Proseguono senza sosta le indagini sulla morte di madre e figlia avvenuta nel Campobassano, un caso che si fa sempre più complesso alla luce degli ultimi riscontri investigativi. Gli esami tossicologici hanno confermato la presenza di ricina nel sangue delle vittime, in quantità compatibili con un’intossicazione acuta. Alla relazione tecnica sono stati allegati ulteriori documenti che saranno depositati in Procura insieme ai risultati conclusivi delle autopsie.
Nel frattempo, gli investigatori hanno disposto il sequestro del telefono cellulare di Alice Di Vita, 19 anni, sorella e figlia delle vittime. L’operazione rientra negli accertamenti tecnici irripetibili autorizzati dalla Procura, nell’ambito dell’inchiesta che vede indagati cinque medici per omicidio colposo. Come precisato dal procuratore Nicola D’Angelo, si tratta di un passaggio necessario per garantire il diritto alla difesa di tutte le parti coinvolte.
L’analisi del dispositivo avverrà il 28 aprile presso gli uffici della polizia giudiziaria. I tecnici esamineranno in particolare i dati relativi agli ultimi cinque mesi: chat, email, conversazioni sui social, ma anche cronologia internet e localizzazioni. L’obiettivo è ricostruire i rapporti familiari e le comunicazioni precedenti ai decessi. Tra i materiali sotto esame figurerebbero anche alcune note salvate sul telefono, contenenti appunti sui pasti consumati tra il 22 e il 25 dicembre. I risultati sono attesi entro circa due mesi.
Parallelamente, prosegue anche un secondo filone investigativo per omicidio premeditato contro ignoti. In questo contesto, il materiale estratto dal cellulare potrebbe rivelarsi utile per chiarire eventuali responsabilità.
Gli inquirenti stanno inoltre approfondendo la possibile origine della ricina, ipotizzando che la sostanza possa essere stata ottenuta localmente, dato che la pianta del ricino è diffusa anche in Molise. Tra i luoghi finiti sotto osservazione c’è un istituto agrario situato a Riccia, a pochi chilometri da Pietracatella. Da alcune verifiche informatiche sarebbe emerso che, nei mesi precedenti alla tragedia, dai computer della scuola sarebbero state effettuate ricerche sulla ricina. Un elemento che, tuttavia, potrebbe essere legato anche a normali attività didattiche.
Le indagini si sono estese anche a negozi specializzati in prodotti agricoli, nel tentativo di individuare eventuali canali attraverso cui la tossina potrebbe essere stata reperita.
Nel frattempo, sono stati ascoltati anche i compagni di classe della giovane Sara, in audizioni protette e con il supporto di uno psicologo. Gli investigatori stanno cercando di capire se la ragazza avesse mai parlato di tensioni familiari o situazioni particolari. Non si esclude che nelle prossime ore possa essere nuovamente interrogato anche il padre, Gianni Di Vita.
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