“Sono convinto che tutto ciò che si fa per aiutare i ragazzi sia utile. La scuola, come la casa, deve essere un luogo sicuro, è un santuario che deve essere tutelato più di ogni altro posto al mondo, i genitori devono essere tranquilli sui propri figli a scuola, quindi dico sì all’uso del metal detector nelle scuole più a rischio, ma se pensiamo che così risolviamo la questione, siamo fuori strada, se quel ragazzo è avvezzo alla violenza e non può portare il coltello in classe perché intercettato, lo riprenderà fuori”.
È quanto dice all’Adnkronos il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, parlando della vicenda del ragazzo accoltellato e ucciso in una scuola a La Spezia.
L’uso dei metal detector in alcuni degli istituti scolastici in aree a rischio di Napoli, per esempio a Ponticelli, ha avuto inizio un paio di anni fa. Per il parroco di Caivano impegnato non solo contro la criminalità organizzata ma anche per il recupero dei minori e contro la dispersione scolastica “si deve risalire alle radici, perché questo ragazzo aveva questa rabbia in corpo?”, si chiede il parroco, “che educazione ha avuto? Si parte dalla famiglia, ma servono servizi sociali e psicologi nelle scuole”.
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