Salviamo il pianeta? Francesca Zazzera, referente del gruppo di Napoli di Greenpeace: «Abbiamo bisogno di giustizia sociale e rispetto dei diritti degli uomini e delle donne.»
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una drammatica accelerazione dei cambiamenti climatici, ma anche a un’intensificazione delle violazioni e degli abusi dei diritti umani. Avvenimenti gravosi, che minacciano la vita e il funzionamento di interi ecosistemi e società.
Ogni giorno, in diverse situazioni, uomini e donne sono liberi di scegliere da che parte stare, come agire, cosa salvare. Ogni giorno, da abitanti del Pianeta Terra, tutti noi siamo chiamati a compiere un atto d’amore: scegliere di proteggere il nostro pianeta.
Ambiente, salute del pianeta, parità di genere, giustizia sociale: Francesca Zazzera, referente del gruppo Greenpeace Napoli, in prima linea per la difesa dell’ambiente e dei diritti umani, ha risposto alle nostre domande e ci ha raccontanto il lavoro di Greenpeace.
Considerati i recenti disastri ambientali, perché è importante sensibilizzare?
«I recenti disastri, in particolare quello che è accaduto in Australia (eventi dello scorso gennaio, ndr), non sono frutto di piromani o del caso, ma sono una “prima risposta” del sistema climatico e dei suoi cambiamenti che negli ultimi anni hanno subito un’accelerazione su larga scala.* Gli incendi boschivi in Australia non sono una novità, sono anzi un fenomeno che si ripete ciclicamente. Negli ultimi anni però le stagioni degli incendi iniziano prima, durano molto più a lungo e sono più estreme e difficili da prevedere.
I cambiamenti climatici influenzano sostanzialmente tutti gli eventi meteorologici estremi, siccità compresa, e dunque indirettamente, anche gli incendi. La parte meridionale dell’Australia è stata colpita da una forte siccità da gennaio ad agosto del 2019, con gran parte del Nuovo Galles del Sud che ha subìto una delle peggiori siccità mai registrate. Il tutto si è combinato con un inverno dalle temperature elevate, e con incuria, disattenzione o dolo. Il risultato sono gli incendi di cui oggi tutti sentiamo parlare.
In Indonesia, la capitale Giacarta è sommersa dall’ acqua (gennaio scorso, ndr), colpita da violente piogge che hanno già causato 60 vittime, tanto che il Governo indonesiano sta ormai pianificando di spostare in altro loco, più “sicuro” la Capitale. L’anno che abbiamo da poco concluso ha visto un susseguirsi di eventi meteorologici estremi sia in Italia – con l’acqua alta che ha sommerso Venezia, ultima emergenza solo in ordine di tempo – che in continenti come l’Africa, stretta per mesi nella morsa tra alluvioni e siccità.
I combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) sono la prima causa dei cambiamenti climatici, e continuare a estrarli e bruciarli come l’Australia sta facendo può solamente aggravare l’emergenza climatica in corso. Non osiamo pensare cosa potrebbe accadere in Italia a partire dalla prossima estate, in un territorio ormai fragile e a rischio. Per questo, sensibilizzare, parlarne, non negare, è importante, per non ritrovarci nelle stesse condizioni dell’Australia o di altre zone del Mondo.»
Marzo è il mese tradizionalmente associato alle donne. Qual è il loro ruolo nelle battaglie per la liberazione del pianeta dallo sfruttamento?
«Greenpeace Italia aderisce, per il quarto anno consecutivo, allo sciopero indetto dal movimento “Non Una di Meno” per l’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne.
Scendiamo in piazza perché:
- la maggior parte delle persone che lavorano a Greenpeace, così come buona parte del volontariato e dei nostri attivisti sono donne;
- combattiamo ogni giorno per un futuro verde e di pace, impossibile da realizzare senza uguaglianza e giustizia per tutti e tutte;
- crediamo che la giustizia ambientale sia indissolubilmente legata alla lotta per la giustizia di genere e che le donne siano fondamentali per raggiungere entrambe;
- ripudiamo la violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo- e transfobia.
In questi anni abbiamo incontrato le Mamme #NoPfas, che si battono in Veneto per il diritto all’acqua e alla salute, una battaglia che stanno portando avanti con tanta determinazione e coraggio. Abbiamo invitato in Italia, nel marzo 2018, Francinara Barè, leader indigena, coordinatrice della COIAB (Confederazione Delle Organizzazioni Indigene dell’Amazzonia Brasiliana), che rappresenta oltre 600 gruppi indigeni dell’Amazzonia brasiliana e che ci ha raccontato delle strategie adottate dalle comunità indigene per resistere agli attacchi compiuti dalle imprese private, le autorità o la criminalità organizzata.
Oggi il movimento femminista non si limita più a rivendicare per le donne gli stessi diritti degli uomini, ma è la battaglia di tutte e tutti verso una società più equa e inclusiva. Per citare “Non Una Di Meno”:
“Il femminismo è liberazione di tutt*, o non è”.
C’è una donna che con la sua storia di attivismo incarna tutto questo, ed è Esther Kiobel, che da oltre 20 anni si batte contro Shell per ottenere giustizia per l’uccisione del marito, impiccato nel 1995 per aver protestato contro il devastante inquinamento causato da Shell nel sud-est della Nigeria. La sua storia dimostra che giustizia ambientale e parità di genere sono indissolubilmente legate.»
