“Come può uno che campa da oltre 40 anni di politica, che non ha mai lavorato un solo giorno e non ha avuto una sola esperienza professionale in tutta la sua vita, occuparsi di chi non arriva a fine mese o risolvere il dramma della disoccupazione in Campania?”
Lo scrive in una nota Severino Nappi, esponente de “il nostro posto”, un contenitore di proposte lanciato alla fine del 2019 al fine di stendere il programma del centrodestra in vista delle prossime elezioni Regionali in Campania.
“Per De Luca – Continua Severino Nappi – posticipare di due settimane la ripresa delle attività edili certo non comporta nulla ma per l’intero comparto, che conta oltre 55 mila imprese, è una decisione che rischia invece di decimare ulteriormente quelle sopravvissute alla crisi economica. Riaprire i cantieri, fra l’altro utilizzando risorse già stanziate, in questo momento è determinante per rispondere a una emergenza economica che tocca tutto il Paese, generando – Conclude – centinaia di migliaia di posti di lavoro”.
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Il lockdown non risparmia nessuno. La chiusura dei locali, il divieto delle consegne a domicilio, sta mettendo a dura prova le grandi e piccole realtà della ristorazione e non solo. Le difficoltà in queste settimane di blocco totale sono difficili, per tutti, e lo saranno altrettanto quando si riaprirà.
Gino Sorbillo, gestore di una delle pizzerie più importanti di Napoli e “ambasciatore” della pizza nel mondo grazie ai numerosi locali aperti in giro per il globo, manifesta tutto il suo sconforto per la situazione: “Chiediamo alla Regione di poter riprendere almeno le consegne a domicilio. Dovrò chiudere almeno quattro locali: quello sul lungomare di Napoli, che ha costi d’affitto molto alti, Zia Esterina al Vomero, ma anche due punti vendita di Milano, credo Olio a Crudo e Zia Esterina. Per ora l’unica pizzeria che funziona regolarmente è quella di Tokyo, dove si serve anche la pizza al tavolo. Per noi sarebbe importante in Campania cominciare a riaprire per le consegne, garantirebbe una sopravvivenza minima, con 30-40 pizze al giorno per molti locali”.
Il divieto delle consegne a domicilio è stato imposto dal governatore De Luca per limitare il rischio di diffusione dei contagi, ma Sorbillo non ci sta: “Parliamo di cibo appena cotto e consegnato in tutta sicurezza abbiamo ideato una confezionamento con pellicola alimentare che avvolge la scatola della pizza, che verrebbe confezionata appena uscita dal forno a 100 gradi, creando una camera d’aria bollente di sicurezza. Meglio avere la macchina che cammina a filo di gas, piuttosto che tenerla spenta per tre mesi e ripartire da zero. Questa chiusura danneggia paurosamente tutti, le piccole pizzerie ma anche i pizzaioli che hanno molti locali e pagano affitti alti in alcuni casi“.
Intanto oltre 400 pizzaioli si uniscono all’appello di Gino Sorbillo. A dare voce al pensiero comune è Massimo Di Porzio, titolare della Pizzeria Umberto a Napoli e presidente della Fipe Confcommercio per Napoli: “Le aziende hanno bisogno di lavorare, non possiamo rimanere chiusi a vita. Le consegne sono un piccolo palliativo che possono contribuire a salvare qualcuno, visto che prevediamo che un terzo dei locali di ristorazione non riapriranno dopo questo lockdown. Oltre 400 locali in Campania chiedono di ripartire con le consegne, in totale sicurezza“.
La Campania è l’unica regione che ha imposto il divieto di consegna che, secondo di Porzio, potrebbe salvare il salvabile: “Il presidente ci disse di resistere 15 giorni. Dopo un mese e mezzo abbiamo chiesto un appuntamento e stiamo ancora aspettando. Nemmeno per il 4 maggio abbiamo avuto segnali. Quando l’emergenza finirà ci aspettiamo un calo del 60-70% e molte attività non ce la faranno“.
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La Protezione Civile della Regione Campania ha emanato un avviso di Allerta meteo valevole a partire dalle 18 di oggi, 14 aprile, e fino alle 12 di domani per “Venti localmente forti con raffiche”. Le correnti sono in arrivo da Nord-Est.
Si raccomanda agli enti e alle autorità competenti di porre in essere tutta le misure atte a prevenire e contrastare i fenomeni attesi e, in particolare, di prestare attenzione alla corretta tenuta delle strutture esposte alle sollecitazioni dei venti.
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Il decreto imprese varato la scorsa settimana per assicurare liquidità alle aziende con delle misure a sostegno dell’economia del valore di circa 200 miliardi, è oggi efficace e destinato ai lavoratori autonomi e alle piccole e medie imprese.
