domenica, Settembre 6, 2026
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McTominay: “Non sono preoccupato, tornerò presto. Conte straordinario, Allegri brava persona”

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INTERVISTA MCTOMINAY
INTERVISTA MCTOMINAY

Il centrocampista del Napoli, Scott McTominay ha rilasciato un’interessante intervista al Corriere della Sera. Sono tanti gli spunti di riflessione dati dal calciatore scozzese.

Sul problema cardiaco – “Preoccupato? No, è un problema che devo affrontare. Ci vedremo presto, prestissimo. Più forte di prima. Mi era già successo ai Mondiali ed è stato molto più difficile. Due giorni prima della prima partita sono stato male e non sapevo se avrei giocato o meno. È stata dura prepararmi mentalmente. Poi, le temperature alte hanno reso la situazione ancora più difficile. Vorrei sempre dare il mio contributo alla squadra, ma ci sono cose non prevedibili e non controllabili”.

Sulla sfida di campionato contro l’Inter – “Dobbiamo andare a Milano con la piena convinzione di poter andare lì e vincere. Li abbiamo già battuti una volta quindi non vedo perché non dovremmo riuscirci di nuovo. Loro più forti? Non lo dirò mai che altri sono migliori di noi, non è così che vedo il calcio. Ammettere una cosa del genere sarebbe un segnale di debolezza. Uno che toglierei a loro? Lautaro, segna tantissimi gol“.

Sulla nuova gestione tecnica – “Conte e Allegri sono diversi. Conte era molto orientato sulla tattica e ci allenavamo molto. È straordinario, un vincente seriale. Allegri? Solo il tempo dirà come andrà con il nuovo allenatore, ma finora è una brava persona e ha buone idee tattiche. Abbiamo solo bisogno di tempo per metterle in pratica e giocare un po’ meglio“.

Sul futuro e su una possibile chiamata dal Real Madrid – “Se succedesse, ci penserei“.

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Agnano, morto il 17enne coinvolto nell’incidente durante il controllo della Polizia: era ricoverato al Cardarelli

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Agnano, morto il 17enne coinvolto nell’incidente durante il controllo della Polizia era ricoverato al Cardarelli
Agnano, morto il 17enne coinvolto nell’incidente durante il controllo della Polizia era ricoverato al Cardarelli

È morto dopo alcuni giorni di ricovero Vincent G.D.S., il ragazzo di 17 anni rimasto gravemente ferito nell’incidente avvenuto il 25 agosto nella zona di Agnano, a Napoli. Il giovane era ricoverato all’ospedale Cardarelli in condizioni critiche e con prognosi riservata. Il decesso è avvenuto nella giornata del 1° settembre.

La vicenda aveva avuto origine durante un controllo di Polizia. Gli agenti del commissariato Bagnoli avevano notato il 17enne nei pressi di via Scarfoglio insieme ad altri due ragazzi che si trovavano a bordo di un secondo scooter.

Mentre gli altri giovani si sarebbero fermati, Vincent avrebbe invece proseguito la marcia. Gli agenti lo avevano successivamente raggiunto nella zona di via Antignana, ma, proprio mentre stavano per procedere agli accertamenti, il ragazzo sarebbe ripartito riuscendo ad allontanarsi.

Poco dopo, durante le ricerche avviate dalla Polizia, il 17enne era stato trovato a terra accanto allo scooter. L’incidente si era già verificato e il giovane aveva riportato un grave trauma cranico.

Secondo la ricostruzione emersa dagli accertamenti, il ragazzo avrebbe perso il controllo del mezzo finendo prima contro un palo della pubblica illuminazione e successivamente contro il muro di cinta di una concessionaria.

L’intervento dei sanitari del 118 aveva consentito il trasferimento immediato al Cardarelli in codice rosso. Fin dalle prime ore le condizioni erano apparse particolarmente delicate. Nonostante il ricovero e le cure, il quadro clinico si è aggravato fino al decesso.

Restano intanto al vaglio gli elementi relativi alle ragioni che avrebbero spinto il 17enne ad allontanarsi dal controllo. Dagli accertamenti sarebbe emerso che il giovane non aveva precedenti penali.

Una delle ipotesi riguarda invece la situazione amministrativa dello scooter, che sarebbe risultato privo di revisione e copertura assicurativa. Circostanze che avrebbero potuto comportare il sequestro del mezzo e che potrebbero aver avuto un ruolo nella decisione del ragazzo di non fermarsi.

Gli investigatori stanno continuando a ricostruire con precisione tutte le fasi dell’accaduto.

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La Regione Campania proroga stop lavori nelle ore più calde fino al 15 settembre

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La Regione Campania proroga stop lavori nelle ore più calde fino al 15 settembre (1)
La Regione Campania proroga stop lavori nelle ore più calde fino al 15 settembre (1)

La Regione Campania proroga fino al 15 settembre l’ordinanza che stabilisce il divieto di svolgimento delle attività lavorative nei settori agricolo, edile e affini, in condizioni di esposizione prolungata al sole, nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16.

