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Cultura

Leggende della Campania: la maledizione della Gaiola

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Tra le leggende della Campania rientra anche un luogo idilliaco come la Gaiola

La Gaiola è un isolotto minore del Golfo di Napoli il cui nome significa “piccola grotta”. Sulle sue sponde sorge una meravigliosa villa dall’aspetto meraviglioso, dov’è facile immaginare giornate paradisiache ed una vita piena di piaceri. Ma niente a Napoli è come appare, ed ogni cosa ha una storia segreta, sommersa, ben più vicina all’inferno che al paradiso: tutti nella città partenopea sanno che sulla villa e su tutto l’isolotto grava infatti una terribile maledizione. La sfortuna la perseguita e macchia le sue coste di racconti sinistri e morti misteriose. Per questo la villa è disabitata da quarant’anni.

La maledizione di Virgilio

Ai tempi dei romani sull’isolotto della Gaiola visse un uomo di cui sappiamo poco e niente, un liberto di nome Publio Vedio Pollione, che allevava le murene, che amava in modo particolare, e che costruì la villa.

Leggende della Campania: la maledizione della Gaiola
Leggende della Campania: la maledizione della Gaiola

La leggenda vuole che nelle vicinanze della villa sorgesse la scuola di magia di Virgilio, dove questi insegnava ai suoi allievi l’arte della magia, del mescere pozioni e dell’alchimia. Stando a quanto riportano le storie che la città si tramanda oralmente, la Gaiola si ritrovò sotto effetto di una terribile maledizione proprio per colpa di uno degli allievi del poeta, maledizione che avrebbe portato, nei secoli successivi, jella, sfortuna e persino morte a tutti gli abitanti dell’isolotto e della Villa costruita da Publio Vedio Pollione. L’incantesimo maledetto sarebbe stato così potente da superare il mare e penetrare il suo fondale, macchiandolo per sempre con l’influsso della magia nera.

Una serie di jellati eventi

Quando, nel 1871, l’isolotto della Gaiola viene acquistato da Luigi Negri, fondatore della società italiana di pescicoltura, nessuno si sarebbe aspettato di vedere il neoproprietario venderlo solo l’anno successivo, costretto dal fallimento della propria società. Molto peggiore fu di certo però la sorte del secondo proprietario del nefasto isolotto, Hans Braun, il cui cadavere venne ritrovato avvolto in un tappeto, assassinato in circostanze che non furono mai del tutto chiarite. La vedova Braun sopravvisse dunque al marito, ma per poco tempo: a distanza di pochi mesi annegò nel mare che circonda la bella e tremenda Gaiola.

Nel 1950 la proprietà dell’infausta isoletta venne acquistata da Maurice Sandoz, la cui casa farmaceutica è ancora oggi nota. Se pensate che l’isola abbia riservato al pover’uomo un destino migliore dei suoi predecessori vi sbagliate: morì suicida nel manicomio dove venne rinchiuso poco dopo aver vissuto nella villa di Pollione. Giovanni Agnelli acquistò di lì a poco la Gaiola, per poi liberarsene subito dopo cedendola a Paul Getty, magnate del petrolio il cui figlio venne rapito dalla ‘ndrangheta nel 1973.

Se pensate che questa sfilza di morte e sfortuna sia già inverosimilmente lunga rimarrete stupiti nello scoprire che anche l’ultimo proprietario, Gianpasquale Grappone, fondatore della Lloyd Centauro, poco dopo aver preso possesso dell’isola finì in galera, pieno di debiti. La moglie Pasqualina Ottomeno, che chiude questa lista ben poco allegra, morì in un incidente stradale proprio nel periodo in cui il marito finì in prigione.

La morte è ingorda, sulla Gaiola

Isoletta della Gaiola
Isoletta della Gaiola

Ma non sono solo i proprietari dell’isola coloro che sono stati toccati dalla maledizione. Loro malgrado visitatori occasionali, turisti e navigatori di passaggio hanno infatti scoperto a loro spese che la forza della magia nera è tale da non richiedere lunghe permanenze sull’isola per colpire.

Nel 1911, infatti, il capitano di vascello marchese Gaspare Albenga, nel tentativo di impressionare la marchesa Boccardi Doria facendole ammirare la costa della Gaiola, fece incagliare in prossimità dell’isola l’imbarcazione sulla quale viaggiavano. Nemmeno il progresso tecnologico può compiere la sua avanzata senza incorrere in qualche bizzarro incidente, sull’isola maledetta: nel 1926 venne installata una teleferica per collegare la Gaiola alla terraferma. Una notte scoppiò una terribile ed imprevista tempesta, e la marchesa Elena Von Parish, che stava rientrando sull’isola; il cavo della teleferica venne spezzato dal vento e la donna cadde in mare, sparendo. Non venne mai ritrovata, e gli uomini che la ospitavano sull’isola si suicidarono, rosi dal rimorso per averla condotta in quel luogo maledetto, poco dopo.

Chi ha paura della Gaiola?

L’isola, comprensibilmente, non trovò nuovi acquirenti. Tutti lo sanno, a Napoli: l’isola della Gaiola porta jella, sfortuna, è maledetta. Messa all’asta, divenne proprietà della regione Campania, ed è disabitata da quarant’anni.

D’altro canto, chi avrebbe mai il coraggio di abitare sulle sue splendide coste, azzurre di mare e nere di magia e morte? 

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Questa è la terza puntata della rubrica #BussoLaCuriosità,  precedentemente ci siamo occupati della Leggenda delle Janare e del Fantasma del Cafè Gambrinus.

Tags : BussoLaLeggendaGaiolaLeggende della Campania
Simona Lazzaro

The author Simona Lazzaro