“Napoli, tu conosci il sangue, lo conoscono i tuoi vicoli, lo conoscono certe madri che hanno imparato a riconoscere il rumore di uno sparo, lo conoscono i ragazzi a cui qualcuno ha insegnato troppo presto che una pistola può dare più rispetto di un libro, lo conoscono le famiglie che abbassano gli occhi, i commercianti che hanno paura, gli uomini e le donne a cui viene chiesto di scegliere tra il coraggio e la sopravvivenza. La camorra è guerra”.
Così l’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, in un passaggio dell’omelia per le celebrazioni di San Gennaro, volgendo il pensiero alla città.
“La camorra è una guerra senza dichiarazione – ha proseguito – senza divise, senza trattati di pace, ma è guerra perché ogni volta che un ragazzo viene arruolato dalla strada abbiamo perso una battaglia, ogni volta che un bambino cresce pensando che il denaro facile sia l’unica strada possibile, abbiamo perso una battaglia, ogni volta che qualcuno compra il silenzio di un quartiere abbiamo perso una battaglia”.
E rivolgendosi ai camorristi, Battaglia ha affermato: “Permettetemi di dirlo con chiarezza: non c’è nulla di religioso nella camorra, non basta inchinarsi davanti a una statua, puoi accendere cento candele a San Gennaro, ma se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce”.
E al Santo Patrono di Napoli, l’alto prelato chiede una grazia: “Liberaci, non soltanto dai camorristi, liberaci dalla mentalità camorristica: dal favore chiesto invece del diritto, dalla raccomandazione invece del merito, dall’idea che essere furbi sia meglio che essere giusti”. Ma anche un desiderio: “L’anno prossimo vorrei ringraziarti perché avremo avuto il coraggio di mettere davvero i più piccoli al centro, non dei discorsi, ma delle scelte della politica, della comunità tutta, della nostra città”.
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