Lo stop è in vigore nei giorni in cui le mappe di previsione del rischio del sistema Worklimate dell’Inail, segnalino alle ore 12 un livello di rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole impegnati in attività fisica intensa.

L’ordinanza, firmata dal presidente della Regione, Roberto Fico, prolunga le misure già adottate con il provvedimento dello scorso 17 giugno.

La conferma delle misure – si legge in una nota – si rende necessaria alla luce del perdurare di condizioni climatiche caratterizzate da temperature elevate che, associate all’umidità e alla prolungata esposizione alle radiazioni solari, possono determinare situazioni di stress termico e comportare rischi anche gravi per la salute dei lavoratori.

Restano escluse dal divieto le operazioni indispensabili e urgenti finalizzate al ripristino dei servizi essenziali a seguito di eventi imprevedibili, fermo restando il rispetto degli obblighi previsti a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

“Confermiamo una misura di prevenzione necessaria – afferma il presidente Fico – perché le temperature elevate continuano a rappresentare un rischio concreto per chi svolge attività particolarmente impegnative all’aperto. La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro deve restare una priorità dell’azione pubblica, soprattutto nei comparti maggiormente esposti agli effetti del caldo. Si tratta di un intervento di responsabilità e di tutela che mette al centro la protezione dei lavoratori”.

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Strage nel ristorante di Apice, si indaga sui contrasti tra i fratelli Licciardi: al vaglio la gestione dell’attività

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Strage nel ristorante di Apice, si indaga sui contrasti tra i fratelli Licciardi al vaglio la gestione dell’attività
Strage nel ristorante di Apice, si indaga sui contrasti tra i fratelli Licciardi al vaglio la gestione dell’attività

Emergono nuovi elementi sulla tragedia avvenuta all’interno del ristorante “Licciardi Ricevimenti” di Apice, nel Beneventano, dove sono morti i tre fratelli Giancarlo, detto Gianni, Franco e Donato Licciardi. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sui rapporti tra i tre e, in particolare, sui contrasti che sarebbero maturati negli ultimi anni intorno alla gestione delle attività di famiglia.

L’ipotesi sulla quale stanno lavorando i carabinieri e la Procura di Benevento è quella di un duplice omicidio seguito da suicidio. Secondo una prima ricostruzione, Gianni Licciardi, 65 anni, avrebbe sparato ai fratelli Franco, 61 anni, e Donato, 56, prima di togliersi la vita utilizzando la stessa arma.

La tragedia sarebbe maturata al culmine di una discussione. Proprio il contenuto e le ragioni di quella lite rappresentano ora uno dei punti centrali dell’inchiesta. Gli investigatori stanno ascoltando familiari e dipendenti del ristorante e stanno analizzando le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della struttura per ricostruire gli ultimi momenti prima degli spari.

Secondo gli elementi raccolti durante il sopralluogo, Gianni avrebbe colpito per primo Donato, per poi raggiungere Franco all’esterno del locale e sparare anche contro di lui. Successivamente si sarebbe diretto verso una struttura adibita a deposito nei pressi della piscina, dove avrebbe rivolto contro di sé la pistola.

I corpi di Franco e Donato sono stati trovati nel cortile sul retro del ristorante, mentre quello di Gianni è stato rinvenuto all’interno del deposito. Accanto a lui i militari hanno trovato una pistola calibro 9, regolarmente detenuta, che secondo gli investigatori potrebbe essere l’arma utilizzata nella sequenza di omicidi e nel successivo suicidio.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Benevento, dovranno ora chiarire soprattutto cosa abbia provocato l’escalation. Tra le piste maggiormente approfondite ci sarebbero vecchie incomprensioni legate alla conduzione delle attività familiari.

Il ristorante Licciardi rappresentava da decenni una delle strutture più conosciute della zona. Negli anni Novanta i tre fratelli avevano raccolto l’eredità dei genitori, portando avanti il locale dedicato a ricevimenti, matrimoni e cerimonie.

Con il passare degli anni, però, le loro attività avrebbero progressivamente preso strade differenti. Gianni sarebbe rimasto maggiormente impegnato nella gestione del ristorante, mentre Franco e Donato avrebbero concentrato parte del proprio lavoro sull’organizzazione di manifestazioni ed eventi al Castello dell’Ettore di Apice Vecchia.

È proprio all’interno di questo quadro che gli investigatori stanno cercando eventuali elementi utili a spiegare quanto accaduto. Al momento, tuttavia, il movente resta oggetto di accertamenti e sarà necessario attendere l’esito delle indagini per stabilire con certezza cosa abbia preceduto la tragedia.

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Scoperto a Napoli un centro estetico abusivo, la titolare pubblicizzava sui social con foto e video l’attività

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Scoperto a Napoli un centro estetico abusivo, la titolare pubblicizzava sui social con foto e video l'attività

Era completamente abusivo il centro estetico di Napoli pubblicizzato sui social con foto e video in cui si offrivano ai pazienti acconciature, piercing e tatuaggi: a scoprirlo sono stati i carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale, durante un servizio straordinario di controllo del territorio nella periferia est del capoluogo partenopeo.

