giovedì, Settembre 3, 2026
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Tratta dei Migranti, caporalato e riduzione in schiavitù, 20 cittadini stranieri fermati dai Carabinieri anche in provincia di Napoli

Venti cittadini stranieri (18 pakistani, un indiano e un cittadino del Bangladesh) sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto, su delega della Dda di Catanzaro, i militari del comando carabinieri per la Tutela del Lavoro (attraverso le proprie articolazioni: Reparto Operativo, Gruppi Tutela Lavoro e Nil (Nucleo Ispettorato del Lavoro), con il supporto dei reparti territoriali dell’Arma, nelle province di Cosenza, Napoli, Bologna, Sassari e Mantova.

Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, cosiddetto caporalato, riduzione in schiavitù, estorsione, nonché favoreggiamento dell’immigrazione clandestina cosiddetta tratta di migranti.

L’operazione costituisce l’esito di una complessa e prolungata attività investigativa che ha consentito di fare piena luce su gravissimi fenomeni di devianza criminale radicati nella Piana di Sibari, svelando la stretta, drammatica interconnessione tra il traffico illecito di esseri umani e il loro sistematico sfruttamento nei campi.

L’attività investigativa è stata avviata nel 2020 a seguito di una singolare vicenda di ritorsione denunciata da due caporali, oggi indagati. Costoro si presentarono spontaneamente presso i Carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti, lamentando il danneggiamento degli pneumatici delle proprie vetture e indicando quali sospettati tre giovani migranti di origine africana che lavoravano per loro. Tuttavia, anziché subire passivamente l’intimidazione, i lavoratori scelsero di rompere il muro del silenzio e si presentarono dai Carabinieri per sporgere una dettagliata contro-denuncia.

I braccianti rivelarono che il taglio degli pneumatici era l’epilogo di aspri dissidi scaturiti dalle loro legittime richieste di regolarizzazione contrattuale e dal sistematico mancato pagamento di mesi di lavoro da parte dei caporali, descrivendo per la prima volta l’inferno dello sfruttamento e delle gravi minacce subito sul territorio.

Queste dichiarazioni, ritenute immediatamente coerenti e genuine, hanno consentito al Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma di avviare le indagini. Le conseguenti attività investigative hanno consentito di fare piena luce su due distinte e ramificate associazioni per delinquere, profondamente interconnesse sul piano operativo nella Piana di Sibari.

La prima associazione a delinquere, di matrice prevalentemente etnica e guidata da cittadini stranieri, esercitava un vero e proprio controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’intera area. Il sodalizio, composto da 14 cittadini pakistani, non si limitava alla mera intermediazione illecita, ma riduceva i braccianti in uno stato di soggezione e servitù continuativa, annullandone la capacità di autodeterminazione.

Le vittime, in maggioranza giovanissimi cittadini di origine pakistana e sub-sahariana in situazione di assoluta indigenza, venivano reclutate approfittando della loro irregolarità sul territorio, della mancanza di alternative e della non conoscenza della lingua italiana. I lavoratori venivano costretti a coabitare (fino a 20 persone contemporaneamente) in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas nel centro storico di un comune locale, per i quali l’organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese.

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