mercoledì, Aprile 22, 2026
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Napoli: Blitz contro il clan Contini: 13 arresti

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CLAN CONTINI BLITZ
CLAN CONTINI BLITZ

NAPOLI – Sei persone in carcere e sette ai domiciliari per le accuse, contestate a vario titolo, di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con l’aggravante della matrice camorristica.

Sono le misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli a corollario dell’inchiesta sui traffici di droga gestiti dal clan Contini a Napoli. L’indagine, condotta tra il 2022 e il 2023 dai carabinieri della Compagnia Napoli Poggioreale, sotto il coordinamento della Dda di Napoli, ha preso il via da una perquisizione nei confronti di uno storico affiliato al clan Contini, nel corso della quale sono stati rinvenuti manoscritti contenenti indicazioni relative ad attività criminali, in particolare al traffico di stupefacenti.

Le successive attività, sviluppate attraverso attività tecniche e dinamiche, hanno consentito di ricostruire la struttura dell’organizzazione, individuando un contesto articolato di soggetti dediti al traffico illecito di cocaina e marijuana nell’area est della città.

Gli accertamenti hanno inoltre documentato l’organizzazione interna del gruppo, con ruoli distinti tra promotori dell’associazione, procacciatori e corrieri della sostanza stupefacente, nonché destinatari finali incaricati dello smercio al dettaglio. Le figure femminili sarebbero state impiegate nelle attività di occultamento e detenzione della droga. Nel corso delle indagini sono state individuate due piazze di spaccio autonome, entrambe riconducibili al medesimo gruppo criminale: una dedita alla distribuzione di cocaina e l’altra di marijuana.

Le attività sarebbero state concentrate nei quartieri San Carlo all’Arena, Vasto, Arenaccia, Poggioreale, Mercato e Rione Amicizia. Secondo quanto emerso, lo spaccio avveniva attraverso un sistema definito “dinamico”, con consegne a domicilio su richiesta degli acquirenti. Il servizio veniva gestito tramite utenze telefoniche dedicate e pusher incaricati delle consegne, effettuate in motorino nell’arco dell’intera giornata, con turnazioni organizzate e corresponsione di un compenso giornaliero.

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Il Sindaco di Bacoli conferma la chiusura della concessionaria sotto l’occhio del ciclone: “Atto di Giustizia, gravi irregolarità”

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Il Sindaco di Bacoli con un post sui social ha annunciato la chiusura della concessionaria finita negli ultimi mesi nell’occhio del ciclone per gravi irregolarità.

«Vi informo che abbiamo appena avviato il procedimento di chiusura per una nota attività che vende autovetture. Qui a Bacoli. È un atto di giustizia. Perché facciamo luce su recenti gravi irregolarità che abbiamo rilevato nella documentazione amministrativa. Ci abbiamo lavorato molto. Ed abbiamo agito, subito. Perché stiamo seguendo questa storia da mesi. Producendo atti, sanzioni, sequestri. Spesso, in silenzio. Ma con grande determinazione. Ed è per questo che voglio ringraziare gli uffici comunali e le forze dell’ordine, per il continuo e concreto lavoro svolto in sinergia. E che svolgiamo, sempre», queste le parole in un post social del sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione.

«Ho letto i vostri tantissimi messaggi privati che mi sono giunti da cittadini da tutta Italia, che mi hanno denunciato truffe di ogni tipo. Fatti gravissimi, su cui sono certo – continua il primo cittadino – che la magistratura farà presto chiarezza. Sappiate soltanto che il Comune di Bacoli si costituirà parte civile in ogni processo. Al vostro fianco. Per aver ricevuto un’inaccettabile danno di immagine. Vi dicevo. Ho raccolto tutte le vostre testimonianze. Nessuna esclusa. E vi ho promesso che avremmo fatto il nostro dovere, fino in fondo. Perché il sindaco ha l’onore e l’onere di difendere il comune che rappresenta. Un dovere non solo istituzionale, ma morale. L’ho sempre fatto. E continuerò a farlo. A difesa dell’onorabilità della nostra città. A difesa delle migliaia di commercianti, lavoratori ed imprenditori che in questa nostra città lavorano con onestà, capacità e rettitudine. Eccoci qua. Fatto».