Proprio dietro quella vetrina digitale che i militari, insieme al personale dell’Asl di Napoli, hanno accertato una serie di irregolarità: la titolare esercitava senza alcuna autorizzazione e, come emerso durante il controllo, non emetteva la ricevuta fiscale.

Il locale è stato sottoposto a sequestro e lei sanzionata per un totale di mille e 500 euro.

Durante i controlli straordinari sono state anche identificate 80 persone, 42 i veicoli controllati e 18 le contravvenzioni al codice della strada elevate, 5 invece le persone denunciate.

Un 65enne dovrà rispondere di furto di energia elettrica. Effettuato un controllo, insieme al personale dell’Enel, all’interno della sua abitazione, è stata riscontrata la manomissione del contatore elettrico.

Dovrà rispondere di evasione invece un 72enne, già sottoposto agli arresti domiciliari, perché al momento del controllo era fuori casa. Stesso destino per un 47enne e un 35enne. Denunciati perché sorpresi alla guida senza patente, erano recidivi nel biennio. Porto abusivo di armi è ciò che è stato contestato invece ad un 31enne.

Controllato è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico di 20 centimetri.

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Napoli, turista denuncia una violenza sessuale sugli scogli a Marechiaro: Procura apre un’inchiesta

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Napoli, turista denuncia una violenza sessuale sugli scogli a Marechiaro Procura apre un’inchiesta
Napoli, turista denuncia una violenza sessuale sugli scogli a Marechiaro Procura apre un’inchiesta

Una giovane turista in vacanza a Napoli ha denunciato di essere stata vittima di una violenza sessuale nella zona di Marechiaro, a Posillipo. Sull’episodio, che secondo il racconto della donna sarebbe avvenuto il 26 agosto, è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Napoli, che ha disposto l’attivazione delle procedure previste dal Codice Rosso.

La vittima sarebbe una cittadina sudamericana residente in Germania. Secondo quanto ricostruito finora, la giovane si trovava in mare e stava cercando di risalire sugli scogli quando sarebbe stata avvicinata e molestata da un uomo.

Subito dopo l’accaduto, visibilmente scossa e in lacrime, la turista avrebbe raggiunto alcuni ristoratori della zona raccontando quanto appena successo. Sono stati proprio gli esercenti a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, permettendo alla giovane di presentare rapidamente denuncia.

Le indagini sono state affidate agli agenti del commissariato Posillipo della Polizia di Stato. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione ogni fase dell’episodio e soprattutto di identificare il presunto responsabile.

Tra gli elementi al vaglio ci sarebbero anche le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nell’area. Gli agenti stanno inoltre raccogliendo le dichiarazioni delle persone che si trovavano nei pressi di Marechiaro nelle ore in cui si sarebbe verificata la violenza.

La Procura mantiene il massimo riserbo sugli accertamenti, mentre proseguono le verifiche per riscontrare il racconto della giovane e individuare eventuali elementi utili all’identificazione dell’uomo.

Il caso arriva mentre a Napoli è ancora alta l’attenzione dopo un altro episodio di violenza sessuale avvenuto nella zona del Centro Direzionale, dove una donna sarebbe stata aggredita durante la notte. In quella circostanza il presunto responsabile era stato bloccato dagli uomini della vigilanza privata prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, che avevano poi proceduto all’arresto.

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Napoli, così non basta: mercato povero, squadra logora e troppe scelte conservative. Il rischio è restare indietro

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Napoli, così non basta mercato povero, squadra logora e troppe scelte conservative. Il rischio è restare indietro
Napoli, così non basta mercato povero, squadra logora e troppe scelte conservative. Il rischio è restare indietro

Pochi rinforzi veri, una rosa che avrebbe avuto bisogno di un ricambio molto più profondo e diverse scelte difficili da comprendere. Allegri appare troppo aziendalista, mentre sul mercato pesano anche la gestione delle cessioni e la decisione di De Laurentiis di affidare un ruolo così delicato a un direttore sportivo giovane come Giovanni Manna. E fuori dal campo resta il problema più grande: un ritardo strutturale che rischia di allontanare il Napoli dai club che stanno costruendo il futuro.

Mi auguro sinceramente di sbagliare.

Mi auguro che tra qualche mese questo pessimismo venga smentito dal campo, magari da un Napoli competitivo in Italia e capace di fare strada in Champions League.

Ma oggi nascondere le perplessità sarebbe impossibile.

Questo Napoli mi preoccupa.

E non soltanto per ciò che non è arrivato dal mercato. Mi preoccupa soprattutto perché sembra essere mancato il coraggio di comprendere che questa squadra aveva bisogno di essere profondamente rinnovata.

Non necessariamente demolita. Ma rigenerata sì.

Una squadra non solo vecchia, ma logora

Il problema non è esclusivamente quello riportato sulla carta d’identità.

Una squadra può diventare vecchia anche mentalmente.

