NAPOLI — Il cuore che per ore sembrava destinato a Domenico ha trovato un’altra casa. Non è rimasto a Napoli: ha preso la strada del Nord, fino a Bergamo, dove oggi batte nel petto di un bambino di due anni ricoverato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Era il primo in lista d’urgenza nazionale.
La decisione è maturata nella notte tra martedì e mercoledì, al termine di un lungo confronto clinico all’Ospedale Monaldi. Cinque ore di valutazioni, esami radiologici analizzati uno a uno, parametri vitali monitorati e visite al letto del piccolo paziente sostenuto da due mesi di Ecmo. Alla fine, il verdetto dell’Heart Team è stato unanime: il bambino non poteva affrontare un secondo trapianto.
Attorno al tavolo sedevano specialisti tra i più autorevoli della cardiochirurgia pediatrica italiana. Tra loro il professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio dell’Ospedale Bambino Gesù, il professor Giuseppe Toscano dell’Università di Padova, il dottor Amedeo Terzi, primario a Bergamo, e Carlo Pace Napoleone dell’Regina Margherita di Torino, insieme ai medici napoletani.
Il quadro clinico del bambino — compromissione neurologica, instabilità emodinamica e infezione sistemica — rendeva l’intervento non sostenibile. Una scelta dolorosa, ma fondata su criteri strettamente medici.
Nel frattempo la rete nazionale dei trapianti ha seguito il suo corso. Un organo pediatrico ha una finestra di utilizzo limitatissima: poche ore per essere prelevato, trasportato e impiantato. In lista di emergenza nazionale, classe 1, figuravano tre piccoli pazienti compatibili. Domenico era tra loro. Gli altri due, però, presentavano condizioni cliniche idonee al trapianto.
A stabilire la priorità è un algoritmo che considera peso corporeo, gruppo sanguigno, compatibilità immunologica e gravità dello stato clinico. La sequenza era già definita. Il cuore è stato assegnato al primo bambino in graduatoria.
Così, mentre a Napoli si chiudeva una speranza, a Bergamo se ne apriva un’altra. E quello stesso cardiochirurgo che aveva partecipato alla decisione collegiale poche ore prima, in un’altra sala operatoria, ha visto quel cuore tornare a battere. Un viaggio silenzioso nella notte, dove la medicina ha seguito la sua legge più difficile: scegliere per salvare.
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