Il costo della vita continua a mettere sotto pressione le famiglie italiane. Guadagnare di più, oggi, non significa necessariamente vivere meglio. A raccontare un decennio di progressivo impoverimento sono soprattutto le spese quotidiane: dalla bolletta del gas al pieno di carburante, fino ai prodotti indispensabili che finiscono ogni giorno sulle tavole degli italiani.
A fotografare questa situazione è l’osservatorio Cara Italia, realizzato da Facile.it e Consumerismo No Profit, che ha analizzato l’evoluzione dei prezzi tra il 2015 e il 2025. Il quadro evidenzia una crescita significativa delle principali voci di spesa, accompagnata da un aumento delle retribuzioni incapace di compensare completamente gli effetti dell’inflazione.
Energia sempre più cara: il gas registra gli aumenti maggiori
Tra i rincari che hanno inciso maggiormente sulle disponibilità economiche delle famiglie spiccano quelli delle utenze domestiche.
Per l’energia elettrica, una famiglia con consumi annui di 2.000 kWh è passata da una spesa media di 486 euro nel 2015 a 593 euro nel 2025. Un incremento del 22% che, tradotto in cifre, significa oltre cento euro in più all’anno.
Ancora più pesante il bilancio relativo al gas. Considerando un consumo annuo di 1.100 metri cubi, la spesa è cresciuta da 1.064 euro a oltre 1.740 euro, facendo registrare un aumento del 64%.
Una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente nel 2026, alla luce delle nuove tensioni internazionali e delle conseguenti oscillazioni dei mercati energetici.
Automobili, mantenere gli stessi consumi costa molto di più
Neppure gli automobilisti sono stati risparmiati dalla lunga stagione dei rincari.
Chi utilizza un’automobile a benzina e percorre mediamente 10mila chilometri all’anno ha visto crescere la spesa per il carburante da 1.013 euro a 1.144 euro, con una variazione del 13%.
Per i veicoli diesel, invece, il costo annuale è passato da 773 a 909 euro, segnando un incremento vicino al 18%.
I primi nove mesi del 2026 mostrano ulteriori segnali di pressione sui portafogli: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la spesa per la benzina risulta superiore del 7%, mentre quella per il gasolio registra un aumento del 20%.
Mettendo insieme elettricità, gas e carburante per una famiglia con una sola automobile a benzina, il conto annuale è passato da 2.563 euro nel 2015 a 3.478 euro nel 2025.
Significa dover trovare ogni anno 915 euro in più soltanto per sostenere queste tre spese, con un aumento complessivo del 36%.
Dal pane al caffè, il carrello della spesa diventa un lusso
A rendere ancora più difficile la gestione del bilancio familiare è l’aumento dei prezzi alimentari. Molti prodotti di largo consumo hanno subito rincari considerevoli, modificando le abitudini di acquisto e riducendo il margine economico disponibile per altre necessità.
Il pane fresco, uno degli alimenti più presenti sulle tavole italiane, è passato da circa 2,90 euro a 4,14 euro al chilogrammo, con un aumento del 43%. La pasta di semola costa il 40% in più rispetto a dieci anni fa, mentre l’olio extravergine d’oliva ha registrato una crescita del 65%.
Non va meglio per frutta e verdura. Le zucchine segnano un rincaro del 47%, i pomodori del 50% e le mele del 33%.
Anche latte, uova e carne hanno subito aumenti importanti. Il latte fresco è cresciuto del 26%, le uova del 23% e il petto di pollo del 35%. Per il Parmigiano Reggiano l’incremento è stato del 27%.
Il primato tra i prodotti esaminati spetta però al caffè tostato, il cui prezzo è aumentato del 73% nell’arco di dieci anni.
Stipendi più alti, ma il potere d’acquisto diminuisce
Il dato forse più significativo riguarda il rapporto tra retribuzioni e costo della vita.
Secondo le elaborazioni basate sulle rilevazioni dell’OCSE, il salario lordo medio annuo di un lavoratore equivalente a tempo pieno è passato dai 29.473 euro del 2015 ai 34.733 euro del 2025.
Un aumento nominale del 18% che, tuttavia, non si è tradotto in un effettivo miglioramento delle condizioni economiche.
Tenendo conto dell’inflazione accumulata nello stesso periodo, il salario reale risulta infatti inferiore di circa il 4% rispetto a dieci anni prima.
In sostanza, gli italiani percepiscono mediamente retribuzioni più elevate rispetto al passato, ma possono acquistare meno beni e servizi con il denaro guadagnato.
Il rischio di un progressivo impoverimento
La questione non riguarda soltanto le statistiche economiche, ma si riflette direttamente sulla quotidianità delle persone.
Quando le spese indispensabili assorbono una quota crescente delle entrate, diminuiscono le possibilità di risparmiare, affrontare imprevisti o sostenere investimenti familiari.
A risentirne maggiormente sono i nuclei con redditi medio-bassi, le famiglie numerose e chi deve sostenere contemporaneamente i costi dell’abitazione, dei trasporti e dei figli.
Il quadro che emerge dall’indagine evidenzia una criticità strutturale: la crescita dei salari non ha tenuto il passo con quella dei prezzi.
E mentre il 2026 porta nuove incognite sul fronte dell’energia e dei carburanti, per milioni di famiglie italiane la sfida resta sempre la stessa: riuscire ad arrivare alla fine del mese senza rinunciare alle necessità quotidiane.
Fonte: Elaborazione su dati dell’osservatorio Cara Italia di Facile.it e Consumerismo No Profit, dati Eurostat e OCSE.
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