Accade quando per troppe stagioni gli stessi calciatori portano sulle proprie spalle pressioni, vittorie, sconfitte, cambi di allenatore, aspettative enormi e responsabilità sempre maggiori.

Molti uomini di questo Napoli hanno scritto pagine importanti della storia recente del club e meritano rispetto per quello che hanno dato.

Ma proprio rispettando ciò che hanno fatto bisognerebbe avere il coraggio di domandarsi se alcuni di loro abbiano ancora la stessa fame, la stessa brillantezza e soprattutto la stessa energia mentale necessaria per aprire un nuovo ciclo.

Il Napoli avrebbe avuto bisogno di nuovi leader, nuove gambe e nuove ambizioni interne.

Di giocatori capaci non semplicemente di completare la rosa, ma di mettere realmente in discussione le gerarchie.

Questo ricambio, almeno fino a questo momento, si è visto troppo poco.

Pochi acquisti veri e tante operazioni che sembrano ritorni al passato

Anche numericamente il mercato racconta una situazione particolare.

Diversi calciatori presentati come nuove alternative sono in realtà giocatori rientrati dai rispettivi prestiti. Lang, Rafa Marin, Lucca e Marianucci erano già patrimonio del Napoli. Ma sono davvero i giocatori che servivano alla squadra?

Inoltre gli innesti realmente nuovi sono stati decisamente meno numerosi rispetto a quanto ci si sarebbe potuti attendere da una squadra che necessitava di una profonda rigenerazione.

Non servivano necessariamente dieci acquisti.

Servivano però quattro o cinque calciatori pronti, forti e affamati, capaci di aumentare immediatamente atletismo, velocità e qualità della squadra.

Oggi non ho la sensazione che questo sia accaduto.

Gutiérrez, cessione comprensibile. Molto meno ciò che resta sulla fascia sinistra

Anche sulle cessioni bisogna distinguere.

Quella di Miguel Gutiérrez, per esempio, può essere compresa.

Il Napoli lo ha ceduto definitivamente al Bayer Leverkusen dopo appena una stagione, realizzando un’operazione economicamente importante. In un mercato nel quale il club aveva bisogno di liberare spazio e generare risorse, sacrificare un giocatore con mercato può rientrare nella logica delle cose.

La domanda, però, è un’altra.

Se vendi Gutiérrez, perché scegli di affrontare una stagione nella quale vuoi competere per lo Scudetto affidandoti ancora a Leonardo Spinazzola e Mathías Olivera?

Con tutto il rispetto per entrambi, a mio giudizio la coppia Spinazzola-Olivera rappresenta oggi uno dei punti più deboli del Napoli rispetto alle altre squadre che ambiscono realmente al titolo.

Spinazzola ha esperienza e qualità tecniche che nessuno discute, ma l’età e una carriera segnata da diversi problemi fisici impongono inevitabilmente interrogativi sulla continuità.

Olivera garantisce applicazione e fisicità, ma difficilmente può essere considerato un elemento capace di spostare gli equilibri ad altissimo livello.

Se l’obiettivo dichiarato è lo Scudetto, bisogna confrontarsi con le alternative delle dirette concorrenti.

Ed è proprio facendo questo confronto che la fascia sinistra del Napoli appare tutt’altro che rassicurante.

Paradossalmente è stato ceduto il terzino più giovane, quello che avrebbe potuto rappresentare anche un investimento per il futuro, mantenendo invece due soluzioni che sembrano rappresentare soprattutto la continuità con il passato.

È una scelta legittima. Ma personalmente faccio molta fatica a condividerla.

Ancora prestiti: gli esuberi non vengono realmente risolti

C’è poi un altro problema che si ripresenta ormai quasi ogni estate.

Il Napoli continua ad accumulare calciatori che successivamente fatica a cedere definitivamente.

E così si torna alla soluzione più semplice: il prestito.

Cajuste, Lindstrom, Obaretin e Folorunsho sono soltanto alcuni dei giocatori usciti attraverso questa formula durante l’estate, mentre anche Mazzocchi è stato trasferito al Venezia in prestito con obbligo di riscatto legato al verificarsi di determinate condizioni.

Non è una questione puramente formale.

Cedere continuamente in prestito significa spesso rimandare il problema di dodici mesi.

Il calciatore resta patrimonialmente legato al Napoli, può tornare l’estate successiva e bisogna ricominciare da capo: trovare una squadra, liberare spazio nella lista, discutere dell’ingaggio e provare nuovamente a piazzarlo.

È una spirale che il Napoli conosce fin troppo bene.

Ogni estate ritornano giocatori che sembravano essere stati salutati definitivamente e ogni estate una parte considerevole del lavoro del direttore sportivo consiste nel cercare nuovamente una sistemazione per gli stessi elementi.

Una grande società dovrebbe essere capace non soltanto di comprare bene.

Dovrebbe soprattutto comprare giocatori funzionali e riuscire a vendere definitivamente quelli che non fanno più parte del progetto.

Quando una rosa arriva ad avere decine di calciatori sotto contratto e una quantità enorme di esuberi da sistemare, significa che qualcosa nella programmazione precedente non ha funzionato.

