venerdì, Luglio 10, 2026
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Si chiude il sipario sul Campania Teatro Festival 2026, gli ultimi appuntamenti in programma Domenica 12 luglio

Si chiude il sipario sul Campania Teatro Festival 2026. Dopo settimane di spettacoli, incontri e progetti speciali tra Napoli e la Campania, la diciannovesima edizione arriva alla sua ultima giornata confermando quella pluralità di sguardi che ha fatto del suo “Universo di pace” molto più di un claim: un percorso artistico capace di mettere in relazione culture, generazioni e forme espressive diverse. Tutto questo nel Festival diretto da Ruggero Cappuccio, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziato dalla Regione Campania.

 

Tre gli appuntamenti per la Prosa nazionale nella giornata di domenica 12 luglio: in prima assoluta, “La creatività è l’intelligenza che si diverte”, lo spettacolo in conclusione del laboratorio che Euridice Axen e Nadia Baldi hanno curato con 25 attrici e attori; “La morte e la fanciulla” di Ariel Dorfman con la regia di Elena Bucci; “Lettera di una sconosciuta”, tratto da Stefan Zweig, con il testo e la regia di Davide Sacco. Spazio anche alla Musica con “’A cantata d’‘o ccafè di Johann Sebastian Bach”, un progetto di Opera Buffa Napoletana. Tre sono, infine, le repliche: #Foodistribution CANTI(d’)IERI / HOPEnHOUSE, alle 21:00 ai Bipiani di Ponticelli, progetto di Manovalanza a cura di Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì con la regia di Adriana Follieri; “R3V@LUT1@N”, il primo film immersivo di lunga durata scritto e diretto da Corrado Ardone, in programma al Teatro Tedér alle 18:00, 19:00, 20:00 e 21:00; “Il seme della concordia”, il film di Renato Salvetti, a Palazzo Coppola di Valle di Sessa Cilento (SA) alle ore 21:00.

 

Il percorso laboratoriale diventa spettacolo. Dopo dieci giorni di lavoro condiviso al Ridotto del Mercadante, le attrici e gli attori selezionati nell’ambito del laboratorio guidato da Euridice Axen e Nadia Baldi approdano sul palcoscenico del Teatro Mercadante, alle ore 20:30, con “La creatività è l’intelligenza che si diverte”, progetto ispirato alla celebre frase attribuita ad Albert Einstein. Accanto ad Axen, protagonista in scena, e con la regia di Baldi, gli interpreti danno vita a una drammaturgia tratta da autori vari, costruita come esito di un percorso dedicato alla ricerca creativa e alla pratica teatrale, in cui immaginazione, intuizione e linguaggio scenico diventano strumenti di creazione condivisa. Attraverso esercizi, improvvisazioni e momenti di composizione, il laboratorio ha attraversato le diverse fasi del processo creativo, dalla preparazione dell’idea fino alla sua realizzazione scenica. L’espressione creativa è la capacità di trasformare pensieri, sentimenti e percezioni in una forma esterna tangibile e percepibile. È una componente fondamentale dell’intelligenza, che permette di trovare soluzioni innovative e comunicare l’ineffabile. Esprimersi creativamente non serve solo a produrre “bellezza”, ma assolve a funzioni vitali: funge da catarsi, aiuta a scoprire chi siamo e a definire la nostra voce nel mondo. Se l’arte abbatte le barriere linguistiche e culturali, creando empatia tra le persone, la creatività allena il cervello a vedere le cose da prospettive diverse. Il progetto di scene e luci è firmato dalla stessa regista con la consulenza, per le scene, di Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo. La consulenza musicale è di Ivo Parlati. Firma i costumi Carlo Poggioli. Una produzione Teatronovanta – Gruppo Le Muse SRL

 

Un racconto intimo e lacerante, un inno all’amore incondizionato e alla sua forza distruttrice, che si interroga sull’identità, sull’oblio e sulla cecità dell’essere umano davanti ai sentimenti altrui. Dalle pagine vibranti di “Lettera di una sconosciuta” di Stefan Zweig, il regista Davide Sacco ha creato l’omonimo adattamento, atteso al Teatro Nuovo alle ore 22:00. Un celebre scrittore riceve, nel giorno del suo quarantunesimo compleanno, una lunga lettera anonima. A scriverla è una donna che, senza mai essere riconosciuta, ha intrecciato tutta la propria vita all’ombra di lui. Un amore assoluto, consumato nella segretezza e nella devozione, che diventa confessione estrema soltanto dopo la morte del figlio e nell’imminenza della propria fine. Sacco ambienta lo spettacolo in un bagno d’ospedale, uno spazio asettico e privo di tempo, dove la protagonista si ritrova sola, circondata da pareti che trattengono silenzi, odore di disinfettante e riflessi di luce fredda. Incentrando la sua regia su un doppio registro: dare voce a una donna che si racconta, l’attrice Giordana Faggiano, ma anche mostrarla mentre si guarda vivere, narratrice e spettatrice, con la lucidità e il dolore di chi trova il coraggio solo ora di condividere, con un atto liberatorio, un amore rimasto invisibile. Firma le scene Luigi Sacco, con le luci di Luigi Della Monica e i costumi di Luciana Donadio. Le musiche sono di Arturo Annecchino. Una produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale e LVF/Teatro Manini di Narni.

