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Leggende della Campania: Giovanna la pazza e i suoi amanti senza riposo

giovanna la pazza
giovanna la pazza

Questa settimana #BussoLaLeggenda vi racconta la storia peccaminosa della regina più lussuriosa che Napoli abbia mai avuto: Giovanna II. Stando alle leggende, condivise il letto con decine di uomini, uccidendone altrettanti.

La storia ci racconta che sopravvisse ad un marito e ne spodestò un secondo, amò un solo uomo con cui visse una storia di turbolenta passione, non rinunciando mai ai suoi amanti. E, nel frattempo, distrusse anche una roccaforte longobarda…

Alcuni riferiscono che siano dei bisbigli, altri dicono che si tratti di vere e proprie urla. Voi le avete mai sentite? Dicono che si possano udire sul lungomare, lungo la riviera di Chiaia, trascinate dal vento fino a Mergellina.  La leggenda vuole che siano le voci degli amanti di cui la Regina Giovanna la pazza s’era stufata, quelli che aveva oramai già sedotto e con cui non voleva più intrattenersi. Sono le grida di quelli che la regina considerava come giocattoli vecchi e che uccideva senza alcuna pietà – tra le onde ed i sampietrini s’incastrano le loro voci senza riposo e così tra suggestione e maledizioni la loro leggenda arriva fino a noi.

Giovanna II di Napoli

Giovanna II di Napoli apparteneva alla dinastia d’Angiò-Durazzo, e divenne regina del Regno di Napoli  dopo la morte del fratello Ladislao I, morto senza avere eredi legittimi.

Come il fratello non ebbe figli, ma ben diversa fu la fama dei due: se Ladislao I venne detto “Il Magnanimo“, Giovanna passò alla storia come “Giovanna la pazza”, “Giovanna l’Insaziabile”, “Giovanna la dissoluta”. Le leggende che accompagnano ancora oggi la sua figura sono numerosissime, tutte scandalose e crudeli.

Intrighi (tra) reali

Come spesso accade, alla base delle leggende riguardanti Giovanna II c’era un fondo di verità. Gli intrighi per la conquista e il mantenimento del potere alla corte di Napoli mostrarono a tutta la nobiltà, napoletana e non, la personalità della regina: assetata di potere, molto intelligente e ben decisa a mantenere il ruolo acquisito, si rivelò sin dall’inizio del suo regno anche lussuriosa e lucidamente impietosa.

Quando salì al trono Giovanna II aveva già 41 anni ed era vedova del primo marito, Guglielmo d’Austria, morto dopo appena cinque anni di matrimonio. Non appena indossò la corona, la regina Giovanna iniziò una nuova tradizione, quella dei favoriti della regina: si trattava di  una schiera di uomini di grande influenza negli affari del regno  e che, spesso, intrattenevano con lei delle relazioni sentimentali.

Per scongiurare la rivendicazione al trono di altri esponenti della famiglia d’Angiò, Giovanna contrasse un nuovo matrimonio con l’intenzione d’avere un figlio e dunque un erede maschio legittimo. Il 10 Agosto 1415 sposò Giacomo II di Borbone, duca delle Marche. La regina negò a Giacomo II il titolo di re, dandogli esclusivamente il titolo di principe di Taranto e duca di Calabria, ma questi reagì uccidendo uno dei favoriti della regina, Pandolfello Piscopo, e sostituendo gli uomini di Giovanna con dei suoi funzionari francesi.

La regina fu così costretta a riconoscergli il titolo di re, ma la nobiltà napoletana fedele agli Angioini insorse contro Giacomo II, che fu costretto a rinunciare al titolo ed anche a ritirare i suoi funzionari. L’ex-re abbandonò Napoli, ed è in questo periodo che Giovanna II inizia l’unica relazione di (forse) vero amore della su vita, quella con Sergianni Caracciolo. Giacomo fuggì in francia, dove divenne un monaco francescano e lo rimase fino alla morte, avvenuta appena tre anni più tardi.

Passione, potere e pugnali

Sergianni Caracciolo fu il più celebre e il più amato degli uomini di Giovanna II. La relazione tra i due iniziò quando l’uomo era già sposato con la nobile Caterina Filangieri, che gli diede un figlio e quattro figlie.

La relazione tra Sergianni e Giovanna fu indubbiamente tumultuosa. I due erano spesso in disaccordo e leggendari divennero tanto i loro litigi quanto le notti di passione.

Tra i favoriti della regina Sergianni Caracciolo, che possedeva già il titolo di Principe di Capua, Gran Connestabile e Gran Siniscalco del regno di Napoli, fu quello che più influenzò la Giovanna II e le sorti del suo regno. Nei fatti fu infatti lui a portare alla rottura tra la regina e papa Martino V, lui a convincere la regina a togliere il titolo di erede ad Alfonso V di Aragona ed a darlo invece a Luigi III d’Angiò, suo alleato, aumentando di fatto il proprio potere ed il proprio prestigio.

Il potere però, con gli anni, parve consumare Sergianni: nulla pareva mai bastargli. E più aumentava la sete di potere di Caracciolo più diminuiva l’amore della regina che, consigliata dalla sua corte ed in particolare dalla cugina Covella Ruffo, ormai stanca di assecondare le richieste dell’uomo che aveva tanto amato, congiurò contro di lui. Caracciolo venne ucciso con venti pugnalate da alcuni sicari il giorno del matrimonio del figlio.