Il nodo Manna: forse De Laurentiis aveva bisogno di un direttore più esperto e più forte

E qui bisogna affrontare anche un tema probabilmente scomodo: Giovanni Manna.

Manna è un dirigente giovane, classe 1988, con un percorso interessante alle spalle e con competenze che sarebbe ingeneroso negare.

Ma proprio la sua giovane età dirigenziale porta inevitabilmente ad una domanda.

Era davvero il profilo giusto per assumere la responsabilità dell’area sportiva di un Napoli ormai stabilmente chiamato a competere ai massimi livelli?

Personalmente qualche dubbio ce l’ho.

Non perché essere giovani rappresenti un difetto. Sarebbe una considerazione superficiale.

Il problema è il contesto nel quale un direttore sportivo deve operare.

A Napoli il presidente Aurelio De Laurentiis accentra da sempre moltissime decisioni. In una struttura di questo tipo, probabilmente sarebbe servito un direttore sportivo dotato non soltanto di competenza, ma anche di enorme esperienza, autorevolezza e forza contrattuale.

Un dirigente capace eventualmente anche di dire no.

Di presentarsi dal presidente e sostenere che una determinata operazione debba essere fatta, che un calciatore debba essere ceduto definitivamente anziché nuovamente prestato o che una rosa abbia bisogno di essere rivoluzionata anche quando ciò comporta investimenti importanti.

Manna sta crescendo insieme al Napoli.

Ma il Napoli, per dimensione sportiva, economica e ambientale, forse non aveva bisogno di un direttore che dovesse ancora crescere.

Aveva bisogno di uno già pronto per gestire una società da Champions League.

È stata una scelta precisa di De Laurentiis e sarà il tempo a stabilire se sia stata quella corretta.

Oggi, però, davanti ad una rosa ancora piena di situazioni irrisolte e ad un mercato che non sembra aver prodotto quella rivoluzione necessaria, è legittimo interrogarsi anche sulla costruzione dell’area sportiva.

Allegri troppo aziendalista

Lo stesso discorso riguarda Massimiliano Allegri.

La sensazione dall’esterno è quella di un allenatore fin troppo aziendalista.

Non possiamo sapere cosa sia realmente accaduto nelle stanze di Castel Volturno e sarebbe scorretto sostenere il contrario.

Ma ciò che arriva all’esterno è l’immagine di un tecnico che sembra aver accettato senza particolari scossoni la strategia societaria.

Da un allenatore del peso, dell’esperienza e del curriculum di Allegri mi sarei aspettato probabilmente qualcosa di diverso.

Mi sarei aspettato che diventasse anche la voce forte attraverso cui chiedere al presidente una trasformazione più profonda della rosa.

Perché allenare il Napoli oggi significa gestire una squadra che vuole vincere lo Scudetto e competere in Champions League.

Non basta adattarsi.

Bisogna anche pretendere.

Antonio Conte, nel bene e nel male, aveva abituato l’ambiente ad un’esposizione completamente diversa delle proprie esigenze.

Allegri appare molto più istituzionale. Molto più diplomatico. Forse troppo.

Essere aziendalisti può essere una qualità nella gestione quotidiana.

Diventa un limite quando rischia di trasformarsi nell’accettazione di qualsiasi decisione proveniente dall’alto.

McTominay si ferma: ora emerge ancora di più il limite della rosa

A rendere il quadro ancora più preoccupante è arrivata oggi la notizia dello stop di Scott McTominay. Il Napoli ha comunicato che al centrocampista scozzese è stata riscontrata una lieve aritmia benigna e che nei prossimi giorni sarà sottoposto a un intervento di correzione mediante ablazione PFA. Il club ha inoltre precisato che il calciatore tornerà a disposizione soltanto dopo la sosta per le Nazionali.

Prima di qualsiasi considerazione calcistica viene naturalmente la salute del giocatore, al quale non può che andare l’augurio di risolvere rapidamente il problema e tornare presto in campo.

Ma, dal punto di vista strettamente tecnico, la sua assenza mette a nudo uno dei limiti più evidenti della costruzione di questa rosa: il Napoli non possiede oggi un ricambio realmente all’altezza di McTominay.

Lo scozzese non è semplicemente uno dei titolari. È il calciatore che garantisce contemporaneamente fisicità, inserimenti, capacità realizzativa, aggressività e presenza dentro l’area avversaria. È diventato uno degli uomini sui quali poggia gran parte dell’equilibrio del centrocampo azzurro.

Perdere McTominay significa quindi perdere caratteristiche che Allegri difficilmente potrà ritrovare integralmente in un altro elemento della rosa.

Ed è proprio qui che il mercato estivo mostra un’altra delle sue lacune. Una squadra costruita per competere per lo Scudetto e affrontare contemporaneamente la Champions League non dovrebbe trovarsi così scoperta nel momento in cui viene meno uno dei suoi uomini fondamentali.

Gli infortuni e gli imprevisti fanno parte di una stagione. Non possono essere previsti, ma una grande società deve costruire una rosa capace di assorbirli.