Continuiamo a parlare di donne. Oggi una “donna di libertà” è Greta Thunberg. In che modo Greenpeace sposa le cause di FridaysForFuture?
«Greenpeace sostiene e ha da subito sostenuto la protesta dei Fridays For Future e di Greta Thunberg, in particolare l’ufficio di Greenpeace Svezia e la nostra direttrice internazionale, Jennifer Morgan, fornendo sostegno, supporto media e competenze scientifiche. Il volto e la storia di Greta hanno fatto il giro del mondo, ma quel che è importante è che la sua determinazione è stata efficace: tantissimi studenti hanno solidarizzato con la sua causa e hanno cominciato a scioperare in un effetto domino spontaneo, appassionato, diffuso.
Anche in Italia ormai ogni venerdì manifestiamo per il clima e Greenpeace ed i suoi volontari sono sempre stati accanto ai Fridays For Future, perché ritiene che le richieste del movimento poggino su solide basi scientifiche, e sulle stesse basi dovrebbero poggiare i provvedimenti dei diversi governi, Italia compresa.»
Rispettare il pianeta, però, non vuol dire solo mantenerlo “green”. È un vero atto d’amore dell’umanità verso l’umanità…
«Greenpeace da sempre chiede, oltre alle tutele per gli ecosistemi e gli animali, di interrompere gli abusi delle multinazionali sull’ambiente e le violazioni dei diritti umani. Se davvero vogliamo proteggere questo fragile pianeta, abbiamo bisogno di giustizia sociale e rispetto dei diritti degli uomini e delle donne che in questi ecosistemi, in queste comunità, su questi territori ci vivono.»

«Da un rapporto preparato nel 2018 da Greenpeace International dal titolo Giustizia per le persone e per il pianeta, vengono individuati dieci principi fondamentali necessari per ottenere regole efficaci e vincolanti sui comportamenti e sulle responsabilità delle imprese e delle multinazionali. È un decalogo di «dieci principi per la responsabilità delle imprese». Si va dalla richiesta di «partecipazione pubblica nei processi di elaborazione delle politiche» alla globalizzazione della tutela ambientale.
Infine il rapporto analizza ventuno casi specifici che dimostrato come il potere delle aziende sia stato sfruttato ripetutamente per realizzare abusi e violazioni di diritti umani e ambientali. I casi denunciano deforestazione, inquinamento idrico e atmosferico e da plastica, scarico di rifiuti, sversamenti chimici, disastri nucleari, violazioni dei diritti delle comunità indigene, repressione civile e legale dei difensori dei diritti umani e ambientali, elusione fiscale, corruzione, negazione del cambiamento climatico e manipolazione fraudolenta del dibattito pubblico.
A perpetrarli, giganti del calibro di Chevron, DowDuPont, Exxon, Glencore, Monsanto, Nestlé, Novartis e Volkswagen, ma anche governi come quello brasiliano. In particolare in Brasile la deforestazione, così come le minacce e le violenze verso comunità tradizionali e popoli indigeni, sono in aumento da quando il presidente Jair Bolsonaro è salito al potere. Il 7 dicembre scorso altri due leader indigeni – Firmino Guajajara e Raimundo Guajajara – sono stati uccisi a colpi di pistola e altre due persone sono state ferite nella terra indigena di Cana Brava, Stato di Maranhão.
Secondo il Consiglio Indigenista Missionario (CIMI), tra gennaio e agosto 2019 sono state registrate 160 incursioni in 153 territori indigeni, rispetto alle 109 registrate nel 2018. Per questo Greenpeace continuerà a collaborare con organizzazioni come Amnesty International e, in Italia, con Medici Senza Frontiere, ma anche con le altre ONG che operano nel Mediterraneo e che si sono schierate contro il Decreto Sicurezza.»
Quali sono i prossimi appuntamenti di Greenpeace Napoli?
«Il nostro Gruppo di Volontari continua a collaborare e supportare le iniziative dei ragazzi e delle ragazze di Fridays For Future. Continueremo anche a collaborare con altre associazioni come Retake Napoli, WWF Napoli, Let’s Do It e #Prendi3.

Da poche settimane abbiamo dato la nostra disponibilità a lavorare nel neonato Coordinamento Tutela Mare promosso dall’Area Marina Protetta Parco della Gaiola. Il 23 febbraio parteciperemo per il 7° anno consecutivo, al 38° Carnevale di Scampia, promosso dal GRIDAS – Gruppo Risveglio Dal Sonno (tema: La riscossa dei pappici ovverossia tutti insieme ché non c’è più tempo).
Continueremo ad incontrare insegnanti e scolaresche che richiedano la nostra presenza all’interno delle loro attività scolastiche. Porteremo avanti le campagne di Greenpeace, in particolare quella contro il cambiamento climatico, contro gli allevamenti intensivi e contro la plastica usa e getta.
Ricordiamo a tutte e tutti che il nostro Gruppo Locale si riunisce ogni primo giovedì e terzo mercoledì del mese, presso Bicycle House, in Galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo archeologico, alle ore 18 e fino alle 20.
Chi volesse unirsi a noi può contattarci all’indirizzo mail: gl.napoli@greenpeace.it oppure cercarci sui principali social.»**
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** Trovate il gruppo locale di Greenpeace Napoli anche su Facebook.


