mercoledì, Aprile 1, 2026
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La Pasqua in Campania tra “battenti” e pastiera tra sacro e profano

La Settimana Santa e la Pasqua in Campania rappresentano un viaggio nella fede e nella cultura popolare, con forti radici pagane. Dal cibo alle processioni, tutto riflette uno stretto intreccio tra credenze religiose pre e post Cristo. Pastiera e processioni, ogni dettaglio rimanda alla rinascita, della natura e dell’anima.

E ogni città o borgo custodisce riti antichi e tradizioni. L’elenco delle celebrazioni più suggestive, non può che iniziare con Procida, piccola isola nel golfo di Napoli, dove il Venerdì Santo prende vita la tradizionale Processione dei Misteri, un corteo carico di fascino e spiritualità. I carri allegorici, i ‘misteri’ appunto, sono realizzati in cartapesta e materiali di riciclo, frutto del lavoro artigianale degli isolani lungo tutto l’anno, mentre la statua del Cristo morto, protagonista della processione, è un’opera lignea del 1728.

Forte in tutta la regione la tradizione dei ‘battenti’, persone che si purificano dei peccati personali e collettivi flagellandosi o percuotendosi il petto con spugne chiodate, sempre il Venerdì Santo. A Minori il più suggestivo corteo, centoventi uomini vestiti di bianco e incappucciati che percorrono le strade intonando melodie barocche di struggente intensità. L’unico canto accompagnato dalla musica è “Sento l’amaro pianto”.

Nel borgo di Lapio, in Irpinia, la Passione di Cristo viene rappresentata attraverso ventidue spettacolari ‘tavolate’ con statue in cartapesta a grandezza naturale, disseminate tra le piazze e le vie del paese. Durante la notte del Venerdì Santo, giovani vestiti da guardie romane vegliano simbolicamente il sepolcro fino all’alba, in un’atmosfera carica di suggestione. Nel Vallo di Lauro, il rituale dei Biancovestiti coinvolge un gruppo di devoti che canta strofe della Via Crucis, guidati da un tenore, dando vita a un lamento ancestrale di straordinaria intensità.

Processione dei Misteri anche a Sessa Aurunca, nel Casertano, con sei confraternite che sfilano tra statue, falò e canti sacri, un appuntamento mantenuto persino durante la guerra, quando si svolse sotto la luce dei fari delle truppe alleate.

Per il Sabato Santo, ci si sposta a Roccagloriosa, nel Salernitano, ad ascoltare il suono dei carruzzuni, strumenti rumorosi del XVI secolo, che accompagna tre processioni parallele per le vie del paese.

La domenica di Pasqua, a Parete, nel Casertano, il Volo degli Angeli: due bambine, sospese nel vuoto, ‘volano’ fino al sagrato della chiesa per omaggiare la Madonna.

A Giugliano, nel Napoletano, una Tammurriata, danza popolare che unisce musica e devozione, con strumenti musicali tipici, tra cui il siscariello, un flauto artigianale realizzato con canne raccolte in zona.

E a Sant’Anastasia, sempre nel Napoletano, il lunedì dopo Pasqua è il giorno del grande pellegrinaggio al Santuario della Madonna dell’Arco. Migliaia di fujenti, devoti in cammino, raggiungono il santuario per onorare la Vergine Maria. Secondo la leggenda, l’effigie sacra sanguinò nel 1450 dopo essere stata colpita durante un gioco, dando origine a questa antica devozione.

Nelle suggestive Grotte di Pertosa-Auletta (Sa), poi, ogni lunedì in Albis si celebra una Messa davanti al tabernacolo di San Michele Arcangelo. Questo luogo sacro ha una storia di culto che risale a oltre 3.000 anni, dall’Età del Bronzo fino al Medioevo.

Sulle tavole, poi, non mancano le uova, simbolo di rinascita, spesso incluse nei tradizionali tortani e casatielli, specialità rustiche imbottite di formaggi e salumi. Ma anche grandi protagoniste della pastiera, insieme al grano, elemento beneaugurante di rinascita e ricchezza, alla quale non devono mancare le sette strisce di frolla. L’origine di questa usanza ha diverse interpretazioni: perché erano 7 i doni che i napoletani fecero a Parthenope, la sirena da cui la città prese nome; perché erano 7 le strade principali della città antica (3 decumani e 4 cardi); perché erano 7 le ceste di doni che le mogli dei pescatori dedicavano al mare una volta l’anno. In realtà, le 7 strisce sono la chiusura ottimale per la cottura del ripieno della pastiera, garantendone che non trabocchi gonfiandosi con il calore, ma anche che prenda calore bene perché ‘aperto’.

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