CASTELLAMMARE DI STABIA – Una gravidanza giunta al settimo mese, poi il drammatico epilogo che ha spezzato due vite. La morte di Greta Astarita, 33 anni, e del bambino che portava in grembo è ora al centro di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, intenzionata a ricostruire ogni passaggio dell’assistenza sanitaria prestata alla donna.
Sono dieci i medici finiti nel registro degli indagati: otto appartenenti all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia e due in servizio all’Ospedale del Mare di Napoli, struttura nella quale la paziente sarebbe stata successivamente trasferita.
L’attenzione degli investigatori si concentra sulla gestione clinica della 33enne, sugli esami effettuati durante il ricovero e sull’eventuale necessità di ulteriori accertamenti. Sarà necessario stabilire se il quadro sanitario della donna sia stato valutato correttamente e se siano state adottate tutte le procedure previste dalle sue condizioni.
L’autopsia e l’ipotesi della trombosi
Un primo elemento sul quale gli inquirenti stanno lavorando riguarda la possibilità che a provocare il decesso sia stata una trombosi. Si tratta, al momento, di un’ipotesi investigativa che necessita di riscontri medico-legali.
Un passaggio fondamentale sarà rappresentato dall’autopsia. Per giovedì 15 ottobre è previsto il conferimento dell’incarico ai consulenti incaricati dell’esame, che potrebbe essere eseguito nella stessa giornata a Castellammare di Stabia.
L’iscrizione dei dieci sanitari nel registro degli indagati è stata disposta anche per consentire loro di partecipare agli accertamenti irripetibili attraverso la nomina di consulenti di fiducia. Si tratta di un atto di garanzia che non costituisce, di per sé, un accertamento di responsabilità.
Il dolore dei familiari e la richiesta di riservatezza
Mentre la magistratura cerca risposte, resta il dramma di una famiglia colpita dalla perdita di una giovane donna e del suo bambino.
I parenti di Greta Astarita, assistiti dall’avvocato Ivan Giannino, hanno scelto la strada del riserbo, chiedendo di evitare dichiarazioni pubbliche e ricostruzioni non ancora supportate da elementi certi.
Una posizione dettata dalla volontà di proteggere la famiglia da speculazioni e da un possibile processo mediatico che rischierebbe di aggiungere ulteriore sofferenza a una vicenda già devastante.
L’inchiesta dovrà adesso stabilire se la morte della 33enne e del neonato fosse inevitabile oppure se eventuali criticità nell’assistenza sanitaria abbiano contribuito al tragico epilogo. Saranno le risultanze dell’esame autoptico, insieme alla documentazione clinica acquisita dagli investigatori, a fornire i primi elementi utili per ricostruire quanto accaduto.
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