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San Tammaro: Sfruttamento dell’immigrazione clandestina e caporalato, denunciato imprenditore

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SAN TAMMARO
SAN TAMMARO

SAN TAMMARO – La Polizia Provinciale di Caserta ha denunciato un imprenditore di San Tammaro per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, impiego di lavoratori stranieri irregolari e favoreggiamento della loro permanenza sul territorio nazionale.

L’operazione rientra nell’ambito dell’intensificazione dei controlli sugli illeciti ambientali ed è stata condotta presso un’azienda agricola dedita all’allevamento bufalino, già in passato oggetto di verifiche da parte della Polizia Provinciale.

Nel corso dell’ispezione, gli agenti, coordinati dal colonnello Biagio Chiariello, hanno individuato due operai di origine marocchina intenti al lavoro. Alla vista degli operatori, il titolare dell’azienda ha tentato di sottrarsi al controllo cercando di far allontanare i lavoratori, senza tuttavia riuscirvi.

I due uomini, sprovvisti di documenti, sono stati accompagnati in Questura per le operazioni di identificazione, all’esito delle quali è emersa la loro presenza irregolare sul territorio nazionale, in quanto privi di permesso di soggiorno.

Nel corso degli accertamenti, gli stessi hanno dichiarato di lavorare per circa dieci ore al giorno, percependo una retribuzione di circa due euro l’ora e in totale assenza delle tutele previste dalla normativa vigente, in condizioni riconducibili a forme di grave sfruttamento.

L’attività si inserisce in una più ampia azione di contrasto allo sfruttamento della manodopera straniera e di tutela ambientale nell’area della cosiddetta “Terra dei Fuochi”.

Al termine delle verifiche, oltre alla denuncia penale, è stato trasmesso apposito rapporto all’Ispettorato del Lavoro. Contestate ammende per circa 5.000 euro e una maxi sanzione amministrativa complessiva pari a 14.000 euro.

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Maria segna e dedica il gol al suo tecnico scomparso baciando lo striscione: lacrime durante match U15

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Ha corso fino ad arrivare ad uno striscione dedicato al suo allenatore, Alfredo Della Calce, morto qualche giorno prima. Sta commuovendo tanti il gesto di Maria, giovane calciatrice della Salernitana U15.

Ha fatto gol e poi ha attraversato il campo tutto d’un fiato, senza neanche quasi fermarsi quando i suoi compagni di gioco volevano congratularsi con lei.

In un video sui social, si vede Maria che per festeggiare il suo gol, corre e dedica tutto all’allenatore baciando la foto del mister sullo striscione.

Poi commossa, ritorna a giocare in campo.

Della Calce è morto circa una settimana fa per un arresto cardiaco proprio dopo aver guidato le giovani granata nel match vinto contro l’Avellino.

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Camorra: sequestro di 2 milioni di euro per due imprenditori vicini al clan dei Casalesi

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Due provvedimenti di sequestro di beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro sono stati emessi dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ed eseguiti dalla Dia nei confronti di due uomini ritenuti vicini al clan camorristico dei Casalesi, fazione Schiavone.

I due provvedimenti sono stati emessi su proposta di misure di prevenzione avanzata dal procuratore di Napoli e dal direttore della Dia. Un primo provvedimento ha raggiunto un importante affilato del clan dei Casalesi, imprenditore edile che si occupava prevalentemente di appalti – privati e soprattutto pubblici – divenuto una sorta di monopolista nel settore dei marmi, dei porfidi e dei materiali utilizzati nella cantieristica stradale.

L’imprenditore è risultato legato alla famiglia Schiavone sia per la gestione di aziende che per le attività di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti (cambi assegni o intestazione di beni a prestanome).

Il suo legame storico con il clan dei Casalesi emergeva già con la condanna, definitiva, comminata nel cosiddetto processo “Spartacus” per associazione di tipo mafioso, reato nuovamente contestatogli nel 2022 per la partecipazione alla stessa associazione.