Pur conoscendola tanto bene, aveva sottovalutato Giovanna II: avrebbe dovuto sapere che non perdonava mai nessuno e che per lui non avrebbe certo fatto alcuna eccezione. Sin dall’inizio Giovanna era stata tanto appassionata quanto spietata e rimase fedele a se stessa fino alla morte, anche se a caro prezzo: si dice infatti che la regina, che visse per appena due anni dopo l’omicidio di Caracciolo, fosse tormentata dai rimorsi e che ogni notte il suo sonno venisse infestato da terribili incubi riguardanti l’amato.

Botole e Fantasmi

Se la storia ci consegna già l’immagine di una donna crudele ed impietosa, spietata ed assetata di potere, le leggende che riguardano Giovanna II aggiungono particolari decisamente più inquietanti.

Giovanna non si sarebbe limitata a rapporti sentimentali e sessuali con quei prediletti che l’aiutavano ad amministrare il regno, ma avrebbe invece condotto tra le sue lenzuola decine, centinaia di uomini. Uno diverso per ogni notte, si dice, e di qualsiasi ceto sociale: non solo nobili, ma anche popolani e persino lazzari. 

Giovanna l’insaziabile, una donna lussuriosa che non metteva alcun freno alle proprie voglie, che aveva il potere per avere tutto ciò che desiderava con chiunque desiderasse, e che non esitava ad usare la propria autorità e ricchezza per soddisfare qualsiasi suo capriccio. Tutti gli uomini del regno, nel caso lei li avessi voluti nel suo letto, sarebbero dovuti essere a sua disposizione.

Della bella e intelligente Giovanna però le storie non dicono solo che fosse insaziabile e lussuriosa, ma che fosse anche pazza. Si dice che come una vera mantide religiosa uccidesse gli uomini e i ragazzi con cui aveva voluto giacere. Sembra che nel Maschio Angioino, castello dove Giovanna consumava i suoi amplessi, ci fossero delle botole nelle quali la regina avrebbe fatto cadere gli amanti che le erano venuti a noia e di cui non aveva più bisogno. I malcapitati uomini cadevano – alcuni dicono in mare, altri dicono in un fossato dove sarebbero stati divorati da un coccodrillo portato lì dall’Africa proprio a questo scopo. C’è persino chi dice che, alla fine delle botole, vi fossero dei mostri marini.

La regina, liberatasi del suo vecchio giocattolo, ricominciava il suo gioco: sceglieva un uomo che le accendesse per qualche ragione il desiderio, lo consumava tra le lenzuola e poi, con le sue botole, lo uccideva.

La leggenda, già terribile, non si ferma qui: gli spiriti degli amanti, uccisi in un modo tanto imprevedibile e violento, vagano ancora nel castello del Maschio Angioino. Il vento porta le loro grida di morte fino a Mergellina, dove i passanti, a volte, giurano d’averli sentiti. Altri dicono invece che questi spiriti sussurrino il nome della regina, piangendo ed implorando pietà. Per loro non sembra esserci pace né riposo – la regina pazza, oltre la vita, sembra aver rubato loro anche quello.

Sebbene forse non sia a questi spiriti di alcun conforto, pare che anche Giovanna non abbia abbandonato questa terra. Si dice che il suo fantasma vaghi ancora sulla terra, disperata per aver ucciso Sergianni, a Rocca Arquata del Tronto, dove era solita trascorrere il periodo estivo. Se sarete abbastanza sfortunati, se passate da quelle parti forse riuscirete a vederlo.

La torre

Le leggende e le storie che riguardano questa regina non si fermano alla sua morte. Pare infatti che, quand’era ancora in vita, la regina abbia distrutto un’intera città, la roccaforte longobarda e sede vescovile di Satrianum.

Una dama di compagnia della regina nota per la sua incredibile bellezza, infatti, mentre si dirigeva verso Napoli (in alcune versioni della leggenda verso Salerno) venne rapita. La regina non tollerò l’affronto subito ed ordinò la distruzione di Satrianum, che venne rasa completamente al suolo tranne che per una torre di origine normanna.

Pare che tuttavia Satrianum non sia stata distrutta solo per via del rapimento della dama, ma anche per gelosia: uno degli amanti della regina, un baronetto, sembrava aver preferito a Giovanna una dama di nome Seal. La regina non poteva sopportarlo e così, tornata alla propria corte, avrebbe ordinato di distruggere Satrianum. E, come sempre, il suo desiderio venne esaudito.

La regina Giovanna II è forse una delle donne più pericolose che Napoli abbia mai ospitato, e la sua crudeltà e lussuria hanno generato leggende non meno spaventose della realtà. Dopo centinaia di anni i fantasmi dei suoi amanti continuano a gridare e forse, anche se non credete a queste storie, la prossima volta che visiterete il Maschio Angioino fareste bene a guardare dove mettete i piedi. Se ci sono state, le sue botole saranno ancora lì ad aspettare di farvi inciampare. Dopo tutti questi anni, i mostri marini della regina saranno affamati…

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Per le altre leggende della Campania:

BussoLaLeggenda I : Da dove nascono le Janare? 

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BussoLaLeggenda III: La maledizione della Gaiola

BussoLaLeggenda IV: La Strega del Vesuvio

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Simona Lazzaro

The author Simona Lazzaro

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