Il problema del Napoli non è aver perso temporaneamente McTominay. Il problema è scoprire, nel momento in cui McTominay si ferma, quanto sia difficile sostituirlo senza abbassare sensibilmente il livello della squadra.

E questo, più che sfortuna, è un problema di costruzione della rosa.

Badiashile è un’incognita, non ancora una certezza

Poi c’è Benoît Badiashile.

Il valore potenziale del giocatore non è in discussione.

Parliamo di un difensore che possiede mezzi fisici e tecnici importanti e che, se recuperato completamente, può rappresentare un elemento di livello per il Napoli.

Il problema è quel “se”.

È arrivato in ritardo nella preparazione e deve ancora costruire la condizione necessaria per diventare immediatamente una certezza.

Il Napoli aveva bisogno di un difensore pronto da inserire subito nelle rotazioni di Allegri.

Badiashile potrebbe diventarlo.

Ma oggi rappresenta ancora inevitabilmente un’incognita.

E una squadra con ambizioni elevatissime avrebbe bisogno, soprattutto nei propri punti deboli, di qualche incognita in meno.

Il problema più grave resta fuori dal campo

Eppure mercato, Manna, Allegri e rosa potrebbero essere soltanto la superficie.

Il problema più profondo del Napoli continua ad essere un altro.

Le strutture.

Da anni il club compete ad altissimi livelli senza aver costruito un patrimonio infrastrutturale proporzionato ai risultati ottenuti sul campo.

Non è più possibile pensare che una società moderna cresca esclusivamente acquistando calciatori.

Servono centri sportivi di proprietà.

Servono strutture per il settore giovanile.

Servono academy.

Servono impianti moderni per performance, recupero atletico, scouting e formazione.

Serve soprattutto una casa che appartenga realmente al club e rappresenti il punto di partenza della sua crescita futura.

Ed è qui che il confronto con alcune realtà italiane diventa preoccupante.

Il Como sta costruendo e programmando una dimensione societaria internazionale anche attraverso investimenti infrastrutturali.

La Fiorentina dispone del Viola Park, un patrimonio straordinario che racchiude prima squadra, settore giovanile e futuro del club.

Il Venezia sta sviluppando attraverso Ca’ Venezia un progetto nel quale prima squadra e vivaio trovano una dimensione strutturata e riconoscibile.

Questo non significa sostenere che Como, Fiorentina o Venezia abbiano oggi una dimensione calcistica superiore al Napoli.

Sarebbe evidentemente falso.

Il problema è un altro.

Stanno costruendo oggi ciò che il Napoli avrebbe dovuto iniziare a costruire molti anni fa.

E il calcio non aspetta nessuno.

Il Como è ormai una nuova realtà consolidata e ambiziosa.

La Fiorentina possiede una struttura societaria e infrastrutturale pronta a sostenere un’eventuale ulteriore crescita.

Il Venezia rappresenta un esempio di club che cerca di costruire basi moderne per il proprio futuro.

Se queste società continueranno ad avanzare mentre il Napoli resterà sostanzialmente fermo dal punto di vista delle strutture, prima o poi il vantaggio sportivo conquistato sul campo rischierà inevitabilmente di diminuire.

Una grande squadra non è necessariamente un grande club

Il Napoli ha ottenuto risultati enormi.

Ha vinto, è cresciuto economicamente, ha disputato la Champions e si è imposto come una delle principali realtà calcistiche italiane.

De Laurentiis ha meriti che sarebbe intellettualmente disonesto negare.

Ma proprio perché il Napoli è arrivato così in alto, adesso bisogna pretendere di più.

Non può più bastare essere bravi nella gestione ordinaria.

Non può bastare chiudere i bilanci.

Non può bastare sperare ogni estate di trovare il grande calciatore prima degli altri.

Bisogna costruire.

Io oggi vedo una squadra che avrebbe avuto bisogno di un rinnovamento molto più profondo.

Vedo una fascia sinistra che, con Spinazzola e Olivera, considero inferiore a quella delle principali concorrenti per il titolo.

Vedo troppi giocatori che continuano ad essere ceduti in prestito invece di chiudere definitivamente cicli ormai terminati.

Vedo una scelta dirigenziale, quella di affidarsi a Giovanni Manna, sulla quale continuo ad avere dubbi per esperienza e peso all’interno di una società fortemente presidenzialista.

Vedo un Allegri che avrei voluto molto più esigente nei confronti della proprietà.

Vedo McTominay come un calciatore dal quale questa squadra continua a dipendere eccessivamente.

Vedo Badiashile come un potenziale grande acquisto, ma ancora tutto da verificare nella condizione.

E soprattutto continuo a vedere un Napoli privo di quelle strutture che una società di questa dimensione avrebbe dovuto possedere già da molti anni.

Mi auguro di essere troppo pessimista.

Davvero.

