giovedì, Febbraio 26, 2026
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Inchiesta morte piccolo Domenico Caliendo, dalle testimonianze “sono emersi dettagli scioccanti” su cosa è avvenuto a Napoli

NAPOLI – Il cuore malato del piccolo Domenico Caliendo è stato espiantato prima dell’arrivo del cuore prelevato a Bolzano, precisamente alle 14,18 mentre il via libera dell’arrivo dell’ organo è giunto solo alle 14,22.

Emerge dalle testimonianze rese dai sanitari ascoltati dalla Procura di Napoli che indagano sul trapianto di cuore fallito che ha poi determinato il decesso del piccolo Domenico. Dalle testimonianze emergerebbero anche momenti di forte tensione, il 10 febbraio scorso, nel corso di una riunione a cui ha partecipato anche il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha impiantato il cuore danneggiato. Al centro della disputa la tempistica dell’espianto del cuore relativamente all’arrivo dell’organo prelevato a Bolzano. Si sarebbe trattato di una riunione particolarmente accesa durante la quale Oppido ha anche sferrato un calcio a un termosifone.

Dalle testimonianze acquisite della Procura di Napoli, “sono emersi dettagli scioccanti”. “Ora dobbiamo studiare i documenti ma quello che è successo in sala operatoria a Napoli, è qualcosa quasi, purtroppo, di cinematografico“. Lo dice l’avvocato Francesco Petruzzi, riferendosi alla documentazione acquisita per conto della famiglia di Domenico Caliendo.

Il legale della famiglia del bambino deceduto il 21 febbraio, fa riferimento a dichiarazioni relative all’attesa in sala operatoria dopo aver espiantato il cuore malato di Domenico, prima che arrivasse il box con l’organo del donatore in sala operatoria.

In sala operatoria ci sarebbero stati momenti di tensioni, come riportano oggi alcuni quotidiani, come Corriere della Sera, Repubblica e Alto Adige. Indiscrezioni che sono state confermate all’ANSA.

Come già comunicato nei giorni scorsi dal Dipartimento prevenzione sanitaria e salute di Bolzano agli inquirenti a Napoli, durante l’intervento sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli. Non avrebbero aiutato in questo momento difficoltà di comunicazione tra l’equipe napoletana e quella di Innsbruck, che si sarebbero infatti svolte in inglese. Gli inquirenti dovranno anche chiarire se i medici, intervenuti a Bolzano, avevano poi effettivamente informato i colleghi a Napoli, che dovevano effettuare il trapianto sul piccolo Domenico, sulle criticità emersa in sala a Bolzano con il drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione e l’intervento correttivo da parte del team di Innsbruck.

L’analisi dei telefonini sequestrati solo in parte potrebbe dare una risposta. Resta, infine, la questione del ghiaccio aggiunto a Bolzano, e il rispetto dei protocolli e dei controlli previsti. Punto sul quale gli inquirenti mantengono massimo riserbo.

LE PAROLE DEL PAPÀ DI DOMENICO

Io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita ma noi ancora non lo sapevamo“. Così Antonio Caliendo, il papà del piccolo Domenico morto sabato scorso dopo aver ricevuto un cuore risultato danneggiato, intervistato dal Corriere della Sera.

Poco prima che morisse “gli ho detto: figlio mio mi mancherai, ma io sono come te, un combattente. E avrai giustizia“.

Domenico soffriva di una forma di cardiomiopatia dilatativa. “Io speravo che lui avesse una vita serena, in salute, senza problemi e invece… Ma noi genitori portavamo lo stesso tanta speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del Monaldi. Attenzione, però: non sono tutti cattivi, in quell’ospedale, c’è anche tanta gente brava, tanti dottori in gamba che sono venuti poi ad abbracciarci, anche le infermiere sono state sempre vicine a Domenico, non l’hanno mai abbandonato, nemmeno per un momento. Il professor Oppido, però, adesso non lo voglio vedere manco da lontano. Sarà la magistratura a fare chiarezza, certo, ma preferisco non incontrarlo“, conclude.

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