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Cronaca

Invasione russa in Ucraina, per Di Maio bisogna cercare la via diplomatica: ‘Pronti a nuove sanzioni’

La situazione che si respira ultimamente tra Russia e Ucraina è molto tesa, tanto che il pericolo di un’eventuale guerra finalizzata a soddisfare le mire espansionistiche di Putin appare sempre più palpabile. Un conflitto armato creerebbe disordine non soltanto tra i paesi interessati in prima linea ma in tutta Europa, giacché potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso in un contesto in cui i dissapori non sono di certo pochi.

Alla luce di ciò, il Ministro degli Esteri italiano Di Maio si è espresso sulla questione affermando che questa crisi in corso «ha subito una forte accelerazione che mette a rischio la stabilità e la prosperità del mondo e soprattutto minaccia l’ordine internazionale e la libertà». La strategia che l’Italia e altri stati occidentali vogliono adottare è quella della diplomazia per evitare che il clima degeneri – in questo senso, il riconoscimento delle repubbliche separatiste del Donbass, regione dell’Ucraina orientale, da parte del Cremlino non ha di certo aiutato.

La decisione di Mosca mina il Protocollo di Minsk – un accordo raggiunto nel 2014 tra Russia, Ucraina, Repubblica Popolare di Doneck e Repubblica Popolare di Lugansk per porre fine alla guerra dell’Ucraina orientale che prevedeva un cessato il fuoco immediato e una generale diminuzione delle ostilità tra le parti coinvolte, di fatto mai veramente rispettato – ed è per questo che il Ministro ha condannato «la decisione della Russia di inviare le truppe, con una sedicente ragione di peacekeeping, nel Donbass. È un gesto che rischia di esacerbare una situazione già molto tesa».

È stato dunque rinnovato l’invito ai concittadini residenti in Ucraina a lasciare il paese perché non sono assicurate adeguate condizioni di sicurezza. Per cercare di placare lo spirito colonialista russo, Di Maio ha ribadito la necessità di imporre sanzioni «ferme ed efficaci» a Mosca, spiegando che l’Italia sta collaborando con l’Unione Europa e gli Stati Uniti per elaborare delle misure restrittive che fungano da deterrente per ulteriori azioni militari.

Ogni sforzo risulta necessario per evitare «una guerra nel cuore dell’Europa».

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