NAPOLI – Si è concluso con l’assoluzione con formula piena – il fatto non sussiste – di tutti gli imputati oggi a Napoli il processo sul presunto coinvolgimento della nota pizzeria “Dal Presidente” di via dei Tribunali nelle attività di riciclaggio del clan Contini.
Il tribunale (prima sezione penale, collegio B, presidente Conte) ha assolto l’imprenditore Massimiliano Di Caprio (difeso dagli avvocati Fabio Visco e Vittorio Giaquinto); sua moglie Deborah Capasso (difesa dagli avvocati Leopoldo Perone e Fabio Visco); il sostituto commissario della Polizia di Stato Guido Albano (difeso dall’avvocato Vanni Cerino); la commercialista Giulia Nappo (difesa dagli avvocati Flaviano Moltedo e Mariangela Locuoco) e Vincenzo Capozzoli, ritenuto legato al clan Contini (difeso dagli avvocati Claudio Davino e Antonella Genovino) dall’accusa di avere riciclato il denaro frutto delle attività illecite dei Contini, componente la cosiddetta “Alleanza di Secondigliano”.
Il tribunale ha anche disposto la restituzione di tutti i beni sottoposti a sequestro: oltre la nota pizzeria “dal Presidente” anche il panificio (finiti sotto amministrazione giudiziaria), gli immobili (tutti in varie zone di pregio a Napoli), circa 360mila euro in contanti e orologi di valore, come Rolex. Il sostituto procuratore di Napoli, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto condanne tra 6 e 7 anni e la confisca di tutti i beni sequestrati.
“Siamo contenti – commentano gli avvocati Fabio Visco e Leopoldo Perone – perché da sempre il collegio difensivo è stato convinto dell’estraneità di Di Caprio dai contesti criminali a cui veniva accostato. Resta una vicenda drammatica, per come è stata vissuta dagli imputati che hanno anche patito le misure cautelari in carcere e ai domiciliari. La Giustizia ha fatto il suo corso e la magistratura si è pronunciata con serenità restituendo dignità a un imprenditore che aveva avuto la forza di uscire da un passato difficile diventando uno dei ristoratori più conosciuto a Napoli e in Italia”.
L’avvocato Perone ha voluto ricordare che si è trattato “di un iter processuale particolarmente complesso, con due pronunciamenti della Corte di Cassazione che, annullando le altrettante ordinanze del Riesame, hanno posto le condizioni per la sentenza di oggi”.
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