Si è resto infatti disponibile on line sul sito “fondidigaranzia” il modulo per la richiesta di garanzia fino a 25mila euro, compilabile e inoltrabile tramile mail (anche non certificata) alla banca o al confidi al quale si rivolgerà per richiedere il finanziamento. Sul sito infatti in mattinata si registrano forti difficoltà di accesso.
I provvedimenti presi dall’Italia per fornire liquidità al sistema produttivo nazionale sono quindi stati autorizzati dalla Commissione Ue
“Le misure dal valore complessivo di circa 200 miliardi consentiranno di offrire la garanzia pubblica su nuovi prestiti o rifinanziamenti alle grandi aziende. Insieme all’altro programma di sostegno rivolto ai lavoratori autonomi e alle piccole e medie imprese, queste misure – ha evidenziato la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager – il pacchetto permetterà alle società di coprire le loro necessità finanziarie più urgenti per affrontare la difficile situazione. Continueremo a lavorare a stretto contatto con gli Stati membri per assicurare che le misure di sostegno nazionali possano contenere gli effetti dei danni causati dal coronavirus”.
Positiva anche l’accoglienza del ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli:
“Quattrocento miliardi per sostenere le imprese in questo momento di grave emergenza economica. Per ridurre i tempi di attuazione del decreto, il ministero Dello Sviluppo Economico aveva già inviato alla Commissione Ue, ancor prima della sua approvazione, la notifica con la quale era stata richiesta l’autorizzazione ad adottare queste nuove regole di aiuti di stato. Oggi è arrivato quindi il tempestivo via libera da Bruxelles. Sappiamo che ogni giorno può essere decisivo”
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Dopo aver chiesto un parere dal Ministero della Salute, la RegioneCampania ha emanato lo stop dei test sierologici privati. Dall’8 aprile, le associazioni Federlab Campania, Aspat Campania, Anisal Campania e Confindustria Campania avevano annunciato l’inizio dei primi test.
Per la Regione Campania, l’avvio dei test nei laboratori privati, dunque non controllati dallo Stato, rappresenta una seria minaccia alle disposizioni di contenimento e di distanziamento sociale emanati a livello nazionale e regionale.
Cosa sono i test sierologici
Mentre i tamponi determinano la presenza del Coronavirus all’interno delle mucose respiratorie, i test sierologici danno un’indicazione su persone che probabilmente lo hanno contratto, perché individuano gli anticorpi IgM e IgG, prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione. Ci sono due tipi di test sierologici: quelli rapidi, che utilizzano una goccia di sangue per individuare la presenza di anticorpi; quelli quantitativi, che con un prelievo determinano invece la quantità degli anticorpi. I primi anticorpi che si generano sono IgM, a cui poi subentrano gli IgG. Rilevando la presenza dell’uno più che dell’altro si potrebbe capire quanto tempo prima è stato infettato il paziente.
Gli interrogativi sulla sicurezza, l’efficacia e l’utilità di questi test, nell’ambito della complessa gestione dell’emergenza sanitaria, sono all’ordine del giorno della task force nazionale e opinione comune è che saranno molto utili nelle prossime fasi, in cui sarà importante mappare gli anticorpi, e che la gestione debba rimanere allo Stato, soprattutto in una situazione di emergenza come questa. Tuttavia, in questi giorni si sta assistendo ancora una volta a decisioni variegate delle singole regioni.
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Si aggrava il bilancio dei contagiati all’interno dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia: l’ultimo caso riguarda un anestesista.
Il medico aveva appena partecipato a un intervento chirurgico per un parto cesareo quando ha confidato di non sentirsi bene. Avvertita la direzione sanitaria dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia e immediatamente sottoposto al tampone, l’anestesista è risultato positivo al Coronavirus ieri, 13 aprile.
Con lui sale a 16 il numero dei positivi all’interno del San Leonardo, che vanta il non invidiabile primato del più alto numero di infetti in Campania tra personale medico e infermieristico, dall’inizio dell’emergenza.
Già il 4 aprile scorso il medico, un sessantacinquenne, era stato sottoposto a un tampone che aveva dato esito negativo, ma dall’ 8 aprile avrebbe cominciato ad avere sintomi influenzali al punto che per un giorno non si era neanche presentato a lavoro.
La direzione sanitaria sta ora cercando di ricostruire tutti i contatti dell’anestesista all’interno dell’ospedale nell’ultima settimana: tornato in corsia potrebbe aver fatto consulenza in diversi reparti.
Per ragioni di sicurezza, dunque, si è avviata la sanificazione del blocco operatorio e si è proceduto al tampone per una ventina tra medici, infermieri e pazienti che hanno avuto a che fare con l’anestesista. Aperta anche un’inchiesta interna della Commissione Disciplinare dell’Asl Na 3 Sud per accertare eventuali responsabilità.
