close
Cronaca

Covid, tamponi rapidi: la differenza tra quelli effettuati in farmacia e i fai da te

La circolazione della variante Omicron (B.1.1.529) del coronavirus SARS-CoV-2 sta facendo esplodere i contagi e con essi la necessità che le persone si sottopongano a un tampone oro-rinofaringeo. I test non sono necessari solo per la diagnosi di coloro che presentano i sintomi della COVID-19, ma anche per i guariti, i contatti stretti dei positivi e i non vaccinati che hanno bisogno del Green Pass. L’aumento dei contatti sociali legati alle festività natalizie e di Capodanno stanno ulteriormente amplificando le criticità, con code chilometriche presso gli hub sanitari e tamponi rapidi esauriti in farmacia. In molti hanno acquistato in massa anche i tamponi fai da te, osteggiati dagli esperti per diverse ragioni: oltre a essere meno meno affidabili, presentando un rischio maggiore di falsi positivi e falsi negativi, non sono nemmeno tracciabili, dunque coloro che dovessero risultare positivi potrebbero tranquillamente nascondere la propria condizione alla comunità, rendendoli di fatto strumenti controversi.

Ecco quali sono le differenze con i tamponi rapidi effettuati in farmacia.

Innanzitutto sottolineiamo che sia i tamponi rapidi effettuati in farmacia che quelli fai da te che si usano a casa sono tutti antigenici, cioè vanno a caccia delle proteine del coronavirus SARS-CoV-2 (antigeni), principalmente proteine del Nucleocapside (proteine N). I tamponi molecolari, d’altro canto, cercano le tracce dell’acido nucleico (RNA virale) e si basano su analisi di laboratorio più raffinate e precise. Non a caso sono proprio questi ultimi il “gold standard” per la diagnosi della COVID-19, l’infezione provocata dal patogeno pandemico, mentre gli antigenici rapidi, come specificato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sono raccomandati ad esempio per gli screening di massa, come l’accesso a eventi sportivi, mezzi di trasporto e simili. Ma stiamo parlando degli antigenici rapidi ufficiali, come appunto quelli che si fanno in farmacia e presso altri enti sanitari. I tamponi antigenici fai da te non sono ufficialmente riconosciuti nella gestione della pandemia e i loro risultati, infatti, non rientrano nel bollettino quotidiano sui nuovi positivi diramato dal Ministero della Salute.

Un’altra differenza fondamentale tra i tamponi rapidi effettuati in farmacia e quelli fai da te risiede proprio in chi li esegue. Se infatti da una parte c’è un operatore sanitario esperto, che conosce perfettamente la manovra per il prelievo del campione biologico attraverso il naso, dall’altra c’è una persona che potrebbe essere impacciata o comunque “frenata” dal forte fastidio che si sperimenta introducendo la bacchetta nella narice. In parole semplici, nel secondo caso il campione prelevato potrebbe non essere adeguato e idoneo, dunque aumentano sensibilmente le probabilità che il test dia un risultato falsato sulle nostre condizioni. A sottolinearlo vi è anche il professor Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani e della Federazione italiana società scientifiche di laboratorio, che in un’intervista al Corriere della Sera ha sottolineato come i tamponi antigenici possono dare “un range di falsi negativi compreso tra il 10 e il 25 per cento, a seconda che venga effettuato da una persona esperta, per esempio in farmacia, o meno”. “Questo significa – specifica Clerici – che con i rapidi “fai da te”, si rischia di avere risultati inesatti in un caso su quattro, dato che la positività non viene rilevata”. A puntare il dito contro i tamponi fai da te vi è anche il virologo Francesco Broccolo dell’Università di Milano Bicocca: “Sono test con una sensibilità estremamente bassa, tanto che i casi positivi sono attualmente rilevati dallo 0,2 percento dei test rapidi e dal 6 percento dei molecolari. Inoltre, abbiamo oltre il 50 percento di falsi negativi”, ha chiosato lo scienziato.