Mi auguro che Allegri riesca a rigenerare questo gruppo, che McTominay torni ad essere dominante, che Badiashile diventi una certezza, che Spinazzola e Olivera smentiscano ogni dubbio e che Manna dimostri con i risultati che la fiducia riposta in lui sia stata corretta.

Sarei felicissimo di essermi sbagliato.

Ma oggi la domanda resta.

Il Napoli vuole continuare ad essere una grande squadra oppure vuole finalmente diventare un grande club?

Perché non sono la stessa cosa.

E mentre Napoli continua giustamente a celebrare ciò che ha conquistato, altre società stanno già costruendo ciò che servirà per vincere domani.

Il vero rischio non è soltanto aver fatto un mercato insufficiente.

Il vero rischio è accorgersi troppo tardi che il calcio italiano è andato avanti mentre il Napoli è rimasto fermo.

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Auto rubata a Bari a luglio ritrovata oggi a Napoli dal Nucleo Investigativo Stradale Ambientale della Polizia Metropolitana

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Auto Rubata a Bari ritrovata a Napoli
Auto Rubata a Bari ritrovata a Napoli

NAPOLI – Il gruppo N.I.S.A. – Nucleo Investigativo Stradale Ambientale della Polizia Metropolitana di Napoli ha recuperato questa mattina, nel corso di un servizio di controllo condotto presso la Stazione Centrale di Napoli, un’auto rubata nel Barese all’inizio di luglio.

Gli agenti coordinati dalla Comandante Lucia Rea e guidati sul campo dal Tenente Giuseppe Sacco hanno fermato una Fiat 500 con targa italiana che, a un primo sguardo, non destava alcun sospetto. È stato un dettaglio apparentemente marginale a far scattare l’attenzione degli operatori: l’anno di immatricolazione riportato sui documenti non corrispondeva al modello effettivamente prodotto da Fiat. Una discrepanza minima, ma sufficiente per avviare verifiche più approfondite e incroci tra i dati identificativi del veicolo. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire la vera storia dell’auto: rubata all’inizio di luglio nella provincia di Bari, circolava ormai da settimane con una targa che, seppur regolare all’apparenza, non apparteneva realmente a quel veicolo. La Fiat 500 è stata quindi recuperata e sottoposta a sequestro penale, con immediata segnalazione alla Autorità Giudiziaria.

Quello di oggi non è un episodio isolato, ma frutto di controlli portati avanti senza sosta anche nel mese di agosto. Poche settimane fa, a Portici, era stata intercettata e sequestrata una Fiat 500X con targa polacca, risultata rubata in provincia di Latina; poco dopo, nel Rione Traiano, gli stessi operatori avevano individuato e recuperato una Fiat Panda, anch’essa con targa polacca. Tre casi diversi per luogo, modello e circostanze, ma accomunati da uno stesso filo conduttore: piccole anomalie nei dati identificativi che, agli occhi esperti degli agenti, diventano il punto di partenza per smascherare veicoli rubati sapientemente camuffati.

Proprio le targhe estere, in particolare quelle polacche, rappresentano una delle criticità più significative sul territorio metropolitano. Sempre più spesso vengono utilizzate come schermo per mettere di nuovo in circolazione auto rubate o con il telaio contraffatto, complicando e rallentando i controlli di routine e favorendo, di fatto, il riciclaggio di mezzi illeciti. Il personale del gruppo N.I.S.A. della Polizia Metropolitana di Napoli, specificamente formato nella lettura dei numeri di telaio e nella ricostruzione dei codici identificativi, è riuscito a tirare fuori le anomalie. L’operazione di oggi, pur riguardando questa volta un veicolo con targa italiana, si inserisce dunque nella stessa strategia operativa portata avanti dal Nucleo: attenzione ai dettagli, approfondimento tecnico e tempestività d’intervento. Un metodo di lavoro che, recupero dopo recupero, sta permettendo alla Polizia Metropolitana di Napoli di incidere concretamente su uno dei fronti più delicati della sicurezza stradale cittadina e metropolitana.

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Campi Flegrei, riunione in Prefettura: Sono 4mila gli sfollati a Pozzuoli, in 157 sono tornati a casa

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TERREMOTO POZZUOLI CAMPI FLEGREI SFOLLATI
TERREMOTO POZZUOLI CAMPI FLEGREI SFOLLATI

NAPOLI – Si è svolta stamattina, nel Palazzo di Governo, una riunione convocata dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, per l’aggiornamento sugli sviluppi delle attività di protezione civile connesse alla scossa del 31 luglio scorso nell’area flegrea.

Hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, e i referenti della Città metropolitana di Napoli, dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine. Il dispositivo operativo dei vigili del fuoco prevede l’impiego di 15 squadre per le verifiche statiche degli edifici (830 effettuate) e per il recupero delle masserizie (288 interventi).

Il Comune di Pozzuoli ha riferito che le persone interessate da ordinanze di sgombero sono 4.060 (1.744 nuclei familiari): 3.314 hanno richiesto il contributo per l’autonoma sistemazione (Cas), 121 sono ospitate in albergo, 50 al Palatrincone (non tutte destinatarie di ordinanza di sgombero) e 575 non hanno richiesto alcuna forma di assistenza. Inoltre, a tutt’oggi, 157 persone sono rientrate nelle proprie abitazioni a seguito di ordinanze di revoca (59 nuclei familiari).

