A Torre Annunziata è il giorno che molti attendevano da decenni: il palazzo Fienga, storico quartier generale del clan Gionta e luogo simbolo del potere criminale raccontato da Marco Risi nel film Fortapasc dedicato a Giancarlo Siani, viene finalmente demolito. Proprio Siani, giovane cronista del Mattino, fu assassinato nel 1985 per le sue inchieste sulla camorra che dominava questa parte della provincia di Napoli.
A segnare la fine del cosiddetto “palazzo della morte”, come gli abitanti lo hanno sempre chiamato, sono arrivati anche i ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini, accolti dal prefetto Michele di Bari e dal sindaco metropolitano Gaetano Manfredi. Una presenza istituzionale forte, che vuole ribadire il valore simbolico di questa giornata: cancellare un luogo che per anni ha rappresentato paura, violenza e dominio criminale.
Nonostante l’importanza dell’evento, intorno all’edificio c’è poca gente del posto. Qualche curioso osserva da lontano, ma prevale il silenzio. Un ex dipendente comunale, con voce bassa, spiega il motivo:
«In mezzo a noi, in questo momento, ci sono esponenti del clan che osservano e individuano tutti quelli che sono qui». Parole che inquietano e raccontano quanto sia ancora ingombrante la presenza criminale nel tessuto cittadino della città oplontina.
L’abbattimento del palazzo Fienga non è solo un intervento urbanistico: è un gesto di liberazione collettiva, un tentativo di chiudere una ferita che per troppo tempo ha condizionato la vita di Torre Annunziata.
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