ospedale Monaldi di Napoli ha sospeso cautelativamente dall’attività trapiantologica due chirurghi in merito alla vicenda del cuore da trapiantare diventato inutilizzabile a causa di un errore di conservazione che avrebbe ‘bruciato’ l’organo.

Inoltre, secondo quanto riferito dalla mamma del bimbo cui sarebbe stato destinato il cuore al legale della famiglia, Francesco Petruzzi, sarebbe avvenuto lo stesso il trapianto nonostante l’organo inutilizzabile. Circostanza che ha portato lo stesso legale a chiedere alla Procura di fare luce sulla vicenda.

Al momento, secondo quanto si apprende, nessun paziente pediatrico può essere candidato ad un trapianto di cuore. L’azienda ospedaliera ha avviato un audit interno per ricostruire i passaggi della vicenda.

Un’attività che, a quanto pare di capire, mira a tutelare i pazienti e a comprendere le falle che ci sono state con l’obiettivo di non danneggiare l’attività trapiantologica.

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Bimbo di 10 anni da Gaza a Napoli per cure specialistiche al Santobono Pausillipon arrivato nella notte

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È arrivato nella notte all’Aorn Santobono Pausilipon di Napoli un bimbo di 10 anni proveniente dalla Striscia di Gaza, trasferito in Italia per ricevere cure altamente specialistiche. Il trasferimento internazionale è avvenuto nell’ambito della missione Medevac.

Il paziente è atterrato all’Aeroporto di Ciampino con un volo militare, sotto la supervisione della Cross di Pistoia e con il coordinamento dell’Unità di Crisi della Farnesina e con la supervisione della Regione Campania.

Ad accoglierlo in Italia un’ambulanza del 118 della Asl Napoli 1 Centro che, nella notte, ha provveduto al trasferimento in sicurezza fino al presidio ospedaliero Santobono di Napoli. Il piccolo paziente è stato preso in carico e sarà sottoposto a tutti gli accertamenti del caso. Dalla documentazione inviata dall’Oms presenta una lesione dei nervi e del midollo spinale che ha determinato una grave tetraparesi. Secondo quanto raccontato ai sanitari dell’ospedale pediatrico napoletano, ad agosto scorso è stato colpito da un drone mentre si trovava nella sua tenda.

Il bambino sarà seguito dall’equipe di Neurochirurgia, diretta da Giuseppe Cinalli, che ha già avviato un approfondito iter diagnostico e di inquadramento clinico finalizzato alla pianificazione del percorso di cura più adeguato, che coinvolgerà un team multidisciplinare, e che potrà avvalersi delle avanzate tecniche di neuroriabilitazione presenti presso la palestra riabilitativa ad alta tecnologia del Presidio Cavallino.

Ad accompagnarlo ci sono la madre e una sorella di 11 anni, che saranno assistite grazie al supporto della Fondazione Santobono Pausilipon, che continua a svolgere un ruolo fondamentale nel garantire assistenza concreta alle famiglie coinvolte.

“Dall’inizio del conflitto, sono 10 i bambini provenienti dalla Striscia di Gaza che il nostro Ospedale ha accolto e curato, mentre sono 33 i familiari assistiti e sostenuti sotto il profilo abitativo, sociale e clinico”, dichiara il direttore generale dell’Aorn Santobono Pausilipon, Rodolfo Conenna.

“La cura – prosegue – non si esaurisce nel trattamento del singolo paziente: significa assistere l’intero nucleo familiare. Questo per noi è accoglienza. Il nostro Ospedale è aperto ai corridoi umanitari, perché garantire cure a chi non ha accesso alle terapie è un aspetto fondante della nostra mission che ci vede, quotidianamente, impegnati nel coniugare cure di alta specializzazione e assistenza a misura di bambino”.

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