Le indagini di polizia, condotte all’epoca dal Centro Operativo Dia di Napoli e coordinate dalla Dda partenopea, oltre ai successivi sviluppi patrimoniali, hanno evidenziato la figura criminale e imprenditoriale del destinatario della misura, in quanto da un lato gestiva fiorenti attività commerciali, tramite altre imprese con il sistema delle cosiddette ‘scatole cinesi’, dall’altro si occupava del reimpiego dei capitali acquisiti illecitamente dal clan di appartenenza attraverso la gestione degli appalti pubblici, peraltro con la complicità di un parente, secondo destinatario della misura di prevenzione eseguita oggi, il quale forniva aiuto nella gestione di aziende edili, alcune delle quali riconducibili direttamente a lui, altre a terzi soggetti.

Contemporaneamente è stata eseguita un’altra ordinanza nei confronti di altro storico affiliato al clan dei Casalesi, anch’egli destinatario di condanne definitive. Secondo quanto ricostruito l’uomo aveva all’interno del clan compiti strategici operando nel campo delle estorsioni e del reinvestimento dei proventi illeciti, eseguendo gli ordini provenienti dai parenti dei detenuti, nonché tenutario dei rapporti con il mondo politico. All’epoca dei fatti contestati era considerato uno dei più attivi collaboratori di un politico di grosso spessore negli affari pubblici locali, che aveva già rivestito la carica di assessore nel Comune di Casal di Principe e spesso era risultato il candidato più votato alle elezioni amministrative, fungendo da collante tra il candidato e il clan.

Dalle indagini patrimoniali sono state ricostruite e riportate nel provvedimento di sequestro disponibilità patrimoniali e finanziarie sproporzionate dei due destinatari e dei titolari formali delle attività imprenditoriali.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro ai fini della successiva eventuale confisca di 4 società, 5 beni immobili, 2 auto e 24 rapporti finanziari per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro.

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Trump attacca la Meloni: “Non sta facendo nulla, sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”

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TRUMP ATTACCA LA MELONI
TRUMP ATTACCA LA MELONI

Donald Trump ha attaccato frontalmente Giorgia Meloni attraverso un’intervista al Corriere della Sera. Il Presidente americano accusa la Premier italiana di non averlo minimamente supportato nell’azione militare contro l’Iran.

«(A voi italiani) piace il fatto che la vostra presidente (del consiglio, ndr) non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? – chiede Donald Trump in una telefonata con il Corriere della Sera – Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo».
Ancor prima di darci il tempo di fare una domanda, è il presidente degli Stati Uniti a farla noi, in una intervista esclusiva, chiedendoci della premier Giorgia Meloni.

Le ha parlato di questo?
«No. Dice semplicemente che l’Italia non vuole essere coinvolta. Anche se l’Italia ottiene il suo petrolio da là, anche se l’America è molto importante per l‘Itala. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei».

Sul Papa, Giorgia Meloni ha detto che è inaccettabile quello che lei ha detto.
«È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità».

Ma avete parlato di queste cose?
«No…»

Non avete parlato neanche una volta in questo mese?
«No, non da molto tempo».

Perché?
«Perché non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. È molto diversa da quello che pensavo».

In un’intervista esclusiva di sei minuti con il Corriere, Donald Trump critica duramente la premier italiana. «Non è più la stessa persona, e l’Italia non sarà lo stesso paese, l’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa».

Trump torna inoltre a ripetere che l’Europa sta «distruggendo se stessa dall’interno» con le sue politiche di immigrazione e legate all’energia. «Pagano i più alti costi del mondo per l’energia e non sono nemmeno pronti a battersi per lo stretto di Hormuz da dove la ricevono. Dipendono da Donald Trump perché lo tenga aperto».

Quando gli chiediamo se abbia chiesto all’Italia l’uso di dragamine, il presidente americano afferma «Ho chiesto di inviare tutto quello che vogliono, ma non vogliono perché la Nato è una tigre di carta».

Sul Papa Leone e il suo appello per la pace, Trump afferma che il Papa non capisce che l’Iran costituisce una minaccia nucleare. «Non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese».

Quando gli chiediamo se sia dispiaciuto dalla sconfitta di Orban replica: «Era un mio amico, non era la mia elezione ma era un mio amico, un brav’uomo, ha fatto un buon lavoro sull’immigrazione. Non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese come ha fatto l’Italia”».

