venerdì, Marzo 6, 2026
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Gravidanza negata e lavoro sommerso a Napoli: dopo sette anni in nero, Valeria trascina in Tribunale il noto locale del centro

NAPOLI – Esiste una Napoli da cartolina, fatta di record turistici e tavolini sempre pieni, e una Napoli “sottotraccia”, dove i diritti fondamentali si infrangono contro la realtà del lavoro irregolare. L’ultimo caso emblematico emerge dai vicoli del centro storico dove Valeria, una cameriera, dopo quasi un decennio di servizio, sarebbe stata allontanata non appena la sua condizione di futura madre è diventata di pubblico dominio.

Ricostruzione del rapporto d’impiego

Secondo quanto depositato nel ricorso e reso noto dalle rappresentanze legali che assistono la parte attrice, il rapporto di lavoro si sarebbe protratto per un periodo di circa sei anni e mezzo. La prestazione lavorativa sarebbe stata svolta in regime di totale assenza di inquadramento contrattuale (lavoro sommerso).

I dettagli riportati nella denuncia descrivono le seguenti condizioni:Turni di lavoro distribuiti su 5 o 6 giorni settimanali, una retribuzione forfettaria di 50 euro a turno e l’assenza totale di versamenti contributivi e coperture assicurative obbligatorie per l’intero periodo citato.

L’interruzione del rapporto e il contenzioso

Il contenzioso è scaturito dall’allontanamento della lavoratrice in concomitanza con la comunicazione del proprio stato di gravidanza. Non esistendo un contratto formale, il licenziamento è avvenuto per via verbale. La motivazione addotta dal datore di lavoro, secondo la versione della ricorrente, riguarderebbe l’asserita sopravvenuta inidoneità alle mansioni di sala dovuta alla gestazione.

La difesa punta al riconoscimento giuridico del rapporto di lavoro subordinato e alla dichiarazione di nullità del licenziamento, in quanto intimato in violazione delle tutele costituzionali e legislative poste a protezione della maternità.

Profili di ordine pubblico

Il caso ha attirato l’attenzione della Camera Popolare del Lavoro e di Potere al Popolo, che hanno annunciato un presidio di solidarietà in piazzale Cenni, all’esterno del Palazzo di Giustizia, in concomitanza con l’apertura del dibattimento. L’iniziativa mira a porre l’accento sul fenomeno del lavoro irregolare nel settore dei servizi e della somministrazione, con particolare riferimento alle zone a elevata densità turistica del capoluogo campano.

L’autorità giudiziaria dovrà ora valutare la fondatezza delle prove documentali e testimoniali presentate per accertare l’effettiva sussistenza del legame lavorativo e la natura del provvedimento espulsivo.

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