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Cultura

Leggende della Campania: l’amore tra Posillipo e Nisida

simona lazzaro posillipo
simona lazzaro posillipo

Nuova puntata per #BussoLaLeggenda, la nostra rubrica sulle leggende della Campania: questa settimana vi racconteremo di una triste storia d’amore, quella di Posillipo e Nisida.

Il nome Posillipo deriva dal greco antico Pausilypon, “tregua dai dolori”. Sebbene questo nome possa essere spiegato semplicemente guardando alla bellezza del luogo e del panorama visibile dalla collina, probabilmente deriva anche da una leggenda, leggenda che ci accingiamo a raccontarvi e che riguarda un amore infelice.

Un uomo onesto, un uomo probo

Un uomo onesto, un uomo probo, trallallallà trallallallero, si innamorò perdutamente di una che non lo amava niente“: la celebre “Ballata dell’amore cieco” di De André si presta davvero bene a descrivere la leggenda di Posillipo e Nisida.

Posillipo era infatti un giovane buono e solare, amato da tutti ovunque andasse. Sfortuna volle che s’innamorasse di una ragazza di campagna, tanto bella quanto crudele: Nisida. Matilde Serao nelle sue leggende napoletane definisce Nisida come “pietra levigata, dura e glaciale“. Nisida non provava affetto per nessuno e nemmeno per il povero Posillipo, che, per quanto provasse a conquistarla, non ci riusciva.

Un eterno dolore

Devastato dal suo amore non corrisposto e dalla freddezza di Nisida, dopo anni Posillipo decise di trovare “tregua dai dolori” lanciandosi verso il mare. Ma non morì: trasformato dal Fato, divenne invece un promontorio dal quale sarebbe stato possibile vedere tutto il golfo di Napoli e che avrebbe ospitato gioia e godimento per l’eternità. Anche Nisida subì una trasformazione, diventando un’isola, separata dal promontorio di Posillipo da una piccola striscia di mare. Condannata per la sua crudeltà, Nisida fu maledetta: isolata da tutti quelli che in vita aveva disprezzato, sulle sue coste non sarebbe potuto avvenire nulla di lieto, ed avrebbe ospitato solo omicidi e ladri.

I due ancora oggi possono vedersi, l’uno di fronte all’altra per l’eternità e per l’eternità separati da un istmo d’acqua che s’infrange sulle coste di entrambi, l’una maledetta e l’altro beato, pietrificati entrambi in un amore mai sbocciato.

Una piccola isola

Se il nome di Posillipo ha un significato tanto evocativo non altrettanto si può dire di quello di Nisida: deriva infatti da Nesis, piccola isola. Sembra che la maledizione si sia parzialmente realizzata: dopo essere stata la probabile sede in cui si svolse l’intrigo che decise la morte di Giulio Cesare, sull’isola sorge oggi un carcere minorile. Nella sua bellezza innegabile, Nisida è finita dunque per ospitare davvero assassini e criminali. L’isola rispecchia la donna da cui sarebbe stata secondo la leggenda generata: tanto bella fuori quanto cupa ed oscura dentro. Anche Posillipo continua ad essere simile all’uomo da cui prese a quanto pare il nome: meta ambita anche solo per una passeggiata, rimane dunque bello ed amato da tutti così come era in vita.

Bisogna stare dunque attenti a quel che si coltiva nel proprio animo: a Napoli non si è mai del tutto al sicuro dagli dei, dai demoni e dal Fato. Ad esser troppo buoni o troppo cattivi si rischia di essere divorati dalla città e dalle sue leggende.

Le benedizioni e le maledizioni in questa città si somigliano fin troppo.

 

Per le altre leggende della Campania:

BussoLaLeggenda I : Da dove nascono le Janare? 

BussoLaLeggenda II : Il fantasma del Caffè Gambrinus

BussoLaLeggenda III: La maledizione della Gaiola

BussoLaLeggenda IV: La Strega del Vesuvio

BussoLaLeggenda V: La Tomba di Dracula

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fotografia di Simona Lazzaro

 

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