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Omicidio Fabio Ascione: In un video gli ultimi istanti di vita del 20enne

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FABIO ASCIONE DINAMICA OMICIDIO
FABIO ASCIONE DINAMICA OMICIDIO

PONTICELLI – Riprende gli ultimi minuti di vita di Fabio Ascione il video agli atti dell’indagine che oggi ha consentito di sottoporre a fermo per omicidio volontario un 23enne, Francesco Pio Autiero, e un 17enne.

Nelle immagini assassino e vittima, si incrociano, casualmente, all’esterno del bar di Ponticelli, nella periferia est di Napoli, dove poco prima è avvenuta una sparatoria.

A fronteggiarsi molto prima dell’arrivo di Fabio sulla scena, sono dei ragazzi di Volla, appartenenti al clan Veneruso Rea, che viaggiano a bordo di un suv di colore scuro, e Autiero, che invece è in sella a uno scooter Beverly 300 con il 17enne alla guida.

Nel video si nota chiaramente Fabio che entra nel bar per acquistare qualcosa (dalla madre poi si verrà a sapere che si tratta di un pacchetto di sigarette) e, già all’interno si scorge Autiero che sorride soddisfatto. I due si incrociano all’esterno del bar, non si rivolgono la parola.

Nell’ultima scena ripresa dalle telecamere, Fabio si avvia verso casa, dove troverà ad attenderlo la morte. Il resto della storia è stata poi ricostruita, con non poca difficoltà, dai Carabinieri e dalla Dda, che hanno dovuto fare i conti con il comportamento omertoso dei testimoni presenti.

Fabio Ascione, nei pressi di casa, scorge un gruppetto di ragazzi raccolti ad ascoltare il racconto di Francesco Pio, che ha ancora in mano la pistola adoperata per respingere il blitz del gruppo rivale. Parte un colpo, quando Fabio è vicinissimo: 40-50 centimetri, secondo i rilievi degli inquirenti. Farà in tempo a dire al suo assassino: “Ué, mi hai colpito“, prima di accasciarsi a terra ferito a morte. Inutile la corsa in ospedale, dove spirerà poco dopo le 6 del mattino.

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Giacomo Bongiorni ucciso di botte da un gruppo di giovani rumeni: “abbiamo reagito dopo essere stati colpiti”

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Giacomo Bongiorni
Giacomo Bongiorni

La città di Massa è ancora scossa dalla morte di Giacomo Bongiorni, 47 anni, deceduto nella notte tra l’11 e il 12 aprile dopo essere stato aggredito da un gruppo di giovanissimi in piazza Palma. L’uomo è crollato a terra durante il pestaggio, battendo la testa e andando in arresto cardiaco. Con lui c’era il figlio di 11 anni, che ha assistito alla scena senza riportare lesioni.

La dinamica dell’aggressione

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, poco dopo mezzanotte un gruppo di circa dieci ragazzi – alcuni visibilmente ubriachi – avrebbe iniziato a lanciare bottiglie e bicchieri contro la vetrina di un negozio. A quel punto il cognato di Bongiorni li avrebbe invitati a smettere, dando origine a una reazione violenta del branco. Bongiorni sarebbe intervenuto per difenderlo, venendo poi circondato e colpito ripetutamente anche quando era già a terra. Il cognato è ricoverato con diverse fratture.

Sono cinque i giovani identificati dai carabinieri: due maggiorenni, Ionut Alexandru Miron (23 anni) ed Eduard Alin Carutasu (19 anni), entrambi di nazionalità romena, fermati con l’accusa di concorso in omicidio volontario; tre minorenni, la cui posizione è al vaglio della Procura minorile di Genova.

Durante gli interrogatori, il 17enne fermato avrebbe dichiarato di aver “reagito dopo essere stato colpito”, versione confermata anche da uno dei maggiorenni. I genitori degli indagati sostengono che i figli si sarebbero difesi da un’aggressione, negando che siano ragazzi violenti. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di abiti compatibili con quelli ripresi dalle telecamere della zona.

Si attende l’esito dell’autopsia, che sarà determinante per chiarire le cause esatte della morte. Nei prossimi giorni si terranno le udienze di convalida dei fermi e gli interrogatori di garanzia. La piazza è videosorvegliata e le immagini sono già al vaglio degli investigatori.

