lunedì, Giugno 8, 2026
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Accuse pubbliche contro un’assistente sociale: la tiktoker Rita De Crescenzo condannata in primo grado

La tiktoker napoletana Rita De Crescenzo è stata condannata in primo grado dal Tribunale di Napoli a un anno di reclusione per diffamazione nei confronti di un’assistente sociale del Comune di Napoli. La decisione è stata emessa dal giudice monocratico Luca Purcaro e riguarda una vicenda nata nel 2022, quando sui social furono pubblicati numerosi contenuti ritenuti offensivi nei confronti della professionista.

Secondo quanto ricostruito durante il procedimento giudiziario, la donna era stata incaricata di seguire il caso del figlio minorenne della tiktoker, successivamente trasferito in una comunità alloggio della provincia di Salerno su disposizione dell’autorità giudiziaria competente. Dopo quel provvedimento, sui profili social riconducibili a De Crescenzo sarebbero comparsi diversi video nei quali l’assistente sociale veniva indicata come responsabile della situazione familiare.

La professionista ha sostenuto che quei contenuti abbiano provocato una forte esposizione mediatica e una campagna di delegittimazione pubblica. Nei filmati, pubblicati nell’arco di alcuni mesi, venivano rivolte accuse e critiche molto dure, accompagnate da appelli rivolti agli utenti dei social network.

La sentenza evidenzia come la diffusione dei video abbia generato preoccupazioni per la sicurezza dell’assistente sociale, tanto che l’amministrazione comunale decise di adottare misure di tutela nei suoi confronti. Le segnalazioni alle autorità sarebbero proseguite anche dopo la presentazione della prima denuncia.

Durante il processo, la difesa della tiktoker ha contestato alcuni aspetti tecnici dell’indagine, in particolare quelli relativi all’attribuzione e alla diffusione dei contenuti sui vari account social. Nonostante ciò, il Tribunale ha ritenuto sussistenti gli elementi per la condanna.

Oltre alla pena di un anno di reclusione, il giudice ha disposto il risarcimento dei danni in favore della parte civile e il pagamento delle spese processuali. La decisione non è definitiva: De Crescenzo potrà impugnare la sentenza nei successivi gradi di giudizio previsti dall’ordinamento.

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