Il Comune sta procedendo nell’erogazione dei contributi per l’autonoma sistemazione (Cas) e su 1.347 richieste sono stati effettuati 1.011 pagamenti. In relazione al problema delle perdite dalle condotte idriche, sono state ricevute 116 segnalazioni, 113 risolte, mentre sono in corso tre interventi.

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Napoli: Arrivano le “Mannight”, aperture serali del museo archeologico tra musica e performance

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MANNIGHT
MANNIGHT

NAPOLI – Le arti performative e la creatività contemporanea in scena al Museo Archeologico Nazionale di Napoli: un nuovo modo per scoprire e riscoprire le straordinarie collezioni del MANN attraverso un’esperienza multisensoriale e coinvolgente per una concreta esperienza di conoscenza.

Si intitola “MANNight. Straordinarie aperture” il progetto nell’ambito del Piano di Valorizzazione del MiC grazie al quale, il Museo prolungherà l’orario di apertura dalle 19 alle alle 23.30 (ultimo ingresso ore 22.30), con performances tutte studiate per lo specifico del Museo e caratterizzate dall’interazione con il pubblico, oltre che dalla ricerca artistica e dalla consueta rigorosa base scientifica.

Gli appuntamenti si terranno tutti i giovedì fino al 22 ottobre, con un biglietto di ingresso a 10€. Serata speciale anche il sabato 26 settembre (che sostituirà l’apertura di giovedì 24), per le Giornate Europee del Patrimonio, con biglietto a 1€.

Le proposte artistiche sono ispirate alle opere del MANN, perché, come recita il sottotitolo della rassegna, “il futuro incontra il passato”: bodypainting e tattoo artistico, installazioni multimediali, docubeat, interazioni, living art, crossover musicali, tableaux vivants. Comunicazione non verbale per apprezzare le straordinarie opere d’arte del Museo sotto una nuova luce. Pensando ai più giovani ( ma non solo), le serate saranno contrassegnate anche dagli interventi di Dj-set, selezionati da Soul Express Collettive tra i nomi più interessanti del panorama nazionale e internazionale che hanno accettato la sfida di mettere le loro ricerche sonore a servizio di un progetto culturale.

Ad inaugurare MANNight il 3 settembre, ci sarà infatti il tedesco Niklas Wandt, percussionista, produttore, DJ e conduttore radiofonico che ha partecipato a vari e importanti festival, in Europa e oltreoceano. La sua “tavolozza sonora” è ricca, caratterizzata da un’impronta ipnotica, capace di coinvolgere il pubblico con composizioni che spaziano dall’afro-funky alla progressive fino alla tech-house avvolgente. (Per info: niklaswandt.com).

“Il Museo riparte a settembre all’insegna della contaminazione artistica e del coinvolgimento del pubblico: con MANNight, invitiamo a vivere con noi, in modo diverso dalla visita tradizionale, le nostre collezioni. Un grande Museo come il MANN è come un caleidoscopio di valori e punti di vista dove è il visitatore con la sua personalità a fare la differenza. Tra musica, danza e performance, il filo rosso dell’itinerario serale sarà l’integrazione fra le arti. Benvenuti al Museo, dunque, per condividere una nuova tappa del grande viaggio nella cultura del MANN preparandoci a festeggiare nel 2027 i 250 anni dalla sua istituzione!”, commenta il Direttore Generale del MANN, Francesco Sirano.

Prodotto per conto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli da Casa del Contemporaneo, in collaborazione con La Santissima Community Hub, MANNight mira soprattutto a valorizzare l’esperienza di visita, senza distogliere il pubblico dalla bellezza delle opere, ma aggiungendo in alcuni momenti uno spunto di riflessione o uno spazio di interazione. Le performance, disseminate lungo il percorso di visita, durano pochi minuti, sono site – specific e vengono replicate più volte durante la serata: bodypainting e tattoo artistico, installazioni multimediali, docubeat, interazioni, living art, danza, crossover musicali, tableaux vivant si troveranno nelle varie sale. In giardino, prevista l’esibizione finale di dj-set: qui si potranno gustare i menù tematici e gli aperitivi realizzati dal MANNCaffè. Tantissimi gli artisti coinvolti: Manuela Albano, Weronique Art, Giosuè Carbone, Gaetano Coccia, Stefania Contocalakis, Carlo Coppola, Tancredi D’Alo, Francesco Ottavio De Santis, Cosa del Futuro, Club Tasso, Alessandra Gallo, Luca Iovine, Giusy Lo Sapio, Sara Lupoli, Ida Marino, Veronica Menditto, Ledia Nikolla , Antonella Parrella, Marta Peperna, Ciro Riccardi, Antonella Romano, Giovanni Sanarico, Francesco Scelzo, Soul Express Collettive, Enzo Tammurriello, Enrico Valanzuolo.

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