giovedì, Luglio 2, 2026
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La cantante AvA: “La mia musica racconterà sempre me stessa, nonostante lo schifo, non mi avete fatto niente”

Di AvA si è detto di tutto. Che è una predatrice come il suo avatar (lo squalo bianco), che è stata troppo giovane per sfondare e che ora è “troppo grande” per avere un posto nella discografia italiana. Si dice che sia una delle poche in Italia in grado di scrivere, produrre, dirigere videoclip e immaginare un universo narrativo ed estetico coerente e autentico, ma che, nonostante questo, continui a sfuggire alle definizioni più classiche.

Lo conferma con il suo ultimo album “Fammi Fallire”, arrivato a cinque anni di distanza da “Lo Squalo”, il suo primo disco solista pubblicato dopo dodici anni come frontwoman della band all-female Calypso Chaos. In questo nuovo lavoro, AvA cambia di nuovo le carte in tavola, regalandoci un progetto più maturo e introspettivo, scritto senza pensare al “dopo” e capace di usare un’ironia pungente per trattare argomenti scomodi.

È difficile definirla in una sola parola o in un solo genere. La sua musica rappresenta l’eterogeneità degli ascolti che ama. Figlia degli anni ’80, ha goduto del pop degli anni d’oro e collezionato dischi di icone della musica cantautorale internazionale. Ha passato notti ad ascoltare i vinili di Tori Amos, Björk, Kate Bush, Mina e Lucio Dalla, per poi ritrovarsi nei ritmi di Rosalía, nei temi di Lady Gaga e nell’eleganza di Lana Del Rey e Amy Winehouse. L’amore per la Callas l’ha portata a studiare musica classica per oltre un decennio, mentre deve ai Queen l’imprinting per iniziare il suo percorso individuale, iniziato quando era appena un’adolescente. Da quel momento non si è mai fermata, producendo la propria musica in autonomia e studiando produzione e armonia.

AvA sceglie l’onestà fino in fondo, anche quando è scomoda. Non offre soluzioni o pillole magiche; parla alle persone comuni perché è, e resta, una di loro. Racconta le storie di chi combatte per uno spicchio di felicità, di chi rimane incastrato in dinamiche tossiche o in rancori che finalmente trovano il coraggio di esprimersi senza filtri.

Con un target che va dai 24 ai 45 anni e una fanbase equamente divisa tra uomini e donne, AvA non rincorre le mode. Ha uno stile di scrittura unico e una voce che molti hanno definito “figlia della Bertè”. Non fa musica affinché “funzioni”, ma perché arrivi e rimanga. Questo la colloca fuori dalle dinamiche discografiche attuali, rendendola un’indipendente per eccellenza: una scelta consapevole con tutto ciò che essa implica.

AvA racconta la sua verità e non cerca il consenso unanime. L’unica cosa che conta è mantenere un approccio intellettuale onesto nei confronti della musica. Il suo sogno? Mantenere il coraggio di restare fedele a se stessa fino alla fine, per poter dire un giorno: “Sono stata me stessa nonostante tutto. Nonostante lo schifo, non mi avete fatto niente e la mia musica lo racconterà per sempre”.

Con il suo ultimo album “Fammi Fallire”, AvA si conferma una voce fuori dal coro nel panorama urban ed alt-pop italiano. Il disco è un’indagine senza filtri sull’apnea emotiva, un’analisi cruda di quei legami ciclici che si consumano senza mai spezzarsi definitivamente. Rinunciando a ogni retorica rassicurante, l’artista sceglie di raccontare il dolore nella sua forma più nuda e autentica.

La scrittura di AvA abbandona le astrazioni per ancorarsi a una quotidianità fatta di dettagli minimi ma carichi di tensione: un parcheggio vuoto, un bacio rubato o l’eco di un litigio infinito. In questi frammenti si consuma il dramma della dipendenza affettiva e dei rapporti tossici. Il disco diventa così un manifesto di ribellione silenziosa che rivendica tre diritti fondamentali: la lentezza per ritrovarsi, la disperazione vissuta senza vergogna e, soprattutto, il fallimento come tappa necessaria per la crescita personale.

Sotto il profilo sonoro, le produzioni elettroniche giocano su contrasti dinamici: strofe sussurrate sfociano in ritornelli diretti e a tratti brutali che, tuttavia, non offrono mai una vera liberazione catartica, mantenendo l’ascoltatore in uno stato di tensione sospesa. La voce di AvA non cerca l’effetto, ma resta ferma sul limite della narrazione, usando il linguaggio come scudo e mai come mera provocazione.

“Fammi Fallire” è un lavoro organico e maturo che evita le logiche effimere delle mode attuali. Non promette redenzione, ma offre qualcosa di più prezioso: il riconoscimento della propria vulnerabilità. È un invito a smettere di nascondere le proprie crepe e a imparare, finalmente, ad abitarle.

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