 

Una casa isolata sul mare, in un Paese che è appena uscito da una lunga dittatura. È il luogo dove Ariel Dorfman ambientò il suo straordinario “La morte e la fanciulla”, in scena alla Sala Assoli alle 19:00, nella traduzione di Alessandra Serra. Una drammaturgia che, a distanza di 35 anni, conserva tutta la sua forza e attualità. Lo sanno bene Elena Bucci e Marco Sgrosso che hanno costruito attorno al testo un progetto nato dal desiderio di riproporlo in un tempo in cui si moltiplicano governi autoritari o finte democrazie che faticano a dialogare tra loro, mentre si sfalda la memoria anche dei più recenti crimini contro l’umanità. La storia, come è noto, è quella di un banale incidente che rivoluziona l’equilibrio apparente di tre vite, facendo riaffiorare dal buio della notte, sulle note di una famosa melodia di Schubert, i fantasmi di un terribile passato di torture e violenze. Traumi che innescano domande su giustizia, verità e vendetta, echi di antiche tragedie che si ripetono con ciclica e sconfortante ripetizione.  La regia è di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso: sono entrambi in scena con Gaetano Colella. Le luci sono di Loredana Oddone e Max Mugnai, la drammaturgia del suono e le registrazioni di Raffaele Bassetti e Franco Naddei, i costumi di Nomadea. Una produzione Centro Teatrale Bresciano e Le Belle Bandiere.

 

Se Fassbinder trasforma “La bottega del caffè” goldoniana in “Das Kaffeehaus”, il regista Luca Iavarone fa il percorso esattamente opposto. Parte dalla “Kaffeekantate” che Johann Sebastian Bach compose tra il 1732 e il 1734 e ne ricava “’A cantata d’’o ccafè”, un’opera buffa napoletana contemporanea che va in scena al Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale alle ore 21:00. La vicenda del testo originario è semplice e feroce. Un padre moralista e brontolone, Don Scendrià, accusa la figlia Lisca di bere troppe tazze di caffè. Un vizio domestico che potrebbe celare sentimenti come il desiderio, l’autonomia e la possibilità che una donna scelga da sola. Smontando dall’interno il meccanismo comico ed esasperandolo fino a renderlo visibile, la nuova Cantata fa esplodere fino in fondo quella contraddizione un po’ misogina. E aggiunge tre intermezzi, sospensioni teatrali che attraversano l’immaginario napoletano popolare: un balcone eduardiano con la cucumella, un bar alla Totò e Peppino, una cella che rimanda al servile e grottesco secondino della canzone di Faber. Il progetto, nato da un’idea di Tom Tea, vede la regia di Luca Iavarone, che firma con lo stesso Tom Tea anche il libretto, liberamente tratto da Picander, con la revisione linguistica di Nicola De Blasi. Sul palco Serena Pisa è il Narratore, accanto a Luca De Lorenzo nel ruolo di Don Scendrià ed Ellah March in quello di Lisca. Tom Tea cura inoltre l’adattamento e la direzione musicale ed è alle tastiere, accompagnato dal Quartetto di Napoli, formato da Giorgiana Strazzullo (violino), Lorenza Maio (violino e flauto), Carmine Caniani (viola) e Veronica Fabbri Valenzuela (violoncello). Scene e costumi sono di Rosaria Castiglione, le luci di Mattia Santangelo. Una produzione Opera Buffa Napoletana ETS con il sostegno di Napoli Opera House.

 

Il Dopo Festival, a cura di Drop Eventi, saluta il pubblico con una serata dedicata alla musica: dalle ore 19:00 il dj set di Irene Ferrara, mentre alle ore 22:00 sale sul palco Erminio Sinni, cantautore e pianista dalla carriera ultratrentennale, vincitore della prima edizione di The Voice Senior nel 2020. Autore e interprete di brani come L’amore vero e E tu davanti a me, ha collaborato con grandi nomi della musica italiana come Riccardo Cocciante e ha calcato il palco del Festival di Sanremo nel 1993.

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