lunedì, Dicembre 5, 2022
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Caso Bicocca-Nori: Dopo il dietrofront su Dostoevskij, lo scrittore non garantisce il ritorno

Non sarà rinviato il corso su Dostoevskij all’Università Milano-Bicocca dello scrittore Paolo Nori, come invece aveva inizialmente deciso l’ateneo.

Dopo le tante polemiche scoppiate dopo che lo stesso scrittore aveva resa pubblica la decisione del rinvio del corso da parte dell’Università, arriva il dietrofront dallo stesso ateneo che in una nota scrive di essere:

“Aperto al dialogo e all’ascolto anche in questo periodo difficile che ci vede sgomenti di fronte all’escalation del conflitto”.

Lo scrittore però non sa se tenere le lezioni:

“Ancora non so se ci vado oppure no. Ci devo pensare. Non è che mi chiamano e io corro. Non so se voglio andare in una Università che ha immaginato che Dostoevskij sia qualcosa che genera tensione. Ci penso e poi rispondo con calma. ho altro da fare adesso”.

In un’altra nota poi, l’Università ha spiegato che il corso di Paolo Nori:

“Si terrà nei giorni stabiliti e tratterà i contenuti già concordati con lo scrittore. Inoltre, la rettrice dell’Ateneo incontrerà Paolo Nori la prossima settimana per un momento di riflessione”.

nori

Per capire meglio quanto accaduto, facciamo un passo indietro.

Il professor Paolo Nori, docente al Dipartimento di studi umanistici dell’Università Bicocca di Milano e insegnante di traduzione editoriale della saggistica russa, nonché  autore di una cinquantina di romanzi, avrebbe dovuto cominciare il suo corso universitario dedicato a Dostoevskij a breve ma a bloccare tutto è stata una richiesta ufficiale che il docente ha voluto leggere e commentare pubblicamente:

“Ho ricevuto questa mail che dice: caro professore il pro rettore alla didattica mi ha comunicato la decisione presa con la rettrice di rimandare il percorso su Dostoevskij. Lo scopo è quello di evitare polemiche in questo momento di forte tensione”.

E poi aggiunge:

“Censurare un corso, come si fa. Non solo essere un russo vivente oggi in Italia è una colpa ma anche essere un russo morto, un russo che quando era vivo nel 1849 è stato condannato a morte per aver letto una cosa proibita. Quello che sta succedendo in Ucraina è una cosa orribile e mi viene da piangere solo a pensarci, ma quello che sta succedendo in Italia è una cosa ridicola. Una università italiana che prende una decisione di questo tipo è incredibile, quando ho letto la mail non ci credevo. Bisognerebbe parlare di più in questi giorni di questi temi e non censurarli”.

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