NAPOLI – Il team dell’ospedale Monaldi, partito da Napoli e giunto all’ospedale San Maurizio di Bolzano per espiantare il cuore da un bimbo deceduto e poi riportare l’organo a Napoli dove sarebbe dovuto avvenire il trapianto in favore del piccolo Domenico, non ha seguito pedissequamente tutti i passaggi di controllo e tutela del cuore espiantato.
Il team, composto da una cardiochirurga e un assistente, avrebbe infatti consentito a personale dell’ospedale di Bolzano, presente in sala ma non deputato a intervenire nella fase dell’espianto, di aggiungere altro ghiaccio nel frigo isotermico da utilizzare per il trasporto del cuore. Non sapevano che il ghiaccio era però ghiaccio secco e neanche se ne sono accorti.
È quanto hanno spiegato la cardiochirurga e l’assistente negli audit dell’azienda ospedaliera acquisti dagli ispettori del ministero. Il contenuto degli audit è stato riportato oggi da Repubblica in un articolo di Marco Bocci.
A Bolzano la cardiochirurga dice di avere chiesto “al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante fino alla copertura completa del contenitore con il cuore espiantato“, perché quello portato da Napoli non era sufficiente in quanto, presumibilmente, durante il viaggio si era in parte sciolto.
Il collega della cardiochirurga, riporta Repubblica, dice: “Uno dei membri di sala operatoria ha provveduto a versare nel contenitore, da un altro recipiente, ciò che sembrava del normale ghiaccio tritato mentre eravamo ancora bardati sterilmente“.
Nessuno controlla, il cuore viene sistemato – secondo tutte le procedure – nel frigo isotermico e il team riparte verso Napoli, dove si consuma l’altro cortocircuito di questa storia.
Il cardiochirurgo che deve materialmente eseguire il trapianto, esporta il cuore di Domenico prima di entrare in possesso della box con il cuore donato e quindi prima di verificarne le condizioni.
Perché il cardiochirurgo non ha aspettato? Nell’audit riportato da Repubblica, il diretto interessato dice che “veniva richiesta conferma della presenza dell’organo e della corretta esecuzione delle procedure di conservazione. Ottenuta conferma che tutto fosse conforme, si procedeva alla cardiectomia del cuore del ricevente“. I presenti in sala operatoria – secondo quanto scrive il quotidiano – non confermano.
Fatto sta che quando il cardiochirurgo apre la box si accorge del problema: All’apertura del contenitore termico risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio“. Il resto è storia nota.
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