L’alto numero di contagi all’interno dell’ospedale San Leonardo fa temere che non siano sempre stati rispettati i protocolli necessari per evitare la diffusione del virus. Per questo la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo sulla gestione dell’emergenza da parte dell’ospedale di Castellammare di Stabia.
L’unica nota lieta, al momento, è la guarigione di un cardiologo in servizio al San Leonardo, che è stato tra i primi a risultare contagiati tra il personale sanitario. Mentre migliorano inoltre le condizioni di salute di un infermiere del pronto soccorso – ricoverato al Covid Hospital di Boscotrecase – che nelle ultime ore è uscito dalla terapia intensiva.
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L’organizzazione SNAP insieme a diverse associazioni studentesche ed universitarie ha dato il via al JukeBox Funding, una serie di eventi di beneficenza interattivi tramite canali social dove i partecipanti possono sostenere iniziative di beneficenza legate all’emergenza COVID-19 e prendere parte attiva al programma.
Qualche decennio fa il JukeBox era una sorta di scatola delle meraviglie che effondeva musica conferendo agli ambienti un tocco di felicità e magia; sebbene questi apparecchi siano considerati vintage, anche oggi il termine JukeBox richiama alla mente le stesse sensazioni di un tempo.
Proprio da questo mix tra musica e magia prende il nome JukeBox Funding, l’ultima serie di iniziative a sfondo solidale di SNAP, realtà campana nata dall’idea di tre amici di fondere musica e arte creando eventi culturali. SNAP, con la collaborazione di diverse associazioni studentesche ed universitarie, ha infatti avviato una serie di eventi culturali online, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza. Diversi gli artisti, sopratutto legati al mondo della musica (come del resto suggerisce il termine JukeBox stesso) che hanno aderito e contribuito all’iniziativa. Gli eventi si sono svolti sui social e hanno visto come protagonisti l’interazione tra il pubblico e l’artista; l’iniziativa e gli artisti stessi hanno dunque regalato musica e sorrisi a molti, similmente al JukeBox.
JukeBox degli anni ’50
L’incontro con Gianmario Sanzari
Il primo incontro è avvenuto il 25 Marzo. In questa occasione il giovane cantautore napoletano Gianmario Sanzari ha coinvolto centinaia di giovanissimi cantando e suonando i pezzi musicali chiesti in diretta, in modo tale da far devolvere per ogni pezzo suonato una donazione al’’iniziativa di beneficenza dei Giovani per la Pace Napoli – Sant’Egidio in favore dei poveri e senzatetto di Napoli.
L’evento ha riscosso un grande successo: il risultato del primo appuntamento ha infatti permesso di raccogliere oltre 10.000 € in favore dei senzatetto per provvedere loro assistenza medica e pasti caldi.
L’incontro con Alessandra Nazzaro
A distanza di poco più di una settimana dal primo appuntamento, la giovane cantautrice Alessandra Nazzaro (Lena A. Music) ha partecipato all’incontro del 4 aprile; questo secondo incontro di JukeBox Funding è stato invece incentrato sulla raccolta fondi in favore della Mensa del Carmine. Anche in questo caso il risultato è stato soddisfacente: raccolti oltre 12’000€ e decine di chili di pasta sono stati devoluti per la mensa gestita da Padre Francesco che ogni giorno fornisce più di 600 pasti caldi per tutti i bisognosi. La pasta è stata donata dalla Meridionale Service Catering.
L’incontro di Pasquetta: Karaoke Funding
Giungiamo cosi al terzo appuntamento, fissato in occasione di Pasquetta, lunedì 13 Marzo alle 19:00, in diretta sulla pagina Facebook ufficiale di SNAP.
In questo caso l’evento ha coinvolto gli stessi partecipanti, che hanno cantato e si sono esibiti attraverso una nuova versione di Karaoke social dove tutti i partecipanti possono cantare, scegliendo le loro canzoni del cuore e donando per sostenere la raccolta fondi organizzata dal Comune di Napoli.
L’iniziativa #ZitoEBevi
L’iniziativa è partita da 4 ragazzi fieri delle proprie origini partenopee e desiderosi di creare un cambiamento nel loro territorio: Gianmarco Apuleo, Roberto Bonanno, Pierluigi Fusco e Andrea Sarni hanno dato il via anche a #ZitoEBevi (oltre che allo stesso JukeBox Funding), il primo format plastic free italiano, sostenendo la filosofia dell’assenza di produzione di rifiuti plastici durante aperitivi ed eventi; iniziativa che è portata avanti a Napoli da oltre un anno.
