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Al via la nuova stagione del Teatro di Napoli con “I manoscritti del diluvio”

Parte al teatro Mercadante la Stagione 2020|2021 del Teatro di Napoli–Teatro Nazionale con il debutto in prima nazionale dello spettacolo “I manoscritti del diluvio” di Michel Marc Bouchard con la regia di Carlo Cerciello.

Comunicato Stampa

#lacittàsimuove: al via il 14 ottobre al teatro Mercadante la Stagione 2020|2021 (prima parte) del Teatro di Napoli–Teatro Nazionale diretto da Roberto Andò con il debutto in prima nazionale dello spettacolo “I manoscritti del diluvio” di Michel Marc Bouchard con la regia di Carlo Cerciello in un suggestivo allestimento che occupa l’intera platea con gli spettatori distribuiti (in sicurezza) lungo gli ordini dei palchi.

Parte il 14 ottobe prossimo la Stagione 2020/2021 del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, la prima a firma del direttore Roberto Andò, regista di teatro, cinema, opera e scrittore palermitano, alla guida del Teatro di Napoli dallo scorso gennaio.

Nel settecentesco teatro di Piazza Municipio, mercoledì 14 ottobre, secondo le modalità previste dai regolamenti ministeriali e regionali di contrasto al Coronavirus, la Stagione si apre con il debutto in prima nazionale dello spettacolo I manoscritti del diluvio, testo di Michel Marc Bouchard, nella traduzione di Barbara Nativi, con la regia di Carlo Cerciello.

In scena fino a sabato 31 ottobre, lo spettacolo è interpretato da Walter Cerrotta, Michele Nani, Danilo Nigrelli, Franca Penone, Bruna Rossi, Maria Angeles Torres. Le scene sono di Roberto Crea; i costumi di Daniela Ciancio; le luci di Cesare Accetta; le musiche di Paolo Coletta; il suono di G.U.P. Alcaro. La produzione è del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale.

I manoscritti del diluvio, del sessantaduenne autore canadese Michel Marc Bouchard, denuncia con poetica e malinconica consapevolezza il disarmante e crudo disagio senile dinanzi alla propria immagine riflessa, quando i desideri, la voglia di vivere, amare, condividere e progettare ancora, sono intrappolati dentro un corpo in disfacimento. Un’alluvione, un gruppo di anziani intenti a ricostruire i relitti di una memoria collettiva che le giovani generazioni vogliono ignorare. “Siamo noi stessi superstiti di un recente diluvio, scrive nelle note Carlo Cerciello, un diluvio che ha messo, purtroppo, in evidenza i buchi neri sociali ed etici di questa società dell’apparenza, dove il valore della vita umana corrisponde esclusivamente alla sua capacità di produrre. La cinica considerazione degli anziani durante questa pandemia, ne è certamente un tragico indicatore”.

Un testo di sorprendente attualità messo in scena da uno dei registi di punta della scena partenopea contemporanea qual è Carlo Cerciello, al quale il direttore Roberto Andò ha voluto affidare la ripartenza del teatro “chiamato oggi ad occupare un ruolo centrale nella ricostruzione, morale e materiale, della nostra società colpita al cuore dalla pandemia”.

i manoscritti del diluvio

Teatro Mercadante, Napoli, Piazza Municipio

dal 14 al 31 ottobre 2020

I MANOSCRITTI DEL DILUVIO
di Michel Marc Bouchard*
traduzione Barbara Nativi
regia Carlo Cerciello
con Walter Cerrotta, Michele Nani, Danilo Nigrelli, Franca Penone, Bruna Rossi, Maria Angeles Torres

scene Roberto Crea
costumi Daniela Ciancio
luci Cesare Accetta
musiche Paolo Coletta
suono G.U.P. Alcaro
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

prima nazionale

*Michel Marc Bouchard è rappresentato in Italia da Agence Althéa / éditions Théâtrales, Parigi

Il testo I manoscritti del diluvio di Bouchard denuncia con poetica e malinconica consapevolezza il disarmante e crudo disagio senile dinanzi alla propria immagine riflessa, quando i desideri, la voglia di vivere, amare, condividere e progettare ancora, sono intrappolati dentro un corpo in disfacimento.

Un’alluvione, un gruppo di anziani intenti a ricostruire i relitti di una memoria collettiva che le giovani generazioni vogliono ignorare. Ciascuno di essi si assume la responsabilità di ricordare e, dunque, riscrivere a mano, in parte o per intero, i libri distrutti dall’acqua nella biblioteca durante il disastro.  “Siamo noi stessi superstiti di un recente diluvio, scrive il regista nelle sue note, un diluvio che ha messo, purtroppo, in evidenza i buchi neri sociali ed etici di questa società dell’apparenza, dove il valore della vita umana corrisponde esclusivamente alla sua capacità di produrre.

La cinica considerazione degli anziani durante questa pandemia, ne è certamente un tragico indicatore. Gli anziani, più comunemente definiti in senso dispregiativo “vecchi”, sono ai margini di questa giovanilistica società dell’apparenza; politicamente rappresentano il peso scomodo e improduttivo della memoria di sé, dinanzi all’avanzare strumentale di quel revisionismo storico che è, invece, l’arte machiavellica della confusione e della mistificazione.

Dei “vecchi” fanno comodo le pensioni che, risolvendo i problemi economici di tante famiglie, sopperiscono ai vuoti dello stato sociale, ma il tesoro della terza età in termini di vissuto, l’esperienza degli anziani, quella, cioè, che un tempo li rendeva preziosi e saggi, oggi sembra non avere più senso.

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