La compagna di Bongiorni, Sara Tognocchi, ha raccontato momenti di terrore: “Lo hanno ammazzato davanti ai miei occhi. Dovevamo sposarci”. La donna è stata ricoverata sotto shock dopo l’aggressione.

Questa sera, nel centro storico di Massa, si terrà una fiaccolata promossa da Comune e Diocesi per ricordare Giacomo e manifestare vicinanza alla sua famiglia.

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Intervento delicato e innovativo al Monaldi, protesi ibrida salva paziente 58enne da una grave aneurisma

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Intervento delicato e innovativo al Monaldi, protesi ibrida salva paziente 58enne da una grave aneurisma
Intervento delicato e innovativo al Monaldi, protesi ibrida salva paziente 58enne da una grave aneurisma

Un intervento delicato e innovativo realizzato all’ospedale Monaldi di Napoli per la prima volta in una struttura del Centro-Sud, ha consentito di salvare un uomo di 58 anni colpito da un grave aneurisma e da un difetto della valvola aortica con protesi ibrida.

A realizzare la procedura è stata l’équipe dell’Unità operativa di Cardiochirurgia Vanvitelli-Monaldi dell’Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, diretta da Marisa De Feo, composta dalla stessa De Feo, Alessandro Della Corte, Ciro Bancone e Antonietta La Montagna, con la collaborazione dell’anestesista Manuela Angelone e del personale tecnico perfusionista e infermieristico di sala operatoria.

L’operazione, effettuata nelle scorse settimane, ha consentito di trattare in un unico tempo chirurgico un aneurisma esteso al primo tratto dell’aorta, che interessava sia il segmento ascendente sia l’arco aortico, associato anche a un vizio funzionale della valvola aortica.

Si tratta di condizioni particolarmente delicate, perché coinvolgono un’area da cui originano i vasi che portano sangue al cervello e agli arti superiori, rendendo l’intervento molto complesso e ad alto rischio.

L’intervento ha previsto la sostituzione della valvola aortica, dell’aorta ascendente e dell’intero arco aortico, con reimpianto dei tronchi sopra-aortici, attraverso la tecnica del “Frozen Elephant Trunk”, oggi considerata tra le più evolute per il trattamento delle patologie complesse dell’aorta toracica.

Questa metodica permette di affrontare in modo più efficace quadri clinici che in passato richiedevano procedure più gravose e associate a maggiori rischi.

L’elemento di particolare rilievo è stato l’impiego della protesi di nuova generazione, un dispositivo innovativo che consente di ridurre ulteriormente i tempi di arresto del circolo e di semplificare passaggi cruciali dell’intervento, in particolare il trattamento della succlavia sinistra, vaso spesso difficile da raggiungere per posizione anatomica e fragilità.

Un ulteriore vantaggio della nuova protesi è la possibilità di personalizzare il dispositivo sulla base delle caratteristiche anatomiche del paziente.

La pianificazione tecnica è stata infatti sviluppata in stretta collaborazione tra cardiochirurghi, specialisti clinici e ingegneri, a partire dalle immagini Tac preoperatorie, così da ottenere una soluzione su misura e il più possibile adeguata al quadro clinico. L’intervento si è svolto senza complicanze e il paziente è stato dimesso dopo una settimana in ottime condizioni cliniche.

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Omicidio Fabio Ascione, un amico: “Testimoni non parlano perché hanno paura”

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FABIO ASCIONE FUNERALE AMICI
FABIO ASCIONE FUNERALE AMICI

NAPOLI – “Purtroppo le persone che erano lì hanno paura. Non posso giudicarli, alcuni di loro sono miei amici, hanno paura perché non sai con che persone hai a che fare“.

Così un 21enne amico di Fabio Ascione, il ragazzo ucciso da un colpo di pistola esploso per errore all’alba di martedì 7 aprile a Ponticelli, zona orientale di Napoli, parlando ai cronisti al termine dei funerali celebrati questa mattina nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo.

Poche ore prima i Carabinieri hanno eseguito due decreti di fermo nei confronti di altrettanti giovani, un maggiorenne e un minorenne, ad esito di indagini ree difficili anche dal muro di omertà da parte dei testimoni.

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