Dopo questo appuntamento di Pasquetta la nuova iniziativa di SNAP proseguirà per tutto questo periodo di quarantena. L’intento è sempre quello di coinvolgere tutti ed aiutare a sostenere che ne ha bisogno; e questo secondo gli organizzatori ci renderà più vicini anche durante la lontananza.
Il presidente Vincenzo De Luca ha comunicato la proroga della zona rossa ad Ariano Irpino fino al 20 aprile prossimo.
1) Ferme restando le misure statali e regionali già disposte nel territorio regionale a fini di
contenimento e di prevenzione del contagio, con decorrenza dal 14 aprile 2020 e fino al 20 aprile
2020, con riferimento al Comune di Ariano Irpino (AV), sono ulteriormente confermate le misure
disposte con Ordinanza n.26 del 31 marzo 2020 (pubblicata con rettifica sul BURC n. 62/2020), come
già confermate con Ordinanza n.27 del 3 aprile 2020 e di seguito riportate:
– divieto di allontanamento dal territorio comunale da parte di tutti gli individui ivi presenti;
– divieto di accesso nel territorio comunale;
– sospensione delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali
e di pubblica utilità.
2) E’ fatta salva la possibilità di transito in ingresso ed in uscita dal territorio comunale da parte degli
operatori sanitari e socio-sanitari, del personale impegnato nei controlli e nell’assistenza alle attività
relative all’emergenza, nonché degli esercenti le attività consentite sul territorio ai sensi delle
disposizioni statali e regionali vigenti (DPCM 10 aprile e Ordinanza regionale n.32 del 12 aprile
2020) e quelle alle stesse strumentali, limitatamente alle presenze che risultino strettamente
indispensabili allo svolgimento di dette attività e a quelle di pulizia e sanificazione dei relativi locali
e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione individuale.
3) Nel territorio comunale oggetto della presente ordinanza è disposta la chiusura delle strade
secondarie, come individuate dal Comune sentita la Prefettura competente.
4) L’ASL competente assicura il rafforzamento e l’ampliamento degli screening sanitari, dando
priorità alla popolazione del Comune oggetto della presente Ordinanza rispetto a quelle degli altri
Comuni.
Purtroppo siamo costretti a raccontare l’ennesimo suicidio avvenuto in Campania. Questa volta il dramma riguarda un carabiniere di 39 anni. Nella giornata di venerdì aveva tentato il suicidio sparandosi un colpo di pistola all’altezza del mento. Era stato ricoverato in gravissime condizioni presso l’ospedale Cardarelli di Napoli. Muore dopo 3 giorni lasciando la moglie e un figlio piccolo.
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«Ho sentito ieri il presidente di Federalberghi Napoli Antonio Izzo che mi ha rappresentato una realtà drammatica. Sono convinta che sia necessario sospendere Imu e Tari, oltre che l’imposta di soggiorno, per evitare che un settore così importante, che offre lavoro a migliaia di famiglie, esca a pezzi da questa crisi sanitaria».
Lo sostiene Barbara Preziosi, coordinatrice provinciale di Italia Viva.
«Nonostante tutti gli alberghi sono chiusi – aggiunge Preziosi – la maggior parte delle strutture continua a generare importanti costi a causa della manutenzione, bollette e tasse. Parliamo complessivamente di milioni di euro che vanno in fumo, che si aggiungono ad una situazione altrettanto drammatica in termini di cancellazioni. Izzo mi ha rappresentato entusiasmo per la misura proposta da Italia Viva di un incentivo di 500 euro per quelle famiglie che sceglieranno di fare vacanze in Italia, ma ritengo sia anche importante prevedere un finanziamento a lungo temine, perché anche quando il lockdown sarà terminato la ripresa sarà lunga e tortuosa e gli imprenditori avranno bisogno di liquidità. Italia Viva chiede anche che ci siano agevolazioni fiscali per coloro che devono ristrutturare o ammodernare per adeguare le strutture alle nuove esigenze».
Sempre in tema di tassazione, gli albergatori di Napoli chiedono che per il 2020 ci sia una cancellazione dell’Irap.
«Noi di Italia Viva – dice Preziosi – ci faremo promotori di un confronto serrato, affinché la politica possa essere al servizio di quanti producono occupazione. È bene che si comprenda che la capacità ricettiva delle strutture sarà ben diversa sino a quando il virus non sarà sconfitto, cosa che certo non avverrà in pochi mesi. Sarà necessario limitare gli accessi, tenere molti spazi liberi per consentirete il distanziamento di sicurezza. Gli albergatori dovranno anche sostenere costi importanti per la sanificazione. Insomma, al di là di quanto già fatto in ambito regionale, sarà dunque necessario definire un pacchetto di misure economico finanziarie ad hoc. Dobbiamo iniziare a ragionare sin d’ora su come riaprire più che sul quando»
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