Giovedì 30 dicembre, dopo tre giorni al cinema, è andato in onda su Rai 1 il film “I fratelli De Filippo“, con la regia di Sergio Rubini.
A differenza di ogni riproposizione riguardante, appunto, la famiglia De Filippo, prima, dopo, e durante il film non abbiamo assistito ai migliaia di commenti, critiche, e simili di addetti ai lavori, attori, o semplicemente “Eduardiani” sui vari social network.
Il motivo è molto semplice: “I fratelli De Filippo” è un capolavoro, sotto ogni punto di vista, e per questo se ne parla poco.
“SIPARIO”
Partiamo da un dato: “I Fratelli De Filippo” è il film più visto su tutte le televisioni negli ultimi sette anni e il film più visto su Rai1 negli ultimi dieci anni.
Sergio Rubini ha voluto raccontare l’anima, le difficoltà, le frustrazioni e il peso di NON essere “figli di” Scarpetta, ma cosiddetti figli di NN.
Rubini si affida a tre giovani attori che meglio non avrebbero potuto rendere tutto questo. Per la prima volta non si replica una commedia, non si parla di quanto sia stata unica e irripetibile la storia dei fratelli De Filippo, ma si torna indietro per assaporare gli attimi, gli eventi, ma soprattutto il coraggio, che ha permesso a questa storia, di diventare tale.
Perché anche se “Ce piace ‘o presepe”, avevamo bisogno di sapere, attraverso degli occhi attenti, da dove si è partiti per costruirlo.
Rubini ha impiegato anni per studiare, ricercare e documentarsi su una storia ricca di successo, dolore, ma soprattutto di rivalsa sociale.
Si parte dall’infanzia, fino ad arrivare ad arrivare alla prima messa in scena di “Natale in Casa Cupiello”.
Mario Autore (Eduardo), all’esordio cinematografico, è un giovane ambizioso, che “non ha avuto il nome, ma si è rubato l’arte” degli Scarpetta e fa di tutto per farla emergere. Il suo è un talento naturale, unico, che gli permetterà di essere, senza ombra di dubbio, il padre del neorealismo. Non basta il baffo pronunciato per essere Eduardo, e Autore, lo sa perfettamente. Ed è impressionante il lavoro fatto per la somiglianza fisica, ma soprattutto quella delle movenze, degli sguardi, del fuoco e della voglia di arrivare che c’è in quegli occhi. L’Eduardo di Mario Autore è autentico, vero, un punto di partenza che difficilmente potrà essere dimenticato.
Domenico Pinelli ha l’ingrato compito di dare voce a Peppino De Filippo che, oltre a vivere nell’ombra degli Scarpetta, vive anche nell’ombra e nella gelosia per il fratello Eduardo, visibilmente più scaltro nel rubare i segreti dell’arte della commedia. Condizione che porterà i De Filippo a prendere strade diverse. Pinelli riesce dalla prima scena, attraverso un attenzione meticolosa per i dettagli, a lasciar trasparire questa voglia di dimostrare di essere un attore con la a maiuscola e la forza d’animo che lo porta a combattere tra il farlo con il “trio De Filippo” o scegliere la strada più facile che di cognome fa Scarpetta…
Anna Ferraioli Ravel ci mostra tutta la grinta, la tenacia, ma soprattutto la frustrazione nel vedere che per lei “prima o poi” qualcosa ci sarà. Titina De Filippo è una donna fragile, spesso messa da parte, ma che riesce poi a farsi portavoce del “trio”, dimostrando di essere la prima a crederci, creando le condizioni per dare inizio alla storia. Ferraioli Ravel ci mostra come la sua Titina sia pronta a tutta pur di dimostrare il suo valore, di non essere da meno, rispetto ai suoi fratelli, facendo dimenticare ogni stereotipo culturale, sociale e fisico.
Nota di merito a Susy del Giudice, Luisa De Filippo, una donna e una mamma che lotta una vita intera per dare dignità ai suoi figli. La prima a crederci, a fare di tutto per tenere in piedi il trio, prima che diventasse tale. Commovente la scena finale, quando sul palco legge la prima pagina di una storia che tutta l’Europa continua a venerare. La Del Giudice continua a dimostrare di poter interpretare qualsiasi tipo di ruolo, riuscendo a risultare sempre credibile e mai stucchevole.
Tutti eravamo pronti a commentare un ruolo comico, quando abbiamo letto nel cast “Biagio Izzo” ma ci ritroviamo a dover fare i conti con un’interpretazione straordinaria e sorprendete di un attore che, a 59 anni, dimostra di poter far tutto, ma proprio tutto. Merito di Sergio Rubini che ha vinto l’ennesima scommessa.
Per Giancarlo Giannini le parole non servono, per lui parla la storia, la carriera, ma soprattutto parla la voglia di mettersi costantemente in gioco.
“I fratelli De Filippo” è uno spettacolo a cielo aperto in una Napoli protagonista attraverso l’arte, le parole, i costumi, i valori e l’atmosfera.
A Rubini il plauso di aver, finalmente, raccontato e dato giustizia agli esordi di un nome che oggi è nei libri di storia, ma che per entrarci ha dovuto combattere una guerra fredda contro un altro tipo di storia.
Un vero e proprio capolavoro sotto tutti i punti di vista e, per questo, ne sentirete parlare poco (o quasi).


