venerdì, Febbraio 27, 2026
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Caso Domenico Caliendo: Testimonianza infermiere Bolzano affossa equipe del Monaldi di Napoli

Sono stato io a versare il ghiaccio nel box dove era contenuto il cuore, ma abbiamo solo eseguito le direttive dell’equipe di Napoli“.

È quanto ha messo a verbale l’operatore sanitario dell’ospedale di Bolzano davanti agli inquirenti, come riporta il quotidiano Alto Adige. Secondo l’operatore – dopo l’espianto – la chirurga “si è rivolta a me chiedendomi: ‘mi serve un contenitore di plastica’, intendeva un contenitore per il cuore. Io le ho risposto che non ne avevamo. Poi le ho fatto vedere i barattoli di istologia, dove mettiamo i pezzi anatomici“. Si tratta di contenitori in plastica non sterili. “Ha detto che andava bene, così gliel’ho dato“, ha affermato l’infermiere.

Poi sarebbe arrivata la richiesta del ghiaccio. “Ad un certo punto – dice l’oss – sono stato avvisato in sala che il ghiaccio era pronto. Sono uscito in presala operatoria, ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio, sono rientrato, l’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto ‘questo abbiamo’. Le ho chiesto se andasse bene e lei ha detto di sì“, riporta ancora il giornale Alto Adige.

L’equipe di Napoli – sempre secondo l’oss – aveva un contenitore per il trasporto dell’organo “come quelli per il campeggio“. Dentro il ghiaccio al suo interno era semi sciolto. “Nella mia esperienza ci sono stati casi – ha detto l’infermiere bolzanino agli inquirenti – in cui l’intervento chirurgico veniva fermato o si posticipava se non si ha tutta l’attrezzatura pronta o le condizioni ottimali, anche per interventi programmati“. Nel frattempo, riporta il giornale, il coordinatore dell’officina sarebbe stato spostato a un altro incarico all’interno dell’ospedale di Bolzano.

Sul quotidiano “Repubblica” viene invece ricostruito cosa avvenne nella sala operatoria dell’Ospedale Monaldi di Napoli lo scorso 23 Dicembre, quando il cuore arrivò da Bolzano.

‘Una manciata di minuti alle tre di pomeriggio del 23 dicembre. Il cuore arriva in sala operatoria alle 14.30. Sono tutti “in trepidante attesa“. C’è chi ha il cellulare in mano per girare un video. Ma aperto il box, qualcosa non va. Virginia Terracciano, tecnico di fisiopatologia circolatoria, da 19 anni nel reparto, sentita come teste il 24 febbraio, ricorda una collega che le dice: “È tutto congelato” e lei che risponde: “È meglio che si tiene il cuore suo“.

Ma la collega scuote il capo: “Virgì, l’ha già tolto“. Per scongelarlo servono venti minuti. Gli operatori “si bruciano i polpastrelli“. Il primario tenta con un’enorme siringa, “lo chiamiamo schizzettone“. Ma è tutto inutile’.

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