ROMA – «La relazione sulla Terra dei Fuochi è stata approvata all’unanimità, dai deputati e dai senatori di ogni schieramento che compongono la Commissione. È un fatto che voglio sottolineare con forza: trattandosi di una Commissione bicamerale, quel voto unanime dà al documento il peso e l’autorevolezza di un pronunciamento dell’intero Parlamento. Su un territorio come il nostro, ferito da trent’anni, non era affatto scontato e rappresenta un risultato che appartiene prima di tutto a questa comunità».
Lo dichiara Carmela Auriemma, Vicepresidente Vicaria del Gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, Coordinatrice M5S della Provincia di Napoli e relatrice di minoranza del filone d’inchiesta sulla Terra dei Fuochi.
«Della Terra dei Fuochi si parla da trent’anni e disponiamo di una mole enorme di relazioni – spiega Auriemma –. La sfida era individuare una rotta investigativa nuova, capace di dare un indirizzo che superi la singola legislatura. Per questo abbiamo voluto aprire un capitolo nuovo, chiaro fin dall’impostazione del testo: accanto alla questione dei rifiuti c’è un inquinamento specifico che ci interessava approfondire, quello delle falde acquifere. Per troppo tempo si è parlato di un inquinamento “visivo” – è lo stesso nome “Terra dei Fuochi” a restituire questa percezione – mentre la contaminazione più insidiosa è quella che non si vede, perché riguarda le acque sotterranee. Non è un caso che da settimane si parli dello studio dell’Università Federico II sulle falde: resta però la domanda di come sia possibile che dati e tavoli esistenti dal 2019 emergano soltanto adesso».
«Dal nostro lavoro emerge con chiarezza che il fenomeno ha cambiato pelle – prosegue la parlamentare –. La direttrice non è più soltanto da Nord verso Sud, ma da Sud verso Sud, con nuove rotte che arrivano fino alla Puglia e a una dimensione ormai internazionale. Questo ci impone di smettere di trattare la Terra dei Fuochi come una vicenda solo locale o nazionale: serve pensarla come un fenomeno internazionale e dotarsi di strumenti giuridici adeguati. Nel frattempo è arrivata la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha riconosciuto ciò che i cittadini e i comitati denunciano da decenni: non erano allarmisti, denunciavano un fenomeno criminale reale, mentre lo Stato consapevole della gravità sin dai primi anni Novanta è rimasto in silenzio. Ho fatto parte per anni di uno di quei comitati, tra i firmatari del ricorso, e proprio per questo ho voluto che la Commissione aprisse un dialogo strutturato con le associazioni del territorio».
«Ringrazio i funzionari e i consulenti per un lavoro immenso e tutti i colleghi. Su questa relazione non c’è mai stato un momento di conflittualità tra maggioranza e opposizione, è proprio da questo metodo che dobbiamo ripartire, trasformando il lavoro svolto in proposte legislative concrete, perché diventi un beneficio reale per le nostre comunità».
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