martedì, Luglio 14, 2026
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Scambio in culla alla nascita ad Avellino: il trauma di una madre vale oltre 100mila euro

AVELLINO – Tre giorni sospesi nell’assurdo. Tre giorni trascorsi ad allattare, cullare e stringere al petto una neonata che, in realtà, apparteneva a un’altra donna. E, parallelamente, la consapevolezza che la propria figlia biologica si trovava tra le braccia di una sconosciuta, incapace persino di attaccarsi al seno.

A nove anni da quel drammatico scambio in culla, avvenuto nel 2017 in una clinica privata di Avellino, il Tribunale civile del capoluogo irpino ha messo un primo punto fermo sulla vicenda, condannando la struttura sanitaria a risarcire con una cifra superiore ai 100mila euro una delle due madri coinvolte.

Quel braccialetto della discordia: la scoperta

Il destino delle due bambine, nate a pochissime ore di distanza l’una dall’altra, si incrocia fatalmente durante le procedure post-parto, quando un incredibile errore di distrazione porta all’inversione delle culle. Per tre giorni nessuno si accorge di nulla.

La verità emerge solo al momento delle dimissioni e per puro caso. È un insolito gonfiore agli occhi di una delle neonate a far incrociare le due neomamme in sala d’attesa, prima di una visita oculistica di controllo. Lì, lo sguardo di una delle donne cade sul braccialetto identificativo della piccola: i codici non tornano. Da quel dettaglio nasce il sospetto, poi la frenetica richiesta di verifiche alla direzione sanitaria e, infine, l’agghiacciante conferma arrivata dai test del DNA: le neonate erano state scambiate.

Il risvolto penale

Sebbene la Procura abbia in passato archiviato il fascicolo penale – avendo qualificato l’episodio come una gravissima negligenza priva però di dolo (ovvero della volontà di commettere il reato) – la battaglia si è spostata sul piano civile, dove le regole sulla responsabilità medica sono ben diverse.

La condanna e le ferite invisibili

La sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Avellino si concentra sul profondo impatto psicologico che l’errore della clinica ha riversato sulla madre che ha promosso la causa (l’unica delle due ad aver chiesto i danni).

Non si è trattato di uno spavento passeggero. La perizia medico-legale disposta dal giudice ha infatti certificato un vero e proprio quadro clinico di sofferenza:

  • Insonnia cronica e disturbi del sonno;

  • Stati d’ansia e forte irritabilità;

  • Sindrome da ipervigilanza (il timore costante che possa accadere qualcosa alla bambina);

  • Flashback e ricordi intrusivi di quei tre giorni di buio.

A rendere ancora più doloroso il quadro è stata la consapevolezza, emersa ex post, che in quei tre giorni di scambio la figlia biologica della donna non era riuscita a nutrirsi dal seno dell’altra madre, aggiungendo al trauma psicologico il senso di colpa per un legame biologico reciso nei primissimi e fondamentali istanti di vita.

Il risarcimento da oltre 100mila euro imposto alla clinica privata rappresenta la prima risposta della giustizia civile a un errore imperdonabile che ha segnato per sempre l’inizio di due maternità.

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