A Napoli c’è un gruppo di ricercatori al lavoro per trovare una soluzione al Coronavirus. I giovani ricercatori, diretti da Rita Berisio, lavorano all’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR. Cercano di identificare i responsabili molecolari dell’infettività del Coronavirus e progettare quindi una possibile cura.
“La pubblicazione della sequenza genetica del nuovo Coronavirus ha mobilitato diversi gruppi di ricerca nel mondo per comprendere i meccanismi di infezione del virus”, spiega Rita Berisio. “Per il nostro gruppo di lavoro il primo obiettivo di questa ricerca è quello di identificare i responsabili molecolari della infettività ed il loro meccanismo di azione”. Dagli studi condotti da un gruppo di ricercatori della Texas University, è emerso che il nuovo Coronavirus usa la proteina “spike” per ancorarsi a un recettore umano detto ACE2. “Uno dei nostri progetti in corso – continua Berisio – è volto allo sviluppo di molecole che inibiscano l’interazione della proteina “spike” con il recettore umano”.
Al CNR, il lavoro di ricerca sul nuovo Coronavirus viene svolto da un’equipe molto giovane, ma già con una lunga esperienza. Nei laboratori di via Mezzocannone lavorano due biotecnologi: la beneventana Maria Romano e Flavia Squeglia, originaria di Latina; un chimico: la salernitana Alessia Ruggiero; un biochimico: il portoghese Miguel Moreira. “La complessità del contesto attuale ha ridisegnato la geografia della ricerca favorendo lo sviluppo di competenze molto specialistiche e di nuove discipline”, spiega il direttore dell’IBB Marcello Mancini. “Uno dei grandi meriti del CNR è quello di aver rotto una organizzazione del sapere rigidamente disciplinare ed aver individuato un modello innovativo di studio che favorisce la multidisciplinarietà”.
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